A proposito di “storie”, cominciamo dal titolo.
Dico subito che, a mio avviso, per questa stagione (la 53^ di una gloriosa serie) la direzione del Centro Teatrale Bresciano abbia effettuato la scelta migliore: «Dove nascono le storie», effettivamente, risulta talmente suggestivo da aprire autentiche praterie dove possano galoppare la fantasia e l’immaginazione dei potenziali spettatori.
Perché, a pensarci bene, in quelle quattro parole si nascondono un’affermazione di orgogliosa consapevolezza («A Brescia -e non solo- le storie nascono qui da noi!») e un interrogativo ammantato, al tempo stesso, di seduzione e mistero, al quale, (alla luce della nostra sensibilità e per quanto nelle nostre possibilità) vorremmo provare a rispondere.
Dove nascono le storie? Nella mente degli autori, risponderà certo qualcuno, e nell’interpretazione che registi e attori ne riversano sul palcoscenico. Sì, ma non è esattamente e soltanto così. Forse il luogo è da individuarsi, prima ancora, in una sorta di immaginario collettivo, di grande anima popolare nella quale germogliano e fioriscono narrazioni di ogni tipo, che attendono soltanto che una mano attenta le raccolga e le diffonda…
Chi può dirlo con certezza?
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A questo punto, però, mi sembra che sia arrivato però il momento di mettere mano alla cronaca della bella serata del Teatro Sociale (impreziosita dalla presenza di un pubblico di appassionati e giornalisti numeroso e quanto mai attento) che, insieme con il modernissimo Renato Borsoni e il più raccolto Mina Mezzadri, sarà uno dei tre templi dove, anche per quest’anno e per il prossimo, si celebreranno i riti magici della prosa cittadina.
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Saranno trentacinque gli spettacoli che segneranno la nuova stagione, tra i quali sono da annoverare ben diciannove produzioni targate C.T.B.
Ne saranno interpreti e protagonisti, tra gli altri, attori del calibro di Gioele Dix, Moni Ovadia, Franco Branciaroli di nuovo alle prese con Luigi Pirandello, Elena Bucci e Marco Sgrosso che per l’occasione si faranno addirittura in tre, Elisabetta Pozzi nei panni passionali e tragici di Fedra, Umberto Orsini, Maria Paiato (con due spettacoli), l’acquisita bresciana Ambra Angioini, Lucilla Giagnoni, Mario Incudine, Ugo Dighero che con Lu santu jullare Francesco di Dario Fò contribuirà a festeggiare il passaggio tra il vecchio e il nuovo anno…
Insomma, un ghiotto menù di gran classe tutto da gustare per i mai sazi abitués del Teatro e per coloro (soprattutto i giovani, tradizionalmente coccolati dal C.T.B.) che al Teatro cominceranno ad avvicinarsi attirati proprio dalla varietà e dal livello del nuovo cartellone.
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Resta da dire del vero e propro spettacolo che ha fatto da cornice alla presentazioe della stagione 2026/2027.
Dell’impeccabile coordinamento artistico di Raffaele Latagliata,
Della conduzione molto professionale, anche se forse un po’ trattenuta, di Adriano Evangelisti.
Degli interventi dell’affiatata coppia Agnese Fallongo e Tiziano Caputo, briosi e godibili sia come attori che come cantanti.
Degli interventi della Presidente Camilla Baresani Varini e dell’emozionatissimo Direttore Gian Mario Bandera.
E anche di un piccolo inciampo. Ne è stato/a involontario/a protagonista uno/a degli esponenti istituzionali che si è un pochino perso/a nel ricordare ai presenti il numero delle presentazioni delle nuove stagioni già effettuate alla presenza del pubblico. Da un/una rappresentante dei soci fondatori una maggiore attenzione magari ce la si sarebbe aspettata.
Niente di grave: voglio credere che si tratta probabilmente della famosa screziatura che gli artisti/artigiani Ming imprimevano con un unghia nella preziosa porcellana nell’intento di scongiurare, attraverso un difetto appena percettibile, la gelosia degli Dei nei confronti di tanta perfezione.
La campagna abbonamenti si aprirà il prossimo 3 settembre. Viste le premesse, consiglio caldamente di approfittarne.
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