Goodmorning Brescia (52) – Giallo del Lago o… giallo dell’Ego?

Ormai è risaputo: l’occhio di Costanzo Gatta su tutto ciò che riguarda non solo la produzione artistica, ma anche la movimentata vicenda umana di Gabriele D’Annunzio, è sempre vigile.

Ha già scritto diversi saggi su di lui, e sta lavorando a un’opera che, con un po’ di enfasi (ma non troppa) si potrebbe definire monumentale.

Dunque tutto (o quasi tutto) ciò che c’è da sapere sul «Vate», sull’  «Orbo Veggente» , su «The Pikedd», sull’  «Ero-Poet» , su «Ariel»  (soprannomi e pseudonimi calzati dal poeta pescarese o attribuitigli da amici, nemici e critici) Costanzo Gatta lo sa.

Per il resto, come dovrebbe fare qualunque giornalista degno di questo nome (ma che troppo pochi tra i suoi colleghi fanno) approfondisce le ricerche di archivio e legge ciò che su D’Annunzio viene pubblicato in Italia e nel mondo.

Questa volta, nell’articolo pubblicato ieri sull’edizione bresciana del Corriere della Sera, lo spunto è tratto dal libro «Il Vate e lo sbirro», di Ennio De Francesco, in cui si ricostruisce l’inchiesta effettuata (ai giorni d’oggi si direbbe sotto copertura) dal commissario Giusepep Dosi, funzionario di polizia prima rottamato e poi recuperato (come spesso accade anche ai nostri giorni) per prendere in mano una di quelle cosiddette “patate bollenti” che nessuno vorrebbe trovarsi a maneggiare: scopo della sua missione, infatti, è chiarire motivazioni e circostanze dello strano incidente occorso in quel di Gardone Riviera, più precisamente a Villa Cargnacco, da una finestra della quale, inopinatamente, D’Annunzio era volato, schiantandosi al suolo dalla non letale, ma pur sempre impegnativa e dannosa, altezza di quattro metri.

Per prima cosa «Cherchez la femme», si dice in questi casi. Beh, a Gardone di “femme” ce n’erano ben due, giovani e piacenti sorelle, per di più, e con un predatore di tale pericolosità in giro per casa…

Un’occasione, oltre che per ripercorrere uno dei tanti episodi “piccanti” della disordinata vita amorosa del sessulalmente bulimico Gabriele, per riassaporare un gustoso spaccato della vita della high class bresciana e gardesana del tempo.

A tutti i (non pochi) fan di Gatta, ricordo che nel pomeriggio di venerdì 1 settembre, nell’ambito della Fiera Regionale di Orzinuovi, passando con l’agilità mentale e creativa che da sempre lo contraddistingue, dalla storiografia letteraria (e non) alla cultura popolare e alla ricca tradizione alimentare e culinaria del bresciano, il giornalista/scrittore e drammaturgo presenterà un suo nuovo libro il cui titolo, tradotto dal vernacolo, è  «Vino che salta, formaggio che piange e olio buono».

A seguire, per restare in tema, lo spettacolo «Al contadino non far sapere quanto sia buono il formaggio con le pere» con Daniele Squassina e Maurizio Lovisetti.

Ghiottissimo appuntamento per antonomasia, dunque da non perdere.

 

   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (51) – Quando a recitare è l’anima della città

Non ci si accontenta di portare l’eccellenza del Teatro a Brescia.

Non è più sufficiente avvicinare alla prosa un sempre maggior numero di bresciani.

Non basta più neanche, come già fatto più volte in passato, portare il teatro in strada, a diretto contatto con la gente.

Con ƎVOLUTIOͶ City Show – Brixiae editio, nelle non celate intenzioni del CTB, la vera, rivoluzionaria evoluzione, appunto, è quella di trasformare lo stesso centro di Brescia in un grande, dinamico teatro a cielo aperto. E di fare la città stessa, insieme alla nidiata di giovani attori che recitano negli anditi più caratteristici e suggestivi, la vera protagonista di uno spettacolo complesso e articolato.

Stasera ho assistito all’anteprima riservata agli “addetti ai lavori”, prima che, domani alle 21, come direbbe Massimo Decimo Meridio, arrivi l’atteso segnale che scatenerà l’inferno.

Il “percorso” che ho avuto la sorte e la fortuna di seguire è stato quello blu, dal titolo Brescia, Storia di uomini – IL SECONDO DILUVIO, con Alberto Onofrietti e Antonio Palazzo.

Il fil rouge è costituito da una ipotetica seconda grande alluvione (“raccontata” negli auricolari dell’audio-guida, come in una specie di telecronaca inquadrata dall’alto, a mezzo di una sky-cam,) per mezzo della quale un Creatore piuttosto rancoroso offre all’uomo un’ultima possibilità di salvezza. Questa volta, però, un’eventuale riscatto del genere umano non dipenderà tanto dall’amore, ma da una corretta interpretazione e gestione dell’errore. Attraverso l’apocalittica narrazione, si passano in rassegna alcuni importanti momenti/episodi della storia cittadina che abbiano avuto protagonisti di genere maschile.

Lo spettacolo è costituito da una performance teatrale itinerante prodotta dal CTB Centro Teatrale Bresciano con il contributo della Regione Lombardia, progetto “Cult City”, con il contributo del Comune di Brescia, il patrocinio della Fondazione Cariplo e in collaborazione con LABA – Libera Accademia di Belle Arti di Brescia.  Si svolgerà su un percorso («in cui le stratificazioni temporali della città di Brescia sono ancora ben visibili» recita il comunicato stampa) di circa un chilometro, con partenza e arrivo in Piazza della Loggia, un chilometro lungo Via dei Musei: un percorso 

  

Così si parte dagli antichi guerrieri barbari (visti in chiave guascone) rozzi ma capaci di rovesciare un Impero Romano ormai irreversibilmente in declino, per passare al vescovo Berardo Maggi conte di Bagnolo Mella, marchese di Toscolano e duca della Valcamonica alle prese sia con contendenti esterni (Teobaldo Brusato) che interni (la propria famiglia, con il fratello Matteo in testa). 

La citazione del Grande Dittatore di Chaplin lascia subito intuire quale sia lo spirito (in gradevolissimo equilibrio tra il serio e il faceto) che anima lo spettacolo.

Arriva poi il Conte Diavolo, al secolo Galeano Lechi, in cui s’incarnano le pulsioni e gli aneliti di libertà post rivoluzionari e napoleonici: altra narrazione volutamente e deliziosamente sopra le righe, in cui anche episodi oscuri, come l’assassinio di Febbrari e di Bragadin sfumano in una narrazione di sapida ispirazione popolare.

A introdurre convenientemente questo secondo “quadro” una reinterpretazione neo-romantica e deliziosamente anacronistica della canzone Felicità portata al successo da Al Bano e Romina Power .

La terza scena vede contrapposta la tradizionale solidità contadina del bresciano allo spirito del ‘900, il secolo lungo che, oltre al progresso, finì per regalare all’Umanità due guerre sconvolgenti e distruttive. Sono i vagheggiamenti futuristici, d’ispirazione chiaramente Verniana di Giovanni Tempini, rampollo di una famiglia di fabbricanti di armi e fideisticamente convinto dell’onnipotenza della tecnologia a preparare il terreno al rapido processo d’industrializzazione che, in pochi anni, mutò significativamente l’assetto del territorio.

Ed è proprio la ferita sanguinosa e inguaribile che squarciò il cuore di Brescia, con il sacrificio di 7.149 ragazzi, di cui molti appartenenti all’indimenticabile classe ’99,  a chiudere il percorso: un reduce racconta con toni esacerbati la disillusione post bellica, la crudeltà di un immane conflitto che non possono riuscire a nascondere le fanfare e la retorica della vittoria.

Si comincia ridendo, si finisce con molte riflessioni e un pizzico di amarezza. Vale a dire esattamente ciò che molto spesso, anche a fasi invertite, capita sia sul palcoscenico… che nella vita.

 

Il percorso blu riempie gli occhi e il cuore, questo è poco ma sicuro. A giudicare dagli applausi che, trattenuti dalla profonda immedesimazione in cui sono coinvolti i peregrinanti spettatori, finalmente erompono nel saluto finale in Piazza della Loggia, credo di poter affermare senza tema di smentita, che anche gli altri “colori” siano riusciti in modo altrettanto positivo.

Premesso (doverosamente e con assoluta convinzione) che i due del percorso da me seguito, vale a dire Alberto Onofrietti e Antonio Palazzo, sono apparsi davvero ispirati, dando vita a una recitazione incisiva e sempre sui giusti toni, andrò naturalmente a seguire anche le altre quattro “sezioni”.

E invito a farlo tutti coloro che, amanti del teatro, o della città, o di entrambi,  ne avranno occasione, nei prossimi giorni.

 

Il pubblico è diviso ogni sera in cinque gruppi tematici che affrontano i loro percorsi intrecciando le rispettive traiettorie

La regia è di Fausto Cabra con la collaborazione di Marco Angelilli e Silvia Quarantini, drammaturgia dei testi di Marco Archetti con la collaborazione di Silvia Quarantini. Progetto sonoro è a cura di Edoardo Chiaf, le musiche originali composte da Mimosa Campironi, scenografie di Andrea Anselmini e Andrea Gentili con la collaborazione degli allievi di Scenografia della LABA Libera Accademia delle Belle Arti. 

 

   Bonera.2

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Post It (13) – Facebook? Posso smettere quando voglio…

Mi sono concesso (imposto), da un sabato all’altro, un periodo di assoluta pausa.

«Di astinenza» mi correggerà qualcuno.

Sto parlando di un’intera settimana detox lontano da post, like, fake, poke, selfie e link vari, con annessi e connessi.

Sì, avete capito bene: uno come me, che quotidianamente riceve dal Signor Feisbùc le congratulazioni per la quantità di post inseriti e per gli straordinariamente veloci tempi medi di risposta, uno che le 1.000e “amicizie” le ha superate già da molto tempo (etc. etc. etc.) per sette giorni di fila, pari a 168 ore, che al cambio corrente fanno 10.080 minuti oppure 604.800 secondi, fate voi, decide senza costrizione alcuna, vale a dire spontaneamente, di sigillare l’accesso al suo account facebook.

Per procedere all’esperimento, un po’ come facevano i ciclisti ai tempi delle grandi sfide al record dell’ora su pista, che andavano in cerca di elevate altitudini per godere di un minore attrito dell’aria, ho scelto di salire sul primo aereo in partenza per andare qui.

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«E bravo che sei, in un posto del genere è più facile dimenticarsi di navigare!» osserverà lo stesso qualcuno di prima. Intendendo certamente navigare in Rete, perché invece, parlando di navigazione vera, un mare del genere insieme a certi colori e a certe atmosfere, non può che fare venire una voglia pazza. 

Sia pure, ma dovendo giocare una partita difficile, mi sarà permesso di scegliere il campo che più si confà alle mie possibilità, o no?

Così ce l’ho fatta.

Davvero, ce l’ho fatta. Mai una volta, dico una, ho digitato la password di accesso a questo o ad altri social. Ho letto, ho giocato a scacchi, ho fatto il bagno, ho conosciuto intimamente e sensualmente posseduto la cucina locale, ho visto antiche città e anditi di una bellezza assolutamente straordinaria, per una volta dal vero e non dalle istantanee postate su istagram dal fortunello in vacanza di turno.

Sono sopravvissuto io e, soprattutto, sono tranquillamente sopravvissuti alla mia assenza i più di 1000 amici che mi onorano di dichiararsi informalmente e informaticamente come tali.

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Non che mi sia convinto di avere portato a termine chissà quale impresa, sia ben chiaro.

Solo che erano più di dieci anni che non saltavo un giorno e, nel frattempo, qualche sospetto di essermi beccato una bella dipendenza, lo confesso, mi era venuto.

Dai, su: provateci anche voi. Mettete insieme tutto il coraggio e lo spirito di sacrificio di cui disponete e mettete fuori un cartello (virtuale) come questo:

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Scegliete voi il posto: Acapulco, Saint Moritz, Porto Cervo, Ibiza, Cannes, Miami, Ostia Lido, Varadero, Rimini, Milano Marittima, Gallarate o Colleferro, fate voi.

Ah, dove sono stato io non ve l’ho ancora detto ?

Allora cercatemi su Facebook: anche le foto di questa vacanza (ovviamente) le posterò tutte sul mio profilo!

   Valerio Vairo

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Goodmorning Brescia (50) – L’età media di Marone? 40 anni!

Parliamo di centocinquanta persone che si sono riunite per ricordarne una sola, indimenticabile, ma che, allo stesso tempo, hanno fatto anche qualcosa di diverso e di più.

È successo tutto a Marone, sulla sponda del Lago d’Iseo, lunedì scorso, 19 giugno, per volontà, fantasia e organizzazione di Giusy Orofino e Serena Nichetti, rispettivamente educatrice della RSA di Marone Sorelle Girelli gestita dalla Cooperativa Sociale Società Dolce  e con il concorso della locale Proloco.

La manifestazione, denominata A passo di… Formica (gioco di parole che prende le mosse, oltre che dall’andatura istituzionalmente “lento pede” dei più piccini e dei più maturi, dal cognome del rimpianto Presidente della Proloco Antonio, impegnato nella valorizzazione di attività con anziani e bambini perito in seguito a un tragico incidente stradale.

Tutto si è risolto in una festa di grande impatto emotivo, nella più gioiosa espressione di solidarietà generazionale che sia possibile immaginare.

La soluzione dell’insidioso quesito dell Sfinge ( «Qual é quell’animale che al mattino ha quattro zampe, a mezzogiorno ne ha solodue e la sera tre?») alla luce dello splendido sole primaverile, accolto e rilanciato dalle azzurre acque del lago che ha ispirato il grande Christo (con la performance di The Floating Piers che, giusto un anno fa, tanto ha contribuito a valorizzare le bellezze del Lago Sebino) è apparsa non solo evidente, ma anche, in qualche modo, consolatoria.

 

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  Bonera.2

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Ricordare la guerra per apprezzare 70 anni di pace

In quel fragoroso quanto confuso “abbaiare di cani alla luna” che contraddistingue l’aspro e spesso incivile rissa ideologica che, sempre più, va sostituendosi a un pacato e sempre produttivo confronto di idee, tutti sembrano lamentarsi di tutto.

Che sia il “fastidioso” flusso dei migranti in cerca di pace e di cibo dal disastrato sud del mondo all’ancora opulento nord, che sia un globalismo preso sempre di traverso, trascurandone i non pochi aspetti migliorativi sulla vita comune, che sia l’inquinamento con connesso progressivo degrado ambientale contro cui tutti si scagliano ma per evitare il quale nessuno, nel proprio piccolo sembra disposto a rinunciare alle piccole comodità di ogni giorno, che sia l’utilizzo dei vaccini o chissà cos’altro…

… niente va più bene, dunque tutto è da contestare e ripudiare, anche se non si sa bene in cambio di cosa.

Così, forse, qualche volta varrebbe davvero la pena di volgersi indietro per vedere e ricordare ciò che ci si lascia alle spalle.

I BTP (sigla che in questo caso non vale per “Buoni del Tesoro Poliennali”, ma per “Bei Tempi Passati”), a vederli con il più preciso degli strumenti ottici disponibili, vale a dire con il “senno di poi” sono impastati di età di sopravvivenza media incomparabilmente inferiore all’attuale, di ricorrenti epidemie di malattie gravissime, di una situazione economica generale sicuramente assai peggiore di quella attuale nonostante la prolungata e durissima crisi d’inizio millennio e, soprattutto, di continue guerre su larga scala.

Bene, in questa svalutatissima Europa che tutti aborrono e di cui tutti si dolgono, sono esattamente 70 anni che non scoppia una guerra. Settant’anni, sì: un lasso di tempo talmente lungo da far dimenticare alle nuove generazioni (e anche alle… semi-nuove, come la mia) quanto può essere tragico, drammatico e devastante lo scoppio di un conflitto su larga scala.

Non so se a torto o a ragione, è in quest’ottica che ho letto l’articolo di Costanzo Gatta apparso sull’edizione bresciana del Corriere della Sera di ieri. Una dolente e documentatissima memoria su uno dei più dolorosi episodi della Grande Guerra: la lunga e sanguinosa battaglia dell’Ortigara che, tra tanti caduti, ne annoverò molti (ben sessantadue) di origine bresciana.

«Venti giorni di fuoco e di morte, d’inutili assalti alle trincee. Fu detto il Calvario dei nostri alpini» ne è il sintetico quanto suggestivo racconto di Gatta che, prendendo spunto dal libro «La croce in trincea» degli studiosi bresciani Stefano Aluisini e Marco Cristini e del bassanese Ruggero Dal Molin prende le mosse per ricordare un aspetto forse troppo trascurato reòativo sia al drammatico combattimento sull’Ortigara che ai conflitti più in generale: la presenza sui campi di battaglia delle nobili figure dei «cappellani militari e l’importante ruolo che ebbero durante la “inutile strage”»

Sempre attento al cammino della cultura limitrofo alla Storia, Costanzo Gatta ricorda che, dalla sanguinosa battaglia dell’Ortigara, nacque anche qualcosa di bello: l’immortale canzone «Ta pum», firmata dal commediografo Carlo Salsa (per i testi) e dal musicista di chiari Nino Piccinelli.

Talmente bella da far esclamare al grande Giacomo Puccini: «Darei il secondo atto della mia Bohème, per averlo scritto io!»

Del resto lo conoscete bene, l’amico Costanzo Gatta, no?

Non c’è nessuno migliore di lui a trovare il bizzarro e, soprattutto, il bello in qualsiasi piega della Storia.

 

 

   Valerio Vairo

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Goodmorning Brescia (49) – Classici da ripensare e da riproporre

Dunque si cambia.

E che cambiamento!

Da austera conferenza stampa tenuta nel Foyer, la presentazione della Stagione di Prosa 2017/2018 del C.T.B. si fa strappare il biglietto e passa all’interno del Teatro Sociale, trasformandosi in spettacolare happening.

Serata davvero particolare al  Teatro Sociale di Brescia: veduta dall’alto della platea con i primi spettatori-invitati che comiciano ad accomodarsi ai propri posti già mezzora prima dell’inizio.

Che si tratti di una festa lo si capisce sin dal primo istante, quando una briosissima Anna Meacci introduce la serata riuscendo ad attrarre a sé l’attenzione del pubblico che affolla il teatro in ogni ordine di posti: bendisposto, divertito, sì, ma anche molto ma molto curioso di conoscere le novità che caratterizzeranno la prossima stagione.

«I numeri possono essere aridi e noiosi, ma sapere che il trend di crescita del Teatro bresciano continuano a essere costantemente in crescita è qualcosa che ci riempie di soddisfazione e ci sprona a proseguire su questa strada» è il saluto della Presidente Camilla Baresani Varini, che con altri numeri va avanti.

«Trentacinque titoli, nella entrante stagione, con undici nuove prosduzioni marcate Centro Teatrale Bresciano, costante incremento di spettatori (con una base di oltre 110.000 sbigliettamenti nel 2016/2017) e abbonati, di cui il 40% proveniente da fuori della cerchia cittadina»

Poi la parola passa al tabellone, che è quanto mai vario e intrigante: la parte del leone, pure in presenza di significative opere “del presente”, va a quella che è definita un’operazione di recupero, rivisitazione e riproposizione di grandi classici.

Del dettaglio dei titoli in programma leggerete con comodo sui quotidiani di domani, in questa sede, in cui ci preme darvi una primizia di quanto accaduto al Sociale, ci basta segnalare quelli che, epidermicamente, hanno richiamato la nostra attenzione: 

I miserabili (ATTENZIONE con Franco Branciaroli nella parte di Jean Valjean), Il malato immaginarioGiulio CesarePinocchioLa classe operaia va in paradisoI MalavogliaStasera si recita a soggetto, Accabadora, Delitto e castigo, Marilyn, la rarità shakespeariana I due gentiluomini di Verona… e qui siamo costretti a fermarci, perché (tra l’uno e l’altro) finiremmo per scrivere tutto l’elenco o quasi.

La “cerimonia” viene impreziosita da gustose primizie recitate da alcuni degli attori che calcheranno il palcoscenico a partire dal prossimo autunno, tra  i quali, oltre al già nominato Branciaroli, si affacciano volti noti e amati in città come Fausto Cabra, Elena Bucci, Marco Sgrosso, Luca Micheletti, Lucilla Giagnoni, Elisabetta Pozzi e Francesco Colella, Valter Malosti, Monica Ceccardi e Silvia Quarantini

Si succedono anche rappresentanti delle Istituzioni “azioniste” (Regione, Provincia e Comune) e delle grandi aziende “sostenitrici” A2A e ASM, vengono più volte e giustamente sottolineate le azioni del C.T.B. tese a unire ancora di più il Teatro ai cittadini e viceversa e, soprattutto, a diffondere l’amore per la prosa tra giovani e giovanissimi, con moltissimi appuntamenti ed eventi pensati ad hoc e l’offerta di consizioni agevolate per la fruzione dei teatri cittadini da parte degli alunni delle scuole bresciane.

Si conclude così, dopo il saluto di un emozionato Direttore Gian Mario Bandera («Benedetta l’emozione e chi sa ancora emozionarsi», dice il saggio) che coglie l’occasione per anticipare anche il prosimo arrivo dell’innovativo EvoLutioN City Show Brixiae Editio che animerà le strade del centro, questa autentica e perfettamente riuscita festa del Teatro, della Prosa, della Drammaturgia, in definitiva di tutta la Cultura bresciana:

tra applausi e consensi e, una volta fuori, nella tiepida, magnifica Brescia di questa notte quasi estiva, con il pensiero che le nuove aprture di sipario al Teatro Sociale e al Mina Mezzadri Santa Chiara sembrano ancora troppo lontane.

Per fortuna che, di mezzo, per ingannare in qualche modo l’attesa, ci saranno le vacanze…

 

  

(per una volta insieme Bonera.2 & GuittoMatto)

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Goodmorning Brescia (48) – Circostanze… eccezionali al Teatro Sociale

Tutto in un’ora, poco fa, al Teatro Sociale di Brescia, nello spettacolo Circostanze, inserito a latere nel calendario della stagione 2016/2017 del CTB.

Un magma di emozioni a lungo compresse in anime prigioiere che, appuntonel breve e pulsante spazio temporale di uno spettacolo di danza, erompe luminoso e incandescente, esondando dal palcoscenico sulla gremita platea.

«Non basta provare a lungo e con la massima applicazione, per essere perfetti» è l’avvertenza che precede l’inizio dello spettacolo.

«Anzi, questo è e vuole essere uno spettacolo che richiama all’imperfezione, intesa come solida base di partenza necessaria a intraprendere un serio processo di miglioramento»

Una casa ideale, costruita nella mente e nel cuore, in un non dove interiore tutto da scoprire, fatto di vie e piazze colorate, verdeggianti e rigogliosi giardini, placide e limpide distese d’acqua. Nove le “stanze” attraverso le quali si dipana il percorso artistco e narrativo di Circostanze:

il Nostro Corpo, i Silenzi, l’Accoglienza e la Cura, i Dettagli di Mondo, l’Insolita Bellezza,  la Collezione di Sabbia, l’Assenza di Gravità, la Memoria del Corpo, le Mappe di Ghiaccio.

I passi di danza creati da Giulia Gussago non presentano passaggi di particolare difficoltà per i ballerini, com’è giusto che sia, ma la straordinaria fluidità delle coreografie, in cui risalta la costruzione di autentici gruppi scultorei di carne e ossa vive e desiderose di vivere, ne valorizza ogni passaggio. A ciò si aggiunge la suggestione delle parole recitate da Antonio Palazzi e Marco Rossetti, particolarmente ispirati e totalmente immersi nello spirito introspettivo e visionario dello spettacolo, i colori smaglianti dei costumi, i giochi di luce di Sergio Martinelli e a una colonna sonora che definire azzeccata e suggestiva è fin troppo prudenziale. Il risultato è che la presa esercitata dai vari “quadri” sul pubblico e -specularmente- il godimento che questo ne trae, risultano amplificati alla massima potenza.

Poi c’è Lei, naturalmente, Giulia.

Eccellente come coreografa, come donna impegnata nell’arte e nel sociale con pari entusiasmo e pari abnegazione, come straordinaria ballerina talmente padrona dell’armonia, dello spazio e del proprio corpo, da dimostrare senza apparenti difficoltà, in un movimento di grandissima suggestione, come anche una semplice sedia, per chi sa e sa fare, possa trasformarsi in un perfetto compagno di danza.

Immancabili e del tutto prevedibili gli applausi finali, convinti, fragorosi e ripetuti.

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ALTRE INFORMAZIONI

Lo spettacolo è una raccolta di memorie, visioni, speranze, narrazioni e stati d’animo condivisi lungo un anno di assidua frequentazione.

A dimostrazione del carattere corale dell’operazione, fortemente voluta e convintamente sostenuta dal Direttore della Casa di Reclusione Verziano – Brescia  Francesca Paola Lucrezi, sono circa centoquaranta i partecipanti complessivi al percorso laboratoriale-artistico di CIRCOSTANZE, portato avanti dalla Compagnia Lyria presso la Casa di Reclusione Verziano Brescia.

Grazie al coinvolgimento sia della Sezione Femminile che di quella Maschile, inoltre, è sorta l’inconsueta opportunità di incontro e di coinvolgimento di detenuti e detenute nella stessa esperienza e nella condivisione di un’occasione di una comune rieducazione alle relazioni sociali.

Il progetto Verziano_Incontra – 6^ edizione (inserito nel programma Extraordinario – Esperienze di ascolto della città) realizzato a partire dal novembre 2016 grazie alla collaborazione del Ministero della Giustizia, della Casa di Reclusione Verziano Brescia e del Centro Teatrale Bresciano, ha ricevuto il patrocinio del Comune e Provincia di Brescia, con il contributo della Fondazione ASM, Ordine degli Avvocati di Brescia, Centrale del Latte, Fondazione Banca San Paolo, Solari Sistemi ed è realizzato in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti Santa Giulia e Associazione Libertà @ Progresso.

Alla guida, anche quest’anno, Giulia Gussago, direttore artistico della Compagnia Lyria, che si è avvalsa della collaborazione e della partecipazione di cinque insegnanti ospiti: Antonio Caporilli, Roberto Lun, Alessandro Mor, Antonio Palazzo e Beppe Pasini. 

 

CIRCOSTANZE

Coreografie e messa in scena di Giulia Gussago

Voci narranti Antonio Palazzi e Marco Rossetti

Luci Sergio MartinelliSuono Giacomo Brambilla

Fotografo di scena Daniele Gussago

creato ed interpretato da

Emanuela Alberti, Monica Bassani, Francesco Cancarini, Paola Cappelli, Raffaella De Masi, Silvia Francesconi,  Iole Giacomelli, Giulia Gussago, Marilena Maxia, Alice Miano, Mariantonia Piotti, Roberta Possi, Marco Rossetti, Susi Ricchini, Fiorenza Stefani, Giovanna Vezzola, Sandra Zanelli, Arturo Zucchi

e gli ospiti della Casa di Reclusione di Verziano

Annamaria, Cecilia, Elton, Giovanni, Giuseppe, lacine, Mario, Matar, Mauro, Mintu, Mohammad, Said, Sofia, Valentin e Zio Said

 

 

  Bonera.2

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Post It (12) – Terrorismo e stupidità, mix micidiale

Lo spunto viene, come si suol dire, da una notizia dell’ultima ora: fresca fresca e carica di angoscia, arrivata poco fa da Parigi.

Poi magari si verrà a scoprire che no, questa volta il terrorismo non c’entra, che si tratta solo di un povero squilibrato, etc. etc. etc.

Come vi ho detto, però, si tratta solo di uno spunto, quindi, in questo caso, ciò che conta, prima e più ancora del fatto in sé, è la riflessione che ne discende.

Parigi, spari e panico alla cattedrale di Notre Dame 

Paura alla cattedrale di Notre Dame. Un uomo ha assalito a colpi di martello un poliziotto: il collega ha risposto sparando all’uomo e neutralizzandolo

Ferito l’aggressore: è di origini algerine

L’aggressore di Notre Dame, oltre al martello, aveva anche due coltelli: lo ha reso noto la polizia spiegando che l’uomo è stato colpito alle gambe e non al petto come precedentemente comunicato. L’uomo, uno studente quarantenne, secondo quanto riferisce il sito del quotidiano Le Figaro, è di origine algerina e viveva nella Val D’Oise, dipartimento a nord della capitale.

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Allora, avanti, prego: chi è il prossimo?

Dopo ogni aggressione di matrice terroristica, ce n’è sempre uno che alza il ditino da Pierino e pontifica sevaramente:

«Sei morti e cinquanta feriti al London Bridge? Dodici vittime e più di quaranta feriti al mercato di Natale a Berlino? Centoventi morti e oltre duecento feriti nella tragica notte del Bataclan, a Parigi? Più di venti al concerto di Manchester di Ariana Grande? Cosa volete che sia? Nel tal paese dell’Africa australe, la settimana scorsa, un kamikaze si è fatto esplodere in un mercato e se n’è portati dietro cento, nel tal altro del subcontinente asiatico un attacco di guerriglieri  a un albergo ha causato ottantacinque cadaveri… »

 

 

Ecco, questo è esattamente e irrimediabilmente un classico esempio di ragionamento da imbecilli.

Come dire, in occasione del terremoto nelle Marche dello scorso anno:

«Ma pensa, tanta emozione, tanto cordoglio, quando solo nello tsunami del 2004, nell’Oceano Indiano, sono perite circa 250.000 persone»

Lo si vada a dire agli abitanti di Amatrice, Accumuli e Arquata, se se ne ha il coraggio. Ma tanto non se ne ha.

Dunque, come detto, trattasi di argomentazioni da perfetti imbecilli, senza mezzi termini, perché i morti non si contano con il pallottoliere e non si pesano con la bilancia.

Provate a immaginare che, nottetempo, faccia irruzione nel vostro palazzo una banda di ladri che, divisa per coppie, svaligi tutti gli appartamenti, compreso il vostro.

Secondo voi, l’indomani mattina, con i vostri vicini di casa, parlerete con maggior rammarico di quanto è successo a VOI, nella VOSTRA casa, o di una rapina, magari sanguinosa, con morti feriti, portata a termine nello stesso istante a Katmandu?

Con tutto il rispetto per le vittime di ogni parte del mondo, che hanno lo stesso diritto di vivere e meritano il medesimo rispetto delle “nostre vittime…

… beh, volenti o nolenti è l’Europa, la nostra casa, non dimentichiamolo.

È nell’humus fecondo e generoso della cultura europea che affondano le radici di tutti noi.

Chiunque colpisce un onesto europeo colpisce noi, direttamente. Colpisce i nostri compagni, i nostri figli, nostri genitori e i nostri amici.

Comprime e deteriora, irrimediabilmente i nostri spazi di libertà.

Mi raccomando. State attenti agli imbecilli: nuocciono gravemente alla salute e al bene comune.

    Valerio Vairo

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