Goodmorning Brescia (69) – Oltre la strada c’è un teatro… Ideal

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Amministrazione comunale e C.T.B. continuano a filare di pieno accordo (dopotutto le rispettive “case” si affacciano sulla stessa piazza), e i risultati (positivi al di là di ogni pur ottimistica previsione) sono sotto gli occhi di tutti.

Il Teatro e i suoi appassionati seguaci ne traggono continui benefici in termini di offerta di spettacoli ed eventi, sempre in crescendo nell’ambito di una qualità media sempre elevata.

La città guadagna “vita e respiro”, giovandosi di un potente contributo alla riqualifica di alcune zone, per così dire, rimaste più indietro.

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E mentre fervono i preparativi per cominciare la costruzione di un nuovo, spettacolare teatro sull’area dell’ex Ideal Standard (immagine sopra), ecco il resoconto della conferenza stampa che si è tenuta poco fa nella sede del Centro Teatrale Bresciano in piazza Loggia che, del “cappello” di questo articolo, rappresenta una lampante conferma.

Apre la conferenza stampa il vice sindaco nonché assessore alla cultura creatività e innovazione Laura Castelletti.

«Rigenerazione e riqualificazione sono le due parole che meglio esprimono uno dei progetti più significativi della nostra amministrazione, ai quali sono state dedicate si stanno tuttora dedicando molte energie. Mi piace considerare il progetto “Oltre la strada” come una tappa di avvicinamento all’apertura del nuovo Teatro Ideal, di cui uno degli aspetti qualificanti è da individuarsi senz’altro nell’uso della cultura come mezzo di inclusione sociale, non solo per porta a Milano e zone attigue ma per tutto il territorio cittadino».

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Gian Mario Bandera aggiunge che il progetto “Oltre la strada” si inserisce nelle iniziative che, a partire dal giugno scorso e fino al luglio prossimo, il Centro Teatrale Bresciana cercherà di coordinare al meglio.

Per Roberta Moneta e Valeria Battaini (fondatrici con Francesca Mainetti di “Teatro 19”) quello che è in corso «è un lavoro di cucitura che, uscendo dal teatro, tende a collegare il centro e la periferia, le diverse fasce di età e i diversi settori sociali attraverso la pratica del teatro fuori dal teatro». Dopo di che si passa a meglio specificare.  «E siccome via Milano è fatta di isole ideali, la nostra idea è quella di de-isolare  il territorio di pertinenza, costruendo ponti».

Ricordano poi che, dal giugno 2017, si sono succeduti spettacoli nella zona di via Milano (ma non solo visto che tre spettacoli della rassegna sono stati rappresentati in piazza Mercato). Altri spettacoli hanno circolato a bordo di un autobus da piazza Mercato alla Mandolossa, con l’architetto Botticini impegnato a raccontare la città.

«Sia nel corso della parte estiva (concluse il 1 ottobre) che di quella invernale (meno appariscente ma di sostanza, con i laboratori sia dentro che fuori le scuole-la conclusione in aprile sarà nel parco) si è raccolto materiale video e testimonianze in un lavoro di ascolto e di memoria tra passato, presente e futuro, che, trattandosi di teatro Fuori-Luogo, noi di Teatro 19 consideriamo tradizionalmente familiare»

È poi il turno di Maria Rauzi, responsabile di Teatro Telaio .

«Dopo quarant’anni di attività, finalmente Teatro Telaio avrà una sede per svolgere la sua attività istituzionale, ossia uno spazio da dedicare interamente al teatro per ragazzi: praticamente la realizzazione di un sogno» premette, per raggiungere poi che «via Milano per noi è una location ideale, sia per l’elevata presenza di giovani e giovanissimi, sia come verifica della possibilità di trasformare una zona periferica in un centro di richiamo culturale. In questa ottica da tempo abbiamo in corso incontri con scuole di diverse punti della città, spostando intanto, in attesa della fruibilità del nuovo teatro, la programmazione dei nostri spettacoli al Teatro Colonna; con positivi riscontri, visto che ci siamo trovati costretti a moltiplicare le repliche sia per le famiglie che per le scuole»

Conclude l’incontro ancora Gian Mario Bandera, ricordando che, in questo ambito, il CTB si è mosso, essenzialmente in tre modi:

a) Creando il portale “Teatro a Brescia”, aperto sia agli utenti professionali che al pubblico appassionato di prove, con informazioni sia sulla programmazione degli spettacoli che rapporto domanda /offerta in città e provincia, con l’inserimento all’interno anche di Extra-ordinario

b) Ordinando la propria attività con le realtà culturali presenti in zona, con l’ambizione di raggiungere nuove fasce di pubblico e facendo informazione sulla prossima  apertura del nteatro “nuova idea” (che conterrà due sale) prevista tra circa tre anni.

c) Partecipando al festival multidisciplinare con la realizzazione di una produzione ad hoc con Moni Ovadia che aprirà il festival stesso.

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Goodmorning Brescia (68) – I simpatici Ortolani di via Solferino coltivano… un’idea!

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Si chiama L’Orto  Tamandi Takagi, ma non è né un covo di 20 anni ne un ristorante giapponese.

Per la verità, se qualcosa di nipponico, è da cercare nel personaggio di un certo libro («Carne» di Ruth L. Ozeki -n.d.r.) cui si è in qualche modo ispirata Enrica Del Barba, uno dei soci che (abbandonando l’impiego) nel dicembre del 2016 hanno dato il via a un’avventura imprenditoriale che per tanti anni, per lei e l’amico (ingegnere) Stefano Tamandi era stato prima un sogno e poi un progetto.

Nel frattempo a completare il terzetto che si occupa, unendo gli sforzi e dividendo in modo funzionale le competenze di ciascuno dei soci, era arrivato Fabio Ronga da sempre appassionato e ispirato artista dei fornelli.

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 da sin: Fabio Ronga, Enrica Del Barba e Stefano Tamandi

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L’Orto è un ampio locale situato al numero 46 di di via Solferino a poche centinaia di metri dalla stazione di Brescia.

Un bar, certo, sempre fornito, oltre che delle tradizionali brioche, di sfiziosi biscotti e dolcetti pronti ad accompagnare te, caffè, cappuccino e cioccolate calde.

Un ristorante, perché no, nel quale affluiscono, all’ora di pranzo, avvocati e magistrati provenienti dal vicinissimo tribunale, per una pausa pranzo rilassante, gustosa e, soprattutto, sana: una cucina “domestica quotidiana”, con ingredienti possibilmente biologici e un’attenzione particolare a tutte le preferenze/ attitudini/ necessità / intolleranze alimentari.

Un ritrovo, allorché la luce del giorno si spegne e, tornati a casa i cultori dei codici, scende in campo un popolo del tutto diverso, quello dei “mondani”, vale a dire uomini e donne in cerca di relax per i quali vengono approntati gustosi aperitivi personalizzati con piccole proposte gastronomiche di creazione della casa.

Un’accogliente location: il locale si presta su prenotazione a cene, feste, ricorrenze varie. Non solo, ma, nella parte più interna è presente un ampio spazio utilizzabile per riunioni e coworking. Nelle intenzioni dei proprietari, inoltre, è prevista l’utilizzo degli spazi anche per ospitare manifestazioni culturali, tipo conferenze, presentazioni di libri, piccole mostre ed esibizioni musicali (in questo caso già sperimentate almeno una volta a settimana. “Ovviamente” ci spiegano i conduttori “ciò avverrà in base a un’approfondita valutazione della compatibilità con gli spazi a disposizione e, soprattutto, della qualità delle esibizioni proposte”.

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L’Orto funziona anche a domicilio, garantendo, all’occorrenza, un personalizzato e professionale servizio di catering.

Potrebbe passare, ma non è tutto qui. Nell’ambiente suggestivo, allestito con la fantasia e la immaginazione dei conduttori, con risultati rimarchevoli, considerato che non c’è stato l’intervento da parte di studi specializzati di design, in una contaminazione di stili, di idee, tra modernariato e suggestioni neoromantiche e neoclassiche, c’è posto anche per altro: un concept-store in cui sono esposti originalissimi oggetti hand-made o risultato di attente e fantasiose operazioni di recupero.

Dimentico qualcosa? Non, non dimentico. Diciamo, piuttosto, che ho preferito lasciare qualcosa, anzi qualcuno, alla fine di questo post.

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No, perché nell’Orto c’è anche un’ortolana della quale si è già parlato su questa stessa rubrica. La riconoscete? Bravi, la ragazza al banco è proprio lei, Renata Botticini,  creatrice della Stationette,  verde furgoncino retrò che, per diversi anni, ha distribuito eccellente caffè, golosi dolcetti e allegra cordialità ai cittadini brescani.

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Goodmorning Brescia (68) – Le belle cose di Kozeta

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Vende frutta, ma allo stesso tempo coltiva fiori… di-versi

Si chiama Kozeta Nushi, per gli amici ed estimatori (e ne ha tanti, non solo a Brescia) semplicemente Kozeta.

Albanese (di Valona), bresciana per destino ed elezione, delicata poetessa.

In Patria docente di letteratura albanese e riussa, in Italia amabile fioraia.

Gioviale, delicata, sempre attenta a ogni situazione, a ogni persona che incrocia per le vie, a ogni andito della cittàper lei nuovo che, nel corso delle sue placide passeggiate, le capiti di incontrare.

Se volete incontrarla,  fate un salto al Caffè Letterario Primo Piano, dove l’ho incontrata e conosciuta io, avendo modo di apprezzarne a prima vista la pacata quanto vivace intelligenza, la naturale curiosità, il piacere di scrivere: una volta a mese Kozeta è ospite delle “serate di libero intrattenimento poetico” ideate e condotte dall’inesauribile Biagio Vinella..

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Meglio di me, senza ombra di dubbi, sa descriverla il sempre attento e arguto Costanzo Gatta, nell’articolo apparso sul Corriere della Serta di oggi, che invito a leggere anche voi. Insierme a «Liberi come il vento»  (GAM Edizioni), sua nuova raccolta di pensieri e versi. Questo il link che facilita la lettura dell’articolo:

http://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/18_gennaio_10/kozeta-nushi-scrittrice-albanese-brescia-liberi-come-vento-211c2660-f5ee-11e7-9b06-fe054c3be5b2.shtml

Perché Brescia è piena di bei bresciani di… ogni provenienza, e va conosciuta e apprezzata anche per questo.

 

 

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Goodmorning Brescia (67) – Carla Boroni e il Grand Tour… alla bresciana

Non sarà il famoso “Gran Tour”, ma insomma.

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Intanto vediamo cos’era davvero, questo Grand Tour : due parole con le quali s’indicò, a partire  dal XVII secolo, il lungo viaggio attraverso l’Europa, con partenza e arrivo generalmente nello stesso luogo, intrapreso dai giovani rampolli dell’aristocrazia europea nell’intento di perfezionare le proprie conoscenze scientifiche e, soprattutto, umanistiche. Grazie al Tour, infatti, i viaggiatori (impiegando il tempo disponibile in visite culturali, giri turistici e acquisti) avevano occasione di approfondire le conoscenze acquisite attraverso gli studi sulla politica, la cultura, l’arte e le antiche tradizioni dei maggiori Paesi europei.

L’Italia, naturalmente, grazie alla eredità storica lasciata da Roma antica, ai tanti e meravigliosi monumenti, era una delle tappe più ambite. Oltre alla Città Eterna il Veneto delle ville palladiane, Napoli del neoclassicismo e dei cimeli di Pompei ed Ercolano, ancora la Campania con il Vesuvio e i Campi Flegrei, la Sicilia con l’Etna e i meravigliosi tesori greci e barocchi, Firenze, le sontuose e operose città di Lombardia… 

La Lombardia, già.

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Con un articolo apparso nei giorni scorsi sul Corriere della Sera, Carla Boroni proprio di Lombardia e di viaggi si occupa, prendendo spunto dalla recensione del bel libro, ricco di illustrazioni, «Viaggiatori stranieri in Lombardia», firmato da Valeria Bellazzi e Valeria Cantone per le stampe di De Ferrari Editore.

«Solo un paesaggio messo in forma da uno sguardo può essere raccontato, perché anche la narrazione necessita un punto di vista. Gli scrittori, i pittori, i poeti, i viaggiatori in genere mettono in forma il mondo, e ciò che vediamo non sarebbe lo stesaso senza il loro contributo» premette Carla Boroni,

Per poi ricordare come nel libro si parli, tra l’altro, anche della parte “bresciana” della Lombardia, parte che, ovviamente, più la interessa.

Oltre al capoluogo Sirmione, Orzinuovi, Palazzolo, Lonato, Desenzano, il Lago di Garda, visti attraverso gli occhi degli insigni viaggiatori di ogni tempo  che si sono avvicendati in zona dal XII al XX secolo. Gente come Edith Wharton, Ezra Pound, John Ray, Thomas Coryat, Philip Gibbs, Jo Rusckin, tanto per citare qualche nome.

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     La Super Prof  Carla Boroni

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«Gli sguardi dei viaggiatori stranieri sul territorio lombardo che via via sono andati accumulandosi nel corso del tempo» conclude Carla Boroni,  «concorrono a formare oggi un’immagine della Lombardia sempre più articolata e affascinante. E confermano, esemplarmente, come la genesi di ogni idea di territorio sia sempre da attribuire al contributo, nello spazio e nel tempo di diversi sguardi».

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Titolo: Viaggiatori stranieri in Lombardia

Autori:  Valeria Bellazzi e ValeriaCantone

Prefazione: Carla Boroni

Anno: 2017

Editore: De Ferrari

Collana: Ancora

Pagine: 233

Prezzo: 18, 90  €

ISBN: 978-88-6405-832-0

Esiste un filo conduttore che si snoda attraverso le pagine, rappresentato da quell’insieme di stupore e curiosità, attrazione e pregiudizio che viviamo ogniqualvolta giungiamo in un paese straniero. Il senso della scoperta e della conferma risuonano nelle parole di questi viaggiatori che, in qualche momento della loro vita, hanno percorso le strade lombarde. Diventiamo, di volta in volta, compagni di viaggio dei pellegrini medievali, attraversiamo al fianco dei turisti settecenteschi i disagiati valichi alpini, avvistiamo con sollievo la Pianura Padana, visitiamo estasiati con i poeti romatici le grandi opere del Rinascimento e corriamo su una traballante Balilla lungo il Naviglio Pavese.

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Goodmorning Brescia (66) – Che meraviglia, quando il Natale lo cantano i bimbi!

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Il richiamo del canto di cento voci argentine è assolutamente irresistibile.

Canzoni e carole natalizie si diffondono nel centro di Brescia attirando orecchie e anime come le note del mitico pifferaio magico.

Sono i bambini dell’Istituto scolastico Manzoni, a tenere un sorprendente concerto all’aperto, evocando pensieri edificanti e magiche suggestioni.

Dopo la prima tappa-esibizione, sugli scalini del Teatro Grande, capace di catalizzare l’attenzione e di meritarsi convinti e ripetuti applausi dai bresciani impegnati nelle ultime compere prefestive, una breve ristoro a base di croccanti panini, distribuiti da mamme e insegnanti, il grande-piccolo coro si sposta in Piazza Paolo VI, per un breve ma significativo bis all’ombra del maestoso Duomo.

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«Quello che si vede e si sente è il risultato di un progetto didattico che si ripete per il secondo anno consecutivo» spiega Maja Mencattelli, insegnante di inglese e matematica presso la Scuola primaria “A. Manzoni” (via dei Mille n° 4).

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«Nel nostro Istituto la componente multietnica è talmente importante che, con discutibile ironia e sottile dispregio, qualcuno si è spinto a chiamarla “scuola ghetto”.  Non è affatto così» prosegue, con pacato rammarico, cercando (non senza un certo sforzo) di fare arrivare parole e concetti nonostante il festoso cantare dei bambini.

«Al di là delle differenze di cultura e religione, infatti, tutte le famiglie si sono impegnate, contribuendo ciascuna secondo le proprie attitudini e possibilità alla piena riuscita di questa bella iniziativa» conclude, non nascondendo il proprio orgoglio e la propria, comprensibilissima soddisfazione.

«Ci sono voluti due mesi di impegnativa preparazione, sia canora che linguistica, visto che alcuni dei tanti canti eseguiti sono in inglese» interviene Barbara Spanò, insegnante di musica, sottolineando la collaborazione delle mamme indiane, pakistane, del Bangladesh e di tanti altri paesi anche nella preparazione delle bevande e dei dolciumi utilizzati per completare gustosamente la festa.

«Non potevo certo mancare, sia a livello personale che in qualità di esponente dell’Amministrazione comunale» confida l’Assessore Roberta Morelli, mescolandosi agli incantrevoli elfetti canterini.

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  Roberta Morelli, ripresa in Piazza Duomo con Patrizio Pacioni, anch’egli “catturato” dal coro.

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«Credo che una sola iniziativa di questo tipo serva più di mille parole per dimostrare che le differenze interetniche e interculturali, con un pizzico di buona volontà e tanto impegno da parte di tutti, possono rappresentare ghiotte opportunità di crescita, piuttosto che problemi» conclude.

E non possiamo che essere completamente d’accordo con lei, nonostante (e soprattutto) dal momento che, in altre città di questa regione, proprio in questi giorni, ci siano amministrazioni che hanno assunte discutibili misure palesemente e dolorosamente in controtendenza.

Ma queste sono polemiche che i magnifici bimbi della A. Manzoni non debbono ascoltare nemmeno da lontano: loro, cantando insieme, si sono dimostrati più maturi di tanti cosiddetti “grandi”.

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Goodmorning Brescia (65) – A Marone gli estremi non si toccano… si abbracciano!

Nonni sorridenti serenamente a pranzo nella sala comune, mentre nidiate di frugoletti sciamano festosi tra i tavoli. 

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Percorsi del tempo, momenti diversi di vita, stadi di esistenza successivi e alternativi (ma ugualmente significativi e preziosi ) che s’incontrano e, reciprocamente, si regalano attenzione e affettuosa corrispondenza: ecco il risultato della giornata di scambio intergenerazionale  organizzata da Giusy Orofino, educatrice della Casa di Riposo, da sempre attenta a eventi tesi a un intrattenimento stimolante e proattivo, e dalla vulcanica Serena Nichetticoordinatrice dell’asilo-nido Santa Teresina di Marone gestito dalla Cooperativa Campus,  usa a far vivere di stimolanti esperienze  outdoor i piccoli affidati alle sue cure. Un’idea, appoggiata con assoluta convinzione dalla cordinatrice Silvia Piovani, subito raccolta e ripresa con grande entusiasmo e totale disponibilità dalla RSA Sorelle Girelli e dalla Società Dolce Cooperativa Sociale

Diciassette bambini, accompagnati sono stati accolti e raccolti in casa di riposo per trascorrere ore di letizia insieme agli ospiti della struttura.

«Si può dire che per la Società Dolce il collegamento con le organizzazioni locali e la ricerca e la valorizzazione di tutte le sinergie espresse dal territorio c rappresentano, prima ancora che una ormai consolidata prassi operativa, una vera e propria vocazione. La Dolce, che si avvale del lavoro di 3200 dipendenti, al 90% personale femminile, età media intorno ai trentacinque anni, si occupa di servizi ad ampio spettro, andando dalla gestione di piccoli nidi d’infanzia e centri diurni per disabili, a una ventina di strutture per anziani residenziali e altrettante semi residenziali, ai servizi alle scuole  con la fornitura di pasti a domicilio che si avvale della collaborazione dei più seri fornitori di catering. È nostra cura trasferire la positività di esperienze come quella messa in campo oggi a Marone da territorio a territorio. Analoghe iniziative abbiamo sperimentato, con risultati assolutamente positivi, anche nel campo della disabilità» spiega Pio Marchetti, coordinatore responsabile territoriale dell’Area di Brescia per la Società Dolce.

«Il territorio del bresciano-bergamasco è per noi stategico, con la gestione di centinaia di posti letto e una presenza diffusa che ci consente di mettere in essere una significativa programmazione anche a lungo termine» aggiunge, prima di tornare all’evento presso la RSA Sorelle Girelli.

«La gioia  che  oggi ho avuto modo di riconoscere negli occhi sia degli anziani che dei bambini, mi riempie personalmente il cuore di soddisfazione: qualcosa che accresce a dismisura l’entusiasmo e la voglia di fare mia e dell’organizzazione di cui mi onoro di fare parte»

 

 

 

Il 26 febbraio 1988, a Bologna, un gruppo di giovani studenti universitari che condividono gli stessi valori decide di dare vita a un’idea ambiziosa ma lungimirante: impegnarsi per contribuire a creare una società più dolce, dove tutti, anche chi fatica a “tenere il passo”, possano trovare servizi che favoriscano una condizione di vita migliore e, allo stesso tempo, offrire buone opportunità di lavoro a chi desidera operare nel sociale. Nasce così la cooperativa Società Dolce. Un progetto che ha continuato anno dopo anno a crescere, anticipando la tendenza verso le attuali necessità e visioni del welfare, rispondendo alle richieste sempre più pressanti in ambito sociale di risposte flessibili, qualificate e innovative e diventando così una tra le realtà più significative nell’ambito della cooperazione sociale e dei servizi alla persona.

 

 

 

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Goodmorning Brescia (64) – Una Croce rossa come il sangue, rossa come l’amore

Il 24 giugno 1859, 2° guerra di indipendenza italiana, una delle battaglie più sanguinose del 1800 si consumò sulle colline a sud del Lago di Garda, a San Martino e Solferino. Trecentomila soldati di tre eserciti (Francese, Sardo-Piemontese e Austriaco) si scontrano lasciando sul terreno circa centomila fra morti, feriti e dispersi. Castiglione delle Stiviere è il paese più vicino, 6 chilometri da Solferino, dove esisteva già un ospedale e la possibilità di accedere all’acqua, elemento fondamentale nel soccorso improvvisato ai novemila feriti che, nei primi 3 giorni, vennero appunto trasportati a Castiglione.

Lì si trovava un giovane svizzero, Jean Henry Dunant, venuto ad incontrare per i suoi affari Napoleone III. Egli si trovò coinvolto nel terribile macello, aggravato dall’ “inesistenza” della sanità militare, e descrisse il tutto mirabilmente nel suo testo fondamentale: «Un Souvenir de Solferino», tradotto in più di 20 lingue. Dall’orribile spettacolo nacque in H.Dunant l’idea di creare una squadra di infermieri volontari preparati la cui opera potesse dare un apporto fondamentale alla sanità militare: la Croce Rossa. Dal Convegno di Ginevra del 1863 (26-29 ottobre) nacquero le società nazionali di Croce Rossa, la quinta a formarsi fu quella italiana.Nella 1° Conferenza diplomatica di Ginevra che terminò con la firma della Prima Convenzione di Ginevra (8-22 agosto 1864) fu sancita la neutralità delle strutture e del personale sanitario. 

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Ma veniamo a quanto si è detto oggi pomeriggio nel corso della conferenza stampa di presentazione dello spettacolo «Dunant – gli ultimi anni del fondatore della Croce Rossa»

Dell’introduzione, come ormai da tradizione, si fa carico il presidente Gian Mario Bandera.

«Il CTB sostiene e presenta questo spettacolo sia per il consolidato rapporto di collaborazione con la Croce Rossa di Brescia, sia per la validità intrinseca di un testo che  ha ricevuto importanti riconoscimenti , sia, soprattutto, per la finalità dell’evento: tutti i proventi saranno infatti devoluti alla Croce Rossa Italiana di Brescia» esordisce il Direttore.

«Sono sempre stato convinto che recuperare le origini sia essenziale per migliorare l’avvenire: anche per questo ho creduto in questo lavoro»

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Elena Bonometti (membro del consiglio di amministrazione del Centro Teatrale Bresciano) spiega un importante obiettivo di questa operazione sia da individuarsi nella volontà da una parte di far emergere l’importanza il valore morale e la storia dolorosa della Croce Rossa, dall’altra di ricordare l’uomo Dunant che, per una serie di circostanze sfavorevoli era passato ingiustamente in ombra.

«Si tratta di una drammaturgia bresciano DOC», aggiunge.

»Autore del testo, regista e due attori su tre sono infatti nati e  vissuti in città e dintorni; bresciana fu la nascita della Croce Rossa in una situazione tragica che, in concomitanza con le grandi battaglie del Risorgimento combattute in zona, vedeva metà della popolazione ferita e bisognosa di ogni tipo di cure mediche. Da quella occasione in poi, sempre e comunque, Brescia ha risposto con grande generosità ogni volta che ne è stata richiesta dalle circostanze, aggiunge. Per concludere subito dopo:

«Ciò che ci auguriamo, dunque, è che i bresciani riempiano il teatro in ogni ordine di posti, sia per la destinazione dei proventi che per la qualità dello spettacolo offerto al Teatro Sociale»

Il primo pensiero del drammaturgo e regista Ettore Oldi è un sentito ringraziamento sia al Comitato bresciano della Croce Rossa  che ha creduto nel progetto facendo in modo che una prima  versione ridotta della durata di circa venti minuti fosse rappresentata nel corso della cena di gala dello scorso anno, sia al Centro teatrale Bresciano per l’occasione che gli viene data di rappresentare la sua opera in 1 contesto di tale prestigio.

«La vita di Henry Dunant è stata complessa, travagliata, e piena di contraddizioni, di luci e di ombre, dunque la preparazione di questo spettacolo si è rivelata estremamente lunga e difficoltosa. Ho deciso di collocare la narrazione in una dimensione più intima e familiare piuttosto che concentrando l’attenzione sui grandi e drammatici momenti di lotta patriottica e di conflitto bellico, dando spazio, in modo divertente teatrale a un certo tipo di interazione con il pubblico».

«Dunant era un bell’uomo che piaceva alle donne ma che, soprattutto, credeva nelle donne e per le donne aveva un grandissimo rispetto» sottolinea Carolina David, in rappresentanza della Croce Rossa.

«La sua visione era in netto vantaggio sui tempi: vedeva lontano, oltre la Croce Rossa stessa: l’uguaglianza tra i popoli e le razze, la parità dei sessi, l’Onu, la Fao. All’opera sua e dei suoi colleghi e collaboratori si devono in larghissima parte i correttivi introdotti dalla convenzione di Ginevra».

La collega Marta Nocivelli, ringrazia il direttore Bandera per aver capito e accolto subito lo spirito di questo progetto.

«Dalle sanguinose battaglie Risorgimento des che proprio nel Bresciano è nato e si è sviluppato un nuovo e grande spirito umanitario pervaso di valori cristiani, si, ma caratterizzato anche da una filosofia e una metodologia laica»

Prende la parola per ultima l’attrice Miriam Russo, protagonista della pièce insieme a Matteo Bertuetti e Antonio Panice.

«Sono l’unica non-bresciana del gruppo, ma lo spirito che anima i nativi della marca trevigiana, quale io sono, non è molto dissimile da quello di qui» precisa subito.

«Lo spettacolo al quale sono felice e onorata di partecipare in qualità di attrice, è contraddistinto da equilibrati ma molto percepibili cambi di registro, dall’istituzionale al privato, dal drammatico all’ironico, al sentimentale, mettendo in evidenza la straordinaria visionarietà del personaggio e le possibili alternative che avrebbe potuto offrire la Storia»

Da parte mia, non posso che riprendere e rilanciare un messaggio coinciso quanto chiaro: ancora una volta Brescia è chiamata a dare prova delle propria sensibilità nei confronti della solidarietà e di quella squisita quanto preziosa curiosità nei confronti dello spettacolo di qualità e della cultura che, da sempre, contraddistingue i suoi figli. Dunque…

5 DICEMBRE 2017 – ORE 20,45: BRESCIANI, TUTTI AL TEATRO SOCIALE !

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Sicilia? Per la destra molto più di una semplice vittoria

Azzardo un commento prima ancora che i risultati delle regionali siciliane siano ufficiali, assumendomi tutti i rischi della scelta nel caso il conteggio finale risulti differente da quello delle proiezioni, privando di ogni significato il ragionamento che segue.

Al di là di ogni appartenenza, diciamolo senza timidezze né reticenze, quella che si va delineando a favore del candidato delle destre Nello Musumeci, più che a una vittoria, rassomiglia a un trionfo.

I suoi avversari, Fabrizio Micari per il PD votato con il “minimo sindacale” dai siciliani e Giancarlo Cancelleri per i cinquestelle sonoramente sconfitto in quel confronto che, nelle dichiarazioni dei leader del partito, avrebbe dovuto rappresentare il colpo di ariete messaggero della Grande Catarsi delle prossime consultazioni politiche, escono con le ossa rotte.

Più precisamente, da un lato la waterloo del Pd non fa che confermare la debolezza di una leadership a questo punto chiaramente da ripensare, di un partito che si avvia mestamente, salvo al momento imprevedibili colpi di coda, a rivestire il poco influente ruolo di una terza forza demoralizzata e impotente. Dall’altro la dolorosa botta d’arresto subita dai grillini (già infilzati dalla pessima prova di governo dimostrato nelle amministrazioni delle grandi città che aveva affidato loro il consenso elettorale, e dai sempre più numerosi inciampi in altrettanti pasticci e avvisi di garanzia, risulta ancora più grave in considerazione del massiccio impegno direttamente profuso dai vari Grillo, Casaleggio, Di Maio e Di Battisti nella campagna elettorale.

Per Musumeci, invece, sulla base delle semplici considerazioni che vengono subito sotto,  l’affermazione alle urne (con ca. il 40% dei voti) assume, a una più attenta analisi, contorni e significati ancora più profondi di quanto evidenziato dai crudi numeri.

La prima considerazkione è che nell’ elettorato per così dire “renziano”, infatti, pur così ridotto, rimane infatti un’ulteriore riserva di caccia costituita da elettori che, sostanzialmente, pur di evitare scossoni di tipo populista (probabili con l’avvento dei cinquestelle) potrebbe turarsi il naso e votare Berlusconi.

La seconda, ancora più importante, è che l’elettorato grillino comprende una consistente parte di elettori ideologicamente “di destra” votati alla protesta, i quali, una volta di fronte al ritrarsi di una marea che sembrava inarrestabile, sarebbero pronti a “tornare all’ovile”.

Insomma, per farla breve: se davvero il test siciliano suggerisce qualcosa a livello nazionale, si tratta esclusivamente di questo: preparatevi e prepariamoci, ci piaccia o no, a essere governati per i prossimi cinque anni dalle tre “punte” Berlusconi, Salvini e Meloni.

E chi vivrà, vedrà.

Sempre che, naturalmente e come mi auguro caldamente, si sopravviverà.

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   L’Osservatore

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