Ricordare la guerra per apprezzare 70 anni di pace

In quel fragoroso quanto confuso “abbaiare di cani alla luna” che contraddistingue l’aspro e spesso incivile rissa ideologica che, sempre più, va sostituendosi a un pacato e sempre produttivo confronto di idee, tutti sembrano lamentarsi di tutto.

Che sia il “fastidioso” flusso dei migranti in cerca di pace e di cibo dal disastrato sud del mondo all’ancora opulento nord, che sia un globalismo preso sempre di traverso, trascurandone i non pochi aspetti migliorativi sulla vita comune, che sia l’inquinamento con connesso progressivo degrado ambientale contro cui tutti si scagliano ma per evitare il quale nessuno, nel proprio piccolo sembra disposto a rinunciare alle piccole comodità di ogni giorno, che sia l’utilizzo dei vaccini o chissà cos’altro…

… niente va più bene, dunque tutto è da contestare e ripudiare, anche se non si sa bene in cambio di cosa.

Così, forse, qualche volta varrebbe davvero la pena di volgersi indietro per vedere e ricordare ciò che ci si lascia alle spalle.

I BTP (sigla che in questo caso non vale per “Buoni del Tesoro Poliennali”, ma per “Bei Tempi Passati”), a vederli con il più preciso degli strumenti ottici disponibili, vale a dire con il “senno di poi” sono impastati di età di sopravvivenza media incomparabilmente inferiore all’attuale, di ricorrenti epidemie di malattie gravissime, di una situazione economica generale sicuramente assai peggiore di quella attuale nonostante la prolungata e durissima crisi d’inizio millennio e, soprattutto, di continue guerre su larga scala.

Bene, in questa svalutatissima Europa che tutti aborrono e di cui tutti si dolgono, sono esattamente 70 anni che non scoppia una guerra. Settant’anni, sì: un lasso di tempo talmente lungo da far dimenticare alle nuove generazioni (e anche alle… semi-nuove, come la mia) quanto può essere tragico, drammatico e devastante lo scoppio di un conflitto su larga scala.

Non so se a torto o a ragione, è in quest’ottica che ho letto l’articolo di Costanzo Gatta apparso sull’edizione bresciana del Corriere della Sera di ieri. Una dolente e documentatissima memoria su uno dei più dolorosi episodi della Grande Guerra: la lunga e sanguinosa battaglia dell’Ortigara che, tra tanti caduti, ne annoverò molti (ben sessantadue) di origine bresciana.

«Venti giorni di fuoco e di morte, d’inutili assalti alle trincee. Fu detto il Calvario dei nostri alpini» ne è il sintetico quanto suggestivo racconto di Gatta che, prendendo spunto dal libro «La croce in trincea» degli studiosi bresciani Stefano Aluisini e Marco Cristini e del bassanese Ruggero Dal Molin prende le mosse per ricordare un aspetto forse troppo trascurato reòativo sia al drammatico combattimento sull’Ortigara che ai conflitti più in generale: la presenza sui campi di battaglia delle nobili figure dei «cappellani militari e l’importante ruolo che ebbero durante la “inutile strage”»

Sempre attento al cammino della cultura limitrofo alla Storia, Costanzo Gatta ricorda che, dalla sanguinosa battaglia dell’Ortigara, nacque anche qualcosa di bello: l’immortale canzone «Ta pum», firmata dal commediografo Carlo Salsa (per i testi) e dal musicista di chiari Nino Piccinelli.

Talmente bella da far esclamare al grande Giacomo Puccini: «Darei il secondo atto della mia Bohème, per averlo scritto io!»

Del resto lo conoscete bene, l’amico Costanzo Gatta, no?

Non c’è nessuno migliore di lui a trovare il bizzarro e, soprattutto, il bello in qualsiasi piega della Storia.

 

 

   Valerio Vairo

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Goodmoring Brescia (49) – Classici da ripensare e da riproporre

Dunque si cambia.

E che cambiamento!

Da austera conferenza stampa tenuta nel Foyer, la presentazione della Stagione di Prosa 2017/2018 del C.T.B. si fa strappare il biglietto e passa all’interno del Teatro Sciale, trasformandosi in spettacolare happening.

Serata davvero particolare al  Teatro Sociale di Brescia: veduta dall’alto della platea con i primi spettatori-invitati che comiciano ad accomodarsi ai propri posti già mezzora prima dell’inizio.

Che si tratti di una festa lo si capisce sin dal primo istante, quando una briosissima Anna Meacci introduce la serata riuscendo ad attrarre a sél’attenzione del pubblico che affolla il teatro in ogni ordine di posti: bendisposto, divertito, sì, ma anche molto ma molto curioso di conoscere le novità che caratterizzeranno la prossima stagione.

«I numeri possono essere aridi e noiosi, ma sapere che il trend di crescita del Teatro bresciano continuano a essere costantemente in crescita è qualcosa che ci riempie di soddisfazione e ci sprona a proseguire su questa strada» è il saluto della Presidente Camilla Baresani Varini, che con altri numeri va avanti.

«Trentacinque titoli, nella entrante stagione, con undici nuove prosduzioni marcate Centro Teatrale Bresciano, costante incremento di spettatori (con una base di oltre 110.000 sbigliettamenti nel 2016/2017) e abbonati, di cui il 40% proveniente da fuori della cerchia cittadina»

Poi la parola passa al tabellone, che è quanto mai vario e intrigante: la parte del leone, pure in presenza di significative opere “del presente”, va a quella che è definita un’operazione di recupero, rivisitazione e riproposizione di grandi classici.

Del dettaglio dei titoli in programma leggerete con comodo sui quotidiani di domani, in questa sede, in cui ci preme darvi una primizia di quanto accaduto al Sociale, ci basta segnalare quelli che, epidermicamente, hanno richiamato la nostra attenzione: 

I miserabili (ATTENZIONE con Franco Branciaroli nella parte di Jean Valjean), Il malato immaginarioGiulio CesarePinocchioLa classe operaia va in paradisoI MalavogliaStasera si recita a soggetto, Accabadora, Delitto e castigo, Marilyn, la rarità shakespeariana I due gentiluomini di Verona… e qui siamo costretti a fermarci, perché (tra l’uno e l’altro) finiremmo per scrivere tutto l’elenco o quasi.

La “cerimonia” viene impreziosita da gustose primizie recitate da alcuni degli attori che calcheranno il palcoscenico a partire dal prossimo autunno, tra  i quali, oltre al già nominato Branciaroli, si affacciano volti noti e amati in città come Fausto Cabra, Elena Bucci, Marco Sgrosso, Luca Micheletti, Lucilla Giagnoni, Elisabetta Pozzi e Francesco Colella, Valter Malosti, Monica Ceccardi e Silvia Quarantini

Si succedono anche rappresentanti delle Istituzioni “azioniste” (Regione, Provincia e Comune) e delle grandi aziende “sostenitrici” A2A e ASM, vengono più volte e giustamente sottolineate le azioni del C.T.B. tese a unire ancora di più il Teatro ai cittadini e viceversa e, soprattutto, a diffondere l’amore per la prosa tra giovani e giovanissimi, con moltissimi appuntamenti ed eventi pensati ad hoc e l’offerta di consizioni agevolate per la fruzione dei teatri cittadini da parte degli alunni delle scuole bresciane.

Si conclude così, dopo il saluto di un emozionato Direttore Gian Mario Bandera («Benedetta l’emozione e chi sa ancora emozionarsi», dice il saggio) che coglie l’occasione per anticipare anche il prosimo arrivo dell’innovativo EvoLutioN City Show Brixiae Editio che animerà le strade del centro, questa autentica e perfettamente riuscita festa del Teatro, della Prosa, della Drammaturgia, in definitiva di tutta la Cultura bresciana:

tra applausi e consensi e, una volta fuori, nella tiepida, magnifica Brescia di questa notte quasi estiva, con il pensiero che le nuove aprture di sipario al Teatro Sociale e al Mina Mezzadri Santa Chiara sembrano ancora troppo lontane.

Per fortuna che, di mezzo, per ingannare in qualche modo l’attesa, ci saranno le vacanze…

 

  

(per una volta insieme Bonera.2 & GuittoMatto)

Categorie: Giorni d'oggi e Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (48) – Circostanze… eccezionali al Teatro Sociale

Tutto in un’ora, poco fa, al Teatro Sociale di Brescia, nello spettacolo Circostanze, inserito a latere nel calendario della stagione 2016/2017 del CTB.

Un magma di emozioni a lungo compresse in anime prigioiere che, appuntonel breve e pulsante spazio temporale di uno spettacolo di danza, erompe luminoso e incandescente, esondando dal palcoscenico sulla gremita platea.

«Non basta provare a lungo e con la massima applicazione, per essere perfetti» è l’avvertenza che precede l’inizio dello spettacolo.

«Anzi, questo è e vuole essere uno spettacolo che richiama all’imperfezione, intesa come solida base di partenza necessaria a intraprendere un serio processo di miglioramento»

Una casa ideale, costruita nella mente e nel cuore, in un non dove interiore tutto da scoprire, fatto di vie e piazze colorate, verdeggianti e rigogliosi giardini, placide e limpide distese d’acqua. Nove le “stanze” attraverso le quali si dipana il percorso artistco e narrativo di Circostanze:

il Nostro Corpo, i Silenzi, l’Accoglienza e la Cura, i Dettagli di Mondo, l’Insolita Bellezza,  la Collezione di Sabbia, l’Assenza di Gravità, la Memoria del Corpo, le Mappe di Ghiaccio.

I passi di danza creati da Giulia Gussago non presentano passaggi di particolare difficoltà per i ballerini, com’è giusto che sia, ma la straordinaria fluidità delle coreografie, in cui risalta la costruzione di autentici gruppi scultorei di carne e ossa vive e desiderose di vivere, ne valorizza ogni passaggio. A ciò si aggiunge la suggestione delle parole recitate da Antonio Palazzi e Marco Rossetti, particolarmente ispirati e totalmente immersi nello spirito introspettivo e visionario dello spettacolo, i colori smaglianti dei costumi, i giochi di luce di Sergio Martinelli e a una colonna sonora che definire azzeccata e suggestiva è fin troppo prudenziale. Il risultato è che la presa esercitata dai vari “quadri” sul pubblico e -specularmente- il godimento che questo ne trae, risultano amplificati alla massima potenza.

Poi c’è Lei, naturalmente, Giulia.

Eccellente come coreografa, come donna impegnata nell’arte e nel sociale con pari entusiasmo e pari abnegazione, come straordinaria ballerina talmente padrona dell’armonia, dello spazio e del proprio corpo, da dimostrare senza apparenti difficoltà, in un movimento di grandissima suggestione, come anche una semplice sedia, per chi sa e sa fare, possa trasformarsi in un perfetto compagno di danza.

Immancabili e del tutto prevedibili gli applausi finali, convinti, fragorosi e ripetuti.

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ALTRE INFORMAZIONI

Lo spettacolo è una raccolta di memorie, visioni, speranze, narrazioni e stati d’animo condivisi lungo un anno di assidua frequentazione.

A dimostrazione del carattere corale dell’operazione, fortemente voluta e convintamente sostenuta dal Direttore della Casa di Reclusione Verziano – Brescia  Francesca Paola Lucrezi, sono circa centoquaranta i partecipanti complessivi al percorso laboratoriale-artistico di CIRCOSTANZE, portato avanti dalla Compagnia Lyria presso la Casa di Reclusione Verziano Brescia.

Grazie al coinvolgimento sia della Sezione Femminile che di quella Maschile, inoltre, è sorta l’inconsueta opportunità di incontro e di coinvolgimento di detenuti e detenute nella stessa esperienza e nella condivisione di un’occasione di una comune rieducazione alle relazioni sociali.

Il progetto Verziano_Incontra – 6^ edizione (inserito nel programma Extraordinario – Esperienze di ascolto della città) realizzato a partire dal novembre 2016 grazie alla collaborazione del Ministero della Giustizia, della Casa di Reclusione Verziano Brescia e del Centro Teatrale Bresciano, ha ricevuto il patrocinio del Comune e Provincia di Brescia, con il contributo della Fondazione ASM, Ordine degli Avvocati di Brescia, Centrale del Latte, Fondazione Banca San Paolo, Solari Sistemi ed è realizzato in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti Santa Giulia e Associazione Libertà @ Progresso.

Alla guida, anche quest’anno, Giulia Gussago, direttore artistico della Compagnia Lyria, che si è avvalsa della collaborazione e della partecipazione di cinque insegnanti ospiti: Antonio Caporilli, Roberto Lun, Alessandro Mor, Antonio Palazzo e Beppe Pasini. 

 

CIRCOSTANZE

Coreografie e messa in scena di Giulia Gussago

Voci narranti Antonio Palazzi e Marco Rossetti

Luci Sergio MartinelliSuono Giacomo Brambilla

Fotografo di scena Daniele Gussago

creato ed interpretato da

Emanuela Alberti, Monica Bassani, Francesco Cancarini, Paola Cappelli, Raffaella De Masi, Silvia Francesconi,  Iole Giacomelli, Giulia Gussago, Marilena Maxia, Alice Miano, Mariantonia Piotti, Roberta Possi, Marco Rossetti, Susi Ricchini, Fiorenza Stefani, Giovanna Vezzola, Sandra Zanelli, Arturo Zucchi

e gli ospiti della Casa di Reclusione di Verziano

Annamaria, Cecilia, Elton, Giovanni, Giuseppe, lacine, Mario, Matar, Mauro, Mintu, Mohammad, Said, Sofia, Valentin e Zio Said

 

 

  Bonera.2

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Post It (12) – Terrorismo e stupidità, mix micidiale

Lo spunto viene, come si suol dire, da una notizia dell’ultima ora: fresca fresca e carica di angoscia, arrivata poco fa da Parigi.

Poi magari si verrà a scoprire che no, questa volta il terrorismo non c’entra, che si tratta solo di un povero squilibrato, etc. etc. etc.

Come vi ho detto, però, si tratta solo di uno spunto, quindi, in questo caso, ciò che conta, prima e più ancora del fatto in sé, è la riflessione che ne discende.

Parigi, spari e panico alla cattedrale di Notre Dame 

Paura alla cattedrale di Notre Dame. Un uomo ha assalito a colpi di martello un poliziotto: il collega ha risposto sparando all’uomo e neutralizzandolo

Ferito l’aggressore: è di origini algerine

L’aggressore di Notre Dame, oltre al martello, aveva anche due coltelli: lo ha reso noto la polizia spiegando che l’uomo è stato colpito alle gambe e non al petto come precedentemente comunicato. L’uomo, uno studente quarantenne, secondo quanto riferisce il sito del quotidiano Le Figaro, è di origine algerina e viveva nella Val D’Oise, dipartimento a nord della capitale.

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Allora, avanti, prego: chi è il prossimo?

Dopo ogni aggressione di matrice terroristica, ce n’è sempre uno che alza il ditino da Pierino e pontifica sevaramente:

«Sei morti e cinquanta feriti al London Bridge? Dodici vittime e più di quaranta feriti al mercato di Natale a Berlino? Centoventi morti e oltre duecento feriti nella tragica notte del Bataclan, a Parigi? Più di venti al concerto di Manchester di Ariana Grande? Cosa volete che sia? Nel tal paese dell’Africa australe, la settimana scorsa, un kamikaze si è fatto esplodere in un mercato e se n’è portati dietro cento, nel tal altro del subcontinente asiatico un attacco di guerriglieri  a un albergo ha causato ottantacinque cadaveri… »

 

 

Ecco, questo è esattamente e irrimediabilmente un classico esempio di ragionamento da imbecilli.

Come dire, in occasione del terremoto nelle Marche dello scorso anno:

«Ma pensa, tanta emozione, tanto cordoglio, quando solo nello tsunami del 2004, nell’Oceano Indiano, sono perite circa 250.000 persone»

Lo si vada a dire agli abitanti di Amatrice, Accumuli e Arquata, se se ne ha il coraggio. Ma tanto non se ne ha.

Dunque, come detto, trattasi di argomentazioni da perfetti imbecilli, senza mezzi termini, perché i morti non si contano con il pallottoliere e non si pesano con la bilancia.

Provate a immaginare che, nottetempo, faccia irruzione nel vostro palazzo una banda di ladri che, divisa per coppie, svaligi tutti gli appartamenti, compreso il vostro.

Secondo voi, l’indomani mattina, con i vostri vicini di casa, parlerete con maggior rammarico di quanto è successo a VOI, nella VOSTRA casa, o di una rapina, magari sanguinosa, con morti feriti, portata a termine nello stesso istante a Katmandu?

Con tutto il rispetto per le vittime di ogni parte del mondo, che hanno lo stesso diritto di vivere e meritano il medesimo rispetto delle “nostre vittime…

… beh, volenti o nolenti è l’Europa, la nostra casa, non dimentichiamolo.

È nell’humus fecondo e generoso della cultura europea che affondano le radici di tutti noi.

Chiunque colpisce un onesto europeo colpisce noi, direttamente. Colpisce i nostri compagni, i nostri figli, nostri genitori e i nostri amici.

Comprime e deteriora, irrimediabilmente i nostri spazi di libertà.

Mi raccomando. State attenti agli imbecilli: nuocciono gravemente alla salute e al bene comune.

    Valerio Vairo

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Post It (11) – Balena blu, accetto la sfida!

Una balena blu, che ricorda quei simpatici e  innocui animaletti di gomma gonfiabil con i quali facevamo il bagno da bambini, sotto l’occhio vigile dei nostri genitori, sin troppo protettivi: in piscina, al mare, al lago, o più semplicemente nella piscina di casa.

Adesso, per colpa di qualche imbecille-criminale (o criminale-imbecille, fate voi)  quello di Blue Whale è diventato un sinistro simbolo di violenza e di morte.

La mente bacata che ha ideato “Blue whale” appartiene a Philip Budeikin, 21 anni, studente russo di Psicologia arrestato l’anno scorso, senza che, ahimé, la serie di suicidi indotti si sia fermato. Perché lo scopo di questo perverso gioco è proprio quello di istigare, attraverso un atroce percorso guidato, fatto di autolesionismo, minacce e omertà, che dalla Russia si è diffuso in altri paesi, come Francia, Inghilterra, Brasile e, da qualche tempo, purtroppo, anche in Italia.

Il nome è mutuato dal fenomeno che vede, periodicamente, interi banchi di balene spiaggiarsi sulle coste e morire  per asfissia e disidratazione non essere in grado di rientrare in acque più profonde. L’origine di siffatti episodi non è ancora stata individuata: i biologi si dividono tra chi propende per uno smarrimento collettivo dell’orientamento e chi invece ritiene che si possa trattare del vano tentativo di un’intera comunità di cetacei di soccorrere un individuo in difficoltà.

Il cosiddetto gioco consiste in cinquanta azioni quotidiane preparatorie, tese a preparare un suicidio da effettuarsi alla fine del “protocollo” tramite lancio dalla sommità di un edificio nel vuoto. Le crudeli regole che ne disciplinano lo svolgimento vanno da un feroce autolesionismo all’induzione di una prolungata insonnia mediante ascolto ad alto volume di musica psichedelica, ad altre prove (sdraiarsi sui buinari mentre si avvicina un treno, esibirsi in acrobazie estreme etc. etc.).

Si sono sinora contate oltre centosessanta giovani vittime soltanto in Russia. Moltissime altri nel sempre maggiore numero di stati contagiati da questo fenomeno.

Di seguito una succinta ma indicativa rassegna stampa sull’argomento.

 

 

Fin qui la notizia.

Mi restano soltanto un paio di cose da aggiungere, e lo farò nella modalità più incisiva del “discorso diretto”: 

  1.  «Ragazze e ragazzi, se qualcuno di queste bestie criminali vi contatta, non tenetevelo dentro, non restate soli: parlatene subito ai vostri genitori. Oppure mandatemi un messaggio scrivendo un commento a questo post. 
  2.  «Vigliacchi bastardi di Blue Whale e di gruppi del genere, perché questo gioco non provate a farlo con me? Mandatemi anche voi un messaggio qui, invitandoi  a giocare con voi, e vi fornirò il mio indirizzo email e, all’occorrenza, anche un numero di telefono al quale contattarmi. Ok? State certi che accetterò la vostra sfida, solo di una cosa, vi prego: non fatemi aspettare troppo, per favore 😉  »

    Valerio Vairo

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Goodmorning Brescia (47) – A tu per tu con Adriana, presidente dell’ascolto

L’occasione è quella di un’assemblea della Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari, in acronimo FIDAPA BPW International. Una sigla, riferita alla Sezione di Brescia Vittoria Alata, che dovrebbe essere ormai piuttosto nota fra i frequentatori del nostro blog.

   

Location scelta per l’appuntamento l’ Agriturismo Casa Adea di Rodengo Saiano, una grande ed elegante villa arrampicata sulle alture, un panorama di quelli di cui può godere un’aquila dal suo nido, affacciata com’è su una verde e spaziosa piana.

 

 

 

 

 

All’ordine del giorno (oltre al tradizionale, rilassato e affettuoso saluto tra socie di fine primavera) alcuni importanti temi tra cui l’elezione delle rappresentanti per l’Assemblea nazionale che si terrà a Roma, il consenso per le cariche nazionali e distrettuali e la nomina della commissione elettorale per il rinnovo cariche di sezione.

Ne approfitto per scambiare quattro chiacchiere con Adriana Valgoglio Gambato, dinamica e instancabile Presidente, ormai prossima a passare il testimone a chi sarà scelta per avvicendarla.

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Due anni intensi alla guida della sezione «Vittoria Alata». Sembra davvero che siano volati. È arrivato il momento della cosiddetta autovalutazione di fine mandato, magari con l’assegnazione di un voto… a se stessa.
L’appuntamento per le elezioni del Consiglio di sezione di presidenza e della nuova presidente si terranno il prossimo 13 giugno.   Il mio incarico, invece, si esaurirà il 30 settembre, vale a dire esattamente una settimana dopo l’importantissimo appuntamento che si terrà nella Capitale, relativo all’avvicendamento delle cariche sociali a livello nazionale. Voti non me ne posso e non me ne voglio dare. Lascio questo compito ad altri, invocando la “clemenza della Corte”. Scherzi a parte, ritengo onestamente di avere profuso ogni  energia nell’incarico, improntando la mia interpretazione del ruolo alla massima trasparenza.
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L’impegno e la serietà con cui affronti e gestisci le situazioni mi sono note. Ti sarei grato però se mi indicassi una particolare iniziativa che, tra le tante, ti ha dato maggior soddisfazione. 
 
La prima cosa che mi viene in mento, probabilmente perché più suggestiva della altre, è l’avere organizzato la visita teatralizzata del Museo di Santa Giulia, condotta da una attrice che impersonava l’ultima badessa dell’antico Monastero, Elena Masperoni: una storia personale avventurosa e tormantata, che portò la donna, in un contesto condizionato dalle rigide regole monastiche, a gestire (dal 1449 al 1478) complicatissimi rapporti con le Autorità religiose del Vaticano. un’autentica “fidapina”, direi.
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Altro? 
Ho profuso un fortissimo impegno nella promozione della massima integrazione tra le varie sezioni nazionali, nell’ottica di un convinto e definitivo superamento di ogni residuo di particolarismo e di campanilismo. Il più significativo esempio, in questo senso, quello del gemellaggio con le amiche di Monza Corona Ferrea… ma è solo un inizio.
Rimorsi e/o rimpianti? 
Di rimorsi sinceramente non ne ho. Qaunto ai rimpianti… Ho lavorato con passione al gemellaggio con la sezione di Madaba, la più grossa enclave cristiana della Giordania, Paese al centro di un’area geografica critica, che amo molto. Purtroppo si tratta di un’operazione molto complessa, impossibile da concludere nel ristretto arco temporale di un solo mandato. Mi auguro però (e sono convinta) che il progetto andrà avanti anche con chi verrà dopo di me.
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Definisci la tua Presidenza con una espressione per quanto possibile sintetica.
Sona stata una “Presidente dell’Ascolto”. Almeno ho fatto di tutto per dimostrarmi tale a tutte le mie colleghe Fidapine, nella convinzione che, molto spesso, sapere bene ascoltare è ancora piùimportante di sapere ben parlare.
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  Bonera.2

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Goodmorning Brescia (46) – Quel ramo del (l’altro) Lago

«Marone è un posto fantastico. Chissà che un giorno non mi decida ad acquistare una casetta qui, vista-lago, dove venire a scrivere quando ne ho voglia. Sono certo che, da un paesaggio del genere, la mia creatività non possa che trarre vantaggio»

 

Parola di Patrizio Pacioni che, qualche sera fa, alla Biblioteca Comunale Maestro Giacomo Felappi  di Marone (Via Roma, 83 – tel. 0309877077) ha presentato «In cauda venenum» la sua più recente opera letteraria che, dopo sei anni, ha riportato ai suoi numerosi lettori ed estimatori l’implacabile commissario Cardona.

A introdurre l’appuntamento e a intervistare l’Autore romano è Roberto Predali, appassionato ed erudito lettore, nonché abile scrittore impegnato soprattutto nella raccolta e nella narrazione della storia del territorio.

Da segnalare, tra i suoi scritti, il dettagliato e documentatissimo Marone, Toponomastica storica – Luoghi e percorsi tra passato e presente  autentico tesoro per chi ama la zona e per interessare ancora di più chi non abbia la fortun di conoscerla.

Nel corso del serrato dibattito, oltre a raccontare passato, presente e futuro della saga di Monteselva, Pacioni ha trovato modo di passare in rassegna una serie di temi che, al di là del doppio romanzo edito da Edizioni Serena, ha spaziato dalle tecniche di scrittura ai generi letterari, con approfondimenti sulle altre forme di comunicazione artistica attraverso cui è solito esprimersi (prima fra tutti la drammaturgia d’inchiesta) e significativi riferimenti alla difficile attualità di questo travagliato debutto del terzo millennio.

Serata rilassata e vivace, così come è nelle consuetudini dell’Artista e dell’uomo.

«Qui a Marone, sui ostri scaffali, ci sono quattordicimila libri a disposizione dei frequentatori, che si moltiplicano grazie alla Rete di collegamenti che mette a fattor comune le dotazioni di tutte le biblioteche del Lago d’Iseo. Lavoriamo molto con le scuole e abbiamo in mente una serie di progetti che, nelle nostre intenzioni, serviranno ad aumentare ancora da una parte i servizi che offriamo, dall’altra la frequentazione della nostra sede» mi confida la sempre dinamica Carlotta Borghetti, autentica “anima” della biblioteca. 

Per quanto riguarda In cauda venenum continua il tour di presentazioni (dopo l’estate Patrizio Pacioni sarà presente anche a  Librixia – Fiera del Libro di Brescia).

Per qunto riguarda la Biblioteca Comunale Maestro Giacomo Felappi  di Marone, invece, la (bella) notizia è che, grazie a un accordo con l’Autore romano che si è adoperato per recuperare alcune copie ormai introvabili nel circuito librario, tra pochi giorni, potrà mettere a disposizione dei lettori interessati l’intera serie delle indagini sin qui condotte dal commissario Leonardo Cardona.

 

 (servizio fotografico curato da PhGO) 

  Bonera.2

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Goodmorning Brescia (45) – Paolo Sabbadini e le 1000 miglia del cuore

 
 
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Questo è il terzo articolo che dedico alla MilleMiglia, ma questa volta si tratat di qualcosa che viene direttamente dall’interno della magica gara di auto d’epoca: un’intervista con l’ormai navigato (seppure ancora giovanissimo) Paolo Sabbadini, in grado ancora una volta di salire (insieme all’esperto e affiatato pilota Alberto Riboldi) tra i primi dieci in classifica.
Cominciamo da principio, vale a dire dal cosa e dal chi:
 

Automobile

  • Modello: OM 665 S Superba del 1926
  • Numero di gara: 7

Equipaggio

  • Pilota: Alberto Riboldi
  • Navigatore: Paolo Sabbadini
   

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Per passare poi, con un rapido cambio di marcia (appunto!) all’intevista con Paolo Sabbadini, che si è reso disponibile a questa breve intervista in cui ci racconta quanto accaduto… da dentro.

Non la cronaca sportiva, le fasi della dura competizione, per questo potete leggere di meglio edi più sui maggiori quotidiani, quanto…

Quanto ciò che più interessa in questa sede, ciò che più interessa a ME e, spero, anche a VOI, fedeli followers: emozioni e sensazioni di un partecipante alla 35^ edizione rievocativa della leggendaria Freccia Rossa, al compimento di un 90° anno di età portato davvero bene.

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Sei alla quarta esperienza con la mitica Mille Miglia. Difficile che qualcuno partecipi una sola volta. evidentemente si tratta di qualcosa che… genera “dipendenza”. 

Altroché! La Mille Miglia è davvero una specie di droga, insaporita dall’aroma del gasolio, dal sentore acre delle gomme che lasciano residui caldi sull’asfalto, dallo scroscio degli applausi e dalel grida d’incoraggiamento o semplicemente festoso delle tante persone che fanno da ala ai passaggi.

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L’abito non fa il monaco, ma probabilmente l’automobile… un po’ sì. Quanto ci si riesce a identificare con la suggestione emanata dal mezzo con cui si partecipa a una gara di grandissima tradizione?

In effetti, quasi senza accorgersene, si finisce con il trasformarsi, anche esteriormente, nei grandi piloti del passato di cui si ricordano le gesta: dalla cuffia, ai guantini per la guida, tutto aiuta a una più completa immedesimazione interiore.

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Un eccellente decimo posto, come nella scorsa edizione, ma questa volta con il valore aggiunto di aver dovuto affrontare e superare un fastidioso inconveniente tecnico.

Ci sono stati due momenti difficili. Il primo allorché, durante la gara, con conseguenze dirette, dunque, anche sulla classifica, ha cominciato a perdere il radiatore., che siamo riusciti a tamponare “in corsa” con una gomma speciale. Il secondo (il completo blackout dell’impianto elettrico) a Roma., recuperato dai bravissimi tecnici con un bypass di fortuna. Nessuna penalizzazione diretta, in questo caso, ma stress che si è andato ad aggiungere al forte stress di una competizione nel corso della quale già si dorme poco e male.

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Brescia e la Mille Miglia. Le città che si attraversano e la Mille Miglia: cosa arriva a un pilota prima, durante e dopo la gara? 

Si parte tra persone che sciamano interessate e ammirate tra le auto, con una sensazione di partecipazione collettiva e di orgoglio cittadino assolutamente furi misura. Si viaggia passando tra ali di pubblico che applaude e incita in tutti i dialetti. Un evento che unisce la gente in nome dello sport e delle più belle e gloriose tradizioni, in un periodo difficile come quello che sta attraversando il Paese: cosa si può volere di più?

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Parteciperai alla prossima Mille Miglia? Stessa macchina, stesso compagno? Con quali aspirazioni?

Per dire il vero sarei ripartito subito per iniziare un’altra competizione…. Questo per dire quanto caldamente io mi auguri che ci sia non solo “una” prossima partecipazioni, ma molte altre. Quanto alle aspirazioni, la Mille Miglia, al di là delle suggestioni, della festa e di tutto il resto, non è una semplice Kermesse ma una gara alla quale si partecipa per vincere. E questo vale, moltissimo, anche per me.

Grazie, Paolo e … alle prossime 1000!

 

Bonera.2

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