L’aura della laurea: l’Autore in un capitolo, e non ci sta stretto.

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Un capitolo intero.

In una tesi di laurea, dal titolo «L’enigma come stimolo all’apprendimento. Viaggio nella letteratura gialla fra i profumi della tavola e i legami del territorio», scritta da Claudia Cadei, studentessa della Università Cattolica Sacro Cuore di Brescia, che si è valsa della guida, nientemeno che, della professoressa Carla Boroni. E scusate se è poco.

L’analisi attenta, approfondita, direi circostanziata, di venti anni di lavoro da scrittore.

Una sensazione strana, ma piacevolissima, quella di leggere una dopo l’altra le sedici (sedici!) pagine che, bontà sua, la laureanda (ora brillantemente laureata in Scienza della formazione con 110 e la meritatissima aggiunta della lode) ha ritenuto di dedicare alla mia attività creativa, mostrandosi capace di interpretare con cura certosina e di leggere anche oltre ciò che compare nei romanzi  pubblicati.

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Qualche giorno fa, l’amico Bonera.2 se n’è nella sua rubrica «Goodmorning Brescia», postando un articolo in cui si narra di una laurea bresciana vista e vissuta dal vivo. Solo alla fine, come un esperto giallista (peccato che in questo blog l’unico vero esperto giallista sia io!) ha riservato la sorpresa.

Io, però, ho deciso di fare di più: qui di seguito (udite! udite!)  pubblico tutto il capitolo.

Buona lettura!

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Categorie: Scrittura.

Ex Libris – I fantasmagorici e pericolosi giochi di Stephen King

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La storia:

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La timida, insicura e (troppo) paffuta dodicenne Gwendy Peterson non ha un’adolescenza facile. Per dimagrire, sfuggendo così alle malevole attenzioni dei giovani bulli che con irridenti soprannomi la mettono in ridicolo con le amiche, ogni giorno sale la lunga scala che porta in cima a un’altura che sovrasta Castle Rock, la piccola cittadina in cui vive. Si chiama “la Scala del Suicidio” e non è stata battezzata così solo per un capriccio o per un caso.

Nel corso di uno di questi allenamenti, fa  la conoscenza del misterioso e inquietante Mr. Farris, che le consegna una molto particolare scatola di lucidissimo mogano: un apparato prodigioso che non solo produce in continuazione, come per magia, cioccolatini e antiche, rare e preziose monete d’argento, ma conferisce al suo possessore (al suo custode) poteri straordinari e terribili responsabilità.

Ci sono leve e pulsanti di diversi colori: alcuni si possono spingere tranquillamente, altri, invece…

 

Contenuti, spunti e riflessioni

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Che si tratti di un pagliaccio («It»), di un negozio di oggettistica stipato di giochi e curiosità di modernariato («Cose preziose»), di uno spettacolare modellino elettrificato («Revival») oppure di una scatola dei bottoni («La scatola dei bottoni di Gwendy», appunto) ciò che attira l’interesse dei bambini e dei “semplici di cuore”, nella narrazione di Stephen King può risultare molto attrattivo ma anche molto pericoloso.

Ci dev’essere un giacimento di desideri frustrati e paure infantili, nel “magazzino creativo” del grande scrittore del Maine, una cantina buia nella quale, al momento di cominciare una nuova opera, si cala, riluttante, timoroso ed eccitato quanto può esserlo un fanciullo che si deve arrampicare sulla scala scricchiolante che porta in soffitta.

A ben vedere il messaggio è sempre lo stesso, declinato in modi diversi grazie all’infinita fantasia e alla sopraffina tecnica di scrittura del Re: ciò che appare estremamente attrattivo, molto spesso, nasconde insidie inaspettate e spesso drammatiche. La tentazione di riuscire a cambiare il normale corso della vita, a superare le inevitabili difficoltà che costellano il cammino terreno, con artifici che prescindono dalle possibilità dell’individuo, che vadano oltre le sue capacità fisiche e mentali, in  poche parole di mettersi in competizione con Dio (o con Satana) non costituisce quasi mai la scelta migliore.

Un’idea e una suggestione, insomma, simili a quelle che sopinsero, a suo tempo, tipi come Johann Wolfgang GoetheOscar Wilde e Robert Louis Stevenson a scrivere tre capolavori della letteratura mondiale che rispondono ai titoli di  «Il ritratto di Dorian Gray», «Faust» e  «Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde».

Un interrogativo non nuovo ma, privo com’è e come per sempre rimarrà, di soluzioni logiche e/o empiricamente dimostrabili, destinato ad accompagnare, per quanto lungo potrà essere, il difficile e spesso affannoso procedere dell’umanità.

Perché ci sarà sempre una farfalla, in qualche angolo del mondo, in grado di provocare un uragano dall’altra parte del pianeta.

E, per dirla proprio con le parole del Dottor Faust, «La lotta tra Dio e il demonio è la battaglia dei vizi e delle virtudi».

La più importante di tutte, la “Madre” di ogni altra, perché è dentro ciascuno di noi che, aspramente, si combatte ogni giorno.

 

.Gli autori:

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Prima di indicarli, mi sia consentita un’osservazione: quando Stephen decide di scrivere un libro insieme a un altro autore, che sia Richard Chizmar, come in questa occasione, o Richard Bachman in altre, alla fine ciò che ne viene fuori è “un libro di Stephen King“.
Solo in un’occasione, quando l’ha fatto con suo figlio Owen King  in «Sleeping beauties» si è avvertita la presenza di altre mani. E non è detto che si sia trattato di un risultato positivo,
Detto questo, eccoli qui:
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Stephen King vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha. Le sue storie sono clamorosi bestseller che hanno venduto centinaia di milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Brian De Palma, Stanley Kubrick, Rob Reiner e Frank Darabont. Accanto ai grandi film, innumerevoli gli adattamenti televisivi tratti dalle sue opere. King, oggi seguitissimo anche sui social media, è stato insignito della National Medal of Arts dal presidente Barack Obama.

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Richard Chizmar è noto soprattutto come editore della casa editrice Cemetery Dance e redattore dell’omonima rivista, specializzata in particolare nel genere horror. Oltre a scrivere racconti, sceneggiature e a insegnare scrittura creativa.

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Titolo: La scatola dei bottoni di Gwendy

Autori: Stephen King e Richard Chizmar

Editore: Sperling & Kupfer

Collana: Pandora

Anno: 2018

Pagine: 240

Prezzo: € 17,90

EAN: 9788820064334

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Categorie: Scrittura.

Ex Libris (23) – Dalla Scozia con furore, tra delitti e misteri

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La vita di Tyron, solido ragazzo scozzese di buona  e tradizionale famiglia, studioso e assennato, è sconvolta da un fatto di sangue misterioso e drammatico. Il giovane ne esce senza danni immediati, ma il ricordo di quanto accaduto lo segnerà per la vita… e non sarà l’unica conseguenza. Al termine di un susseguirsi di drammatici colpi di scena, tra Glasgow, Cambridge, Londra, Parigi e Ginevra, ogni tassello dell’enigma troverà il suo posto.

In realtà, nellle circa centotrenta pagine del primo romanzo di Tito Gattoni, c’è davvero molto di più e molto di diverso. Cominciamo con i “generi” letterari che vengono toccati: il giallo, il mistery, l’horror, la spy-story e il thrilling, pur in una coerenza stilistica che richiama molto da vicino atmosfere e tempi da classico romanzo di avventura.

Una scrittura essenziale e pulita che si mantiene scorrevole e di piacevole lettura per tutta la durata del libro, benché non manchi, in più punti, un’accurata descrizione dei dettagli, sia quelli riferiti ai personaggi (numerosi e ben caratterizzati) che ai luoghi e agli ambienti in cui si dipana la vicenda.

Precisi e documentati gli interessanti riferimenti scientifici, sparsi tra le pagine del romanzo a piene mani.

Un plot ben congegnato e ben articolato che, grazie all’originalità della trama e al ritmo impresso alla narrativa, ben si presterebbe, a mio avviso, a una riduzione cinematografica o televisiva.

 

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  • Titolo: L’enigma di Tyron
  • Autore: Tito Gattoni
  • Editore: Liberedizioni
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Pagine:136
  • Prezzo:
  • EAN:9788898858989
  • ISBN:8898858981

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Il dr. Tito Gattoni è nato a Potenza il 27/03/46,  psichiatra, psicoterapeuta e criminologo, ha lavorato in strutture psichiatriche sia civili che giudiziarie, per oltre 30 anni, anche come  primario. Autore di una quindicina di pubblicazioni su argomenti psichiatrici e criminologici (una pubblicazione in una rivista americana),  è relatore di conferenze, che trattano argomenti psichiatrici, psicologici e sociali, in genere, in ambito pubblico e privato; ha frequentato corsi di trainig autogeno, ipnosi analitica immaginativa e psicoterapie brevi di tipo cognitivo-comportamentale ed analitico. Ha frequentato anche un corso di Omeopatia, presso la scuola S.i.M.O. di Milano e attualmente esercita attività come consulente tecnico di parte e libero professionista  presso ambulatori privati. Nel 2013 è stao docente al Master  Interdisciplinare di I livello “Mediazione Familiare”- presso l’Università Cattolica di Brescia. Nel 2016  la relazione “Impulsività e violenza incontrollata in grafologia” (al 30° Congresso Nazionale della Società ItalianCriminologia dal titolo “I perché del crimine”) poi pubblicata sulla rivista “Rassegna Italiana di Criminologia”. Nella 31^ edizione  della stessa manifestazione, dal titolo “Dalla parte delle vittime” ha presentato  il poster “Le scritture dei clochard, vittime delle metropoli”. Sempre per  Libere Edizioni ha pubblicato nel 2015 «Follia e criminalità – Narrazione di uno psichiatra presso l’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere» : il racconto in prima persona di un’esperienza unica, vissuta dallo psichiatra, a lungo operante presso la struttura.   ha presentato

“ Impulsività e violenza incontrollata in grafologia”, relazione tenuta al XXX Congresso Nazionale della Società Italiana di Criminologia “  I Perché del Crimine”- Firenze 24/26 ottobre 2016; pubblicazione nella Rassegna Italiana di Criminologia (pag. 62)

 

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Categorie: Scrittura.

Ex Libris (22) – Oh quante belle Dame, madama Carlà!

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Di Carla Boroni ho recensito altri libri (ricordo per esempio il bel saggio  «Appunti per il mio ‘900», questo il link della recensione postata a fine 2016: https://cardona.patriziopacioni.com/ex-libris-8-eh-cara-carla-si-fa-presto-a-dire-900/). Di lei ho sempre apprezzato quel cocktail di difficilissima preparazione costituito da erudizione, facilità di scrittura e capacità di sintesi e descrizione dei maggiori personaggi, fenomeni e movimenti culturali.

In  «Donne di cuori, donne di picche»  il lavoro, ancora una volta, riesce alla perfezione. Pochi ma significativi esempi di come il rapporto con il genere femminile possa influire, nel bene o nel male (cuori e picche, appunto) sulla nascita, sullo sviluppo e -a volte- anche sul declino di una carriera artistica. Ma vediamo da più vicino di cosa si tratta.

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C’è la donna passionale e indipendente, che si concede all’Artista, sì. ma non proprio tutta e non proprio fino in fondo. Scivolosa, sfuggente e, proprio per questo, ancora più attraente e affascinante.

C’è la donna mamma (non solo come figura, ma anche nell’accezione letterale del termine, visto che continua a partorire figli uno dopo l’altro nonostante ogni nuova gravidanza la sfianchi più della precedente), che si consuma come una candela per l’Amato.

C’è la genitrice algida e arcigna, che nega ogni tenerezza al figlio smarrito e complessato che ne reclama l’affetto.

C’è la donna creata sulla carta, ispirata forse all’Autore da un’altra donna, in carne e ossa, ma che prende vita propria e con l<’autore intesse una lunga (letteraria) storia d’amore.

C’è la sorella, amata, inseparabile, invadente, che preclude ogni spazio a ogni altra donna si avvicini o sembri avvicinarsi al Poeta.

C’è la Femme Fatale, l’attrice, la Divina, che incrocia la propria strada con l’Homme Fatal, l’avventuriero, il visionario, l’insaziabile, dando luogo a un passionale e sregolato scintillio di lame.

C’è la moglie perfetta. La roccia cui tenersi quando la vita frana, il salvagente con il quale galleggiare quando sale la marea.

C’è La donna in carriera (letteraria) matura e navigata che seduce il giovane Scrittore, irretendolo in una serie di fughe, di ritorni di fiamma, di gelosia impotente e indispettita. Chje altro non fa che riaccendere ogni tizzone rimasto sotto la cenere

C’è la donna della vita, l’altra metà di sé, che amerà il compagno e da lui sarà amata fino alla morte: prima la propria, poi quella di lui.

C’è l’amore virtuale, una volta per mezzo di un continuo rimpallo di epistole, invece che attraverso una tastiera e una chat. Sempre a un passo dal diventare carnale, ma mai (o quasi mai) trasformato in tale.

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Adesso associate alle figure femminili di cui sopra i seguenti rapporti:

Antonietta Fagnani Arese e Ugo Foscolo

Enrichetta Blondel e Alessandro Manzoni

Adelaide Antici e Giacomo Leopardi

La Pisana e Ippolito Nievo

Maria e Giovanni Pascoli

Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio

Lina Woefler e Umberto Saba

Sibilla Aleramo e Vincenzo Cardarelli

Jeanne Dupoix e Giuseppe Ungaretti

Lucia Rodocanachi ed Eugenio Montale

Dieci grandissimi scrittori, dieci figure femminili, donne di cuori e donne di picche, appunto, capaci di esaltare la creatività di poeti e narratori, con le buone o con le cattive, ma anche di stroncare le loro carriere letterarie se non anche di dannare le loro anime.

Carla Boroni si muove attenta e leggera tra loro, con la grazia di una danzatrice, con armonia e incisività di analisi,  donna capace di capire altre donne, studiosa abile a individuare e isolare con precisione chirurgica i brani più significativi composti da ogni artista citato, e di proporli al momento giusto.

Una preparatissima guida che prende per mano il lettore, immergendolo, letteralmente, nell’epoca di riferimento e nello spirito dei tempi, favorendo una visione immaginifica ma estremamente reale dell’ambiente e dei personaggi narrati.

Non la conoscenza in assoluto, ovviamente, ma il modo più garbato e incisivo, favorito dall’estrema scorrevolezza del tratto, per suscitare in chi legge quella curiosità che sola può portare ad approfondire, oltre alla biografia di alcuni dei maggiori protagonisti dell’800 e del ‘900 letterario, anche le loro opere e le motivazioni personali e le  linee guida dell’anima che ne  ispirarono la creazione.

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Titolo:  Donne di cuore, donne di picche

Autore:  Carla Boroni

Anno: 

Casa editrice: SEFER

Pagine:  154

Prezzo:  14  €

ISBN:  978-88-99144-22-7

 

 

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Categorie: Scrittura.

Ex Libris (21) – Versi romani pe’ ‘na data ‘ndimenticabbile

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L’ingenuità del Bene e l’astuzia del Male, eterno tema della Storia.

Da una parte i lupi, dall’altra gli agnelli, in un gioco crudele che finisce sempre nello stesso modo.

Praticamente è di questo che, partendo da “quer sedici de ottobre”,  l’orribile giornata che vide i nazisti rastrellare con metodica ferocia il ghetto di Roma per caricare di ebrei da avviare allo sterminio convogli su convogli di vagoni piombati, parla il poemetto in vernacolo romanesco scritto da Alberto Ciarafoni.

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Un affresco di straordinario nitore dell’antica filosofia ebraica mescolata, nel corso di una evoluzione secolare, all’autoironico fatalismo caratteristico del popolo romano, fedele nella ricostruzione storica dei fatti quanto poeticamente evocativo. Un remake lucido e spietato degli antichi e tristi giorni della deportazione in Egitto.

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E co’ la testa bassa, i rastrellati,

spinti avanti coi carci de’ fucili

(sistema certo tra li più ‘incivili

p’avelli suppergiù incolonnati)

se lagnaveno, tutt’arintronati

da li strilli de li tedeschi ostili

che echeggiaveno drento li cortili…

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in cui i miliziani delle SS si potrebbero tranquillamente confondere con i soldati del Faraone.

Un libro snello e intenso, in cui si percepisce la fatica spesa dall’Autore (con indiscutibile successo) nella ricerca delle parole più attagliate alla narrazione e alle atmosfere e, nello stesso tempo, più suggestive.

Da leggere, anche dai non-romani.

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  • Titolo: Quer 16 de ottobre.
  • Autore: Alberto Ciarafoni
  • Editore: Il Torchio (Padova) (1 gennaio 2016)
  • Collana: Il Torchio (Padova)
  • Pagine:
  • Prezzo:
  • ISBN-10: 8898669569
  • ISBN-13: 978-8898669561

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Diplomato attore alla Scuola di Teatro La Scaletta, Alberto Ciarrafoni collabora con la Fondazione Teatro dell’Opera di Roma ed è anche regista. Fra i suoi ultimi lavori, la messinscena del Rigoletto di Verdi (sue anche scene e costumi) che, a Genova, ha riaperto alla lirica il Teatro Gustavo Modena.

Sta lavorando alla rifinitura del testo «’A ritorzione» sull’eccidio delle Fosse Ardeatine e al montaggio del video Ta-pum, che ricorda l’artista clarense Nino Piccinelli. autore del celebre canto.

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   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Ex Libris (20) – L’Architetto Tarquini costruisce su due piani

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È un libro solo, ma è come se fossero due.

Ovvero, la storia è quella di Alberto Malini nato nel 1946 (proprio come l’Autore, guarda un po’ a volte il caso), insieme alla Repubblica nata dalle ceneri del secondo conflitto mondiale, appunto. Solo che la narrazione della vita del protagonista (architetto proprio come l’Autore, ri-guarda un po’) e al tempo stesso testimone  dello scorrere del tempo e dell’evolvere, nonché dell’involvere, di una società complessa e variegata come quella italiana, risulti drasticamente divisa in due.

Le prime centoquarantasei pagine scompongono la giovinezza dell’architetto Malini in una serie di “capitoli-racconti” che, inizialmente, riguardano essenzialmente personaggi collaterali attraverso i quali viene scandito lo scorrere del dopoguerra e del boom economico, per poi calare sul protagonista impegnato negli studi luceali e universitari e, soprattutto, in quel difficilissimo e mai tranquillo passaggio tra adolescenza e maturità.

Dopo di che, direi a sorpresa, cambia tutto: accelera il ritmo, cambia lo stile  con l’inserimento di una buona dose di dialoghi, quasi assenti nella prima parte, cambia il genere della narrazione che, divenuta serrata fino all’apnea, si trasforma, se si permette il neologismo, un “giallo-politico-economico con risvolti noir” dal sorprendente quanto imprevedibile finale (ma sarà realmente, il finale?)

La lotta è quella, eterna, tra il bene (che il disincantato e un po’ edonista architetto Malini interpreta a modo suo) e il male, impersonato da “piccoli poteri occulti” del tutto privi di morale e scrupoli. In particolare tra chi vuole davvero “costruire” per la città e per i cittadini e chi, invece, punta solo a una speculazione becera e predatoria. Interpretata e raccontata in un’ottica diversa dal solito, e già questo non è poco.

Di davvero omogeneo, in tutto il libro, c’è la pulita correttezza della scrittura, la meticolosa cura applicata dall’Autore nella discrezione di personaggi-ambienti-situazioni, la discreta (ma non troppo) presenza di architettura e urbanistica, dello sviluppo della polis, intesa sia in senso estetico che come interconnessione civile e sociale tra i suoi abitanti, l’impressione costante di un Scrittore che sa raccontare di altri ma anche di sé, offrendo al lettore la propria esperienza di formazione culturale e politica, gli ideali, le speranze realizzate e quelle spezzate, in un’ottica dolceamara di anni che troppo velocemente vanno via, scorrendo come sabbia tra le dita.

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Titolo: Coetaneo della Repubblica

Autore: Aldo Tarquini

Anno: 2017

Edito da: Europa Edizioni

Collana: Edificare Universi

Pagine: 316

Prezzo:  15,90 €

ISBN: 978-88-9384-332-4

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Categorie: Scrittura.

Formigine: tra i sapori di Modena e i rombi di Maranello … «Libri-Amo»

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Sabato scorso a Formigine, intervistato da Monica Tappa, Patrizio Pacioni ha ufficialmente “inaugurato” con la presentazione di «Cardona e gli ardori del giovane pensionato» una stagione di eventi che, per l’originale “bottega”  Libri-Amo, auguriamo lunga e densa di successo.

Una discussione che, grazie anche alla fantasia e al brio della conduttrice e al consueto franco mettersi in gioco dell’Autore, è andata ben oltre i contenuti di una normale presentazione, coinvolgendo anche tutti i presenti.

 

 

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Ho colto l’occasione per porre qualche domanda alla titolare Filomena Russo, fondatrice e gestore della nuova libreria al numero 33 della centralissima via Vittorio Veneto.

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Da dove viene Filomena Russo? Che percorso di vita e professione ha fatto per innamorarsi di scrittura e di libri, fino ad arrivare a «Libri-Amo»?

Il mio approccio alla lettura ed alla cultura si perde nella notte dei tempi! Sin da ragazzina, amavo circondarmi di libri che , in molti momenti della mia vita, sono stati il mio rifugio ed il mio strumento prediletto di evasione personale. I miei studi umanistici ( Diploma Classico e Laurea in Filosofia) mi hanno aperto le porte ad una varietà di autori, teorie e generi letterari che, probabilmente, non avrei scoperto ed apprezzato e che, anche oggi, determinano molte delle mie scelte letterarie e ne suggeriscono di nuove. Mi definisco una lettrice onnivora e compulsiva perché ogni libro è in grado di donare conoscenza ed arricchimento personale.

Prima di diventare una libraia ( che era il sogno della mia vita!) ho lavorato per oltre 15 anni in ambito Aziendale, all’interno degli uffici del Personale. Mi occupavo delle selezioni, dell’amministrazione e della formazione interna dei dipendenti; era un lavoro che amavo molto, ma la crisi mi ha buttato fuori dal circuito e, per circa un anno e mezzo, non ho lavorato. Avevo perso uno dei riferimenti cardine della mia vita! Alla fine, non mi sono data per vinta ed ho deciso di rimettermi in gioco con le mie sole forze realizzando un sogno. Ed ecco Libri-Amo…il mio sogno personalissimo!

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Filomena, come ti è venuta l’idea? Aprire una libreria, di questi tempi, al di fuori del franchising delle “Sette Sorelle” della letteratura italiana o dei circuiti che monopolizzano i grandi centri commerciali, è un’impresa al limite della temerarietà.

Sono stata spesso definita una persona coraggiosa per la scelta che ho fatto, ma credo che il coraggio sia ben altro! La mia è una scommessa con la vita, con la società, con l’economia perché ritengo che la positività e la passione per il proprio lavoro alla fine saranno ripagate. Credo in quello che faccio e sto cercando di farlo al meglio delle mie possibilità, senza padroni e gente che mi impone come svolgere il mio lavoro. Ecco la scelta di aprire una piccola libreria indipendente che, nella mia testa, significa libera!

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Perché, nella scelta dell’offerta commerciale di libri, hai scelto di privilegiare l’usato?

Io propongo una vasta scelta di libri usati ed un 20% di libri nuovi, per essere anche al passo con le nuove uscite più interessanti. La scelta è stata mossa da due fattori:

1. I libri costano tanto, a volte troppo e le persone devono avere la possibilità di coltivare la grande passione per lettura senza doversi mangiare lo stipendio (come capitava a me!). Le persone devono avere il diritto di continuare a gioire del piacere della carta e coloro che leggono poco spesso lo fanno proprio per un fattore economico. Un altro mio scopo è proprio consentire a talune persone di conoscere il libro, avvicinandosi pian piano ad esso (vale soprattutto per bambini e ragazzi).

2. In una cittadina come Formigine, composta da 37.000 abitanti, non esisteva una libreria dell’usato ed anche chi, come me, abita in collina deve arrivare a Modena ( circa 40 km dai monti…) per trovarne una. Io mi colloco a metà strada!

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Secondo Te, l’attività di una libreria si esaurisce nella vendita, magari estesa a una forma di consulenza ad personam che costituisce ancora uno dei piccoli vantaggi di un “negozio” di dimensioni ridotte… o c’è qualcos’altro ancora?

Vendere un libro è molto  più che vendere un oggetto. Un libro è una storia, un mondo, una sensazione, un’emozione che bisogna comunicare a chi sceglie di sfogliarne uno. Bisogna capire cosa cerca il cliente, che gusti ha, se ha voglia di aprirsi a nuove conoscenze o se preferisce restare nella sua zona di comfort. Se in quel momento il libro sarà un rifugio, uno sfogo, una fuga o uno strumento per arricchirsi. Il mestiere del libraio, se fatto con amore, è uno scambio di energie e pensieri profondi…è un meta-mestiere!

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Due domande sulla città in cui hai scelto di avviare questa nuova iniziativa. La prima è:come si pongono i formiginesi  rispetto alla lettura?

Formigine è una realtà molto frizzante ed accogliente per quanto riguarda la cultura, in generale. I cittadini sono molto propensi al miglioramento personale che coinvolge anche l’aspetto culturale. Il libro è visto come un ottimo strumento di diffusione e condivisione della conoscenza, a partire dalla tenera età, per cui direi che l’approccio verso il libro è positivo.

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La seconda: cosa pensi di poter fare per la Comunità e cosa ti aspetti che l’Amministrazione Pubblica possa fare per Te, in termini di possibili collaborazione nell’interesse superiore della cultura?

Quello che voglio offrire è uno spazio unico sul territorio, con una gestione “ old style” della libreria fatto di contatto umano e condivisione di passioni, ma con uno sguardo alla modernità ed a quello che oggi piace : gli eventi, gli incontri con gli autori, le letture di gruppo, i laboratori creativi per adulti e bambini….Sono sicura che il Comune noterà quanto sto realizzando e, da parte dell’Amministrazione, ho già avuto un primo contatto per attivare delle collaborazioni che mi permetteranno di affermarmi come realtà culturale in città, garantendomi di vivere la mia vita per e con i libri.

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  Il Lettore

 

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Ex Libris (20) – Fabio Mundadori, chef … da paura

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Il Commissario Cesare Naldi è stato allontanato dal posto di lavoro a seguito della ultima indagine, e il mostro è tornato: magari Bologna non morirà mai, come suggerisce il titolo della serie, ma continua a uccidere, eccome.

In «Ombre di vetro», il nuovo romanzo di Fabio Mundadori  edito da Damster, si respira  il terrore più terrore che c’è: quello di una mamma che porta in grembo una nuova vita e che sente minacciata la propria maternità.

Sì, perché il serial killer di turno si chiama Mammana, e potete immaginare quale sia il suo modo di lavorare. Come potrete pure facilmente intuire come l’ex commissario Naldi, che con Mammana già aveva avuto a che fare in passato, non resterà a guardare.

No, non potrà proprio farlo.

La ricetta dello scrittore bolognese è sempre la stessa, e continua a funzionare bene: una buona dose narrazione doppia, caratterizzata su due livelli temporali; un bicchiere colmo fino all’orlo di tensione e paura, mescolati in dosi uguale;  una manciata di indizi, né pochi né troppi, disseminati nelle pagine del romanzo; dialogo serrato sparso a neve; evoluzione delle vicende personali dei commissario e dei personaggi a lui collegati quanto basta.

Insomma , Fabio Mundadori  ha elaborato e continua a sviluppare uno stile proprio, riconoscibile a prima vista, e già questo è un grandissimo pregio in un mondo di cloni letterari più o meno riusciti. In più, romanzo dopo romanzo, si nota la crescita nella costruzione di meccanismi gialli sempre più complessi e armonici.

Si legge e si consuma volentieri, «Ombre di vetro», e lascia nel lettore la voglia di leggere il prossimo episodio della saga, ance per conoscere certi sviluppi che, con professionale malizia, l’Autore lascia come fili sospesi.

Un po’ come quegli additivi che, dicono, una certa catena  multinazionale di Fast Food, inserisca nei suoi paninozzi per creare dipendenza  nei suoi clienti. Solo che, stavolta, si tratta di sano e appetitoso salume nostrano, made in Emilia-Romagna sopeziato e arrostito alla perfezione dal cuoco Mundadori, 

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Il libro sarà presentato a Brescia venerdì 11 maggio p.v. A intervistare lo scrittore, al Caffè Letterario Primo Piano, sarà Patrizio Pacioni

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   Fabio Mundadori

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Bolognese,  è un esponente del giallo-noir italiano caratterizzato da uno stile di scrittura scorrevole e incisivo e per la capacità di concepire e narrare trame “di paura”.
Tra i molti riconoscimenti e premi conquistati, segnaliamo  nel 2008 il concorso Giallolatino e nel 2011 il Garfagnana in giallo (di cui presiede la giuria)

BibliografiaIo sono Dorian Dum (Ego edizioni 2010) – Occhi Viola (Ego edizioni 2012) – Dove scorre il male (Damster 2015) – L’altra metà della notte (Damster 2016)

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  • Titolo: Ombre di vetro
  • Autore: Fabio Mundadori
  • Editore: Damster;
  • Anno: 2018
  • Pagine: 302
  • Prezzo: 14 €
  • ISBN-10: 8868103265
  • ISBN-13: 978-8868103262

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   Il Lettore

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