Ex Libris (29) – Paola Barbato, un coraggio davvero… bestiale

Paola Barbato

Classe 1971, è milanese di nascita, bresciana d’adozione, prestata a Verona dove vive con il compagno, tre figlie e tre cani. Scrittrice e sceneggiatrice di fumetti, tra cui Dylan Dog, ha pubblicato Bilico, Mani nude (vincitore del Premio Scerbanenco), Il filo rosso, Non ti faccio niente e Io so chi sei (il primo titolo di una trilogia). Ha scritto e co-sceneggiato per la Filmmaster la fiction Nel nome del male, con Fabrizio Bentivoglio. 

www.paolabarbato.it

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Dopo «Io so chi sei» «Zoo» è il secondo capitolo di una trilogia del brivido e della tensione ideata e realizzata da Paola Barbato: un innovativo percorso narrativo che prevede la narrazione di un complesso di avvenimenti intrisi di straordinaria tensione emotiva che si dipanano contemporaneamente ma che assumono una precisa identità in dipendenza dell’angolazione attraverso la quale la storia viene osservata e riferita.

La trama:

Anna, bella e giovane donna che si crede padrona della propria vita, senza riuscire a ricordare né quando né come sia stata rapita, si trova prigioniera in un carrozzone da zoo, più esattamente in una gabbia viaggiante, all’interno di un buio capannone situato chissà dove. Sono con lei una decina di compagni di sventura: la Tigre, il Coccodrillo, le Scimmie, la Iena, il Serpente… esseri umani messi in crudele cattività da un misterioso carceriere, come le bestie che si trovano, loro malgrado, a impersonare . Alcuni di loro si sono adattati a quella grottesca situazione, accettando di giocare quel gioco perverso, altri si sono ribellati, inutilmente. Qualcuno è già impazzito. qualcun altro sta per farlo. Qualcuno, dei prigionieri, infine, semplicemente non ce l’ha fatta. Anna, però, vuole sopravvivere. Anzi, in qualsiasi modo ciò le sarà possibile, se le sarà possibile, è fermamente intenzionata a tornare nel mondo di fuori. A qualsiasi costo.

La mia lettura:

Paola Barbato crea storie e personaggi originali e integranti e scrive con una proprietà di linguaggio e un ritmo narrativo a dir poco eccellenti. 

Ho letto tutti i suoi libri, con grandissimo piacere e partecipazione, letteralmente divorandoli in poche ore dalla prima pagina all’ultima. Ho goduto, una per una, tutte le sceneggiature del fumetto Dylan Dog che la vedono tra i massimi interpreti del personaggio creato da Sclavi. Perfettamente naturale e logico, però, che, prima o poi, la sua “O” non riesca perfettamente tonda come quella che Giotto utilizzò per stupire e sconvolgere il buon Cimabue.

È esattamente, a mio avviso, il caso di «Zoo», il suo ultimo lavoro.

Non che si tratti di un cattivo romanzo, per intenderci. Cioè, “cattivo” sì, nel senso di tagliente, angosciante, rabbioso, come e più delle opere precedenti di Paola, ma…

Il fatto è che ciò che si è disposti a definire “buono”  (a volte anche “ottimo”) se firmato da un Autore qualunque, non è ugualmente valutabile se opera di un autentico Maestro del brivido e della suspence come la Barbato. Una di quelli che, avendo abituato i propri lettori all’eccellenza assoluta, è poi costretto a mantenere un livello elevatissimo in ogni sua uscita.

Il che, ovviamente, è materialmente impossibile. 

Così, tornando a parlare dell’oggetto di questa recensione, succede che «Zoo», pur ben pensato e ben congegnato (della perfetta tecnica narrativa e del superbo stile di scrittura di Paola mi sembra di essermi soffermato già più che abbastanza) non è quella che si possa definire a pieno titolo una “pietanza” cucinata alla perfezione.

Intanto sembra che, in certi passaggi di questo suo ultimo libro occasioni, Paola si lasci prendere un po’ troppo da una corrente splatter nell’accezione del termine tecnico più ampia, cioè non riferita esclusivamente all’effusione di sangue. Mi riferisco al trattamento dei corpi, descritti a volte con meticolosità tale, nelle loro manifestazioni più materiali, da far insorgere il sospetto che si tratti di un espediente appositamente praticato al fine di shockare e “orrorizzare” senza troppa fatica i lettori, cosa che a Paola certamente non serve né mai è servito fino a questo momento. Lei sa bene come prendere il lettore per la gola utilizzando meccanismi psicologici raffinati, senza bisogno di scorciatoie lastricate di  tracce ematiche, escrementi e deiezioni varie. Un’altra osservazione è che, in diversi passaggi, si avverte fin troppo la mano della “regista”. I personaggi, Anna (la nuova prigioniera) per prima, appaiono mossi come pezzi di una scacchiera, vale a dire diretti dove il giocatore (lo scrittore) vuole che vadano, interpreti di pensieri e di parole suggerite fin troppo palesemente dall’Autore, anziché mossi da un autonomo sviluppo delle proprie personalità e dei propri processi mentali. Privando così i più attenti lettori, di quella “illusione di realtà” che in qualche modo aiuta a immergersi ancora più a fondo nel dipanarsi della storia.

i collegamenti con l’altro romanzo «Io so chi sei», la cui scrittura e lettura sovrapposte potrebbero e dovrebbero rappresentare la nuova e golosa sfida lanciata a base stessa, prima ancora che al pubblico, dalla Barbato, non tolgono (ma neanche aggiungono)  significativi contributi all’opera. 

Di chi ha organizzato la tremenda messa in scena dello zoo umano, delle motivazioni che lo  hanno portato a farlo, dell’evoluzione della sua follia, si chiude il libro non conoscendone abbastanza. Il finale (a differenza di quello di tutti i precedenti romanzi di Paola, appare troppo compresso e, in qualche modo, ampiamente prevedibile, tradendo la preoccupazione dell’Autrice (vedi poche righe più sopra) di rinforzare il potenzialmente geniale collegamento tra narrazioni diverse che, forse, avrebbe meritato maggiore e più meticolosa pazienza.

Tutto ciò (doverosamente) premesso, quando si tratta di una nuova opera firmata Paola Barbato, il consiglio è sempre lo stesso: comprate e leggete, perché 

1) la perfezione non è di questo mondo e, a lungo andare, annoia;

2) con una scrittrice fenomenale come lei, alla fine, quella di leggere ciò che ha scritto si rivela sempre la più felice delle scelte. Sarà così anche con «Zoo».

3) La partita che ha ingaggiato Paola si svolge sulla lunghezza di tre round: il primo («Io so chi sei») è stato decisamente buono, del secondo abbiamo parlato e scritto… ma il terzo? Chissà che, leggendolo, anche «Zoo» non assuma aspetti che, in questo stadio dell’impresa, non si è stato in grado di cogliere. Non resta che attendere (con grande impazienza e curiosità, per quanto mi riguarda).

  • Titolo: Zoo
  • Autore: Paola Barbato
  • Editore: Piemme
  • Anno: 2019
  • Pagine 448
  • Prezzo: 18,50 €
  • ISBN 978-88-566-7028-8

Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Ex Libris (28) – Come vincere… con un Outsider!

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Gli ingredienti che usa Stephen King, a ben vedere, sono sempre gli stessi: le forze oscure del Male contrapposte a quelle più occulte e misteriose ancora del Bene, le tenebre che infestano certi siti maledetti e le anime degli esseri umani, mostri più o meno riconoscibili, menti eccelse che faticano a essere contenute indeboliti dalle psicosi o dalle malattie, il destino, la forza dell’amicizia, gli effetti taumaturgici del “fare squadra”, le inquietanti e spesso minacciose dimensioni parallele, il necessario sacrificio di pochi per tentare di salvare molti., il coraggio di spogliarsi delle proprie certezze per credere… anche all’incredibile.

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Criticarlo per questo, però, sarebbe un po’ come criticare uno chef stellato accusandolo di usare farina, zucchero, uova, patate, spezie, come fa tutti i giorni che Dio manda ogni buona casalinga (o casalingo).

Perché è come combinarli, certi ingredienti, come cuocerli, come presentarli nel migliore dei modi nel piatto, che è difficile, e il nostro Re di Portland, in questo, non è secondo a nessuno al mondo.

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Titolo: The Outsider
Autore: Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer
Anno: 2018
Pagine: 540
Prezzo: 21,90 €
ISBN: 978-88-200-6623-9

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La trama:

In una piccola città della grande provincia americana, un bambino viene violentato e trucidato nel più barbaro dei modi. Un avvenimento agghiacciante che scuote la vita della comunità, che reclama un colpevole. Viene arrestato, senza molti riguardi, un uomo che, sino a quel momento, si è comportato da cittadino integerrimo sotto ogni punto di vista, al punto di essere diventato un vero e proprio punto di riferimento per l’educazione non solo sportiva delle nuove leve. Peccato che alle prove inconfutabili della sua colpevolezza, si contrappongano prove, altrettanto inconfutabili, della sua innocenza. Bisognerebbe capire, prima di ogni altra cosa, come fa un essere umano a essere presente nello stesso momento in due posti lontani tra di loro centinaia di chilometri. La soluzione del caso, a questo punto, non potrà mai arrivare dall’aula di un tribunale: per arrivare alla verità un gruppo di coraggiosi dovrà intraprendere un pericolosissimo viaggio nelle tenebre del Male e all’interno delle proprie insicurezze.

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La mia lettura:

Forse non sarà il più bel romanzo scritto da Stephen King, ma, senza ombra di dubbio, si tratta di una storia ben congegnata e raccontata. A cominciare dalla maliziosa “trappola iniziale” che l’autore tende ai lettori: quella di far credere che il protagonista delle oltre 500 pagine di cui è composto il libro sia uno che invece…

Nell’ «Outsider», come già premesso all’inizio di questo post, sono presenti molte delle tematiche care a SK, compreso quel divertito ammiccare alle tradizioni “spaventa-bimbi” dei bei (?) tempi andati: stavolta tocca a un uomo nero messicano, il tenebroso El Cuco, accompagnato dalla ironica memoria dei b-movies ispanici della serie delle pittoresche “luchadoras”

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Ritmo serrato, colpi di scena continui, dalla prima all’ultima pagina. Orrori in quantità. Per chi ama King e il suo mondo, un’ottima lettura.

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Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (156) – Amarcord alla bresciana in salsa siciliana

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In questa occasione, visto l’argomento e… i riferimenti (dalla sempre curiosa e sapientemente divulgativa critica letteraria di Carla Boroni alla grande, prestigiosa e mai troppo rimpianta kermesse letteraria bresciana «A qualcuno piace giallo»), ho ritenuto opportuno, per questo articolo, cedere spazio a Patrizio Pacioni che di quel festival fu più volte ospite.

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I desideri che più si ricordano, che più s’imprimono nella memoria e nell’anima di un essere umano, molto spesso sono proprio i desideri inappagati. Più è grande l’ “oggetto del desiderio”, poi, più queste reminiscenze si colorano e si vestono di gala.

Ebbene, nei tristi giorni del commiato di uno dei più famosi, fantasiosi e prolifici autori italiani del XX e XXI secolo, Andrea Camilleri, è proprio il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato (anche se, in diverse occasioni, mancò davvero per un soffio) l’originale chiave di lettura di cui l’attenta e sempre sagace Carla Boroni si serve per celebrare il grande scrittore scomparso.

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«Provai a farlo venire a Brescia praticamente in ogni modo e in ogni occasione che mi fu possibile farlo» ricorda Carla.

«Lo invitai in qualità di organizzatrice di una serie di incontri letterari per conto dell’Università Cattolica, della serie di appuntamenti “I lunedì del Sancarlino”, tentai, insieme con le mie compagne di avventura Magda Biglia, Sonia Mangoni e Milena Moneta in occasione di varie edizioni di “A qualcuno piace giallo” (ottenendo almeno una presenza virtuale attraverso un filmato realizzato in esclusiva per noi) e, infine, in qualità di Direttore del CTB… (ottenendo in questo caso, almeno, la non piccola “consolazione” di un’indimenticabile presenza di Luca Zingaretti» aggiunge, inframmezzando la memoria, come le è proprio, con la non arida menzione di una serie di opere che scandirono la carriera creativa di Camilleri.

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Carla Boroni, conosciuta affettuosamente e stimatissima da ormai numerose generazioni di studenti e studentesse, ha esercitato sulla vita culturale e sociale di Brescia (e tutt’ora esercita, e ci si augura che continuerà a esercitare ancora per lunghissimo tempo) una importante influenza positiva e propositiva in qualità di formatrice, divulgatrice, saggista e insegnante.

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Insomma. potete credermi: per quanto riguarda Brescia, lo stesso grande Camilleri (che di personaggi se ne intendeva parecchio) non avrebbe potuto e saputo scegliere, per ricevere l’ultimo saluto più affettuoso e suggestivo, un personaggio più indicato di lei .

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Categorie: Giorni d'oggi e Scrittura.

Ex Libris (27) «Elevation»: più efficace di una predica e di cento trattati

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Intendiamoci: prima di ogni altra cosa «Elevation» è un gran bel romanzo, appassionante e, in diversi punti, commovente e struggente, scritto con la consueta maestria dal celeberrimo “Zio” di Portland.

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Solo che, rispetto alla consueta produzione kinghiana, è anche qualcosa di meno, qualcosa di diverso e qualcosa di più.

Di meno per la lunghezza del testo, meno di 200 paginette che si leggono in un pomeriggio.

Di diverso perché la presenza dell’occulto e del soprannaturale restano confinate allo spunto narrativo della misteriosa “perdita di peso”, senza che lo scrittore si addentri nel suo oscuro mondo narrativo intessuto di oscuri misteri.

Di più, infine, perché forse per la prima volta, perlomeno con questa nettezza di presa di posizione, Stephe King si schiera su una precisa e tutt’altro che timida linea ideologica coincidente con la difesa dei diritti e delle libertà civili e con la strenua lotta contro il conformismo e il gretto moralismo che tanti danni possono apportare alla società civile. Il nocciolo del messaggio che l’autore vuole trasmettere ai lettori, infatti, è l’analisi e la denuncia delle difficoltà incontrate dalla coppia di “lesbeche” (la deformazione del termine è assolutamente voluta e giustificata nel corso della narrazione) Mc Comb e Donaldson, colpevoli di non nascondere, ma vivere alla luce del sole, il proprio orientamento sessuale,

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Titolo: Elevation
Autore: Stephen King
Anno edizione: 2019
Editore: Sperling & Kupfer
Collana: Pandora
Pagine: 194
Prezzo: 15,90
EAN: 9788820066932

La trama

Scott Carey, progettista e realizzatore di siti web commerciali, si accorge che sta velocemente dimagrendo. Sin qui niente di particolarmente strano, se si esclude il fatto che quanto segnato dalla bilancia non è confermato da cambiamenti visibili della sua non indifferente stazza. Ancora più singolare, al punto di sbalordire l’amico Bob Ellis, medico in pensione, è che gli abiti che Scott indossa, scarpe, chiavi e monete compresi, una volta che gli sono indosso, perdono qualsiasi capacità di influenzare l’ago della bilancia. L’inquietante processo va avanti e si accelera, verso un prevedibile quanto inevitabile esito, senza tuttavia turbare più di tanto il protagonista. Gli rimarrà anzi il tempo e l’occasione di “sistemare certe cose”, spingendolo a impegnarsi allo stremo nella lotta contro la discriminazione nei confronti delle diversità e i pregiudizi che permeano larga parte della grande provincia americana. E nella scoperta e nella conquista di nuove, sincere e sorprendenti amicizie.

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Stephen King

STEPHEN KING

Vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha. Le sue storie sono bestseller che hanno venduto centinaia di milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Brian De Palma, Stanley Kubrick, Rob Reiner e Frank Darabont. Accanto ai grandi film, innumerevoli gli adattamenti televisivi tratti dalle sue opere. King, oggi seguitissimo anche sui social media, è stato insignito della National Medal of Arts dal presidente Barack Obama.

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Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Ex Libris (26) – Wanda Morandini, immagini e parole

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Se questo metereologicamente isterico 2019 ci ha totalmente privato della primavera, assegnandola in pari misura all’inverno (al declino) e all’estate (in entrata), io di primavere posso regalarvene addirittura mille.

Perché la recensione di oggi, appunto, è dedicato al libro che s’intitola esattamente «Mille primavere» , scritto e disegnato dalla giovane bresciana Wanda Morandini.

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La trama:

Giada e Chiharu hanno tredici anni quando il destino decide di allontanarle: la loro storia inizia proprio quando sembra essere finita. È la storia di una grande amicizia, di un invisibile filo che si allunga, si riavvolge, si spezza e si riannoda, e che le due ragazze non lasceranno mai andare, a costo di mettersi contro ogni logica, ogni legge e contro il destino stesso. Perché il destino è ancora tutto da scrivere, anche quando ogni speranza sembra perduta. In un mondo gentile che nasconde un grande vuoto, Giada e Chiharu scopriranno che possono ancora esistere il coraggio e la fiducia, che a ogni risposta corrisponde una nuova domanda e che non bisogna mai smettere di voler imparare. Ma ciò che più desiderano scoprire è il tepore che si prova quando ci si riabbraccia dopo tanto, tantissimo tempo.

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Come l’ho letto io:

Un salto di 800 anni avanti nel tempo, ma potrebbero essere soilo cento, o mille, e nella sostanza non cambierebbe nulla, o semplicemente il conteggio potrebbe riguardare un altro mondo o un’altra dimensione.

Un compleanno festeggiato ogni 29 di febbraio, un po’ per scelta eccentrica, un po’ per travisare la lentezza di un trascorrere rallentato nel succedersi delle stagioni da un’inconfessabile origine aliena.

Questo e altro è Giada, ma per la deteminata e sempre pragmatica Chiharu è solo l’amica del cuore, l’altro polo di un rapporto magnetico talmente potente da tenerle legate anche quando si trovano a grandissima distanza.

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Le protagoniste di questo singolare romanzo epistolare di Wanda Morandini sono loro, tutti gli altri (il resto del mondo) solo sfondo in basso rilievo, presente più per necessità narrativa che per scelta dell’autrice.

È una scrittura pulita e coincisa, quella di Wanda, un viaggio all’interno di un’anima unica, anche se apparentemente suddivisa in quelle delle due protagoniste. Azzarderei dire che è un viaggio interiore che l’autrice, protetta dal batiscafo della fantasia (e del fantasy) intraprende calandosiin modo intrepido  nelle proprie sensibilità, aspirazioni, paure e speranze, all’interno della propria anima.

L’aspettativa di un incontro, o meglio, di quell’incontro, capace di cambiare fuori e dentro, che può anche non arrivare mai, ma che non si può mai smettere di sognare, simboleggiato dall’abbraccio tra le due amiche, vicino nei cuori di Giada e Chilaru, ma talmente difficile da realizzare da sembrare, a volte, obbiettivo irragiungibile.

Ma, al di là di una trama sostanzialmente semplice e lineare, di cui lascio il dovuto spazio alla vostra lettura, i temi trattati nel libro sono molteplici. Primo tra tutto quello dell’accettazione delle diversità culturali e razziali (in questo caso estremizzate attraverso la natura aliena di Giada), sia per quanto riguarda gli altri che per ciò che attiene a se stessi. Poi la natura di romanzo di formazione e viaggio, che, grazie alla verde età, permette all’autrice di scavare dal di dentro nelle pieghe di quel delicatissimo passaggio che porta ogni essere umano dall’adolescenza alla maturità. Il tutto attraverso un utilizzo di una fantasia talmente ricca e spontanea da permettere a Wanda Morandini di descrivere in dettaglio e con assoluta credibilità letteraria, situazioni, luoghi e personaggi che non esistone, né mai esisteranno.

Semplicemente incantevoli, e assolutamente pertinenti al dipanarsi della trama, le illustrazioni (opera della stessa narratrice, non a caso nipote di un certo Gi Morandini) inserite, numerose, a corredo di una scrittura di sorprendente nitore. 

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Il tutto perfettamente idoneo e fortemente suggestivo nella descrizione di «quel mondo gentile che nasconde un gran vuoto» in cui le due amiche si trovano a vivere la grande amicizia che le lega e (soprattutto) le collega indissolubilmente.

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Titolo: Mille primavere
Autore: Wanda Morandini
Anno edizione: 2019
Editore: Mannarino
Pagine: 234 p., ill. , Brossura
Prezzo 15 €
EAN: 9788896708903
 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Wanda.jpg  Wanda Morandini è di origine polacca, ma è nata e risiede nel Bresciano. Diplomata al Liceo Artistico e laureata in Fotografia, ha maturato un’autentica passione per l’illustrazione in tenerissima età. Appassionata di manga, sta compiendo un percorso artistico di grande spessore che passando per la mediazione culturale tra cultura estremo-orientale (in particolare giapponese) e valori culturali occidentali, arrivando a si estrinseca in un’attenta e originale introspezione dell’anima.

 

 

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Categorie: Scrittura.

Il vento del sud che riscalda il Salone

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C’è chi afferma che, grazie ai flussi di lavoratori che nel corso degli anni si sono trasferiti dal meridione per lavorare con la Fiat e il suo indotto, Torino sia “una delle più grandi città del sud Italia“.

Una esagerazione, probabilmente, che però può risultaree utile a comprendere il profondo legame che unisce il capoluogo piemontese ad altre regioni come Sicilia, Calabria, Puglia e Campania.

Ieri mattina. però, nel corso del mio annuale “pellegrinaggio letterario” al Lingotto, mi sono reso conto che questo canale di comunicazione risulta ancor più potenziato e valorizzato da alcune delle presenze-testimonianze presso il 32° Salone Internazionale del Libro.

Il primo spunto di riflessione arriva dalla Sicilia.

 

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«La serietà professionale è al tempo stesso il nostro miglior biglietto da visita e la nostra legge assoluta» esordisce Giuseppe Manitta, laureato in lettere classiche e specializzato in letteratura italiana, autore di alcuni studi di italianistica, presente al Salone quale direttore editoriale de “Il Convivio Editore” presente a Torino con un curato stand.

La casa editrice, oltre a pubblicare una serie di opere di autori accuratamente selezionati, è anche partner fondamentale dei concorsi letterari organizzati dall’omonima associazione.

«Per garantire un’assoluta omogeneità di giudizio e la dovuta trasparenza nella valutazioni degli elaborati relativi alle varie categorie di partecipazione (poesie, prosa, saggi e testi teatrali – ndr)  ogni giurato deve leggere e votare tutte le opere in concorso. In caso di notevoli discrepanze tra una valutazione e l’altra su questo o quel lavoro, si procede a un’approfondita discussione plenaria».

Richiesto di un approfondimento sulla parte relative alla parte teatrale, nato come esperimento ma confortato di risultati oltremodo positivi sia in punto partecipazione (attestata intorno ai cento elaborati pervenuti su circa cinquecento di opere partecipanti al complesso dei concorsi) e rivelatosi un autentico successo, così risponde: «Ai premi “Angelo Musco” e “Giuseppe Antonio Borgese” -destinati a unificarsi in occasione dei prossimi bandi, è associata la nascita e lo sviluppo di una collana di pubblicazioni dedicate specificamente al Teatro, che non ha uguali in Italia nel conferire visibilità, dignità e spessore alla drammaturgia di ogni tipo».

Proprio per le stampe de Il Convivio, prossimamente, sarà pubblicato il dramma scritto da Patrizio Pacioni e ispirato al diario di Manuela Costalli, vedova dell’amianto che si è aggiudicato uno dei primi premi del concorso di quest’anno, la cui premiazione si terrà in una prestigiosa sede istituzionale di Catania.

 

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La seconda segnalazione, invece, riguarda la Campania e, più precisamente, Napoli, dov’è nata e opera la “Marotta e Cafiero Editori“.

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La prima cosa che mi ha colpito, se avete guardato con attenzione la foto,  è la scritta apposta in bella vista sulla parte superiore dello stand (e chiarita con quella che compare invece sul bancone) e che si riferisce al nome della libreria nata a Scampia.

«La bottega è stata fondata da parenti di una vittima del tutto estranea all’attività malavitosa, coinvolta casualmente in una sparatoria tra csmorristi, nata aPositano e presto trasferita, appunto, a Scampia. Giovani “autoctoni” che hanno deciso d’investire impegno e risorse nell’unica libreria presente nella zona nord di Napoli»  dichiara  Rosario Esposito La Rossa, presidente della casa editrice e libraio.

 

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«Le nostre pubblicazioni spaziano dalla c.d. “editoria terrona” (il cui scopo è di scoprire e valorizzare i più talentuosi autori meridionali)  alla letteratura per ragazzi, con sempre maggiore attenzione anche per quanto avviene nel resto del territorio italiano e internazionale» aggiunge subito dopo, per concludere con orgoglio  «Si cerca nel contempo di fornire un convinto contributo alla riqualificazione di un territorio obbiettivamente difficile e problematico, mediante per esempio, cl’adibizione a nuove funzionalità a luoghi in passato utilizzati delittuosamente dalla camorra. stato il caso, per esempio, di una terrazza utilizzata come tribunale criminale, diventata sede di una ciclo-officina  e di una radio popolare»

 

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Il Convivio Editore è un marchio di qualità da anni presente nel panorama italiano e che propone ai lettori opere singolari dal thriller al romanzo letterario, dal giallo al fantasy, dai libri per bambini alla saggistica universitaria, dalla poesia ai libretti teatrali. Inoltre, è presente nei più prestigiosi saloni del libro, nelle fiere letterarie, nelle librerie e nei circuiti on-line.

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Marotta & Cafiero ha origine dalla famosa casa editrice napoletana “Alberto Marotta Editore”, che negli anni ’60 balzò agli onori della cronaca editoriale con pubblicazioni di altissimo livello. Negli anni ’80 le redini editoriali passano da Alberto Marotta a suo figlio, Tommaso Marotta, che guiderà l’impresa familiare sotto il nome di “Tommaso Marotta Editore” fino al 2000, anno in cui entra in società Anna Cafiero, il cui cognome dà la dicitura all’attuale Marotta & Cafiero editori. Nel 2010, dopo 50 anni sotto la guida della famiglia Marotta, l’impresa viene rilevata da Rosario Esposito La Rossa e Maddalena Stornaiuolo, dell’associazione Vo.di.Sca. (Voci di Scampia) che trasportano la storica sede di Posillipo nel quartiere di periferia di Scampia, trasformandola in una casa editrice indipendente che si occupa di narrativa sociale e d’impegno con particolare riferimento alla città di Napoli. La Marotta & Cafiero non vuol essere solo una società capitalista che usa come fonte di guadagno la letteratura, il prodotto libro, ma un’impresa culturale-politica, che si occupa dei problemi del suo tempo, che utilizza la carta stampata come strumento di cambiamento delle coscienze e della società.

 

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Ex Libris (26) – Anche un italiano può essere straniero in casa sua

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Di Salvatore Maira ci si è occupati in questa rubrica, esattamente nel luglio 2016, con la mia recensione di «Diecimila muli» che, se ne avete voglia, potere rileggere (o leggere per la prima volta, qualora non l’aveste già fatto allora) attraverso il sottostante link:


https://cardona.patriziopacioni.com/ex-libris-5-i-diecimila-muli-di-salvatore-maira-sono-in-3d/

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Adesso, però, è venuto il momento di parlarvi della nuova uscita,
«Ero straniero», che ho finito di leggere nei giorni scorsi.

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Migranti e mercanti di uomini, bianchi e neri, musulmani, cristiani e senza Dio, sfruttati, sfruttatori, caporali e migranti: un brodo primordiale di coltura dove ogni specie di forma di vita, dal virus all’eroe, può prendere vita e svilupparsi.
È un romanzo corale, «Ero straniero», con molti personaggi principali e secondari, è un romanzo in cui, con il progredire della narrazione, vengono sacrificati alcuni pezzi, come in una partita di scacchi, ma nessuno mai per errore o per distrazione: è l’inevitabile e inesorabile corso della vita che, per ogni conquista, per ogni resistenza, chiede sempre un prezzo, a volte salatissimo.
È una storia appassionante e avvincente, che pagina dopo pagina acquista pathos e suscita sempre nuovi spunti di curiosità e interesse.
Saro, la figura principale, è un giovane uomo a metà, costantemente in bilico tra l’aspirazione al bene e il richiamo del male, riesce ad accogliere le contrarietà, le ingiustizie e le violenze perpetrate da un mondo gravemente malato, come una palestra che lo indurisce e lo rafforza. L’incontro con Adele, dolcissima e (apparentemente) fragile suorina in crisi di vocazione, è l’incontro con una moderna, umile Beatrice, capace di condurlo per mano oltre le fiamme dell’inferno.
C’è anche il drago, in questa moderna fiaba metropolitana, anzi, i draghi: potenti spavaldi, funzionari corrotti, manovalanza criminale priva di ogni scrupolo, individui immorali e amorali capaci, con le loro guaste e smodate pulsioni, di corrompere irreparabilmente anche ciò che è puro. Artistici altorilievi  che descrivono un osceno e spaventoso bestiario.
Un campo minato da attraversare in tutta la sua lunghezza, oltre il quale Saro, sia pure con grandissima difficoltà, finirà per scoprire che, forse, il metodo migliore per combattere certi mostri non è sempre e solo un colpo di spada da affondare nel loro cuore nero.
E c’è posto anche per l’amore, sì, per fortuna, quello che salva gli individui e il mondo, quando è vero amore. Un amore che nasce a sorpresa e cresce in sordina, faticando non poco a trovare la via di una completezza anche carnale, frenato com’è dalla paura che si possa trattare solo di un desiderio dell’anima, di un sogno.
Ed è proprio questo Amore a lasciare aperto il finale, che più aperto non si può.

Davvero un bel libro, insomma: ben scritto, evocatore d’immagini e di sentimenti, di nefandezze e di valori, attraverso una narrazione serrata che risente beneficamente di quell’attitudine al montaggio di fatti e scene che a un esperto di cinema, come Maira, non devono e non possono mai fare difetto.

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Studioso di letteratura contemporanea (è laureato in Lettere e Filosofia ed è ricercatore di Letteratura Italiana all’Università di Roma) dal 1974 al 1977 Salvatore Maira lavora per una casa editrice, poi esordisce alla regia con un telefilm giallo per la RAI. Nel 1978 è ideatore e co-sceneggiatore di una miniserie in cinque puntate tratta dai racconti polizieschi di don Isidro Parodi scritti nel 1942 da Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares.
Nel 1999 dirige Amor nello specchio, tratta della commedia di Giovan Battista Andreini, di cui aveva curata un’edizione critica.
Negli ultimi anni ha anche preso parte all’attività della Fondazione Cinema nel presente (ideata da Citto Maselli), partecipando a film collettivi come quello sui fatti del G8 di Genova
a e dirigendo un documentario sul crollo della scuola di San Giuliano di Puglia (dove morirono 27 bambini e un’insegnante) causato dal terremoto del Molise del 2002.

(da Wikipedia)

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Titolo: Ero straniero
Autore: Salvatore Maira
Editore: Bompiani
Anno: 2019
Pagine: 746
Prezzo: 19 €
ISBN: 978-88-452-8197-6

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Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Aspettando Marzia

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Abbiamo il piacere di proporre un articolo appena pubblicato sulla rivista Prisma, curata e diretta dal giornalista RAI Gianni Maritati.

“Marzia e il salumiere – Storia di un fiore reciso” di Patrizio Pacioni
(Recensione di Anna Rizzello)

Patrizio Pacioni è autore non solo di molti lavori teatrali ma anche di racconti e fiabe, di romanzi fantastico-didascalici e noir. Drammaturgo di misteri neri italiani e non solo, è stato più volte premiato. Sempre pronto ad indagare tra i drammi sociali, si avventura con profonda sensibilità e un pizzico di fantasia in creazioni di pièce e di libri sapendo offrire supporti culturali non comuni. I retroscena di situazioni e i processi psicologici interiori lo attirano ormai da anni e sono la base del suo successo! Nel suo libro “Marzia e il Salumiere” risalta immediatamente una descrizione particolareggiata dell’ambiente dove si svolge la storia: è un vero e proprio bel testo teatrale con didascalie dettagliate, suggerimenti sul tono della voce e, per così dire, il tipo di respiro che il personaggio deve fare. L’aspetto della realtà è simile a quello della narrazione ed è una caratteristica apprezzabile che attrae l’attenzione del lettore quanto quella dello spettatore in teatro così come accade nelle opere dei grandi drammaturghi del passato. Marzia e il Salumiere si legge in un battibaleno perché è reale, scritto bene, coinvolgente e suscita non solo curiosità di sapere cosa è accaduto prima, ma anche un forte desiderio di scoprire cosa accadrà dopo! Sa lasciare con il fiato sospeso. “Che siano i morti a seppellire i morti”: frase da brivido verso la conclusione di questa pièce!

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Categorie: Scrittura e Teatro & Arte varia.