Ex Libris (26) – Wanda Morandini, immagini e parole

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Se questo metereologicamente isterico 2019 ci ha totalmente privato della primavera, assegnandola in pari misura all’inverno (al declino) e all’estate (in entrata), io di primavere posso regalarvene addirittura mille.

Perché la recensione di oggi, appunto, è dedicato al libro che s’intitola esattamente «Mille primavere» , scritto e disegnato dalla giovane bresciana Wanda Morandini.

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La trama:

Giada e Chiharu hanno tredici anni quando il destino decide di allontanarle: la loro storia inizia proprio quando sembra essere finita. È la storia di una grande amicizia, di un invisibile filo che si allunga, si riavvolge, si spezza e si riannoda, e che le due ragazze non lasceranno mai andare, a costo di mettersi contro ogni logica, ogni legge e contro il destino stesso. Perché il destino è ancora tutto da scrivere, anche quando ogni speranza sembra perduta. In un mondo gentile che nasconde un grande vuoto, Giada e Chiharu scopriranno che possono ancora esistere il coraggio e la fiducia, che a ogni risposta corrisponde una nuova domanda e che non bisogna mai smettere di voler imparare. Ma ciò che più desiderano scoprire è il tepore che si prova quando ci si riabbraccia dopo tanto, tantissimo tempo.

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Come l’ho letto io:

Un salto di 800 anni avanti nel tempo, ma potrebbero essere soilo cento, o mille, e nella sostanza non cambierebbe nulla, o semplicemente il conteggio potrebbe riguardare un altro mondo o un’altra dimensione.

Un compleanno festeggiato ogni 29 di febbraio, un po’ per scelta eccentrica, un po’ per travisare la lentezza di un trascorrere rallentato nel succedersi delle stagioni da un’inconfessabile origine aliena.

Questo e altro è Giada, ma per la deteminata e sempre pragmatica Chiharu è solo l’amica del cuore, l’altro polo di un rapporto magnetico talmente potente da tenerle legate anche quando si trovano a grandissima distanza.

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Le protagoniste di questo singolare romanzo epistolare di Wanda Morandini sono loro, tutti gli altri (il resto del mondo) solo sfondo in basso rilievo, presente più per necessità narrativa che per scelta dell’autrice.

È una scrittura pulita e coincisa, quella di Wanda, un viaggio all’interno di un’anima unica, anche se apparentemente suddivisa in quelle delle due protagoniste. Azzarderei dire che è un viaggio interiore che l’autrice, protetta dal batiscafo della fantasia (e del fantasy) intraprende calandosiin modo intrepido  nelle proprie sensibilità, aspirazioni, paure e speranze, all’interno della propria anima.

L’aspettativa di un incontro, o meglio, di quell’incontro, capace di cambiare fuori e dentro, che può anche non arrivare mai, ma che non si può mai smettere di sognare, simboleggiato dall’abbraccio tra le due amiche, vicino nei cuori di Giada e Chilaru, ma talmente difficile da realizzare da sembrare, a volte, obbiettivo irragiungibile.

Ma, al di là di una trama sostanzialmente semplice e lineare, di cui lascio il dovuto spazio alla vostra lettura, i temi trattati nel libro sono molteplici. Primo tra tutto quello dell’accettazione delle diversità culturali e razziali (in questo caso estremizzate attraverso la natura aliena di Giada), sia per quanto riguarda gli altri che per ciò che attiene a se stessi. Poi la natura di romanzo di formazione e viaggio, che, grazie alla verde età, permette all’autrice di scavare dal di dentro nelle pieghe di quel delicatissimo passaggio che porta ogni essere umano dall’adolescenza alla maturità. Il tutto attraverso un utilizzo di una fantasia talmente ricca e spontanea da permettere a Wanda Morandini di descrivere in dettaglio e con assoluta credibilità letteraria, situazioni, luoghi e personaggi che non esistone, né mai esisteranno.

Semplicemente incantevoli, e assolutamente pertinenti al dipanarsi della trama, le illustrazioni (opera della stessa narratrice, non a caso nipote di un certo Gi Morandini) inserite, numerose, a corredo di una scrittura di sorprendente nitore. 

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Il tutto perfettamente idoneo e fortemente suggestivo nella descrizione di «quel mondo gentile che nasconde un gran vuoto» in cui le due amiche si trovano a vivere la grande amicizia che le lega e (soprattutto) le collega indissolubilmente.

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Titolo: Mille primavere
Autore: Wanda Morandini
Anno edizione: 2019
Editore: Mannarino
Pagine: 234 p., ill. , Brossura
Prezzo 15 €
EAN: 9788896708903
 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Wanda.jpg  Wanda Morandini è di origine polacca, ma è nata e risiede nel Bresciano. Diplomata al Liceo Artistico e laureata in Fotografia, ha maturato un’autentica passione per l’illustrazione in tenerissima età. Appassionata di manga, sta compiendo un percorso artistico di grande spessore che passando per la mediazione culturale tra cultura estremo-orientale (in particolare giapponese) e valori culturali occidentali, arrivando a si estrinseca in un’attenta e originale introspezione dell’anima.

 

 

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Il vento del sud che riscalda il Salone

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C’è chi afferma che, grazie ai flussi di lavoratori che nel corso degli anni si sono trasferiti dal meridione per lavorare con la Fiat e il suo indotto, Torino sia “una delle più grandi città del sud Italia“.

Una esagerazione, probabilmente, che però può risultaree utile a comprendere il profondo legame che unisce il capoluogo piemontese ad altre regioni come Sicilia, Calabria, Puglia e Campania.

Ieri mattina. però, nel corso del mio annuale “pellegrinaggio letterario” al Lingotto, mi sono reso conto che questo canale di comunicazione risulta ancor più potenziato e valorizzato da alcune delle presenze-testimonianze presso il 32° Salone Internazionale del Libro.

Il primo spunto di riflessione arriva dalla Sicilia.

 

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«La serietà professionale è al tempo stesso il nostro miglior biglietto da visita e la nostra legge assoluta» esordisce Giuseppe Manitta, laureato in lettere classiche e specializzato in letteratura italiana, autore di alcuni studi di italianistica, presente al Salone quale direttore editoriale de “Il Convivio Editore” presente a Torino con un curato stand.

La casa editrice, oltre a pubblicare una serie di opere di autori accuratamente selezionati, è anche partner fondamentale dei concorsi letterari organizzati dall’omonima associazione.

«Per garantire un’assoluta omogeneità di giudizio e la dovuta trasparenza nella valutazioni degli elaborati relativi alle varie categorie di partecipazione (poesie, prosa, saggi e testi teatrali – ndr)  ogni giurato deve leggere e votare tutte le opere in concorso. In caso di notevoli discrepanze tra una valutazione e l’altra su questo o quel lavoro, si procede a un’approfondita discussione plenaria».

Richiesto di un approfondimento sulla parte relative alla parte teatrale, nato come esperimento ma confortato di risultati oltremodo positivi sia in punto partecipazione (attestata intorno ai cento elaborati pervenuti su circa cinquecento di opere partecipanti al complesso dei concorsi) e rivelatosi un autentico successo, così risponde: «Ai premi “Angelo Musco” e “Giuseppe Antonio Borgese” -destinati a unificarsi in occasione dei prossimi bandi, è associata la nascita e lo sviluppo di una collana di pubblicazioni dedicate specificamente al Teatro, che non ha uguali in Italia nel conferire visibilità, dignità e spessore alla drammaturgia di ogni tipo».

Proprio per le stampe de Il Convivio, prossimamente, sarà pubblicato il dramma scritto da Patrizio Pacioni e ispirato al diario di Manuela Costalli, vedova dell’amianto che si è aggiudicato uno dei primi premi del concorso di quest’anno, la cui premiazione si terrà in una prestigiosa sede istituzionale di Catania.

 

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La seconda segnalazione, invece, riguarda la Campania e, più precisamente, Napoli, dov’è nata e opera la “Marotta e Cafiero Editori“.

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La prima cosa che mi ha colpito, se avete guardato con attenzione la foto,  è la scritta apposta in bella vista sulla parte superiore dello stand (e chiarita con quella che compare invece sul bancone) e che si riferisce al nome della libreria nata a Scampia.

«La bottega è stata fondata da parenti di una vittima del tutto estranea all’attività malavitosa, coinvolta casualmente in una sparatoria tra csmorristi, nata aPositano e presto trasferita, appunto, a Scampia. Giovani “autoctoni” che hanno deciso d’investire impegno e risorse nell’unica libreria presente nella zona nord di Napoli»  dichiara  Rosario Esposito La Rossa, presidente della casa editrice e libraio.

 

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«Le nostre pubblicazioni spaziano dalla c.d. “editoria terrona” (il cui scopo è di scoprire e valorizzare i più talentuosi autori meridionali)  alla letteratura per ragazzi, con sempre maggiore attenzione anche per quanto avviene nel resto del territorio italiano e internazionale» aggiunge subito dopo, per concludere con orgoglio  «Si cerca nel contempo di fornire un convinto contributo alla riqualificazione di un territorio obbiettivamente difficile e problematico, mediante per esempio, cl’adibizione a nuove funzionalità a luoghi in passato utilizzati delittuosamente dalla camorra. stato il caso, per esempio, di una terrazza utilizzata come tribunale criminale, diventata sede di una ciclo-officina  e di una radio popolare»

 

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Il Convivio Editore è un marchio di qualità da anni presente nel panorama italiano e che propone ai lettori opere singolari dal thriller al romanzo letterario, dal giallo al fantasy, dai libri per bambini alla saggistica universitaria, dalla poesia ai libretti teatrali. Inoltre, è presente nei più prestigiosi saloni del libro, nelle fiere letterarie, nelle librerie e nei circuiti on-line.

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Marotta & Cafiero ha origine dalla famosa casa editrice napoletana “Alberto Marotta Editore”, che negli anni ’60 balzò agli onori della cronaca editoriale con pubblicazioni di altissimo livello. Negli anni ’80 le redini editoriali passano da Alberto Marotta a suo figlio, Tommaso Marotta, che guiderà l’impresa familiare sotto il nome di “Tommaso Marotta Editore” fino al 2000, anno in cui entra in società Anna Cafiero, il cui cognome dà la dicitura all’attuale Marotta & Cafiero editori. Nel 2010, dopo 50 anni sotto la guida della famiglia Marotta, l’impresa viene rilevata da Rosario Esposito La Rossa e Maddalena Stornaiuolo, dell’associazione Vo.di.Sca. (Voci di Scampia) che trasportano la storica sede di Posillipo nel quartiere di periferia di Scampia, trasformandola in una casa editrice indipendente che si occupa di narrativa sociale e d’impegno con particolare riferimento alla città di Napoli. La Marotta & Cafiero non vuol essere solo una società capitalista che usa come fonte di guadagno la letteratura, il prodotto libro, ma un’impresa culturale-politica, che si occupa dei problemi del suo tempo, che utilizza la carta stampata come strumento di cambiamento delle coscienze e della società.

 

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Ex Libris (26) – Anche un italiano può essere straniero in casa sua

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Di Salvatore Maira ci si è occupati in questa rubrica, esattamente nel luglio 2016, con la mia recensione di «Diecimila muli» che, se ne avete voglia, potere rileggere (o leggere per la prima volta, qualora non l’aveste già fatto allora) attraverso il sottostante link:


https://cardona.patriziopacioni.com/ex-libris-5-i-diecimila-muli-di-salvatore-maira-sono-in-3d/

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Adesso, però, è venuto il momento di parlarvi della nuova uscita,
«Ero straniero», che ho finito di leggere nei giorni scorsi.

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Migranti e mercanti di uomini, bianchi e neri, musulmani, cristiani e senza Dio, sfruttati, sfruttatori, caporali e migranti: un brodo primordiale di coltura dove ogni specie di forma di vita, dal virus all’eroe, può prendere vita e svilupparsi.
È un romanzo corale, «Ero straniero», con molti personaggi principali e secondari, è un romanzo in cui, con il progredire della narrazione, vengono sacrificati alcuni pezzi, come in una partita di scacchi, ma nessuno mai per errore o per distrazione: è l’inevitabile e inesorabile corso della vita che, per ogni conquista, per ogni resistenza, chiede sempre un prezzo, a volte salatissimo.
È una storia appassionante e avvincente, che pagina dopo pagina acquista pathos e suscita sempre nuovi spunti di curiosità e interesse.
Saro, la figura principale, è un giovane uomo a metà, costantemente in bilico tra l’aspirazione al bene e il richiamo del male, riesce ad accogliere le contrarietà, le ingiustizie e le violenze perpetrate da un mondo gravemente malato, come una palestra che lo indurisce e lo rafforza. L’incontro con Adele, dolcissima e (apparentemente) fragile suorina in crisi di vocazione, è l’incontro con una moderna, umile Beatrice, capace di condurlo per mano oltre le fiamme dell’inferno.
C’è anche il drago, in questa moderna fiaba metropolitana, anzi, i draghi: potenti spavaldi, funzionari corrotti, manovalanza criminale priva di ogni scrupolo, individui immorali e amorali capaci, con le loro guaste e smodate pulsioni, di corrompere irreparabilmente anche ciò che è puro. Artistici altorilievi  che descrivono un osceno e spaventoso bestiario.
Un campo minato da attraversare in tutta la sua lunghezza, oltre il quale Saro, sia pure con grandissima difficoltà, finirà per scoprire che, forse, il metodo migliore per combattere certi mostri non è sempre e solo un colpo di spada da affondare nel loro cuore nero.
E c’è posto anche per l’amore, sì, per fortuna, quello che salva gli individui e il mondo, quando è vero amore. Un amore che nasce a sorpresa e cresce in sordina, faticando non poco a trovare la via di una completezza anche carnale, frenato com’è dalla paura che si possa trattare solo di un desiderio dell’anima, di un sogno.
Ed è proprio questo Amore a lasciare aperto il finale, che più aperto non si può.

Davvero un bel libro, insomma: ben scritto, evocatore d’immagini e di sentimenti, di nefandezze e di valori, attraverso una narrazione serrata che risente beneficamente di quell’attitudine al montaggio di fatti e scene che a un esperto di cinema, come Maira, non devono e non possono mai fare difetto.

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Studioso di letteratura contemporanea (è laureato in Lettere e Filosofia ed è ricercatore di Letteratura Italiana all’Università di Roma) dal 1974 al 1977 Salvatore Maira lavora per una casa editrice, poi esordisce alla regia con un telefilm giallo per la RAI. Nel 1978 è ideatore e co-sceneggiatore di una miniserie in cinque puntate tratta dai racconti polizieschi di don Isidro Parodi scritti nel 1942 da Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares.
Nel 1999 dirige Amor nello specchio, tratta della commedia di Giovan Battista Andreini, di cui aveva curata un’edizione critica.
Negli ultimi anni ha anche preso parte all’attività della Fondazione Cinema nel presente (ideata da Citto Maselli), partecipando a film collettivi come quello sui fatti del G8 di Genova
a e dirigendo un documentario sul crollo della scuola di San Giuliano di Puglia (dove morirono 27 bambini e un’insegnante) causato dal terremoto del Molise del 2002.

(da Wikipedia)

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Titolo: Ero straniero
Autore: Salvatore Maira
Editore: Bompiani
Anno: 2019
Pagine: 746
Prezzo: 19 €
ISBN: 978-88-452-8197-6

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Il Lettore

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Aspettando Marzia

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Abbiamo il piacere di proporre un articolo appena pubblicato sulla rivista Prisma, curata e diretta dal giornalista RAI Gianni Maritati.

“Marzia e il salumiere – Storia di un fiore reciso” di Patrizio Pacioni
(Recensione di Anna Rizzello)

Patrizio Pacioni è autore non solo di molti lavori teatrali ma anche di racconti e fiabe, di romanzi fantastico-didascalici e noir. Drammaturgo di misteri neri italiani e non solo, è stato più volte premiato. Sempre pronto ad indagare tra i drammi sociali, si avventura con profonda sensibilità e un pizzico di fantasia in creazioni di pièce e di libri sapendo offrire supporti culturali non comuni. I retroscena di situazioni e i processi psicologici interiori lo attirano ormai da anni e sono la base del suo successo! Nel suo libro “Marzia e il Salumiere” risalta immediatamente una descrizione particolareggiata dell’ambiente dove si svolge la storia: è un vero e proprio bel testo teatrale con didascalie dettagliate, suggerimenti sul tono della voce e, per così dire, il tipo di respiro che il personaggio deve fare. L’aspetto della realtà è simile a quello della narrazione ed è una caratteristica apprezzabile che attrae l’attenzione del lettore quanto quella dello spettatore in teatro così come accade nelle opere dei grandi drammaturghi del passato. Marzia e il Salumiere si legge in un battibaleno perché è reale, scritto bene, coinvolgente e suscita non solo curiosità di sapere cosa è accaduto prima, ma anche un forte desiderio di scoprire cosa accadrà dopo! Sa lasciare con il fiato sospeso. “Che siano i morti a seppellire i morti”: frase da brivido verso la conclusione di questa pièce!

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Ex Libris (25) – La bella vita?A volte uccide.

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Dopo il viaggio “nazionale” e di formazione narrato ne «Il treno di Ignazio» arriva quello “internazionale” relazionale e sentimentale de
«L’ombra dei pesci» (AltroMondo Editore – 160 pagine – prezzo 14 € – ISBN 978-88-3330-064-1), nuova fatica letteraria di Giuseppe Raspanti.  Uno scrittore dotato di penna feconda e di buona vista, sia per ciò che attiene all’ambiente e al campionario umano in cui si trova a vivere e ad agire, sia per quanto riguarda l’immersione nelle profondità della propria anima e, attraverso questa, in quelle altrui.

Una storia già vista e già sentita chissà quante altre volte, in apparenza: una donna che riemerge dal passato, due uomini, che ancora l’amano, storditi e travolti dall’inatteso ritorno. La competizione con l ‘altro e con se stesso, in una corsa comune, più o meno consapevole, verso il dirupo di un cupio dissolvi, attraversando la distruzione di tutto ciò che si è faticosamente costruito e l’abiuria di affetti e valori consolidati per seguire le orme impalpabili di un sogno.
Tutto comincia dalla fine, cioè dalle ultime incombenze relative a un funerale. 《 Lo so: un giorno questa bellissima vita mi ucciderà 》pensa il protagonista, ma più che di una riflessione si tratta di una sorta di oscuro presagio.

L’interrogativo (o meglio: uno degli interrogativi) che, tra le righe, si pone l’Autore, però è più sottile: siamo certi che la morte rappresenti solo ed esclusivamente una specie di interruzione definitiva di corrente? E se fosse anche il raggiungimento di un traguardo tenacemente perseguito, invece?

Poi, con il progredire delle pagine, si torna indietro nel tempo, appena quarantacinque giorni (ma quando c’è di mezzo l’oscura Mietitrice, con il conseguente passaggio dall’essere al non essere, può sembrare un secolo). 

Un romanzo, quello di Raspanti, in cui ciò che più importa ed emerge non è tanto il racconto, quanto il “modo” di raccontare. Prosegue, da un libro all’altro, quel lavoro di cesellatura della parola, di frammentazione del tempo, di elucubrazioni ad albero capaci di portare lontano anche dalla trama stessa, in un mondo alternativo di tutti e di nessuno che ciascuno può interpretare e vivere come meglio lo aggrada.


Un libro non per tutti, per accostarsi al quale è necessaria una buona dose di curiosità della vita e, diciamolo, di conoscenza culturale e letteraria. E proprio in questo sta il suo fascino, come in un bicchiere di vino sapientemente invecchiato da un consistente numero di anni. Roba per intenditori, insomma. 

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Il Lettore

Categorie: Scrittura.

L’aura della laurea: l’Autore in un capitolo, e non ci sta stretto.

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Un capitolo intero.

In una tesi di laurea, dal titolo «L’enigma come stimolo all’apprendimento. Viaggio nella letteratura gialla fra i profumi della tavola e i legami del territorio», scritta da Claudia Cadei, studentessa della Università Cattolica Sacro Cuore di Brescia, che si è valsa della guida, nientemeno che, della professoressa Carla Boroni. E scusate se è poco.

L’analisi attenta, approfondita, direi circostanziata, di venti anni di lavoro da scrittore.

Una sensazione strana, ma piacevolissima, quella di leggere una dopo l’altra le sedici (sedici!) pagine che, bontà sua, la laureanda (ora brillantemente laureata in Scienza della formazione con 110 e la meritatissima aggiunta della lode) ha ritenuto di dedicare alla mia attività creativa, mostrandosi capace di interpretare con cura certosina e di leggere anche oltre ciò che compare nei romanzi  pubblicati.

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Qualche giorno fa, l’amico Bonera.2 se n’è nella sua rubrica «Goodmorning Brescia», postando un articolo in cui si narra di una laurea bresciana vista e vissuta dal vivo. Solo alla fine, come un esperto giallista (peccato che in questo blog l’unico vero esperto giallista sia io!) ha riservato la sorpresa.

Io, però, ho deciso di fare di più: qui di seguito (udite! udite!)  pubblico tutto il capitolo.

Buona lettura!

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Categorie: Scrittura.

Ex Libris (24) – I fantasmagorici e pericolosi giochi di Stephen King

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La storia:

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La timida, insicura e (troppo) paffuta dodicenne Gwendy Peterson non ha un’adolescenza facile. Per dimagrire, sfuggendo così alle malevole attenzioni dei giovani bulli che con irridenti soprannomi la mettono in ridicolo con le amiche, ogni giorno sale la lunga scala che porta in cima a un’altura che sovrasta Castle Rock, la piccola cittadina in cui vive. Si chiama “la Scala del Suicidio” e non è stata battezzata così solo per un capriccio o per un caso.

Nel corso di uno di questi allenamenti, fa  la conoscenza del misterioso e inquietante Mr. Farris, che le consegna una molto particolare scatola di lucidissimo mogano: un apparato prodigioso che non solo produce in continuazione, come per magia, cioccolatini e antiche, rare e preziose monete d’argento, ma conferisce al suo possessore (al suo custode) poteri straordinari e terribili responsabilità.

Ci sono leve e pulsanti di diversi colori: alcuni si possono spingere tranquillamente, altri, invece…

Contenuti, spunti e riflessioni

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Che si tratti di un pagliaccio («It»), di un negozio di oggettistica stipato di giochi e curiosità di modernariato («Cose preziose»), di uno spettacolare modellino elettrificato («Revival») oppure di una scatola dei bottoni («La scatola dei bottoni di Gwendy», appunto) ciò che attira l’interesse dei bambini e dei “semplici di cuore”, nella narrazione di Stephen King può risultare molto attrattivo ma anche molto pericoloso.

Ci dev’essere un giacimento di desideri frustrati e paure infantili, nel “magazzino creativo” del grande scrittore del Maine, una cantina buia nella quale, al momento di cominciare una nuova opera, si cala, riluttante, timoroso ed eccitato quanto può esserlo un fanciullo che si deve arrampicare sulla scala scricchiolante che porta in soffitta.

A ben vedere il messaggio è sempre lo stesso, declinato in modi diversi grazie all’infinita fantasia e alla sopraffina tecnica di scrittura del Re: ciò che appare estremamente attrattivo, molto spesso, nasconde insidie inaspettate e spesso drammatiche. La tentazione di riuscire a cambiare il normale corso della vita, a superare le inevitabili difficoltà che costellano il cammino terreno, con artifici che prescindono dalle possibilità dell’individuo, che vadano oltre le sue capacità fisiche e mentali, in  poche parole di mettersi in competizione con Dio (o con Satana) non costituisce quasi mai la scelta migliore.

Un’idea e una suggestione, insomma, simili a quelle che sopinsero, a suo tempo, tipi come Johann Wolfgang GoetheOscar Wilde e Robert Louis Stevenson a scrivere tre capolavori della letteratura mondiale che rispondono ai titoli di  «Il ritratto di Dorian Gray», «Faust» e  «Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde».

Un interrogativo non nuovo ma, privo com’è e come per sempre rimarrà, di soluzioni logiche e/o empiricamente dimostrabili, destinato ad accompagnare, per quanto lungo potrà essere, il difficile e spesso affannoso procedere dell’umanità.

Perché ci sarà sempre una farfalla, in qualche angolo del mondo, in grado di provocare un uragano dall’altra parte del pianeta.

E, per dirla proprio con le parole del Dottor Faust, «La lotta tra Dio e il demonio è la battaglia dei vizi e delle virtudi».

La più importante di tutte, la “Madre” di ogni altra, perché è dentro ciascuno di noi che, aspramente, si combatte ogni giorno.

.Gli autori:

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Prima di indicarli, mi sia consentita un’osservazione: quando Stephen decide di scrivere un libro insieme a un altro autore, che sia Richard Chizmar, come in questa occasione, o Richard Bachman in altre, alla fine ciò che ne viene fuori è “un libro di Stephen King“.
Solo in un’occasione, quando l’ha fatto con suo figlio Owen King  in «Sleeping beauties» si è avvertita la presenza di altre mani. E non è detto che si sia trattato di un risultato positivo,
Detto questo, eccoli qui:
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Stephen King vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha. Le sue storie sono clamorosi bestseller che hanno venduto centinaia di milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Brian De Palma, Stanley Kubrick, Rob Reiner e Frank Darabont. Accanto ai grandi film, innumerevoli gli adattamenti televisivi tratti dalle sue opere. King, oggi seguitissimo anche sui social media, è stato insignito della National Medal of Arts dal presidente Barack Obama.

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Richard Chizmar è noto soprattutto come editore della casa editrice Cemetery Dance e redattore dell’omonima rivista, specializzata in particolare nel genere horror. Oltre a scrivere racconti, sceneggiature e a insegnare scrittura creativa.

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Titolo: La scatola dei bottoni di Gwendy

Autori: Stephen King e Richard Chizmar

Editore: Sperling & Kupfer

Collana: Pandora

Anno: 2018

Pagine: 240

Prezzo: € 17,90

EAN: 9788820064334

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Ex Libris (23) – Dalla Scozia con furore, tra delitti e misteri

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La vita di Tyron, solido ragazzo scozzese di buona  e tradizionale famiglia, studioso e assennato, è sconvolta da un fatto di sangue misterioso e drammatico. Il giovane ne esce senza danni immediati, ma il ricordo di quanto accaduto lo segnerà per la vita… e non sarà l’unica conseguenza. Al termine di un susseguirsi di drammatici colpi di scena, tra Glasgow, Cambridge, Londra, Parigi e Ginevra, ogni tassello dell’enigma troverà il suo posto.

In realtà, nellle circa centotrenta pagine del primo romanzo di Tito Gattoni, c’è davvero molto di più e molto di diverso. Cominciamo con i “generi” letterari che vengono toccati: il giallo, il mistery, l’horror, la spy-story e il thrilling, pur in una coerenza stilistica che richiama molto da vicino atmosfere e tempi da classico romanzo di avventura.

Una scrittura essenziale e pulita che si mantiene scorrevole e di piacevole lettura per tutta la durata del libro, benché non manchi, in più punti, un’accurata descrizione dei dettagli, sia quelli riferiti ai personaggi (numerosi e ben caratterizzati) che ai luoghi e agli ambienti in cui si dipana la vicenda.

Precisi e documentati gli interessanti riferimenti scientifici, sparsi tra le pagine del romanzo a piene mani.

Un plot ben congegnato e ben articolato che, grazie all’originalità della trama e al ritmo impresso alla narrativa, ben si presterebbe, a mio avviso, a una riduzione cinematografica o televisiva.

 

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  • Titolo: L’enigma di Tyron
  • Autore: Tito Gattoni
  • Editore: Liberedizioni
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Pagine:136
  • Prezzo:
  • EAN:9788898858989
  • ISBN:8898858981

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Il dr. Tito Gattoni è nato a Potenza il 27/03/46,  psichiatra, psicoterapeuta e criminologo, ha lavorato in strutture psichiatriche sia civili che giudiziarie, per oltre 30 anni, anche come  primario. Autore di una quindicina di pubblicazioni su argomenti psichiatrici e criminologici (una pubblicazione in una rivista americana),  è relatore di conferenze, che trattano argomenti psichiatrici, psicologici e sociali, in genere, in ambito pubblico e privato; ha frequentato corsi di trainig autogeno, ipnosi analitica immaginativa e psicoterapie brevi di tipo cognitivo-comportamentale ed analitico. Ha frequentato anche un corso di Omeopatia, presso la scuola S.i.M.O. di Milano e attualmente esercita attività come consulente tecnico di parte e libero professionista  presso ambulatori privati. Nel 2013 è stao docente al Master  Interdisciplinare di I livello “Mediazione Familiare”- presso l’Università Cattolica di Brescia. Nel 2016  la relazione “Impulsività e violenza incontrollata in grafologia” (al 30° Congresso Nazionale della Società ItalianCriminologia dal titolo “I perché del crimine”) poi pubblicata sulla rivista “Rassegna Italiana di Criminologia”. Nella 31^ edizione  della stessa manifestazione, dal titolo “Dalla parte delle vittime” ha presentato  il poster “Le scritture dei clochard, vittime delle metropoli”. Sempre per  Libere Edizioni ha pubblicato nel 2015 «Follia e criminalità – Narrazione di uno psichiatra presso l’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere» : il racconto in prima persona di un’esperienza unica, vissuta dallo psichiatra, a lungo operante presso la struttura.   ha presentato

“ Impulsività e violenza incontrollata in grafologia”, relazione tenuta al XXX Congresso Nazionale della Società Italiana di Criminologia “  I Perché del Crimine”- Firenze 24/26 ottobre 2016; pubblicazione nella Rassegna Italiana di Criminologia (pag. 62)

 

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