Ex Libris (26) – Anche un italiano può essere straniero in casa sua

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Di Salvatore Maira ci si è occupati in questa rubrica, esattamente nel luglio 2016, con la mia recensione di «Diecimila muli» che, se ne avete voglia, potere rileggere (o leggere per la prima volta, qualora non l’aveste già fatto allora) attraverso il sottostante link:


https://cardona.patriziopacioni.com/ex-libris-5-i-diecimila-muli-di-salvatore-maira-sono-in-3d/

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Adesso, però, è venuto il momento di parlarvi della nuova uscita,
«Ero straniero», che ho finito di leggere nei giorni scorsi.

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Migranti e mercanti di uomini, bianchi e neri, musulmani, cristiani e senza Dio, sfruttati, sfruttatori, caporali e migranti: un brodo primordiale di coltura dove ogni specie di forma di vita, dal virus all’eroe, può prendere vita e svilupparsi.
È un romanzo corale, «Ero straniero», con molti personaggi principali e secondari, è un romanzo in cui, con il progredire della narrazione, vengono sacrificati alcuni pezzi, come in una partita di scacchi, ma nessuno mai per errore o per distrazione: è l’inevitabile e inesorabile corso della vita che, per ogni conquista, per ogni resistenza, chiede sempre un prezzo, a volte salatissimo.
È una storia appassionante e avvincente, che pagina dopo pagina acquista pathos e suscita sempre nuovi spunti di curiosità e interesse.
Saro, la figura principale, è un giovane uomo a metà, costantemente in bilico tra l’aspirazione al bene e il richiamo del male, riesce ad accogliere le contrarietà, le ingiustizie e le violenze perpetrate da un mondo gravemente malato, come una palestra che lo indurisce e lo rafforza. L’incontro con Adele, dolcissima e (apparentemente) fragile suorina in crisi di vocazione, è l’incontro con una moderna, umile Beatrice, capace di condurlo per mano oltre le fiamme dell’inferno.
C’è anche il drago, in questa moderna fiaba metropolitana, anzi, i draghi: potenti spavaldi, funzionari corrotti, manovalanza criminale priva di ogni scrupolo, individui immorali e amorali capaci, con le loro guaste e smodate pulsioni, di corrompere irreparabilmente anche ciò che è puro. Artistici altorilievi  che descrivono un osceno e spaventoso bestiario.
Un campo minato da attraversare in tutta la sua lunghezza, oltre il quale Saro, sia pure con grandissima difficoltà, finirà per scoprire che, forse, il metodo migliore per combattere certi mostri non è sempre e solo un colpo di spada da affondare nel loro cuore nero.
E c’è posto anche per l’amore, sì, per fortuna, quello che salva gli individui e il mondo, quando è vero amore. Un amore che nasce a sorpresa e cresce in sordina, faticando non poco a trovare la via di una completezza anche carnale, frenato com’è dalla paura che si possa trattare solo di un desiderio dell’anima, di un sogno.
Ed è proprio questo Amore a lasciare aperto il finale, che più aperto non si può.

Davvero un bel libro, insomma: ben scritto, evocatore d’immagini e di sentimenti, di nefandezze e di valori, attraverso una narrazione serrata che risente beneficamente di quell’attitudine al montaggio di fatti e scene che a un esperto di cinema, come Maira, non devono e non possono mai fare difetto.

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Studioso di letteratura contemporanea (è laureato in Lettere e Filosofia ed è ricercatore di Letteratura Italiana all’Università di Roma) dal 1974 al 1977 Salvatore Maira lavora per una casa editrice, poi esordisce alla regia con un telefilm giallo per la RAI. Nel 1978 è ideatore e co-sceneggiatore di una miniserie in cinque puntate tratta dai racconti polizieschi di don Isidro Parodi scritti nel 1942 da Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares.
Nel 1999 dirige Amor nello specchio, tratta della commedia di Giovan Battista Andreini, di cui aveva curata un’edizione critica.
Negli ultimi anni ha anche preso parte all’attività della Fondazione Cinema nel presente (ideata da Citto Maselli), partecipando a film collettivi come quello sui fatti del G8 di Genova
a e dirigendo un documentario sul crollo della scuola di San Giuliano di Puglia (dove morirono 27 bambini e un’insegnante) causato dal terremoto del Molise del 2002.

(da Wikipedia)

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Titolo: Ero straniero
Autore: Salvatore Maira
Editore: Bompiani
Anno: 2019
Pagine: 746
Prezzo: 19 €
ISBN: 978-88-452-8197-6

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Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Aspettando Marzia

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Abbiamo il piacere di proporre un articolo appena pubblicato sulla rivista Prisma, curata e diretta dal giornalista RAI Gianni Maritati.

“Marzia e il salumiere – Storia di un fiore reciso” di Patrizio Pacioni
(Recensione di Anna Rizzello)

Patrizio Pacioni è autore non solo di molti lavori teatrali ma anche di racconti e fiabe, di romanzi fantastico-didascalici e noir. Drammaturgo di misteri neri italiani e non solo, è stato più volte premiato. Sempre pronto ad indagare tra i drammi sociali, si avventura con profonda sensibilità e un pizzico di fantasia in creazioni di pièce e di libri sapendo offrire supporti culturali non comuni. I retroscena di situazioni e i processi psicologici interiori lo attirano ormai da anni e sono la base del suo successo! Nel suo libro “Marzia e il Salumiere” risalta immediatamente una descrizione particolareggiata dell’ambiente dove si svolge la storia: è un vero e proprio bel testo teatrale con didascalie dettagliate, suggerimenti sul tono della voce e, per così dire, il tipo di respiro che il personaggio deve fare. L’aspetto della realtà è simile a quello della narrazione ed è una caratteristica apprezzabile che attrae l’attenzione del lettore quanto quella dello spettatore in teatro così come accade nelle opere dei grandi drammaturghi del passato. Marzia e il Salumiere si legge in un battibaleno perché è reale, scritto bene, coinvolgente e suscita non solo curiosità di sapere cosa è accaduto prima, ma anche un forte desiderio di scoprire cosa accadrà dopo! Sa lasciare con il fiato sospeso. “Che siano i morti a seppellire i morti”: frase da brivido verso la conclusione di questa pièce!

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Categorie: Scrittura e Teatro & Arte varia.

Ex Libris (25) – La bella vita?A volte uccide.

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Dopo il viaggio “nazionale” e di formazione narrato ne «Il treno di Ignazio» arriva quello “internazionale” relazionale e sentimentale de
«L’ombra dei pesci» (AltroMondo Editore – 160 pagine – prezzo 14 € – ISBN 978-88-3330-064-1), nuova fatica letteraria di Giuseppe Raspanti.  Uno scrittore dotato di penna feconda e di buona vista, sia per ciò che attiene all’ambiente e al campionario umano in cui si trova a vivere e ad agire, sia per quanto riguarda l’immersione nelle profondità della propria anima e, attraverso questa, in quelle altrui.

Una storia già vista e già sentita chissà quante altre volte, in apparenza: una donna che riemerge dal passato, due uomini, che ancora l’amano, storditi e travolti dall’inatteso ritorno. La competizione con l ‘altro e con se stesso, in una corsa comune, più o meno consapevole, verso il dirupo di un cupio dissolvi, attraversando la distruzione di tutto ciò che si è faticosamente costruito e l’abiuria di affetti e valori consolidati per seguire le orme impalpabili di un sogno.
Tutto comincia dalla fine, cioè dalle ultime incombenze relative a un funerale. 《 Lo so: un giorno questa bellissima vita mi ucciderà 》pensa il protagonista, ma più che di una riflessione si tratta di una sorta di oscuro presagio.

L’interrogativo (o meglio: uno degli interrogativi) che, tra le righe, si pone l’Autore, però è più sottile: siamo certi che la morte rappresenti solo ed esclusivamente una specie di interruzione definitiva di corrente? E se fosse anche il raggiungimento di un traguardo tenacemente perseguito, invece?

Poi, con il progredire delle pagine, si torna indietro nel tempo, appena quarantacinque giorni (ma quando c’è di mezzo l’oscura Mietitrice, con il conseguente passaggio dall’essere al non essere, può sembrare un secolo). 

Un romanzo, quello di Raspanti, in cui ciò che più importa ed emerge non è tanto il racconto, quanto il “modo” di raccontare. Prosegue, da un libro all’altro, quel lavoro di cesellatura della parola, di frammentazione del tempo, di elucubrazioni ad albero capaci di portare lontano anche dalla trama stessa, in un mondo alternativo di tutti e di nessuno che ciascuno può interpretare e vivere come meglio lo aggrada.


Un libro non per tutti, per accostarsi al quale è necessaria una buona dose di curiosità della vita e, diciamolo, di conoscenza culturale e letteraria. E proprio in questo sta il suo fascino, come in un bicchiere di vino sapientemente invecchiato da un consistente numero di anni. Roba per intenditori, insomma. 

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Il Lettore

Categorie: Scrittura.

L’aura della laurea: l’Autore in un capitolo, e non ci sta stretto.

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Un capitolo intero.

In una tesi di laurea, dal titolo «L’enigma come stimolo all’apprendimento. Viaggio nella letteratura gialla fra i profumi della tavola e i legami del territorio», scritta da Claudia Cadei, studentessa della Università Cattolica Sacro Cuore di Brescia, che si è valsa della guida, nientemeno che, della professoressa Carla Boroni. E scusate se è poco.

L’analisi attenta, approfondita, direi circostanziata, di venti anni di lavoro da scrittore.

Una sensazione strana, ma piacevolissima, quella di leggere una dopo l’altra le sedici (sedici!) pagine che, bontà sua, la laureanda (ora brillantemente laureata in Scienza della formazione con 110 e la meritatissima aggiunta della lode) ha ritenuto di dedicare alla mia attività creativa, mostrandosi capace di interpretare con cura certosina e di leggere anche oltre ciò che compare nei romanzi  pubblicati.

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Qualche giorno fa, l’amico Bonera.2 se n’è nella sua rubrica «Goodmorning Brescia», postando un articolo in cui si narra di una laurea bresciana vista e vissuta dal vivo. Solo alla fine, come un esperto giallista (peccato che in questo blog l’unico vero esperto giallista sia io!) ha riservato la sorpresa.

Io, però, ho deciso di fare di più: qui di seguito (udite! udite!)  pubblico tutto il capitolo.

Buona lettura!

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Categorie: Scrittura.

Ex Libris (24) – I fantasmagorici e pericolosi giochi di Stephen King

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La storia:

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La timida, insicura e (troppo) paffuta dodicenne Gwendy Peterson non ha un’adolescenza facile. Per dimagrire, sfuggendo così alle malevole attenzioni dei giovani bulli che con irridenti soprannomi la mettono in ridicolo con le amiche, ogni giorno sale la lunga scala che porta in cima a un’altura che sovrasta Castle Rock, la piccola cittadina in cui vive. Si chiama “la Scala del Suicidio” e non è stata battezzata così solo per un capriccio o per un caso.

Nel corso di uno di questi allenamenti, fa  la conoscenza del misterioso e inquietante Mr. Farris, che le consegna una molto particolare scatola di lucidissimo mogano: un apparato prodigioso che non solo produce in continuazione, come per magia, cioccolatini e antiche, rare e preziose monete d’argento, ma conferisce al suo possessore (al suo custode) poteri straordinari e terribili responsabilità.

Ci sono leve e pulsanti di diversi colori: alcuni si possono spingere tranquillamente, altri, invece…

Contenuti, spunti e riflessioni

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Che si tratti di un pagliaccio («It»), di un negozio di oggettistica stipato di giochi e curiosità di modernariato («Cose preziose»), di uno spettacolare modellino elettrificato («Revival») oppure di una scatola dei bottoni («La scatola dei bottoni di Gwendy», appunto) ciò che attira l’interesse dei bambini e dei “semplici di cuore”, nella narrazione di Stephen King può risultare molto attrattivo ma anche molto pericoloso.

Ci dev’essere un giacimento di desideri frustrati e paure infantili, nel “magazzino creativo” del grande scrittore del Maine, una cantina buia nella quale, al momento di cominciare una nuova opera, si cala, riluttante, timoroso ed eccitato quanto può esserlo un fanciullo che si deve arrampicare sulla scala scricchiolante che porta in soffitta.

A ben vedere il messaggio è sempre lo stesso, declinato in modi diversi grazie all’infinita fantasia e alla sopraffina tecnica di scrittura del Re: ciò che appare estremamente attrattivo, molto spesso, nasconde insidie inaspettate e spesso drammatiche. La tentazione di riuscire a cambiare il normale corso della vita, a superare le inevitabili difficoltà che costellano il cammino terreno, con artifici che prescindono dalle possibilità dell’individuo, che vadano oltre le sue capacità fisiche e mentali, in  poche parole di mettersi in competizione con Dio (o con Satana) non costituisce quasi mai la scelta migliore.

Un’idea e una suggestione, insomma, simili a quelle che sopinsero, a suo tempo, tipi come Johann Wolfgang GoetheOscar Wilde e Robert Louis Stevenson a scrivere tre capolavori della letteratura mondiale che rispondono ai titoli di  «Il ritratto di Dorian Gray», «Faust» e  «Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde».

Un interrogativo non nuovo ma, privo com’è e come per sempre rimarrà, di soluzioni logiche e/o empiricamente dimostrabili, destinato ad accompagnare, per quanto lungo potrà essere, il difficile e spesso affannoso procedere dell’umanità.

Perché ci sarà sempre una farfalla, in qualche angolo del mondo, in grado di provocare un uragano dall’altra parte del pianeta.

E, per dirla proprio con le parole del Dottor Faust, «La lotta tra Dio e il demonio è la battaglia dei vizi e delle virtudi».

La più importante di tutte, la “Madre” di ogni altra, perché è dentro ciascuno di noi che, aspramente, si combatte ogni giorno.

.Gli autori:

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Prima di indicarli, mi sia consentita un’osservazione: quando Stephen decide di scrivere un libro insieme a un altro autore, che sia Richard Chizmar, come in questa occasione, o Richard Bachman in altre, alla fine ciò che ne viene fuori è “un libro di Stephen King“.
Solo in un’occasione, quando l’ha fatto con suo figlio Owen King  in «Sleeping beauties» si è avvertita la presenza di altre mani. E non è detto che si sia trattato di un risultato positivo,
Detto questo, eccoli qui:
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Stephen King vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha. Le sue storie sono clamorosi bestseller che hanno venduto centinaia di milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Brian De Palma, Stanley Kubrick, Rob Reiner e Frank Darabont. Accanto ai grandi film, innumerevoli gli adattamenti televisivi tratti dalle sue opere. King, oggi seguitissimo anche sui social media, è stato insignito della National Medal of Arts dal presidente Barack Obama.

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Richard Chizmar è noto soprattutto come editore della casa editrice Cemetery Dance e redattore dell’omonima rivista, specializzata in particolare nel genere horror. Oltre a scrivere racconti, sceneggiature e a insegnare scrittura creativa.

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Titolo: La scatola dei bottoni di Gwendy

Autori: Stephen King e Richard Chizmar

Editore: Sperling & Kupfer

Collana: Pandora

Anno: 2018

Pagine: 240

Prezzo: € 17,90

EAN: 9788820064334

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Ex Libris (23) – Dalla Scozia con furore, tra delitti e misteri

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La vita di Tyron, solido ragazzo scozzese di buona  e tradizionale famiglia, studioso e assennato, è sconvolta da un fatto di sangue misterioso e drammatico. Il giovane ne esce senza danni immediati, ma il ricordo di quanto accaduto lo segnerà per la vita… e non sarà l’unica conseguenza. Al termine di un susseguirsi di drammatici colpi di scena, tra Glasgow, Cambridge, Londra, Parigi e Ginevra, ogni tassello dell’enigma troverà il suo posto.

In realtà, nellle circa centotrenta pagine del primo romanzo di Tito Gattoni, c’è davvero molto di più e molto di diverso. Cominciamo con i “generi” letterari che vengono toccati: il giallo, il mistery, l’horror, la spy-story e il thrilling, pur in una coerenza stilistica che richiama molto da vicino atmosfere e tempi da classico romanzo di avventura.

Una scrittura essenziale e pulita che si mantiene scorrevole e di piacevole lettura per tutta la durata del libro, benché non manchi, in più punti, un’accurata descrizione dei dettagli, sia quelli riferiti ai personaggi (numerosi e ben caratterizzati) che ai luoghi e agli ambienti in cui si dipana la vicenda.

Precisi e documentati gli interessanti riferimenti scientifici, sparsi tra le pagine del romanzo a piene mani.

Un plot ben congegnato e ben articolato che, grazie all’originalità della trama e al ritmo impresso alla narrativa, ben si presterebbe, a mio avviso, a una riduzione cinematografica o televisiva.

 

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  • Titolo: L’enigma di Tyron
  • Autore: Tito Gattoni
  • Editore: Liberedizioni
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Pagine:136
  • Prezzo:
  • EAN:9788898858989
  • ISBN:8898858981

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Il dr. Tito Gattoni è nato a Potenza il 27/03/46,  psichiatra, psicoterapeuta e criminologo, ha lavorato in strutture psichiatriche sia civili che giudiziarie, per oltre 30 anni, anche come  primario. Autore di una quindicina di pubblicazioni su argomenti psichiatrici e criminologici (una pubblicazione in una rivista americana),  è relatore di conferenze, che trattano argomenti psichiatrici, psicologici e sociali, in genere, in ambito pubblico e privato; ha frequentato corsi di trainig autogeno, ipnosi analitica immaginativa e psicoterapie brevi di tipo cognitivo-comportamentale ed analitico. Ha frequentato anche un corso di Omeopatia, presso la scuola S.i.M.O. di Milano e attualmente esercita attività come consulente tecnico di parte e libero professionista  presso ambulatori privati. Nel 2013 è stao docente al Master  Interdisciplinare di I livello “Mediazione Familiare”- presso l’Università Cattolica di Brescia. Nel 2016  la relazione “Impulsività e violenza incontrollata in grafologia” (al 30° Congresso Nazionale della Società ItalianCriminologia dal titolo “I perché del crimine”) poi pubblicata sulla rivista “Rassegna Italiana di Criminologia”. Nella 31^ edizione  della stessa manifestazione, dal titolo “Dalla parte delle vittime” ha presentato  il poster “Le scritture dei clochard, vittime delle metropoli”. Sempre per  Libere Edizioni ha pubblicato nel 2015 «Follia e criminalità – Narrazione di uno psichiatra presso l’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere» : il racconto in prima persona di un’esperienza unica, vissuta dallo psichiatra, a lungo operante presso la struttura.   ha presentato

“ Impulsività e violenza incontrollata in grafologia”, relazione tenuta al XXX Congresso Nazionale della Società Italiana di Criminologia “  I Perché del Crimine”- Firenze 24/26 ottobre 2016; pubblicazione nella Rassegna Italiana di Criminologia (pag. 62)

 

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Ex Libris (22) – Oh quante belle Dame, madama Carlà!

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Di Carla Boroni ho recensito altri libri (ricordo per esempio il bel saggio  «Appunti per il mio ‘900», questo il link della recensione postata a fine 2016: https://cardona.patriziopacioni.com/ex-libris-8-eh-cara-carla-si-fa-presto-a-dire-900/). Di lei ho sempre apprezzato quel cocktail di difficilissima preparazione costituito da erudizione, facilità di scrittura e capacità di sintesi e descrizione dei maggiori personaggi, fenomeni e movimenti culturali.

In  «Donne di cuori, donne di picche»  il lavoro, ancora una volta, riesce alla perfezione. Pochi ma significativi esempi di come il rapporto con il genere femminile possa influire, nel bene o nel male (cuori e picche, appunto) sulla nascita, sullo sviluppo e -a volte- anche sul declino di una carriera artistica. Ma vediamo da più vicino di cosa si tratta.

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C’è la donna passionale e indipendente, che si concede all’Artista, sì. ma non proprio tutta e non proprio fino in fondo. Scivolosa, sfuggente e, proprio per questo, ancora più attraente e affascinante.

C’è la donna mamma (non solo come figura, ma anche nell’accezione letterale del termine, visto che continua a partorire figli uno dopo l’altro nonostante ogni nuova gravidanza la sfianchi più della precedente), che si consuma come una candela per l’Amato.

C’è la genitrice algida e arcigna, che nega ogni tenerezza al figlio smarrito e complessato che ne reclama l’affetto.

C’è la donna creata sulla carta, ispirata forse all’Autore da un’altra donna, in carne e ossa, ma che prende vita propria e con l<’autore intesse una lunga (letteraria) storia d’amore.

C’è la sorella, amata, inseparabile, invadente, che preclude ogni spazio a ogni altra donna si avvicini o sembri avvicinarsi al Poeta.

C’è la Femme Fatale, l’attrice, la Divina, che incrocia la propria strada con l’Homme Fatal, l’avventuriero, il visionario, l’insaziabile, dando luogo a un passionale e sregolato scintillio di lame.

C’è la moglie perfetta. La roccia cui tenersi quando la vita frana, il salvagente con il quale galleggiare quando sale la marea.

C’è La donna in carriera (letteraria) matura e navigata che seduce il giovane Scrittore, irretendolo in una serie di fughe, di ritorni di fiamma, di gelosia impotente e indispettita. Chje altro non fa che riaccendere ogni tizzone rimasto sotto la cenere

C’è la donna della vita, l’altra metà di sé, che amerà il compagno e da lui sarà amata fino alla morte: prima la propria, poi quella di lui.

C’è l’amore virtuale, una volta per mezzo di un continuo rimpallo di epistole, invece che attraverso una tastiera e una chat. Sempre a un passo dal diventare carnale, ma mai (o quasi mai) trasformato in tale.

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Adesso associate alle figure femminili di cui sopra i seguenti rapporti:

Antonietta Fagnani Arese e Ugo Foscolo

Enrichetta Blondel e Alessandro Manzoni

Adelaide Antici e Giacomo Leopardi

La Pisana e Ippolito Nievo

Maria e Giovanni Pascoli

Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio

Lina Woefler e Umberto Saba

Sibilla Aleramo e Vincenzo Cardarelli

Jeanne Dupoix e Giuseppe Ungaretti

Lucia Rodocanachi ed Eugenio Montale

Dieci grandissimi scrittori, dieci figure femminili, donne di cuori e donne di picche, appunto, capaci di esaltare la creatività di poeti e narratori, con le buone o con le cattive, ma anche di stroncare le loro carriere letterarie se non anche di dannare le loro anime.

Carla Boroni si muove attenta e leggera tra loro, con la grazia di una danzatrice, con armonia e incisività di analisi,  donna capace di capire altre donne, studiosa abile a individuare e isolare con precisione chirurgica i brani più significativi composti da ogni artista citato, e di proporli al momento giusto.

Una preparatissima guida che prende per mano il lettore, immergendolo, letteralmente, nell’epoca di riferimento e nello spirito dei tempi, favorendo una visione immaginifica ma estremamente reale dell’ambiente e dei personaggi narrati.

Non la conoscenza in assoluto, ovviamente, ma il modo più garbato e incisivo, favorito dall’estrema scorrevolezza del tratto, per suscitare in chi legge quella curiosità che sola può portare ad approfondire, oltre alla biografia di alcuni dei maggiori protagonisti dell’800 e del ‘900 letterario, anche le loro opere e le motivazioni personali e le  linee guida dell’anima che ne  ispirarono la creazione.

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Titolo:  Donne di cuore, donne di picche

Autore:  Carla Boroni

Anno: 

Casa editrice: SEFER

Pagine:  154

Prezzo:  14  €

ISBN:  978-88-99144-22-7

 

 

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Ex Libris (21) – Versi romani pe’ ‘na data ‘ndimenticabbile

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L’ingenuità del Bene e l’astuzia del Male, eterno tema della Storia.

Da una parte i lupi, dall’altra gli agnelli, in un gioco crudele che finisce sempre nello stesso modo.

Praticamente è di questo che, partendo da “quer sedici de ottobre”,  l’orribile giornata che vide i nazisti rastrellare con metodica ferocia il ghetto di Roma per caricare di ebrei da avviare allo sterminio convogli su convogli di vagoni piombati, parla il poemetto in vernacolo romanesco scritto da Alberto Ciarafoni.

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Un affresco di straordinario nitore dell’antica filosofia ebraica mescolata, nel corso di una evoluzione secolare, all’autoironico fatalismo caratteristico del popolo romano, fedele nella ricostruzione storica dei fatti quanto poeticamente evocativo. Un remake lucido e spietato degli antichi e tristi giorni della deportazione in Egitto.

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E co’ la testa bassa, i rastrellati,

spinti avanti coi carci de’ fucili

(sistema certo tra li più ‘incivili

p’avelli suppergiù incolonnati)

se lagnaveno, tutt’arintronati

da li strilli de li tedeschi ostili

che echeggiaveno drento li cortili…

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in cui i miliziani delle SS si potrebbero tranquillamente confondere con i soldati del Faraone.

Un libro snello e intenso, in cui si percepisce la fatica spesa dall’Autore (con indiscutibile successo) nella ricerca delle parole più attagliate alla narrazione e alle atmosfere e, nello stesso tempo, più suggestive.

Da leggere, anche dai non-romani.

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  • Titolo: Quer 16 de ottobre.
  • Autore: Alberto Ciarafoni
  • Editore: Il Torchio (Padova) (1 gennaio 2016)
  • Collana: Il Torchio (Padova)
  • Pagine:
  • Prezzo:
  • ISBN-10: 8898669569
  • ISBN-13: 978-8898669561

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Diplomato attore alla Scuola di Teatro La Scaletta, Alberto Ciarrafoni collabora con la Fondazione Teatro dell’Opera di Roma ed è anche regista. Fra i suoi ultimi lavori, la messinscena del Rigoletto di Verdi (sue anche scene e costumi) che, a Genova, ha riaperto alla lirica il Teatro Gustavo Modena.

Sta lavorando alla rifinitura del testo «’A ritorzione» sull’eccidio delle Fosse Ardeatine e al montaggio del video Ta-pum, che ricorda l’artista clarense Nino Piccinelli. autore del celebre canto.

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Categorie: Scrittura.