Goodmorning Brescia (115) – Elena Bonometti, donna dal multiforme ingegno

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Una delle principali e più genuine caratteristiche della “brescianità” è, da sempre, rappresentata da quel mix di alacrità, abnegazione e imprenditorialità che ha consentito, consente e per molto tempo ancora consentirà alla città, di mantenersi ai primi posti dell’italica eccellenza in molte tipologie di attività, tecniche e umanistiche, scientifiche e artistiche.

In quest’ottica e in questo spirito va intesa l’intervista all’attivissima ed eclettica Elena Bonometti, insegnante, amministratrice, politica e scrittrice / drammaturga.

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Elena Bonometti, bresciana doc di Costalunga/San Rocchino che gioca a tutto campo: scuola, impegno politico, teatro, volontariato e drammaturgia. Dove lo trova il tempo necessario per riuscire a fare tutto e bene?

Ho una natura piuttosto dinamica e sono ricca di interessi e passioni: date le premesse riesco a far tutto: anzi, no. Qualche volte le riunioni e gli impegni si accavallano….non è da me, però, saltare un giro!

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Cominciamo dall’insegnamento. Tra scarsità di risorse pubbliche messe a disposizione per la scuola e aggressioni ai docenti, non si può dire che sia esattamente il momento migliore per svolgere il Suo mestiere. Con che spirito e con quale strategia si reca ogni giorno a fare il Suo lavoro?

Penso che una cattedra, un prof e una scolaresca ben motivata possano fare miracoli: non credo alla tecnologia a scuola. Sono della vecchia scuola socratica! Anche se, devo dire, è più comodo stare seduta che passeggiare! Lo spirito è quello della ex studente che a scuola si è divertita e ha avuto la fortuna di avere una maestra bravissima alle elementari e docenti validi dalle medie all’Università. Soprattutto ho respirato in casa estremo rispetto verso l’Educazione e la Scuola (infatti, poi, la mia laurea è stata in Pedagogia). Rispetto che non vedo più, dato il relativismo e il distruttivismo imperanti. Proff picchiati? Al sessanta per cento è colpa dei genitori, barbari membri di una società ignorante di valori, al trentacinque per cento è colpa del dirigente scolastico che non ha saputo dirigere adeguatamente una scuola e, ultimo, il cinque per cento colpa del docente che non ha saputo costruire un rapporto civile. Il ragazzo che disturba in classe ha, evidentemente, gravi problematiche in sé che vanno affrontate altrove ma è, tuttavia, tenuto a controllarsi: così come si controllano i docenti! Negli ultimi anni è venuto meno l’autocontrollo dei più giovani, il saper condurre le proprie emozioni. I ragazzi di oggi non tollerano la benché minima frustrazione! Non sono preparati ad affrontare la vita. La scuola non può supplire completamente la famiglia che resta, comunque, la prima agenzia educativa. Gestire le proprie emozioni è importante per tutti e diventa fondamentale per un teatrante….e torniamo al Teatro, che è scuola di Vita.

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Ancora un momento, c’è ancora un punto da toccare: la politica. Dopo essere stata eletta tra i consiglieri comunali nelle recenti elezioni amministrative di Brescia, Lei ha compiuto un gesto piuttosto insolito nel quadro della politica italiana, una delle cui regole più consolidate è che, una volta che si è conquistata una poltrona, è necessario rimanerci seduta sopra il più a lungo possibile: ha rinunciato alla carica (ossia alla cadrega, come dicono a Milano) mandando in Consiglio la prima dei non eletti. Perché?

Mi è stato chiesto di candidarmi in Comune e, credendo di avere compatibilità col CTB (come avvenne nel 2011 quando ero consigliere di maggioranza con delega alla Musica) mi sono presentata e sono stata eletta. In seguito ho scoperto che, a causa del nuovo statuto del CTB, ero diventata incompatibile! Per non tradire l’elettorato ho preparato le dimissioni alla Regione per il CTB ma non sono riuscita a inviarle a Milano perché ero sotto il torchio con gli orali della maturità. Mai ritardo fu così fulgido segno del destino! Nuove esigenze di carattere familiare (cascate come una tegola in testa) mi avrebbero impedito di lavorare in commissione e col gruppo consiliare nei pomeriggi (al mattino insegno Psicologia in una scuola superiore)…pertanto ho presentato a malincuore le dimissioni al Comune. Mi scuso col mio elettorato. Se questo fattaccio familiare si fosse verificato tre mesi prima non mi sarei neppure candidata. Tuttavia, la sera, sono ancora donna di politica, membro del Direttivo Cittadino del mio movimento e lavorerò per i miei colleghi in Consiglio. La passione politica in me è forte, intendendo la politica come arte di amministrare e governare, da partecipare con spirito di servizio.

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Ed eccoci al Teatro (la “T” maiuscola non è stata messa a caso). Lo scorso anno è stata riconfermata dalla Regione come membro del consiglio di amministrazione del C.T.B. Centro Teatrale Bresciano, uno dei più intraprendenti, dinamici e prestigiosi Enti di categoria. Le chiedo quale sia la Sua interpretazione del ruolo e quali fini, a Suo avviso, debba perseguire un Teatro che voglia mettere insieme, in Cartellone, qualità degli spettacoli, valori culturali, individuazione e lancio di nuovi talenti e gradimento del pubblico. Sempre che ciò sia possibile, naturalmente.

Come membro del cda mi devo occupare del solo Bilancio e della amministrazione in genere. Non posso cambiare le regole imposte al mio ruolo. Se fossi Direttore Artistico, credo avrei molto coraggio: marionette (fantastiche quelle dei Colla!), musical, tragedie a profusione, testi comici: l’uomo piange e ride, parla ma anche canta e balla! E una spolverata di teatro civile: ricordo, come uno degli spettacoli più meritevoli di essere visto, il Pantani di alcuni anni fa. Teatro di denuncia e in più ben fatto! Ho scoperto la tragedia di un uomo che, dato il mio profondo disinteresse per lo sport, non conoscevo. Il colmo è che a teatro non sono venuti né gli appassionati di prosa né di ciclismo. Non essere curiosi è un male!!!! Non ho preclusioni…Il pubblico va guidato ed educato, pertanto mirerei alla qualità dei testi (c’è un repertorio meraviglioso!) e alla qualità degli interpreti. Sicuramente non seguirei mode culturali, in primis quella del Pensiero Unico. Il teatro contemporaneo non mi soddisfa molto, a parte Lisma, il duo Pacioni-Bonometti (ah ah ah!) e qualcosa di Massini.

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Già, il Teatro. Una cosa è amministrarlo, un’altra, ben diversa, è farlo, o meglio, scriverlo. Alla prima occasione, con la pièce «Come nel gioco dell’oca», scritta a quattro mani con Patrizio Pacioni, ha centrato lo scorso anno uno straordinario obiettivo, aggiudicandosi il primo poso nel premio bandito dalla prestigiosa rivista “Sipario” e intestato al drammaturgo Carlo Terron. Di cosa tratta il testo? Quale ne è lo messaggio? C’è speranza di vederlo rappresentato a breve sui palcoscenici d’Italia?

Mentre un romanzo lo puoi delibare sul manoscritto (se non te lo pubblicano!) un testo teatrale necessariamente deve vedere la luce dei riflettori: abbiamo cercato di offrirlo a un attore-regista che, durante la scrittura, emergeva con la sua fisionomia e col suo carattere dalle pagine. Stiamo a vedere cosa risponde e incrociamo le dita. Basta che risponda, però!!! Ovviamente non l’ho offerto al CTB, anche se la Legge italiana, per un’opera sola, lo consente. Il contenuto parla della Vita e della Morte, delle opportunità perdute e di quelle che si afferrano a volte ma con incoscienza. Ma è un testo da scoprire passo-passo, riassumerlo è fortemente riduttivo. Il colpo di scena (che c’è!) va scoperto e vissuto! Invito i curiosi ad andare sul portale di Sipario e leggerlo.

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Eccola, Elena Bonometti drammaturga: a sinistra quella scattata con la divina Carla Fracci, durante la cerimonia di premiazione del Concorso indetto da Sipario, tenutasi al Teatro Manzoni di Milano, e intitolato a Carlo Terron, a destra ritratta con Patrizio Pacioni, autore, insieme a lei,  del dramma «Come nel gioco dell’Oca».

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L’avventura creativa si è conclusa qui o nel futuro più o meno immediato ritiene di tornare a cimentarsi nel campo della scrittura teatrale?

Ho iniziato un anno fa una pièce teatrale, quasi un monologo, ma poi la caduta della retina sinistra mi ha inibito il lavoro. Col mio coautore, l’ottimo  Pacioni, abbiamo in cantiere un testo per cui ci stiamo spendendo in ricerche in un lungo e in largo (senza trovare risposte!): tratterà di una contessa abitante in Costalunga e scomparsa nella II guerra mondiale.

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Spazio per rispondere a una domanda che non Le ho fatto ma alla quale Le piacerebbe rispondere.

La domanda è: cosa tieni sul comodino? Mi piace entrare nel mondo intrapsichico attraverso i segni oggettivi. E rispondo: una abat-jour fiorentina, un cordless, un I-phone, un immancabile bicchiere di acqua, una catasta di libri!!! Uno lo sto leggendo, gli altri li leggerò dopo…Ho il vezzo di finirli fino all’ultima parola. Un libro fra gli altri è la raccolta dei poemi di Ghiannis Ritsos: ogni due o tre libri me ne leggo uno. Che meraviglia!!! Adoro il mondo greco. Le parole diventano musica…..E sul mobiletto tengo anche confezioni di integratori come magnesio e betacarotene: sano realismo, desiderio di efficienza e di riparami da ustioni solari in quanto ho la pelle bianchissima. Credo che un comodino, a saperlo leggere, racconti molto di una persona!

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BIOGRAFIA DI ELENA BONOMETTI

Nata a Brescia il 19-11-1959 e residente in Città

Professione: insegnante abilitata in Filosofia e Scienze Umane, attualmente in ruolo come docente di Psicologia Applicata, in passato è stata insegnante di Scuola dell’Infanzia (dal 1987 al 2008).

Titoli di studio: maturità tecnica, diploma magistrale, Laurea in Pedagogia secondo il vecchio ordinamento (Università Statale di Verona, 1999), Master in Organizzazione e Legislazione del Teatro Musicale (Conservatorio di Brescia2013).

Incarichi vari:

Vice Presidente della II Circoscrizione del Comune di Brescia dal 1994 al 1998 e consigliere di minoranza fino al 2008

consigliere comunale di minoranza a Caino, capogruppo, dal 1999 al 2004;

consigliere comunale di maggioranza a Brescia (dal 2008 al 2013) con Delega ai Rapporti con Enti, Associazioni, Istituzioni, Fondazioni Musicali,

Vice Presidente del Conservatorio di Musica “Luca Marenzio” di Brescia per due mandati consecutivi dal 2005 al 2011;

Membro del cda del Centro Teatrale Bresciano in rappresentanza del socio fondatore Regione Lombardia dal 2011 al 2016 e rinnovata dal 2016.

Premi

Finalista il 29 ottobre 2017 al concorso teatrale “Angelo Musco” nella sezione Teatro inedito con la pièce “Come nel gioco dell’oca” scritta con Patrizio Pacioni;

Vincitrice con la stessa pièce del Premio Autori italiani 2017, sezione Più Personaggi, indetto dalla rivista Sipario, nel novembre 2017

Pubblicazioni:

Decine di articoli per la rivista dell’ADASM “Noi Genitori”;

“Antologia della poesia nelle lingue e nei dialetti lombardi dal Medio Evo ai primi del ‘900”, edizioni Scheiwiller;

“Come nel gioco dell’oca” di Elena Bonometti e Patrizio Pacioni sul portale di Sipario.

 

 

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Goodmorning Brescia (108) – Sentieri ambiziosi per il Teatro bresciano

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Come se fosse la “prima” di uno spettacolo importante,  il Teatro Sociale è talmente stipato di spettatori che, se qualcuno la lasciasse cadere dalla galleria, una piuma difficilmente raggiungerebbe il pavimento della platea.

Ed è assolutamente giusto che sia così: quello che va in scena stasera, infatti, altro non è che lo “spettacolo degli spettacoli”, l’alzarsi del sipario sulla prossima stagione 2018-2019, denominata «Sentieri teatrali». Si comincerà nel prossimo autunno, quindi ci vogliono alcuni mesi prima che il sipario si apra sulla prima rappresentazione in programma, ma, come si dice e come conferma la pubblicità di un noto aperitivo «è sopraffino piacere anche l’attesa del piacere».

Conducono la serata (trasmessa anche in streaming, dunque tuttora visibile a questo link su facebook: https://www.facebook.com/CTBCentroTeatraleBresciano/videos/987594051405571/)

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Caterina Carpio e Daniele Pelizzari: il primo ormai tradizionale capo sala del CTB, la seconda attrice già nota al pubblico bresciano. Una scelta coraggiosa e fortemente identitaria, un’altra sfida lanciata e vinta, vista la sintonia e la complicità tra i due conduttori e la buona riuscita della serata che ne è venuta fuori.

Si parte con i saluti istituzionali letti dal Presidente («Non ho la memoria di un’attrice e non voglio correre il rischio di dimenticare qualcosa» confessa candidamente Camilla Baresani): un soddisfatto resoconto di quanto consuntivato nella stagione appena conclusa e l’impegno, nel segno della continuità, ma anche della fantasia, a migliorarsi ancora nei prossimi anni. Esprime tutto il suo orgogliop per i trentanove titoli in cartellone, di cui undici produzioni CTB.

Saluti istituzionali che, nel corso della serata, porteranno anche i “soci fondatori” e gli “amici” del Centro Teatrale Bresciano: nell’ordine prendono la parola esponenti del Comune, della Provincia, della Regione, di A2A e della Fondazione ASM.  Saluti non di circostanza ma convinte conferme dell’intenzione di tutti di portare avanti gli impegni morali e finanziari tesi a rafforzare e sviluppare la collaborazione con il movimento teatrale della città di cui il CTB rappresenta la massima espressione e la guida.

Caterina Carpio e Daniele Pelizzari elencano uno dopo l’altro i tanti spettacoli che arricchiranno una nuova e ambiziosa stagione teatrale, in una sequenza di dalla chiamata in palcoscenico di alcuni dei protagonisti, attori e registi, e dall’intervento attraverso messaggi filmati, di altri impossibilitati per motivi di lavoro a intervenire personalmente. Tra gli uni e gli altri non possono mancare, naturalmente personaggi come Franco Branciaroli, Lucilla Giagnoni ed Elisabetta Pozzi, che non si lascia sfuggire occasione per confermare una seconda edizione della (molto apprezzata dal pubblic) kermesse di letture sceniche “Teatro aperto”.

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Nel saluto finale il Direttore Gian Mario Bandera esprime tutta la propria soddisfazione per quanto si è fatto e totale fiducia nell’impegno di tutti per migliorarsi ancora in quanto si farà in futuro. Non può fare a meno di ricordare ai presenti e alla Città anche l’impegno civile e gli aspetti sociali dell’attività portata avanti dal CTB. Cita la collaborazione con le scuole,  l’operazione di riqualifica di via Milano e la rassegna estiva «Un salto nerl Nullo» di ormai prossimo avvio.

Come ormai tradizione, si tratta di un’offerta di spettacoli composita e articolata, che riportiamo integralmente in calce a questo articolo. La strada e la diligenza sono quelle che gli appassionati bresciani di teatro ben conoscono: saranno loro, come sempre e com’è giusto che sia, con la numerosità delle presenze e il riscontro critico ai singoli spettacoli, a decretarne o meno il successo.

Ai grandi classici (Goldoni, Checov, Aristofane, Wilde, Pirandello…) si alterneranno spettacoli innovativi quando non anche sperimentali, attraverso la recitazione di importanti talenti del palcoscenico, attori in crescita già positivamente valutati dal pubblico bresciano e non solo, giovani promesse,  proseguendo in diverse occasioni sulla via della contaminazione tra le varie modalità espressive già ampiamente presente nella scorsa stagione.

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STAGIONE DI PROSA

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23 ottobre – 4 novembre 2018

L’anima buona del Sezuan

 

13 novembre – 2 dicembre 2018

Sindrome italiana

 

12 – 16 dicembre 2018

Le rane

 

9 – 13 gennaio 2019

Le baruffe chiozzotte

 

29 gennaio – 10 febbraio 2019

Jekyll

 

13 – 17 febbraio 2019

L’importanza di chiamarsi  Ernesto

 

27 febbraio – 3 marzo 2019

Occident Express

 

13 – 17 marzo 2019

Il gabbiano

 

20 – 24 marzo 2019

Il piacere dell’onestà

 

2 – 7 aprile 2019

Traviata

L’intelligenza del cuore

 

8 – 14 aprile 2019

Lettere a Nour

 

ALTRI PERCORSI

 

30 ottobre 2018

L’anima buona  del Sezuan

 

20 e 21 novembre 2018

Sindrome italiana

 

29 novembre – 1 dicembre 2018

Tempesta

 

15 gennaio 2019

La scortecata

(fa parte della Rassegna La palestra del teatro)

 

5 febbraio 2019

Jekyll

 

21 – 24 febbraio 2019

Chet!

 

8 – 10 marzo 2019

Un momento difficile

 

27 -30 marzo 2019

Night bar

 

9 – 12 aprile 2019

Vangelo secondo Lorenzo

 

7 maggio 2019

Apologia

 

OLTRE L’ABBONAMENTO

 

5 e 6 dicembre 2018

Il verbo degli uccelli. Canto alla città 2.0

 

31 dicembre 2018

Beethoven non è un cane

 

26 e 27 gennaio 2019

La banalità del male

 

25 e 26 febbraio 2019

Anfitrione

 

14 e 15 marzo 2019

Un alt(r)o Everest

 

27 aprile 2019

Le donne baciano meglio

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Allora, mi raccomando: quest’estate un tuffo nelle onde eun bel «Salto nel Nullo».

Poi, al ritorno, indossate gli scarponi, per inerpicarvi sui… «Sentieri Teatrali»  del Sociale e del Santa Chiara Mina Mezzadri.

 

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Goodmorning Brescia (105) – Spettacoli di qualità oltre le mura

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Si è conclusa poche ore fa, presso la sede del Centro Teatrale Bresciano di Piazza Loggia,  la conferenza stampa per la presentazione del Festival Estivo del C.T.B., denominato  «Un salto nel Nullo».

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«È il terzo appuntamento estivo del CTB» ricorda Elena Bonometti , componente del Consiglio di Amministrazione del CTB.

«In nome del concetto di città intesa come unicum,  che non sarebbe tale senza le sue periferie, dal centro di Brescia, sede delle precedenti rassegne, ci si  trasferisce nella zona di via Milano,  precisamente in via Francesco Nullo, dove si è allestito uno spazio scenico ad hoc.  Una sere di eventi che, a partire dall’inaugurazione del 26 giugno, riguarderanno diverse modalità espressive e narrative, in particolare prosa classica e contemporanea, musica, per finire con la composita performance di Moni Ovadia» 

Un’occasione unica che, vista la differenza che si riscontra tra la composizione e l’estrazione del pubblico “invernale” e di quello “estivo”, sottolinea la consigliera,  «potrà risultare utile ad avvicinare nuovi spettatori al Teatro».

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Gian Mario Bandera ricorda che anche questo ricco Festival estivo s’inserisce nel progetto 《Oltre la strada》d cui già si è parlato su queste stesse pagine. Si è predisposto il servizio di un Bus navetta mette in risalto, con legittima soddisfazione, come lo spettacolo di Moni Ovadia, destinato a essere rappresentato in molte altre piazze, sia di produzione del Centro Teatrale Bresciano (la quattordicesima e ultima della stagione)

La capienza dell’impianto allestito varia tra i 200 e i 250 posti, per ogni sera di spettacolo, in collaborazione con Brescia Mobilitàè previsto un servizio gratuito navetta per raggiungere lo spazio del festival, con partenze alle ore 20.45 da Largo Torrelunga e alle ore 21.00 da Piazzale Cesare Battisti; al termine degli spettacoli, la navetta sarà disponibile per la corsa di ritorno.  Nelle sere di programmazione, inoltre, grazie a un’iniziativa realizzata in collaborazione con la Cooperativa la Rete, a partire dalle 19.30 il Bistrò Popolare allestirà presso l’area del festival uno stand per aperitivi e cene fruibile prima dello spettacolo.

Giovani artisti bresciani s’impegneranno ad abbellire, con i loro lavori, le mura perimetrali della vicina e dismessa fabbrica Caffaro.

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Domenico Bizzarro fa presente come e quanto la Cooperativa La Rete si trovi a proprio agio con manifestazioni del genere. L’idea, da sempre sostenuta e perseguita, è quella di rendere le periferie poli attrattivi non solo per lo spazio temporale limitato a un evento,  ma anche al di fuori e oltre, attraverso la creazione di spazi recettivi adeguati e accoglienti.

«Una fucina giusta / per chi la fa e chi la gusta» conclude, con una battuta arguta che, correttamente intesa, può risultare molto più efficace e significativo di un semplice slogan..

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QUESTO IL PROGRAMMA COMPLETO DELLA MANIFESTAZIONE 

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martedì 26 giugno, compagnia “I sacchi di sabbia” e Massimiliano Civica con lo spettacolo «Dialoghi degli dei», per la regia di Massimiliano Civica e con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Iliano, Giulia Solano.

giovedì 28 giugno  «Stories», concerto della raffinata cantautrice Patrizia Laquidara, che sarà sul palco insieme a Daniele Santimone (chitarra e cavaquinho) ed Enrico Terragnoli (chitarra e basso).

sabato 30 giugno, concerto con il cantautore Alessandro Sipolo che proporrà il suo progetto Canzoni per la strada, insieme a Omar Ghazouli (chitarra elettrica), Alberto Venturini (batteria), Emanuele Agosti (basso), Luigi Rizzo (fisarmonica), Paolo Malacarne (tromba).

lunedì 2 luglio spettacolo teatrale Passione, di e con Laura Curino, Roberto Tarasco (che cura anche la regia) e Gabriele Vacis.

mercoledì 4 luglio, Elisabetta Pozzi nel ruolo di regista e interprete del monologo Cassandra, una produzione Fondazione Teatro Due di Parma, con il contributo di Massimo Fini.

venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 luglio la produzione CTB  Dio ride (Nish koshe) che avrà per protagonista tutto il carisma di un artista come Moni Ovadia, con la musica dal 0 vivo della Moni Ovadia Stage Orchestra composta da Maurizio Dehò (violino), Luca Garlaschelli (contrabbasso), Albert Florian Mihai (fisarmonica), Paolo Rocca (clarinetto) e Marian Serban (cymbalon). Uno spettacolo in cui sei vagabondi, cinque musicanti e un narratore di nome Simkha Rabinovich

Tutti gli spettacoli iniziano alle ore 21.30.

Il festival si svolge all’aperto. In caso di pioggia l’organizzazione si riserva di comunicare le modalità di recupero degli eventi in programma.

 

Biglietti e abbonamenti

– Carnet 6 spettacoli € 50

– Carnet 3 spettacoli € 30

– Ingresso singolo spettacolo € 12, under 25 € 9

 

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Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (102) – Quell’esclusivo Caffè

Si è tenuta nel primo pomeriggio, presso la sede del C.T.B. di Piazza della Loggia,  la rituale conferenza stampa in occasione della rappresentazione di “Café des Anges“.
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«Sono qui soprattutto per ringraziare chi sta lavorando perché il Teatro diventi sempre più strumento di “rigenerazone umana”,  dialogando con la cultura e il sociale, prprio come sta dimostrando di saper fare Somebody  Teatro, produttore dello spettacolo. che ha saputo fare dialogare la cultura e il teatro» chiarisce subito il vice sindaco Laura Castelletti.
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Gian Mario Bandera, Direttore del CTB, conferma come il rapporto tra l’Ente e Somebody Teatro rappresenti  uno dei tasselli più importanti del complesso di rapporti tra il Centro Teatrale Bresciano e la città: un rapporto bidirezionale  che ha permesso l’avvicinamento a una serie di attività culturali che in passato non erano mai state così vicine.
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La cooperativa La Rete si muove tradizionalmente e con assoluta coerenza nell’ambito di un’azione di contrasto  verso diversi tipi di disagio》 fa notare Domenico Bizzarro, amministratore delegato dell’omonima cooperativa, prima di passare la parola a Beatrice Faedi, che entra subito nel vivo dell’iniziativa e dell’evento.
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«Abbiamo lavorato con 46 non attori non professionisti di diversa estrazione,  alcuni dei quali soggetti “fragili”, che si esibiranno pronti a essere giudicati dal pubblico come “attori veri”. Consistente parte della preparazione è stata svolta nello stabile di via Gussago» racconta la coordinatrice artistica del progetto Somebody – Teatro delle diversità.
«La poesia guida di quest’anno  è 《L’angelo》 di Rainer-Maria Rilk (che riportiamo qui di seguito – ndr): 
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Con un cenno della fronte respinge
lungi da sé ogni vincolo, ogni limite
perché per il suo cuore passa alto e immenso il ciclo
degli eventi che ricorrono eterni.
Nei fondi cieli scorge una folla di figure
che lo chiamano: riconosci, vieni -.
Ciò che ti pesa, perché lo sostengano,
non affidarlo alle sue mani lievi.
Verrebbero nella notte a provarti nella lotta,
trascorrendo la casa come furie,
afferrandoti come per crearti
e strapparti alla forma che ti chiude.
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Si parla sostanzialmente di due fazioni a confronto: da una parte un umanità disastrata che si lascia prendere dalla vacuità della parola non collegata a concetti e ideali, al puntio di non accorgersi dell’incombente presenza degli Angeli; dall’altra  gli Angeli stessi, che non riescono neppure a servire il caffè, a causa della loro invisibilità. Come oggetto-guida dello spettacolo abbiamo scelto la panchina, dove ognuno si può accomodare in qualsiasi momento. per rilassarsi e vedere passare gli altri davanti a sé».

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Dopo avere rivelato la inconfondibile presenza nello spettacoli di riferimenti goldoniani, concentrati in una serie di frammenti di spettacolo, misti a leggibilissimi riferimenti a “Il cielo sopra Berlino”  (1987 – Der Himmel über Berlin) di Wim Wender, Beatrice Faedi avvisa che mancano solo pochissimi posti a consuntivare un “tutto esaurito” che, al tempoi stesso, emoziona, spaventa e motiva.
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CAFÉ DES ANGES

domenica 27 maggio 2017 al Teatro Sociale
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Categorie: Giorni d'oggi.

100 scalini in palcoscenico, tra la rivoluzione francese e il primo volo

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«Si tratta senz’altro di uno spettacolo, ma allo stesso tempo di un esperimento di drammaturgia originale che verrà modificato e nutrito proprio dall’incontro con il pubblico, un evento che verrà presentato nella sua natura più duttile, proprio per cogliere le più sottili sfumature della relazione tra la nostra anacronistica seppur contemporanea arte e la sensibilità e i modi di percezione del tempo presente» dichiarano concordi Elena Bucci e Marco Sgrosso

«Il margine di rischio è alto, ma proprio in questo si misura la natura speciale di questo progetto. E il tema ci aiuta».

 

  

(Ph Umberto Favretto)

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«Ottocento» (coproduzione CTB e Belle Bandiere) è un soffio di vento, un’ampia ala ideale che vola, planando per poi riprendere quota, e di nuovo scendere in picchiata, sulle sconfinate pianure ucraine e russe, sulle guglie gotiche dell’impero austroungarico e della Prussia, sulla splendida Parigi di Notre-Dame e della Tour Eiffel, sui monumenti classici della penisola italiana, sugli ussari a cavallo e sulle schiere inquadrate delle fanterie, sui campi di grano, sui vigneti, su monti, fiumi e laghi.

Con un grande balzo varca l’oceano e, dall’alto, fissa le oscure profondità dell’anima e dell’occulto di Edgar Allan Poe e dei suoi nerissimi corvi.

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Questo è ciò che rimane n all’uscita del Teatro Santa Chiara, insieme a frammenti delle pagine e dei pensieri di Emily Dickinson,  George Sand, Mary Shelley,  Margherita Gauthier, Anna Karenina, Čhecov, Thomas Buddenbrook, Thomas Mann, Guy De Maupassant,  Edgar Allan Poe, delle Sorelle Brontë.

Uno spettacolo di larghi orizzonti, splendidamente recitato da Elena Bucci e Marco Sgrosso, che resta a metà tra un arazzo e un patchwork, volutamente incompiuto, innesco più che esplosivo, utile a fare detonare, “dopo”, la curiosità degli spettatori, al suono di «Wuthering heights»  gorgheggiata da Kate Bush e del più austero coro che intona l’Internazionale.

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Perché che «L’ Ottocento è l’uomo uscito dalla voragine della Storia», potete starne certi, è un concetto che, dopo avere assistito a uno spettacolo come questo, non si dimenticherà più.

 

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   GuittoMatto

 

Categorie: Teatro & Arte varia.

La «Pietà» di Sinisi è scultura di parole

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Per la rassegna «Teatro Aperto», serie di letture sceniche organizzata dal Centro Teatrale Bresciano, ieri sera, al Teatro Sancarlino, Elisabetta Pozzi ha letto il testo di Fabrizio Sinisi «Pietà».

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La trama:

È la storia di un incontro fatale e delle sue drammatiche conseguenze. Da un incontro occasionale con uno sconosciuto, neanche troppo coinvolgente, una giovane donna milanese guadagna un figlio e un abbandono. I primi anni trascorrono in un’apparente mancanza di problematiche derivanti dalla mancanza della figura paterna e in un’atmosfera di ingannevole tranquillità.

Con il dodicesimo compleanno del figlio Teodoro, un’improvvisa quanto inattesa esplosione di rabbia (probabile simbolo della devastante irruzione della tempesta ormonale adolescenziale) sconvolge gli schemi, dando inizio a un periodo conflituale caratterizzato dai tipici problemi dell’età: il profilo e la condotta a scuola, la frequentazione di cattive amicizie, la ricerca problematica di un’identità adulta.

E proprio quando sembra che, infine, l’abnegazione di uno spirito materno totalizzante, possa risolvere ogni problema, ecco che il caso, il destino, il fato, sconvolgono per sempre ogni certezza.

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L’Autore:

Scelgo le poche e significative parole con cui Elisabetta Pozzi: ha introdotto la serata, prima di cominciare il monologo:

«Riconosco in Fabrizio Sinisi, neo “Drammaturg” domestico scelto dal Centro Teatrale Bresciano per il prossimo triennio, innanzitutto il Poeta. Resistendo alla moda imperante di trasporre in palcoscenico come nella letteratura il linguaggio comune, Fabrizio, riconoscendo e facendo propria la misterica ritualità del Teatro, scrive con accenti lirici, riuscendo a condensare e a mettere in scena  le sue nobili frequentazioni letterarie».

Ricordo che, pochi giorni fa, è andato in scena al teatro Santa Chiara «Shakespeare/Sonetti», versione italiana e adattamento teatrale di Valter Malosti e dello stesso Fabrizio Sinisi.

Per il resto, le parole di Elisabetta Pozzi sono talmente incisive che non reputo necessario aggiungere altro.

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Il testo e lo spettacolo:

  

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«Chi è cieco dalla nascita non sa cosa gli manca, eppure avverte nostalgia» è l’ammiccante premessa.

«A 24 anni l’unica preoccupazione di una donna è che se piove, le si rovina la piega dei capelli»è la giustificazione per un comportamento immaturo e per una scelta fatale.

Poi irrompe il futuro sotto le vesti di un bel giovane impegnato al confessionale, a chiedere poco convinto perdono per peccati commessi contro la purezza. Da un amplesso frettoloso e insoddisfacente, prende le mosse e germoglia la drammatica “final destination” di una vita. Anzi di due. Anzi di tre.

Tra le cose che più colpiscono, nella stilisticamente impeccabile scrittura drammaturgica di Fabrizio Sinisi, c’è un particolare che potrebbe sembrare secondario, ma non lo è affatto: il ripetuto quanto felice accostamento tra una descrizione minuziosa dei piccoli gesti e i pensieri più intimi, quelli del livello più interiore dell’anima, più prossimi alle pulsioni più istintive e profonde.

«Pietà» è un monologo dolente, in cui echeggia una Milano che non c’è più, un mondo retrò, a metà tra le canzoni di Tenco, i cantautori bretoni e l’amara e urticante ironia di Gaber, introiettati a posteriori dal giovane drammaturgo, in un’atmosfera sospesa di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato.

«Pietà» è una autocritica al maschile, che parte dal concetto che «Una donna cerca qualcuno da, un uomo cerca qualcuna per».

«Pietà» è la dichiarazione disperata di chi ha realizzato che «Nulla è più tremendo di una vita in cui nulla succede. Dunque, qualsiasi errore, anche il peggiore, è preferibile rispetto al nulla».

«Pietà», recitato da una empatica, emozionante meravigliosa e immensa Elisabetta Pozzi, alla fine lasci un solo, grande dubbio: a chi è rivolta l’affranta e straniata narrazione? Al fato? All’uomo che, probabilmente, ancora non sa, e forse non saprà mai, come sarebbe potuta cambiare la storia della vita?

Di certo non al pubblico, che l’Autore condanna, con raffinata crudeltà, ad assistere, in un letto di spine e raffinatissime parole, in qualità di testimone mesto e impotente.

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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (80) – A Brescia doppio femminile, con Gigì!

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Come di consueto è il Direttore del C.T.B. Centro Teatrale Bresciano, Gian Mario Bandera a introdurre la conferenza stampa, confermando anche per quest’anno, con piacere e soddisfazione,  l’ospitalità per questo appuntamento ormai ventennale che va in scena sempre in prossimità della festa della donna (quest’anno il 12 marzo)

«Moltissime donne, sia di Brescia, che delle Valli, che della Bassa, aspettano con trepidazione questa occasione di svago» ricorda Antonella Gallazzi (Spi CGIL Brescia).

«Un evento ricorrente, che curiamo con attenzione e impegno, ma che costituisce solo una parte di un più complesso calendario di attività che si susseguono per tutto l’anno» specifica subito dopo.
«Ci battiamo per i diritti anche economici delle donne, di previdenza,  di volontariato, di indigenza, di solitudine, disagio ed emarginazione, negoziando attivamente con i comuni e gli altri enti locali sulla base delle esigenze del territorio».

Passa poi la parola a Maria Luisa Battagliola (Fnp CISL Brescia) che illustra più nel dettaglio le finalità dello spettacolo.

«Sarà  un  momento ludico di cui (sommando gli spettatori delle due rappresentazioni) porteremo a teatro 1300 donne di cui molte, nella pomeridiana, provenienti da un totale di una quindicina di case si riposo e centri diurni. È per questo che la scelta è caduta su un’operetta le cui arie, probabilmente, a suo tempo cantavano i nostri cari anziani»

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Da parte di Maria Luisa Battagliola, Antonella Gallazzi e Angela Bolognesi (Uilp UIL Brescia), infine, viene colta l’occasione di mettere in evidenza come quello delle case di riposo, in un contesto di domanda sempre crescente per le note cause di progressivo invecchiamento demografico, sia un problema da affrontare con la massima decisione.

Il pagamento della retta, infatti, può avere sulle famiglie coinvolte un impatto a volte devastante. Per questo ci si sta muovendo in due direzioni. La prima è quella di fare pressione sulle amministrazioni, in particolare quella regionale, perché con il loro contributo il costo delle rette rimanga per quanto possibile contenuto. La seconda è un’azione di promozione e sostegno  di quegli interventi domiciliari che, in molti casi, almeno finché ve n’è la possibilità, contribuiscono a ritardare il sempre doloroso distacco tra gli anziani e le loro famiglie.

Ingressi su invito.

All’iniziativa è legata una sottoscrizione i cui proventi saranno destinati a progetti benefici principalmente legati a iniziative sociali in paesi del terzo mondo.

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musical di Alan Jay Lerner su musiche di Frederick Loewe

nuova produzione in esclusiva nazionale su licenza TAMS WITMARK – New York

 

allestimento scenico                               coreografie                                 direzione musicale

Jaro Ješe                                                  Cristina Calisi                                    Maria Galantino

adattamento e regia

CORRADO ABBATI   (di seguito le sue note di regia) :

Dagli stessi autori di My Fair Lady, premiato con 9 premi Oscar, ripreso trionfalmente a Broadway, arriva ora nei teatri italiani: Gigì (innamorarsi a Parigi), il musical di Lerner e Loewe, tratto dal famoso racconto di Colette.

A sessant’anni dalla nascita di questo musical (1958) ho pensato di riportarlo in Italia (a Broadway il suo revival è un grande successo!) e per la prima volta nella sua versione originale valorizzando (finalmente!) lo spartito di Gigì: una partitura raffinata, gradevole, allegra e orecchiabile e mai banale: Loewe con poche pennellate musicali ci riporta con straordinaria arguzia alle atmosfere parigine di primo 900. Altro punto di forza di questo Musical è il lusso dell’ambientazione e lo sfarzo dei costumi che sicuramente non mancherà in questa edizione in una rielaborazione immaginifica e con quel tocco di classe che sottolinea da tempo le nostre produzioni. Ma il lavoro non si è fermato ad una elegante messa in scena, bensì a valorizzare quelli che sono i veri punti di forza di questo Musical: la già citata musica, lo sviluppo e l’evoluzione dei personaggi e le tante spettacolari scene di massa. Questa Gigì vorrei dunque che fosse, anche per voi, come bere una coppa di champagne, come respirare l’aria effervescente, spensierata, piena d’allegria in una Parigi da innamorati.

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   Bonera.2

 
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Goodmorning Brescia (78) – Un Almanacco a metà tra memoria e monito

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Al Nuovo Eden, in occasione dell’ennesimo incontro di «Rapiti dall’Eden – sabato pomeriggio tra cinema e teatro», (rassegna di conferenze con i protagonisti della stagione teatrale del Centro Teatrale Bresciano C.T.B.)  è di scena Vincenzo Pirrottaautore e protagonista di  «Almanacco Siciliano» (recensito da GuittoMatto qualche giorno fa –  https://cardona.patriziopacioni.com/dalla-carta-al-palcoscenico-pirrotta-racconta-una-guerra-che-non-finisce-mai/) prodotto dal Teatro Biondo di Palermo e in scena al Teatro Santa Chiara Mina Mezzadri fino a domenica 4 marzo 2018.

Tutto parte e fluisce dalla prima domanda indirizzata all’attore siciliano dall’intervistatore Daniele Pelizzari

«Uno spettacolo che ci fa diventare tutti più siciliani

La risposta di Pirrotta parte da lontano:

«Nel dramma si parte dallo scatenarsi della prima guerra di mafia, la cosiddetta mattanza palermitana  (scandita quotidianamente dai titoloni de L’Ora) fino ad arrivare quasi ai nostri giorni, in cui l’inquinamento mafioso si va diffondendo sempre di più anche all’estero». 

Fatta questa necessaria premessa, Pirrotta scende più nel dettaglio dello spettacolo.

«Lo scopo dell’Almanacco  è di raccontare e spiegare alle nuove generazioni quanto di esecrabile e di terribile sia accaduto negli anni ’70 e ‘8’ in Sicilia, perché non accada mai più». spiega.

«E abbiamo deciso di farlo, volutamente, senza  concedere nome e maggiore dignità a una o all’altra delle vittime»

«In una delle prime rappresentazioni, c’era tra il pubblico, in prima fila, la vedova Borsellino e faticavo a incrociarne lo sguardo velato dalle lacrime» racconta, ancora visibilmente coinvolto.

«Quando ho fatto lo spettacolo a Morgantino una signora è venuta in camerino e mi ha abbracciato a lungo singhiozzando», ricorda ancora, con emozione.

«Questo è  e rappresenta Almanacco siciliano, e non solo per i congiunti e gli amici della tante, troppe vittime della mafia e dei mafiosi»

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A questo punto, Pelizzari incalza Pirrotta a definire meglio natura e scopi del dramma.

«Uno spettacolo che non è proprio uno spettacolo, ma un qualcosa in cui la memoria e la rappresentazione si uniscono in una celebrazione di liturgia laica in onore delle vittime,  introiettata e messa in scena con  grande spiritualità. La risultante di una consapevolezza partita dalla lenzuolata bianca di Palermo, seguita alla strage di via D’Amelio, primo segnale di forza della società civile nei confronti dello strapotere mafioso. Ciò che lega tra loro le storie, è lo stupore per il piombo che arriva a falciare vite, come un soffio improvviso di scirocco che spezza un ramo»

Le ultime parole di Pirrotta prima del commiato, su sollecitazione di Pelizzari, sono per le scenografie, dominate da un bianco abbagliante che vuole richiamare, tra l’altro, il colore del lutto di parole esotiche e i canti strazianti creati dai fratelli Mancuso. ispirati da una parte ai cori della classica tragedia greca, in parte ai lamenti delle prefiche delle Madonie.

 

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   Bonera.2

 
 
 

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18:57 (1 minuto fa)

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