Goodmorning Brescia (113) – Interrogato, il Castello si rifiuta di rispondere

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Insomma, sembra che ci sia uno studioso belga, tale Ferdy Hermes Barbon, eminente glittografo nonché segretario dell’Ateneo di Treviso, che ha esaminato in compagnia della castellologa Giusi Villari, pietra per pietra, le mura dell’amata fortezza che, dall’alto veglia su Brescia.

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Circostanza non spettacolare, ma che non poteva certo sfuggire a un tipo come Costanzo Gatta che, come tutti ormai sanno perfettamente, non solo a Brescia, oltre a essere un eccellente giornalista, è anche curioso come una scimmia.

Dopo averci spiegato che cos’è la

glit|to|gra|fì|a   comp. di glitto- e -grafia, cfr. fr. glyptographie

ovvero la

glìt|ti|ca  der. di glittico, cfr. fr. glyptique – arte tecnica dell’intaglio e dell’incisione di gemme e pietre dure | studio e descrizione delle pietre preziose intagliate

Costanzo Gatta ci racconta dell’impegno profuso dallo studioso nella ricerca di marchi e segni che possano svelare dettagli ignoti di una storia pluricentenaria, cogliendo la ghiotta opportunità di rinfrescare ricordi storici e di costumi dell’epoca andata di grande interesse.

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Compiacendosi un po’  allorché, quando riferisce della vanità degli sforzi profusi dal pur valente sessantottenne belga esperto «di fenomeni energetici e bio-energetici» nonché appasionato professionale di simbolismo medievale: tutto sommato, leggendo tra le righe, che il Castello difenda ancora tenacemente i suoi più intimi segreti, non dispiace poi molto.

Né a lui… nè a noi!

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Goodmorning Brescia (112) – A caccia di nuvole, tutti insieme, in un… Sospiro

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In cielo le nuvole spinte dal vento, nel mare le onde che si rincorrono fino a infrangersi sulla spiaggia: tutto fluttua, tutto scorre, πάντα ε, a dirla con le parole di Eraclito).

E nel fluire di ogni giorno, dall’alba al tramonto, dei mesi, delle stagioni e degli anni, ogni cosa trova il suo posto, ogni affanno la sua consolazione, attraverso il rifugio nella memoria, liquida anch’essa: le filastrocche di un’età felice che, anche se non ci fosse mai stata, emerge coloratissima come la grande lenzuolata policroma che costituisce il centro temporale e ideale dello spettacolo «Il volo – storie da un altro cielo», messo in scena venerdì sera  da “Teatro tra le nuvole” (compagnia di teatro integrato condotta da Claudia Scaravonati, che vede coinvolti i residenti di Fondazione Sospiro insieme a numerosi ed entusiasti volontari) al Piccolo Teatro Libero di Sanpolino.

A partire dai primi mesi dell’anno, Fondazione Istituto Ospedaliero Sospiro si è impegnata in una nuova «sfida educativa» proponendo agli ospiti della Residenza Sanitaria Disabili Leonardo Arvedi di via Mantova un’impegnativa attività teatrale, aprendo l’iniziativa a quelli “esterni” che desiderino e si prestino a confrontarsi in modo collaborativo con persone con disabilità intellettive o disturbi del neurosviluppo di varia tipologia e  livello. 

Torniamo allo spettacolo, nato da un progetto della già citata Claudia Scaravonati con la collaborazione di Valeria Della Valle , con l’accompagnamento al piano e dal vivo di Luca Pietta e l’illustrazione di Riccardo Guasco. Tra danza e musica, uno per uno, gli attori raccontano, con stupefacente naturalezza e grazia, il proprio presente e (soprattutto) i propri ricordi, rielaborati dalla fantasia: persino chi è nato e cresciuto tra il cemento dei condomini, rammenta prati verdissimi, e Il profumo inebriante dei fiori, dell’erba e della lavanda, al posto dell’acre odore di benzina.

 

  

 

 

Il tempo è un filtro che, a saperlo utilizzare bene, lascia solo l’essenza ineffabile di una immaginifica, ma non per questo meno reale e tangibile, serenità: così una vecchia soffitta può diventare un teatro, un lenzuolo si trasforma in sipario ed è l’immaginazione ad andare in scena. Tanti pastelli e matite colorate per rendere più bello il mondo, ed è destinato a rimanere imbattibile il sapore delle caramelle golosamente gustate da bambini. La sensazione calda e confortante dei cari, caldi abbracci dei parenti che non ci sono più, sa riscaldare anche gli adulti, a patto che sappiano rimanere sempre un  po’ fanciulli.

Il presente è adesso!”  ricorda e raccomanda una ragazza, accompagnando le parole con argentini tintinnii di triangolo. “È adesso che bisogna vivere!”,  aggiungo io.

E allora, se si sa plasmare il passato come dolce rifugio e il presente lo si riesce effettivamente a interpretare con serena intensità, ora, all’istante, come può incutere timore il futuro, per quanto incerto e difficile possa sembrare?

 

 

Finisce com’è giusto che finisca: con gli spettatori (ben più degli 80 che può contenere il teatro) che applaudono in piedi, a lungo, con grande entusiasmo, il prodigio che hanno visto manifestarsi sul palcoscenico, e gli attori  che (insieme al pubblico, agli educatori e ai volontari che si sono impegnati a mettere in scena questo spettacolo),  condividono e moltiplicano la propria gioia.

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Goodmorning Brescia (110) – Il «Gran Ballo del Tempo» di Manerbio

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E sì, «Il Tempo è un bel cavallino» per dirla con Stephen King.

Un destriero che, portando il suo cavaliere in sella per tutta la durata della vita,  passa, senza preavviso alcuno, dal trotto al galoppo cambiando a suo piacimento l’assetto e la velocità del proprio incedere. E, quindi, anche del nostro.

Non trovo, né  ritengo opportuno trovare, parole che possano descrivere, meglio di quelle del grande narratore del Maine, quanto “narrato” nel primo dei due spettacoli che il Freebody Club di Orietta Trazzi ha mandato in scena ieri sera, fino alla mezzanotte, al Teatro Politeama di Manerbio.

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La luce soffusa e morbida dell’alba, il biancore accecante dl giorno, il rosso sanguigno del tramonto e il buio della notte intarsiato di astri. Il sonno e la veglia. I momenti belli e quelli meno, i romantici amori e i duri confronti, scandiscono l’esistenza degli umani.

E proprio su un altro ticchettio di metronomo, l’alternarsi delle stagioni, si basa l’insieme di balletti che ha costituito il prezioso saggio ideato e realizzato da costituisce dura ‘alba la notte romantica la notte riappare e

Cambia la musica, cambiano i ritmi e le cadenze: brani elegiaci, pop, rock, soul  e persino un minuetto  si alternano sul palcoscenico, interpretati con grande impegno e infinita passione dai giovani allievi.
Si gioca su passi semplici ma di grande effetto, si gioca sulle armonie e le disarmonia, sulla grazia e sulla forza. Breakdance e technodance ricordano a tutti, qualora ce ne fosse bisogno, che il tempo del pianeta, pur mantenendo la variabilità che lo contraddistingue e di cui si è fatto cenno sopra, ricorda che il mondo ha preso a viaggiare sempre più veloce, come conferma l’apparizione in palcoscenico di un gruppo di skaters.

Poi, con la gioiosa canzone dell’Ape Maia irrompono in palcoscenico festosi e applauditissimi i più piccoli  (anzi le più piccole) divertite, divertenti e aggraziatissime, e gli applausi scrosciano ancora più clamorosi: uno spettacolo per gli occhi, una freschezza per l’anima, la vera speranza per un mondo migliore. 
Poi anche le bimbe partono con il rap trasformandosi in quelle ragazze “cattive al punto giusto” che cambieranno il mondo.

Compaiono le spirituali ninfe dei boschi, indissolubilmente unite con la Natura. Fa capolino anche Arlecchino. Per tornare a chiudere il cerchio con l’immutabile, inesorabile e ineffabile orologio cosmico  assecondato dallo splendore delle stelle e dalle orbite dei pianeti.

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Dopo l’intervallo la seconda parte, con «Le sei mogli di Enrico VIII» di cui si è già ampiamente parlato su queste pagine (https://cardona.patriziopacioni.com/goodmorning-brescia-106-quarantanni_dopo/). Aggiungo solo che la presenza scenica e la magnifica voce del narratore Daniele Squassina, insieme alla suggestione delle essenziali ma efficacissime scenografie e con i costumi indossati dalle ballerine e dai ballerini, aggiungono ancor più fascino a uno spettacolo che (pur giudicando in occasione di una delle prove finali) già abbiamo definito assolutamente eccellente, .

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Insomma, no so se in qualità di “inviato” di Goodmorning Brescia o, più semplicemente, a titolo meramente personale… il prossimo anno ci vorrò essere ancora.

 

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Goodmorning Brescia (107) – Paola Barbato, scrittrice bresciana una e trina

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Paola Barbato torna alla libreria Serra Tarantola di Brescia con un nuovo romanzo intitolato 《Io so chi sei》, e ritrova i numerosi lettori che la seguono in città e dintorni.
Ovunque vada, per presentazioni, fiere ed eventi vari, non manco di manifestare la mia brescianità》 premette, con malcelato orgoglio di appartenenza, prima ancora che Gian Paolo Joao Laffranchi cominci a intervistarla. E, per non lasciare il minimo dubbio, si avvolge nello stendardo biancazzurro, completo dell’effigie della Leonessa, che un fan le ha appena consegnato.
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Poi si comincia, con un affiatamento tra intervistatore e intervistata che rende il dibattito tra Paola e Gian Paolo al tempo stesso fluido e serrato.
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Non c è niente di solito nei romanzi di Paola.  Leggere questo romanzo è  come salire su un autobus e non poter scendere finché non si arriva al capolinea
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L’idea risale al 2013 ma ho aspettato di pubblicare Non ti faccio niente e ho cominciato a scrivere Zoo prima di dedicarmi con convinzione alla stesura di questa storia, nata da una costola di un libro ancora non terminato. In Zoo i personaggi sono chiusi in una gabbia, all’interno della quale accadono cose orribili,  ma fuori chi c’è ad aspettare, a trepidare per parenti, amici o conoscenti misteriosamemte scomparsi? Insomma, più che di un sequel, si tratta di una storia laterale
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Poi, a quanto ne so, ci sarà anche una terza fase, collegata ma indipendente, nel senso che sarà il seguito di entrambe le storie 》
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Confermo, con l’aggiunta che farò ogni sforzo perché anche la terza parte di questa trilogia… anzi no, la chiamerei piuttosto  “poli-bilogia”, possa costituire una lettura autonoma, da affrontare e apprezzare cioè anche qualora non si fossero letti gli episodi precedenti
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Obbiettivo ambizioso e sfidante, ma insolito nella pratica letteraria e difficilmente raggiungibile
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Sarà anche insolito e non agevole, ma certamente non costituisce una novità assoluta: qualcosa del genere tentò già di fare King con l’operazione DesperationI vendicatori (peraltro non tra le  opere più riuscite dello scrittore del Maine, a mio avviso)
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Oltre alla stordita Lena e al bieco Caparzo (i principali personaggi del libro, dei quali ci occuperemo più avanti) c’è anche un terzo personaggio inanimato: il cellulare
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《Il cellulare, a pensarci bene, è diventato qualcosa di diverso e di più di uno strumento di comunicazione, la cui mancanza, anche temporanea, può conferire (e conferisce) ansia a ciascuno di noi. Il rapporto con questo oggetto può diventare inquietante da un momento all’altro, aprendo percorsi impensabili le cui conseguenze risultano imprevedibili. Pensiamo di poterlo controllare,  ma basta che il nostro numero entri in possesso della persona sbagliata e… 》
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Parliamo di Lena, personaggio scomodo, tendenzialmente mediocre, fatalista, restio adassumere qualsiasi tipo di responsabilità, anche nei propri confronti e sostanzialmente incapace di prendere qualsiasi tipo di decisione importante, ma capace di diventare protagonista di un romanzo corposo come questo
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A volte è  più interessante un forte personaggio grigio (come Lena, una che guarda scorrere la vita e che si compiace di restare a sguazzare  nella propria mediocrità) o negativo, di un opaco personaggio positivo. Poi può sempre capitare, come appunto nel caso di Lena, che l’inferno si scateni proprio quando arriva al salvataggio l’Eroe 
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L’eroe? Non ti riferirai mica a Caparzo!
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Caparzo è uno di quelli ai quali non piace l’Umanità,  un poliziotto che si muove come un animale, quieto all’apparenza e feroce all’occorrenza, cattivo ma accattivante e, sostamzialmente, un animale. Anzi, una belva
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Torniamo a Lena e a quella sua voce interiore che finisce per renderla, per il lettore, un soggetto degno di attenzione e d’interesse
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Quello di dare spazio e voce alla “voce interiore” fa parte di un modulo narrativo che utilizzo abitualmenteo, evidenziato anche graficamente con l’uso del corsivo. In questo caso molto utile a raccontare di una personalità oltre modo problematica
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Ci sono tanti personaggi collaterali scolpiti con grande cura. Li hai pensati e sagomati  prima di cominciare la stesura dell’opera, ovvio nella fase di definizione del plot, oppure…》
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Oppure.  Ferma restando la preconoscenza della trama, i personaggi decidono da soli il proprio destino nel corso della narrazione
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C’è anche un cane…》
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Un personaggio cardine, sì. Un animale che,  nonostante la tarda età e un occhio leso, sa vedere e discernere meglio di tanti esseri umani
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È la più ambiziosa delle tue fatiche letterarie?》
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Decisamente sì , anche per la difficoltà intervenuta a un certo punto, di distinguere tra loro le due storie  (Zoo e di Io so chi sei – n.d.r.) che, nella mia rappresentazione mentale, si miscelano e si fondono in un unico grande affresco
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Cosa c’è nel futuro di Paola Barbato Autrice? Ancora thriller? Ancora paura?
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Anche questo sicuramente e inevitabilmente. Ma c’è qualche idea molto prossima alla fantascienza che mi gira per la mente...》
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  Paola si racconta

Sono nata a Milano il 18 giugno 1971 da mamma pubblicitaria e papà idrobiologo. Ma a Milano sono rimasta solo un anno e gran parte della mia vita l’ho trascorsa a Desenzano del Garda, per cui mi definisco “fieramente bresciana”. Per quanto ricordi ho sempre scritto e disegnato molto, i miei primissimi fumetti, di cui raramente faccio parola, han visto la luce intorno agli 11 anni. La comunicazione scritta per me è sempre stata fondamentale …

I LIBRI DI PAOLA (e altro)

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Goodmorning Brescia (105) – Spettacoli di qualità oltre le mura

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Si è conclusa poche ore fa, presso la sede del Centro Teatrale Bresciano di Piazza Loggia,  la conferenza stampa per la presentazione del Festival Estivo del C.T.B., denominato  «Un salto nel Nullo».

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«È il terzo appuntamento estivo del CTB» ricorda Elena Bonometti , componente del Consiglio di Amministrazione del CTB.

«In nome del concetto di città intesa come unicum,  che non sarebbe tale senza le sue periferie, dal centro di Brescia, sede delle precedenti rassegne, ci si  trasferisce nella zona di via Milano,  precisamente in via Francesco Nullo, dove si è allestito uno spazio scenico ad hoc.  Una sere di eventi che, a partire dall’inaugurazione del 26 giugno, riguarderanno diverse modalità espressive e narrative, in particolare prosa classica e contemporanea, musica, per finire con la composita performance di Moni Ovadia» 

Un’occasione unica che, vista la differenza che si riscontra tra la composizione e l’estrazione del pubblico “invernale” e di quello “estivo”, sottolinea la consigliera,  «potrà risultare utile ad avvicinare nuovi spettatori al Teatro».

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Gian Mario Bandera ricorda che anche questo ricco Festival estivo s’inserisce nel progetto 《Oltre la strada》d cui già si è parlato su queste stesse pagine. Si è predisposto il servizio di un Bus navetta mette in risalto, con legittima soddisfazione, come lo spettacolo di Moni Ovadia, destinato a essere rappresentato in molte altre piazze, sia di produzione del Centro Teatrale Bresciano (la quattordicesima e ultima della stagione)

La capienza dell’impianto allestito varia tra i 200 e i 250 posti, per ogni sera di spettacolo, in collaborazione con Brescia Mobilitàè previsto un servizio gratuito navetta per raggiungere lo spazio del festival, con partenze alle ore 20.45 da Largo Torrelunga e alle ore 21.00 da Piazzale Cesare Battisti; al termine degli spettacoli, la navetta sarà disponibile per la corsa di ritorno.  Nelle sere di programmazione, inoltre, grazie a un’iniziativa realizzata in collaborazione con la Cooperativa la Rete, a partire dalle 19.30 il Bistrò Popolare allestirà presso l’area del festival uno stand per aperitivi e cene fruibile prima dello spettacolo.

Giovani artisti bresciani s’impegneranno ad abbellire, con i loro lavori, le mura perimetrali della vicina e dismessa fabbrica Caffaro.

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Domenico Bizzarro fa presente come e quanto la Cooperativa La Rete si trovi a proprio agio con manifestazioni del genere. L’idea, da sempre sostenuta e perseguita, è quella di rendere le periferie poli attrattivi non solo per lo spazio temporale limitato a un evento,  ma anche al di fuori e oltre, attraverso la creazione di spazi recettivi adeguati e accoglienti.

«Una fucina giusta / per chi la fa e chi la gusta» conclude, con una battuta arguta che, correttamente intesa, può risultare molto più efficace e significativo di un semplice slogan..

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QUESTO IL PROGRAMMA COMPLETO DELLA MANIFESTAZIONE 

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martedì 26 giugno, compagnia “I sacchi di sabbia” e Massimiliano Civica con lo spettacolo «Dialoghi degli dei», per la regia di Massimiliano Civica e con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Iliano, Giulia Solano.

giovedì 28 giugno  «Stories», concerto della raffinata cantautrice Patrizia Laquidara, che sarà sul palco insieme a Daniele Santimone (chitarra e cavaquinho) ed Enrico Terragnoli (chitarra e basso).

sabato 30 giugno, concerto con il cantautore Alessandro Sipolo che proporrà il suo progetto Canzoni per la strada, insieme a Omar Ghazouli (chitarra elettrica), Alberto Venturini (batteria), Emanuele Agosti (basso), Luigi Rizzo (fisarmonica), Paolo Malacarne (tromba).

lunedì 2 luglio spettacolo teatrale Passione, di e con Laura Curino, Roberto Tarasco (che cura anche la regia) e Gabriele Vacis.

mercoledì 4 luglio, Elisabetta Pozzi nel ruolo di regista e interprete del monologo Cassandra, una produzione Fondazione Teatro Due di Parma, con il contributo di Massimo Fini.

venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 luglio la produzione CTB  Dio ride (Nish koshe) che avrà per protagonista tutto il carisma di un artista come Moni Ovadia, con la musica dal 0 vivo della Moni Ovadia Stage Orchestra composta da Maurizio Dehò (violino), Luca Garlaschelli (contrabbasso), Albert Florian Mihai (fisarmonica), Paolo Rocca (clarinetto) e Marian Serban (cymbalon). Uno spettacolo in cui sei vagabondi, cinque musicanti e un narratore di nome Simkha Rabinovich

Tutti gli spettacoli iniziano alle ore 21.30.

Il festival si svolge all’aperto. In caso di pioggia l’organizzazione si riserva di comunicare le modalità di recupero degli eventi in programma.

 

Biglietti e abbonamenti

– Carnet 6 spettacoli € 50

– Carnet 3 spettacoli € 30

– Ingresso singolo spettacolo € 12, under 25 € 9

 

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Goodmorning Brescia (104) – Via Vantini e i vantaggi del vintage

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39 Vantini Oldstyle  è un ampio showroom, strutturato su due piani, con esposizione di oggetti di antiquariato, modernariato e mobili d’epoca che, come dice il nome, è situato al numero 39 di via Rodolfo Vantini, a pochi passi da viale Italia.

L’esito dell’idea meravigliosa di un gruppo di professionisti esperti del settore che ha portato, due anni fa, all’apertura del negozio.

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«Oltre a tutti i singolari e raffinati oggetti che vedi esposti, nel nostro showroom c’è un angolo dedicato agli orologi d’epoca (con la presenza di un tecnico specializzato nella preparazione ogni domenica e lunedì) e uno spazio riservato, al piano superiore, ha uno studio di progettazione di arredi di interni, operativo tutta la settimana» mi dice Mario Gaburri, facendomi da guida tra centinaia di oggetti che non posso fare a meno di immaginare collocati nelle mie case.

«Ma 39 Vantini Oldstyle non è solo questo. Per scelta aziendale ospitiamo con regolarità e continuità  ogni tipo di eventi e manifestazioni culturali: presentazione di libri, esposizione di foto e quadri, piccoli spettacoli teatrali e appuntamenti gastronomici e di degustazione vini,  nell’intento di permettere ai nostri visitatori di familiarizzare con la merce esposta, la cui qualità curiamo meticolosamente e rigorosamente, in situazioni inusuali e rilassanti» aggiunge, con l’espressione soddisfatta e il tono di voce di chi è gratificato dal proprio lavoro.

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«I nostri orologi antichi, generalmente ante 1970, sono cercati e in tutto il mondo, attraverso i nostri siti» interviene compiaciuto Paolo Pezzotti.

«Non era raro che mi contattino anche solo per avere consulenze tecniche e commerciali, e io non mi tiro mai indietro» .

E, intanto, mi mostra alcuni dei pezzi più pregiati.

Il colloquio si chiude con un ulteriore intervento di Mario Gaburri.

«Il prossimo 27 settembre partirà alla terza edizione della gara per moto d’epoca “Brescia-Napoli” riservato a motociclette con oltre 50 anni di età» ci tiene ad annunciare.

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«Una gara a squadre nell’ambito di un viaggio nel tempo oltre che nello spazio, nella quale risulterà valorizzata la bellezza estetica delle moto, risultando decisivo per l’aggiudicazione dell’esito di un contest fotografico on the road».

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Inutile dire che, a suo tempo, Goodmorning Brescia si occuperà anche di questo.

Nel frattempo, questi i riferimenti della Rete accedere a cataloghi / proposte di mobili antichi, complementi di arredo, orologi, moto, quadri, sculture e quant’altro:

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http://www.39vantini.it/

http://www.vecchioebello.it/

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Goodmorning Brescia (103) – La danza… della Leonessa

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«Basti dire che a Brescia gli adepti di Tersicore, musa protettrice della poesia corale e della danza, sono più dei praticanti di football»  fa notare,  nell’articolo apparso sul Corriere della Sera di ieri, sornione come e più di sempre, Costanzo Gatta.

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Insomma. la Leonessa si rivela assai più “ballerina” di quanto si potesse sospettare.

Absit iniuria verbis, naturalmente: l’aggettivazione sia intesa in senso letterale, cioè senza alcun riferimento alla ormai incombente e incertissima consultazione elettorale che stabilirà a chi, nei prossimi anni, saranno attribuiti onori e oneri dell’amministrazione della Città.

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Con passo leggero e ritmo da provetto danseur, dunque, Costanzo Gatta volteggia per le scuole di danza disseminate in tutta la città: da Carpenballet di Maurizia Camplani a Danza Laboratorio di Antonella Massussi, da Laura De Buono ad Areazione di Stefania Talia , dal Centro Danza di Orietta Davoli a Cristiana Facchini, dalla Forza e Costanza di Nadia Bussien allo Studio 76 di Alessandra Angiolani e Michela Busi, è tutto un germogliare di arabesque, brisé, cabriole, degagé (e si potrebbe andare avanti, seguendo l’ordine alfabetico, almeno fino alla “t” di tendu) .

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Nell’intelaiatura del “pezzo”, come spesso gli accade di fare, l’articolista inserisce alcuni fili d’oro abilmente nascosti per il momentoi: l’accenno a tre giovani eccellenze bresciane che in futuro, certamente, faranno parlare di sé:

«Non a caso una ragazza di dieci anni sta sostenendo esami di ammissione alla Scala, un sedicenne è entrato fra i cadetti del Bolshoi e un terzo ha danzato con Bejart»  ammicca, lasciando abilmente la questione in sospeso.

Praticamente un trailer, anzi tre trailer: scommettiamo che di queste tre giovabi eccellenze bresciane, lo scaltro Costanzo  tornerà a parlarci a breve?

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Goodmorning Brescia (101) – Costanzo Gatta: un puzzle di ricordi per quel drammatico 9 maggio

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È dote propria di un grande giornalista, quella di saper riportare all’indietro il tempo e fermarlo in un certo preciso istante.

Saper estrapolare un fotogramma fissato nel pensiero e nella memoria, non troppo sgranato, ma neanche troppo nitido, perché dev’essere lasciato libero spazio alle volute nebbiose delle emozioni.

Lo ha fatto ieri Costanzo Gatta, sul Corriere della Sera, per preparare uno dei giorni della memoria più oscuri e dolorosi della Storia della Repubblica. Dolore ancora vivo e pulsante, sotto quell’esile tessuto cicatriziale che è tutto ciò che 40 anni sono riusciti a produrre.

Un vulnus forse incurabile, nel dare e nell’avere, per l’Italia e per la Democrazia.

Costanzo Gatta ha scelto di farsi aiutare, nell’ingrata quanto ambiziosa impresa, dalle testimonianze di tanti bresciani, di nascita e di elezione, sintetizzando in modo incisivo i ricordi di ciascuno di loro puntati su quel 9 maggio in cui furono fatte ritrovare dalle Brigate Rosse, nella centralissma via Caetani, le spoglie mortali di un grande uomo politico e grande statista, Aldo Moro.  

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Scorrono una dopo l’altra (“Io ero a scuola” “Io stavo lavorando in fabbrica, il sindacato indisse subito uno sciopero” “Io, carabiniere, presidiavo in servizio di ordine pubblica una sede del Movimento Sociale, con tanto di giubbotto antiproiettile e mitraglietta“, “Io, chirurgo, ero in sala operatoria“, “Io in un bar, avendo marinato la scuola per evitare un compito in classe“, “Io lo seppi dalla tv“…

Inevitabilmente, anche la memoria del lettore si mette in moro, alla ricerca di un ricordo.

Quel ricordo.

E, puntualmente, non senza sofferenza, lo ritrova.

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