Goodmorning Brescia (144) –

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Si è tenuta stamattina, presso la sede del Centro Teatrale Bresciano, la conferenza stampa di presentazione della messa in scena dell’operetta «Scugnizza». L’evento è inserito nel quadro dell’annuale ricorrenza della Giornata Internazionale della Donna, organizzata e curata dai Sindacati dei Pensionati di Brescia.

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«Più che una celebrazione si da continuità all’azione di donne pensionare  che diffondono un concetto di comunità molto importante» sottolinea in sede di introduzione dell’incontro il Direttore Gian Mario Bandera.

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Antonella Gallazzi ringrazia il CTB per aver messo a disposizione il Teatro Sociale per un evento che rappresenta un momento di grande allegria per donne costrette, per motivi legati all’età e alle condizioni di salute, a trascorrere gran parte del loro tempo all’interno delle case di accoglienza e dei centri diurni.
«Per noi significa parlare alle donne, coinvolgere le donne, specie le anziane che raccontano le proprie esperienze di vita, con diritti conquistati e diritti negati, anche in campo economico, con una disce sociale dell’azione riminante differenza retributiva. Come Coordinamento Donne ci muoviamo in modo unitario dannoso alle donne un’occasio e unica di parlare e confrontarsi. Quest’anno, debbo dirlo con estremo rammarico, il principale argomento Trattato è stato quello della violenza di genere, purtroppo ancora di drammatica attualità»

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Luisa Battagliola conferma che saranno messi in scena due spettacoli, ai quali sono invitate le ospiti delle case di riposo e dei centti diurni con le loro animatrici.
«Ricordo, qualora ve ne fosse necessità, l’alto valore dell’azione delle RSA e dei centri diurni (curati soprattutto da volontari che si occupano della gestione del tempo libero degli ospiti, con spazi dedicati ad attività culturali e artistiche, a spettacoli organizzati appositamente e altre varie iniziative)» ribadisce, concludendo il suo intervento.

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Anna Delle Donne sottolinea come a questo evento sia collegata una lotteria i cui proventi andranno a diversi progetti solidali, come “Progetto Simone per Emergency”, “Adotta una mamma-salva il suo bambino”, il finanziamento di una scuola materna sita in Brasile, nei pressi di Rio de Janeiro e di altre iniziative del genere.

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Categorie: Giorni d'oggi.

Se la cintura esplosiva non fa il botto.

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È appena calato il sipario sulla “prima” di «Guerra santa», dramma scritto da Fabrizio Sinisi per la regia di Gabriele Russo, con Andrea Di Casa e Federica Rosellini.

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La trama:
È davvero un venerdì di passione, allorché una giovane donna, dopo un’assenza protrattasi sette anni, spesi a combattere nei ranghi di un gruppo estremista-fondamentalista, fa ritorno “a casa”.
Alla Casa di Dio, per la precisione, visto che la combattente si questo caso, presenta proprio nella parrocchia frequentata a lungo a suo tempo.
Una visita nel corso della quale tra la donna e un sacerdote cattolico, suo punto di riferimento nella “vita precedente”, si instaura un confronto nel corso del quale fatti drammatici vengono raccontati e motivazioni  interiori messe a nudo, mentre si allunga l’ombra di un clamoroso attentato di imminente realizzazione.

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Lo spettacolo:

L’idea messa in scena di mettere insieme e di incrociare i sei monologhi di cui è composta l’opera, in teoriapuò risultare piuttosto originale. Dal dire al fare, però, come recita la sapienza popolare, spesso c’è di mezzo il mare. Soprattutto se ci si dimentica (o volutamente s’ignora) che il teatro viene meglio quando, oltre a dire qualcosa di profondo, sul palcoscenico succede anche qualcosa di movimentato e d’interessante. Soprattutto se si sottovaluta il problema di un monologo al cospetto di un altro attore, in attesa di cominciare il suo: evidente l’imbarazzo di interpretare per interminabili minuti la parte della comparsa muta, il cui più urgente problema è rappresentato da quali espressioni scegliere per fare fronte alle elucubrazioni dell’altro e… dove tenere le mani. Soprattutto se il testo (pur di elegante scrittura, o forse proprio a causa di una fin troppo ricercata cura dello stile) sembra a volte perdere il contatto con il linguaggio reale “della gente”.
Non a caso, e su questo argomento la chiudo qui, dopo quindici minuti di sfogo della figliola non-prodiga (una Federica Rosellini tutta nervi) le prime parole pronunciate nello spettacolo dal sacerdote (Andre Di Casa) sono «Quanto tempo!». Una battuta che, agli spettatori più attenti appare una di quelle coincidenze per così dire “rivelatrici”.

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Per il resto, gli argomenti toccati nella pièce sono importanti e numerosi. Talmente numerosi che non c’è materialmente il tempo di approfondirli tutti, ma solo di tratteggiarli con frasi a effetto, nel creare le quali, bisogna riconoscerlo, Sinisi (che della parola è un profondo conoscitore e un abile giocoliere) non incontra alcun problema.
Libero arbitrio: «Chi resta (in caso di abbandono) non ha scelta»;
Necessità di affrontare la vita con determinazione e slancio: «Non possiamo sempre rifugiarci nel non dire e nel non fare»
Attivismo morale e spirito missionario: «Il vero peccato consiste nel non fare il bene»
Sofferenza come strumento di crescita spirituale interiore: «Se non si conosce l’amore è perché non si è sperimentata la disperazione»
Valori assoluti a confronto: «L’Amore ci libera e ci eleva, la Verità ci rende cattivi e miserabili»
Per finire con un rovesciamento biblico (evocato proprio dal sacerdote) a coronamento  e contrappunto di una specie di vivisezione del cristianesimo usata dalla terrorista come una clava: «Le colpe dei figli ricadono sui padri»

Insomma, si tratta di un’occasione persa o, perlomeno, non colta in tutta la sua potenzialità, con un testo dotto ma statico che anche il regista, palesemente, trova difficoltà a rendere per quanto possibile commestibile (in questo non aiutato dalla non meravigliosa acustica del Santa Chiara) anche per la parte meno acculturata del pubblico.
Da parte mia, sono disposto a scommettere qualsiasi cifra che la prossima prova sarà senz’altro migliore: di talento  ce n’è tanto, di anni di luminosa carriera ancora da percorrere, anche.

Le foto inserite a corredo di questo articolo sono di Umberto Favretto.


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GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (143) – Una guerra non è mai santa, ma.

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Conferenza stampa per la presentazione del dramma Guerra santa scritto da Fabrizio Sinisi per la regia di Gabriele Russo, con Andrea Di Casa e Federica Rosellini, in scena al teatro Santa Chiara Mina Mezzadri dal 5 al 10 marzo.

Gian Mario Bandera introduce l’incontro sottolineando  quanto sia importante, per il Teatro e per la società, che un certo tipo di riflessioni, capaci di comprendere il personale e il sociale, ricomincino a circolare. «Mi sento di affermare che Guerra santa è appunto uno di quegli spettacoli nei quali è presente ed emerge quella sintonia con la contemporaneità che normalmente è difficile riscontrare». 

«In qualità di membro del consiglio di amministrazione, mi fa molto piacere sottolineare la lungimiranza della scelta effettuata dal CTB puntando su un giovane talento scelto, dopo attenta selezione, tra tanti altri giovani emergenti presi in considerazione per la posizione di “drammaturgo di casa”’» dice Patrizia Vastapane. «Anche perché averlo con noi vuol dire… sottrarlo ad altri teatri concorrenti» .
Conclude poi il suo intervento ricordando che, per allestire lo spettacolo inserito nella rassegna Brescia Contemporanea, il Centro Teatrale Bresciano si è avvalso del contributo di Cariplo e ASM

«Cominciamo dal termine guerra santa o jihad, che arriva a noi occidentali in modo allarmante e allarmato. In realtà, nell’accezione originale e autentica, esso rappresenta l’indicazione di un conflitto intimo di continua sfida con se stesso e di crescita» esordisce Fabrizio Sinisi.
«L’opera è strutturata in una serie di flussi di parole e concetti definitivi e al di fuori di ogni convenzione: qualcosa che non può accadere nella realtà, ma si può verificare, invece, in Teatro.
Quanto alla origine e alla genesi del testo, Sinisi spiega che la stesura del dramma è cominciata solo dopo un approfondito lavoro di documentazione sul terrorismo e, in particolare, sul fenomeno dei “foreign fighter”, la maggior parte dei quali risultano essere molto giovani. «Da lì partì l’intuizione di interpretare il fenomeno alla luce di quel pilastro di analisi conosciuto come “uccisione del padre”, interpretandolo come la reazione impulsiva e violenta di una generazione affamata di risposte che non riceve riscontri o che, per lo meno, quei pochi che vengono forniti dal “Potere”,  li reputa sbagliati».
«Ciò che notai immediatamente fu la sua capacità di calarsi nella realtà senza perdere di vista i più importanti e suggestivi archetipi. Quanto al testo portato in scena, al suo interno sussistono e convivono diversi livelli di narrazione. Il primo è la rottura del rapporto tra padre e figlia, con la fuga di quest’ultima, il ritorno dopo un’esperienza di guerra, e il confronto finale, risolutivo quanto drammatico. Il secondo il racconto dell’infrangersi dell’innocenza, a testimonianza di come alcuni episodi vissuti in gioventù, anche se in apparenza insignificanti, possano cambiare o addirittura stravolgere una intera esistenza. il terzo la metafora del terrorismo come salvagente di tanti giovani alla ricerca di un ideale, smarriti nel caos di un occidente con proposte caotiche, frammentarie e spesso discordanti». Conclude il suo intervento sottolineando come il suo modo di fare regia contempli un articolato e rispettoso percorso di conoscenza e approfondimento del testo che va trattato senza “vestirlo” troppo” e di quanto sia importante lavorare con cura con (e insieme a)gli attori. «Entrambe le cose, peraltro, sono molto difficile quando ci si cimenta con un testo come quello di Sinisi, continuamente cangiante, come un organismo vivente, e, quindi, spiazzante per chi lo interpreta.

«Sinisi lo conobbi in occasione di un rassegna di interpretazioni shakespeariane da parte di giovani drammaturghi, in cui mi colpì con il suo Giulio Cesare» ricorda il regista Gabriele Russo
«Ciò che notai immediatamente fu la sua capacità di calarsi nella realtà senza perdere di vista i più importanti e suggestivi archetipi. Quanto al testo portato in scena, al suo interno sussistono e convivono diversi livelli di narrazione. Il primo è la rottura del rapporto tra padre e figlia, con la fuga di quest’ultima, il ritorno dopo un’esperienza di guerra, e il confronto finale, risolutivo quanto drammatico. Il secondo il racconto dell’infrangersi dell’innocenza, a testimonianza di come alcuni episodi vissuti in gioventù, anche se in apparenza insignificanti, possano cambiare o addirittura stravolgere una intera esistenza. il terzo la metafora del terrorismo come salvagente di tanti giovani alla ricerca di un ideale, smarriti nel caos di un occidente con proposte caotiche, frammentarie e spesso discordanti». Conclude il suo intervento sottolineando come il suo modo di fare regia contempli un articolato e rispettoso percorso di conoscenza e approfondimento del testo che va trattato senza “vestirlo” troppo” e di quanto sia importante lavorare con cura con (e insieme a)gli attori. «Entrambe le cose, peraltro, sono molto difficile quando ci si cimenta con un testo come quello di Sinisi, continuamente cangiante, come un organismo vivente, e, quindi, spiazzante per chi lo interpreta.

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L’ultima parola, com’è giusto che sia, va ai due interpreti.

«Fra me e Federica si è stabilita immediatamente una sintonia comunicativa. Per quanto riguarda il dramma, suggestivamente instabile e fragile nel percorso narrativo, sia uno di quelli che andrebbero visti più volte, perché ogni volta che vengono rappresentati si rivelano un viaggio diverso» rivela Andrea Di Casa.

«Si tratta di un testo che sembra puntare all’assoluto, ma lo fa attraverso creature assolutamente imperfette: è anche per questo che l’ho subito amato» è il suggello finale di Federica Rosellini.

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Bonera.2

Bonera.2

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (141) – A San Faustino, quando meno te l’aspetti…

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Secondo chi lo conoscepersonalmente e chi ne ha solo sentito parlare, Costanzo Gatta è persona dotata da Madre Natura (oltre che di una forte personalità e di una bulimica curiosità sulle cose del mondo), di una statura nella media e di una vista assolutamente normale. Quando, però, si aggira per le vie della città, il giornalista si trasforma in una specie di gigante Argo dai cento occhi, al quale non sfugge niente e nessuno.

Figuriamoci, poi, se il suo percorso si dipana tra le bancarelle della Fiera di San Faustino.

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Quel che ne viene fuori, come minimo, è un articolone di due pagine piene come quello uscito sul Corriere della Sera all’indomani della tradizionale festa dei Santi Patroni.

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Tra le leccornie (tutte rigorosamente anti-dieta) dei tanti stand gastronomici, tra le antiche statue duplicate alla meglio e scaltri  mercanti che gongolano per i recenti successi delle calcistiche “Rondinelle”, offrendo magliette e gadget biancazzurri a prezzo di realizzo, tra banchi stracolmi di capi di abbigliamento e biancheria per tutti i gusti e mirabolanti offerte di prodotti tecnologici e/o fantasiosi, Gatta si aggira per le vie del centro insieme migliaia e migliaia di persone che rendono difficile persino camminare e pericoloso stare fermi.

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Tutto vede e tutto annota sul taccuino da cronista: dal set  di affilatissimi coltelli messo in vendita a solo 10 € all’Ombrello Arturo che si chiude (comodamente al contrario) per finire al mitico panno al carbonio Tornado, capace di pulire senza essere strizzato e asciugato e (ma questa forse è solo una leggenda metropolitana!) neppure strofinato sullo sporco!

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Meraviglie per tutti, da portare a casa e mostrare con orgoglio ai familiari stupefatti, ma la vera sorpresa, da bravissimo giornalista-scrittore- drammaturgo quale Gatta è, rimane per tutto il “pezzo” riservata, nascosta e insidiosa come una mina anti-uomo, proprio nell’ultima riga: forse per la prima volta nella Fiera di San Faustino (udite! udite! udite!), in una certa bancarella, c’è stata anche occasione di acquistare un buon libro.
Che sia proprio questo… l’ennesimo miracolo di San Faustino e del suo compagno Giovita?

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Goodmorning Brescia (140) – Il Castello si confessa

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Il saluto di benvenuto e l’introduzione della conferenza sono del giornalista Massimo Tedeschi, presidente della AAB  (Associazione Artisti Bresciani) che ospita, nella sua bella sede di Vicolo delle Stelle, la conferenza di oggi, prima di una
serie d’incontri a tema sul Castello di Brescia.

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«Il Castello di Brescia, carico di anni e di Storia, si racconta con una serie di scritti riportati su lapidi, cippi e graffiti sparsi ovunque, all’interno e all’esterno di esso» esordisce Costanzo Gatta.
«Nonostante l’impegno profuso, quelli che ho raccolto sono una minima parte di quelle presenti, e potrebbero essere molte di più, se si avesse la voglia e il coraggio di investire di più sulla ricerca» aggiunge, diretto.

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Si parte con un’intrigante indagine sul soprannome di Falco d’Italia attribuito al Castello, poi è un succedersi di immagini, di informazioni, di citazioni, e di testimonianze lette e interpretate da Daniele Squassina.
Scorre nei secoli, la vita del Castello, tra Re, nobili, popolani, guerrieri e detenuti da rieducare attraverso un duro lavoro di manutenzione e riammodernamento, tra battaglie, sommosse, celebrazioni e raffigurazioni dei Santi Patroni Giovita e Faustino.
Una passeggiata nel Prato della Bissa, con il cannone installato a futura memoria dell’imprenditore siderurgico Goi, donato dai suoi eredi, cui segue una critica occhiata alla vecchia e gloriosa locomotiva collocata per celebrare «l’Italico vapore».
Si passa poi alle insidie della “Strada del Soccorso”  utilizzata a dispetto del nome e in più occasioni, per reprimere moti popolari e all’ardita Torre Coltrina, incombente sullo strapiombo con i misteriosi affreschi abrasi dal tempo.
Una particolare attenzione merita il bello, imponente (e tristissimo) Torrione dei prigionieri, con le pareti tappezzate di dolore inciso nella pietra, dove venivano reclusi e tormentati i patrioti dell’associazione. Un soggiorno che, per molti, si concludeva alla Fossa dei Martiri.
Ci vuole un momento di riposo e ci pensa la bella voce di Squassina che recita i versi di una dolente poesia di Cappellini.

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Sul finire, colpisce e si fissano negli occhi e nella memoria l’immagine della selva di antenne (utili ma orride) che fanno scempio della Mirabella, e la vista sui malridotti e antiestetici cartelloni pubblicitari che fanno da cornice ai campi da tennis presenti dall’ormai lontano 1910. Mostrandole, Gatta non può nascondere il proprio disappunto.
Per rincuorarsi non resta che fare un  salto alla Specola Cidnea, e osservare il cielo.
Da qui si riparte per l’itinerario finale, percorrendo ogni strada che si arrampichi, da ogni direzione, lungo le pendici del colle, scoprendo altre scritte, altri monumenti, altri segreti.

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Goodmorning Brescia (139) – Palcoscenico e filosofia

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«Mi devo un po’ riguardare: non sono più un giovane ottantenne» manda a dire scherzosamente Emanuele Severino, impossibiliotato a presenziare all’appuntamento in Loggia con i giornalisti a causa di un piccolo malanno di stagione. E, in effetti, gli anni sono novanta, anche se lo spirito è ancora quello di un ventenne.
Proprio dall’idea e dalla volontà di celebrare e festeggiare il novantesimo genetliaco dell’illustre filosofo e accademico bresciano deriva la “mattinata d’onore”, patrocinata dal Comune, che avrà luogo il prossimo sabato 2 marzo al Teatro Sociale.

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Emanuele Severino

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La conferenza stampa di presentazione è aperta da Claudio Bragaglio membro del Consiglio direttivo dell‘ASES – Associazione di Studi Emanuele Severino, con il riconoscimento e l’apprezzamento per la presenza del  Comune di Brescia che ha accompagnato con entusiasmo ed efficienza l’iniziativa, coinvolgendo in modo massiccio il mondo giovanile e studentesco.

Gian Mario Bandera fa presente come il CTB abbia preso al volo l’occasione di collaborare a un evento straordinario per la città di Brescia i posti assegnati per la partecipazione studentesca sono pressoché esauriti. «Abbiamo pensato di intervenire neo festeggiamenti dedicati al filosofo con l’intervento che più ci è proprio, vale a dire la messa in scena di uno spettacolo, l’Orestea tradotta da Severino, con il coordinamento registico di Andrea Chiodi e con attori già affermati (Ottavia Piccolo, Graziano Piazza, Federica Fracassi e Fausto Cabra) accompagnati da nove giovani (per la maggior parte bresciani) talentuosi e in fase di crescita» spiega ancora il Direttore del CTB. Tra questi ultimi (ndr) non può fare che piacefre sottolineare la presenza di Fabrizia Boffelli che, nello scorso agosto, è stata protagonista, insieme a Carlo Hasan e Lorenzo Trombini, della rivisitazione del dramma «Diciannove + Uno» scritto da Patrizio Pacioni e messo in scena in anteprima a Marone.

Anna Severino. vice presidente dell’ASES, si limita a portare i saluti del padre, passando la parola a Ines Testoni .

La professoressa fa presente come, nell’ambito delle iniziative  ispirate all’attività del professor Severino, Brescia si e è conquistato un posto di rilievo.
«Ciò che davvero vorrei emergesse da questa occasione, però, è che, oltre all’omaggio reso al filosofo in occasione del novantesimo compleanno, è che  da qui partisse una sfida ambiziosa e seducente: quella di fare di Brescia la capitale della cultura 2022»

Per il Sindaco Del Bono, la ricorrenza rappresenta una grande opportunità per la Città.
«È un’occasione che non può essere persa» afferma con forza.
«Da qui si potrà rimegranttere l’Italia, con Brescia in posizione di rilievo, al centro del dibattito sulla filosofia». Per poi concludere: «So che Severino è stato sempre molto attento nei confronti della città, ma, a sua volta, egli deve sapere che altrettanto affetto e una smisurata stima gli ha tribuito e tuttora gli attribuisce Brescia». 

Di concludere la conferenza si incarica Paolo Barbieri, ricordando l’ancora breve ma già significativa storia dell’Associazione che conta già circa 250 membri, tutti di assoluto rilievo. Tra le altre iniziative in corso, ricorda la nascita di una nuova rivista in lingua inglese, che uscirà con cadenza quadrimestrale, liberamente accessibile a tutti.

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Goodmorning Brescia (137) – Conversando di «Conversas»

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Questo 2019, per il Caffè Letterario Primo Piano, sembra essersi aperto in modo a dir poco “scoppiettante”. Nuovi eventi, articolati tra dibattiti di attualità, presentazione di libri, mostre di dipinti
e foto, e tanta musica.

Tra tutti abbiamo scelto la rielabiorazione bresciana del format «Conversas», che prenderà avvio a breve, con cadenza mensile, un appuntamento fortemente voluto da un personaggio che di questo magazine e di questo blog è da sempre (adeguatamente ricambiato), uno dei più fedeli amici.

Ecco il risultato della chiacchierata che ho avuto con lui proprio stamattina.

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Cos’è e come e quando nasce Conversas?

Conversas nasce nel 2012 in Portogallo dall’idea di due amiche, Constança Saraiva e Mafalda Fernandes che dovendosi separare a causa dell’Erasmus decidono di fissare delle date per rivedersi e parlare ma stabilendo delle regole precise: in ogni incontro una parla e l’altra ascolta e viceversa. Da questo scambio emergono nuove riflessioni che l’amicizia giornaliera che avevano avuto finora non aveva fatto emergere, così decidono di ampliare questo modo di conversare ad altre persone. E così Conversas di diffonde in altre città d’Europa come Rotterdam, Berlino, Rennes e nel 2015 arriva anche in Italia, a Milano. Nel 2016 nasce Conversas Bergamo e nel 2019 finalmente arriva a Brescia al Caffè Letterario Primo Piano in via Beccaria dove si terrà la prima storica Conversas Brescia il 10 febbraio alle ore 18:30.

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E qui in città, come ci si è arrivati? Chi è il responsabile?

L’idea di portare Conversas a Brescia è di un ragazzo di 36 anni, Marco Passarello, un palermitano di nascita ma emigrato a Brescia da 8 anni. Quel ragazzo sono io.

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Si può sapere come questo “ragazzo” com’è arrivato alla decisione?

Ho conosciuto Conversas Bergamo e ho pensato che sarebbe stato bello e necessario crearla anche a Brescia. Uso il termine necessario non a caso, perché ormai la maggior parte delle conversazioni si tengono tramite WhatsApp e si condividono le storie delle persone solo su Instagram.
Si ha quasi la sensazione di aver timore a dover affrontare una discussione faccia a faccia, guardando negli occhi l’interlocutore tant’è che si arriva a nuovi fenomeni digitali come il ghosting, che sta diventando la violenza psicologica della nostra generazione. Il ghosting è il diventare fantasmi, sparire improvvisamente, smettendo di rispondere a chiamate, messaggi o mail. Di fatto è una tattica interpersonale passivo-aggressiva: si parla di ghosting soprattutto per l’ambito sentimentale, ma può interessare anche i rapporti d’amicizia o professionali. 

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E quindi? (parafrasando il titolo di un altro talk, ideato e condotto da Patrizio Pacioni e Biagio Vinella, che ha riscosso un notevole successo, lo scorso anno, proprio al Caffè Letterario Primo Piano – ndr)

Tutto quanto ho detto sopra, io, personalmente, lo soffro molto e da questa “sofferenza” è nata l’idea di portare Conversas a Brescia, così ho parlato con Constança Saraiva che si è dimostrata entusiasta di allargare il cerchio di città italiane in cui è presente Conversas, ho cercato altre persone che potevano credere a questo progetto (Francesca Bettinelli e Sonia Trovato) e ho contattato il Caffè Letterario che ha subito accettato.

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Puoi anticipare ai nostri amici del web che cosa accade (e cosa accadrà) a Conversas?

A Conversas, dove si invitano tre Conversadores che decidono di parlarci di tre storie a loro scelta, in circa 30 minuti ognuno, ma non è una mini conferenza ma una vera e propria conversazione con il pubblico (anzi gli ascoltatori e non semplici spettatori) può intervenire quando vuole con qualsiasi domanda. In mezzo a tutto questo c’è il moderatore, che sarò io o in alternativa Sonia Trovato, che cerca di accompagnare il conversatore, di placare gli animi quando la discussione perde il filo conduttore, di riportare al silenzio e all’ascolto, ma sempre  nella piena libertà di conversazione. L’obiettivo è conoscere. Conoscere persone e storie nuove, tutto questo dal vivo, nel qui e ora e non dietro al piccolo schermo del cellulare.
La forza guida della voglia di conoscenza è la curiosità, e per me è il centro del mio modo di vivere, muove tutto quello che faccio, senza curiosità non potrei vivere, ma solo sopravvivere, cosa ben diversa.

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Quando la “prima”?

Il primo incontro sarà il 10 febbraio alle 18:30 al Caffè Letterario, spero che i bresciani accolgano bene questa novità e decidano di partecipare agli incontri, che si terrano una volta al mese.  Questi saranno i primi, storici, tre conversadores bresciani:

Carla Alberti («La scuola in carcere»)
Insegna matematica nelle Case Circondariali di Brescia Canton Mombello e Verziano da anni.
Chi insegna in carcere lo fa perché non ha voglia di affrontare classi di numerose di adolescenti? È un idealista? Forse all’inizio anche per questi motivi; poi, con il tempo l’insegnante capisce che il valore intrinseco del suo operare è la difficile, quotidiana ricerca di come poter sviluppare le potenzialità, forse mai coltivate, nei suoi studenti reclusi.

Luigi Uberti  («Yoga, una passione che si trasforma in professione»)
Si avvicina allo yoga come autodidatta a metà degli anni 80, mosso dal desiderio di un benessere profondo ed olistico che potesse produrre in lui un senso di pace e serenità. Nel corso del tempo ha realizzato che lo yoga è in grado di donare qualcosa in più di un senso d’appagante benessere psico-fisico: uno stato d’espansione della coscienza impossibile da spiegare a parole, ma che si può sperimentare accedendo ad un livello di consapevolezza “altro”. Uno stato d’essere profondamente diverso da quello con cui, normalmente, facciamo esperienza della vita.
www.studioyogadarshan.it

Angelo Buizza («Obiettivo Sorriso»)
Obiettivo Sorriso è un’associazione di volontariato, nata nel 2010, con lo scopo di portare un sorriso a chi lo ha perso come bambini malati e anziani.
Adesso è diventata molto di più grazie alla perseveranza della famiglia Buizza e di altri volontari fino a fondare nel 2016 l’accademia Diventa un Artista, con la quale si da la possibilità a ragazzi affetti da disabilità di diventare artisti completi tramite corsi di teatro, magia e canto.
https://www.facebook.com/AssociazioneObiettivoSorriso/

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Si ricorda che l’evento è aperto a TUTTI e l’ingresso è GRATUITO senza obbligo di tessera ARCI.

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Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (136) – La libertà non è star sopra un albero…

In giro ci sono tante buone idee, un mucchio di edificanti propositi, ma poi, quando si tratta di passare dalla teoria alla pratica, quando viene il momento di rimboccarsi le maniche e darsi da fare… è tutt’altro discorso. Ecco un esempio (per fortuna dall’esito positivo) per così dire “di scuola“.

Il problema: presso la scuola dell’infanzia Fiumicello,
i bambini che hanno optato per la frequentazione “light” (venticinque ore settimanali) non hanno. diversamente dagli altri, la possibilità di frequentare la mensa, non prevista nell’opzione. Per loro prevista è previsto l’abbandono dei locali scolastici alle ore tredici senza fruire del servizio e senza rientro pomeridiano. Di conseguenza, bambini che sono stati impegnati per quattro ore, e che alle ore dodici dovrebbero consumare il pasto con i compagni che, invece, si trattengono anche nel pomeriggio, sono costretti ad attendere un’ora ancora a digiuno e, considerando i tempi di spostamento nelle loro case, a potersi sedere a tavola non prima delle due di pomeriggio.

Le conseguenze: insomma, tutti scontenti. Brontolii, indignazione, mal di pancia generale ma, come (purtroppo) spesso accade, nessuno che faccia niente di costruttivo.
No, un momento: “nessuno” è impreciso e persino ingiusto, perché qualcuno che si attiva con prontezza e decisone  nella direzione giusta,  per fortuna, c’è anche questa volta.

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L’interno del Circolo Bissolati

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Il problema: presso la scuola dell’infanzia Fiumicello, i bambini che hanno optato per la frequentazione “light” (venticinque ore settimanali) non hanno. diversamente dagli altri, la possibilità di frequentare la mensa, non prevista nell’opzione. Per loro prevista è previsto l’abbandono dei locali scolastici alle ore tredici senza fruire del servizio e senza rientro pomeridiano. Di conseguenza, bambini che sono stati impegnati per quattro ore, e che alle ore dodici dovrebbero consumare il pasto con i compagni che, invece, si trattengono anche nel pomeriggio, sono costretti ad attendere un’ora ancora a digiuno e, considerando i tempi di spostamento nelle loro case, a potersi sedere a tavola non prima delle due di pomeriggio.

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La soluzione: ogni martedì, d’ora in poi, il Circolo Bissolati, nella persona del presidente Giovanni Lai, recupererà, per trasformarli in snack-spuntino a disposizione dei bambini che rimangono esclusi dalla mensa, di frutta e prodotti da forno donati dalla Coop.

Fatto. Era così difficile? Probabilmente no, ma neanche tenere in piedi un uovo, prima che Cristoforo Colombo insegnasse il metodo più sicuro di farlo, lo era.S

E adesso? Visto che l’iniziativa sembra poter funzionare alla grande, i due partner del progetto meditano di estenderlo ad altri istituti scolastici: si comincerà con ogni probabilità, dalla Scuola dell’infanzia di Passo Gavia, le cui  problematiche sono del tutto analoghe a quelle affrontate e risolte per la “Fiumicello”.

Tirando la riga: è anche e soprattutto per questa straordinaria capacità di imprenditorialità sociale (oltre che per il gran cuore dei bresciani) che la Leonessa d’Italia mantiene e consolida primato ufficioso, ma effettivo, di «Capitale nazionale della solidarietà».

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Bonera.2

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