Goodmorning Brescia (159) – Questa sì che si chiama cultura a tutto tondo!

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I pomeriggi al CTB” (quinta edizione) e “Letteratura & Teatro” (arrivato addirittura al 14° anniversario) sono due serie di eventi che fiancheggiano e caratterizzano ogni anno la stagione del Centro Teatrale Bresciano.

Apre la conferenza stampa di presentazione delle rassegne la consigliera Patrizia Vastapane, mettendo in evidenza come si tratti di due rassegne che coinvolgono noti esponenti del mondo culturale, artistico e dell’informazione i quali, sottolinea, “interverrà a titolo assolutamente gratuito”.

«È nostra intenzione cercare di ripetere i buoni risultati ottenuti sia con i giovani che con gli adulti nel promuovere e rinnovare l’interesse per il teatro» conclude, passando poi la parola al Direttore del CTB.

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«Quello tra il CTB e l’Università Cattolica è un rapporto importante che, mi auguro, si protrarrà a lungo e in modo sempre più fattivo» ricorda Gian Mario Bandera. «Mi preme intanto sottolineare che in considerazione del crescente numero di partecipanti agli eventi registrato nella scorsa stagione, si è deciso di spostare gli incontri dal Foyer del Teatro Sociale a sé più capienti come il Salone Vanvitelliana di Palazzo Loggia, l’aula magna Tovini dell’Università Cattolica e il Teatro San Carlino».

Prende poi la parola Manlio Milani (presidente della Casa della Memoria).

«La nostra collaborazione quest’anno si riallaccia a  due significativi anniversari: il 50º della strage di Piazza Fontana e il 45º della strage di Piazza della Loggia. Due avvenimenti tragici che accomunarono nel lutto e nell’indignazione due città grande di tradizione democratica come Milano e Brescia, facendo sì che i loro abitanti si unissero indissolubilmente nella lotta alla violenza e al terrorismo. Luciano Violante si occuperà delle riflessioni istituzionali, Paolo Corsini approfondirà, invece, gli aspetti più prettamente storici.

Prima di passare la parola alla coordinatrice de “I pomeriggi al CTB”, la docente di letteratura tedesca presso l’Università Cattolica Lucia Mor, Giovanni Panzeri, direttore di sede della Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, si limita a ribadire come la crescita registrata dalle rassegne oggetto della conferenza stampa sia in termini tecnico-qualitativi che in termini di presenze di pubblico e di interesse, testimoni la riuscita degli incontri grazie anche al sempre più accurato allestimento.

«L’iniziativa nacque da un’idea molto semplice: si voleva trovare un luogo d’incontro ideale in cui si potesse far parlare e fare ascoltare la letteratura. Fin dall’inizio il successo registrato si rivelò persino superiore alle più rosee aspettative. Si tratta di occasioni imperdibili nel corso delle quali risulta possibile individuare e mettere a fuoco numerosi e significativi aspetti del complessissimo dell’animo umano, prevalentemente attraverso la prospettiva teatrale. Nell’edizione di quest’anno, la presenza di classici immortali (lo shakespeariano “Falstaff” -che aprirà la stagione- primo tra tutti) e di numerose trasposizioni sceniche di testi letterari di altissima qualità, aiuterà a sollecitare l’interesse del pubblico non solo in ottica locale ma anche nazionale» spiega appunto la già citata Lucia Mor, per aggiungere e concludere subito dopo che, nel corso dei “Pomeriggi” saranno trattati temi di grande attualità come la disabilità, le diversità, il crescente fenomeno delle fake news e le tematiche della scuola intese come sfida dell’educazione.

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Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (158) – Matrimonio? No, meglio un “marito in affitto”!

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«Caro, hai visto che la lavatrice continua a perdere acqua a ogni lavaggio? Perché non ci dai un’occhiata

«Amore, dalla finestra della camera da letto entra uno spiffero…»

«Tesoro, sono dieci anni che non tinteggiamo le pareti e sono ridotte da fare schivo. Dovresti pensarci tu

«La cantina è piena di cose inutili e non c’entra più niente. Ti decidi a fare un paio di viaggi alla discarica

E potremmo stare qui ancora per ore, senza riuscire a dare fondo a fastidi e relative incombenze talmente numerose da superare le stelle di un cielo limpido di agosto.

Mariti, solo ad ascoltare simili discorsi, sentite incombere la depressione?

Dai, non fate così, c’è sempre un rimedio a tutto, a quanto si dice. In questo caso il rimedio (che è un’azienda di servizi) ha un nome, un sito, un indirizzo email e anche un numero di telefono.

Una via semplice e accessibile a tutti è quella di cercarlo su Facebook:.

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https://www.facebook.com/ilmaritoinaffitto/

https://www.facebook.com/Il-Marito-in-Affitto-di-Brescia-1476255389262784/

Poi passiamo al sito ufficiale: (https://www.ilmaritoinaffitto.it) sul quale potrete trovare la “storia” di questa originale e utile iniziativa:

Nel 2007, “il Marito in affitto” ha rilevato un bisogno semplice e chiaro nel settore delle piccole attività di riparazioni e manutenzione domestica: rendere le persone indipendenti da parenti e amici nel risolvere i problemi di casa, giardino e della vita quotidiana, diventando un unico punto di riferimento affidabile a cui rivolgersi.

Il Marchio accattivante e l’utilità del servizio ideati da Fabio Cerizza e suo padre Gian Piero hanno immediatamente suscitato l’interesse dei Media, che hanno permesso al marchio di aumentare la popolarità ed il riconoscimento. La crescente richiesta del servizio proveniente da tutta Italia, ha trasformato nel 2008 l’iniziale ditta individuale in una società in franchising in continua espansione anche oltre i confini nazionali.

In Italia sono presenti circa 40 affiliati de «Il Marito in Affitto» sparsi sul territorio nazionale. Grazie alla collaborazione di imprenditori esteri, la struttura franchising è attualmente presente anche in Svizzera ed Austria ed ha l’obiettivo di estendersi anche presso gli altri paesi europei.

Il marchio “Il Marito in Affitto” è infatti registrato anche a livello Europeo, e in diversi paesi esteri come “Husband for rent”, “Ehemann zu mieten”, “le Mari à louer”, “Echtgenoot te huur”, “ΣΥΖΥΓΟΣ ΠΡΟΣ ΕΝΟΙΚΙΑΣΗ”, “Ægtemand til leje”.

Il Marito in Affitto ha attirato l’attenzione anche di importanti marchi che trattano prodotti e servizi relativi alla manutenzione della casa, con i quali ha posto in essere collaborazioni e convenzioni.

Dopo dieci anni di presenza consolidata sul mercato, “Il Marito in affitto” si è evoluto verso l’offerta di servizi sempre più completi per la propria clientela, svolgendo non solo piccole riparazioni domestiche come agli esordi, ma anche lavori più complessi e articolati, quali attività edili o di tinteggiatura.

Oggi si pone l’obiettivo di aumentare sempre più la copertura sul territorio con nuovi Affiliati in grado di soddisfare tutte le esigenze dei clienti, offrendo loro una vasta gamma di servizi.

Ah, manca ancora il recapito-mail: potete esporre gli innumerevoli e inquietanti problemi che affliggono la vostra magione scriverndo qui.

info@ilmaritoinaffitto.it 

E, se siete abbastanza tecnologici, c’è anche una bella APP già bell’e pronta per il vostro cellulare.

Ma… a Brescia?

Come stanno le cose per quanto riguarda la nostra città?

Per quanto riguarda la città e le sue immediate vicinanze c’è lui, Andrea Paterlini, che presidia alla grande il territorio.

Uomo sempre sorridente e disponibile, dalle mille abilità e dall’infinita cortesia pronto ad appendere tende e quadri, ad attaccare mensole, a dare un’occhiata a quella presa elettrica difettosa e a quel rubinetto che continua a gocciolare, soprattutto di notte, a liberare il vostro solaio e il vopstro garage, incaricandosi di portare alla discarica le cose inutili… e tanto altro ancora.

E, nei casi più “gravi” in possesso dei contatti di ogni “specialista” necessario a fare un consulto sul problema emerso.

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Sentiamo un piccolo “spot” direttamente dalle sue parole:

Non possiamo purtroppo farvi viaggiare nel tempo, (ci stiamo lavorando comunque🤣) ma possiamo sicuramente aiutarvi in tutti quei lavori di manutenzione che avete sempre posticipato!
Bresciani, chiamatemi direttamente al 3248121450!

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E vai, Marito in Affitto! Sei l’unica speranza e la salvezza di quei Mariti Stanziali che alla vita chiedono soltanto… di rilassarsi un po’!

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NB: nonostante la denominazione,, il prodotto è utilizzabile anche da esseri di sesso maschile e donne nubili.

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Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (157) – Poche storie… rigorosamente bresciane

È in partenza la nuova e ambiziosa iniziativa promossa dal Centro Teatrale Bresciano in collaborazione con il Centro Studi RSI: «Storie bresciane», ciclo di quattro appuntamenti finalizzati ad “approfondire alcuni fondamentali eventi della storia cittadina”. A maggior sottolineatura dell’importanza dell’evento, la conferenza stampa di presentazione, tenuta nella Sala Giunta della Loggia è stata aperta dall’intervento del Sindaco Emilio Del Bono.

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«Si tratta di un nuovo format di cui io e la Giunta ci sentiamo particolarmente soddisfatti e orgogliosi. Ci siamo concentrati sulle biografie di grandi bresciani posizionati in scenari complessi- Un’operazione assolutamente necessaria, a mio avviso, per meglio comprendere, attraverso le tracce lasciate dal passato, la realtà del presente e le tendenze del futuro» spiega Mario Maviglia, quasi cinquant’anni di vita spesi nella scuola e (soprattutto per la scuola). Per ricordare poi che «La cifra stilistica che contraddistingue questa offerta culturale è quella di mettere insieme argomenti storici e tipologie di narrazione diverse, prima tra tutte quella resa possibile e praticabile dall’approccio teatrale»

Il professor Roberto Chiarini, già titolare della cattedra di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano, membro dei Comitati scientifici della Fondazione Turati di Firenze, della Fondazione Lucchini di Brescia, della Fondazione Craxi di Roma e del Comitato di redazione della rivista “Ventunesimo secolo” motiva la scelta delle personalità alle quali sono dedicati gli incontri  e dei rispettivi relatori.

«Si tratta di personaggi che al rilievo locale affiancano anche un rilievo nazionale e internazionale e che simboleggiano i principali movimenti d’idee che hanno caratterizzato il percorso del ‘900: liberalismo, interventismo e anti-politica, fascismo e nascita della comunicazione di massa. Cattolicesimo politico. Nell’ordine Papa Paolo VI, Gabriele D’Annunzio, Augusto Turati e Giuseppe Zanardelli».

Le conclusioni sono tirate da Gian Mario Bandera, Direttore del C.T.B.

«Il Centro Teatrale Bresciano vuole essere “Facilitatore culturale”: un punto di primario e costante riferimento all’interno della città e del suo territorio. Questa nuova iniziativa si innesca in un’operazione di memoria che si è intrapresa già da anni. Per comprendere l’importanza che attribuiamo a questi eventi, basti citare gli attori che abbiamo scelto per portarla in palcoscenico: Franca Muti (oltre che prestigiosa attrice, devota del brescianissimo Papa Paolo VI) Graziano Piatti, Fausto Cabra, Monica Ceccardi e Anna Scola. Per garantire la massima diffusione del messaggio si è deciso di aprire a tutti la partecipazione con prezzi poco più che simbolici e offerte ulteriormente vantaggiose riservate agli studenti.

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La conferenza si conclude qui, e resta l’aspettativa di una Brescia che, a dirla con le parole dei relatori, “si guarda allo specchio e si lascia guardare”.

 

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Categorie: Giorni d'oggi.

Ex Libris (29) – Paola Barbato, un coraggio davvero… bestiale

Paola Barbato

Classe 1971, è milanese di nascita, bresciana d’adozione, prestata a Verona dove vive con il compagno, tre figlie e tre cani. Scrittrice e sceneggiatrice di fumetti, tra cui Dylan Dog, ha pubblicato Bilico, Mani nude (vincitore del Premio Scerbanenco), Il filo rosso, Non ti faccio niente e Io so chi sei (il primo titolo di una trilogia). Ha scritto e co-sceneggiato per la Filmmaster la fiction Nel nome del male, con Fabrizio Bentivoglio. 

www.paolabarbato.it

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Dopo «Io so chi sei» «Zoo» è il secondo capitolo di una trilogia del brivido e della tensione ideata e realizzata da Paola Barbato: un innovativo percorso narrativo che prevede la narrazione di un complesso di avvenimenti intrisi di straordinaria tensione emotiva che si dipanano contemporaneamente ma che assumono una precisa identità in dipendenza dell’angolazione attraverso la quale la storia viene osservata e riferita.

La trama:

Anna, bella e giovane donna che si crede padrona della propria vita, senza riuscire a ricordare né quando né come sia stata rapita, si trova prigioniera in un carrozzone da zoo, più esattamente in una gabbia viaggiante, all’interno di un buio capannone situato chissà dove. Sono con lei una decina di compagni di sventura: la Tigre, il Coccodrillo, le Scimmie, la Iena, il Serpente… esseri umani messi in crudele cattività da un misterioso carceriere, come le bestie che si trovano, loro malgrado, a impersonare . Alcuni di loro si sono adattati a quella grottesca situazione, accettando di giocare quel gioco perverso, altri si sono ribellati, inutilmente. Qualcuno è già impazzito. qualcun altro sta per farlo. Qualcuno, dei prigionieri, infine, semplicemente non ce l’ha fatta. Anna, però, vuole sopravvivere. Anzi, in qualsiasi modo ciò le sarà possibile, se le sarà possibile, è fermamente intenzionata a tornare nel mondo di fuori. A qualsiasi costo.

La mia lettura:

Paola Barbato crea storie e personaggi originali e integranti e scrive con una proprietà di linguaggio e un ritmo narrativo a dir poco eccellenti. 

Ho letto tutti i suoi libri, con grandissimo piacere e partecipazione, letteralmente divorandoli in poche ore dalla prima pagina all’ultima. Ho goduto, una per una, tutte le sceneggiature del fumetto Dylan Dog che la vedono tra i massimi interpreti del personaggio creato da Sclavi. Perfettamente naturale e logico, però, che, prima o poi, la sua “O” non riesca perfettamente tonda come quella che Giotto utilizzò per stupire e sconvolgere il buon Cimabue.

È esattamente, a mio avviso, il caso di «Zoo», il suo ultimo lavoro.

Non che si tratti di un cattivo romanzo, per intenderci. Cioè, “cattivo” sì, nel senso di tagliente, angosciante, rabbioso, come e più delle opere precedenti di Paola, ma…

Il fatto è che ciò che si è disposti a definire “buono”  (a volte anche “ottimo”) se firmato da un Autore qualunque, non è ugualmente valutabile se opera di un autentico Maestro del brivido e della suspence come la Barbato. Una di quelli che, avendo abituato i propri lettori all’eccellenza assoluta, è poi costretto a mantenere un livello elevatissimo in ogni sua uscita.

Il che, ovviamente, è materialmente impossibile. 

Così, tornando a parlare dell’oggetto di questa recensione, succede che «Zoo», pur ben pensato e ben congegnato (della perfetta tecnica narrativa e del superbo stile di scrittura di Paola mi sembra di essermi soffermato già più che abbastanza) non è quella che si possa definire a pieno titolo una “pietanza” cucinata alla perfezione.

Intanto sembra che, in certi passaggi di questo suo ultimo libro occasioni, Paola si lasci prendere un po’ troppo da una corrente splatter nell’accezione del termine tecnico più ampia, cioè non riferita esclusivamente all’effusione di sangue. Mi riferisco al trattamento dei corpi, descritti a volte con meticolosità tale, nelle loro manifestazioni più materiali, da far insorgere il sospetto che si tratti di un espediente appositamente praticato al fine di shockare e “orrorizzare” senza troppa fatica i lettori, cosa che a Paola certamente non serve né mai è servito fino a questo momento. Lei sa bene come prendere il lettore per la gola utilizzando meccanismi psicologici raffinati, senza bisogno di scorciatoie lastricate di  tracce ematiche, escrementi e deiezioni varie. Un’altra osservazione è che, in diversi passaggi, si avverte fin troppo la mano della “regista”. I personaggi, Anna (la nuova prigioniera) per prima, appaiono mossi come pezzi di una scacchiera, vale a dire diretti dove il giocatore (lo scrittore) vuole che vadano, interpreti di pensieri e di parole suggerite fin troppo palesemente dall’Autore, anziché mossi da un autonomo sviluppo delle proprie personalità e dei propri processi mentali. Privando così i più attenti lettori, di quella “illusione di realtà” che in qualche modo aiuta a immergersi ancora più a fondo nel dipanarsi della storia.

i collegamenti con l’altro romanzo «Io so chi sei», la cui scrittura e lettura sovrapposte potrebbero e dovrebbero rappresentare la nuova e golosa sfida lanciata a base stessa, prima ancora che al pubblico, dalla Barbato, non tolgono (ma neanche aggiungono)  significativi contributi all’opera. 

Di chi ha organizzato la tremenda messa in scena dello zoo umano, delle motivazioni che lo  hanno portato a farlo, dell’evoluzione della sua follia, si chiude il libro non conoscendone abbastanza. Il finale (a differenza di quello di tutti i precedenti romanzi di Paola, appare troppo compresso e, in qualche modo, ampiamente prevedibile, tradendo la preoccupazione dell’Autrice (vedi poche righe più sopra) di rinforzare il potenzialmente geniale collegamento tra narrazioni diverse che, forse, avrebbe meritato maggiore e più meticolosa pazienza.

Tutto ciò (doverosamente) premesso, quando si tratta di una nuova opera firmata Paola Barbato, il consiglio è sempre lo stesso: comprate e leggete, perché 

1) la perfezione non è di questo mondo e, a lungo andare, annoia;

2) con una scrittrice fenomenale come lei, alla fine, quella di leggere ciò che ha scritto si rivela sempre la più felice delle scelte. Sarà così anche con «Zoo».

3) La partita che ha ingaggiato Paola si svolge sulla lunghezza di tre round: il primo («Io so chi sei») è stato decisamente buono, del secondo abbiamo parlato e scritto… ma il terzo? Chissà che, leggendolo, anche «Zoo» non assuma aspetti che, in questo stadio dell’impresa, non si è stato in grado di cogliere. Non resta che attendere (con grande impazienza e curiosità, per quanto mi riguarda).

  • Titolo: Zoo
  • Autore: Paola Barbato
  • Editore: Piemme
  • Anno: 2019
  • Pagine 448
  • Prezzo: 18,50 €
  • ISBN 978-88-566-7028-8

Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Tre importantissime ore a sostegno della vita

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Ad Augusta, Falconara, Gela, Livorno, Manfredonia eTaranto (in rigoroso ordine alfabetico) si è tenuta sabato scorso la grande manifestazione delle “magliette bianche”

Piazze gremite, flash-mob, cortei, dibattiti per destare l’opinione pubblica nazionale sulla necessità dell’urgente bonifica dei siti SIN. Si è richiesta al governo e alle autorità regionali competenti per materia una maggiore attenzione per i problemi di inquinamento e per i rischi corsi dalla salute dei cittadini

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Dopo una immagine della manifestazione, troverete le motivazioni alla base di questa grande mobilitazione che ha visto protagonisti cittadini di ogni età e ceto vestiti del candore di semplici maglie bianche.

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1) Partenza delle bonifiche ambientali in tutti i siti SIN d’Italia, senza compromessi o rinvii;
2) Sviluppo di un piano energetico nazionale, basato esclusivamente sull’utilizzo di fonti rinnovabili;
3) Incentivare la creazione di abitazioni e villaggi sostenibili, indipendenti da fonti energetiche esterne e di origine fossile (valutare partenza dalle zone terremotate), nonché la creazione dei presupposti per un efficientamento energetico complessivo delle abitazioni già esistenti;
4) Creare un piano industriale italiano, volto al cambiamento delle politiche produttive, con una normativa che incentivi la realizzazione di prodotti ecosostenibili, venduti in imballaggi compostabili, con progettazione a priori dello smaltimento a fine vita. In questa ottica, lo Stato, senza falsare il mercato, visto
l’alto tasso di poveri assoluti che nel 2018 si è attestato all’8,4% della popolazione italiana, potrebbe
creare nuovi stabilimenti produttivi di generi alimentari e di prima necessita, non vendibili e “fuori mercato”, favorendo il lavoro per alcuni dei molti disoccupati nella creazione di prodotti ecosostenibili, indirizzati gratuitamente a famiglie e persone meno abbienti, oltre che ad associazioni operanti nel non
profit.
5) Incentivare, anche con sgravi fiscali, i pensionati che si stabiliscano in piccoli borghi italiani, oggi abbandonati o semi-abbandonati, purché vi acquistino o prendano in affitto una abitazione che sia o divenga, in breve tempo, a basso impatto energetico;
6) Forte inasprimento delle pene per chi commette reati ambientali, frodi o falsificazioni alimentari, con ancora una maggiore tutela del Made in Italy ed una maggiore promozione e tutela delle eccellenze di biodiversità territoriali;
7) Venga approntata una nuova normativa ambientale individuando un regime particolare per i siti SIN, in
cui abbiano titolo di partecipare delegati del Ministero della Salute, volta altresì a verificare la sommatoria
delle emissioni degli stabilimenti produttivi, ad alto e medio impatto ambientale concentrati e con ricadute
in una determinata area, per verificare la sostenibilità ambientale generale ai fini della tutela della popolazione. Nonché siano effettuate per ogni procedura di autorizzazione ambientale una VIS (Valutazione di Impatto Sanitario) ed una VIIAS (Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario),
oltre a definire delle linee guida specifiche per la redazione del piano della qualità dell’aria nei pressi dei siti SIN e per le ispezioni da eseguire nelle attività a rischio di incidente rilevante;
8) Siano effettuati, in breve tempo, dal Ministero della Salute per il tramite dell’Istituto Superiore della Sanità (ISS) o dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), studi epidemiologici di coorte per ogni sito SIN od area italiana ambientalmente compromessa;
9) Creazione di una apposita normativa “semplificata”, volta a favorire la tutela degli individui da un punto di vista giudiziario, che vivono od hanno vissuto vicino ai siti SIN e che potrebbero aver visti lesi, negli anni, dei loro diritti;
10) Formare gli alunni delle scuole elementari e medie con appositi corsi, sulla importanza della tutela ambientale, del rispetto per il prossimo, della tutela e della partecipazione al bene comune e sulle libertà fondamentali dell’uomo.

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Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è NicolaGualerci.jpg     «Sono richieste da accogliere, secondo noi, da chi ha a cuore il futuro, la salute dei cittadini e della nostra nazione» ci spiega Nicola Gualerci, laureato giovanissimo in economia aziendale all’Università di Pisa che ha ricoperto vari ruoli di livello in svariate società anche multinazionali, organizzatore di eventi culturali, mostre anche internazionali, conferenze nazionali, da sempre attento alle tematiche sociali ed ambientali.
«Chi abita in zone limitrofe ai siti SIN, vive situazioni spesso inaccettabili per un paese come il nostro. Chiediamo una maggiore attenzione alle tematiche ambientali e sanitarie da parte della istituzioni preposte, con anche nuove ed apposite leggi governative, in virtù di una maggiore sensibilità ambientale e tutela nei confronti della popolazione. Ogni Individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona”, recita l’articolo 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, parte del testo complessivo approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1984. Questa iniziativa è scaturita dalla voglia di cambiare in meglio i nostri territori. Non consentiremo a nessuno di strumentalizzare le nostre azioni. L’invito è rivolto a tutti gli abitanti di zone inquinate, stanchi di subire passivamente “ingiustizie”, che potrebbero avere ripercussioni sulla propria salute ledendo il proprio diritto alla vita»

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   Valerio Vairo

Categorie: I&S - impegno & solidarietà.

Brescia Città del Teatro (11) – C’è Alchimia, in palcoscenico!

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Ho incontrato recentemente Maria Antonietta Belotti, Massimo Alberti e Mario Mirelli, storici rappresentanti di una iniziativa bresciana che da un ventennio (scusate se è poco!) si occupa in modo convenzionale -e non convenzionale- di teatro. Si tratta di…

Potrete acquisirne notizie più dettagliate semplicemente visitando il loro sito. Questo è il link: http://www.associazionealchimia.org/ . A seguire la conversazione, sintetizzata in domande e risposte (con immagini di scena “Alchemiche” inserite tra un argomento e l’altro), che è venuta fuori dalla serata.

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Si può avere, prima di ogni altra cosa, qualche notizia sulle “origini storiche” dell’Associazione e sulle motivazioni che ne ispirarono la nascita?

L’Associazione nacque il 1 gennaio 1999 e il primo evento fu una festa concerto delle sorelle Citterio che si tenne in un teatro di Manerbio. Noi tre soci fondatori eravamo già attivi da tempo con spettacoli itineranti e, con la formalizzazione del gruppo, il progetto era quello di crescere sia dal punto di vista qualitativo (con particolare riguardo alle contaminazioni e alla multimedialità -allora ancora sperimentale, la cui prima prova nel 2004 fu «Anime incarnate») che quantitativo. Il modello di riferimento iniziale furono artisti come i Momix e Pina Bausch attraverso un apporto di artisti di adeguato livello professionale. Tra le altre idee c’era anche quella di organizzare e tenere corsi di recitazione, musica, danza e arti figurative che, difatti, andò avanti con soddisfazione qualche anno indirizzandosi ad allievi di ogni età, con particolare attenzione anche ai disabili.  

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Venti anni di attività rappresentano per ogni associazione un traguardo significativo da festeggiare (soprattutto nel campo della cultura, effimero per eccellenza), ma anche un momento di riflessione e di bilancio da non mancare.

Se si tratta di fare un bilancio complessivo il risultato è positivo, ma resta il rammarico di non avere ricevuto, nonostante l’intensità, la quantità di quanto prodotto e l’impegno profuso un autentico appoggio (non solo economico) da parte delle istituzioni locali e degli enti che ci hanno aiutato nelle produzioni solo in modo del tutto saltuario. In particolare credo che in questo non abbia giovato la nostra assoluta determinazione di portare avanti un discorso culturale indipendente sia dal punto di vista politico che da quello della scelta dei temi da trattare. Insomma, la scelta presa di sottrarci sempre a qualsiasi “schieramento”, evidentemente non piace a un estabilshment che vede l’indipendenza come un potenziale pericolo.

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L’offerta artistica di Alchimia è piuttosto variegata, andando dai classici al dialettale, al teatro-documento, alle letture d’autore e a numerosi altri generi. Quanti spettacoli sono stati prodotti nel primo ventennio di attività? Tra gli spettacoli prodotti, ce n’è qualcuno che si è distinto per qualità e riscontri da parte del pubblico e almeno uno che, se si potesse tornare indietro, non allestireste più?

Difficile contare con precisione, ma più o meno, la media è di due produzioni l’anno. Tra l’altro, nel 2017, abbiamo prodotto anche un film intitolato «Maddalena e le altre » che è stato selezionato anche al Festival di Caorle. Per quanto riguarda una graduatoria relativa è impossibile per noi stilarla, in quanto ogni spettacolo prodotto è stato pensato, scelto e realizzato con assoluta convinzione nella sua validità e con il massimo impegno da parte di tutti noi. Possiamo però dire che lo spettacolo sulla Shoà (uscito con titoli diversi e rappresentato anche a Roma davanti a più di mille persone) «Pasticci d’amore» (riduzione del capolavoro shakespeariano «Sogno di una notte di mezza estate» con particolare diffusione “itinerante” esclusivamente in sedi “non teatrali” e particolare attenzione a scenografie naturali) si sono distinti per numero di repliche. “Per quanto mi riguarda sono molto affezionata e legata ad «Anime incarnate» spettacolo corale e multimediale tutto al femminile scritto da me e che mi ha visto tra le interpreti” tiene ad aggiungere Maria Antonietta Belotti.

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Quali sono i criteri adottati per “reclutare” autori, registi e attori?

La prima caratteristica che viene presa in considerazione è la condivisione dello spirito del progetto. Diciamo che in Alchimia c’è una vivace rotazione di persone che collaborano artisticamente  e che parte degli artisti sono cresciuti personalmente e professionalmente con noi (“trasformiamo il piombo in oro” ribadiscono) arrivando a conseguire affermazioni professionali in molti casi anche importanti. “Possiamo dire” ironizza Massimo Alberti “che se c’è un fattore che ci accomuna più di altri è… la diversità!” “Oltre alla passione, alla libertà, all’urgenza di dire” interviene Maria Antonietta Belotti

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Abbiamo parlato, nella domanda precedente, di differenze spesso sostanziali tra una regione e un’altra, a volte tra una provincia e un’altra, che caratterizzano l’Italia. Un problema che, considerate certe tendenze “centrifughe” che caratterizzano i nostri giorni, sembra destinato a farsi più complesso. La domanda è: in cosa individuate le esigenze e le richieste più sentite e autentiche del pubblico al quale vi rivolgete?

Una cosa che abbiamo notato è un’ancora non completamente matura abitudine al teatro tra i giovani e i giovanissimi della provincia bresciana sulla quale riteniamo che si possa e si debba lavorare molto. Per quanto riguarda le aspettative del pubblico, invece, forse si tratta di un falso problema: è nostra convinzione che il pubblico sia perfettamente in grado di scegliere, purché gli vengano sottoposte le giuste alternative e le corrette informazioni. In questo senso non vediamo differenze né a livello di strati sociali né di territorio. “La gente ha voglia di portare a casa qualcosa di significativo” interviene Mario MirelliSia uno spettacolo drammatico o brillante, l’essere umano ama più di ogni altra cosa emozionarsi, e ce ne si può rendere conto anche solo vedendo le espressioni di chi esce dal Teatro a fine spettacolo

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In che modo Alchimia intende festeggiare il traguardo dei venti anni di attività? Quali sono i progetti che avete in cantiere per il prossimo anno?

Una rassegna di cinque spettacoli di nostra produzione (di cui tre nuove e con testi originali cui si aggiungono due spettacoli di repertorio) tutti di diverso genere: « Il cavaliere dalla trista figura», «Non sono Marco Paolini» (nuovo) «‘na vedova e tre muscù «Storia meravigliosa» (nuovo) «Emi» (nuovo)che si terranno al Teatro Sant’Afra dal 27 settembre al 22 di novembre. Festa finale il 14 dicembre (intitolata “Incontri”) che si terrà alla sala dell’Oratorio della Parrocchia Beato Luigi Maria Palazzolo e che consiste in un incontro tra tutti coloro che in qualche modo hanno partecipato ad Alchimia e che sarà aperta anche a chiunque vorrà conoscerne la storia e i progetti anche grazie alla proiezione di un video con le fotografie di spettacoli (backstage compresi) di questi venti anni. La manifestazione sarà arricchita da monologhi, improvvisazioni, performances varie e terminerà con un rinfresco.

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Per concludere, qui di seguito, il manifesto dell’intera rassegna. Più in basso, e più in grande, le locandine dei singoli spettacoli che la comporranno.

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GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Il diavolo di Pupi va capito

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La trama:
Nell’Autunno 1952, Furio Momentè, ispettore del Ministero di Grazia e Giustizia, viene incaricato di svolgere un’indagine a Venezia: in un paese del Polesine si è verificato uno strano e agghiacciante delitto, che ha visto un ragazzino uccidere in modo brutale e sanguinoso un coetaneo. La missione di Furio è quella di cercare di tenere fuori certi ambienti della chiesa locale da una tragedia nella quale, invece, sembrano pienamente coinvolti.

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Secondo me:
Ho visto il film «Il Signor Diavolo» dopo aver letto una recensione postata in Rete da “uno di quelli bravi”. Impeccabile nell’analisi “tecnica” della pellicola, evidenziando certe carenze di un  audio “non all’altezza” e la “fretta” con la quale i pur bravissimi interpreti (per scelta attoriale o per imposizione della regia) modulano la propria recitazione, facendo perdere agli spettatori, in più di un caso, alcune battute, anche importanti, il recensore non si rivela altrettanto abile o altrettanto attento nella lettura dello spirito del film.
Per prima cosa «Il Signor Diavolo» NON è un film horror e poco ha a che vedere con precedenti firmati dallo stesso regista come «La casa dalle finestre che ridono».
Si tratta, invece, di un drammatico e avvincente film “gotico”  di ambiente e di costume, efficacissimo nella lettura e nella discrezione di un’Italia ormai lontana nel tempo, quella del secondo dopoguerra in inquieta attesa del deflagrare del boom economico, l’Italia democristiana profumata dai ceri delle candele di chiesa, al tempo stesso terrorizzata e attratta da nuove e fino a quel momento impensabili categorie del pensiero, da nuove trasgressioni, tanto più allettanti quanto più oscure e peccaminose. Un reportage fantastico sui vizi, le malizie, i segreti e i sapori più sapidi della provincia, in precario equilibrio tra trasgressione e repressione della libertà di pensare e di agire, sulla smodata fame di potere e controllo degli apparati centrali di politica e religione, in nome della quale, davvero, si è disposti a vendere al Signor Diavolo l’anima propria e i corpi degli altri.
Pupi Avati scatta una fotografia d’epoca, sfocata e ingrigita dal trascorrere implacabile del tempo di anni ormai remoti in cui il diavolo esce definitivamente dall’inferno e si annida, in perfetta par condicio, nell’anima di laici e baciapile. Mettendo un forte accento, tra l’altro, su un attualissimo (direi eterno) conflitto universale con la diversità: “Nella cultura contadina il diverso e il deforme vengono associati al demonio” dice uno dei protagonisti della storia, e come si può dargli torto?
Insomma, uno spettacolo duro e raffinato per palati fini, che come tale va visto e goduto.
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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Post It (20) – Recuperare il clamore e il valore del silenzio

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Questa mattina sono stato al funerale di una persona “famosa”, una donna intraprendente, indipendente e coraggiosa.
È stato davvero bello ed edificante vedere una città mettere da parte l’indifferenza di cui ogni città si ammanta ogni giorno per stringersi con affetto attorno a una propria figlia che non c’è più.
Ancora una volta, però, non mi hanno coinvolto (né convinto) quelle manifestazioni esteriori più rumorose e appariscenti che accompagnano ormai abitualmente cerimonie come questa; reazioni viscerali, dunque senz’altro autentiche, ma più efficaci, a mio avviso, a distogliere il pensiero dalla realtà immodificabile e sconcertante della caducità dell’esistenza umana, che a manifestare un autentico cordoglio.

Quando sarà il mio momento (e qualcuno mi ha detto che prima o poi quel momento arriverà anche per me) vi prego di farmi il più prezioso dei regali: un prolungato, profondo, rispettoso e riflessivo silenzio.
Aggiungendo, da parte di chi crede, una preghiera.

E i vostri applausi, per favore, riservateli al teatro o allo stadio (ma non durante il minuto di silenzio).

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Perché, potete credermi, è perfettamente inutile battere freneticamente le mani, fino a spellarsele: se c’é una cosa certa (come la Morte, appunto) è che la Grande Mietitrice non si spaventa per il fragore di un applauso.

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Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.