Goodmorning Brescia (142) – Dove la luce è più intensa…

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Oggi vi racconterò una breve storia triste.
Sì, perché di storie del genere ce ne sono anche nella nostra città, che pure non è certo la meno moderna, la più disorganizzata e la più povera d’Italia.
«There is a strong shadow, where there is much light» oppure, tradotta in assoluta libertà: «Laddove la luce brilla più intensa, proprio l’ombra è più oscura»,  come appunto recita il titolo di questo articolo..
Nessuno contesti, per favore, che si tratta di una citazione non nuova, né recente, né tantomeno originale: lo so benissimo, avendola prelevata per l’occasione dal trattato «La teoria dei colori» scritto da J.W.Goethe e pubblicato nel 1810.

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La notizia, già riportata da uno dei giornali locali, attraverso la “lettera al direttore” di un uomo sensibile, riguarda la vicenda di una donna all’apparenza poco più che trentenne, vestita decorosamente, abbastanza curata nell’aspetto. La ragazza (perché così mi sento di definirla) stazionava nell’androne del Castello in compagnia di un cane. Nell’approssimarsi della (peraltro scintillante e graditissima ai bresciani) manifestazione di luci Cidneon, qualcuno ha pensato bene di procedere a uno sfratto “selvaggio” con l’eliminazione di tutti i poveri oggetti, coperte e sacco a pelo compresi, che costituivano il kit di sopravvivenza della donna e della sua bestiola.
La vicenda mi è stata confermata direttamente da un altro testimone, assolutamente attendibile, che l’aveva notata già una decina di giorni prima di quanto narrato sopra.
«Ero salito in Castello con la mia compagna e con un amico» mi racconta.
«Ricordo che  questa presenza mi colpì molto : la donna vestiva in modo dignitoso indossava un piumimo che le arrivava alla vita. Quando arrivammo noi era seduta sui gradini: sembrava tranquilla e stava carezzando affettuosamente il suo cane. In modo molto educato si è alzò senza esitazioni per farci passare comodamente, scusandosi dell’ingombro» .
Siamo certi, vogliamo esserlo, che l’Amministrazione di questa città, solitamente pronta a esprimere e manifestare materialmente la solidarietà propria e tipica dei cittadini che l’hanno votata, si sia già attivata per la ricerca di questa persona in difficoltà e che, una volta che ne avrà individuato l’identità, provvederà a fornirle tutta l’assistenza necessaria, rovesciando con il cuore un finale da “piccola fiammiferaia”, suggestivo in una fiaba ma che non ci sentiamo di accettare nella vita reale.

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Ci sia consentito però, assecondando il pensiero e il messaggio trasmesso dalla persona che ha scrittoal giornale e (come si diceva una volta) di tutte le persone di “buona volontà” che nemmeno alla spettacolarità e alla riuscita di un grande evento, si sacrifichi la dignità (e forsanche la salute) di una persona.
Anche di una soltanto.
E del suo cagnolino, naturalmente.

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Goodmorning Brescia (141) – A San Faustino, quando meno te l’aspetti…

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Secondo chi lo conoscepersonalmente e chi ne ha solo sentito parlare, Costanzo Gatta è persona dotata da Madre Natura (oltre che di una forte personalità e di una bulimica curiosità sulle cose del mondo), di una statura nella media e di una vista assolutamente normale. Quando, però, si aggira per le vie della città, il giornalista si trasforma in una specie di gigante Argo dai cento occhi, al quale non sfugge niente e nessuno.

Figuriamoci, poi, se il suo percorso si dipana tra le bancarelle della Fiera di San Faustino.

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Quel che ne viene fuori, come minimo, è un articolone di due pagine piene come quello uscito sul Corriere della Sera all’indomani della tradizionale festa dei Santi Patroni.

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Tra le leccornie (tutte rigorosamente anti-dieta) dei tanti stand gastronomici, tra le antiche statue duplicate alla meglio e scaltri  mercanti che gongolano per i recenti successi delle calcistiche “Rondinelle”, offrendo magliette e gadget biancazzurri a prezzo di realizzo, tra banchi stracolmi di capi di abbigliamento e biancheria per tutti i gusti e mirabolanti offerte di prodotti tecnologici e/o fantasiosi, Gatta si aggira per le vie del centro insieme migliaia e migliaia di persone che rendono difficile persino camminare e pericoloso stare fermi.

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Tutto vede e tutto annota sul taccuino da cronista: dal set  di affilatissimi coltelli messo in vendita a solo 10 € all’Ombrello Arturo che si chiude (comodamente al contrario) per finire al mitico panno al carbonio Tornado, capace di pulire senza essere strizzato e asciugato e (ma questa forse è solo una leggenda metropolitana!) neppure strofinato sullo sporco!

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Meraviglie per tutti, da portare a casa e mostrare con orgoglio ai familiari stupefatti, ma la vera sorpresa, da bravissimo giornalista-scrittore- drammaturgo quale Gatta è, rimane per tutto il “pezzo” riservata, nascosta e insidiosa come una mina anti-uomo, proprio nell’ultima riga: forse per la prima volta nella Fiera di San Faustino (udite! udite! udite!), in una certa bancarella, c’è stata anche occasione di acquistare un buon libro.
Che sia proprio questo… l’ennesimo miracolo di San Faustino e del suo compagno Giovita?

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Goodmorning Brescia (140) – Il Castello si confessa

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Il saluto di benvenuto e l’introduzione della conferenza sono del giornalista Massimo Tedeschi, presidente della AAB  (Associazione Artisti Bresciani) che ospita, nella sua bella sede di Vicolo delle Stelle, la conferenza di oggi, prima di una
serie d’incontri a tema sul Castello di Brescia.

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«Il Castello di Brescia, carico di anni e di Storia, si racconta con una serie di scritti riportati su lapidi, cippi e graffiti sparsi ovunque, all’interno e all’esterno di esso» esordisce Costanzo Gatta.
«Nonostante l’impegno profuso, quelli che ho raccolto sono una minima parte di quelle presenti, e potrebbero essere molte di più, se si avesse la voglia e il coraggio di investire di più sulla ricerca» aggiunge, diretto.

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Si parte con un’intrigante indagine sul soprannome di Falco d’Italia attribuito al Castello, poi è un succedersi di immagini, di informazioni, di citazioni, e di testimonianze lette e interpretate da Daniele Squassina.
Scorre nei secoli, la vita del Castello, tra Re, nobili, popolani, guerrieri e detenuti da rieducare attraverso un duro lavoro di manutenzione e riammodernamento, tra battaglie, sommosse, celebrazioni e raffigurazioni dei Santi Patroni Giovita e Faustino.
Una passeggiata nel Prato della Bissa, con il cannone installato a futura memoria dell’imprenditore siderurgico Goi, donato dai suoi eredi, cui segue una critica occhiata alla vecchia e gloriosa locomotiva collocata per celebrare «l’Italico vapore».
Si passa poi alle insidie della “Strada del Soccorso”  utilizzata a dispetto del nome e in più occasioni, per reprimere moti popolari e all’ardita Torre Coltrina, incombente sullo strapiombo con i misteriosi affreschi abrasi dal tempo.
Una particolare attenzione merita il bello, imponente (e tristissimo) Torrione dei prigionieri, con le pareti tappezzate di dolore inciso nella pietra, dove venivano reclusi e tormentati i patrioti dell’associazione. Un soggiorno che, per molti, si concludeva alla Fossa dei Martiri.
Ci vuole un momento di riposo e ci pensa la bella voce di Squassina che recita i versi di una dolente poesia di Cappellini.

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Sul finire, colpisce e si fissano negli occhi e nella memoria l’immagine della selva di antenne (utili ma orride) che fanno scempio della Mirabella, e la vista sui malridotti e antiestetici cartelloni pubblicitari che fanno da cornice ai campi da tennis presenti dall’ormai lontano 1910. Mostrandole, Gatta non può nascondere il proprio disappunto.
Per rincuorarsi non resta che fare un  salto alla Specola Cidnea, e osservare il cielo.
Da qui si riparte per l’itinerario finale, percorrendo ogni strada che si arrampichi, da ogni direzione, lungo le pendici del colle, scoprendo altre scritte, altri monumenti, altri segreti.

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Goodmorning Brescia (139) – Palcoscenico e filosofia

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«Mi devo un po’ riguardare: non sono più un giovane ottantenne» manda a dire scherzosamente Emanuele Severino, impossibiliotato a presenziare all’appuntamento in Loggia con i giornalisti a causa di un piccolo malanno di stagione. E, in effetti, gli anni sono novanta, anche se lo spirito è ancora quello di un ventenne.
Proprio dall’idea e dalla volontà di celebrare e festeggiare il novantesimo genetliaco dell’illustre filosofo e accademico bresciano deriva la “mattinata d’onore”, patrocinata dal Comune, che avrà luogo il prossimo sabato 2 marzo al Teatro Sociale.

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Emanuele Severino

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La conferenza stampa di presentazione è aperta da Claudio Bragaglio membro del Consiglio direttivo dell‘ASES – Associazione di Studi Emanuele Severino, con il riconoscimento e l’apprezzamento per la presenza del  Comune di Brescia che ha accompagnato con entusiasmo ed efficienza l’iniziativa, coinvolgendo in modo massiccio il mondo giovanile e studentesco.

Gian Mario Bandera fa presente come il CTB abbia preso al volo l’occasione di collaborare a un evento straordinario per la città di Brescia i posti assegnati per la partecipazione studentesca sono pressoché esauriti. «Abbiamo pensato di intervenire neo festeggiamenti dedicati al filosofo con l’intervento che più ci è proprio, vale a dire la messa in scena di uno spettacolo, l’Orestea tradotta da Severino, con il coordinamento registico di Andrea Chiodi e con attori già affermati (Ottavia Piccolo, Graziano Piazza, Federica Fracassi e Fausto Cabra) accompagnati da nove giovani (per la maggior parte bresciani) talentuosi e in fase di crescita» spiega ancora il Direttore del CTB. Tra questi ultimi (ndr) non può fare che piacefre sottolineare la presenza di Fabrizia Boffelli che, nello scorso agosto, è stata protagonista, insieme a Carlo Hasan e Lorenzo Trombini, della rivisitazione del dramma «Diciannove + Uno» scritto da Patrizio Pacioni e messo in scena in anteprima a Marone.

Anna Severino. vice presidente dell’ASES, si limita a portare i saluti del padre, passando la parola a Ines Testoni .

La professoressa fa presente come, nell’ambito delle iniziative  ispirate all’attività del professor Severino, Brescia si e è conquistato un posto di rilievo.
«Ciò che davvero vorrei emergesse da questa occasione, però, è che, oltre all’omaggio reso al filosofo in occasione del novantesimo compleanno, è che  da qui partisse una sfida ambiziosa e seducente: quella di fare di Brescia la capitale della cultura 2022»

Per il Sindaco Del Bono, la ricorrenza rappresenta una grande opportunità per la Città.
«È un’occasione che non può essere persa» afferma con forza.
«Da qui si potrà rimegranttere l’Italia, con Brescia in posizione di rilievo, al centro del dibattito sulla filosofia». Per poi concludere: «So che Severino è stato sempre molto attento nei confronti della città, ma, a sua volta, egli deve sapere che altrettanto affetto e una smisurata stima gli ha tribuito e tuttora gli attribuisce Brescia». 

Di concludere la conferenza si incarica Paolo Barbieri, ricordando l’ancora breve ma già significativa storia dell’Associazione che conta già circa 250 membri, tutti di assoluto rilievo. Tra le altre iniziative in corso, ricorda la nascita di una nuova rivista in lingua inglese, che uscirà con cadenza quadrimestrale, liberamente accessibile a tutti.

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Goodmorning Brescia (138) – L’unità non è (solo) un quotidiano.

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«Il mio nuovo lavoro, “L’unità”, non è (come pure il titolo potrebbe suggerire) la storia del glorioso organo di partito del PCI» esordisce Mauro Del Bue, politico di lungo corso ed esponente di spicco del Partito Socialista. «Bensì la storia di un processo unitario della sinistra, mai andato effettivamente a buon fine. Una vicenda segnata fin dalla nascita, visto che il primo partito progressista (il Partito dei Lavoratori, fondato il 15 agosto 1982 a Genova) fu il frutto della clamorosa scissione tra socialisti e anarchici, Per la verità, in quell’occasione ne nacquero due, con lo stesso nome».

L’appuntamento è quello della presentazione bresciana del libro (organizzato dal circolo Tempo Moderno e introdotto e moderato dall’avvocato Lorenzo M. Cinquepalmi). La location dell’evento, completato da un interessante dialogo tra l’Autore e il professor Saverio Regasto, è la sede del Circolo Bissolati, a due passi dalla Poliambulanza: un locale suggestivamente retrò che richiama alla memoria, per alcuni aspetti, le gloriose “case del popolo” di una volta, nella quale, però, la consueta e intensa attività di informazione e divulgazione viene portata avanti secondo logiche e modalità assolutamente al passo con i tempi.

Nel suo intervento, Del Bue passa in rassegna velocemente, ma in modo incisivo, tutta la storia della sinistra italiana, costellata di errori e di sconfitte; in particolare quella del Partito Socialista, votato all’insuccesso nel momento stesso in cui decise (a giudizio dell’oratore in modo alquanto avventato) di farsi stritolare dall’abbraccio del PCI accettando di sottoscrivere, nel secondo dopoguerra, il “Fronte Democratico Popolare”.

«Dopo il “picco” consuntivato nelle elezioni del giugno ’46 con la raccolta di circa il 20% dei consensi, ebbe inizio un declino che sembrò arrestarsi e invertire la tendenza solo con “la rivoluzione dei quarantenni” e l’avvento alla guida del partito di Bettino Craxi, che tornò a conseguire il 14% dei voti» ricorda Del Bue. Precisando però subito dopo, che Craxi ebbe poi il torto di non valutare correttamente le conseguenze del crollo del muro di Berlino: un avvenimento epocale che comportò non solo la dissoluzione del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, ma di un intero sistema.

«Per dirne una, paradossalmente, senza la caduta del muro non ci sarebbe stata neanche Tangentopoli» provoca Del Bue, ricordando subito dopo che anche la nascita e il decollo della Lega Nord avrebbe dovuto rappresentare un segnale che non fu però raccolto. Dopo di che, con la nascita (mai realmente avvenuta) della seconda Repubblica, l’Italia perse il ruolo internazionale che, faticosamente, si era riuscita a ritagliare.

Non resta che pentirsi degli sbagli commessi e piangersi addosso, allora?
No. Neanche per sogno.

«Ci sono quattro temi essenziali che la sinistra deve recuperare, assimilare e rielaborare in modo approfondito e creativo» è la conclusione di Del Bue, che si riferisce a demografia (compreso l’epocale questione delle migrazioni), economia (con la progressiva globalizzazione e finanziarizzazione del sistema), democrazia (con la necessità di rilanciare, anziché frenare, il progetto d’integrazione europea) ed ecologia (la lotta al degrado ambientale è ormai la prima priorità).
«Solo così, una storia d’insuccessi si potrà trasformare in una affermazione per il movimento e per l’Italia» è il precetto finale, raccolto e applaudito dal folto e attento pubblico presente (tra il quale si segnala la presenza dell’assessore Roberta Morelli).

Prende poi la parola il prof. Saverio Regasto, ordinario di Diritto Pubblico presso l’Università di Brescia.

Secondo il suo autorevole parere, la situazione difficile della sinistra italiana non è che la naturale conseguenza di una lotta tra fazioni più che tra idee. Il PCI commise l’errore di non sfruttare il clamore del crollo del muro per smarcarsi in una più accentuata posizione libertaria.

«Dov’è l’intellighentia di sinistra sulle grandi tematiche planetarie? Dove è il dibattito?» si chiede, senza però riuscire a darsi una risposta.
«Mi riferisco alla eventuale prossima nascita di un nuovo soggetto politico progressista-europeista, secondo l’ispirazione e il suggerimento di Carlo Calenda, del pericolo costituito da un populismo becero e aggressivo, della necessità di una nuova internazionalizzazione per affrontare le gravi problematiche globali senza avvitarsi su tematiche che, sia pure importanti, rimangono di campanile» spiega, aggiungendo subito dopo e contemplando la lista con una ormai improrogabile «franca discussione, interna e aperta anche a qualificati contributi esterni, sulla necessità di rivalutare la politica perché i giovani tornino a praticarla».

La serata si conclude con la tradizionale cerimonia del firma-copie, seguita da una cordiale riunione conviviale di cui si approfitta per approfondire il confronto.

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Il libro:

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L’Autore:
Mauro Del Bue (Reggio Emilia 1951), laureato in Lettere e Filosofia, giornalista, segretario del Psi di Reggio Emilia dal 1977 al 1987, consigliere comunale di Reggio dal 1975 al 1993, vice sindaco con gli assessorati alla cultura e allo sport nel 1987, viene eletto deputato nel giugno del 1987 e confermato nel 1992. Dal dicembre del 1989 è nella Direzione del Psi e dal 1987 al 1990 è anche presidente de I Teatri di Reggio Emilia. Si dedica poi all’attività storica e scrive 18 libri, prevalentemente di storia locale, tra i quali “Storia di delitti e passioni, Dal Triangolo della morte alle Br”, Reggio Emilia 1994, “L’apostolo e il ferroviere, vite parallele di Camillo Prampolini e Giuseppe Menada”, Montecchio E. 2005, “Storia del socialismo reggiano” in tre volumi, Montecchio E. 2009-2011-2012, “Il primo cooperatore, Contardo Vinsani, il riformista utopistico”, Casalgrande 2016, ma anche libri di storia sportiva e un volume, “Filosomia, storia della filosofia secondo me”, Firenze 2012. 
Nel 2000, dopo la morte di Craxi aderisce al Nuovo Psi e nel 2005 viene scelto come rappresentante del partito nel governo Berlusconi (è sottosegretario alle Infrastrutture). Nel 2006 viene rieletto deputato nel collegio Piemonte due, nella lista Dc- Nuovo Psi. Nel 2007 aderisce al gruppo della Rosa nel pugno e alla Costituente socialista. Dal 2009 al 2014 è assessore allo sport (poi anche all’ambiente) del Comune di Reggio (sindaco Graziano Delrio) e dal 2013 è direttore dell’Avanti.

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Goodmorning Brescia (137) – Conversando di «Conversas»

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Questo 2019, per il Caffè Letterario Primo Piano, sembra essersi aperto in modo a dir poco “scoppiettante”. Nuovi eventi, articolati tra dibattiti di attualità, presentazione di libri, mostre di dipinti
e foto, e tanta musica.

Tra tutti abbiamo scelto la rielabiorazione bresciana del format «Conversas», che prenderà avvio a breve, con cadenza mensile, un appuntamento fortemente voluto da un personaggio che di questo magazine e di questo blog è da sempre (adeguatamente ricambiato), uno dei più fedeli amici.

Ecco il risultato della chiacchierata che ho avuto con lui proprio stamattina.

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Cos’è e come e quando nasce Conversas?

Conversas nasce nel 2012 in Portogallo dall’idea di due amiche, Constança Saraiva e Mafalda Fernandes che dovendosi separare a causa dell’Erasmus decidono di fissare delle date per rivedersi e parlare ma stabilendo delle regole precise: in ogni incontro una parla e l’altra ascolta e viceversa. Da questo scambio emergono nuove riflessioni che l’amicizia giornaliera che avevano avuto finora non aveva fatto emergere, così decidono di ampliare questo modo di conversare ad altre persone. E così Conversas di diffonde in altre città d’Europa come Rotterdam, Berlino, Rennes e nel 2015 arriva anche in Italia, a Milano. Nel 2016 nasce Conversas Bergamo e nel 2019 finalmente arriva a Brescia al Caffè Letterario Primo Piano in via Beccaria dove si terrà la prima storica Conversas Brescia il 10 febbraio alle ore 18:30.

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E qui in città, come ci si è arrivati? Chi è il responsabile?

L’idea di portare Conversas a Brescia è di un ragazzo di 36 anni, Marco Passarello, un palermitano di nascita ma emigrato a Brescia da 8 anni. Quel ragazzo sono io.

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Si può sapere come questo “ragazzo” com’è arrivato alla decisione?

Ho conosciuto Conversas Bergamo e ho pensato che sarebbe stato bello e necessario crearla anche a Brescia. Uso il termine necessario non a caso, perché ormai la maggior parte delle conversazioni si tengono tramite WhatsApp e si condividono le storie delle persone solo su Instagram.
Si ha quasi la sensazione di aver timore a dover affrontare una discussione faccia a faccia, guardando negli occhi l’interlocutore tant’è che si arriva a nuovi fenomeni digitali come il ghosting, che sta diventando la violenza psicologica della nostra generazione. Il ghosting è il diventare fantasmi, sparire improvvisamente, smettendo di rispondere a chiamate, messaggi o mail. Di fatto è una tattica interpersonale passivo-aggressiva: si parla di ghosting soprattutto per l’ambito sentimentale, ma può interessare anche i rapporti d’amicizia o professionali. 

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E quindi? (parafrasando il titolo di un altro talk, ideato e condotto da Patrizio Pacioni e Biagio Vinella, che ha riscosso un notevole successo, lo scorso anno, proprio al Caffè Letterario Primo Piano – ndr)

Tutto quanto ho detto sopra, io, personalmente, lo soffro molto e da questa “sofferenza” è nata l’idea di portare Conversas a Brescia, così ho parlato con Constança Saraiva che si è dimostrata entusiasta di allargare il cerchio di città italiane in cui è presente Conversas, ho cercato altre persone che potevano credere a questo progetto (Francesca Bettinelli e Sonia Trovato) e ho contattato il Caffè Letterario che ha subito accettato.

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Puoi anticipare ai nostri amici del web che cosa accade (e cosa accadrà) a Conversas?

A Conversas, dove si invitano tre Conversadores che decidono di parlarci di tre storie a loro scelta, in circa 30 minuti ognuno, ma non è una mini conferenza ma una vera e propria conversazione con il pubblico (anzi gli ascoltatori e non semplici spettatori) può intervenire quando vuole con qualsiasi domanda. In mezzo a tutto questo c’è il moderatore, che sarò io o in alternativa Sonia Trovato, che cerca di accompagnare il conversatore, di placare gli animi quando la discussione perde il filo conduttore, di riportare al silenzio e all’ascolto, ma sempre  nella piena libertà di conversazione. L’obiettivo è conoscere. Conoscere persone e storie nuove, tutto questo dal vivo, nel qui e ora e non dietro al piccolo schermo del cellulare.
La forza guida della voglia di conoscenza è la curiosità, e per me è il centro del mio modo di vivere, muove tutto quello che faccio, senza curiosità non potrei vivere, ma solo sopravvivere, cosa ben diversa.

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Quando la “prima”?

Il primo incontro sarà il 10 febbraio alle 18:30 al Caffè Letterario, spero che i bresciani accolgano bene questa novità e decidano di partecipare agli incontri, che si terrano una volta al mese.  Questi saranno i primi, storici, tre conversadores bresciani:

Carla Alberti («La scuola in carcere»)
Insegna matematica nelle Case Circondariali di Brescia Canton Mombello e Verziano da anni.
Chi insegna in carcere lo fa perché non ha voglia di affrontare classi di numerose di adolescenti? È un idealista? Forse all’inizio anche per questi motivi; poi, con il tempo l’insegnante capisce che il valore intrinseco del suo operare è la difficile, quotidiana ricerca di come poter sviluppare le potenzialità, forse mai coltivate, nei suoi studenti reclusi.

Luigi Uberti  («Yoga, una passione che si trasforma in professione»)
Si avvicina allo yoga come autodidatta a metà degli anni 80, mosso dal desiderio di un benessere profondo ed olistico che potesse produrre in lui un senso di pace e serenità. Nel corso del tempo ha realizzato che lo yoga è in grado di donare qualcosa in più di un senso d’appagante benessere psico-fisico: uno stato d’espansione della coscienza impossibile da spiegare a parole, ma che si può sperimentare accedendo ad un livello di consapevolezza “altro”. Uno stato d’essere profondamente diverso da quello con cui, normalmente, facciamo esperienza della vita.
www.studioyogadarshan.it

Angelo Buizza («Obiettivo Sorriso»)
Obiettivo Sorriso è un’associazione di volontariato, nata nel 2010, con lo scopo di portare un sorriso a chi lo ha perso come bambini malati e anziani.
Adesso è diventata molto di più grazie alla perseveranza della famiglia Buizza e di altri volontari fino a fondare nel 2016 l’accademia Diventa un Artista, con la quale si da la possibilità a ragazzi affetti da disabilità di diventare artisti completi tramite corsi di teatro, magia e canto.
https://www.facebook.com/AssociazioneObiettivoSorriso/

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Si ricorda che l’evento è aperto a TUTTI e l’ingresso è GRATUITO senza obbligo di tessera ARCI.

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Goodmorning Brescia (136) – La libertà non è star sopra un albero…

In giro ci sono tante buone idee, un mucchio di edificanti propositi, ma poi, quando si tratta di passare dalla teoria alla pratica, quando viene il momento di rimboccarsi le maniche e darsi da fare… è tutt’altro discorso. Ecco un esempio (per fortuna dall’esito positivo) per così dire “di scuola“.

Il problema: presso la scuola dell’infanzia Fiumicello,
i bambini che hanno optato per la frequentazione “light” (venticinque ore settimanali) non hanno. diversamente dagli altri, la possibilità di frequentare la mensa, non prevista nell’opzione. Per loro prevista è previsto l’abbandono dei locali scolastici alle ore tredici senza fruire del servizio e senza rientro pomeridiano. Di conseguenza, bambini che sono stati impegnati per quattro ore, e che alle ore dodici dovrebbero consumare il pasto con i compagni che, invece, si trattengono anche nel pomeriggio, sono costretti ad attendere un’ora ancora a digiuno e, considerando i tempi di spostamento nelle loro case, a potersi sedere a tavola non prima delle due di pomeriggio.

Le conseguenze: insomma, tutti scontenti. Brontolii, indignazione, mal di pancia generale ma, come (purtroppo) spesso accade, nessuno che faccia niente di costruttivo.
No, un momento: “nessuno” è impreciso e persino ingiusto, perché qualcuno che si attiva con prontezza e decisone  nella direzione giusta,  per fortuna, c’è anche questa volta.

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L’interno del Circolo Bissolati

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Il problema: presso la scuola dell’infanzia Fiumicello, i bambini che hanno optato per la frequentazione “light” (venticinque ore settimanali) non hanno. diversamente dagli altri, la possibilità di frequentare la mensa, non prevista nell’opzione. Per loro prevista è previsto l’abbandono dei locali scolastici alle ore tredici senza fruire del servizio e senza rientro pomeridiano. Di conseguenza, bambini che sono stati impegnati per quattro ore, e che alle ore dodici dovrebbero consumare il pasto con i compagni che, invece, si trattengono anche nel pomeriggio, sono costretti ad attendere un’ora ancora a digiuno e, considerando i tempi di spostamento nelle loro case, a potersi sedere a tavola non prima delle due di pomeriggio.

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La soluzione: ogni martedì, d’ora in poi, il Circolo Bissolati, nella persona del presidente Giovanni Lai, recupererà, per trasformarli in snack-spuntino a disposizione dei bambini che rimangono esclusi dalla mensa, di frutta e prodotti da forno donati dalla Coop.

Fatto. Era così difficile? Probabilmente no, ma neanche tenere in piedi un uovo, prima che Cristoforo Colombo insegnasse il metodo più sicuro di farlo, lo era.S

E adesso? Visto che l’iniziativa sembra poter funzionare alla grande, i due partner del progetto meditano di estenderlo ad altri istituti scolastici: si comincerà con ogni probabilità, dalla Scuola dell’infanzia di Passo Gavia, le cui  problematiche sono del tutto analoghe a quelle affrontate e risolte per la “Fiumicello”.

Tirando la riga: è anche e soprattutto per questa straordinaria capacità di imprenditorialità sociale (oltre che per il gran cuore dei bresciani) che la Leonessa d’Italia mantiene e consolida primato ufficioso, ma effettivo, di «Capitale nazionale della solidarietà».

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Goodmorning Brescia (134) – Quando vince l’aroma

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Mi raccomando: non entrate mai da «Tostato» (più precisamente Tostato Specialty Coffees), la caffetteria al numero 28 di Via Fratelli Porcellaga, per chiedere un decaffeinato, oppure un caffè d’orzo o un ginseng: mettereste in imbarazzo i baristi e, quanto a voi, fareste una clamorosa brutta figura: in questo accogliente ritrovo, aperto nel centro di Brescia dal settembre 2017 a pochi passi dalle suggestioni arcaico-nostalgiche di piazza Vittoria , in cui dominano i colori del caffè in tutte le loro morbide e tiepide sfumature, si degusta caffè e solo caffè, di qualità garantita e certificata, proveniente da tutto il mondo e preparato secondo metodologie e procedimenti della più rigorososa tradizione.
Così, dopo avere gustato un ottimo caffè colombiano, prodotto nelLe piantagioni di Leyder Miguel, chiedo al titolare, il giovane, determinato e preparatissimo Alberto Nevola, rampollo di terza generazione di una famiglia che con il caffè e per il caffè lavora già da moltissimi anni, di scambiare quattro chiacchiere. Di seguito ciò che ne è venuto fuori.

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Ecco le suggestioni etniche del Caffè che fanno bella mostra di sé sulle pareti di
«Tostato »

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Chi è Alberto Nevola?

Alberto Nevola è un figlio d’arte, uno che si occupa di caffè da quando aveva quindici anni, che nel corso degli anni ha frequentato corsi di formazione su tutta la filiera SCA (Specialty Coffee Association – l’ente più riconosciuto a livello globale per la tutela, l’informazione e la promozione del caffè di qualità) e che continua a studiare e a tenersi informato su tutto ciò che riguarda il settore.

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Che tipo di consumatore di caffè è il bresciano? Quali sono state le reazioni della città a questo tipo d’iniziativa?

I bresciani non possono essere consideratiintrisi di quella viscerale “cultura del caffè” propria, per esempio dei partenopei, ma stanno dimostrando ogni giorno di più di potere e sapere apprezzare la qualità del prodotto consumato, con la disponibilità di pagare una tazzina “particolare”, se necessario, anche qualcosa di più. Aggiungo che, in fatto di gusti, a Brescia e, più in generale, nel nord Italia, prevale la preferenza per la sola “Arabica”, un gusto meno corposo e amaro, più vicino a un gusto eurpeo.

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Qualcosa di più sulla “filosofia” che ispira l’attività di «Tostato» .

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Ciò che mi ha ispirato a intraprendere questa avventura è stata la constatazione che il gusto dei consumatori si stava pericolosamente standardizzando, confuso dall’offerta promiscua di altri derivati e surrogati. Occorreva (e occorre) promuovere una nuova e più alta cultura di prodotto attraverso una pratica di spirito “slow food”, l’offerta di caffè provenienti da tutto il mondo (sono circa 150 i paesi produttori) scelti secondo logiche stagionali (che ne garantiscano la freschezza) di rigorosa tracciabilità e di sostenibilità ambientale. Voglio sottolineare, però, di non essere né il primo né tantomeno il solo ad avere effettuato una scelta del genere: ci sono in tutta Italia circa altri trenta esercizi che si muovono e operano secondo le nostre stedsse logiche commerciali.

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Quali sono le prospettive e i progetti del vostro futuro?

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In primo luogo l’ulteriore razionalizzazione delle fonti di approvvigionamento e e dei cicli. Un cambio evolutivo di ruolo che ci porti a rivestire, oltre che la figura di semplici importatori, anche quella di produttori diretti. La prosecuzione e l’intensificazione della nostra crescita da ottenere non (o non solo) attraverso campagne pubblicitarie tradizionali ma anche e soprattutto attraverso il mantenimento di un’elevata qualità di offerta del prodotto e di accoglienza nel locale che stimoli un positivo e vivace passaparola tra i bresciani. Insomma, far capire che il nostro caffè, rispetto a quello più “commerciale” degustabile nei normali bar cittadini, è più “fresco” e più differenziato nel gusto su alti livelli qualitativi; a questo si aggiunge l’attività di consulenza per la “formazione al gusto” di cui, qui dentro, i consumatori potranno sempre usufruire a loro piacimento e con la nostra più completa disponibilità.

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Beh, mi sembra proprio che abbiamo finito. Adesso me lo offre un caffè? Se possibile gradirei una tazzina di Kopi Luvak (il caffè più costoso al mondo – NDR): ne avete?

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Se anche ce l’avessi mi rifiutere di servirlo: si tratta di uno dei più clamorosi bluff alimentari della storia mondiale: lasciando perdere le assai poco attraenti modalità di produzione (le bacche vengono fatte ingerire da un animaletto chiamato zibetto comune delle palme e recuperate dalle sue feci dopo una parziale digestione) si tratta di un prodotto il cui prezzo è stato gonfiato artificiosamente e in modo spropositato al suo reale valore, senza peraltro che ci sia nessuna garanzia sulla qualità dei chicchi che vengono fatti inghiottire al povero animale. No, piuttosto gradisca questo Panama Gesha” e vedrà ceh non le dispiacerà affatto.

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Alberto Nevola (a destra) insieme ai suoi collaboratori

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Sapete che vi dico? Aveva ragione lui. Il Panama Gesha è davvero squisito. Una per volta, però, le specialità di Tostato Specialty Coffees intendo assaggiarle tutte: Etiopia, Brasile, El Salvador… sto arrivando!

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Categorie: Giorni d'oggi.