Goodmorning Brescia (60) – Sotto la tenda, vento di gioventù e impegno

«C’è un sottile confine che separa lo “scherzo” dal “bullismo”» è l’esordio con il quale l’Assessore Roberta Morelli, da sempre assai attenta a simili problematiche, presenta a Librixia lo spettacolo Punti di vista, ideato e realizzato da Biagio Vinella.

Lo spazio all’interno del grande tendone della  Agrobresciano Arena è gremito in ogni ordine di posti (come raccontavano nelle loro cronache i cronisti dei bei tempi andati) di giovanissimi spettatori, in rappresentanza delle scuole bresciane.

Lo spettacolo è essenziale, in certi passi, scritti e recitati attingendo a piene mani dal “vocabolario” senza censure e senza sconti degli adolescenti di questo primo scorcio di terzo millennio. un modo di comunicare fin troppo diretto che, costretti come siamo a un confronto giornaliero, non possiamo fingere di ignorare.

La storia è semplice, per non dire essenziale: da una parte la vittima, ragazza studiosa e introversa, dall’altra le carnefici (le sue compagne, spesso spinte ad atteggiamenti estremi e violenti da situazioni sociali e familiari pregresse).

Un dialogo tra solitudini, a ben vedere. Con un gioco di parole si potrebbe dire che la violenza dei violenti, inevitabilmente suggerisce risposte violente (ma il più delle volte in senso autodistruttivo) da parte dei violentati. Il tutto alla presenza, colpevolmente muta, di adulti che non vedono o, peggio, vogliono guardare altrove e si ostinano a farlo.

Insomma, una violenza che cala dall’alto come l’acqua lurida e nera che contamina le falde di acqua pura: la violenza che fa da padrona in casa ingenera analoghi comportamenti fuori di casa, nella scuola così come nel resto della società, alla ricerca di un riscatto malato, di un’autoaffermazione tossica scolpita dalle parole della bulla più animosa: «Qui io sono dio». Un dio minore, però, dominato a  sua volta da un dio superiore, insensibile e impietoso, che, insieme ai figli degli altri, divora anche i propri.

La vicenda si svolge in modo scorrevole, dando voce a perseguitati e persecutori, riuscendo a superare pressoché indenne, dal punto di vista spettacolare, alcuni passaggi necessariamente e dichiaratamente didascalici.

E, alla fine, dopo gli applausi, il professionale intervento della psicologa Franca Pagni, che chiude e tira le somme dell’evento, attraverso osservazioni pratiche e tecniche espresse in termini decifrabili dal giovane pubblico.

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  Bonera.2

Categorie: Cronache di Monteselva.

Goodmorning Brescia (59) – Somebody… di Extraordinario

Quel che inizialmente ha attirato la mia attenzione è stata un’immagine, accompagnata da un breve e significativo annuncio:


Comincia il nuovo laboratorio teatrale!
Incontri aperti, liberi e gratuiti fino a Dicembre!
Chiunque può venire!
Sei chiunque?
Sei curioso?
Stai pensando “che bello, ma non riuscirei mai a farlo?”
SEI LA PERSONA GIUSTA!
Ti aspettiamo!

«Chi è che, di questi gramissimi tempi, s’ingegna a offrire gratuitamente qualcosa di così interessante, per quasi tre mesi, per di più?» mi sono chiesto. Poi mi sono accorto che giovedì 5 ottobre è domani e, effettuando un veloce approfondimento (nella cronaca, più che in altri settori dell’informazione, una notizia che è attuale oggi diventa rafferma domani, un po’ come il pane) ho scoperto un altro appuntamento in arrivo, assai singolare: il prossimo sabato 14 ottobre, infatti, il pullman Extarordinario (un nuovo modo girovago di contatto e pratica dello spettacolo) farà tappa all’ex manicomio di Collegno, per una gita culturale e uno spettacolo circense.

«Questa è la pazzia che piace a me!», mi sono detto, e ho subito contattato Beatrice Faedi per una velocissima intervista a distanza.

Ecco cosa ne è venuto fuori.

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C’è il fondato sospetto (anzi direi più la trepida speranza) che a Brescia e nella sua provincia, si stia radicando un forte movimento teatrale. Non solo CTB, ma una serie di nuove iniziative aventi tutte lo scopo, sia pure seguendo strade diverse –a volte molto diverse- tra loro, di favorire la recitazione sia dalla parte del pubblico che da quella del palcoscenico. In questo quadro, come si colloca Somebody Teatro delle Diversità?

Somebody delle Diversità è un progetto di teatro integrato e di comunità, coordinato da una serie di attori ed educatori professionisti, ma aperto a chiunque voglia sperimentare il palcoscenico e la disciplina teatrale, senza limite alcuno, con una particolare attenzione verso chi vive ai margini e spesso non ha voce abbastanza potente per raccontarsi e raccontare (ecco perché la presenza al nostro fianco della Cooperativa Sociale La Rete è fondamentale). SomebodyTeatro ha deciso, fin dall’inizio della sua storia, di rischiare, e vuole che i suoi spettacoli vengano giudicati in quanto tali e non solo come progetti di accoglienza di ogni diversità. In poche parole chiede ai suoi utenti il grande sforzo di imparare le discipline di palcoscenico e al pubblico di non lasciarsi trasportare dal buonismo imperante in questo genere di iniziative. Ci sono attori e attrici di Somebody che, dopo un lavoro decennale continuo e costante, hanno appreso le tecniche del teatro e conoscono in maniera professionale il comportamento da tenere durante uno spettacolo e il pubblico non nota più che sono ragazzi e ragazze che seguono percorsi e servizi di formazione all’autonomia.  Questo è un risultato e una battaglia da continuare a condurre, silenziosa, per portare alla pari dignità, attraverso l’arte del teatro, chi pari dignità fatica ad avere nella normalità. Il gioco nasce dalla parola somebody, che in italiano si traduce qualcuno, pronome indefinito che connota una persona qualunque, ma che può diventare Qualcuno, con la Q maiuscola, se sale su un palcoscenico.

 

Il Teatro e la scuola, dunque. Una sfida difficile visto che la concorrenza di altri modi di espressione e narrazione, maggiormente legati alla tecnologia, si fa sentire ogni giorno più forte.

Dirò in maniera molto netta che questa concorrenza non ci spaventa. Se ci viene data la possibilità di fare teatro con ogni fascia generazionale, scopriamo che il teatro non è invecchiato affatto. Lo insegnano molto bene i bambini e il loro stupore, oggi più che mai – e proprio grazie alla tecnologia imperante! – quando scoprono che il teatro lo fanno loro, con il loro corpo, la loro voce, gli occhi e ogni loro pensiero. Colpo di scena! Il teatro è fatto dalle persone e le persone possono creare cose straordinarie, senza trucco, senza effetti speciali, solo credendoci. Una bella occasione per chi spesso si sente relegato e non trova nella richiesta di nuovi linguaggi sempre più ricca martellante e varia del mondo tecnologico il suo linguaggio, il suo modo di essere ed esistere, la sua originalità.

 

Cosa vuole dare (agli altri e a se stesso) chi si mette in gioco attraverso la recitazione? Cosa vuole e può dare a costui Somebody?

Per me fare teatro è un gesto di allegria, ma quell’ “Allegria di naufragi” cara ad Ungaretti. Quell’allegria che attraversa dolori, inquietudini, disagi, incomprensioni, quell’allegria necessaria per sentire che la vita ci appartiene. Credo che chi fa teatro con noi voglia innanzi tutto stare ben con sé in mezzo agli altri. Poi, dato che si lavora sodo, comprende che questo stare bene bisogna guadagnarselo, con attenzione verso sé e verso il gruppo, lasciando andare piano piano le difese, liberandosi un poco alla volta. E poi il teatro ti fa questo bel regalo: ti fa capire che, nel momento in cui decidi di raccontarti come persona, di colpo diventi autorevole, ma questa autorevolezza l’hai sempre posseduta, solo non ci badavi o non ci credevi. Lo spettacolo è un momento fondamentale, perché molti capiscono anche l’importanza del messaggio al mondo. Va da sé che SomebodyTeatro diventa, grazie a chi partecipa alle sue attività una voce importante, una voce di chi non ha voce un piccolo (ma per noi grandissimo) punto di riferimento. Quello che Somebody dà in cambio è la serietà del progetto, l’insegnamento, la professionalità, l’educazione all’ascolto di altri progetti, la possibilità di vivere insieme la visione di altri spettacoli, la scoperta di autori e testi di teatro, quel sentirsi al centro del mondo così salutare in ogni dove e che non è un’illusione.

 

Parlaci del progetto ExtraOrdinario

Il progetto ExtraOrdinario nasce grazie ad una sinergia abbastanza unica tra Comune di Brescia (Ass. Scalvini e Ass. Castelletti, cioè Servizi Sociali e Cultura), Centro Teatrale Bresciano e alcune realtà artistiche attive sul territorio anche con progetti in ambito sociale: Somebodyteatro, Viandanze, Compagnia Lyria, Residenza Idra, Teatro 19, Associazione Briganti. Molto importante che i due Assessorati, Servizi Sociali e Cultura, procedano a braccetto per rendere più visibile e supportare con iniziative la fiorente realtà bresciana dei progetti artistici in ambito sociale insieme al Centro Teatrale Bresciano. Abbiamo creato un Cartellone ExtraOrdinario che raccoglie tutte le attività coordinate dalle varie realtà che vi fanno parte, un carnet che offre una seria di professionisti alle Associazioni che lo richiedono, ed ora ci aspettano le giornate FUORINORMA a Dicembre, un’iniziativa ideata da SomebodyTeatro insieme ad Antonio Audino (critico teatrale del Sole 24Ore e responsabile della programmazione teatrale di Radio Rai3) durante una giornata delle quali il collettivo si racconterà.

 

Beatrice Faedi, attrice teatrale. Esperienze e progetti futuri.

Ogni tanto torno a fare quello che sorridendo chiamo il mio “antico mestiere”, l’attrice. Sarò ospite, insieme ai musicisti Alessandro Adami, Stefano Zeni e Carlo Gorio del festival “Molte fedi sotto lo stesso cielo” con un reading semiserio intorno alla figura femminile, “Altre Beatrici”. Ma mi dedico soprattutto ai miei progetti educativi, in primo luogo all’attività Somebody. Stiamo preparando le giornate FUORINORMA intorno ad Arte e Diversità e ci aspettano quattro giorni densissimi, incontro con referenti di progetti  di altre città, una giornata dedicata al corpo con una riflessione intorno alla body art, uno spettacolo internazionale, letture e workshop con maestri e tanti ospiti importanti con i quali dialogheremo e dai quali attingeremo stimoli e pensieri per il futuro. In questo senso ci proponiamo davvero di far diventare Brescia un avamposto della progettualità artistica in ambito sociale.

Dirò una cosa alla Marzullo e di questo chiedo perdono: fatti una domanda, datti una risposta. Insomma, ti è piaciuta questa intervista?

Molto. Un’intervista anomala, ho dato le mie risposte nel silenzio, scrivendole. Le ho potute meditare e naturalmente mi sono dilungata troppo.  Però sono grata a chi mi regala la possibilità del racconto, così rara di questi tempi. Una bella occasione!

 

 

    Bonera.2

 

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Goormorning Brescia (58) – La (piazza) Vittoria del libro

Si comincia tra una settimana, la mattina di sabato prossimo (30 settembre) , allorché, dopo una breve “inaugurazione ufficiale”, sarà aperta al pubblico l’area espositiva allestita, come ormai tradizione, nella centralissima Piazza Vittoria.

Insomma, lettori, autori ed editori, con Librixia 2017 preparatevi a un’autentica festa tutta dedicata a voi: nel corso di ben nove giorni, si terranno eventi di ogni tipo, tutti legati alla scrittura:  presentazioni, conferenze, dibattiti e molto altro, in una kermesse no-stop la ci realizzazione è resa possibile dall’ormai consolidata collaborazione tra il Comune di BresciaAncos (Associazione Nazionale Comunità Sociali e Sportive) – Circolo culturale di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale, con la BCC Agrobresciano in qualità di principale sponsor.

Libri, autori, librai e lettori. In Piazza Vittoria da sabato 30 settembre, dopo il taglio del nastro ufficiale alle ore 10 e l’apertura al pubblico dell’area che riunisce librai ed editori locali, il via agli incontri. Nove giorni ininterrotti di presentazioni e dibattiti per un evento, quello di Librixia 2017 che ci riporta contemporaneamente indietro nel tempo, agli anni ‘30 del Novecento con l’avventura dei primi librai del centro, sino ad oggi, raccogliendo la sfida di realizzare un vero e proprio festival della letteratura a Brescia. Traguardi e ambizioni resi possibile grazie alla consolidata collaborazione tra Comune di Brescia, Ancos – Circolo culturale di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale e BCC Agrobresciano, sponsor principale della kermesse.

                                         

Molte le presenze eccellenti: citiamo “a campione”, tra le tante, quelle di Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Massimo Carlotto, Vittorio SgarbiGiulio Tremonti Andrea Vitali, Björn Larsson, Fiuseppe Cruciani, Lella Costa, Luciano Violante che si avvicenderanno nell’area meeting “Agrobresciano Arena”

Non mancheranno neanche quest’anno presenze musicali importanti e spettacoli di prosa di grande rilevanza: gli Avion Travel, sabato 30 settembre racconteranno la loro musica alle 18, prima del concerto in Piazza del Foro. Domenica 1 ottobre alle 21 sarà il turno di Numa e Phil Palmer. Martedì 3 ottobre  Don Backy racconterà ai bresciani di come carriera musicale e scrittura possano convivere nello stesso artista. Mercoledì 4 sarà all’Auditorium San Barnaba con la pièce  “Maledette Suffragette”, per finire giovedì 5 con lo spettacolo “Blues per cuori fuorilegge” di  Massimo Carlotto.

Non sarà trascurato l’aspetto educativo: attraverso incontri mirati con le scuole, si parlerà di migranti, di solidarietà sociale e di bullismo. Proprio riguardo a quest’ultimo tema (come noto particolarmente caro all’Assessore Roberta Morelli) segnalo e raccomando lo spettacolo  Punti di vista, di Biagio Vinella, con la psicologa Franca Pagni (in scena giovedì 5 ottobre alle ore 11).

Di particolare e generale interesse l’incontro con Mauro Berruto, ex CT della Nazionale maschile di volley, speaker e autore di due romanzi, attualmente A.D. della Scuola Holden. Titolo della conferenza “Essere una squadra”: argomento che, trattato da un personaggio con le sue competenze, non potrà che attirare un gran numero di ascoltatori. 

Un adeguato spazio sarà riservato, naturalmente, anche alla Poesia, nell’apposita sezione curata da Alessandra Giappi

Numerose le collaborazioni (nell’intento di una più capillare e incisiva azione di promozione di cultura, impegno sociale e solidarietà) con Associazioni del territorio. Ricordiamo in proposito, tra le altre, la L.A.B.A. libera Accademia di Belle Arti di Brescia, con il CTB Centro Teatrale Bresciano (titolare dell’incontro di sabato 7 ottobre sul futuro dell’Europa con Marco Archetti e Davide Dattoli) e la Casa Circondariale di Verziano (presentazione del progetto “Parole e segni di libertà” – la storia di OrtoLibero giovedì 5 ottobre in Piazza Vittoria).

La vendita dei libri sarà curata, come nelle precedenti edizioni dalle librerie e case editrici cittadine che fanno capo alla associazione  “Il Leggio”.

 

Un’ultima (ma non ultima) annotazione.

Tra i settantaquattro incontri che si terranno, permettetemi però di segnalarne uno che (come potete immaginare da soli) mi sta particolarmente a cuore: domenica 1 ottobre, a partire dalle 11, il giornalista del Corriere della Sera, Costanzo Gatta intervisterà Patrizio Pacioni, creatore del commissario Cardona e dell’oscura città di Monteselva, nonché attivo commediografo e drammaturgo.

 

    Bonera.2

 

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Goormorning Brescia (57) – San Faustino tra il giallo… e il fucsia

«Quando la vita vera è più avventurosa di un romanzo »

oppure

«Quando ci si trova a raccontare agli altri ciò che si ha persino scrupolo a raccontare a se stessi»

Forse potrebbe cominciare così una recensione del libro autobiografico «Lei, Armando» dalla presentazione del quale (in programma domani sabato 9 dicembre alle ore 17, presso il Museo Fotografico di via San Faustino 2) il sempre attento Costanzo Gatta ha preso spunto per un interessante articolo apparso sul numero odierno del Corriere della Sera, sezione cultura dell’inserto bresciano.

Solo un pretesto, appunto, perché partendo dal libro, Gatta ci accompagna a fare una passeggiata nel passato del cuore stesso di Brescia.

Sembra di sentirli rumori e odori delle vie antiche di San Faustino di mezzo secolo fa.

Quando il mondo era sporco, brutto e cattivo come lo è ai giorni di oggi, ma forse un po’ meno.

Quando il male e il vizio erano identificabili al primo sguardo, perché isolati in un ghetto, quindi sotto controllo, mentre ora serpeggiano in modo molto più insidioso in anditi urbani ed extraurbani, in strati sociali e classi culturali a prima vista insospettabili.

I protagonisti del dramma andato in scena al Carmine, alla curt dei puli, a via Pallone, via Capriolo  e vicolo Rossovera erano i soli a soffrire di emarginazione e di esclusione dal contesto sociale, perché per loro, per i “diversi”, gli altri non avevano altro che risolini di maliziosa e ironica sufficienza.

Quando erano in pubblico, però. Perché in privato, quando nessuno poteva vederli e riconoscere, da censori si trasformavano in clienti di lucciole di ogni sesso e di ogni genere.

Questa sì che è una vecchia storia che, con più poesia ed efficacia di tutti, cantò Fabrizio De Andrè nell’indimenticabile «La città vecchia»:

«Quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie / quella che di notte stabilisce un prezzo alle tue voglie»

   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (56) – Vino formaggio e olio… e buona appetito a Orzinuovi!

Dal 2005 è la Orceania Srl, costituita nell’aprile di quello stesso anno con la partecipazione del Comune di Orzinuovi, a occuparsi della organizzazione, della realizzazione e della gestione  della Fiera.

Dal sito ufficiale della società abbiamo ripreso, e di seguito riportiamo, un elenco di motivi che spiegano il perché non solo allevatori, coltivatori e operatori dell’alimentare, ma tutte le persone interessate a un colloquio con la terra e la natura, e attarverso loro con un aspetto più tangibile e interiorizzante con la cultura, potrebbero (e -aggiungo io. dovrebbero) visitare questa 69^ edizione della Fiera Regionale di Orzinuovi.

1) Terra: nelle aree tematiche agricoltura e zootecnia, con la Frisona e la Bionda dell’Adamello, nel progetto teatrale del regista Pietro Arrigoni (Palazzo Franguelli, domenica 3 settembre, 20.45), nel convegno di Confagricoltura (Centro A. Moro, venerdì 1 settembre, 17.30), nell’allestimento pensato dall’Associazione Florivivaisti Bresciani per la nostra piazza.

2) Sapori: nel Parco del Gusto, con prodotti a km zero, proposte enogastronomiche, presentazioni di libri e showcooking dedicati alla cucina bresciana, come nelle iniziative per adulti e bambini dell’area “Mielandia: noi siamo alveare”.

3) Tradizione:
 nella riscoperta degli antichi valori contadini, con la Vecchia Fattoria, e dei proverbi bresciani (Santuario Madonna Addolorata, venerdì 1 settembre, 20.30), nei concerti e nell’inaugurazione della mostra dedicata alla Fanfara dei Bersaglieri (biblioteca, sabato 2 settembre, ore 10).


4) Relazioni:
 nel progetto ComuniInsieme, nato per creare una rete di supporto e valorizzazione del territorio tra comunità della bassa; nella serie di incontri e dibattiti che coinvolgono le istituzioni del territorio.

5) Commercio: nell’area Artigianato e Commercio, che circonda i giardini pubblici, con le dimostrazioni dei panificatori di Confartigianato e altre interessanti attività, come nello showroom a cielo aperto di piazza garibaldi, con gli spazi dedicati ad Auto e Motori.

6) Ospitalità: nel gemellaggio morale con il Comune di Gualdo, colpito dal terremoto dello scorso anno, che vede, tra le iniziative, alcune famiglie orceane ospitare, per due notti, una quarantina di gualdesi.

7) Identità culturale:
 nelle due mostre allestite in Rocca, dedicate al tema del gioco (inaugurazione sabato 2 settembre, 17.30) e nelle presentazioni dei due inediti Quaderni Orceani (Rocca, lunedì 4 settembre, 9.30 e 16.30).

8) Tecnologia: nei macchinari e nelle più recenti tecniche per coltivazioni agricole e allevamenti, nella grande proposta del Campus Riabitare, con le innovative case in legno e in acciaio, il convegno dedicato alle Smart City, le tecnologie per un abitare consapevole, sostenibile, sicuro e intelligente.

9) Formazione: nelle attività del progetto Asinando, alle quali si aggiunge quest’anno il trekking con gli asini sul fiume Oglio, nei laboratori creativi e nei tornei dell’area Sport e Tempo Libero, nelle attività di Educazione Finanziaria e Benessere del Campus Riabitare.

10) Musica e divertimento:
 da sempre un plus della fiera, con le imprese del funambolo Andrea Loreni, i gruppi musicali orceani, la band di Giusy Mercury, il Tango, la danza verticale sulle pareti della Rocca, il rocker Omar Pedrini, la festa di Radio Orzinuovi, l’anteprima del Festival dell’Opera, la musica sinfonica dello spettacolo “Gli angeli sulla terra”.

 

 

Detto questo, passando per la porta che conduce al Santuario di Maria Vergine Addolorata, ora chiesa di grande suggestione spirituale, una volta (me lo ha detto l’espertissima di castelli professoressa Giusi Villari, presente ieri sera all’incontro «Del cibo e dei proverbi bresciani» organizzato dal Centro Sudi San Martino)  ingresso di un castello talmente solido da incutere timore agli imperiali austriaci che, a scanso si equivoci, decisero di raderlo al suolo nel 19° secolo.

 

L’evento, al quale ha ssistito un pubblico numeroso e interessato, si è svolto in due parti, tra loro collegate in nome dell’alimentazione e delle più antiche tradizioni bresciane.

Nel primo la giornalista Silvia Pasolini ha intervistato il “collega” del Corriere della Sera Costanzo Gatta, autore del libro «Vi che salta, formai che pians e oio de chel bu» edito con la promozione di Monsignor Antonio Fappanidalla Fondazione Civiltà Bresciana. Un agile e brillante trattato che, alle suggestioni tutte alimentari di tre alimenti basilari non soo per la cucina di Brescia e dintorni, unisce citazioni e aneddoti raccolti dall’Autore con la consueta sagacia e con la conoscenza della storia e delle tradizioni (non solo locali) che gli sono proprie e universalmente riconosciute.

«Il titolo l’ho derivato da un antico detto bresciano» spiega Gatta.

«L’idea alla base, oltre al rispetto e all’amore che ritengo doveroso per i frutti della terra che costituiscono l’alimento non solo materiale del genere umano, è che un dialetto non nasce per caso: a mio modo di vedere, infatti, altro non è che l’elaborazione comunicativa di una comunità coesa».

Ovvio che, con un tale conferenziere, il discorso si ampli ad altri temi. Tra i tanti spunti, basti citarne uno, gustosissimo:

«I proverbi affondano le radici nella saggezza popolare, la quale, a sua volta, trae spunto dalla tradizione religiosa» dice Gatta.

«Così, per fare un esempio illustre, l’invito di Gesù a Zaccheo di scendere dall’albero per appropinquarsi a Lui e al messaggio divino che reca con sé, non essendo presente nella flora locale il sicomoro, diventa un più disincantato “Veni zo dal fic!” »

 

Spettacolare la seconda parte dell’evento, imperniata sulla trasposizione in letture, musica e immagini del libro scritto da Massimo Montanari (per le edizioni La Terza) «Il formaggio con le pere – storia di un proverbio».

 

La chitarra di Maurizio Lovisetti evoca con grande efficacia atmosfere di tempi passati, la voce di Daniele Squassina, calda e suadente come non mai, racconta di storie domestiche e pubbliche nelle quali affonda, deve affondare le radici, anche l’anima dei nostri tempi e delle nostre genti, sempre che se ne voglia davvero conservare una.

Sul grande schermo, intanto, scivolano via, una dopo l’altra, una sull’altra, opere d’arte a tema, che riempiono gli occhi di colori e suggestioni.

Mancano gli odori e i sapori, certo, ma vi assicuro che, con la forza creativa della fantasia, ieri sera si riuscivano a immaginare anche quelli.

 

Per chiudere, due ultime annotazioni.

La prima è la frase con la quale Costanzo Gatta, da sopraffino artigiano della parola qual è, riesce a riassumere il senso della serata:

«Il Sapere comprende anche il Sapore»

La seconda, se mi permettete, un’autentica birbonata, vale a dire una di quelle tentazioni alle quali, chi mi conosce lo sa, il sottoscritto non sa e non vuole resistere.

In una delle ultime diapositive proiettate, il miei occhi malandrini hanno individuato gli inquietanti dettaggli che appaiono circolati in giallo.

La domanda è:

«Ma non è che già all’epoca… esistevano i Mc Donald

 

   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (55) – Quel film muto al Vittoriale… a luci rosse.

Se c’è una canzone che il Vate avrebbe apprezzato, né tantomeno canticchiato sotto la doccia, o mentre si radeva, era quella che contiene questi versi:

«Perdere l’amore quando si fa sera
Quando tra i capelli un po’ di argento li colora
Rischi di impazzire può scoppiarti il cuore
Perdere una donna e avere voglia di morire*»

Se non altro perché Gabriele D’Annunzio l’amore (fate voi in quale tipologia) davvero non l’ha mai perso, e di donne, a quanto si sa, ne ha perse (o se n’è lasciato sfuggire, se preferite) davvero pochissime.

Sessantaquattro anni lui, trenta lei, in un match sentimental-erotico impari per l’anagrafe, ma complementare nell’incontro di due narcisismi diversi ma convergenti nel talamo.

 

Perché quello che ci narra Costanzo Gatta, dannunzista DOC, nellarticolo apparso sul Corriere della Sera di oggi, edizione bresciana, proprio a questo si riferisce: alla breve (come spesso capitava al Comandante dai molti e variegati appetiti che nella sontuosa villa di Gardone prese residenza) ma incandescente relazione tra il poeta-narratore-drammaturgo-pilota-avventuriero Gabriele D’Annunzio e l’aspirante stella del cinema e del teatro, Elena Di Sangro (al secolo Maria Antonietta Bartoli Avveduti).

Era la torrida estate del 1927, a una certa distamnza di tempo dal primo, stuzzicante aperitivo consumato nella camera di un albergo romano nel 1919.

Qualcosa che etichettare come la solita  serie di squallidi convegni tra un’attricetta in cerca di scritture e un vecchio ma talentuoso sporcaccione in grado di procurargliele, sarebbe oltremodo riduttivo.

In realtà, a mi e non solo mio, modo di vedere, si trattò, come in altri casi della molteplice esperienza amatoria dell’Orbo Veggente, di uno scambio neanche troppo iniquo: da una parte l’attempato Gabriele attinse scampoli di tardiva ma gagiarda gioventù e ricevette e incamerò nuova vis poetandi; dall’altra la giovane quanto avvenente e disinibita Elena (ribattezzata dal Poeta -come tutte le vittime sacrificali immolate tra le lenzuola- stavolta con il nome di Ornella) ebbe la possibilità di essere illuminata dai raggi accecanti di tanta leggendaria creatività.

Pari e patta, si potrebbe dire.

Certo, però, che leggere di inguini che infiorano il ventre rassomigliando all’ascella dell’Aurora e di coltelli furbondi pronti da sguainare, sistemati proprio lì dove si ritiene che un uomo nudo possa conservare il suo… ai giorni d’oggi qualche sorriso ironico potrebbe anche provocarlo.

O no?

   Bonera.2

 

 

* «Perdere l’amore» – testo: Giampiero Artegiani – Marcello Marrocchi – musica: Giampiero Artegiani – Marcello Marrocchi – WEA Italiana – feb 1988

NB  – Per l’articolo Costanzo Gatta ha preso spunto dal libro «Elena Sangro e la sua relazione con Gabriele D’Annunzio» (Ianieri Edizioni)

 

 

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Goodmorning Brescia (53) – Anche i briganti perdono la testa

Allora (si sta parlando della seconda metà del sedicesimo secolo, mica di ieri l’altro) le forze di polizia , che allora non si chiamavano detectives, ma più prosaicamente birri,non avevano a propria disposizione le risorse tecnologiche utilizzabili al giorno d’oggi: niene archivi fotografici, né possibilità di effettuare i sofisticati identikit cui ricorrono i  loro colleghi del terzo millennio, né (tantomeno)  programmi informaticci di riconoscimento facciale.

Insomma, non c’era la Rete. Anzi, no; per la verità, l’unica rete di cui disponevano “i buoni”, era quella composta da informatori e delatori pronti, allora come ora, a fornire preziose soffiate in cambio di denari e/o favori di vario assortimento, da una raccomandazione a uno sconto di pena.

Così il signor Giovanni Beatrici, meglio come conosciuto come Zan Zanù («che sarebbe come dire Giovanni Giovannone» spiega Gatta)    riuscì per lunghi, violenti e sanguinosissimi anni a esercitare il mestiere di feroce brigante, terrorizzando le popolazioni dell’ampia porzione di territorio gardesano che va da Tignale a Salò. Serenamente rapinando, violentando, sequestrando e uccidendo, così com’è giusto che faccia un brigante professionale qual era lui, insieme alla sua banda. 

Con la forza narrativa ed evocativa che non credo di avere scoperto oggi, Costanzo Gatta ne sintetizza la fosca vicenda in uno snello ma ben articolato intervento sull’edizione bresciana del Corriere della Sera di oggi: quella che è descritta è una situazione in cui la malavita gode della connivenza di personaggi insospettabili, spesso anche altolocati, prestandosi, all’occorrenza, anche all’eliminazione di scomodi avversari politici, come il podestà di Salò, Barnardino Ganassoni, freddato dallo stesso Zan con un colpo di archibugio in petto all’interno del Duomo, nel corso di una funzione religiosa.

Alla fine, nella valletta della Fornaci, quando le malefatte di Zan Zanù divennero talmente clamorose dal sollevare il malumore dei bravi gardesani, il perverso percorso terreno del delinquente si fermò bruscamente, al termine di uno scontro a fuoco e ll’arma bianca protrattosi per più di otto ore.

Gatta ne narra collocando l’episodio finale di questa sanguinosa saga, come sovente si diletta a fare, tra realtà e leggenda.

Così come, a corredo dell’articolo, inserisce un ammiccante riferimento a una certa testa custodita sotto formalina presso l’Ospedale di Salò, nell’ambito di una raccolta di reperti realizzata da un medico ottocentesco: è Lui o non è Lui?

 

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A proposito: l’articolista ricorda che, tra gli insospettabili sodali del feroce Giovanni Beatrici, c’era anche un tale Fra Tiziano, padre guardiano del convento dei Cappuccini di Gargnano.

Eccolo, l’anello di congiunzione: sbaglio o, nelle antiche cronache della c.d. malavita organizzata, ci fu un altro famoso quanto leggendario brigante che rispondeva al nome di Fra Diavolo?

 

 

   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (52) – Giallo del Lago o… giallo dell’Ego?

Ormai è risaputo: l’occhio di Costanzo Gatta su tutto ciò che riguarda non solo la produzione artistica, ma anche la movimentata vicenda umana di Gabriele D’Annunzio, è sempre vigile.

Ha già scritto diversi saggi su di lui, e sta lavorando a un’opera che, con un po’ di enfasi (ma non troppa) si potrebbe definire monumentale.

Dunque tutto (o quasi tutto) ciò che c’è da sapere sul «Vate», sull’  «Orbo Veggente» , su «The Pikedd», sull’  «Ero-Poet» , su «Ariel»  (soprannomi e pseudonimi calzati dal poeta pescarese o attribuitigli da amici, nemici e critici) Costanzo Gatta lo sa.

Per il resto, come dovrebbe fare qualunque giornalista degno di questo nome (ma che troppo pochi tra i suoi colleghi fanno) approfondisce le ricerche di archivio e legge ciò che su D’Annunzio viene pubblicato in Italia e nel mondo.

Questa volta, nell’articolo pubblicato ieri sull’edizione bresciana del Corriere della Sera, lo spunto è tratto dal libro «Il Vate e lo sbirro», di Ennio De Francesco, in cui si ricostruisce l’inchiesta effettuata (ai giorni d’oggi si direbbe sotto copertura) dal commissario Giusepep Dosi, funzionario di polizia prima rottamato e poi recuperato (come spesso accade anche ai nostri giorni) per prendere in mano una di quelle cosiddette “patate bollenti” che nessuno vorrebbe trovarsi a maneggiare: scopo della sua missione, infatti, è chiarire motivazioni e circostanze dello strano incidente occorso in quel di Gardone Riviera, più precisamente a Villa Cargnacco, da una finestra della quale, inopinatamente, D’Annunzio era volato, schiantandosi al suolo dalla non letale, ma pur sempre impegnativa e dannosa, altezza di quattro metri.

Per prima cosa «Cherchez la femme», si dice in questi casi. Beh, a Gardone di “femme” ce n’erano ben due, giovani e piacenti sorelle, per di più, e con un predatore di tale pericolosità in giro per casa…

Un’occasione, oltre che per ripercorrere uno dei tanti episodi “piccanti” della disordinata vita amorosa del sessulalmente bulimico Gabriele, per riassaporare un gustoso spaccato della vita della high class bresciana e gardesana del tempo.

A tutti i (non pochi) fan di Gatta, ricordo che nel pomeriggio di venerdì 1 settembre, nell’ambito della Fiera Regionale di Orzinuovi, passando con l’agilità mentale e creativa che da sempre lo contraddistingue, dalla storiografia letteraria (e non) alla cultura popolare e alla ricca tradizione alimentare e culinaria del bresciano, il giornalista/scrittore e drammaturgo presenterà un suo nuovo libro il cui titolo, tradotto dal vernacolo, è  «Vino che salta, formaggio che piange e olio buono».

A seguire, per restare in tema, lo spettacolo «Al contadino non far sapere quanto sia buono il formaggio con le pere» con Daniele Squassina e Maurizio Lovisetti.

Ghiottissimo appuntamento per antonomasia, dunque da non perdere.

 

   Bonera.2

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