Goodmorning Brescia (168) – Una Memoria preziosa da raccontare con le parole giuste

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Nel foyer del Teatro Sociale si è tenuta stamattina una affollata (sia di giornalisti che di relatori)  conferenza stampa per la presentazione di «La parola giusta» , drammaturgia di Marco Archetti  per la regia di Gabriele Vacis con l’interpretazione di Lella Costa
Coproduzione CTB / Piccolo Teatro di Milano facente parte di un più ampio progetto di memoria sul quinquennio 69//74 in cui sono comprese le due stragi di Piazza Fontabna e Piazza della Loggia. 
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Apre gli interventi Gian Mario Bandera che fa osservare come la presenza di tanti relatori al tavolo dimostri che, mettendo insieme rappresentanti delle istituzioni, della cultura e dello spettacolo si possa creare un valido nucleo in grado di mantenere e onorare i collegamenti con un periodo storico drammatico e da non dimenticare
 
Patrizia Vastapane (Consigliera di amministrazione del CTB) si dichiara onorata della presenza di Lella Costa e felice di presentare questo evento che si inquadra in un importante percorso di memoria.
 
«Il tentativo di raccontare alle nuove generazioni con modalità espressive differenti e innovative ha visto l’unione di sindacati, università,  enti e istituzioni che mettesse giù un vero e proprio palinsesto di informazione Alternativa ai metodi tradizionali e innovativi» dichiara il presidente del Consiglio Comunale Roberto Cammarata. «È esattamente in questo contesto che va inquadrata la messa in scena del testo di Archetti e una serie di eventi che culminerà con la presenza a Brescia del Presidente Mattarella»
 
Felice Scalvini, presidente della Fondazione ASM. ribadisce la ferma e incondizionata volontà dell’Ente che presiede nel continuare a supportare la predisposizione e la costruzione di reti, non solo intese in senso materiale, ma anche culturale.
 
Mario Milani, presidente della Casa della Memoria di Brescia, si sofferma sul valore di una iniziativa che vede unirsi in  nome della Memoria due città come Milano e Brescia così duramente provate dal terrorismo in piazza Fontana e Piazza Loggia, esaltando il calore unificante della cultura in nome della democrazia e dell’unità popolare.
 
«La prima volta che vanno a Brescia fu proprio per visitare Piazza della Loggia in un “pellegrinaggio” con alcuni miei coetanei in un luogo simbolo della lotta per la democrazia e la libertà» ricorda il regista Gabriele Vacis.  «Un clima straordinario, quello della reazione popolare seguita a entrambi  gli attentati, che purtroppo le giovani generazioni hanno completamente dimenticato  e che invece bisogna assolutamente rinnovare e perpetuare. La scelta di questo spettacolo è  stato di raccontare la Storia attraverso la narrazione di vicende personali»
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«Manlio Milani ci è stato accanto tutto il tempo con passione nella coistruzione dello spettacolo, dandoci sicurezza» confida Lella Costa, ricordando poi che lo spirito dell’opera è quello di trovare in se stessi ragioni per non disprezzarci, attraverso un esercizio della Memoria che sia una chiave d’interpretazione del presente e un ponte verso il futuro. «Noi non siamo testimoni perché c’eravamo, ma perché non abbiamo mai smesso di esserci» è la sua suggestiva e significativa conclusione.
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Goodmorning Brescia (167) – Al Mina Mezzadri è in partenza un viaggio senza uguali

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Dopo i saluti di rito e l’introduzione del Direttore Gian Mario Bandera, che sottolinea la lunga e proficua collaborazione con Elisabetta Pozzi, prende la parola Mario Maviglia. Il membro del Consiglio di Amministrazione ricorda che Jules Verne prima di essere annoverato tra i grandi della letteratura mondiale è stato per molto tempo considerato un “autore per ragazzi”. Dopo avere ricordato la trama per sommi capi, sottolinea la presenza di molteplici chiavi di lettura del testo. Un certo delirio di onnipotenza dell’uomo dell’epoca, derivato dall’incalzare di nuove scoperte scientifiche, la presenza di numerosi elementi fantascientifici, il richiamo alla discesa di Dante agli inferi, l’eterno tema del viaggio. Un viaggio alla fine del quale, per dirla con le parole di Verne, 《Ci si sente più umani》.

Elisabetta Pozzi ricorda che il testo di 《Viaggio al centro della Terra》 fu rielaborato più volte da Verne alla luce del progredire delle nuove conoscenze scientifiche. 《L’idea di metterlo in scena》 spiega l’attrice-regista  《è partita per creare una piccola opera musicale, ispirata dalla vicinanza del mondo verniano a quello reale, in contiguità con il fantastico e l’immaginario della narrazione. Nella musica ho cercato e trovato il più efficace collegamento e un ideale  collante》.

Il testo è stato condensato in poco più di un’ora,  nella narrazione del percorso iniziatico del giovane Axel “guidato” dalla “Beatrice” Graüben. 

《Per questo abbiamo scelto un mondo di carta dipinta a mano (come si faceva nell’800 e come le prime illustrazioni del romanzo di Verne), per evocare nel pubblico l’atmosfera dei teatri di una volta e suggestioni in sospeso tra Matrix e Tim Burton》

Per concludere svela l’arcano del sottotitolo:  《Dettato dalla volontà di lavorare su un tipo di teatro che non esiste più,  a partire dalla presenza di un “servo di scena”  (Nicola Pighetti) che aiuta a rendere più fluida la narrazione, simboleggiando la precarietà di sensazioni umane che vanno e vengono, appaiono e scompaiono

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Si tratta di un testo pieno di suggestioni che mi hanno consentito di esprimere pienamente le mie emozioni, prima tra tutte quella riveniente da un parallelismo semantico della narrazione con un altro viaggio, vale a dire con quello di Dante all’interno della sua Divina  Commedia》 afferma Graziano Piazza, secondo il quale da un’attenta lettura si evince che Verne sembra sapere che al di là del racconto, c’è un linguaggio che ha un potere salvifico permeato di vibrazioni e musica.

La scrittura di melodie per uno spettacolo come questa è  sempre una grande e positiva esperienza》 dichiara in chiusura  Daniele D’Angelo. 

Si parte da un gingle ottocentesco per poi completare gradualmente la struttura del suono anche con richiami alla modernità,  attraverso, per esempio, l’utilizzo di strumenti non coevi come la chitarra elettrica》.

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VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA

(racconto in do maggiore per voce solista e servo di scena)

da Jules Verne
regia
 Elisabetta Pozzi
con Graziano Piazza
drammaturgia Elisabetta Pozzi, Daniele D’Angelo

musiche Daniele D’Angelo
scene Matteo Patrucco
luci Cesare Agoni
costumi Mariella Visalli

produzione  Centro Teatrale Bresciano

 

TEATRO MINA MEZZADRI DAL 26 NOVEMBRE AL 22 DICEMBRE

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Goodmorning Brescia (166) – Santa donna? No, beata & donna

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Qualunque sia la storia che si decide di raccontare, purché non comune e banale, è la differenza la fanno due componenti essenziali: l’architettura della narrazione e l’abilità del narratore.

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Nel caso di cui ci occupiamo in questo articolo di Goodmorning Brescia, vale a dire la lettura scenica «Vita e venerazione della beata Paola Gambara Costa» che si è tenuta venerdì scorso presso la sede della Fondazione Civiltà Bresciana in Vicolo San Giuseppe, sia l’uno che l’altro fattore si sono rivelati di ottimo livello.

Intrigante e vivace, come al solito, l’intelaiatura dell’evento costruito dal chitarrista e intrattenitore Maurizio Lovisetti. Assolutamente perfetta la cifra interpretativa dell’attore Daniele Squassina incaricato delle letture.

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Parole (con i versi straordinariamente moderni della sorella della Beata, Veronica), musica (in particolare composizioni di Vincenzo Capirola) e immagini (attraverso la proiezione di diapositive rappresentanti opere d’arte dei secoli XV, XVI e XVII, firmate da maestri come il Romanino, il Moretto, Van Cleve, De Ribera e altri) hanno imbarcato i tanti che sono affluiti nella sede di FCB in una specialissima quanto suggestiva macchina del tempo.

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Paola Gambara ne emerge come una donna coraggiosa e ostinata, oltre che animata da cristallino afflato religioso, capace di portare avanti la propria vocazione nonostante il difficilissimo contesto in cui si trovò a vivere, non solo “sopravvivendo” ai maltrattamenti di un marito incapace di comprenderne le profonde aspirazioni etiche e religiose, ma alla fine a vincerne la resistenza fino a coinvolgerlo, in qualche modo nelle sue opere di misericordia e solidarietà.

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Una donna coraggiosa, insomma, sia per un credente che per un laico.

Molti e convinti applausi alla fine da parte degli spettatori tra i quali, insieme a numerose personalità della cultura bresciana, si è notata la presenza di Costanzo Gatta e Orietta Trazzi che dell’iniziativa novembrina il cui perno è la ricorrenza del 25 – Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, organizzata con il patrocinio del Comune e il grande impegno dell’Assessore Roberta Morelli, sono tra i principali ispiratori e animatori.

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Goodmorning Brescia (165) – Mostri di fuori vs. mostri di dentro

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Palazzo Martinengo delle Palle.

Diciamocelo francamente, il nome della location, preso nel suo complesso, è un po’ strano, un singolare ibrido tra frivolo, kitsch e freak

Dopo aver rimirato la classica facciata e una volta all’interno, però, il palazzo e la elegante sala del Camino, che questo pomeriggio ha ospitato «Tutti i mostri di Dylan Dog»  inserito nel ciclo «FuoriNorma» – progetto pensato e organizzato da Somebody Teatro delle diversità, però, rendono giustizia al prestigioso blasone di famiglia.

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Soprattutto, i tantissimi bresciani che gremiscono la sala (in ogni ordine di posti, come dicevano i cronisti di una volta), si rendono conto che di palle non se ne dicono: l’evento, condotto dalla spigliatissima giornalista radiofonica Giusi LegrenziHo esperienza di scrittura e scrittori, ma non di fumetti, e questo dettaglio si attaglia perefttamente allo spirito FuoriNorma che anina questa serie di eventi» premette) parte, procede e finisce sollecitando l’interesse e la curiosità di tutti i prenseti, mischiando a spunti ironici e toni distesissimi, importanti informazioni sul mondo dei comics (quello di Dylan Dog, appunto, ma non solo), dei suoi personaggi e di molti suoi retroscena. 

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Così veniamo a sapere delle vivaci ma creative baruffe tra Paola e Corrado, quando capita di lavorare insieme alla creazione di una storia; del fatto che per quanto riguarda linea e nuovi sviluppi del fumetto, ciascuno può dire dice la sua, certo, ma alla fine decide sempre Lui, cioè il grande vecchio Tiziano Sclavi; si entra più nel personale dei tre artisti presenti, venendo a contatto con la pacata razionalità di Gigi Simeoni (curatore dell’evento), con gli spigoli caratteriali e l’ironia corrosiva da “cattivo ragazzo” di Corrado Roi, si scherza (ma non troppo) sulla sovraesposizione da social dell’autrice di “Bilico“, “Mani nude“, “Il filo rosso”, “Non ti faccio niente“, “Io so chi sei” e “Zoo” (《Se non l’unico, senz’altro il più agevole mofo che ho a disposizione, in presenza di un’attività frenetica sia come scrittrice che come madre, per reatare connessa con il mondo》 si schermisce Paola Barbato, definendosi, più che una indagatrice dell’incubo, «una indagatrice del dubbio» )

Inevitabilmente salta fuori anche il primo (francamente mal riuscito) tentativo  di portare il giovanotto in giacca nera e camicia rossa sugli schermi cinematografici.

Colpa dell’eccessiva americanizzazione del personaggio» è il parere di Paola Barbato, che poi spiega: «sono convinta che il prossimo, già in produzione, più “italianizzato” andrà molto meglio》.

Gigi Simeoni spiega il successo ultratrentennale di Dylan Dog con la circostanza che al favorevole abbrivio di un posizionamento iniziale in un vuoto presente all’epoca nel fumetto italiano (così come avvenuto -ancor prima- con Tex) è seguito un lavoro di produzione narrativa che, oltre a narrare storie originali e avvincenti, ha abbinato alle trame citazioni di conoscenza comune e trasversale, facilmente riconoscibili da ogni fascia di lettori.

Corrado Roi fa presente come, nonostante i molti de profundis indirizzati ai comics italiani, si stia registrando un ritorno dei giovani lettori e appassionati.

Poi. portato nella sala all’interno di una cassa sinistra quanto basta, spunta fuori in carne e ossa (forse sarebbe meglio dire in occhiali e baffi)  la spalla comica del meditabondo eroe di Craven Road, ovverosia quell’inesauribile macchina di battute e riflessioni (più quest’ultime delle priome, anche se potrebbe sembrare il contrario) che risponde al nome di Groucho. A interpretarlo, con buona verosimiglianza e straordinaria immedesimazione, un Luca Bassi in stato di grazia.

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Quanto basta per scaldare al calor bianco un’atmosfera già calda e arrivare al saluto finale dell’inesauribile Beatrice Faedi, autentica anima di FuoriNorma.

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Palesemente soddisfatta della riuscita di questo round, annuncia l’attesa esibizione dak vivo dei talentuosi allievi della Scuola del fumetto di Brescia.

 

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Goodmorning Brescia (164) – Che meraviglia, le pubbliche confidenze di «Conversas»!

Di «Conversas», il format che il siciliano Marco Passarello (attore, commediografo e ora anche brillante intrattenitore) ha importato dal Portogallo, abbiamo ampiamente trattato in un precedente numero di questa stessa rubrica (precisamente nello scorso febbraio:

https://cardona.patriziopacioni.com/goodmorning-brescia-137-conversando-di-conversas/

A distanza di dieci mesi, trovandomi ad assistere  al primo appuntamento della nuova stagione, mi sono reso conto che né la formula né tantomeno il conduttore, hanno perso interesse e smalto.

Anche il primo dei tre “conversatori”, Massimo Alberti, si è occupato questo blog, nell’occasione con un articolo firmato dall’amico e collega GuittoMatto (https://cardona.patriziopacioni.com/brescia-citta-del-teatro-11-ce-alchimia-in-palcoscenico/): Si tratta di uno dei fondatori di Alkimia, associazione che proprio in queste settimane sta celebrando, con una rassegna di cinque spettacoli che vanno in scena al Teatro Sant’Afra, i primi venti anni di attività artistico-culturale. Nel corso del colloquio. Alberti ricorda gli ultimi due appuntamenti: il monologo fantastico di Mario Mirelli «Storia meravigliosa di luci corpi e ombre» (di scena dopodomani alle 21) e «Emi», opera di cui firma la regia lo stesso Alberti, che affronta in modo “interdisciplinare/multimediale” il difficile tema della perdita di persone care, con l’interpretazione, tra gli altri, dello stesso Marco Passarello e di Mariangela Sagona.

«Io e i miei compagni di avventura intendiamo il teatro come lavoro di ricerca ed elaborazione, ponendo al pubblico domande, ma senza fornire risposte» è il suo saluto finale.

La conversatrice successiva è Giusy Orofino.

«Nella prima parte della mia attività di educatrice mi occupavo di degenti psichiatrici, poi sono passata a seguire gli anziani e, nel corso di sei anni, la mia vita è cambiata»

Passa poi a raccontare, servendosi anche di immagini, schede e grafici, la quotidianità del proprio lavoro, sempre fonte di nuovi arricchimenti e stimoli personali e professionali e mai uguale a se stesso. Un lavoro affrontato con impegno e meticolosità, con costante focus sull’aggiornamento, fonte della felicità di chi ha il destino e la fortuna di svolgere un’attività che ama.

«La soddisfazione principale è quella di trasformare quelli che per molti (per troppi) sono diventati soltanto numeri in persone dotate non solo di specifici bisogni, ma anche di legittime aspirazioni per l’ultimo segmento della propria vita» sottolinea, con legittimo orgoglio.

«Non si tratta di gestire solo gli “ospiti”, ma anche i loro familiari, ovvero quelli che si definiscono la nostra “seconda utenza”. Di trattare nel migliore dei modi, attraverso percorsi guidati, i momenti di crisi degli anziani che sono affidati alle mie cure, di ottimizzare, attraverso la trasmissione di serenità ed equilibrio, e l’utilizzo di “protesi ambientali” l’inevitabile supporto farmacologico» conclude, prima di rispondere all’autentica raffica di domande che la sua approfondita riflessione ha suscitato nei presenti.

Chiude il ciclo di conversazioni quella con Sonia Perrone, in arte Sonicelart, disegnatrice (“autodidatta”, si premura di precisare) con preferenza per i ritratti, attraverso una fonte d’ispirazione molto particolare.

«La Rete, intesa in senso informatico, io la uso per pescare occhi e volti. Sono un’autentica predatrice del web, che trasforma le foto di Instagram in ritratti» confessa.

«La parte più interessante di ciò che faccio è, quando la cosa è possibile, confrontare la personalità reale di chi mi ha ispirato il ritratto con quella che mi sono costruita attraverso la mia sensibilità. Mi affeziono talmente alle mie opere che poi, quando le donne e gli uomini ritratti me le richiedono, mi risulta davvero difficile separarmi da loro».

Sonia Perrone è reduce da una bella e riuscita mostra tenutasi presso il Rifugio Vittorio Arrigoni.

Ancora chiacchiere in libertà prima che il numeroso pubblico intervenuto nonostante il maltempo decida di sciogliere le righe e lasciare il Caffè Letterario Primo Piano (per sostenere il quale invitiamo tutti coloro che leggeranno questo articolo a iscriversi al più presto, visto che il servizio civile e culturale che Daniele Bonato e compagni svolgono per la città è diventato praticamente irrinunciabile e insostituibile).

Proprio come succede al termine di una riuscita riunione tra amici, insomma.

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Bonera.2

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Goodmorning Brescia (162) – Un mese e un domani a misura di donna

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Si è tenuta questa mattina nella Sala Consoli di Palazzo Loggia la conferenza stampa finalizzata a illustrare agli esponenti dell’informazione bresciana la serie di iniziative organizzate dal Comune per la ricorrenza del 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.

«La massiccia presenza di giornalisti e addetti all’informazione testimonia la fondamentale importanza di questo importante calendario di eventi» esordisce l’assessore Roberta Morelli che di questa iniziativa è da considerarsi la principale promotrice e organizzatrice.

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«Sì è scelta di dilatare e di spalmare il giorno del 25 per la durata di tutto il mese di novembre, in una serie di circa 40 appuntamenti, nell’intento di approfondire adeguatamente i temi da trattare: la promozione della cultura del rispetto e delle buone prassi».

L’assessore coglie poi l’occasione per annunciare l’ottenuto appoggio della Regione al progetto per le attività di prevenzione da svolgere all’interno delle scuole bresciane.

«Entro l’anno, inoltre, verrà licenziato il nuovo protocollo per la prevenzione della violenza, nell’ambito del quale verranno coinvolti anche i comitati di quartiere e le associazioni femminili interessate».

Passando poi al merito delle iniziative che comporranno il “palinsesto” di questa complessa rassegna, Roberta Morelli rivela alcuni dei temi principali che saranno trattati: le buone pratiche per l’uso di un linguaggio inclusivo, il problema della violenza perpetrata nei confronti delle donne straniere e la violenza assistita, specificando che, a tal fine, sono previste iniziative culturali (quali reading e dibattiti) spettacoli teatrali di danza e prosa, un flash mob che si terrà nel pomeriggio di lunedì 25 novembre in Piazza della Loggia e la messa in posa di numerose “panchine rosse”.

Segue il saluto portato dal dottor  Claudio Vito Sileo, direttore generale dell’ATS, che fa presente come alla abituale collaborazione con gli ambiti territoriali si unirà la partecipazione concreta e diretta di professionisti selezionati e delegati dall’Associazione di Tutela della salute, con l‘organizzazione di un Convegno che vedrà, tra le altre qualificate presenze, quello dall’Avv. Aldovrandi da sempre in prima fila per la difesa dei diritti delle donne.

Prende poi la parola Orietta Trazzi che illustra l’idea condivisa con Costanzo Gatta che prevede la partecipazione di diverse coreografe impegnate ad affrontare, ciascuna a modo suo, i problemi della violenza di genere. A ciò si affiancherà la predisposizione di un manifesto firmato da personalità di assoluto rilievo culturale e della società civile.

«Il tutto ruota attorno allo spettacolo “Lei e il mostro”, che sarà rappresentato al Teatro Sociale la sera di mercoledì 27 novembre: spettacolo di danza contemporanea -in collaborazione con il CTB- con sette coreografie, per dire no alla violenza sulle donne, attraverso la narrazione delle vicende delle mogli di Enrico VIII e altri riferimenti storici e culturali.

L’intervento successivo è di Patrizio Pacioni, autore del dramma “Marzia e il salumiere – Storia di un fiore reciso”.

«Si tratta di un commosso omaggio alla memoria di Marzia Savio, rapita e uccisa nel 1982, all’età di 11 anni, a Rivoltella del Garda. Una vicenda che turbò le coscienze dei bresciani e non solo le loro, una storia emblematica di quanto sia necessaria un’attenta tutela della sicurezza delle donne, dei minori e di tutti i soggetti più deboli ed esposti. Il dramma, con la regia di Mario Mirelli e la recitazione di Massimo Pedrotti e Chiara Pizzatti, dopo il successo dell’esordio in anteprima al teatro Sant’Afra di Brescia nello scorso aprile, ha in corso una tournée che l’ha portata e la sta portando in numerose piazze del bresciano e in altri prestigiosi teatri primo fra tutti il Teatro Petrolini di Roma. Nell’ambito degli eventi previsti per la Giornata internazionale dell’eliminazione della violenza sulle donne la replica è prevista sabato 23 novembre alle 15.00 presso l’OK School Area 12 nel quartiere Casazza.

Secondo la rappresentante del comitato di quartiere Chiusure, che interviene successivamente, «Per parlare con credibilità di violenza sulle donne bisogna partire “da vicino”, quindi dalle strade dalle piazze dei singoli quartieri. La nostra idea, nell’ambito di questa rassegna, è una maratona di lettura che si terrà con la collaborazione della Biblioteca Ghetti e di volontari che, mi auguro, saranno molto numerosi».

È la volta poi delle due associazioni di donne presenti in conferenza.

Parla per prima Roberta Leviani, in rappresentanza dell’Associazione Butterfly.

«Nel corso della manifestazione, precisamente lunedì 25 novembre,  sarà inaugurata ufficialmente la sede della nostra Associazione. Nonostante la “giovinezza” della nostra iniziativa (partita il 1 luglio scorso – ndr), in pochi mesi si sono rivolte a noi quaranta donne, e altre trentacinque, insieme ai loro figli minori, sono state collocate in strutture sicure di emergenza»

Prende poi il testimone Piera Stretti, esponente della Casa delle donne.

«Sono trent’anni che lavoriamo nel settore dell’assistenza alle donne e soprattutto nell’opera di prevenzione della violenza di genere e di formazione culturale contro gli stereotipi. Solo lo scorso anno ci hanno richiesto assistenza migliaia di donne».

Finisce qui,  con le interviste, le foto e i rituali saluti.

Tre appuntamenti particolarmente interessanti concedetemi però di estrarli dal programma e segnalarli io, in ordine di data.

  • Domenica 3 novembre alle ore 17,00, presso la Fondazione Civiltà Bresciana – Vicolo S. Giuseppe 5 “Scatti Mortali” mostra personale fotografica di Olga Litvinova.
  • Giovedì 7 novembre alle ore 18,00 presso la Galleria UCAI – Vicolo S. Zenone 4, “Donna tu sei mia” di e con Biagio Vinella (canzoni con testi offensivi della dignità femminile, di ieri e oggi).
  • Lunedì 25 novembre alle ore 17,30, presso la Fondazione Civiltà Bresciana – Vicolo S. Giuseppe 5 – “Le donne nella letteratura “ conferenza di Carla Boroni.

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Prepariamoci: novembre comincia domani.

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Goodmorning Brescia (161) – Entrare a teatro per uscire da una noiosa routine

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Una conferenza stampa affollata di giornalisti e davvero… fuori norma, quella che si è tenuta nel primo pomeriggio presso la Sala Giunta di Palazzo Loggia, con la presenza di surreali e accattivanti maschere viventi.

Del resto è ormai nota a tutti l’originalità della rassegna che da quattro anni si innesca nel ricco calendario bresciano di prosa.

Si parla di

GIORNATE FUORINORMA 2019
26 Ottobre, 7, 8, 9, 10, Novembre
CHE MOSTRO CHE SEI!
Guardarsi ed essere guardati tra fragilità paura e nuove scoperte.
Teatro, danza contemporanea, workshop, incontri, attività per ragazzi, musica, happening intorno ad arte e diversità

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Apre gli interventi Felice Scalvini, Presidente della Fondazione ASM.

«Più che una conferenza stampa sembra una performance, pienamente in linea con lo spirito che anima Fuorinorma !» non può fare a meno di mettere in risalto, ricordando che fin dall’inizio di questa manifestazione ASM non si limita a collaborare con gli organizzatori, ma dialoga con loro, nel comune intento della valorizzazione in città e dintorni del teatro sociale d’arte.

«Sono tre anni che il CTB collabora con questa manifestazione con assoluta convinzione, come dimostrato dall’inserimento di uno degli spettacoli che compongono la rassegna all’interno del cartellone “ufficiale” della corrente stagione» ribadisce il direttore del CEntro Teatrale Bresciano, Gian Mario Bandera.

Giuliana Bertoldi, Consigliere della Fondazione della Comunità Bresciana, mette in risalto l’accuratezza con la quale è stato realizzato ogni dettaglio della rassegna, a cominciare dall’opuscolo divulgativo che, dietro un’apparente semplicità, si vuol rivelare un potente di tutte quelle energie solidali e culturali che scorrono nella città.

Marco Piccoli, Vicepresidente della Fondazione Sipec, sottolinea come sia l’inquietudine (intesa nell’accezione più positiva del termine) il “motore” che muove e rende significative tutte le giornate Fuorinorma. Per poi concludere con una suggestiva citazione:  «Essere percepiti ogni giorno come uguali è la più severa condanna all’invisibilità».

Nel suo intervento, Domenico Bizzarro, Presidente della Cooperativa Sociale la Rete, ragiona su una frase che dovrebbe essere molto più di uno slogan : «Ci si spende molto nella ideazione e nella creazione di nuove ionixziative, ma poi non ci si cura abbastanza di monitorare e curare quotidianamente i rapporti interpersonali. In altre parole: meno inaugurazioni e più manutenzioni!»

È di Beatrice Faedi, com’è giusto che sia, la “parte del leone”.

«Non fatico ad ammettereche senza il supoporto di Enti e Istituzioni, gli eventi di Fuorinorma, semplicemente, non potrebbero avere luogo» confessa l’esponente di Somebody Teatro delle Diversità.

«Quella che si presenta alla partenza è un’edizione molto corposa, dunque anche rischiosa» premette, prima di passare all’esposizone degli appuntamenti in programma.

«Si comincerà il 7 novembre con un debut»segna ci sarà poesia, dunque, ma anche recitazione, ballo e musica. Segnalo, tra gli altri, l’evento “fumettistico” (ma non solo)  “Tutti mostri di Dylan Dog”  (con la partecipazione del grande disegnatore Corrado Roi e le due dark lady della dei testi, Barbara Baraldi e Paola Barbato. che sta già incontrando un interesse persino inatteso nelle dimensioni in cui si sta registrando».

La conclusione è un numero, precisamente il 3.000 che narca le presenze registrate nelle quattro giornate della scorsa edizione.

Un nunero che, se conosciamo un po’ Beatrice, è sua ferma intenzione migliorare ulteriormente quest’anno.

Alla chiusura e al saluto di commiato (così come aveva provveduto a introdurre la riunione-stampa) provvede il vice sindaco Laura Castelletti.

«Somebody Teatro e Fuorinorma sono energia pura, qualcosa che rende possibile a Brescia porsi al centro di un certo tipo di riflessione a livello nazionale sul riconoscimento delle differenze e delle fragilità e dell’intuizione su come soddisfare certi bisogni da esse derivanti».

E. come (im)prevedibile, per la gioia dei fotografi, lo scatto di gruppo finale.

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Goodmorning Brescia (160) – Al Sociale è in arrivo l’uomo dagli smodati appetiti!

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Che sia a inizio stagione, oppure alla fine, o anche nel mezzo, ogni volta lo spettacolo il cui protagonista è Franco Branciaroli è un evento capace di attirare i giornalisti, in occasione della conferenza stampa di presentazione, come un prato fiorito fa con le api.

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Così è successo questa mattina, in occasione della prossima messa in scena al Teatro Sociale di «Falstaff e il suo servo», registrando una richiesta di accrediti stampa talmente elevata da costringere gli organizzatori a disporre lo spostamento dalla sede originariamente prevista (il foyer del teatro sociale) alla sala conferenze della sede del CTB in Piazza Loggia.

Fa gli onori di casa il direttore Gian Mario Bandera che ricorda, prima di passare la parola agli artisti, che le 14 repliche bresciane rappresentano soltanto l’inizio di una lunga tournée che vedrà lo spettacolo di iniziare teatri di tutta Italia passando, prima di approdare a Roma, anche dal Piccolo Teatro di Milano.

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«Debuttare con questo spettacolo a Brescia, città alla quale mi lega l’antica e preziosa amicizia con alcuni degli esponenti della rinascita del movimento teatrale bresciano dell’ultimo scorcio del ‘900, è come approdare in un porto sicuro e in questa occasione mi è ancora più gradito farlo insieme a Franco Branciaroli (che, neanche a dirlo, impersonerà Falstaff) con il quale ho già condiviso altre  numerose quanto prestigiose avventure artistiche» premette il regista Antonio Calenda.

«Altrettanto si può dire, ovviamente, per Massimo De Francovich che indossa invece i panni del Servo», aggiunge subito dopo, prima di argomentare in dettaglio sulla pièce che sta per andare in scena.

«I motivi per i quali in Italia Falstaff non è stato sino a questo momento portato in scena con la dovuta frequenza si possono identificare nella difficoltà di reperire attori muniti della necessaria prestanza fisica e recitativa e per il grande impegno richiesto agli interpreti. Peccato, perché nella galleria dei personaggi shakespeariani, esso incarna l’aspetto dionisiaco dell’uomo, distinguendosi tra tutti per una feroce volontà di essere e per una bulimia di piacere e un incessante desiderio. In pratica un fratello maggiore (o minore) di Riccardo III. Quanto all’interpretazione che ne fa Franco, può definirsi con una sola parola: “somma”. La compagnia che lo affianca è composta di attori di alto livello, non numerosissimi ma capaci di moltiplicarsi in scena, avvalendosi d di collaboratori che si collocano nell’aristocrazia della coreografia e della danza».

Dopo aver ribadito che «Falstaff, personaggio per la cultura inglese risulta quasi più importante dello stesso Amleto, per l’Italia (a parte la grande ma non da sola sufficiente prestazione verdiana) resta alquanto defilato», Franco Branciaroli fa presente come nel personaggio interpretato si mescolino le straordinarie capacità di trattare contemporaneamente e a livello di eccellenza sia temi “alti” che aspetti della vita bassi e materiali.

«Certo la traduzione in italiano (come faceva notare anche Gramsci quando indossava le vesti di critico teatrale) limita non poco la possibilità da parte del pubblico di gustare fino in fondo gli innumerevoli e argutissimi giochi di parole del testo originale» non manca di ricordare, prima di accennare alle difficoltà incontrate personalmente nella recitazione che lo vede avvolto nel salsicciotto di cotone necessario per rendere l’esuberante fisicità di Falstaff.

«Non avendo potuto sperimentare l’effetto che farà su di me in scena il calore dei riflettori» conclude con ironia, «si è deciso di predisporre, a titolo precauzionale, opportuni interventi da effettuare in caso di situazione critica. Tra questi anche un bel paio di forbici utili a tagliare via l’imbottitura

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«Nei miei non pochi anni di pratica teatrale» dice Massimo De Francovich, «ho sempre privilegiato la “negatività” che trovo, in scena, molto più interessante della “positività”. Il personaggio del Servo, al quale do vita e voce è quello che si può definire un “odiatore seriale”. Detesta visceralmente Falstaff, ciò che fa e ciò che rappresenta e ne vuole la rovina con ogni risorsa a disposizione. Ciò che per Falstaff risulta affascinante per il servo è orribile e non fa fatica a esternarlo nel corso dei frequenti dialoghi diretti con il pubblico in sala».

Le conclusioni dell’incontro le tira Elena Bonometti, membro del consiglio di amministrazione del CTB che, per prima cosa ringrazia Calenda per gli apprezzamenti attribuiti all’opera del Centro Teatrale Bresciano.

«Falstaff e il suo servo (in collaborazione con il Teatro de gli Incamminati e  TSA Teatro Stabile d’Abruzzo, è la prima di quattordici produzioni di un anno impegnativo non solo dal punto di vista tecnico-organizzativo, ma anche da quello economico; un’operazione di grande interesse anche e soprattutto per l’estrapolazione effettuata del personaggio che compare nell’ Enrico IV, nelle Enrico V e nelle Allegre comari di Windsor, valendo anche come conferma di quanto il nostro italianissimo Verdi (un autentico genio, che adoro senza riserve) abbia fatto per il complesso dell’opera shakespeariana. Viene messa in piena luce la figura di Shakespeare “psicologo” oltre che poeta e inarrivabile drammaturgo: un autore capace di compiere argute e profondissime introspezioni nei personaggi creati dalla sua immensa e inesauribile fantasia»

Per aggiungere, subito dopo, con sincero e compiaciuto stupore: « È davvero incredibile come, anche per chi vive nel Teatro da tempo, come me, ogni occasione, soprattutto come questa occasione, sia continua fonte di riflessione e di arricchimento personale».

Prima dei saluti finali e dell’appuntamento per la “prima”, Elena Bonometti ricorda che il 24 ottobre, nell’ambito delle rassegne collaterali organizzate dal CTB di cui ho scritto ieri, presso l sede della Cattolica, appuntamento il 24 ottobre con Franco Lonati che parlerà del personaggio shakespeariano di Falstaff. Grazie anche alla voce dell’attore Daniele Squassina ghiotta occasione di una ulteriore riflessione sui temi trattati.

Dello spettacolo, quando sarà il momento, vi racconterà tutto, come sempre, GuittoMatto.

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