Goodmorning Brescia (62) – Più tranquilli a teatro con il DAE

Andare più tranquilli a teatro.

Ma anche al cinema, allo stadio, a un concerto.

Si deve e si può, perché, pur se l’augurio, naturalmente, è quello che non accada mai niente di brutto, l’imprevisto, sotto forma di un malore inatteso e imprevedibile, è sempre in agguato.

Così, dalla tragica e prematura scomparsa di Gianluca Notarnicoladeceduto il 9 aprile 2011 all’età di soli venti anni, a seguito di un arresto cardiaco che lo colpì mentre disputava una partita di tamburello, nacque un importante progetto: genitori, parenti e amici decisero che bisognava fare qualcosa di concreto per evitare, per quanto possibile, che tragici episodi del genere possano sfociare nella peggiore delle ipotesi.

Nacque così l’Associazione «Gianluca nel cuore» che si pone, principalmente, i seguenti obbiettivi:

  • Promuovere e realizzare, con l’aiuto di enti e/o associazioni e strutture sanitarie pubbliche o private, attività di screening, soprattutto presso i giovani, volte alla prevenzione e identificazione precoce di malformazioni , al fine di prevenire l’arresto cardiaco e/o curare le patologie correlate; 
  • Promuovere raccolte fondi per scopi benefici anche mediante eventi, manifestazioni sportive, spettacoli, concerti e similari;
  • Collaborare all’educazione sanitaria per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, diffondere la conoscenza delle emergenze cardio-vascolari e le diverse modalità di intervento, divulgare le tecniche di rianimazione cardiologica organizzando corsi rivolti a tutti i cittadini, con particolare attenzione e priorità alla formazione dei più giovani;
  • Diffondere la cultura della sicurezza nei luoghi di studio, lavoro e impianti sportivi pubblici e privati anche attraverso la formazione e aggiornamento delle figure specifiche previste dalle norme in materia di salute e sicurezza;
  • Realizzare iniziative di carattere scientifico e/o culturale: incontri, seminari, tavole rotonde, convegni, corsi di formazione anche con la collaborazione di professionalità esterne.

 La professoressa Anna Becchetti, mamma di Gianluca Notarnicola e “anima” dell’Associazione a lui intitolata

Ho avuto modo di venire a conoscenza di questa importantissima iniziativa in occasione della recente conferenza stampa tenuta presso il Foyer del Teatro Sociale in vista del debutto de «I due gentiluomini di Verona», allorché, a inizio incontro, il Direttore Gian Mario Bandera ha porto sentiti ringraziamenti appunto all’Associazione “Gianluca nel cuore” che ha permesso al Teatro Sociale e al Teatro Santa Chiara Mina Mezzadri di dotarsi di defibrillatore DAE, macchina salvavita di dimensioni ridotte in grado di rilevare le alterazioni dell’attività elettrica del cuore ed erogare, in caso di necessità, una scarica elettrica.

Una dotazione preziosissima, in grado di evitare, parlando appunto di teatro, che il dramma, in caso di sventurate evenienze, invece che sul palcoscenico, possa svolgersi in platea.

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Per saperne di più:

https://gianlucanelcuore.it/ 

Per iscriversi alla Associazione Gianluca nel cuore, o contribuire alla sua attività, invece, questa la via più facile e breve:

https://gianlucanelcuore.it/come-sostenerci/

 

  Bonera.2

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Per difendere il diritto di sorridere

Operation Smile è stata fondata nel 1982 dal Dott. William (Bill) P. Magee Jr., chirurgo plastico e da sua moglie Kathleen (Kathy), infermiera e assistente sociale, che si recarono nelle Filippine con un gruppo di medici volontari, per operare bambini affetti da labiopalatoschisi.

Quello che trovarono una volta giunti sul posto fu di grande impatto. “Le persone spingevano i loro bambini verso di noi” ricorda Kathy. “Ci tiravano per le maniche con gli occhi pieni di lacrime implorandoci di aiutare i loro figli”. Circa 300 famiglie giunsero a Naga City, sperando che i loro figli potessero essere operati, ma i medici riuscirono ad operarne solo 40. Prima di ripartire i coniugi Magee promisero di ritornare per aiutare più bambini.

Iniziarono a chiedere donazioni per attrezzature medico-chirurgiche alle aziende che le producevano, raccolsero fondi tra la gente comune e riuscirono a formare un gruppo di 18 medici, infermieri e tecnici per la loro missione umanitaria nelle Filippine. Furono in grado di aiutare all’incirca 100 pazienti, ma ancora una volta, centinaia rimasero in attesa.

Oggi Operation Smile è un’organizzazione medica umanitaria che riunisce una rete mondiale di migliaia di volontari provenienti da oltre 80 Paesi, la cui professionalità è riconosciuta a livello internazionale, per aiutare a migliorare la vita e la salute di bambini di oltre 60 Paesi del mondo. Abbiamo effettuato oltre 240,000 interventi chirurgici gratuiti a bambini e giovani adulti nati con il labbro leporino ed altre malformazioni al volto. Per realizzare l’autosufficienza medica di lungo periodo a livello locale, formiamo il personale medico dei Paesi in cui operiamo, in modo che sia di aiuto alla comunità di appartenenza, inoltre doniamo attrezzature mediche e garantiamo cure stabili grazie ai nostri centri presenti nel mondo.

Fondazione Operation Smile Italia Onlus

La Fondazione Operation Smile Italia Onlus è attiva in Italia dal 2000 con oltre 100 volontari medici, infermieri e operatori sanitari, impiegati nelle missioni mediche che si svolgono nel mondo e in progetti di cura nazionali ed internazionali. La Fondazione contribuisce alla sostenibilità dei programmi internazionali attraverso attività di raccolta fondi e donazioni in denaro di privati ed aziende. Sul territorio è presente la “Smile House Milano” il primo centro di cura di Operation Smile in Europa per il trattamento operatorio e post operatorio delle labiopalatoschisi.

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https://www.donazioni.operationsmile.it/donaora/donazione
…. e tornerai a sorridere anche Tu.
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Fine pena, sì. Ma è davvero così?

L’ho incontrato in un locale di Brescia, uno di quei ristoranti specializzati che vanno di moda adesso, in questo caso si parla di ottime cotolette cucinate e guarnite per soddisfare i gusti di tutti. Parlare con lui, più ancora ascoltarlo, è stato il giusto coronamento dell’esperienza vissuta in occasione di “liberALArte”, l’evento fortemente voluto da Patrizio Pacioni e realizzato al Museo Mille Miglia (con il concorso di Giulia Gussago e della Compagnia Lyria e con il patrocinio del Comune di Brescia) per valorizzare l’iniziativa dell’Associazione Carcere e Territorio e sostenerne l’attività

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Dimmi qualcosa di te.

 

Mi chiamo Mario e, dei miei quarantanove anni, nove li ho praticamente buttati nella spazzatura.

Ho sbagliato, ma ho anche pagato il mio debito con la società, e l’ho pagato caro.

Dalla mia lunga esperienza in carcere ho cercato di cavare il meglio che ci fosse: ho studiato, “frequentando” i primi due anni organizzati dall’istituto tecnico Fortuny di Brescia, e sarei arrivato fino al diploma se non mi avessero trasferito in un’altra prigione. Ho partecipato a laboratori di scrittura creativa e di poesia, ho collaborato con la redazione del periodico trimestrale “Zona 508”, ho scritto parecchi interventi sulla tematica del reinserimento dei detenuti e delle pene alternative che sono stati accolti sulle pagine del Giornale di Brescia, di Brescia Oggi e dell’edizione cittadina del Corriere della Sera.

Quando il 29 maggio dello scorso anno mi sono trovato fuori dalla porta del carcere di Bergamo, per ironia della sorte proprio dopo avere contribuito a un percorso sulla Legalità con l’accoglienza all’interno delle mura dell’istituto di pena di numerose scolaresche, però, mi sono trovato davanti il nulla.

Il nulla? Cosa vuoi dire?

Voglio dire che, se è vero che dopo avere scontato la pena sono un uomo libero a tutti gli effetti, una volta fuori dal carcere non mi è stata data alcuna possibilità di vivere da tale. Io sono una persona che ha sempre lavorato, impegnandosi senza risparmio. Ho cominciato da ragazzo come apprendista, per aiutare poi mio padre nel suo laboratorio di falegnameria. Dopo di che ho intrapreso l’attività di venditore ambulante, e credo che tutti i bresciani della “giusta età” si ricordino del mio banco di piazza Vittoria, dove vendevo musicassette e cd.

Cosa ti saresti aspettato prima e dopo la liberazione dal carcere?

Cominciamo dal “prima”.  Avrei voluto che, mentre scontavo la pena per pagare i miei errori, mi fosse stato possibile acquisire, attraverso lo studio e la pratica, una professionalità, un’istruzione, magari coronata da una certificazione che mi aiutasse a reinserirmi nella vita da persona libera. Invece i lavori che mi hanno fatto fare sono stati basati sull’esperienza, spesso carente, dei compagni che mi avevano preceduto nei vari incarichi, senza nessuna organicità. Tra l’altro, adesso che ci penso non ricordo di avere  ricevuto quanto di mia spettanza per l’ultimo mese di lavoro in carcere speso come addetto alla spesa (sopravvitto)

E per il dopo?

Per prima cosa che ci fosse, o almeno si cominciasse a creare, qualche struttura: ci vorrebbe, tanto per fare un esempio, una sezione dell’amministrazione locale o direttamente dello Stato che aiutasse in qualche modo chi esce di prigione avendo pagato per intero il proprio debito. Almeno ci sarebbe necessità di una casa dove dormire, che è il primo e più inalienabile diritto dell’uomo. Tengo  a precisare, tra l’altro, che, nonostante questo muro di gomma che mi sono trovato davanti, dal maggio 2015 a oggi mi sono sempre prestato per iniziative di volontariato e, soprattutto, di testimonianza sul valore della legalità e del processo riparativo della pena, partecipando a manifestazioni varie e parlando insieme a Pacioni a centinaia di ragazzi all’interno di alcune scuole superiori di Brescia e provincia.

Credo di capire che le cose non siano andate nel verso giusto. 

Il fatto è che, a diciotto mesi ormai dalla mia scarcerazione, il mio indirizzo (mi mostra il documento ) è via Santa Maria del Mare numero 3.

Dunque?

Guarda la cartina di Brescia, o vai sul Google Maps: quella via non esiste è solo l’indirizzo virtuale di tutti i senza tetto.  Pensa che il primo mese il mio indirizzo “obbligato” era sotto il portico di Palazzo della Loggia. Ed è ciò che ho fatto dormendo su una brandina da campo, finché non ne ho potuto più e, per protesta, ho incatenato a un palo la brandina e ho cominciato a protestare platealmente minacciando di togliermi la vita con il fuoco.

Con quale risultato?

L’unico risultato è stato quello di vedermi circondato da cronisti muniti di microfono o di taccuino e dai funzionari della Digos che, per farmi desistere da una protesta così clamorosa, mi promisero che ci si sarebbe adoperati per trovare una soluzione al problema, ma…

Ma… cosa?

Se non ci fosse stata mia madre (tra l’altro anziana e  gravemente malata) ad accogliermi (su una poltrona, viste le ridottissime dimensioni dell’appartamento in cui è in affitto) probabilmente sarei ancora lì a tenere compagnia al Sindaco e agli altri componenti della Giunta e del Consiglio Comunale. Tra l’altro, a dirla proprio tutta,  da qualche tempo, onde evitare che la forzata convivenza in ambienti ristretti porti a inevitabili tensioni in casa, ho deciso di allestire la cantina come improvvisata camera da letto.

Possibile che in un anno e mezzo non ci siano state possibilità e occasione di assegnarti almeno un alloggio popolare?

 

Qui sta il bello, anzi il brutto: condizione necessaria per avere l’assegnazione è di dimostrare di avere un reddito da lavoro continuativo anche se part time. In tutto questo però ci sono due paradossi.

Quali paradossi?

Il primo è che dal punto di vita teorico un uomo che ha pagato la sua pena è equiparato a persone già inserite a pieno titolo nei meccanismi sociali e, quindi, non beneficia di particolari aiuti da parte delle Istituzioni. Il secondo, che la stessa condizione di ex detenuto costituisce una grave discriminante per chi questo lavoro me lo dovrebbe dare.

Cosa chiedi, alla fine?

Chiedo semplicemente di avere l’opportunità di essere messo di nuovo alla prova. Ho portato a termine un percorso di recupero lungo e faticoso e ho tutta la volontà di collaborare come tutti gli altri al buon funzionamento della società. Sia ben chiaro: di queste possibilità ne chiedo una e una soltanto. Dopo di che starà a me dimostrare di averla meritata; starà a me decidere se voglio essere davvero un bravo cittadino, degno di vivere e collaborare onestamente e con impegno con tutti gli altri per una vita migliore. E sarò io stesso, lo assicuro, che, nella malaugurata ipotesi di un secondo errore, a non pretendere più ulteriori chanches.

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Dunque ora sta a noi decidere.

Possiamo credere nella funzione “riparativa” della pena oppure lasciare che Mario, e tanti altri come lui, che vorrebbero solo ricominciare la propria vita dopo un’interruzione forzata di cui loro per primi accettano l’opportunità sociale e la giustezza, ne siano impediti già in partenza. E dimenticarci di loro.

Fatto sta che Mario non vuole tornare mai più a delinquere, e che la società ha ancora bisogno di lui.

Aiutarlo, perché ci riesca, però, è anche nostra responsabilità e nostro compito.

 

   Valerio Vairo

 

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Impegno & Solidarietà? A Brescia è… roba da museo

Nessuno si preoccupi.

C’è museo e museo, e quello in cui, martedì 15 novembre, si terrà l’evento liberALArte è un museo alquanto singolare.

Nel Museo Mille Miglia, infatti, non sono esposti né quadri né sculture. Nelle sue grandi sala si possono invece ammirare automobili d’epoca, in una collezione nella quale,a leggere tra le righe (o tra le ruote) è compresa la stotia di costume, di vita e di progresso non solo della nostra Italia.

Perché la Mille Miglia non è mai stata una semplice gara. Tra le decine di ricostruzioni, più o meno fedeli effettuate negli ultimi decenni,  di come ebbe inizio la straordinaria epopea, di quella che sarebbe poi stata conosciuta come «la corsa più bella del mondo» la  più attendibile, com’è giusto che sia,  quella  .     smbra quella raccontata  da uno dei suoi fondatori, Giovanni Canestrini, riportata sul suo famosissimo libro “Mille Miglia” edito nel 1967. In queste pagine – riprese anche da Giovannino Lurani in “La storia delle Mille Miglia”  ( 1979)  è descritto il memorabile episodio avvenuto il 2 dicembre 1926, giorno ormai riconosciuto ufficialmente come data di nascita della Mille Miglia.

Il resto del racconto è ormai leggenda, fino all’intervento di Franco Mazzotti che pronuncia le fatidiche parole: “Coppa delle Mille Miglia“..

 

liberALArte  si diceva.

Un titolo che è tutto in programma, scomponibile in una esortazione <Liberala, l’Arte>, in una constatazione <l’Arte è libera> e in un augurio <l’Arte libera (è utile a liberare)>.

Una parola in cui è nascosta, ed evidenziata anche cromaticamente l’ala capace di risollevare l’anima di un uomo caduto, ma volonteroso di rientrare a pieno titolo nel consesso civile.

Un appuntamento di straordinario interesse (finalizzato al sostegno dell’Associazione Carcere e Territorio, impegnata nell’ottimizzazione dei percorsi d’inclusione di persone in esecuzione penale) .

Nel corso dell’evento,è prevista, tra l’altro, la proiezione di due interessantissimi filmati.

 

Il Lettore, claustrofobico cortometraggio sulla follia della guerra, intesa come simbolo e sintesi degli errori capaci di imprigionare e opprimere popoli e persone.

Scritto da Patrizio Pacioni con Fabiana Cinque per la regia di Martina Girlanda e l’interpretazione dei detenuti del “Gruppo Angelo“, interamente girato all’interno della Casa Circondariale di Busto Arsizio.

Estratti da La causa e il caso, significativa e suggestiva sintesi (realizzata da Alice Fedeli) dello spettacolo portato in scena da Giulia Gussago: uno straordinaro esperimento di danza che ha visto esibirsi (anche sul prestigioso palco del Teatro Sociale) gli allievi della Compagnia Lyria insieme gli ospiti della Casa di Reclusione di Verziano.

Uno spettacolo di cui ha già scritto diffusamente GuittoMatto su questo blog (https://cardona.patriziopacioni.com/al-sociale-con-tanti-ballerini-sul-palcoscenico-e-un-solo-grande-cuore/).

L’Associazione Carcere e Territorio nasce nel 1997 da un’idea del Dott. Giancarlo Zappa, allora Presidente del Tribunale di Sorveglianza a Brescia. Il progetto statutario si pone come finalità generale quella di intervenire rispetto ai percorsi di inclusione di persone in esecuzione penale. L’intento è quello di impedire che, da parte della comunità locale si finisca con il favorire un allontanamento dalle reti di relazione legate al reato (che in carcere permangono e anzi spesso si creano e/o consolidano) , favoreno -al contrario- un inserimento in reti di relazioni legati a differenti valori (legati agli ambiti affettivi, lavorativi, ricreativi, ecc.) con un conseguente aumento delle opportunità di inserimento sociale e di costruzione di percorsi di autonomia per la persona, dando attuazione al principio sancito dall’art.27 della Costituzione riguardante il fine rieducativo della pena. 

ACT svolge un ruolo di coordinamento tra diverse associazioni che operano con diverse vocazioni e funzioni nel sistema della giustizia.

Lo spirito che anima l’Associazione è la volontà di creare un ponte tra il carcere e il territorio, per far sì che la popolazione esterna non ignori la situazione delle persone in esecuzione penale e che i detenuti non rimangano completamente emarginati, motivo a causa del quale, una volta usciti, potrebbero commettere nuovi reati. In questo senso lo sforzo dell’Associazione si indirizza con particolare fervore verso percorsi di “giustizia ripartiva” affinché anche le vittime di reato e la Comunità intera possano trovare, nei percorsi di riabilitazione individuale, la opportuna tutela delle loro giuste, ma spesso non riconosciute, esigenze. 

Nel Dicembre 2009 ACT Onlus ha vinto il premio “Bulloni” istituito del Comune di Brescia.

Dal luglio 2015 ha acquisito lo special consultative status presso l’ECOSOC della Nazioni Unite.

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    Valerio Variro

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I&S – Un sorriso sereno per bambini che soffrono

 

Tania Lavro è nata in Ucraina, ma da dieci anni abito risiede in Italia. Il mondo del volontariato lo ha scoperto grazie alle associazioni presenti nel territorio e da più di due anni si occupa soprattutto dei problemi dei bambini ucraini orfani di guerra. Al momento ha personalmente adottato a distanza tre bambini di età compresa da uno a cinque anni; al tempo stesso, però, ne segue molti altri vittime della guerra attraverso perdita dei genitori e dei parenti più prossimi e invalidità. Chi volesse collaborare con la sua iniziativa, può contattarla qui: https://www.facebook.com/tania.lavro?fref=ts

L’Ucraina è in guerra ormai da molti anni”  mi dice, senza nascondere l’emozione.

Per colpa dei combattimenti ci sono stati moltissimi morti. Ancora di più le persone che sono dovute fuggire da est, dalla zona degli scontri, per rifugiarsi altrove: tra essi ci sono vecchi, bambini (spesso orfani), invalidi che hanno bisogno di supporto non solo materiale ma anche psicologico

Si ferma un attimo per prendere fiato, ma più con il cuore e la mente, che non con i polmoni.

Per questi sfortunati sono venuti a mancare tutti quei riferimenti (genitori, nonni, zii) capaci di dare stabilità alle famiglie. Così si è pensato, per dare soprattutto ai più piccoli un po’ di sollievo, di allietare le principali ricorrenze festive con piccoli regali: giochi, generi alimentari, cancelleria, ma anche vestiti, scarpe (anche come usato, purché in buone condizioni). “

E allora?

E allora, in occasione della nostra Pasqua, ormai imminente, il regalo scelto è l’accoppiata spazzolino da denti- dentifricio, magari accompagnato da un giochino o da un dolcetto. Con pochi euro si può donare un momento di serenità a chi ne ha davvero tanto, tanto, tanto bisogno.”

L’azione “Regaliamo ai bambini un sorriso sano”, in particolare, consiste nel regalare un dentifricio e lo spazzolino con un opuscolo dove si parla della corretta igiene orale.

Il Comitato “SupportUAchildren”, registrato in Italia, ha iniziato un’ azione di beneficenza per bambini orfani o semi-orfani di guerra in Ucraina. Nel  database sono inseriti i nominativi di più di 1000 bambini.

Potete vedere il lavoro che è stato svolto negli ultimi due anni  entrando ne gruppo in Facebook, dove ci sono più di  4.000 sostenitori.

https://www.facebook.com/groups/dityheroyiv/

PER DONARE, INVECE, CLICCATE QUI:

https://www.produzionidalbasso.com/projects/10147/support

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