Goodmorning Brescia (180) – Il cavallo delle Troiane è pieno di belle premesse e di belle promesse

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La compagnia che a partire da mercoledì 9 settembre (anteprima) porterà in scena il dramma ”Troiane”, tratto dal testo di Euripide, è presente al completo e, per motivi di spazio, la conferenza stampa si tiene nell’inconsueta location del teatro sociale, con i conferenzieri sul palcoscenico e i giornalisti accomodati sulle poltrone della platea.

Tutti convenientemente distanziati, ovviamente.

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Come da protocollo il primo intervento è quello di Gian Mario Bandera, direttore del Centro teatrale bresciano.

«Lo spettacolo “Troiane varrà come recupero per gli abbonati che non hanno potuto assistere al dramma “Ecuba” che, studiato con Elisabetta Pozzi già tre anni orsono, era in cartellone nella precedente stagione teatrale e che, considerato il grande valore che non gli attribuiamo, speriamo di poter recuperare in futuro.»

Prende poi la parola la consigliera Elena Bonometti che, per prima cosa, ricorda come nel quarto secolo a.C.  si espressero grandissime eccellenze culturali e artistiche.

«Un testo tragico è dotato di un valore universale e catartico, capace di scendere in profondità nei più reconditi anditi dell’animo umano. Nel caso di “Troiane”  di struttura drammaturgica narrativa più semplice della maggior parte delle altre tragedie,  si tratta dello stato dei vinti. Una condizione che al di là di ogni situazione personale (chi non è mai stato sconfitto?), riguarda anche le collettività, ovvero popoli o segmenti di popolazioni che, dalla notte dei tempi, sono stati e continuano a essere brutalmente sottomessi. Venendo allo spettacolo Andrea Chiodi è un regista che sa trarre il meglio dai suoi attori, e questa volta si trova a lavorare sul testo scritto da Angela Dematté che già ben conosciamo a Brescia per aver saputo ricreare alla perfezione il clima oscuro il movente degli anni di piombo con il suo “Avevo un bel pallone rosso”.

«Il C.T.B. è tra i primi enti teatrali che hanno ripreso la produzione.» è l’esordio, tutt’altro che banale, del regista Andrea Chiodi.

«Bisogna pensare che, dietro ogni singola rappresentazione, ci sono tantissimi collaboratori impegnati. Dunque, far ripartire la produzione vuol dire fare ripartire il lavoro non solo di registi e attori ma di tanti altri che collaborano alla realizzazione di uno spettacolo. Venendo ad aspetti per così dire più pertinenti all’aspetto artistico della realizzazione di questo dramma, lo scopo che mi sono prefisso di raggiungere è quello di riportare la tragedia all’interno di casa, così come la tragedia collettiva causata dalla pandemia ha fatto, spingendoci rinchiudendosi all’interno delle nostre abitazioni. Nella drammaturgia di Angela Dematté le parole classiche del testo originale virano con discrezione ma anche con decisione in parole del linguaggio dei nostri giorni; non credo proprio, tanto per fare un esempio che gli ammonimenti profetici di Cassandra (interpretata da Federica Fracassi) sarebbero stati espressi in termini altrettanto  moderni.

Angela Dematté mette in risalto come, nel modo di fare teatro del 21º secolo, ciò che viene portato in palcoscenico non cala più dal drammaturgo la regia, ma è il frutto di un lavoro congiunto tra uno e l’altro.

«Questo “Troiane” è un lamento, in cui si cerca di attribuire, al verificarsi di una tragedia, le colpe di quanto successo a qualcun altro. La tragedia di Euripide comincia con il grottesco dialogo tra due dei, ma è solo un falso bersaglio; attribuire al loro il disastro di Troia è solo l’ingannevole risultato della prima reazione emotiva, che è sempre la più semplice da interpretare ma molto spesso è anche la più sbagliata. L’indagine vera, all’interno e all’esterno di protagonisti e vittime comincia solo dopo. Quanto alla mia drammaturgia, come ogni altra, spesso alcune parole scritte vengono sacrificate nel momento in cui sono portate in scena, perché in teatro prima ancora del testo vengono la visione scenica e il movimento.»

«Ricominciare dopo la pausa imposta dalla necessità di arrestare il contagio è stato effettivamente molto difficile, come sempre arduo uscire da una situazione di sospensione indotta da cause esterne.» Dice Elisabetta Pozzi. Di Troiane” ne parlavamo da tanto, anche perché legata a “Ecuba”, dramma al quale abbiamo lavorato tanto tempo e con tanto impegno; si tratta di uno spettacolo che sembra pensato proprio per questo preciso momento, per raccontare il cambiamento provocato dal covid e conoscere e riconoscere ciò cui ci siamo trasformati.

«Ciò su cui mi sono concentrata di più è lo sguardo del personaggio che interpreto, Cassandra, che tutto vede ma da tutti è inascoltato.» confessa Federica Fracassi. «Cassandra è un personaggio che può dire la sua in ogni momento della storia mantenendo sempre una grandissima attualità. Ciò che farò, all’apertura del sipario, sarà di osservare meglio me stessa, evitando di attribuire responsabilità negative agli eventi ma cercando per il futuro, per quanto mi sarà possibile, di chiarire al mio stesso interno perché, in presenza di determinate circostanze, l’animale-essere umano tenda a reiterare determinati comportamenti. Magari riuscirò a rispondere alla Madre di tutte le domande: perché ho scelto di fare l’attrice (e continuo a farlo)?»

È poi la volta di Graziano Piazza.

«La mia condizione di unico attore-uomo all’interno del gruppo, è al tempo stesso una complessità è un grande privilegio. Con “Troiane” ho ormai quella che si può definire una grande familiarità: recentemente interpretato la parte di Menelao a Siracusa e ho lavorato in una “Ecuba” con Francesca Benedetti. Ritengo questa operazione teatrale un’occasione di grande interesse che, in me, suscita una “forte e luminosa speranza”.» dichiara, per  aggiungere subito dopo: «Nell’estate che si sta concludendo ho avuto modo di verificare personalmente, nel corso delle mie esibizioni, quanta voglia di teatro ci sia in giro. Trasformiamo l’accidente “pandemia” in una occasione: d’ora in poi non si andrà più teatro per abitudine, ma perché si vuole realmente e fortemente farlo. Il solo fatto di esserci è qualcosa che può permettere a tutti di allontanare la paura

Chiudono la serie degli interventi le due attrici più giovani: Valentina Bartolo e Alessia Spinelli, entrambe felici di essere in un gruppo di lavoro affiatato, di quelli che aiutano a superare ogni difficoltà dovesse presentare, ed entrambe convinte della necessità, anche se a volte amara, del riconoscimento della vera natura dell’uomo (che non sempre si rivela positiva) nell’ottica di una critica costruttiva prima premessa di un positivo cambiamento.

«TROIANE» ANDRÀ IN SCENA AL TEATRO SOCIALE MERCOLEDÌ 9 SETTEMBRE IN ANTEPRIMA E, DOPO IL DEBUTTO UFFICIALE DI GIOVEDÌ, FINO AL 20 DEL MESE.

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Bonera.2