Goodmorning Brescia (115) – Elena Bonometti, donna dal multiforme ingegno

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Una delle principali e più genuine caratteristiche della “brescianità” è, da sempre, rappresentata da quel mix di alacrità, abnegazione e imprenditorialità che ha consentito, consente e per molto tempo ancora consentirà alla città, di mantenersi ai primi posti dell’italica eccellenza in molte tipologie di attività, tecniche e umanistiche, scientifiche e artistiche.

In quest’ottica e in questo spirito va intesa l’intervista all’attivissima ed eclettica Elena Bonometti, insegnante, amministratrice, politica e scrittrice / drammaturga.

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Elena Bonometti, bresciana doc di Costalunga/San Rocchino che gioca a tutto campo: scuola, impegno politico, teatro, volontariato e drammaturgia. Dove lo trova il tempo necessario per riuscire a fare tutto e bene?

Ho una natura piuttosto dinamica e sono ricca di interessi e passioni: date le premesse riesco a far tutto: anzi, no. Qualche volte le riunioni e gli impegni si accavallano….non è da me, però, saltare un giro!

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Cominciamo dall’insegnamento. Tra scarsità di risorse pubbliche messe a disposizione per la scuola e aggressioni ai docenti, non si può dire che sia esattamente il momento migliore per svolgere il Suo mestiere. Con che spirito e con quale strategia si reca ogni giorno a fare il Suo lavoro?

Penso che una cattedra, un prof e una scolaresca ben motivata possano fare miracoli: non credo alla tecnologia a scuola. Sono della vecchia scuola socratica! Anche se, devo dire, è più comodo stare seduta che passeggiare! Lo spirito è quello della ex studente che a scuola si è divertita e ha avuto la fortuna di avere una maestra bravissima alle elementari e docenti validi dalle medie all’Università. Soprattutto ho respirato in casa estremo rispetto verso l’Educazione e la Scuola (infatti, poi, la mia laurea è stata in Pedagogia). Rispetto che non vedo più, dato il relativismo e il distruttivismo imperanti. Proff picchiati? Al sessanta per cento è colpa dei genitori, barbari membri di una società ignorante di valori, al trentacinque per cento è colpa del dirigente scolastico che non ha saputo dirigere adeguatamente una scuola e, ultimo, il cinque per cento colpa del docente che non ha saputo costruire un rapporto civile. Il ragazzo che disturba in classe ha, evidentemente, gravi problematiche in sé che vanno affrontate altrove ma è, tuttavia, tenuto a controllarsi: così come si controllano i docenti! Negli ultimi anni è venuto meno l’autocontrollo dei più giovani, il saper condurre le proprie emozioni. I ragazzi di oggi non tollerano la benché minima frustrazione! Non sono preparati ad affrontare la vita. La scuola non può supplire completamente la famiglia che resta, comunque, la prima agenzia educativa. Gestire le proprie emozioni è importante per tutti e diventa fondamentale per un teatrante….e torniamo al Teatro, che è scuola di Vita.

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Ancora un momento, c’è ancora un punto da toccare: la politica. Dopo essere stata eletta tra i consiglieri comunali nelle recenti elezioni amministrative di Brescia, Lei ha compiuto un gesto piuttosto insolito nel quadro della politica italiana, una delle cui regole più consolidate è che, una volta che si è conquistata una poltrona, è necessario rimanerci seduta sopra il più a lungo possibile: ha rinunciato alla carica (ossia alla cadrega, come dicono a Milano) mandando in Consiglio la prima dei non eletti. Perché?

Mi è stato chiesto di candidarmi in Comune e, credendo di avere compatibilità col CTB (come avvenne nel 2011 quando ero consigliere di maggioranza con delega alla Musica) mi sono presentata e sono stata eletta. In seguito ho scoperto che, a causa del nuovo statuto del CTB, ero diventata incompatibile! Per non tradire l’elettorato ho preparato le dimissioni alla Regione per il CTB ma non sono riuscita a inviarle a Milano perché ero sotto il torchio con gli orali della maturità. Mai ritardo fu così fulgido segno del destino! Nuove esigenze di carattere familiare (cascate come una tegola in testa) mi avrebbero impedito di lavorare in commissione e col gruppo consiliare nei pomeriggi (al mattino insegno Psicologia in una scuola superiore)…pertanto ho presentato a malincuore le dimissioni al Comune. Mi scuso col mio elettorato. Se questo fattaccio familiare si fosse verificato tre mesi prima non mi sarei neppure candidata. Tuttavia, la sera, sono ancora donna di politica, membro del Direttivo Cittadino del mio movimento e lavorerò per i miei colleghi in Consiglio. La passione politica in me è forte, intendendo la politica come arte di amministrare e governare, da partecipare con spirito di servizio.

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Ed eccoci al Teatro (la “T” maiuscola non è stata messa a caso). Lo scorso anno è stata riconfermata dalla Regione come membro del consiglio di amministrazione del C.T.B. Centro Teatrale Bresciano, uno dei più intraprendenti, dinamici e prestigiosi Enti di categoria. Le chiedo quale sia la Sua interpretazione del ruolo e quali fini, a Suo avviso, debba perseguire un Teatro che voglia mettere insieme, in Cartellone, qualità degli spettacoli, valori culturali, individuazione e lancio di nuovi talenti e gradimento del pubblico. Sempre che ciò sia possibile, naturalmente.

Come membro del cda mi devo occupare del solo Bilancio e della amministrazione in genere. Non posso cambiare le regole imposte al mio ruolo. Se fossi Direttore Artistico, credo avrei molto coraggio: marionette (fantastiche quelle dei Colla!), musical, tragedie a profusione, testi comici: l’uomo piange e ride, parla ma anche canta e balla! E una spolverata di teatro civile: ricordo, come uno degli spettacoli più meritevoli di essere visto, il Pantani di alcuni anni fa. Teatro di denuncia e in più ben fatto! Ho scoperto la tragedia di un uomo che, dato il mio profondo disinteresse per lo sport, non conoscevo. Il colmo è che a teatro non sono venuti né gli appassionati di prosa né di ciclismo. Non essere curiosi è un male!!!! Non ho preclusioni…Il pubblico va guidato ed educato, pertanto mirerei alla qualità dei testi (c’è un repertorio meraviglioso!) e alla qualità degli interpreti. Sicuramente non seguirei mode culturali, in primis quella del Pensiero Unico. Il teatro contemporaneo non mi soddisfa molto, a parte Lisma, il duo Pacioni-Bonometti (ah ah ah!) e qualcosa di Massini.

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Già, il Teatro. Una cosa è amministrarlo, un’altra, ben diversa, è farlo, o meglio, scriverlo. Alla prima occasione, con la pièce «Come nel gioco dell’oca», scritta a quattro mani con Patrizio Pacioni, ha centrato lo scorso anno uno straordinario obiettivo, aggiudicandosi il primo poso nel premio bandito dalla prestigiosa rivista “Sipario” e intestato al drammaturgo Carlo Terron. Di cosa tratta il testo? Quale ne è lo messaggio? C’è speranza di vederlo rappresentato a breve sui palcoscenici d’Italia?

Mentre un romanzo lo puoi delibare sul manoscritto (se non te lo pubblicano!) un testo teatrale necessariamente deve vedere la luce dei riflettori: abbiamo cercato di offrirlo a un attore-regista che, durante la scrittura, emergeva con la sua fisionomia e col suo carattere dalle pagine. Stiamo a vedere cosa risponde e incrociamo le dita. Basta che risponda, però!!! Ovviamente non l’ho offerto al CTB, anche se la Legge italiana, per un’opera sola, lo consente. Il contenuto parla della Vita e della Morte, delle opportunità perdute e di quelle che si afferrano a volte ma con incoscienza. Ma è un testo da scoprire passo-passo, riassumerlo è fortemente riduttivo. Il colpo di scena (che c’è!) va scoperto e vissuto! Invito i curiosi ad andare sul portale di Sipario e leggerlo.

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Eccola, Elena Bonometti drammaturga: a sinistra quella scattata con la divina Carla Fracci, durante la cerimonia di premiazione del Concorso indetto da Sipario, tenutasi al Teatro Manzoni di Milano, e intitolato a Carlo Terron, a destra ritratta con Patrizio Pacioni, autore, insieme a lei,  del dramma «Come nel gioco dell’Oca».

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L’avventura creativa si è conclusa qui o nel futuro più o meno immediato ritiene di tornare a cimentarsi nel campo della scrittura teatrale?

Ho iniziato un anno fa una pièce teatrale, quasi un monologo, ma poi la caduta della retina sinistra mi ha inibito il lavoro. Col mio coautore, l’ottimo  Pacioni, abbiamo in cantiere un testo per cui ci stiamo spendendo in ricerche in un lungo e in largo (senza trovare risposte!): tratterà di una contessa abitante in Costalunga e scomparsa nella II guerra mondiale.

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Spazio per rispondere a una domanda che non Le ho fatto ma alla quale Le piacerebbe rispondere.

La domanda è: cosa tieni sul comodino? Mi piace entrare nel mondo intrapsichico attraverso i segni oggettivi. E rispondo: una abat-jour fiorentina, un cordless, un I-phone, un immancabile bicchiere di acqua, una catasta di libri!!! Uno lo sto leggendo, gli altri li leggerò dopo…Ho il vezzo di finirli fino all’ultima parola. Un libro fra gli altri è la raccolta dei poemi di Ghiannis Ritsos: ogni due o tre libri me ne leggo uno. Che meraviglia!!! Adoro il mondo greco. Le parole diventano musica…..E sul mobiletto tengo anche confezioni di integratori come magnesio e betacarotene: sano realismo, desiderio di efficienza e di riparami da ustioni solari in quanto ho la pelle bianchissima. Credo che un comodino, a saperlo leggere, racconti molto di una persona!

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BIOGRAFIA DI ELENA BONOMETTI

Nata a Brescia il 19-11-1959 e residente in Città

Professione: insegnante abilitata in Filosofia e Scienze Umane, attualmente in ruolo come docente di Psicologia Applicata, in passato è stata insegnante di Scuola dell’Infanzia (dal 1987 al 2008).

Titoli di studio: maturità tecnica, diploma magistrale, Laurea in Pedagogia secondo il vecchio ordinamento (Università Statale di Verona, 1999), Master in Organizzazione e Legislazione del Teatro Musicale (Conservatorio di Brescia2013).

Incarichi vari:

Vice Presidente della II Circoscrizione del Comune di Brescia dal 1994 al 1998 e consigliere di minoranza fino al 2008

consigliere comunale di minoranza a Caino, capogruppo, dal 1999 al 2004;

consigliere comunale di maggioranza a Brescia (dal 2008 al 2013) con Delega ai Rapporti con Enti, Associazioni, Istituzioni, Fondazioni Musicali,

Vice Presidente del Conservatorio di Musica “Luca Marenzio” di Brescia per due mandati consecutivi dal 2005 al 2011;

Membro del cda del Centro Teatrale Bresciano in rappresentanza del socio fondatore Regione Lombardia dal 2011 al 2016 e rinnovata dal 2016.

Premi

Finalista il 29 ottobre 2017 al concorso teatrale “Angelo Musco” nella sezione Teatro inedito con la pièce “Come nel gioco dell’oca” scritta con Patrizio Pacioni;

Vincitrice con la stessa pièce del Premio Autori italiani 2017, sezione Più Personaggi, indetto dalla rivista Sipario, nel novembre 2017

Pubblicazioni:

Decine di articoli per la rivista dell’ADASM “Noi Genitori”;

“Antologia della poesia nelle lingue e nei dialetti lombardi dal Medio Evo ai primi del ‘900”, edizioni Scheiwiller;

“Come nel gioco dell’oca” di Elena Bonometti e Patrizio Pacioni sul portale di Sipario.

 

 

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Goodmorning Brescia (105) – Spettacoli di qualità oltre le mura

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Si è conclusa poche ore fa, presso la sede del Centro Teatrale Bresciano di Piazza Loggia,  la conferenza stampa per la presentazione del Festival Estivo del C.T.B., denominato  «Un salto nel Nullo».

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«È il terzo appuntamento estivo del CTB» ricorda Elena Bonometti , componente del Consiglio di Amministrazione del CTB.

«In nome del concetto di città intesa come unicum,  che non sarebbe tale senza le sue periferie, dal centro di Brescia, sede delle precedenti rassegne, ci si  trasferisce nella zona di via Milano,  precisamente in via Francesco Nullo, dove si è allestito uno spazio scenico ad hoc.  Una sere di eventi che, a partire dall’inaugurazione del 26 giugno, riguarderanno diverse modalità espressive e narrative, in particolare prosa classica e contemporanea, musica, per finire con la composita performance di Moni Ovadia» 

Un’occasione unica che, vista la differenza che si riscontra tra la composizione e l’estrazione del pubblico “invernale” e di quello “estivo”, sottolinea la consigliera,  «potrà risultare utile ad avvicinare nuovi spettatori al Teatro».

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Gian Mario Bandera ricorda che anche questo ricco Festival estivo s’inserisce nel progetto 《Oltre la strada》d cui già si è parlato su queste stesse pagine. Si è predisposto il servizio di un Bus navetta mette in risalto, con legittima soddisfazione, come lo spettacolo di Moni Ovadia, destinato a essere rappresentato in molte altre piazze, sia di produzione del Centro Teatrale Bresciano (la quattordicesima e ultima della stagione)

La capienza dell’impianto allestito varia tra i 200 e i 250 posti, per ogni sera di spettacolo, in collaborazione con Brescia Mobilitàè previsto un servizio gratuito navetta per raggiungere lo spazio del festival, con partenze alle ore 20.45 da Largo Torrelunga e alle ore 21.00 da Piazzale Cesare Battisti; al termine degli spettacoli, la navetta sarà disponibile per la corsa di ritorno.  Nelle sere di programmazione, inoltre, grazie a un’iniziativa realizzata in collaborazione con la Cooperativa la Rete, a partire dalle 19.30 il Bistrò Popolare allestirà presso l’area del festival uno stand per aperitivi e cene fruibile prima dello spettacolo.

Giovani artisti bresciani s’impegneranno ad abbellire, con i loro lavori, le mura perimetrali della vicina e dismessa fabbrica Caffaro.

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Domenico Bizzarro fa presente come e quanto la Cooperativa La Rete si trovi a proprio agio con manifestazioni del genere. L’idea, da sempre sostenuta e perseguita, è quella di rendere le periferie poli attrattivi non solo per lo spazio temporale limitato a un evento,  ma anche al di fuori e oltre, attraverso la creazione di spazi recettivi adeguati e accoglienti.

«Una fucina giusta / per chi la fa e chi la gusta» conclude, con una battuta arguta che, correttamente intesa, può risultare molto più efficace e significativo di un semplice slogan..

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QUESTO IL PROGRAMMA COMPLETO DELLA MANIFESTAZIONE 

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martedì 26 giugno, compagnia “I sacchi di sabbia” e Massimiliano Civica con lo spettacolo «Dialoghi degli dei», per la regia di Massimiliano Civica e con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Iliano, Giulia Solano.

giovedì 28 giugno  «Stories», concerto della raffinata cantautrice Patrizia Laquidara, che sarà sul palco insieme a Daniele Santimone (chitarra e cavaquinho) ed Enrico Terragnoli (chitarra e basso).

sabato 30 giugno, concerto con il cantautore Alessandro Sipolo che proporrà il suo progetto Canzoni per la strada, insieme a Omar Ghazouli (chitarra elettrica), Alberto Venturini (batteria), Emanuele Agosti (basso), Luigi Rizzo (fisarmonica), Paolo Malacarne (tromba).

lunedì 2 luglio spettacolo teatrale Passione, di e con Laura Curino, Roberto Tarasco (che cura anche la regia) e Gabriele Vacis.

mercoledì 4 luglio, Elisabetta Pozzi nel ruolo di regista e interprete del monologo Cassandra, una produzione Fondazione Teatro Due di Parma, con il contributo di Massimo Fini.

venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 luglio la produzione CTB  Dio ride (Nish koshe) che avrà per protagonista tutto il carisma di un artista come Moni Ovadia, con la musica dal 0 vivo della Moni Ovadia Stage Orchestra composta da Maurizio Dehò (violino), Luca Garlaschelli (contrabbasso), Albert Florian Mihai (fisarmonica), Paolo Rocca (clarinetto) e Marian Serban (cymbalon). Uno spettacolo in cui sei vagabondi, cinque musicanti e un narratore di nome Simkha Rabinovich

Tutti gli spettacoli iniziano alle ore 21.30.

Il festival si svolge all’aperto. In caso di pioggia l’organizzazione si riserva di comunicare le modalità di recupero degli eventi in programma.

 

Biglietti e abbonamenti

– Carnet 6 spettacoli € 50

– Carnet 3 spettacoli € 30

– Ingresso singolo spettacolo € 12, under 25 € 9

 

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Goodmorning Brescia (96) – Tutti insieme, appassionatamente (sul palcoscenico)

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«San Benedetto, la rondine sotto al tetto» recita un antico proverbio popolare, descrivendo l’arrivo della primavera. Per quanto riguarda Sarezzo e il Teatro San Faustino, però, considerato che ormai la rappresentazione del lavoro svolto nell’ambito scolastico dal Gruppo Teatrale Gianluca Grossi è un appuntamento immancabile, all’arrivo della buona stagione, il detto potrebbe cambiare, per esempio con un «Non è realmente primavera / se non viene del debutto la sera».

Si parte, in pieno clima di meta-teatro, da un matrimonio e da una compagnia di attori e musici “poveri guitti di montagna”, come si definiscono essi stessi, chiamati a rallegrare con la rappresentazione di una pièce la festa degli sposi.

Si narrano le avventure venture di Martino, un giovane sprovveduto, un “bamboccione” come si direbbe ai giorni nostri, che, impegnato nel servizio militare, spende troppo ed è costretto a chiedere continue sovvenzioni a suo padre.

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Per ottenerle ricorre anche alla menzogna inventando una inesistente carriera nell’esercito. Incappando in un occasionale quanto fantastico incontro magico-religioso, chiede e ottiene due doni prodigiosi e grotteschi al tempo stesso: un sacco incantato e un randello, per così dire, a “percussione automatica”.

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Poi, come in tutte le fiabe, c’è la figlia del re che si invaghisce di lui, ma esagera un po’, al punto di perdere la ragione ed essere rapita all’inferno. Il prode (o incosciente, fate voi) soldato Martino, grazie ai suoi attrezzi magici riesce persino a sconfiggere l’esercito dei diavoli e liberare la Principessa posseduta.

Lieto fine, dunque? Sì e no. Anzi, prima no, poi si.

La morte lo ghermisce a sorpresa, ma sembra che per lui, rifiutato da Paradiso e Purgatorio, ci sia posto solo all’Inferno. All’ultimo momento, però, ci si ricorda di due atti di bontà (che riportano all’agiografia dell’omonimo San Martino, con la cessione del proprio mantello a un mendicante infreddolito narrata all’inizio della rappresentazione) e, adesso si, il consolatorio finale.

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Narrazione al tempo stesso ingenua e complessa, secondo il tradizionale stile dell’autore, Giulio Forbitti (regia di Guido Uberti) con la necessaria presenza, trattandosi di un saggio didattico, di un gran numero di personaggi e interpreti.

«Lo spettacolo prende le mosse dagli antichi e leggendari racconti che i cantastorie raccontavano e rappresentavano nelle piazze, nei cortili e nelle stalle dei paesi di un tempo lontano, in cui l’affabulazione sapeva ancora affascinare, divertire, coinvolgere e a volte commuovere» dichiara il professor Forbitti .

«Il Soldato Martino è insieme un eroe e un antieroe: è per certi versi un ingenuo, uno scapestrato e un fallito, ma sa anche essere prode, generoso e coraggioso».

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                A fine spettacolo la referente del progetto, professoressa Elena Bonometti, saluta  il pubblico insieme agli attori

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I ragazzi (e meno ragazzi) del gruppo teatrale Gianluca Grossi, studenti ed ex studenti dell’istituto Primo Levi di Sarezzo, tra i quali alcuni diversamente abili, interpretano lo spettacolo muovendosi e agendo sul palcoscenico con grande impegno e totale partecipazione e meritando, alla fine, i convinti applausi del folto pubblico presente.

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Goodmorning Brescia (64) – Una Croce rossa come il sangue, rossa come l’amore

Il 24 giugno 1859, 2° guerra di indipendenza italiana, una delle battaglie più sanguinose del 1800 si consumò sulle colline a sud del Lago di Garda, a San Martino e Solferino. Trecentomila soldati di tre eserciti (Francese, Sardo-Piemontese e Austriaco) si scontrano lasciando sul terreno circa centomila fra morti, feriti e dispersi. Castiglione delle Stiviere è il paese più vicino, 6 chilometri da Solferino, dove esisteva già un ospedale e la possibilità di accedere all’acqua, elemento fondamentale nel soccorso improvvisato ai novemila feriti che, nei primi 3 giorni, vennero appunto trasportati a Castiglione.

Lì si trovava un giovane svizzero, Jean Henry Dunant, venuto ad incontrare per i suoi affari Napoleone III. Egli si trovò coinvolto nel terribile macello, aggravato dall’ “inesistenza” della sanità militare, e descrisse il tutto mirabilmente nel suo testo fondamentale: «Un Souvenir de Solferino», tradotto in più di 20 lingue. Dall’orribile spettacolo nacque in H.Dunant l’idea di creare una squadra di infermieri volontari preparati la cui opera potesse dare un apporto fondamentale alla sanità militare: la Croce Rossa. Dal Convegno di Ginevra del 1863 (26-29 ottobre) nacquero le società nazionali di Croce Rossa, la quinta a formarsi fu quella italiana.Nella 1° Conferenza diplomatica di Ginevra che terminò con la firma della Prima Convenzione di Ginevra (8-22 agosto 1864) fu sancita la neutralità delle strutture e del personale sanitario. 

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Ma veniamo a quanto si è detto oggi pomeriggio nel corso della conferenza stampa di presentazione dello spettacolo «Dunant – gli ultimi anni del fondatore della Croce Rossa»

Dell’introduzione, come ormai da tradizione, si fa carico il presidente Gian Mario Bandera.

«Il CTB sostiene e presenta questo spettacolo sia per il consolidato rapporto di collaborazione con la Croce Rossa di Brescia, sia per la validità intrinseca di un testo che  ha ricevuto importanti riconoscimenti , sia, soprattutto, per la finalità dell’evento: tutti i proventi saranno infatti devoluti alla Croce Rossa Italiana di Brescia» esordisce il Direttore.

«Sono sempre stato convinto che recuperare le origini sia essenziale per migliorare l’avvenire: anche per questo ho creduto in questo lavoro»

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Elena Bonometti (membro del consiglio di amministrazione del Centro Teatrale Bresciano) spiega un importante obiettivo di questa operazione sia da individuarsi nella volontà da una parte di far emergere l’importanza il valore morale e la storia dolorosa della Croce Rossa, dall’altra di ricordare l’uomo Dunant che, per una serie di circostanze sfavorevoli era passato ingiustamente in ombra.

«Si tratta di una drammaturgia bresciano DOC», aggiunge.

»Autore del testo, regista e due attori su tre sono infatti nati e  vissuti in città e dintorni; bresciana fu la nascita della Croce Rossa in una situazione tragica che, in concomitanza con le grandi battaglie del Risorgimento combattute in zona, vedeva metà della popolazione ferita e bisognosa di ogni tipo di cure mediche. Da quella occasione in poi, sempre e comunque, Brescia ha risposto con grande generosità ogni volta che ne è stata richiesta dalle circostanze, aggiunge. Per concludere subito dopo:

«Ciò che ci auguriamo, dunque, è che i bresciani riempiano il teatro in ogni ordine di posti, sia per la destinazione dei proventi che per la qualità dello spettacolo offerto al Teatro Sociale»

Il primo pensiero del drammaturgo e regista Ettore Oldi è un sentito ringraziamento sia al Comitato bresciano della Croce Rossa  che ha creduto nel progetto facendo in modo che una prima  versione ridotta della durata di circa venti minuti fosse rappresentata nel corso della cena di gala dello scorso anno, sia al Centro teatrale Bresciano per l’occasione che gli viene data di rappresentare la sua opera in 1 contesto di tale prestigio.

«La vita di Henry Dunant è stata complessa, travagliata, e piena di contraddizioni, di luci e di ombre, dunque la preparazione di questo spettacolo si è rivelata estremamente lunga e difficoltosa. Ho deciso di collocare la narrazione in una dimensione più intima e familiare piuttosto che concentrando l’attenzione sui grandi e drammatici momenti di lotta patriottica e di conflitto bellico, dando spazio, in modo divertente teatrale a un certo tipo di interazione con il pubblico».

«Dunant era un bell’uomo che piaceva alle donne ma che, soprattutto, credeva nelle donne e per le donne aveva un grandissimo rispetto» sottolinea Carolina David, in rappresentanza della Croce Rossa.

«La sua visione era in netto vantaggio sui tempi: vedeva lontano, oltre la Croce Rossa stessa: l’uguaglianza tra i popoli e le razze, la parità dei sessi, l’Onu, la Fao. All’opera sua e dei suoi colleghi e collaboratori si devono in larghissima parte i correttivi introdotti dalla convenzione di Ginevra».

La collega Marta Nocivelli, ringrazia il direttore Bandera per aver capito e accolto subito lo spirito di questo progetto.

«Dalle sanguinose battaglie Risorgimento des che proprio nel Bresciano è nato e si è sviluppato un nuovo e grande spirito umanitario pervaso di valori cristiani, si, ma caratterizzato anche da una filosofia e una metodologia laica»

Prende la parola per ultima l’attrice Miriam Russo, protagonista della pièce insieme a Matteo Bertuetti e Antonio Panice.

«Sono l’unica non-bresciana del gruppo, ma lo spirito che anima i nativi della marca trevigiana, quale io sono, non è molto dissimile da quello di qui» precisa subito.

«Lo spettacolo al quale sono felice e onorata di partecipare in qualità di attrice, è contraddistinto da equilibrati ma molto percepibili cambi di registro, dall’istituzionale al privato, dal drammatico all’ironico, al sentimentale, mettendo in evidenza la straordinaria visionarietà del personaggio e le possibili alternative che avrebbe potuto offrire la Storia»

Da parte mia, non posso che riprendere e rilanciare un messaggio coinciso quanto chiaro: ancora una volta Brescia è chiamata a dare prova delle propria sensibilità nei confronti della solidarietà e di quella squisita quanto preziosa curiosità nei confronti dello spettacolo di qualità e della cultura che, da sempre, contraddistingue i suoi figli. Dunque…

5 DICEMBRE 2017 – ORE 20,45: BRESCIANI, TUTTI AL TEATRO SOCIALE !

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Categorie: Giorni d'oggi.

Splendido percorso di cultura, da un Convivio… all’altro

Oltre 1.100 partecipanti, oltre 1.300 elaborati ricevuti da leggere e valutare.

In questi due (grossi) numeri si potrebbe sintetizzare il lusinghiero successo consuntivato dal concorso letterario 2017 bandito dall’Accademia Internazionale Il Convivio.

Solo che sarebbe un resoconto arido, per quanto estremamente positivo, se non si tenesse conto dell’elevata  qualità media dei partecipanti (e dei loro elaborati di poesia, prosa e teatro), provenienti da ogni parte d’Italia e anche da paesi esteri più o meno remoti.

Domenica scorsa a Giardini di Naxos, nell’ampia ed elegante sala convegni dell’Hotel Caesar, completamente gremita di pubblico, si è tenuta una cerimonia di premiazione all’altezza della manifestazione.

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Nel coinciso ma significativo discorso di benvenuto del Presidente Angelo Manitta che, oltre a rallegrarsi per l’ottimo esito dell’iniziativa e preannunciare le prossime manifestazioni che saranno varate da Il Convivio, ha illustrato la positiva esperienza varata dalla stessa Accademia nel settore dell’editoria di qualità; sarà proprio la Casa Editrice Il Convivio, tra l’altro, a curare (vedi sotto) la pubblicazione del testo teatrale «Come nel gioco dell’Oca», firmato da Patrizio Pacioni ed Elena Bonometti.  Dopo di che ha avuto inizio il lungo ma mai ripetitivo e banale alternarsi dei vincitori delle varie categorie in cui era suddiviso il Concorso.

Nel concorso per testi teatrali intitolato al grande autore e attore siciliano Angelo Musco, segnalo  la premiazione di Patrizio Pacioni, vincitore assoluto nella sezione  Teatro Edito con «Diciannove + Uno» e premiato con segnalazione, insieme alla coautrice Elena Bonometti, nel Teatro Inedito, con «Come nel gioco dell’Oca». Particolarmente toccante il momento della consegna della targa, allorché è stato chiamato al palco Concetto Orofino, fratello di uno dei marinai dispersi e mai più ritrovati in occasione della scomparsa nel 1962, nel Mediterraneo meridionale, della motonave Hedia.

Alla conclusione dell’incongtro, un prelibato pranzo, animato da rilassate e cordialissime conversazioni, ha costituito la migliore occasione di contatto e scambio idee tra organizzatori, premiati e “semplici” amanti della scrittura convenuti al Caesar Palace.

Poi, fuori, ad attendere tutti, per la gioia degli occhi e del cuore, il placido e azzurrissimo mare di Sicilia sovrastato dalla massiccia presenza di un Etna ancora imbiancato.

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Inutile dire che già dal lunedì mattina, Angelo Manitta, l’infaticabile Enza Conti e tutti gli altri stanno già lavorando… per preparare il prossimo Convivio.

 

SI RINGRAZIA ALFREDO SPADAFORA PER LE FOTO GENTILMENTE CONCESSE

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     Valerio Vairo

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (61) – Eccellenza bresciana nella regione del Teatro

«27 spettacoli43 recite20 comuni coinvolti»

Magari non sarà una delle battute più brillanti e incisive da recitare su un palcoscenico, ma, grazie a questi numeri, la stagione teatrale bresciana potrà godere di un cartellone ancora più ampio di quello per così dire “tradizionale & principale”.

È precisamente di questo che si è parlato stamattina nel corso della conferenza stampa tenuta presso la sede del Centro Teatrale Bresciano di piazza Loggia: la stagione 2017-2018 programmata nell’ambito del circuito di spettacoli dal vivo Impronte Teatrali Pressione Bassa.

«Si tratta di un circuito di Teatro teso a diffondere lo spettacolo e la pratica teatrale, nel modo più capillare possibile, in sedi che, solitamente, rimangono escluse dal grande giro. In tutto ciò si cerca di privilegiare, per quanto possibile, la realizzazione e messa in scena di titoli meno facili» spiega Graziella Gattulli dirigente della Regione Lombardia per Giovani, Arti performative e multidisciplinari, Fund raising e Patrocini.

«Dei quattordici circuiti regionali, ben cinque sono collegati a Brescia  e provincia. La differenza tra queste iniziative ed altre analoghe finanziate dallo Stato in modo centralizzato, è che la scelta degli spettacoli viene parzialmente condivisa mediante l’analisi e la selezione di proposte avanzate dai singoli Comuni interessati, secondo le specifiche esigenze dettate dalle caratteristiche peculiari del territorio»

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(Comuni coinvolti in Impronte teatrali – Pressione bassa)

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«Un’iniziativa regionale, dunque ma non strettamente limitata ai confini lombardi» prosegue, senza bisogno di sollecitazioni, Graziella Gattulli.

«Ferma restando la presenza in ogni circuito di almeno due compagnie lombarde, il resto rimane aperto a contributi provenienti da altre regioni»

Quello di cui si parla è il terzo anno del primo triennio, e la mia interlocutrice si dimostra piuttosto compiaciuta per i risultati raggiunti.

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 Elena Bonometti e Graziella Gattulli al termine della conferenza stampa

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«In questo triennio il numero dei comuni del bresciano interessati da Impronte Teatrali è passato da 7 a 17, quello delle recite da 47 a 105, suddivise tra rappresentazioni effettuate da compagnie di livello nazionale ed emergenti, per ogni genere di spettacolo teatrale, dai classici agli spettacoli per ragazzi, alla commemorazione delle giornate del Ricordo e della Memoria, alla danza, alla musica, a lavori che vedono l’inclusione di artisti disabili» interviene Elena Bonometti, consigliera del C.T.B., rafforzando il concetto.

L’estemporanea intervista volge al termine, ma c’è ancora un aspetto tecnico che a Graziella Gattulli preme particolarmente sottolineare:

«Il carattere “rotatorio” del finanziamento regionale, articolato in contributi a fondo perduto e prestiti agevolati, sta consentendo la riqualificazione degli impianti teatrali e cinematografici (fortunatamente numerosissimi) della Lombardia, attraverso lavori di restauro, ristrutturazione e messa a norma dei locali. Rivendico inoltre a questa Amministrazione il merito e il vanto di aver proceduto, prima tra tutte le regioni, alla completa digitalizzazione delle sale».

E in tutto questo, aggiungo io, il territorio bresciano fa la parte del leone.

Anzi, della Leonessa.

 

 

 

  Bonera.2

 

Categorie: Giorni d'oggi.

Quella famosa Napoli… che non ti aspetti

 «Napoli magica – Vispi morituri, morti viventi e morti di fame» è il titolo volutamente didascalico e paradossale della pièce che il professor Giulio Forbitti (per la ventesima volta, un vero record) ha scritto per il consueto spettacolo messo in scena (sotto la responsabilità della professoressa Elena Bonometti, affiancata nel lavoro di direzione di palcoscenico dalla collega Maria D’Abrosca) dagli alllievi ed ex-allievi dell’Istituto Primo Levi di Sarezzo, insieme ai ragazzi diversamente abili della cooperativa «L’Aquilone», per la regia di Guido Uberti

La trama:

Nella commedia, andata in scena venerdì e sabato sera sul palcoscenico del teatro San Faustino di Sarezzo, si narra del viaggio a Napoli,  in visita all’anziana nonna che, pur ancora lucida e autosufficiente, sente incombere l’arrivo della morte, di una famiglia ormai radicata al nord. Troveranno, oltre alla riscoperta di una donna in cui all’arguzia partenopea si miscela armonicamente una singolare sapientia vitae, un mondo sconosciuto, intessuto di arte, di storia, di leggende, superstizioni e autentiche magie.

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Lo spettacolo

Si comincia con il sipario tirato e, davanti, la professoressa Elena Bonometti e il drammaturgo Giulio Forbitti che introducono lo spettacolo al cospetto di una platea gremita di spettatori e (si vedrà poi) ben disposta all’applauso.

Poi si comincia e, subito, si capisce qunto siano giovani gli attori.

Qualcuno più giovane di quanto si sarebbe potuto immaginare.

L’argomento, però, è piuttosto complesso: sotto un leggerissimo ma gustoso velo di comicità tutta “acqua & sapone”, infatti, si palesa il tema dei temi: il rapporto dell’essere umano con una fine scritta sin dal momento della nascita, mannaia sterminatrice o preziosa cornice che, limitando il bel quadro della Vita, ne esalta vieppiù il valore.

La pièce è divertente e scorrevole, intarsiata anche di gradevoli momenti musicali e completata dalla accattivante coreografia finale.  Un brio complessivo che permette di sorvolare su alcuni passaggi (particolarmente quelli tesi a valorizzare i tesori artistici e i suggestivi misteri partenopei, in logica dipendenza delle finalità educative del progetto) che possono risultare alquanto didattici.

 

 

Bene la regia, attenta e capace di tenere in scena, senza confusione, un numero così alto di attori. 

Essenziale (anche e soprattutto per motivi di budget) ma efficace la scenografia.

Convinti gli applausi finali.

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  GuittoMatto

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Goodmorning Brescia (37) – L’altro teatro di Sarezzo

goodmorning BresciaA Brescia c’è (per fortuna) la grande prosa, la lirica e i grandi concerti, del Teatro Sociale e del Teatro Grande.

A Brescia, però (per fortuna), non c’è soltanto questo.

A Brescia e dintorni c’è un movimento teatrale diffuso, una voglia di creare e mettere in scena che, affiancato all’offerta di primo livello (e che livello!) di spettacoli di grande caratuta artistica e culturale, consente a iniziative meno strutturate, ma non per questo prive di pari dignità, di proporsi e di farsi alutare da un ampio pubblico, altrimenti non raggiungibile.

panoramica interna del Teatro San Faustino di Sarezzo

Tutto questo per arrivare all’evento che si terrà venerdì e sabato sera a Sarezzo, di cui -qui sotto- pubblichiamo una completa informativa.

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«Napoli magica» (seguita dal suo ammiccante e invasivo sottotitolo) è un progetto nato e realizzato “con finalità didattiche ed educative” (e “ricreative” aggiungo io) dalla passione per il palcoscenico e dalla la voglia di creare, di raccontare e di fare, il tutto amalgamato dal piacere di stare e fare insieme, cui ci sentiamo di consigliare di assitere a chi può.

Che poi, mi auguro, si premurerà di farmi sapere con quale riscontro personale.

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   Bonera.2

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