.
Piazza della Loggia, sede del Comune di Brescia, testimone drammatica e sempre presente dell’impegno civile e politico della Città, ma anche casa e cuore del Centro Teatrale Bresciano, viene considerato un po’ come il salotto cittadino.
E, quando arriva un ospite di riguardo (per esempio un signore dal quale nei prossimi anni dipenderà una parte importante della gestione non solo dell’intrattenimento teatrale cittadino, ma anche di una non trascurabile fetta delle attività culturali comuni, è normale che si tiri tutto a lustro e si tiri fuori il servizio buono per brindare all’avvenimento.
.

.
Eccoci dunque all’incontro (ci auguriamo solo il primo di una lunga serie) con Andrea Chiodi, nuovo Direttore del C.T.B. che ha accettato di buon grado di sottoporsi alle nostre domande.
.
*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°
.
.

.
Prima la tesi di laurea in Giurisprudenza ispirata alla vicenda di Antigone così come raccontata da Sofocle (e già questo è un segnale non da poco). Poi regia, insegnamento, direzione artistica. Una vita legata a doppio filo al teatro. Anche personalmente, visto che è sposato con la drammaturga Angela Dematté. Che cosa rappresenta, nell’ambito di questo percorso, l’approdo al Centro Teatrale Bresciano?
.

.
Ho già lavorato con il C.T.B. per circa dieci anni. Un lungo e fecondo periodo che mi ha visto collaborare in qualità di regista, mettendo in scena diversi dei miei spettacoli più importanti e avvalendomi della recitazione di attori di grande spessore. Insomma, ho ricevuto molto, e vedo in questa nomina la possibilità e l’onore di restituire a Brescia e ai bresciani, almeno in parte, ciò che mi è stato dato donato con tanta fiducia, tanta generosità e tanto calore. Tra l’altro, mi preme sottolineare questo aspetto, per un regista, assumere la direzione artistica di un Teatro di questo livello è un punto di arrivo molto importante, reso ancora più gratificante allorché a esponenti della mia generazione.
.
.

.
Si trova a subentrare nella direzione del C.T.B. a un signore (mai appellativo fu più appropriato) che si chiama Gian Mario Bandera, rimasto alla guida dell’Ente bresciano per un decennio. In questo periodo il suo predecessore ha marcato una forte impronta personale e professionale, sia in termini di allestimento di “cartelloni” importanti e variegati all’insegna di un’altissima qualità dell’offerta artistica, sia in termini di rapporti con il territorio attraverso le principali istituzioni locali. In questo contesto, come conta di caratterizzare ed eventualmente differenziare la sua conduzione?
.

.
Il mio intento è di muovermi in continuità proseguendo lo straordinario lavoro sia in termini di numero e qualità degli spettacoli presentati ogni anno, sia in termine della continua crescita di presenze nei vari teatri bresciani. Ciò che mi differenzia in qualche modo dal mio predecessore, eccezionale in termini di organizzazione e gestione, è la mia provenienza professionale per così’ dire artistica, che mi spingerà ad arricchire l’attività del Centro Teatrale con nuovi progetti che riservino un’attenzione ancora maggiore all’avvio e alla realizzazione di nuovi progetti mirati alla valorizzazione di nuove eccellenze e di nuove drammaturgie
.
.

.
Passando alla sua attività di regista (circa quaranta spettacoli, mi risulta, il che rappresenta già un numero di una certa rilevanza) ci si rende conto della costante attenzione che ha sempre prestato alla rivisitazione e messa in scena di grandi classici, in particolare shakespeariani, culminata con il grande successo riscosso nell’allestimento e realizzazione della «Bisbetica domata».
.

Un significativo passaggio de «La bisbetica domata», scritta
da Andrea Chiodi, adattata e tradotta da Angela Dematté
.
Il pubblico bresciano si deve aspettare qualcosa del genere anche nella programmazione delle prossime stagioni?
..

.
Restando alle esperienze maturate qui a Brescia direi proprio di sì. Penso per esempio, , restando alla mia esperienza bresciana, al «Riccardo Terzo» straordinariamente interpretato da Maria Paiato, (uno spettacolo di una intensità e di una suggestione unica di cui mi occupai quando debuttò al Teatro Sociale – ndr) o al «Sogno di una notte di mezza estate» messo in scena ai tempi difficili del Covid…
Oltre a Shakespeare mi piacerebbe avviare un progetto sulla letteratura russa, al quale già sto pensando da tempo. In sostanza: il pubblico mi conosce per questo e credo che questa mia “cifra” non spaventi nessuno. Ovviamente il mio impegno è e resterà quello di affiancare a certi immortali capolavori anche drammaturgie contemporanee e innovative.
.
.

.
Classici e innovazione, dunque. A questo proposito, cosa pensa della rivisitazione in chiave moderna dei grandi testi, molto in voga nella drammaturgia e nella filmografia di questi ultimi decenni?
.
.

.
Non mi crea grossi problemi vedere Romeo in blue jeans e t-shirt piuttosto che con un giustacuore dell’epoca di William Shakespeare, se è questo lo scopo della domanda. Al limite possono risultare stimolanti (e ciò vale anche per le scenografie) un accostamento e una commistione tra gli uni e l’altro. (sorride).
Detto ciò, tutto si può fare, purché sempre e soltanto nel segno di un rigoroso rispetto dello spirito e della narrazione del testo originale. Per farla breve: da me il pubblico bresciano, che ben conosce questa mia cifra, non deve aspettarsi cose strane, ma credo che sappia già che non mi sono mai negato pregiudizialmente al nuovo. Anzi…
.
.

.
Andrea Chiodi e i giovani. Una delle sue molteplici attività, della quale non abbiamo fatto ancora menzione è quella dell’insegnamento, da lei svolta presso l’Opera Academy di Verona, il Piccolo Teatro di Milano e lo Stabile Veneto. Per quanto riguarda il C.T.B., nella gestione Bandera, questo è un aspetto che è stato sempre attentamente curato, sia dal punto di vista dell’emersione di nuovi talenti del palcoscenico che da quello dell’offerta commerciale impostata su tariffe di assoluto favore per l’accesso a teatro degli studenti e delle nuove generazioni in generale. Da questa specifica angolazione, cosa ci si può attendere nelle prossime stagioni?
.

.
Il mio sguardo sulle nuove generazioni è a trecentosessanta gradi, sia dal punto di vista della formazione e lancio di nuovi attori sia per la diffusione della prosa nelle scuole e la creazione tra gli studenti di una maggiore attrattività per gli spettacoli teatrali.
In particolare, inserendomi peraltro in una tradizione congenita del Centro Teatrale Bresciano, e sto pensando alla Loggetta, all’arrivo a Brescia di Massimo Castri, immagino che una “stabilità” con la creazione di una compagnia interna composta prevalentemente da giovani da parte di un Ente Pubblico potrebbe essere un’ottima idea. Soprattutto in una situazione contingente come la presente, in un periodo di profonda crisi generale e in pendenza di rinnovo del contratto di lavoro per il mondo dello spettacolo che rende tutto più precario per tutti.
.
.

.
Immagino che, come peraltro si è già accennato in precedenza, analoga ricerca, scoperta e valorizzazione delle eccellenze comprenda anche chi si occupa di scrittura teatrale.
.

.
Ovviamente sì. Nuova drammaturgia da nuovi drammaturgi. Mentre a Londra, tanto per fare un esempio, ci sono tabelloni interamente composti di opere contemporanee, in Italia i talenti, che pure sicuramente non fanno difetto, non riescono a emergere. Qui sì che bisogna cambiare radicalmente le cose!
.
.

.
Un’ultima domanda, dettata da pura curiosità personale (ma non solo mia, credo): al momento del suo insediamento in Piazza della Loggia, qual è stata, se ce n’è stata una, la prima e più vivida sensazione nel prendere contatto con questa nuova “macchina da spettacolo e da cultura” la cui complessità farebbe tremare i polsi a chiunque?
.
.

.
Ho sentito una grande responsabilità. E assumersi una responsabilità, al tempo stesso, procura euforia ma anche un certo tremore nel valutare se si è o meno all’altezza di una sfida così impegnativa.
Anche se, e questo mi preme sottolinearlo, mi sono reso subito conto che questo durocimento non lo affronterò da solo, potendo contare sulla collaborazione di una squadra (dall’ufficio stampa all’ufficio produzioni) giovane e motivata messa insieme nel corso degli anni, con notevole lungimiranza, da Gian Mario Bandera.
.
L’intervista e l’articolo finiscono qui.
Quanto ad Andrea Chiodi, invece, il lavoro comincia soltanto ora. E noi lo seguiremo con grande attenzione e con altrettanto amopie aspettative.
.
.
