Goodmorning Brescia (124) -Lasciate che i piccoli… vadano a teatro!

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L’appuntamento nella Sala Giunta di Palazzo Loggia riguarda l’illustrazione della nuova stagione 2018/2019 del teatro-ragazzi.
Presentazione teatro ragazzi 2018 / 2019 storie storie storie, rassegna itinerante che poi troverà sbocco nel teatro ideal una volta pronto. Organizzata da Teatro Telaio.
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È il vicesindaco e assessore alla Cultura, creatività e innovazione Laura Castelletti  a fare gli onori di casa, compiacendosi per questa iniziativa che prevede, tra l’altro, l’intervento diretto nelle scuole di Teatro Telaio e l’inserimento degli eventi a essa legati (in particolare con il progetto «Ti prendo per mano») nella piattaforma «Extraordinario – esperienze di ascolto della città».

L’Assessore alla Pubblica Istruzione, Fabio Capra, esprime il proprio compiacimento per questa manifestazione giunta ormai alla 22^ edizione, ogni anno rinnovandosi e riscontrando nuove adesioni.

«Voglio sottolineare come questa attività coinvolga ogni ordine scolastico, dalle elementari alle superiori. È impegno di questa amministrazione raccogliere interessi e disponibilità mirate a facilitare la mobilità degli studenti che ne fruiranno o, ancora meglio, ne saranno parte attiva».

È poi il turno di Maria Rauzi , direttore organizzativo di Teatro Telaio, che, prima di ogni altra cosa, ringrazia il vicesindaco e l’assessore per l’interesse ancora una volta dimostrato dal Comune di Brescia. .

«Il Teatro è quella cosa che non serve a niente ma che, alla fine, si dimostra come la più importante delle cose» ammicca, riferendosi allo sviluppo della fantasia e della creatività che solo la fruizione e la pratica del teatro possono regalare alle giovani generazioni.

Passa poi a illustrare più in dettaglio ciò che avverrà.

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«Storie, storie, storie», rassegna cittadina di Teatro Ragazzi e Scuola, prevede quest’anno spettacoli mattutini per le scuole di ogni ordine e grado, non solo in Città ma anche in provincia (Castel Mella, Montichiari e Bedizzole). Situazione peraltro in continua evoluzione in quanto, come ricorda Maria Rauzi, con la formula Storie on Demand ogni istituto di istruzione può chiedere di ricevere “spettacoli a domicilio” .

Per la sezione «Storie in famiglia», domenicale, dedicato alla fruizione delle famiglie al completo, si registrano in questa edizione le adesioni anche dei comuni di Monticelli Brusati, Ospitaletto e Desenzano.

Ricorda poi la sezione «Palcoscenici superiori», rivolta agli studenti delle scuole medie di secondo grado nella quale un particolare interesse e una particolare attenzione saranno riservati a tematiche di grande attualità come il bullismo e l’accoglienza.

«A questo proposito, siamo particolarmente felici per la peculiare caratteristica della sezione “teatro in lingua”, un progetto innovativo che, attraverso la proposta di spettacoli teatrali veri e propri (non quindi di semplici esibizioni a scopo didattico)  in originale, favorirà l’apprendimento delle lingue, soprattutto di quella tedesca per la quale i testi non sono di facile reperimento» dichiara soddisfatta Maria Rauzi.

Grande attenzione sarà riservato anche ai piccolissimi, grazie anche alla collaborazione con il Teatro di Stato Rumeno e la compagnia Ion Creanga Teatrul: l’appuntamento è con «A un metro da te», appositamente pensato e realizzato anche per i bambini del nido, al Teatro Libero di San Polino.

Un ultimo richiamo va, infine, al progetto «Ti prendo per mano».

«Si tratta di un percorso attraverso il quale puntiamo all’abbattimento delle barriere. In collaborazione con l’Università Cattolica ci rivolgeremo particolarmente ai bambini con difficoltà rientranti nella sfera dell’autismo, per capire come agevolare le loro difficoltà di fruizione e per rendere la loro esperienza teatrale preziosa e arricchente»

 Le location degli spettacoli, al di fuori delle scuole, fatta eccezione per il già citato Teatro San Polino, sarà si aggiungono il Teatro Colonna .

«Ci sono già 5.000 prenotazioni, mille in più rispetto al complesso di quelle della scorsa stagione, e siamo solo a ottobre. In attesa che si renda disponibile il nuovo Teatro Ideal» è il saluto di Maria Rauzi, accompagnato dal più radioso dei sorrisi.

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    Bonera.2

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Goodmorning Brescia (120) – Come gestisce le emergenze Emergency, nessuno al mondo

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La sede è in centro città, in uno stabile ristrutturato abbastanza recentemente e in modo accurato, ma forse troppo defilato. Sì, perché di qui, per dirla tutta, non passa mai nessuno, tranne coloro che entrano o escono dai portoni che si aprono nei palazzi di proprietà di un ordine di suore.

 

 

È l’ufficio bresciano di Emergency di vicolo delle Lucertole 1E, in cui quotidianamente opera Silvia Koch, giovane referente Health Point,  che ci accoglie  con un cordiale e rassicurante sorriso.

Un’iniziativa che, in un prolungato e profondo stato di crisi come quello in cui versa il nostro Paese (e non solo) riveste un’importanza ancora più rilevante di sempre.

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Passiamo ora all’intervista che, sicuramente, dopo la pur doverosa introduzione, servirà a conoscere meglio la preziosa opera di Emergency nella nostra città.

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Da quanto tempo  e dove opera lo sportello informativo e di orientamento socio-sanitario di Brescia gestito da Emergency?

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La struttura di Brescia è operativa dal luglio 2016, allorché fu inaugurato e avviato con l’assistenza della delegata alla Sanità del Comune Donatella Albini,  preziosissima sia in fase di allestimento che ancora oggi, qui al numero 1E di Vicolo delle Lucertole, in pieno centro città, messo a disposizione dalla Congregazione delle Suore Ancelle della Carità. All’arredo dello spazio ha contribuito la Fondazione Poliambulanza. Lo sportello è aperto al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 9.00 del mattino alle 13 e dalle 14 alle 18 del pomeriggio. Oltre a un mediatore culturale (al momento io) vi operano 25 volontari di Emergency, tra sanitari e altri, che si alternano nelle varie attività. Dall’inizio a oggi sono state seguite oltre 400 persone con più di 3100 prestazioni di assistenza complessive.

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Che cosa fate, nello specifico, per realizzare gli obbiettivi che vi siete preposti al momento dell’avvio del vostro lavoro?

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Le principali attività svolte a sostegno dell’utenza, sono consulenze relative all’informazione sul funzionamento dei vari servizi socio-sanitari e su quello dei vari servizi sociali (pastoie e impedimenti burocratici, mediazione linguistica, informativa sui diritti di esenzione da ticket e sulla differenza di approccio alle prestazioni urgenti e/o essenziali e le altre tipologie d’intervento sanitario), rapporti con le amministrazioni, accompagnamenti, incontri con altri operatori per ottimizzare l’azione sul territorio, formazione individuale e collettiva su tecniche relative alla salute. Molto importanti anche l’opera di educazione sanitaria individuale e di gruppo, che rappresenta una delle attività principali svolte sul territorio, e l’informazione (aggiungerei la menzione al mondo sanitario perché è il nostro principale focus). Aggiungo che, per quanto ovvio, tutti i servizi elencati sono gratuiti.

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In città ci sono altri presidi di Emergency? 

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Al momento no, ma operano in città molti altri volontari, attivi in particolare nella educazione svolta in loco all’interno delle scuole, nella divulgazione della mission dell’Associazione e nella sempre necessaria raccolta fondi (attraverso nuove iscrizioni, manifestazioni promozionali e vendita di oggettistica).

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Qual è l’identikit di coloro che si rivolgono al vostro sportello richiedendo assistenza?

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Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’etnia più presente nella nostra utenza è costituita proprio dagli  italiani, che sono in tutto il Paese poco meno dell’8% del totale, qui in città il 15%. Seguono i marocchini, i nigeriani e gli ucraini. Per quanto riguarda i nostri connazionali, si tratta in larga parte di senza-dimora cancellati dall’anagrafe residenziale -e dunque esclusi, per irreperibilità. da un’organica e completa copertura sanitaria.

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Quali sono i principali servizi che siete in grado di offrire ai vostri utenti?

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L’idea guida di Emergency è quella di dirigere il proprio sforzo più sull’ottimizzazione dell’azione delle varie istituzioni operanti sul territorio che sulla pur necessaria (e perseguita con grande e costante impegno) azione di supporto ai singoli, e in quest’ottica cerchiamo di muoverci anche noi.

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Si potrebbe fare  di meglio e di più?

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Certamente sì, come in ogni impresa umana, del resto Purtroppo sussistono ancora carenze anche gravi nella vigente normativa in merito all’approccio al problemi relativi all’assistenza dei più deboli ed esposti: autentici “buchi” che devono essere consumati di razionalità e certezze. Credo, per fare un esempio, nella necessità di adoperarsi in ogni modo per il raggiungimento di etnie che al momento non accedono ai nostri servizi, Cina e India prime tra tutte. Per fare questo, e anche altro, occorre un maggior numero di mediatori linguistici, soprattutto presso i poli sanitari, anche se bisogna ammettere che in questo gli Spedali Civili sono già da tempo all’avanguardia. C’è da lavorare, a mio avviso anche sul miglioramento dell’accessibilità, in primo luogo attraverso l’opera del medico di famiglia, in secondo luogo curando maggiormente la tutela sanitaria di infanzia e minori.

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C’è qualcosa, tra le mille che non ho chiesto, di cui vorrebbe parlare a conclusione di questa intervista?

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Mi viene in mente che in questa pur approfondita intervista non si è parlato delle dipendenze: anche in questo i servizi di assistenza ci sono e funzionano bene, ma spesso l’utente non si avvicina e non si lascia avvicinare per motivi di pudore o di mancato riconoscimento del problema che lo affligge. Non si è trattato dei nefasti effetti che, pur dopo le significative modifiche apportate nel 2004.ancora incidono negativamente nei ricordi e, conseguentemente, nei comportamenti degli emarginati, terrorizzati dalle conseguenze di una identificazione e susseguente denuncia a seguito di un intervento sanitario. Non ho avuto occasione di manifestare pienamente la mia fede nella prevenzione: ogni euro in più speso in anticipo in questa direzione, vale almeno dieci euro che saranno senz’altro spesi in futuro per curare l’inevitabile manifestarsi di malattie altrimenti evitabili.

 

Per scoprire come aiutare concretamente Emergency, basta cliccare su questo link:

https://sostieni.emergency.it/index.php?idc=SA.GEN.WEB.SITO

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   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (88) – Un progetto molto extra e… poco ordinario

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Arrivato al secondo anno, il progetto «Extraordinario» – Esperienza di ascolto e di teatro sociale a Brescia si presenta alla stampa bresciana.

Un ambizioso ciclo di eventi, che coinvolgerà diverse Associazioni culturali e artistiche operanti in città e dintorni, ma anche insegnanti e ragazzi di alcune delle principali scuole cittadine.

Un’iniziativa che l’Amministrazione Comunale e il C.T.B. hanno fortemente voluto e meticolosamente organizzato e che, ne sono certo, non mancherà di coinvolgere e interessare moltissimi bresciani.

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«È un progetto (che io e l’Assessore Scalvini abbiamo fatto nostro e accompagnato fin dall’inizio) che prevede il coinvolgimento di otto realtà artistiche bresciane coordinate dal CTB» esordisce il Vice Sindaco Laura Castelletti. «Non solo un progetto artistico/creativo ma, anche e soprattutto, nelle nostre intenzioni, il messaggio di un’intera società/comunità  che esprime la propria caratteristica e inconfondibile identità».

Gian Mario Bandera (Direttore Artistico del Centro Teatrale Bresciano) sottolinea come, nella specifica occasione, il ruolo del CTB sia stato solo quello di coordinare e coadiuvare otto Associazioni già ben radicate nel territorio, e attivamente operative.

«Oltre a questo,  però,  ci siamo sentiti fin da subito pienamente coinvolti nel progetto» -aggiunge subito dopo- Al punto che ci siamo decisi a predisporre nelle prossime stagioni tre iniziative in tema, di nostra produzione».

Ma non finisce qui, perché il Direttore annuncia che si sta studiando anche la facilitazione per gli spettatori più disagiati di abbonamenti a prezzo ridotto e (novità assoluta)  veri e propri “corsi per spettatori” mirati a un’educazione  da educare a una più consapevole percezione e fruizione del messaggio teatrale.

«Porto e riassumo la voce delle otto associazioni (ma speriamo che aumentino in futuro) impegnate in questa seconda avventura di Extraordinario» è il saluto di Giulia Innocenti Malini (docente presso Università Cattolica del Sacro Cuore – esperta di teatro sociale). Passa poi alla presentazione delle stesse, una per una: Teatro19, Associazione Compagnia Lyria, Somebody Teatro della diversità, Residenza Idra, Viandanze, Associazione Culturale Briganti, Teatro Telaio e Associazione Culturale Lelastiko. La rete si avvarrà del supporto scientifico del dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

«I temi centrali, come nella passata edizione, sono carcere/riabilitazione,  disabilità, esclusione giovanile, salute mentale e fragilità derivate dall’anzianità, trattate non solo attraverso un’ortodossia teatrale, ma anche attraverso contributi di attori e realtà non- professionionali» spiega Giulia Innocenti Malini.
«L’autentico carattere innovativo di Extraordinario , peraltro, non va ricercato nei temi trattati e nelle metodologie espressive utilizzate, già in grande attenzione anche altrove; il grande cambiamento di questo effetto trasformativo è piuttosto la messa in Rete delle varie realtà associative operanti sul territorio di riferimento e la progettazione collettiva» è la successiva e opportuna precisazione

Sceglie un suggestivo paragone con il basket Felice Scalvini (Assessore con delega alle Politiche per la Famiglia, la Persona e la Sanità del Comune di Brescia) nell’intervento che conclude la conferenza stampa.

«Questo momento “istituzionale” della conferenza stampa, è il parallelo delle presentazione al pubblico delle squadre, quando sta per avere inizio un partita: si presentano i giocatori in campo, più che il match che sta per avere inizio. Insomma, con il CTB come perno e sostegno, sono le Associazioni interessate, che stanno per entrare in capo e cominciare a giocare»

Per proseguire nell’ardita similitudine, secondo l’Assessore, l’essenza della partita che sarà disputata per la seconda volta quest’anno, consiste nell’ascolto e nel fare ancora di più del teatro occasione di crescita sociale. I “palazzetti” interessati saranno quelli, prestigiosi, in cui svolgono normalmente i grandi spettacoli del CTB, ma anche scuole e altre significative location collaterali.

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   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (66) – Che meraviglia, quando il Natale lo cantano i bimbi!

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Il richiamo del canto di cento voci argentine è assolutamente irresistibile.

Canzoni e carole natalizie si diffondono nel centro di Brescia attirando orecchie e anime come le note del mitico pifferaio magico.

Sono i bambini dell’Istituto scolastico Manzoni, a tenere un sorprendente concerto all’aperto, evocando pensieri edificanti e magiche suggestioni.

Dopo la prima tappa-esibizione, sugli scalini del Teatro Grande, capace di catalizzare l’attenzione e di meritarsi convinti e ripetuti applausi dai bresciani impegnati nelle ultime compere prefestive, una breve ristoro a base di croccanti panini, distribuiti da mamme e insegnanti, il grande-piccolo coro si sposta in Piazza Paolo VI, per un breve ma significativo bis all’ombra del maestoso Duomo.

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«Quello che si vede e si sente è il risultato di un progetto didattico che si ripete per il secondo anno consecutivo» spiega Maja Mencattelli, insegnante di inglese e matematica presso la Scuola primaria “A. Manzoni” (via dei Mille n° 4).

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«Nel nostro Istituto la componente multietnica è talmente importante che, con discutibile ironia e sottile dispregio, qualcuno si è spinto a chiamarla “scuola ghetto”.  Non è affatto così» prosegue, con pacato rammarico, cercando (non senza un certo sforzo) di fare arrivare parole e concetti nonostante il festoso cantare dei bambini.

«Al di là delle differenze di cultura e religione, infatti, tutte le famiglie si sono impegnate, contribuendo ciascuna secondo le proprie attitudini e possibilità alla piena riuscita di questa bella iniziativa» conclude, non nascondendo il proprio orgoglio e la propria, comprensibilissima soddisfazione.

«Ci sono voluti due mesi di impegnativa preparazione, sia canora che linguistica, visto che alcuni dei tanti canti eseguiti sono in inglese» interviene Barbara Spanò, insegnante di musica, sottolineando la collaborazione delle mamme indiane, pakistane, del Bangladesh e di tanti altri paesi anche nella preparazione delle bevande e dei dolciumi utilizzati per completare gustosamente la festa.

«Non potevo certo mancare, sia a livello personale che in qualità di esponente dell’Amministrazione comunale» confida l’Assessore Roberta Morelli, mescolandosi agli incantrevoli elfetti canterini.

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  Roberta Morelli, ripresa in Piazza Duomo con Patrizio Pacioni, anch’egli “catturato” dal coro.

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«Credo che una sola iniziativa di questo tipo serva più di mille parole per dimostrare che le differenze interetniche e interculturali, con un pizzico di buona volontà e tanto impegno da parte di tutti, possono rappresentare ghiotte opportunità di crescita, piuttosto che problemi» conclude.

E non possiamo che essere completamente d’accordo con lei, nonostante (e soprattutto) dal momento che, in altre città di questa regione, proprio in questi giorni, ci siano amministrazioni che hanno assunte discutibili misure palesemente e dolorosamente in controtendenza.

Ma queste sono polemiche che i magnifici bimbi della A. Manzoni non debbono ascoltare nemmeno da lontano: loro, cantando insieme, si sono dimostrati più maturi di tanti cosiddetti “grandi”.

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  Bonera.2

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Goodmorning Brescia (59) – Somebody… di Extraordinario

Quel che inizialmente ha attirato la mia attenzione è stata un’immagine, accompagnata da un breve e significativo annuncio:


Comincia il nuovo laboratorio teatrale!
Incontri aperti, liberi e gratuiti fino a Dicembre!
Chiunque può venire!
Sei chiunque?
Sei curioso?
Stai pensando “che bello, ma non riuscirei mai a farlo?”
SEI LA PERSONA GIUSTA!
Ti aspettiamo!

«Chi è che, di questi gramissimi tempi, s’ingegna a offrire gratuitamente qualcosa di così interessante, per quasi tre mesi, per di più?» mi sono chiesto. Poi mi sono accorto che giovedì 5 ottobre è domani e, effettuando un veloce approfondimento (nella cronaca, più che in altri settori dell’informazione, una notizia che è attuale oggi diventa rafferma domani, un po’ come il pane) ho scoperto un altro appuntamento in arrivo, assai singolare: il prossimo sabato 14 ottobre, infatti, il pullman Extarordinario (un nuovo modo girovago di contatto e pratica dello spettacolo) farà tappa all’ex manicomio di Collegno, per una gita culturale e uno spettacolo circense.

«Questa è la pazzia che piace a me!», mi sono detto, e ho subito contattato Beatrice Faedi per una velocissima intervista a distanza.

Ecco cosa ne è venuto fuori.

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C’è il fondato sospetto (anzi direi più la trepida speranza) che a Brescia e nella sua provincia, si stia radicando un forte movimento teatrale. Non solo CTB, ma una serie di nuove iniziative aventi tutte lo scopo, sia pure seguendo strade diverse –a volte molto diverse- tra loro, di favorire la recitazione sia dalla parte del pubblico che da quella del palcoscenico. In questo quadro, come si colloca Somebody Teatro delle Diversità?

Somebody delle Diversità è un progetto di teatro integrato e di comunità, coordinato da una serie di attori ed educatori professionisti, ma aperto a chiunque voglia sperimentare il palcoscenico e la disciplina teatrale, senza limite alcuno, con una particolare attenzione verso chi vive ai margini e spesso non ha voce abbastanza potente per raccontarsi e raccontare (ecco perché la presenza al nostro fianco della Cooperativa Sociale La Rete è fondamentale). SomebodyTeatro ha deciso, fin dall’inizio della sua storia, di rischiare, e vuole che i suoi spettacoli vengano giudicati in quanto tali e non solo come progetti di accoglienza di ogni diversità. In poche parole chiede ai suoi utenti il grande sforzo di imparare le discipline di palcoscenico e al pubblico di non lasciarsi trasportare dal buonismo imperante in questo genere di iniziative. Ci sono attori e attrici di Somebody che, dopo un lavoro decennale continuo e costante, hanno appreso le tecniche del teatro e conoscono in maniera professionale il comportamento da tenere durante uno spettacolo e il pubblico non nota più che sono ragazzi e ragazze che seguono percorsi e servizi di formazione all’autonomia.  Questo è un risultato e una battaglia da continuare a condurre, silenziosa, per portare alla pari dignità, attraverso l’arte del teatro, chi pari dignità fatica ad avere nella normalità. Il gioco nasce dalla parola somebody, che in italiano si traduce qualcuno, pronome indefinito che connota una persona qualunque, ma che può diventare Qualcuno, con la Q maiuscola, se sale su un palcoscenico.

 

Il Teatro e la scuola, dunque. Una sfida difficile visto che la concorrenza di altri modi di espressione e narrazione, maggiormente legati alla tecnologia, si fa sentire ogni giorno più forte.

Dirò in maniera molto netta che questa concorrenza non ci spaventa. Se ci viene data la possibilità di fare teatro con ogni fascia generazionale, scopriamo che il teatro non è invecchiato affatto. Lo insegnano molto bene i bambini e il loro stupore, oggi più che mai – e proprio grazie alla tecnologia imperante! – quando scoprono che il teatro lo fanno loro, con il loro corpo, la loro voce, gli occhi e ogni loro pensiero. Colpo di scena! Il teatro è fatto dalle persone e le persone possono creare cose straordinarie, senza trucco, senza effetti speciali, solo credendoci. Una bella occasione per chi spesso si sente relegato e non trova nella richiesta di nuovi linguaggi sempre più ricca martellante e varia del mondo tecnologico il suo linguaggio, il suo modo di essere ed esistere, la sua originalità.

 

Cosa vuole dare (agli altri e a se stesso) chi si mette in gioco attraverso la recitazione? Cosa vuole e può dare a costui Somebody?

Per me fare teatro è un gesto di allegria, ma quell’ “Allegria di naufragi” cara ad Ungaretti. Quell’allegria che attraversa dolori, inquietudini, disagi, incomprensioni, quell’allegria necessaria per sentire che la vita ci appartiene. Credo che chi fa teatro con noi voglia innanzi tutto stare ben con sé in mezzo agli altri. Poi, dato che si lavora sodo, comprende che questo stare bene bisogna guadagnarselo, con attenzione verso sé e verso il gruppo, lasciando andare piano piano le difese, liberandosi un poco alla volta. E poi il teatro ti fa questo bel regalo: ti fa capire che, nel momento in cui decidi di raccontarti come persona, di colpo diventi autorevole, ma questa autorevolezza l’hai sempre posseduta, solo non ci badavi o non ci credevi. Lo spettacolo è un momento fondamentale, perché molti capiscono anche l’importanza del messaggio al mondo. Va da sé che SomebodyTeatro diventa, grazie a chi partecipa alle sue attività una voce importante, una voce di chi non ha voce un piccolo (ma per noi grandissimo) punto di riferimento. Quello che Somebody dà in cambio è la serietà del progetto, l’insegnamento, la professionalità, l’educazione all’ascolto di altri progetti, la possibilità di vivere insieme la visione di altri spettacoli, la scoperta di autori e testi di teatro, quel sentirsi al centro del mondo così salutare in ogni dove e che non è un’illusione.

 

Parlaci del progetto ExtraOrdinario

Il progetto ExtraOrdinario nasce grazie ad una sinergia abbastanza unica tra Comune di Brescia (Ass. Scalvini e Ass. Castelletti, cioè Servizi Sociali e Cultura), Centro Teatrale Bresciano e alcune realtà artistiche attive sul territorio anche con progetti in ambito sociale: Somebodyteatro, Viandanze, Compagnia Lyria, Residenza Idra, Teatro 19, Associazione Briganti. Molto importante che i due Assessorati, Servizi Sociali e Cultura, procedano a braccetto per rendere più visibile e supportare con iniziative la fiorente realtà bresciana dei progetti artistici in ambito sociale insieme al Centro Teatrale Bresciano. Abbiamo creato un Cartellone ExtraOrdinario che raccoglie tutte le attività coordinate dalle varie realtà che vi fanno parte, un carnet che offre una seria di professionisti alle Associazioni che lo richiedono, ed ora ci aspettano le giornate FUORINORMA a Dicembre, un’iniziativa ideata da SomebodyTeatro insieme ad Antonio Audino (critico teatrale del Sole 24Ore e responsabile della programmazione teatrale di Radio Rai3) durante una giornata delle quali il collettivo si racconterà.

 

Beatrice Faedi, attrice teatrale. Esperienze e progetti futuri.

Ogni tanto torno a fare quello che sorridendo chiamo il mio “antico mestiere”, l’attrice. Sarò ospite, insieme ai musicisti Alessandro Adami, Stefano Zeni e Carlo Gorio del festival “Molte fedi sotto lo stesso cielo” con un reading semiserio intorno alla figura femminile, “Altre Beatrici”. Ma mi dedico soprattutto ai miei progetti educativi, in primo luogo all’attività Somebody. Stiamo preparando le giornate FUORINORMA intorno ad Arte e Diversità e ci aspettano quattro giorni densissimi, incontro con referenti di progetti  di altre città, una giornata dedicata al corpo con una riflessione intorno alla body art, uno spettacolo internazionale, letture e workshop con maestri e tanti ospiti importanti con i quali dialogheremo e dai quali attingeremo stimoli e pensieri per il futuro. In questo senso ci proponiamo davvero di far diventare Brescia un avamposto della progettualità artistica in ambito sociale.

Dirò una cosa alla Marzullo e di questo chiedo perdono: fatti una domanda, datti una risposta. Insomma, ti è piaciuta questa intervista?

Molto. Un’intervista anomala, ho dato le mie risposte nel silenzio, scrivendole. Le ho potute meditare e naturalmente mi sono dilungata troppo.  Però sono grata a chi mi regala la possibilità del racconto, così rara di questi tempi. Una bella occasione!

 

 

    Bonera.2

 

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Goormorning Brescia (58) – La (piazza) Vittoria del libro

Si comincia tra una settimana, la mattina di sabato prossimo (30 settembre) , allorché, dopo una breve “inaugurazione ufficiale”, sarà aperta al pubblico l’area espositiva allestita, come ormai tradizione, nella centralissima Piazza Vittoria.

Insomma, lettori, autori ed editori, con Librixia 2017 preparatevi a un’autentica festa tutta dedicata a voi: nel corso di ben nove giorni, si terranno eventi di ogni tipo, tutti legati alla scrittura:  presentazioni, conferenze, dibattiti e molto altro, in una kermesse no-stop la ci realizzazione è resa possibile dall’ormai consolidata collaborazione tra il Comune di BresciaAncos (Associazione Nazionale Comunità Sociali e Sportive) – Circolo culturale di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale, con la BCC Agrobresciano in qualità di principale sponsor.

Libri, autori, librai e lettori. In Piazza Vittoria da sabato 30 settembre, dopo il taglio del nastro ufficiale alle ore 10 e l’apertura al pubblico dell’area che riunisce librai ed editori locali, il via agli incontri. Nove giorni ininterrotti di presentazioni e dibattiti per un evento, quello di Librixia 2017 che ci riporta contemporaneamente indietro nel tempo, agli anni ‘30 del Novecento con l’avventura dei primi librai del centro, sino ad oggi, raccogliendo la sfida di realizzare un vero e proprio festival della letteratura a Brescia. Traguardi e ambizioni resi possibile grazie alla consolidata collaborazione tra Comune di Brescia, Ancos – Circolo culturale di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale e BCC Agrobresciano, sponsor principale della kermesse.

                                         

Molte le presenze eccellenti: citiamo “a campione”, tra le tante, quelle di Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Massimo Carlotto, Vittorio SgarbiGiulio Tremonti Andrea Vitali, Björn Larsson, Fiuseppe Cruciani, Lella Costa, Luciano Violante che si avvicenderanno nell’area meeting “Agrobresciano Arena”

Non mancheranno neanche quest’anno presenze musicali importanti e spettacoli di prosa di grande rilevanza: gli Avion Travel, sabato 30 settembre racconteranno la loro musica alle 18, prima del concerto in Piazza del Foro. Domenica 1 ottobre alle 21 sarà il turno di Numa e Phil Palmer. Martedì 3 ottobre  Don Backy racconterà ai bresciani di come carriera musicale e scrittura possano convivere nello stesso artista. Mercoledì 4 sarà all’Auditorium San Barnaba con la pièce  “Maledette Suffragette”, per finire giovedì 5 con lo spettacolo “Blues per cuori fuorilegge” di  Massimo Carlotto.

Non sarà trascurato l’aspetto educativo: attraverso incontri mirati con le scuole, si parlerà di migranti, di solidarietà sociale e di bullismo. Proprio riguardo a quest’ultimo tema (come noto particolarmente caro all’Assessore Roberta Morelli) segnalo e raccomando lo spettacolo  Punti di vista, di Biagio Vinella, con la psicologa Franca Pagni (in scena giovedì 5 ottobre alle ore 11).

Di particolare e generale interesse l’incontro con Mauro Berruto, ex CT della Nazionale maschile di volley, speaker e autore di due romanzi, attualmente A.D. della Scuola Holden. Titolo della conferenza “Essere una squadra”: argomento che, trattato da un personaggio con le sue competenze, non potrà che attirare un gran numero di ascoltatori. 

Un adeguato spazio sarà riservato, naturalmente, anche alla Poesia, nell’apposita sezione curata da Alessandra Giappi

Numerose le collaborazioni (nell’intento di una più capillare e incisiva azione di promozione di cultura, impegno sociale e solidarietà) con Associazioni del territorio. Ricordiamo in proposito, tra le altre, la L.A.B.A. libera Accademia di Belle Arti di Brescia, con il CTB Centro Teatrale Bresciano (titolare dell’incontro di sabato 7 ottobre sul futuro dell’Europa con Marco Archetti e Davide Dattoli) e la Casa Circondariale di Verziano (presentazione del progetto “Parole e segni di libertà” – la storia di OrtoLibero giovedì 5 ottobre in Piazza Vittoria).

La vendita dei libri sarà curata, come nelle precedenti edizioni dalle librerie e case editrici cittadine che fanno capo alla associazione  “Il Leggio”.

 

Un’ultima (ma non ultima) annotazione.

Tra i settantaquattro incontri che si terranno, permettetemi però di segnalarne uno che (come potete immaginare da soli) mi sta particolarmente a cuore: domenica 1 ottobre, a partire dalle 11, il giornalista del Corriere della Sera, Costanzo Gatta intervisterà Patrizio Pacioni, creatore del commissario Cardona e dell’oscura città di Monteselva, nonché attivo commediografo e drammaturgo.

 

    Bonera.2

 

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Goodmorning Brescia (42) – Giulia, la danza, l’impegno e il riscatto

 

Posso dire che qui a «Goodmorning Brescia» consideriamo ormai Giulia Gussago una carissima amica.

Non solo per la grandissima professionalità, per la passione mai doma da sempre espressa nella pratica e nella diffusione della danza, ma anche e soprattutto per come si spende, praticamente da sempre, nella promozione dei più alti valori civili e sociali.

Non a caso, proprio con Giulia e con la sua Compagnia Lyria, lo scorso anno Patrizio Pacioni volle realizzare, nella splendida cornice del museo delle Mille Miglia,  «liberALArte»: un evento patrocinato dal Comune di Brescia e mirato alla valorizzazione e al sostegno dell’attività dell’ Associazione Carcere e Territorio.

Per questo (e perché ospitare una persona e un’artista di questo livello è sempre occasione da non perdere per Goodmorning Brescia), ho deciso di porre qualche domanda a Giulia Gussago.

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Un anno fa, al Teatro Sociale, andava in scena «La causa e il caso», quest’anno, più o meno nello stesso periodo, «Circostanze». Quali sono i collegamenti e quali le differenze?

Il collegamento, evidente, è che entrambi sono tappe del percorso intrapreso insieme alla casa di Verziano sei anni orsono. La differenza è che «Circostanze» è anche una nuova e autonoma iniziativa, un progetto creativo iniziato ex novo con moltissime persone che non c’erano nell’altro (ben settanta quelli che hanno partecipato, circa la metà quelli che effettivamente andranno in scena, anche perché, fortunatamente, alcuni dei detenuti nel frattempo hanno riacquistato la libertà).

L’anno scorso sulla improvvisazione e composizione. Quest’anno, invece, si è lavorato sull’immagine di una grande casa disabitata di cui, di volta in volta, si va ad abitare una stanza, attraverso movimenti e parole create insieme ai partecipanti, sulla base delle loro suggestioni. Le “stanze” ideali che visiteremo e faremo visitare agli spettatori, sono nove, per altrettanti quadri, dedicate a temi particolari quali il viaggio, la memoria del corpo e altri. 

Altra importante differenza e novità è che, rispetto a «La causa e il caso» in «Circostanze» si è voluto concerdere iìuno spazio molto più ampio alla parola. Abbiamo scritto tantissimo, tutti insieme: alcuni brani saranno recitati dall’attore Antonio Palazzo che, insieme a Marco Rossetti mi farà compagnia come voce narrante sul palcoscenico, altri hanno ispirato i movimenti della danza.

Sei un’artista, non una psicologa. Ma, come ogni vero artista, e come molte donne, possiedi una sensibilità particolare per le cose della vita. Cosa lasci e  cosa ti porti via, lavorando a stretto contatto con i reclusi?

Il lavoro con il carcere mi arricchisce.

Io prendo tantissimo e spero che anche i detenuti che lavorano con me riescano a ricevere altrettanto, anche se preferisco che siano loro a dirlo. Per quanto mi riguarda posso dire che la mia esperienza “dietro le sbarre” mi ha aiutato a cambiare (in meglio) il mio modo di vedere le relazioni, a meglio comprendere l’errore altrui e anche il mio. Ciò che spinge un recluso a partecipare a questa iniziativa, a mio modo di vedere, è la voglia di cogliere la possibilità che gli viene offerta di ricollegare in qualche modo a una vita più libera entrando a contatto con i danzatori esterni: una boccata d’aria fresca, perché è proprio relazionandosi con chi viene “da fuori” che gli abituali meccanismi vengono spezzati, permettendo un nuovo modo di espressione. Senza contare, naturalmente, l’esaltante scoperta di come lo strumento artistico consenta loro una diversa e più approfondita indagine introspettiva. Di quelli che escono, chi non è di Brescia e zone limitrofe, forzatamente, finisce per distaccarsi fisicamente dal gruppo, ma nella maggior parte dei casi continuao a tenersi in stretto contatto, seguendo da lontano il proseguimento e l’esito del progetto. Quanto ai bresciani, posso citare l’esempio significativo di una donna che, una volta riconquistata la libertà, è venuta a tenere conferenze nelle scuole superiori con noi di Lyria , facendo partecipi gli studenti della propria esperienza di vita e di recupero personale e sociale.

Quanto ai bresciani, aggiungo io, anche quest’anno potranno assistere alla vostra performance nella prestigiosa sede del Teatro Sociale.

Il CTB, che rende possibile questa meravigliosa location, sostenendo in ogni modo possibile la iniziativa Progetto Verziano, costituisce un anello fondamentale di questa nostra esperienza: il poter calcare il palcoscenico di un teatro tanto importante, vale a dire in uno dei templi della cultura cittadina, costituisce un preziosissimo riconoscimento di valore. Spero solo che, anche in questa occasione, si possa ripetere l’emozione di esibirci davanti a un pubblico numeroso ed entusiasta, così come è stato nel 2016 per  «La causa e il caso».

Progetti e sogni. Qualcuno ha detto che il difficile e il bello è trasformare i primi nei secondi e i secondi in fatti. Quali sono i sogni e i progetti di Giulia?

Uno miei dei sogni, da sempre, è stato quello di potermi regalare un’approfondita formazione in  quel particolarissimo metodo di auto-educazione attraverso il movimentoche prende il nome dallo scienziato, fisico e ingegnere israeliano che lo ideò: Moshé Feldenkrais. Il progetto è stato realizzarlo attraverso un’approfondita preparazione quadriennale (a proposito: che meravigli, tornare a scuola da adulti, questo sì che credo sia un sogno condiviso da molti). Quanto a trasformare il progetto in realtà mi auguro (e farò di tutto in questo senso) di rimetterlo in circolo e  di realizzare concretamente l’anno prossimo.

Per finire, puoi porti da sola la domanda che ti auguravi che io ti facessi e che io, da pessimo intervistatore quale sono, invece non ho saputo inserire in questa intervista. Gradita anche la risposta, ovviamente.

Mi preme cogliere l’occasione di ricordare che, come tutti i progetti, “Verziano” ha bisogno di gambe (vale a dire risorse economiche) per camminare e arrivare lontano. I costi sin qui sostenuti non sono stati ancora interamente coperti, ed è necessario che ciò avvenga presto, se si vuole guardare più lontano. 

Quindi la domanda che non mi hai fatto è: «C’è qualcosa che i nostri affezionati lettori possano fare per il Progetto Verziano?». E la mia risposta è la seguente:

Sì che c’è. Dal 2011 la nostra Compagnia Lyria conduce presso la Casa di Reclusione Verziano a Brescia un progetto che permette a detenute e detenuti di sperimentare insieme a liberi cittadini una pratica artistica.

Quest’anno le risorse che abbiamo raccolto per la realizzazione dell’iniziativa sono insufficienti per portare a termine il progetto nella sua interezza.

Per la realizzazione di questo sogno dobbiamo raggiungere la cifra di € 5.400,00.

Vi chiediamo quindi di unirvi a noi in questo meraviglioso viaggio e di sostenerci con una donazione che potete effettuare tramite il sito

 https://www.produzionidalbasso.com/project/danza-in-carcere/

Aiutateci a condividere questa iniziativa con i vostri amici.

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CIRCOSTANZE


Coreografia e messa in scena Giulia Gussago
Voci narranti Antonio Palazzo e Marco Rossetti
Creato e interpretato da Emanuela Alberti, Monica Bassani, Francesco
Cancarini, Paola Cappelli, Raffaella De Masi, Silvia Francesconi, Iole Giacomelli,
Giulia Gussago, Marilena Maxia, Alice Miano, Mariantonia Piotti, Roberta Possi,
Marco Rossetti, Susi Ricchini, Fiorenza Stefani, Giovanna Vezzola, Sandra
Zanelli, Arturo Zucchi
insieme agli ospiti della Casa di Reclusione di Verziano
Annamaria, Cecilia, Elton, Giovanni, Giuseppe, Lacine, Mario, Matar, Mauro,
Mintu, Mohammad, Said, Sofia, Valentin e Zio Said
Luci Sergio Martinelli
Suono Giacomo Brambilla
Fotografo di scena Daniele Gussago

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AL TEATRO SOCIALE DI BRESCIA – MARTEDÌ 6 GIUGNO 2017 – ORE 20,30

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Goodmorning Brescia (36) – Tre donne per dieci giornate

Il primo aprile del 1849 si chiudeva la sanguinosa quanto eroica saga delle dieci giornate, e non fu un pesce di aprile.

«La vittoria sul campo andò alle truppe austriache, ma quella morale (che in certi casi -in questo primo tra tutti- si rivela ben più importante dell’altra), sicuramente ai Patrioti bresciani»  fa notare Costanzo Gatta, soggettista e regista dello spettacolo (firmato CTB) dal titolo Patria oppressa che sabato prossimo,  alla presenza del Sindaco, a partire dalle 10,30, andrà in scena al Salone Vanvitelliano, nell’ambito delle annuali celebrazioni della storica e celeberrima resistenza che la Leonessa oppose al tirannico dominatore straniero.

 

«Ho raccolto alcuni episodi scegliendoli tra i tanti in cui i bresciani, al di là dello slancio patriottico e irridentista, seppero tenere dimostrare un comportamento impeccabile di dignità morale e sprezzo del pericolo e della morte. Ricordo Pietro Venturini, cui venne offerta salva la vita in cambio dell’abiuria e che, invece, preferì essere giustiziato per fucilazione piuttosto che tradire i propri ideali.  Ricordo Carlo Zima, carrozziere sciancato ma dotato d’incredibile coraggio: gli austriaci, che s’impegnavano a incendiare il maggior numero di case bresciane possibile, lo cosparsero di pece fuori e dentro, dandogli poi fuoco. Morì, ovviamente, ma trascinando con sé un soldato croato, scelto tra i feroci aguzzini che gli davano il tormento»

Mi resta ancora una curiosità che, approfittando della proverbiale cortesia e disponibilità di gatta, non riesco a comprimere: come mai, soprattutto in considerazione del carattere “bellico” della pièce, sono state chiamate a interpretarla tre attrici (Silvia Quarantini, Monica Ceccardi e Marta Ossoli – ndr) e nessun attore?

«Intanto, dal punto di vista della costruzione dello spettacolo, mi ha molto intrigato l’idea di queste tre donne che (abili e faconde nel raccontare come tutte le donne)  narrino standosene accanto a una delle colonne che fu danneggiata da una delle tante palle di cannone austriache che piovvero, con micidiale esito, sugli insorti» spiega sornione il giornalista-drammaturgo e quant’altro che, proprio negli scorsi giorni (vds. il numero 34 di questa stessa rubrica) ha ricevuto un importante riconoscimento per la sua lunga e sempreverde carriera.

«In più, intendo ricordare quelle donne bresciane che combatterono  fianco a fianco con i loro uomini: furono proprio loro le vittime più colpite dalla repressione austriaca, che riservò loro violenze e torture inumane e di ogni tipo» conclude e, a questo punto, non resta che andare ad assistere allo spettacolo di sabato mattina.

Ingresso gratuito fino a raggiunta capienza.

Conferenza stampa di presentazione giovedì 30 alle 15,30 in Loggia.

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