Goodmorning Brescia (262) – Biagio ed Evasio: un bel mix di parole mai a caso e note vellutate.

Quando qualcuno (come dire) si presenta al prossimo come un tipo un po’ troppo decisionista e arrogante, a Roma si dice che “se la canta e se la sona“. Il che, per i non-romani, sta a significare che parla, si muove e agisce sempre e comunque a proprio piacimento, senza tenere in minimo conto le opinioni, le preferenze e spesso anche i sentimenti degli altri.

Non è esattamente il caso della coppia Biagio Vinella / Evasio Muraro che ieri sera, in uno Spazio Illich gremito (come spesso accade) al limite della capienza, ha presentato la pièce «Come pesci in un acquario» ideata e composta dallo stesso Vinella con il contributo musicale originale di Muraro: loro due, infatti, “se la sono recitata, cantata e suonata” a modo loro, sì, ma trattando con eleganza e grazia argomenti e ricordi d’interesse generale.

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Ciò doverosamente premesso, però, mi sembra che sia giunto il momento di scendere più in dettaglio. Anzi, nel cuore dell’evento, come dicono quelli bravi.

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Si parla della percezione di sé, prima di ogni altra cosa. Spesso erronea, a volte totalmente deviata. Un uomo in carriera incontra un clochard e lo guarda con un atteggiamento a metà esatta tra il compassionevole e o sprezzante. «Come fa un essere umano a cadere in un simile degrado?» Solo che, a sua insaputa, è lo stesso commento mentale che, rivolto a lui, sta elaborando il barbone. E la questione è: conta più il decoro esteriore o la libertà interiore?

Il secondo (dolente) argomento affrontato, invece, riguarda qualcosa che nessuno al mondo vorrebbe conoscere e sperimentare personalmente: la fine di un amore. Un episodio di vita traumatico, in certi casi devastante, che però, ricorda Vinella, non arriva mai a caso e mai davvero all’improvviso. Ci sono molteplici segnali che precedono il culmine di una crisi di coppia, come l’abitudine, il progressivo isolarsi, il richiamo irresistibile delle vacuità di ogni tipo a scapito dei valori fondamentali dell’esistenza, dell’autenticità dei sentimenti, l’incancrenirsi di piccole ma fatisosamente reciproche insofferenze. Segnali evidenti, luminosi come fuochi accesi nel buio, che solo gli occhi intorpiditi di certi amanti non riescono a vedere. O forse, semplicemente, non vogliono vedere.

Tra i temi non poteva certo mancare il Tempo: quella sabbia che, oltre che a scendere da un piano all’altro dell’implacabile clessidra che limita ogni passaggio terreno, scandisce nei fatti lo svolgimento e l’esito della vita di ciascun essere vivente. In modo e misura particolarmente ossessivi, per quanto riguarda l’epoca contemporanea. Nel Pianeta Terra del terzo millennio, si aspetta sempre qualcosa (di cui molto stesso s’ignora l’effettiva sostanza), ma intanto il tempo scorre, nonostante cerchiamo di ingannarlo con finti appuntamenti, finte battaglie, finti o inutili progetti.   Cosa rimarrà in un remoto futuro del nostro oggi? Come sarà raccontato dagli storici e degli archeologici che si occuperanno del terzo millennio?  Certamente si parlerà di conflitti feroci e sanguinosi, di migrazioni molto più crudeli di quelle bibliche, di distruzione della natura; si esamineranno nei reperti le scorie di ogni tipo causate da un selvaggio quanto dissennato inquinamento. 

Anzi no. Semplicemente non se ne parlerà. Perché, semplicemente, persi nel delirio di autodistruzione, non lasceremo eredi che possano farlo.

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Infine, prima del commiato, tocca alla comunicazione interpersonale. Secondo la visione di Biagio Vinella (senza dubbio originale ma non privo di solide basi di analisi) , in questo tipo di società fondata su un sempre più esasperato edonconsumismo (non andate a cercare la parola su dizionari e/o enciclopedie, si tratta di un becero neologismo che ho appena creato io) siamo tutti come pesci, ciascuno alloggiato in un acquario diverso: possiamo guardarci l’un l’altro attraverso le pareti di vetro che ci tengono prigionieri, e lo facciamo infatti!, ma senza poterci toccare l’un l’altro. Ogni tanto arriva qualcuno a gettare il mangime, ma nessuno parla di equità, men che meno qui, quindi non a tutti spetta un’analoga quantità di cibo.

Basterebbe una rincorsa, una contrazione dei muscoli (e delle pinne) per spiccare un gran balzo e superare le barriere del nostro contenitore, è vero.

Peccato solo che, a ben vedere, forse, anzi probabilmente, siamo noi stessi a non voler lasciare il confortevole brodo in cui ci troviamo a nuotare fin dalla nascita.

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Questo è quanto, e per uno spettacolo di circa un’ora di durata non è certo poco, non vi pare?

E ancora non ho fatto cenno alle stupende musiche di un sempre più convincente (sia come autore che come esecutore) di Evasio Muraro, che ne è anche l’ispiratissimo paroliere. Un musicista con la M maiuscola e in grassetto che invito chi di voi ancora non lo conoscesse a “trovarlo” e ad assaporarne i sempre coinvolgenti brani.

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Un’ultimissima annotazione e un secondo disinteressato quanto fervido consiglio: . All’interno dello Spazio Illich sono esposte gran parte delle opere grafiche di Biagio Vinella, in un percorso che permette ai visitatori di valutarne e apprezzare l’articolato percorso artistico e concettuale.

Passate di là, quando troverete un attimo libero, e date un’occhiata. Non ve ne pentirete, parola di scout.

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