Elena Bucci: infinita e perfetta

La rassegna estiva del CTB (quest’anno intitolato con un piccolo e accattivante gioco di parle (“E…state con il CTB!“) raramente delude nella proposta degli spettacoli, caratterizzti da una linea originale ma, dopo anni di sperimentazione, facilmente individuabile nella caratterizzazione più rilassata e libera (sia nei testi che nell’interpretazione degli attori) dell’offerta artistica.

Questa settimana esattamente il 5 e il 6 luglio, al calare delle tenebre, come direbbe e scriverebbe uno di quelli bravi, nella suggestiva cornice del Chiostro di Sanra Chiara, dependance estiva del ristrutturato Teatro Mina Mezzadri, è andato però in scena uno spettacolo che non fatico a classificare di elevato grado di gosibilità da parte del pubblico e di grandissimo spessore per ciò che riguarda l’autrice/regista/interprete Elena Bucci, efficacemente coadiuvata dal perfetto accompagnamento musicale di Fabrizio Puglisi.

Lo spunto è quello di un bar aperto tutte le notti del mondo, un bar eterno, com’è eterna la voglia dei sognatori (ma anche dei delusi dalla vita) di raccontare e raccontarsi.

Com’è eterna la curiosità di chi non si accontenta, né si accontenterà mai, di fermarsi alle apparenze di coloro con i quali, in qualunque luogo, in ogni tempo e a qualsiasi titolo, abbia occasione di venire in contatto. Un luogo dell’anima, una fonte inesauribile anche per chi ha bisogno di riempire, con le vite degli altri, vere o soltanto ipotizzate, un vuoto interiore altrimenti incolmabile.

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In pieno stato di grazia, una visionaria e poliedrica Elena Bucci offre un vino mosso come il più eccellente dei Lambruschi, corposo ma mai indigesto, sapido eppure dall’aroma raffinato, imbottigliato dall’anfitrione Principe, che riscalda le viscere, ma anche la mente e l’anima degli spettatori che ne bevono con lei e ne rimangono piaceviolmente storditi e illanguiditi.

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Diventa, di volta in volta, la donna semplice imprigionata come una mosca nella tela del ragno in un matrimonio piatto, al quale è arrivata indossando l’abito nuziale della zia rimasta zitella, è il contadino romagnolo, arguto e sborone, è la donna disillusa che cerca (invano!) di affogare nell’alcool le troppefrustrazioni di una vita, è la donna prigioniera della propria nevrosi e dei tranquillanti che assume per tenerl in qualche modo sotto controllo che in una scena di grandissima suggestione, un’autentica indimenticabile chicca, annega lei stessa nel mare, a pochi passi dalla riva.

Dà vita a tanti altri personaggi, è ciascuno di loro, muovendosi con grazia ed energia (sì, è possibile farlo contemporaneamente, ma solo per i grandi attori) sul palcoscenico. Creature bizzarre e rutilanti del mondo di tutti i giorni, esibiti come, appunto, i fenomeni umani e animali del Circo Barnum. E canta, benissimo, da “Che cosa c’è” a “Senza fine“. Anzi, no: più che cantarle le canzoni le recita in musica, rendendole ancora più toccanti e indimenticabili.

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Di straordinaria efficacia l’accompagnamento musicale di Fabrizio Puglisi che, sulle orme di una Elena Bucci (voglio ripeterlo!) davvero immensa, si esalta a sua volta.

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Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è GuittoCirc.png   Guitto Matto