Goodmorning Brescia (121) – Teatro: bassa la pressione, altissime le aspettative

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Finite le vacanze, anche se il clima somministra quotidianamente ancora suggestioni estive, riprende l’assiduo e fecondo confronto tra il Centro Teatrale Bresciano e i rappresentanti dell’informazione cittadina (una volta si diceva “stampa”, ma oggi sarebbe un termine alquanto riduttivo, vista la massiccia presenza di altre e più moderne vie di comunicazione) .

 

Una nuova partenza, entrata ormai a pieno diritto in quella “attività caratteristica” di promozione teatrale a ogni livello e ad ampio ambito geografico praticata dal CTB: quella di  «Impronte teatrali – Pressione bassa», stagione di spettacoli allocati in provincia, frutto della collaborazione con il Teatro Laboratorio e le amministrazioni di un numero sempre crescente di Comuni del bresciano.

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31 spettacoli, 46 recite, 18 comuni coinvolti sono i numeri che la dicono lunga sullo spessore, sempre più rilevante, di questa iniziativa, possibile grazie anche al sostegno della Regione Lombardia –  Circuiti Lombardia Spettacolo dal Vivo.

I comuni coinvolti nella stagione che va a iniziare domani con la rappresentazione di «Novecento» e che, dopo Giorgio Gaber, sempre con la stessa opera, a chiusura di un circuito virtuoso, terminerà in aprile ,

«Abbiamo sempre posto, e porremo in futuro, particolare attenzione a ogni possibilità di positive sinergie»  è l’introduzione, dopo i saluti di rito, del Direttore Gian Mario Bandera.

«Sono ormai venticinque anni che questa importante e significativa kermesse teatrale va avanti, con numeri sempre soddisfacenti ma che. A partire dall’avvio della collaborazione con il CTP, hanno preso una decisiva accelerazione. Tra i comuni c’è, anno per anno una vivace alternanza che, però, gode della presenza di uno “zoccolo duro”  assai significativo. Per incrementare il già più che soddisfacente afflusso di pubblico registrato l’anno scorso, e per permettere l accesso di tutti, si è decisa una politica dei prezzi assolutamente contenuta con sbigliettamento ordinario a 8 € e ridotti a 5€, senza contare che, in alcune occasioni, la fruizione degli spettacoli sarà gratuita »  premette  Sergio Mascherpa, Direttore del Teatro Laboratorio nonché direttore artistico del Teatro Le Muse di  Flero.

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«In presenza di un certo disallineamento delle strutture messe a disposizione dai comuni partecipanti al circuito, si è prestata particolare attenzione nell’allocazione dei singoli eventi in base alle possibilità tecniche ricettive degli impianti. Dal punto di vista delle scelte di merito, mi sento di affermare che, ferma restando una selezione basata su un’elevata qualità intrinseca dell’offerta,  paradossalmente (ma non troppo), la linea seguita da Pressione Bassa è una non linea, basata sulla peculiarità della richiesta e le preferenze espresse dal pubblico delle singole piazze»

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Adesso, finito il momento di parlare, è arrivato quello di recitare (per gli attori) e di assistere agli spettacoli (per gli spettatori, non è difficile prevederlo, saranno moltissimi ed entusiasti.

E succederà tutto qui:

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    Bonera.2

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Goodmorning Brescia (118) – Si avvicina un nuovo varo, per la motonave Hedia

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Prima era così …

 

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Poi è stato così:

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«Come andrà venerdì prossimo, quando si andrà in scena non mi sento di prevederlo, se non altro per scaramanzia»  mi dice Patrizio Pacioni, alla fine della conferenza che, nell’elegante Cafè Novecento di Marone, gremita di gente fino ai limiti del possibile, nonostante una pioggia battente, ha presentato ai maronesi il dramma «Diciannove + Uno», allestito e messo in scena dagli attori della Lanterna Teatrale in coproduzione con Le Ombre di Platone di Roma e Teatro Studio di Darfo Boario Terme.

«Di certo, però, neanche nelle più ottimistiche aspettative, avrei potuto immaginare quanto interesse e quanta attesa si sono venuti a creare per il nuovo esordio della drammatica narrazione del mistero che, nell’ormai lontano (ma non troppo) 1962, vide scomparire praticamente nel nulla la motonave Hedia e il suo equipaggio al completo. Diciannove italiani e un gallese, appunto» aggiunge subito dopo, visibilmente soddisfatto.

E davvero ogni cosa è andata alla grande, a partire dalla impeccabile ospitalità del Cafè Novecento, alla partecipazione numerosa e partecipe del pubblico, alla conduzione del cronista del Giornale di Brescia, Flavio Archetti, abile nel porre le domande giuste e nello scandire i tempi della conferenza. Significativa la presenza del vicesindaco Enrica Bontempi, che ha portato il saluto a nome della Giunta e del la Presidente della Commissione Cultura Tania Gheza.

Il primo intervento è stato di Pacioni che, in modo snello ma adeguatamente approfondito, ha spiegato  i principi del cosiddetto teatro d’inchiesta che ne ispirano in maggior grado l’attività drammaturgica.

Poi, a nome degli attori della Lanterna Teatrale, Carlo Hasan si è soffermato sulle difficoltà incontrate (e certamente superate, ma questo lo potremo dire solo la tarda serata del prossimo venerdì, quando calerà il sipario della prima) nell’adattare un’opera pensata per un gran numero di attori a solo pochi interpreti: lui stesso, Fabrizia Boffelli e Lorenzo Trombini.

«Una sfida che ho e abbiamo accolto con coraggio ed entusiasmo, un lavoro collettivo in cui crediamo profondamente, che abbiamo affrontato impegnandoci allo spasimo» ha sottolineato.

Com’è giusto che sia, però, la parte del leone (in questo caso della Leonessa, senza riferimenti al territorio bresciano che, dalla Sicilia, l’accoglie da anni con grande simpatia e stima per l’impegno profuso sia in campo sociale che culturale) l’ha interpretata Giusy Orofino. La sua testimonianza, viva e palpitante, sulla scomparsa dello zio Giuseppe Orofino (semplicemente Pippo per familiari e amici) e sullo sgomento della famiglia di fronte a una tragedia che ha fatto della perdita nell’ignoito un dolore ancora più acuto di una morte accertata, ha letteralmente rapito il pubblico presente. Al punto che anche dopo il termine della conferenza, in tanti l’hanno circondata, ponendole mille domande e guardando con attenzione la documentazione che aveva portato con sé: lettere, ritagli di giornali, vecchie foto in bianco e nero, capaci di dare ulteriore spessore e suggestione alla vicenda.

Ora non resta che attendere sette giorni, dopo di che la motonave Hedia, dal porto… di Marone, ripartirà per un nuovo e (ci auguriamo vivamente) lunghissimo viaggio.

 

VENERDÌ 31 AGOSTO 2018 – ORE  20,45  PRESSO SALA DELLA COMUNITÀ DI MARONE

RAPPRESENTAZIONE DEL DRAMMA «DICIANNOVE + UNO»

La Sala della Comunità non è solo un nome nuovo dato alla tradizionale sala cinematografica parrocchiale, bensì è uno spazio di confronto, di partecipazione e di testimonianza, di cultura, di scambio, presente in quasi tutte le parrocchie bresciane. Quella di Marone, in particolare, è un vivace centro di aggregazione culturale che raccoglie interesse e frequentazione non solo dai residenti ma anche da persone che vivono nei paesi limitrofi e, in determinate occasioni, anche provenienti da località più distanti. 

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Ricordiamo, per concludere, che  il dramma «Diciannove + Uno» si è aggiudicata numerosi e significativi riconoscimenti tra i quali, in particolare, si ricorda il Premio Angelo Musco bandito dall’Associazione Il Convivio e il primo posto nel concorso Va in scena l’Autore, organizzato dalla FUIS Federazione Unitaria Italiana Scrittori.

Come già detto, lo spettacolo, inserito nell’ambito dell’ormai tradizionale manifestazione agostana maronese  «La settimana della Cultura», andrà in scena presso la Sala della Comunità di Marone, in via Cristini 5.

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   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (117) – Un mistero del mare… in riva al lago

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Nel marzo 1962 la motonave Hedia, adibita al trasporto di prodotti chimici e utensili per l’agricoltura, in viaggio verso Venezia dopo aver trasportato il suo carico in Spagna, scompare praticamente nel nulla.

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Un ultimo messaggio radio che segnala “mare mosso” ma senza che traspaia alcuna preoccupazione, poi il silenzio.

Una nave di quella stazza, in caso di naufragio, lascia in mare tracce piuttosto consistenti, a cominciare da una lunga e corposa scia di quel combustibile di cui i serbatoi della Hedia erano quasi pieni.

Invece niente: le navi intervenute sul posto rinvengono solo due salvagenti e un frammento di boccaporto: decisamente troppo poco per convalidare la tesi di un naufragio. Le ricerche durano poco e sembrano piuttosto svogliate. Il Governo italiano lascia cadere la questione troppo frettolosamente e con troppa accondiscendenza sotto le pressioni della Francia, impegnata allo spasimo negli ultimi sussulti della guerra di Algeria.

La lotta per il controllo dei ricchi pozzi di petrolio nordafricano, l’intraprendenza di Enrico Mattei e una serie infinita di depistaggi, contribuiscono a infittire il mistero.

I familiari di venti marinai, diciannove italiani e un gallese, aspettano invano di rivedere i propri cari o, almeno, di dare una sepoltura ai loro corpi.

Il dramma, che è stato messo in scena nel 2016 dalla Compagnia Stabile Assai e che si è aggiudicato prestigiosi riconoscimenti, quali il premio Angelo Musco (bandito dall’Associazione il Convivio) e il premio Va in scena l’Autore (bandito dalla Federazione Unitaria Italiana Scrittori), è stato completamente rielaborato e viene presentato in un allestimento del tutto nuovo e innovativo curato da Lanterna Teatrale. Coproduzione Lanterna Teatrale, Ombre di Platone e Teatro Studio.

 

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SABATO 24 AGOSTO 2018 – ORE 19 PRESSO CAFÈ NOVECENTO

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

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Aperitivo – incontro al quale saranno presenti l’Autore (Patrizio Pacioni), la regia e il cast al completo (Carlo Hasan, Lorenzo Trombini e Fabrizia Boffelli) e, testimone di eccezione, Giusy Orofino, nipote di uno dei marinai scomparsi, Giuseppe Orofino. Introdurrà e condurrà la conferenza Flavio Archetti, del Giornale di Brescia.

Per quanto riguarda il Cafè Novecento (via Roma 32), elegante ritrovo da poco tempo condotto da una nuova, giovane e dinamica gestione, che, praticamente, si affaccia sull’incantevole scenario del Lago di Iseo,  lasciamo la parola ad alcuni commenti  presi a caso tra i tanti postati in Rete dai clienti, italiani e stranieri, che hanno avuto modo di fruirne i servizi:

 

stefano bresciani
Nuova gestione giovane e dinamica. Locale con arredo vintage, curato e accogliente. Ottime colazioni e pranzi serviti in vasocottura. Bene anche per vegetariani. Consigliatissimo.

stefano bresciani

Ragazzi stupendi….il Pirlo corretto….. Unico!
stefano bresciani
We discovered Cafe Novecento by accident and went back every day to have their aperitivo. Their service is amazing and the staff couldn’t be more friendly. Highly recommend everyone who goes to Marone and am already looking forward to coming back!
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SABATO 31 AGOSTO 2018 – ORE  20,45  PRESSO SALA DELLA COMUNITÀ DI MARONE

RAPPRESENTAZIONE DEL DRAMMA «DICIANNOVE + UNO»

La sala della comunità non è solo un nome nuovo dato alla tradizionale sala cinematografica parrocchiale, bensì è uno spazio di confronto, di partecipazione e di testimonianza, di cultura, di scambio, presente in quasi tutte le parrocchie bresciane. Quella di Marone, in particolare, è un vivace centro di aggregazione culturale che raccoglie interesse e frequentazione non solo dai residenti ma anche da persone che vivono nei paesi limitrofi e, in determinate occasioni, anche provenienti da località più distanti. 

 

Chi sono:

   Patrizio Pacioni

Scrittore (17 pubblicazioni tra romanzi e raccolte di racconti e fiabe), blogger presente e attivo nell’attualità e nel sociale e, da diversi anni a questa parte, anche e soprattutto drammaturgo, impegnato nel c.d. “Teatro d’inchiesta” e nella satira psicologica. Tra le sue pièce già rappresentate ricordiamo, oltre (appunto) a «Diciannove + Uno»,  «La verità nell’ombra»  (ispirata alla strage di Portella della Ginestra rappresentata a Brescia nell’ambito del cartellone CTB del Teatro Sociale 2014/2015) «Borsellino e l’Olifante»  (omaggio ai magistrati-martiri Falcone e Borsellino «Sua Eccellenza è servita» (parabola tragicomica sulla complessità della mente e sulla difficile gestione delle relazioni personali, scritta con Salvatore Buccafusca); tra quelle di prossima messa in scena  «Amaranto- Amaro Amianto»  (denuncia dell’attualità della minaccia costituita dall’asbesto attraverso la narrazione della morte da inquinamento di un operaio)  «Marzia e il Salumiere»  (ricostruzione onirica del drammatico sequestro di una bambina, rapita e brutalmente uccisa negli anni ’80) . Il dramma  «Come nel gioco dell’Oca»  scritto insieme a Elena Bonometti,  in attesa di rappresentazione, si è aggiudicato nel 2017 il prestigioso premio intitolato a Carlo Terron, indetto dalla rivista di settore Sipario.

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   Carlo Hasan  

Dal 2014 frequenta la Scuola di Teatro, Cinema e Danza “Il Faro Teatrale” con i docenti Massimo Sabet, Giulia Donelli, Marco Penitenti, Umberto Terruso e Enrica Chiurazzi. Nel 2017 comincia i suoi studi con Carlos Maria Alsina e Tom Radcliffe (fra gli ultimi allievi ad aver seguito il Maestro Sanford Meisner) ed entra a far parte del “London Group Theatre”. Collabora come attore nell’accademia “Arte e Vita” di Breno nella realizzazione del musical “A chorus line”. Attore in “X-Des”, spettacolo per le Dieci giornate di Brescia. Porta in scena dal 2013 al 2015 il musical “La Bella e la Bestia”. Attore del monologo/spettacolo “Cecità” di Josè Saramago per la regia di Fabrizia Boffelli nell’agosto del 2016. Fondatore Della “Lanterna Teatrale”, scuola d’arte drammatica sul lago d’Iseo.

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   Lorenzo Trombini  

Si diploma attore al Teatro Prova di Bergamo nell’anno 2003. Nella seconda decade del nuovo millennio dirige una serie di spettacoli:  “Sopra le spalle la croce (Crucifixus 2011),  “La cantatrice calva”  (2013), La signorina Papillon (2014), “Una specie di Alaska” (2016),  “Un leggero fastidio”  (2016), “L’orso” (2017), “Cats – Il musical” (2017),  “A chorus line” (2018). Innumerevoli regie dei lavori finali delle classi di teatro, i cui gtesti, peraltro. Trombini scrive personalmente durante il tempo libero. Lorenzo è sposato dal 2001 con Francesca, coreografa e insegnante di danza: una coppia di creativi che, avendo anche la bella incombenza di crescere due meravigliosi figli,  non si annoia mai.

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  Fabrizia Boffelli   

Si diploma il 26 novembre del 2008 presso la Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe”, Udine. È socio fondatore della compagnia “Teatro delle Quattro e Quarantotto”, porta in scena gli spettacoli “Ad altezza d’uomo”, “Ci si mangia vivi”, “Berlino ‘89”. Collabora con la compagnia “Carrozzeria Orfeo” con lo spettacolo “Nuvole Barocche”. Collabora con Tèatre à Porter per lo spettacolo “Sei nei miei piedi”. Lavora in teatro con Elena Bucci e Marco Sgrosso negli spettacoli “Tarfufo, ovvero l’impostore” e “Mythos”, con Alessio Nardin “Serata futurista a Venezia”, con Marco Sgrosso in “Woyzeck”, con Giuliano Bonanni e Claudio de Maglio con lo spettacolo di commedia dell’arte “Il giuramento dell’amor spergiuro”.

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   La Lanterna Teatrale   

È un’Associazione Culturale con sede a Marone (Bs) fondata nel 2015 da un gruppo di artisti professionisti, che lavorano da anni sul territorio con l’obiettivo di creare una realtà nuova, dinamica, capace di diffondere il linguaggio teatrale contemporaneo. «Fare teatro ci insegna a metterci i gioco, dato che lo strumento dell’attore è il proprio corpo, la propria anima e la propria predisposizione a scoprirsi, a ritrovarsi e ad accettare tutto ciò che siamo». Dice il fondatore Carlo Hasan, aggiungendo subito dopo: «Non è nulla di psicologico né di magico, semplicemente lavorando su noi stessi siamo per forza costretti a scoprire cose che solitamente non vediamo o non vogliamo vedere. Non è nostra presunzione riuscire in ciò, ma semplicemente guidare fra le tecniche di teatro per aiutare a riscoprirsi».

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Flavio Archetti

È un giornalista iscritto all’albo dell’ordine dei giornalisti Lombardia nella categoria pubblicisti dal luglio 2011. Pubblica i suoi articoli, con regolare frequenza, sul Giornale di Brescia, occupandosi di cronaca, di costume e di eventi.

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Lo spettacolo va in scena nell’ambito dell’ormai tradizionale manifestazione agostana maronese: «La settimana della Cultura»

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   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (115) – Elena Bonometti, donna dal multiforme ingegno

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Una delle principali e più genuine caratteristiche della “brescianità” è, da sempre, rappresentata da quel mix di alacrità, abnegazione e imprenditorialità che ha consentito, consente e per molto tempo ancora consentirà alla città, di mantenersi ai primi posti dell’italica eccellenza in molte tipologie di attività, tecniche e umanistiche, scientifiche e artistiche.

In quest’ottica e in questo spirito va intesa l’intervista all’attivissima ed eclettica Elena Bonometti, insegnante, amministratrice, politica e scrittrice / drammaturga.

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Elena Bonometti, bresciana doc di Costalunga/San Rocchino che gioca a tutto campo: scuola, impegno politico, teatro, volontariato e drammaturgia. Dove lo trova il tempo necessario per riuscire a fare tutto e bene?

Ho una natura piuttosto dinamica e sono ricca di interessi e passioni: date le premesse riesco a far tutto: anzi, no. Qualche volte le riunioni e gli impegni si accavallano….non è da me, però, saltare un giro!

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Cominciamo dall’insegnamento. Tra scarsità di risorse pubbliche messe a disposizione per la scuola e aggressioni ai docenti, non si può dire che sia esattamente il momento migliore per svolgere il Suo mestiere. Con che spirito e con quale strategia si reca ogni giorno a fare il Suo lavoro?

Penso che una cattedra, un prof e una scolaresca ben motivata possano fare miracoli: non credo alla tecnologia a scuola. Sono della vecchia scuola socratica! Anche se, devo dire, è più comodo stare seduta che passeggiare! Lo spirito è quello della ex studente che a scuola si è divertita e ha avuto la fortuna di avere una maestra bravissima alle elementari e docenti validi dalle medie all’Università. Soprattutto ho respirato in casa estremo rispetto verso l’Educazione e la Scuola (infatti, poi, la mia laurea è stata in Pedagogia). Rispetto che non vedo più, dato il relativismo e il distruttivismo imperanti. Proff picchiati? Al sessanta per cento è colpa dei genitori, barbari membri di una società ignorante di valori, al trentacinque per cento è colpa del dirigente scolastico che non ha saputo dirigere adeguatamente una scuola e, ultimo, il cinque per cento colpa del docente che non ha saputo costruire un rapporto civile. Il ragazzo che disturba in classe ha, evidentemente, gravi problematiche in sé che vanno affrontate altrove ma è, tuttavia, tenuto a controllarsi: così come si controllano i docenti! Negli ultimi anni è venuto meno l’autocontrollo dei più giovani, il saper condurre le proprie emozioni. I ragazzi di oggi non tollerano la benché minima frustrazione! Non sono preparati ad affrontare la vita. La scuola non può supplire completamente la famiglia che resta, comunque, la prima agenzia educativa. Gestire le proprie emozioni è importante per tutti e diventa fondamentale per un teatrante….e torniamo al Teatro, che è scuola di Vita.

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Ancora un momento, c’è ancora un punto da toccare: la politica. Dopo essere stata eletta tra i consiglieri comunali nelle recenti elezioni amministrative di Brescia, Lei ha compiuto un gesto piuttosto insolito nel quadro della politica italiana, una delle cui regole più consolidate è che, una volta che si è conquistata una poltrona, è necessario rimanerci seduta sopra il più a lungo possibile: ha rinunciato alla carica (ossia alla cadrega, come dicono a Milano) mandando in Consiglio la prima dei non eletti. Perché?

Mi è stato chiesto di candidarmi in Comune e, credendo di avere compatibilità col CTB (come avvenne nel 2011 quando ero consigliere di maggioranza con delega alla Musica) mi sono presentata e sono stata eletta. In seguito ho scoperto che, a causa del nuovo statuto del CTB, ero diventata incompatibile! Per non tradire l’elettorato ho preparato le dimissioni alla Regione per il CTB ma non sono riuscita a inviarle a Milano perché ero sotto il torchio con gli orali della maturità. Mai ritardo fu così fulgido segno del destino! Nuove esigenze di carattere familiare (cascate come una tegola in testa) mi avrebbero impedito di lavorare in commissione e col gruppo consiliare nei pomeriggi (al mattino insegno Psicologia in una scuola superiore)…pertanto ho presentato a malincuore le dimissioni al Comune. Mi scuso col mio elettorato. Se questo fattaccio familiare si fosse verificato tre mesi prima non mi sarei neppure candidata. Tuttavia, la sera, sono ancora donna di politica, membro del Direttivo Cittadino del mio movimento e lavorerò per i miei colleghi in Consiglio. La passione politica in me è forte, intendendo la politica come arte di amministrare e governare, da partecipare con spirito di servizio.

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Ed eccoci al Teatro (la “T” maiuscola non è stata messa a caso). Lo scorso anno è stata riconfermata dalla Regione come membro del consiglio di amministrazione del C.T.B. Centro Teatrale Bresciano, uno dei più intraprendenti, dinamici e prestigiosi Enti di categoria. Le chiedo quale sia la Sua interpretazione del ruolo e quali fini, a Suo avviso, debba perseguire un Teatro che voglia mettere insieme, in Cartellone, qualità degli spettacoli, valori culturali, individuazione e lancio di nuovi talenti e gradimento del pubblico. Sempre che ciò sia possibile, naturalmente.

Come membro del cda mi devo occupare del solo Bilancio e della amministrazione in genere. Non posso cambiare le regole imposte al mio ruolo. Se fossi Direttore Artistico, credo avrei molto coraggio: marionette (fantastiche quelle dei Colla!), musical, tragedie a profusione, testi comici: l’uomo piange e ride, parla ma anche canta e balla! E una spolverata di teatro civile: ricordo, come uno degli spettacoli più meritevoli di essere visto, il Pantani di alcuni anni fa. Teatro di denuncia e in più ben fatto! Ho scoperto la tragedia di un uomo che, dato il mio profondo disinteresse per lo sport, non conoscevo. Il colmo è che a teatro non sono venuti né gli appassionati di prosa né di ciclismo. Non essere curiosi è un male!!!! Non ho preclusioni…Il pubblico va guidato ed educato, pertanto mirerei alla qualità dei testi (c’è un repertorio meraviglioso!) e alla qualità degli interpreti. Sicuramente non seguirei mode culturali, in primis quella del Pensiero Unico. Il teatro contemporaneo non mi soddisfa molto, a parte Lisma, il duo Pacioni-Bonometti (ah ah ah!) e qualcosa di Massini.

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Già, il Teatro. Una cosa è amministrarlo, un’altra, ben diversa, è farlo, o meglio, scriverlo. Alla prima occasione, con la pièce «Come nel gioco dell’oca», scritta a quattro mani con Patrizio Pacioni, ha centrato lo scorso anno uno straordinario obiettivo, aggiudicandosi il primo poso nel premio bandito dalla prestigiosa rivista “Sipario” e intestato al drammaturgo Carlo Terron. Di cosa tratta il testo? Quale ne è lo messaggio? C’è speranza di vederlo rappresentato a breve sui palcoscenici d’Italia?

Mentre un romanzo lo puoi delibare sul manoscritto (se non te lo pubblicano!) un testo teatrale necessariamente deve vedere la luce dei riflettori: abbiamo cercato di offrirlo a un attore-regista che, durante la scrittura, emergeva con la sua fisionomia e col suo carattere dalle pagine. Stiamo a vedere cosa risponde e incrociamo le dita. Basta che risponda, però!!! Ovviamente non l’ho offerto al CTB, anche se la Legge italiana, per un’opera sola, lo consente. Il contenuto parla della Vita e della Morte, delle opportunità perdute e di quelle che si afferrano a volte ma con incoscienza. Ma è un testo da scoprire passo-passo, riassumerlo è fortemente riduttivo. Il colpo di scena (che c’è!) va scoperto e vissuto! Invito i curiosi ad andare sul portale di Sipario e leggerlo.

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Eccola, Elena Bonometti drammaturga: a sinistra quella scattata con la divina Carla Fracci, durante la cerimonia di premiazione del Concorso indetto da Sipario, tenutasi al Teatro Manzoni di Milano, e intitolato a Carlo Terron, a destra ritratta con Patrizio Pacioni, autore, insieme a lei,  del dramma «Come nel gioco dell’Oca».

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L’avventura creativa si è conclusa qui o nel futuro più o meno immediato ritiene di tornare a cimentarsi nel campo della scrittura teatrale?

Ho iniziato un anno fa una pièce teatrale, quasi un monologo, ma poi la caduta della retina sinistra mi ha inibito il lavoro. Col mio coautore, l’ottimo  Pacioni, abbiamo in cantiere un testo per cui ci stiamo spendendo in ricerche in un lungo e in largo (senza trovare risposte!): tratterà di una contessa abitante in Costalunga e scomparsa nella II guerra mondiale.

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Spazio per rispondere a una domanda che non Le ho fatto ma alla quale Le piacerebbe rispondere.

La domanda è: cosa tieni sul comodino? Mi piace entrare nel mondo intrapsichico attraverso i segni oggettivi. E rispondo: una abat-jour fiorentina, un cordless, un I-phone, un immancabile bicchiere di acqua, una catasta di libri!!! Uno lo sto leggendo, gli altri li leggerò dopo…Ho il vezzo di finirli fino all’ultima parola. Un libro fra gli altri è la raccolta dei poemi di Ghiannis Ritsos: ogni due o tre libri me ne leggo uno. Che meraviglia!!! Adoro il mondo greco. Le parole diventano musica…..E sul mobiletto tengo anche confezioni di integratori come magnesio e betacarotene: sano realismo, desiderio di efficienza e di riparami da ustioni solari in quanto ho la pelle bianchissima. Credo che un comodino, a saperlo leggere, racconti molto di una persona!

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BIOGRAFIA DI ELENA BONOMETTI

Nata a Brescia il 19-11-1959 e residente in Città

Professione: insegnante abilitata in Filosofia e Scienze Umane, attualmente in ruolo come docente di Psicologia Applicata, in passato è stata insegnante di Scuola dell’Infanzia (dal 1987 al 2008).

Titoli di studio: maturità tecnica, diploma magistrale, Laurea in Pedagogia secondo il vecchio ordinamento (Università Statale di Verona, 1999), Master in Organizzazione e Legislazione del Teatro Musicale (Conservatorio di Brescia2013).

Incarichi vari:

Vice Presidente della II Circoscrizione del Comune di Brescia dal 1994 al 1998 e consigliere di minoranza fino al 2008

consigliere comunale di minoranza a Caino, capogruppo, dal 1999 al 2004;

consigliere comunale di maggioranza a Brescia (dal 2008 al 2013) con Delega ai Rapporti con Enti, Associazioni, Istituzioni, Fondazioni Musicali,

Vice Presidente del Conservatorio di Musica “Luca Marenzio” di Brescia per due mandati consecutivi dal 2005 al 2011;

Membro del cda del Centro Teatrale Bresciano in rappresentanza del socio fondatore Regione Lombardia dal 2011 al 2016 e rinnovata dal 2016.

Premi

Finalista il 29 ottobre 2017 al concorso teatrale “Angelo Musco” nella sezione Teatro inedito con la pièce “Come nel gioco dell’oca” scritta con Patrizio Pacioni;

Vincitrice con la stessa pièce del Premio Autori italiani 2017, sezione Più Personaggi, indetto dalla rivista Sipario, nel novembre 2017

Pubblicazioni:

Decine di articoli per la rivista dell’ADASM “Noi Genitori”;

“Antologia della poesia nelle lingue e nei dialetti lombardi dal Medio Evo ai primi del ‘900”, edizioni Scheiwiller;

“Come nel gioco dell’oca” di Elena Bonometti e Patrizio Pacioni sul portale di Sipario.

 

 

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Goodmorning Brescia (105) – Spettacoli di qualità oltre le mura

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Si è conclusa poche ore fa, presso la sede del Centro Teatrale Bresciano di Piazza Loggia,  la conferenza stampa per la presentazione del Festival Estivo del C.T.B., denominato  «Un salto nel Nullo».

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«È il terzo appuntamento estivo del CTB» ricorda Elena Bonometti , componente del Consiglio di Amministrazione del CTB.

«In nome del concetto di città intesa come unicum,  che non sarebbe tale senza le sue periferie, dal centro di Brescia, sede delle precedenti rassegne, ci si  trasferisce nella zona di via Milano,  precisamente in via Francesco Nullo, dove si è allestito uno spazio scenico ad hoc.  Una sere di eventi che, a partire dall’inaugurazione del 26 giugno, riguarderanno diverse modalità espressive e narrative, in particolare prosa classica e contemporanea, musica, per finire con la composita performance di Moni Ovadia» 

Un’occasione unica che, vista la differenza che si riscontra tra la composizione e l’estrazione del pubblico “invernale” e di quello “estivo”, sottolinea la consigliera,  «potrà risultare utile ad avvicinare nuovi spettatori al Teatro».

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Gian Mario Bandera ricorda che anche questo ricco Festival estivo s’inserisce nel progetto 《Oltre la strada》d cui già si è parlato su queste stesse pagine. Si è predisposto il servizio di un Bus navetta mette in risalto, con legittima soddisfazione, come lo spettacolo di Moni Ovadia, destinato a essere rappresentato in molte altre piazze, sia di produzione del Centro Teatrale Bresciano (la quattordicesima e ultima della stagione)

La capienza dell’impianto allestito varia tra i 200 e i 250 posti, per ogni sera di spettacolo, in collaborazione con Brescia Mobilitàè previsto un servizio gratuito navetta per raggiungere lo spazio del festival, con partenze alle ore 20.45 da Largo Torrelunga e alle ore 21.00 da Piazzale Cesare Battisti; al termine degli spettacoli, la navetta sarà disponibile per la corsa di ritorno.  Nelle sere di programmazione, inoltre, grazie a un’iniziativa realizzata in collaborazione con la Cooperativa la Rete, a partire dalle 19.30 il Bistrò Popolare allestirà presso l’area del festival uno stand per aperitivi e cene fruibile prima dello spettacolo.

Giovani artisti bresciani s’impegneranno ad abbellire, con i loro lavori, le mura perimetrali della vicina e dismessa fabbrica Caffaro.

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Domenico Bizzarro fa presente come e quanto la Cooperativa La Rete si trovi a proprio agio con manifestazioni del genere. L’idea, da sempre sostenuta e perseguita, è quella di rendere le periferie poli attrattivi non solo per lo spazio temporale limitato a un evento,  ma anche al di fuori e oltre, attraverso la creazione di spazi recettivi adeguati e accoglienti.

«Una fucina giusta / per chi la fa e chi la gusta» conclude, con una battuta arguta che, correttamente intesa, può risultare molto più efficace e significativo di un semplice slogan..

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QUESTO IL PROGRAMMA COMPLETO DELLA MANIFESTAZIONE 

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martedì 26 giugno, compagnia “I sacchi di sabbia” e Massimiliano Civica con lo spettacolo «Dialoghi degli dei», per la regia di Massimiliano Civica e con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Iliano, Giulia Solano.

giovedì 28 giugno  «Stories», concerto della raffinata cantautrice Patrizia Laquidara, che sarà sul palco insieme a Daniele Santimone (chitarra e cavaquinho) ed Enrico Terragnoli (chitarra e basso).

sabato 30 giugno, concerto con il cantautore Alessandro Sipolo che proporrà il suo progetto Canzoni per la strada, insieme a Omar Ghazouli (chitarra elettrica), Alberto Venturini (batteria), Emanuele Agosti (basso), Luigi Rizzo (fisarmonica), Paolo Malacarne (tromba).

lunedì 2 luglio spettacolo teatrale Passione, di e con Laura Curino, Roberto Tarasco (che cura anche la regia) e Gabriele Vacis.

mercoledì 4 luglio, Elisabetta Pozzi nel ruolo di regista e interprete del monologo Cassandra, una produzione Fondazione Teatro Due di Parma, con il contributo di Massimo Fini.

venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 luglio la produzione CTB  Dio ride (Nish koshe) che avrà per protagonista tutto il carisma di un artista come Moni Ovadia, con la musica dal 0 vivo della Moni Ovadia Stage Orchestra composta da Maurizio Dehò (violino), Luca Garlaschelli (contrabbasso), Albert Florian Mihai (fisarmonica), Paolo Rocca (clarinetto) e Marian Serban (cymbalon). Uno spettacolo in cui sei vagabondi, cinque musicanti e un narratore di nome Simkha Rabinovich

Tutti gli spettacoli iniziano alle ore 21.30.

Il festival si svolge all’aperto. In caso di pioggia l’organizzazione si riserva di comunicare le modalità di recupero degli eventi in programma.

 

Biglietti e abbonamenti

– Carnet 6 spettacoli € 50

– Carnet 3 spettacoli € 30

– Ingresso singolo spettacolo € 12, under 25 € 9

 

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  Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (102) – Quell’esclusivo Caffè

Si è tenuta nel primo pomeriggio, presso la sede del C.T.B. di Piazza della Loggia,  la rituale conferenza stampa in occasione della rappresentazione di “Café des Anges“.
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«Sono qui soprattutto per ringraziare chi sta lavorando perché il Teatro diventi sempre più strumento di “rigenerazone umana”,  dialogando con la cultura e il sociale, prprio come sta dimostrando di saper fare Somebody  Teatro, produttore dello spettacolo. che ha saputo fare dialogare la cultura e il teatro» chiarisce subito il vice sindaco Laura Castelletti.
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Gian Mario Bandera, Direttore del CTB, conferma come il rapporto tra l’Ente e Somebody Teatro rappresenti  uno dei tasselli più importanti del complesso di rapporti tra il Centro Teatrale Bresciano e la città: un rapporto bidirezionale  che ha permesso l’avvicinamento a una serie di attività culturali che in passato non erano mai state così vicine.
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La cooperativa La Rete si muove tradizionalmente e con assoluta coerenza nell’ambito di un’azione di contrasto  verso diversi tipi di disagio》 fa notare Domenico Bizzarro, amministratore delegato dell’omonima cooperativa, prima di passare la parola a Beatrice Faedi, che entra subito nel vivo dell’iniziativa e dell’evento.
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«Abbiamo lavorato con 46 non attori non professionisti di diversa estrazione,  alcuni dei quali soggetti “fragili”, che si esibiranno pronti a essere giudicati dal pubblico come “attori veri”. Consistente parte della preparazione è stata svolta nello stabile di via Gussago» racconta la coordinatrice artistica del progetto Somebody – Teatro delle diversità.
«La poesia guida di quest’anno  è 《L’angelo》 di Rainer-Maria Rilk (che riportiamo qui di seguito – ndr): 
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Con un cenno della fronte respinge
lungi da sé ogni vincolo, ogni limite
perché per il suo cuore passa alto e immenso il ciclo
degli eventi che ricorrono eterni.
Nei fondi cieli scorge una folla di figure
che lo chiamano: riconosci, vieni -.
Ciò che ti pesa, perché lo sostengano,
non affidarlo alle sue mani lievi.
Verrebbero nella notte a provarti nella lotta,
trascorrendo la casa come furie,
afferrandoti come per crearti
e strapparti alla forma che ti chiude.
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Si parla sostanzialmente di due fazioni a confronto: da una parte un umanità disastrata che si lascia prendere dalla vacuità della parola non collegata a concetti e ideali, al puntio di non accorgersi dell’incombente presenza degli Angeli; dall’altra  gli Angeli stessi, che non riescono neppure a servire il caffè, a causa della loro invisibilità. Come oggetto-guida dello spettacolo abbiamo scelto la panchina, dove ognuno si può accomodare in qualsiasi momento. per rilassarsi e vedere passare gli altri davanti a sé».

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Dopo avere rivelato la inconfondibile presenza nello spettacoli di riferimenti goldoniani, concentrati in una serie di frammenti di spettacolo, misti a leggibilissimi riferimenti a “Il cielo sopra Berlino”  (1987 – Der Himmel über Berlin) di Wim Wender, Beatrice Faedi avvisa che mancano solo pochissimi posti a consuntivare un “tutto esaurito” che, al tempoi stesso, emoziona, spaventa e motiva.
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CAFÉ DES ANGES

domenica 27 maggio 2017 al Teatro Sociale
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   Bonera.2
Categorie: Giorni d'oggi.

Nell’ultima di «Teatro Aperto» trionfa l’invincibile gelo dell’anima

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Nei venti anni trascorsi tra il 1998 (allorché Bryony  Lavery  scrisse “Frozen” ) e oggi, sono cambiate moltissime cose, ma il dramma conserva una grandissima attualità.

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Una voce narrante (Silvia Quarantini) e tre personaggi: Ralph (Fulvio Pepe), Nancy (Elisabetta Pozzi) e Agnetha (Lucilla Giagnoni) per narrare una storia intensa e tragica.

Nancy è una normalissima donna inglese, fin troppo attaccata al suo hobby, in giardinaggio. Uno di quegli esseri umani, e ce ne sono moltissimi, che non sapendo (o non potendo) apprezzare la placida gioia di un tranquillo tran tran, si complicano e si inacidiscono l’esistenza con dissidi piccoli, ma dolorosamente urticanti, nell’ambito della propria famiglia o delle proprie amicizie: nel caso di Nancy bisticci e contrasti riguardano le due figlie e la madre.

Agnetha, invece è una psichiatra newyorkese, ma originaria dell’Islanda, con la fobia del volo. Vive negli Stati Uniti, esercitando la propria professione con coscienziosa competenza e successo professionale e, almeno in apparenza, nulla la lega alla casalinga inglese.

A far convergere le due rette che, altrimenti continuerebbero a procedere in parallelo, è lui, Ralph, il mostro della casa accanto. Un uomo frustrato, sopravvissuto a un’infanzia di abusi e violenza somministrata da un padre padrone, al prezzo di un’instabilità mentale che lo ha trasformato in un gelido serial killer.

Molteplici i temi individuabili nella narrazione.

L’orrore che si nasconde nelle pieghe della banale e ripetitiva normalità della vita quotidiana. La natura sostanzialmente rassicurante delle piccole paranoie quotidiane che fanno da scudo all’incombere di un destino fatale. Il devastante impatto della violenza, sia sulle vittime che su coloro che a esse sopravvivono. L’inutilità terapeutica della vendetta. L’orribile vuoto che causa il male e che dal male è lasciata su carnefici e vittime. L’impossibile elaborazione del lutto di fronte alle devastanti tragedie che colpiscono un congiunto, soprattutto quando si tratta di un figlio: non serve la rabbia, non serve la rimozione, non serve lo scorrere del tempo, non serve neanche il perdono. Perché senza capire non se ne viene fuori ,ma capire, in certi casi, è impossibile.

Perché, come dice la razionalissima Agnetha, «Tra il peccato e la colpa c’è  lo stesso rapporto che c’è tra sintomo e malattia”,

Forte il testo (che, del resto, si è già aggiudicato numerosi quanto significativi riconoscimenti nei più importanti concorsi britannici di drammaturgia) in continuo crescendo di pathos, fino alla nemesi finale.

Bravissimi gli attori.

Intrigante, per gli spettatori che gremivano il San Carlino, la possibilità di vedere interagire due stelle di priuma grandezza come Elisabetta Pozzi e Lucilla Giagnoni.

Ancora vincente e convincente la sperimentazione di questa prima stagione bresciana di letture sceniche raccolte sotto il titolo di “Teatro Aperto”.

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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

«Solaris» in palcoscenico resta a metà tra fantascienza e psicoanalisi

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Il romanzo:

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Tit. originale: Solaris

Autore: Stanisław Lem

Edizione: Sellerio Editore (anno 2013)

Traduttore: Vera Verdiani

Pagine: 316

ISBN-10: 8838929106

ISBN-13: 9788838929106

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La trama:

Un astronauta, in arrivo dalla lontanissima Terra, arriva alla stazione spaziale che gira intorno al pianeta Solaris, dotato di un vastissimo oceano, conosciuto come “il grande pianeta vivente”: secondo le leggi della fisica, infatti, si sarebbe dovuto distruggere, ma qualcosa, che sembra legata a una reazione cosciente, ha evitato la catastrofe. L’accoglienza è inquietante: dei pochi occupanti della stazione spaziale uno è morto recentemente, ma coloro che sono rimasti preferiscono parlarne il meno possibile. Angoscia latente, sinistre presenze, oggetti che prendono vita.

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I film:

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  1972

Regia Andrej Arsen’evič Tarkovskij
Interpreti e personaggi
·         Donatas Banionis

·         Natal’ja Bondarčuk·  

          Jüri Järvet

·        Anatolij Solonicyn 

·         Sos Sarkisjan

·         Vladislav Dvoržeckij

·         Nikolaj Grin’ko

·         Ol’ga Barnet

·         Tamara Ogorodnikova

·         Georgij Tejch

·         Julian Semёnov

·         Ol’ga Kizilova

   2002

Regia Steven Soderbergh
Interpreti e personaggi

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Lo spettacolo:

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DRAMMATURGIA DI FABRIZIO SINISI
DA STANISLAW LEM E ANDREJ TARKOVSKIJ
E CON IL CONTRIBUTO DELL’ATELIER D’ÉCRITURE
DIRETTO DA LAURA TIRANDAZ ALL’UNIVERSITÉ D’AVIGNON
REGIA DI PAOLO BIGNAMINI
SCENE E AIUTO REGIA FRANCESCA BARATTINI
DISEGNO LUCI FABRIZIO VISCONTI
CON DEBORA ZUIN, GIOVANNI FRANZONI, ANTONIO ROSTI
PRODUZIONE CTB CENTRO TEATRALE BRESCIANO
IN COLLABORAZIONE CON SCENAPERTA ALTOMILANESE TEATRI

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La lettura drammaturgica  operata da Fabrizio Sinisi, mirata a esaltare i temi dei limiti della ragione terrestre e della interpretazione da parte dell’uomo non solo delle logiche che animano esseri alieni (intesi come unità viventi diverse da sé), ma anche dei propri processi mentali, nulla ha a che fare con le due trasposizioni cinematografiche del romanzo. Nelle due pellicole, infatti, erano state messe più in risalto tematiche di carattere fantascientifico (come il mistero dell’Oceano Vivente) o sentimentali (il rapporto tra Chris Kelvin e sua moglie Rheya  morta suicida (ovvero il suo clone).

Operazione ambiziosa ma non perfettamente riuscita: la claustrofobica staticità della stazione orbitale, unita ai dialoghi che appaiono eccessivamente dotti e cerebrali, ingabbiano la regia di Paolo Bignamini appesantendo il ritmo dello spettacolo e rendendo difficoltoso, da parte dei tre pur bravi interpreti Debora Zuin, Giovanni Franzoni e Antonio Rosti, una recitazione più naturale e precludendo l’effettivo coinvolgimento del pubblico.

Essenziale la scenografia, basata sulla incombenza di un sole rosso appeso nel nero dell’universo e su piattaforme che rendono piuttosto bene l’ambientazione tecnologica. Non di immediata comprensione l’inserimento in una colonna sonora per il resto adeguato, di brani come «Et moi dans mon coin» di Charles Aznavour e «Singing In The Rain» di Gene Kelly.

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  GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.