Goodmorning Brescia (163) – Anche quest’anno (per fortuna) riapre Teatro Aperto

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«Siamo arrivati alla terza edizione del  progetto realizzato con la direzione artistica di Elisabetta Pozzi. Si tratta di un’iniziativa che ha riscosso grande interesse anche a livello nazionale, il cui scopo principale è quello di sollecitare e tenere sempre accesa l’attenzione del pubblico sulla drammaturgia contemporanea» sono le parole con le quali il Direttore del CTB padrone di casa, Gian Mario Bandera, introduce la conferenza stampa di presentazione della rassegna di letture sceniche “Teatro Aperto” tenutasi stamattina nella sede di Piazza Loggia.

«A riprova dell’interesse suscitato, oltre al costante favore riscontrato da parte del pubblico, riceviamo un numero crescente di adesioni da parte non solo di drammaturghi, ma anche da attori che si offrono per partecipare agli eventi»

Prima di passare la parola agli altri conferenzieri, Bandera ricorda che nel prossimo mese di maggio andrà in scena al Teatro Sociale la “mise en espace” della pièce «Il bacio di Tosca» (Kenneth Jupp) che lo scorso anno si aggiudicò i maggiori favori espressi nelle schede di valutazione degli spettatori affluiti al San Carlino.

Prima di ogni altra cosa il Consigliere di amministrazione del Centro Teatrale Bresciano Luigi Mahony, si premura di ringraziare i partner di questa iniziativa, Provincia e Fondazione ASM, e, soprattutto, il Direttore artistico Elisabetta Pozzi, reduce dal clamoroso successo registrato a Vicenza dalla sua “Ecuba” in cartellone nel calendario bresciano 19/20, attesa con grande curiosità e aspettativa da parte degli appassionati.

«A dare maggior lustro a questa rassegna, segnalo la presenza di professionisti di altissimo livello quali Fulvio Pepe, Lella Costa e altri validissimi attori che si affiancheranno, naturalmente, alla stessa Elisabetta Pozzi» sottolinea a conclusione del suo intervento.

«La Fondazione ASM continua con grande convinzione a seguire le principali attività culturali bresciane, tra le quali, in prima posizione, si deve annoverare senz’altro il CTB» dichiara il presidente Felice Scalvini. Pere poi proseguire così: «La rassegna “Teatro aperto” ha attirato la nostra attenzione come progetto originale e interessante idoneo a promuovere in modo conveniente il “protagonismo” inteso nella migliore e più positiva accezione del termine. È nostra precisa intenzione quella di dimostrarci non solo finanziatori, ma anche e soprattutto partners».

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Guido Galperti, vice presidente della Provincia, fa notare come il suo Ente sia costantemente attento non solo all’attività artistica teatrale, ma anche alla manutenzione, alla ristrutturazione e alla valorizzazione delle strutture di Brescia e del suo territorio.

A tirare le fila dell’incontro, com’è giusto che sia, pensa l’anima della rassegna “Teatro aperto”, Elisabetta Pozzi.

«Mi piace parlare al plurale perché quello di questa serie di appuntamenti è un autentico lavoro di gruppo che, oltre a me, coinvolge mio marito Daniele D’Angelo, Andrea Cora e altre quattro o cinque collaboratori appassionati di teatro» premette.

«Quest’anno il numero dei lavori che sono stati proposti, e la difficoltà di selezionare i migliori in presenza di una elevata qualità media, ha reso il nostro impegno particolarmente laborioso»

Passa poi a soffermarsi più in dettaglio sulla struttura e sui lavori prescelti, precisando che l’idea di strutturare la rassegna in due tranche separate, è stata suggerita dalla possibilità di fare un doppio focus: nella prima parte si è voluto valorizzare testi di cultura anglosassone, dedicando la seconda, maggiormente ma non esclusivamente, alla produzione nazionale.

«Il tema di fondo che lega in un certo modo i quattro spettacoli della prima parte è quello del confronto intergenerazionale . Si parte dal singolare modo di affrontare la figura di Giovanna D’Arco ne La madre della pulzella” (Jane Anderson) che evidenzia e dimostra, tra l’altro, le grandi difficoltà incontrate oltreoceano nell’affrontare tematiche tipicamente europee. Si passa poi al romanticismo “in ritardo” della seconda pièce, “Stella cadente”, firmato da Steven Dietz, un autore bravo e prolifico ma ancora poco conosciuto.Bambino mio divino” (Carol Carpenter), il terzo appuntamento, è ambientato nel nord del Mexico, territorio di confine quanto mai problematico. Un testo che appare molto americano, anticipando tematiche che, però, stanno diventando sempre  più familiare anche qui in Italia.

Per concludere, “The b*easts”, di un’autrice britannica (Monica Dolan). Un testo molto forte e importante che Lella Costa ha già portato in lettura a Milano. Si racconta di una psicoterapeuta che cura una bambina, introducendo un difficile spunt di riflessione sulla progressiva sessualizzazione di società e cultura contemporanea».

Prima dei saluti finali, Elisabetta Pozzi fa notare come e quanto sia importante collocare gli autoiri dei testi in un territorio e in un contesto preciso, aiutando così il pubblico ad avvicinarsi sempre più al teatro.

«Qualcosa che noi di Teatro aperto abbiamo cercato, stiamo cercando e cercheremo sempre di fare»

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Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (162) – Un mese e un domani a misura di donna

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Si è tenuta questa mattina nella Sala Consoli di Palazzo Loggia la conferenza stampa finalizzata a illustrare agli esponenti dell’informazione bresciana la serie di iniziative organizzate dal Comune per la ricorrenza del 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.

«La massiccia presenza di giornalisti e addetti all’informazione testimonia la fondamentale importanza di questo importante calendario di eventi» esordisce l’assessore Roberta Morelli che di questa iniziativa è da considerarsi la principale promotrice e organizzatrice.

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«Sì è scelta di dilatare e di spalmare il giorno del 25 per la durata di tutto il mese di novembre, in una serie di circa 40 appuntamenti, nell’intento di approfondire adeguatamente i temi da trattare: la promozione della cultura del rispetto e delle buone prassi».

L’assessore coglie poi l’occasione per annunciare l’ottenuto appoggio della Regione al progetto per le attività di prevenzione da svolgere all’interno delle scuole bresciane.

«Entro l’anno, inoltre, verrà licenziato il nuovo protocollo per la prevenzione della violenza, nell’ambito del quale verranno coinvolti anche i comitati di quartiere e le associazioni femminili interessate».

Passando poi al merito delle iniziative che comporranno il “palinsesto” di questa complessa rassegna, Roberta Morelli rivela alcuni dei temi principali che saranno trattati: le buone pratiche per l’uso di un linguaggio inclusivo, il problema della violenza perpetrata nei confronti delle donne straniere e la violenza assistita, specificando che, a tal fine, sono previste iniziative culturali (quali reading e dibattiti) spettacoli teatrali di danza e prosa, un flash mob che si terrà nel pomeriggio di lunedì 25 novembre in Piazza della Loggia e la messa in posa di numerose “panchine rosse”.

Segue il saluto portato dal dottor  Claudio Vito Sileo, direttore generale dell’ATS, che fa presente come alla abituale collaborazione con gli ambiti territoriali si unirà la partecipazione concreta e diretta di professionisti selezionati e delegati dall’Associazione di Tutela della salute, con l‘organizzazione di un Convegno che vedrà, tra le altre qualificate presenze, quello dall’Avv. Aldovrandi da sempre in prima fila per la difesa dei diritti delle donne.

Prende poi la parola Orietta Trazzi che illustra l’idea condivisa con Costanzo Gatta che prevede la partecipazione di diverse coreografe impegnate ad affrontare, ciascuna a modo suo, i problemi della violenza di genere. A ciò si affiancherà la predisposizione di un manifesto firmato da personalità di assoluto rilievo culturale e della società civile.

«Il tutto ruota attorno allo spettacolo “Lei e il mostro”, che sarà rappresentato al Teatro Sociale la sera di mercoledì 27 novembre: spettacolo di danza contemporanea -in collaborazione con il CTB- con sette coreografie, per dire no alla violenza sulle donne, attraverso la narrazione delle vicende delle mogli di Enrico VIII e altri riferimenti storici e culturali.

L’intervento successivo è di Patrizio Pacioni, autore del dramma “Marzia e il salumiere – Storia di un fiore reciso”.

«Si tratta di un commosso omaggio alla memoria di Marzia Savio, rapita e uccisa nel 1982, all’età di 11 anni, a Rivoltella del Garda. Una vicenda che turbò le coscienze dei bresciani e non solo le loro, una storia emblematica di quanto sia necessaria un’attenta tutela della sicurezza delle donne, dei minori e di tutti i soggetti più deboli ed esposti. Il dramma, con la regia di Mario Mirelli e la recitazione di Massimo Pedrotti e Chiara Pizzatti, dopo il successo dell’esordio in anteprima al teatro Sant’Afra di Brescia nello scorso aprile, ha in corso una tournée che l’ha portata e la sta portando in numerose piazze del bresciano e in altri prestigiosi teatri primo fra tutti il Teatro Petrolini di Roma. Nell’ambito degli eventi previsti per la Giornata internazionale dell’eliminazione della violenza sulle donne la replica è prevista sabato 23 novembre alle 15.00 presso l’OK School Area 12 nel quartiere Casazza.

Secondo la rappresentante del comitato di quartiere Chiusure, che interviene successivamente, «Per parlare con credibilità di violenza sulle donne bisogna partire “da vicino”, quindi dalle strade dalle piazze dei singoli quartieri. La nostra idea, nell’ambito di questa rassegna, è una maratona di lettura che si terrà con la collaborazione della Biblioteca Ghetti e di volontari che, mi auguro, saranno molto numerosi».

È la volta poi delle due associazioni di donne presenti in conferenza.

Parla per prima Roberta Leviani, in rappresentanza dell’Associazione Butterfly.

«Nel corso della manifestazione, precisamente lunedì 25 novembre,  sarà inaugurata ufficialmente la sede della nostra Associazione. Nonostante la “giovinezza” della nostra iniziativa (partita il 1 luglio scorso – ndr), in pochi mesi si sono rivolte a noi quaranta donne, e altre trentacinque, insieme ai loro figli minori, sono state collocate in strutture sicure di emergenza»

Prende poi il testimone Piera Stretti, esponente della Casa delle donne.

«Sono trent’anni che lavoriamo nel settore dell’assistenza alle donne e soprattutto nell’opera di prevenzione della violenza di genere e di formazione culturale contro gli stereotipi. Solo lo scorso anno ci hanno richiesto assistenza migliaia di donne».

Finisce qui,  con le interviste, le foto e i rituali saluti.

Tre appuntamenti particolarmente interessanti concedetemi però di estrarli dal programma e segnalarli io, in ordine di data.

  • Domenica 3 novembre alle ore 17,00, presso la Fondazione Civiltà Bresciana – Vicolo S. Giuseppe 5 “Scatti Mortali” mostra personale fotografica di Olga Litvinova.
  • Giovedì 7 novembre alle ore 18,00 presso la Galleria UCAI – Vicolo S. Zenone 4, “Donna tu sei mia” di e con Biagio Vinella (canzoni con testi offensivi della dignità femminile, di ieri e oggi).
  • Lunedì 25 novembre alle ore 17,30, presso la Fondazione Civiltà Bresciana – Vicolo S. Giuseppe 5 – “Le donne nella letteratura “ conferenza di Carla Boroni.

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Prepariamoci: novembre comincia domani.

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Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (161) – Entrare a teatro per uscire da una noiosa routine

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Una conferenza stampa affollata di giornalisti e davvero… fuori norma, quella che si è tenuta nel primo pomeriggio presso la Sala Giunta di Palazzo Loggia, con la presenza di surreali e accattivanti maschere viventi.

Del resto è ormai nota a tutti l’originalità della rassegna che da quattro anni si innesca nel ricco calendario bresciano di prosa.

Si parla di

GIORNATE FUORINORMA 2019
26 Ottobre, 7, 8, 9, 10, Novembre
CHE MOSTRO CHE SEI!
Guardarsi ed essere guardati tra fragilità paura e nuove scoperte.
Teatro, danza contemporanea, workshop, incontri, attività per ragazzi, musica, happening intorno ad arte e diversità

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Apre gli interventi Felice Scalvini, Presidente della Fondazione ASM.

«Più che una conferenza stampa sembra una performance, pienamente in linea con lo spirito che anima Fuorinorma !» non può fare a meno di mettere in risalto, ricordando che fin dall’inizio di questa manifestazione ASM non si limita a collaborare con gli organizzatori, ma dialoga con loro, nel comune intento della valorizzazione in città e dintorni del teatro sociale d’arte.

«Sono tre anni che il CTB collabora con questa manifestazione con assoluta convinzione, come dimostrato dall’inserimento di uno degli spettacoli che compongono la rassegna all’interno del cartellone “ufficiale” della corrente stagione» ribadisce il direttore del CEntro Teatrale Bresciano, Gian Mario Bandera.

Giuliana Bertoldi, Consigliere della Fondazione della Comunità Bresciana, mette in risalto l’accuratezza con la quale è stato realizzato ogni dettaglio della rassegna, a cominciare dall’opuscolo divulgativo che, dietro un’apparente semplicità, si vuol rivelare un potente di tutte quelle energie solidali e culturali che scorrono nella città.

Marco Piccoli, Vicepresidente della Fondazione Sipec, sottolinea come sia l’inquietudine (intesa nell’accezione più positiva del termine) il “motore” che muove e rende significative tutte le giornate Fuorinorma. Per poi concludere con una suggestiva citazione:  «Essere percepiti ogni giorno come uguali è la più severa condanna all’invisibilità».

Nel suo intervento, Domenico Bizzarro, Presidente della Cooperativa Sociale la Rete, ragiona su una frase che dovrebbe essere molto più di uno slogan : «Ci si spende molto nella ideazione e nella creazione di nuove ionixziative, ma poi non ci si cura abbastanza di monitorare e curare quotidianamente i rapporti interpersonali. In altre parole: meno inaugurazioni e più manutenzioni!»

È di Beatrice Faedi, com’è giusto che sia, la “parte del leone”.

«Non fatico ad ammettereche senza il supoporto di Enti e Istituzioni, gli eventi di Fuorinorma, semplicemente, non potrebbero avere luogo» confessa l’esponente di Somebody Teatro delle Diversità.

«Quella che si presenta alla partenza è un’edizione molto corposa, dunque anche rischiosa» premette, prima di passare all’esposizone degli appuntamenti in programma.

«Si comincerà il 7 novembre con un debut»segna ci sarà poesia, dunque, ma anche recitazione, ballo e musica. Segnalo, tra gli altri, l’evento “fumettistico” (ma non solo)  “Tutti mostri di Dylan Dog”  (con la partecipazione del grande disegnatore Corrado Roi e le due dark lady della dei testi, Barbara Baraldi e Paola Barbato. che sta già incontrando un interesse persino inatteso nelle dimensioni in cui si sta registrando».

La conclusione è un numero, precisamente il 3.000 che narca le presenze registrate nelle quattro giornate della scorsa edizione.

Un nunero che, se conosciamo un po’ Beatrice, è sua ferma intenzione migliorare ulteriormente quest’anno.

Alla chiusura e al saluto di commiato (così come aveva provveduto a introdurre la riunione-stampa) provvede il vice sindaco Laura Castelletti.

«Somebody Teatro e Fuorinorma sono energia pura, qualcosa che rende possibile a Brescia porsi al centro di un certo tipo di riflessione a livello nazionale sul riconoscimento delle differenze e delle fragilità e dell’intuizione su come soddisfare certi bisogni da esse derivanti».

E. come (im)prevedibile, per la gioia dei fotografi, lo scatto di gruppo finale.

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Categorie: Giorni d'oggi.

Falstaff l’esagerato ammalia Brescia

Sir John Falstaff è un personaggio creato da William Shakespeare che appare nell’ Enrico IV e nella Allegre comari di Windsor e viene nominato nell’ Enrico V, per la creazione del quale si dice che il grande drammaturgo si sia ispirato a Sir John Oldcastle (realmente vissuto) che fu a capo delle milizie inglesi nel corso della Guerra dei cent’anni.

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Falstaff è anche il titolo dell’ultima opera di Giuseppe Verdi, il cui libretto, scritto da Arrigo Boito, ispirato al già nominato Le allegre comari di Windsor, ma arricchito con alcuni passi tratti anche da Enrico IV parti I e II.

Prima di dedicare qualche minuto a questa recensione, se lo ritenete utile, potete leggere il servizio di Bonera.2 sulla conferenza stampa di presentazione di «Falstaff e il suo servo»dell’evento:

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Goodmorning Brescia (160) – Al Sociale è in arrivo l’uomo dagli smodati appetiti!

 

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È la vita stessa a renderci bulimici, costantemente insoddisfatti, centrati su noi stessi e, soprattutto, ridicoli.

Il grasso, il panciuto, il gigantesco, l’esagerato, il ridondante Falstaff , è la sintesi suprema, il distillato allo stato puro dell’esiziale summa di tutti questi difetti dell’essere umano, che Shakespeare tratteggia e anima da quasi-dio della creazione artistica qual è, con il soffio vitale che egli solo lui conferire ai propri personaggi.

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Un uomo tronfio e supponente, ma al tempo stesso inconsapevolmente e insospettabilmente eroico, a suo modo, capace, nella grandezza delle proprie mancanze riesce persino a suscitare la livida invidia di un servo colto, ma reso ottuso dal livore di chi , qualunque ne sia la natura e la qualità, al proprio interno lascia intravedere una scintilla;  un uomo irridente e al tempo stesso ridicolo fin dall’inizio della pièce, rovesciato al suolo come una tartaruga rovesciata, che non sarà mai capace di raddrizzarsi e alzarsi in piedi senza l’aiuto altrui, che nella pratica del certame amoroso riesce a diventare (e proprio questa è la sua grandezza) ancora più ridicolo.

Un uomo di una miopia intellettuale talmente forte da sfiorare la cecità: «Sei un uomo di troppe parole» gli contesta il servo, che invece la vista delle debolezze altrui ce l’ha fin troppo acuta. «No, sono un uomo che usa la logica», risponde Falstaff, con fede incrollabile in se stesso.

E intanto l’odio del servo verso il padrone ribolle, cresce, perché è difficile che chi, povero di idee ed emozioni, non possiede un’esistenza propria, qualcosa che, alimentando il pensiero e la fantasia, si elevi dal ciclo universale della pura sussistenza fisica.

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«Non basta voler vivere, per vivere davvero» contesta a Falstaff, ma è solo la livida smorfia dell’invidia.

Poi, a guarnire e valorizzare un’esistenza intessuta di autoillusioni e vanità, arriva una provvidenziale (sembra strano, ma mi sembra opportuno definirla così) morte in battaglia. Una cornice talmente preziosa che, limitando un quadro che va a sfocarsi ai bordi estremi, rende un mediocre ritratto un quadro un po’ più bello e gradevole da vedere.

Anche la morte sul campo, però, merita un ultimo, clamoroso e irriverente sberleffo: perché, come disse e scrisse Oscar Wilde, “La vita è troppo importante per essere presa sul serio“.

L’ardita opera di “taglio, assemblaggio e cucitura” dei vari brani shakespeariani (senza distogliere mai lo sguardo dal Falstaff verdiano) portata a compimento da Nicola Fano e Antonio Calenda si rivela azzeccata e vincente. La messa in scena di «Falstaff e il suo servo» per opera dello stesso Antonio Calenda ha lo stesso risultato di un prodotto di alta sartoria: un abito su misura in cui non si riesce a ravvisare neanche una piega fuori posto.

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La recitazione di Franco Branciaroli, oltreché impeccabile come sempre, nell’occasione ispirata e in qualche modo amplificata dall’evidente empatia tra attore e personaggio, è validamente sostenuta da quella di grande valore del servo Massimo De Francovich e dall’efficace accompagnamento di Valentina Violo, Valentina D’Andrea , Alessio Esposito e Matteo Baronchelli. Di grande suggestione le scene e i costumi di Laura Giannisi, le musiche di Germano Mazzocchetti e le luci di Cesare Agoni.

Appuntamento da non mancare: al Teatro Sociale di Brescia fino al 3 novembre.

(foto dello spettacolo inserite a corredo di questo articolo: ph Tommaso Le Pera)

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Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (159) – Questa sì che si chiama cultura a tutto tondo!

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I pomeriggi al CTB” (quinta edizione) e “Letteratura & Teatro” (arrivato addirittura al 14° anniversario) sono due serie di eventi che fiancheggiano e caratterizzano ogni anno la stagione del Centro Teatrale Bresciano.

Apre la conferenza stampa di presentazione delle rassegne la consigliera Patrizia Vastapane, mettendo in evidenza come si tratti di due rassegne che coinvolgono noti esponenti del mondo culturale, artistico e dell’informazione i quali, sottolinea, “interverrà a titolo assolutamente gratuito”.

«È nostra intenzione cercare di ripetere i buoni risultati ottenuti sia con i giovani che con gli adulti nel promuovere e rinnovare l’interesse per il teatro» conclude, passando poi la parola al Direttore del CTB.

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«Quello tra il CTB e l’Università Cattolica è un rapporto importante che, mi auguro, si protrarrà a lungo e in modo sempre più fattivo» ricorda Gian Mario Bandera. «Mi preme intanto sottolineare che in considerazione del crescente numero di partecipanti agli eventi registrato nella scorsa stagione, si è deciso di spostare gli incontri dal Foyer del Teatro Sociale a sé più capienti come il Salone Vanvitelliana di Palazzo Loggia, l’aula magna Tovini dell’Università Cattolica e il Teatro San Carlino».

Prende poi la parola Manlio Milani (presidente della Casa della Memoria).

«La nostra collaborazione quest’anno si riallaccia a  due significativi anniversari: il 50º della strage di Piazza Fontana e il 45º della strage di Piazza della Loggia. Due avvenimenti tragici che accomunarono nel lutto e nell’indignazione due città grande di tradizione democratica come Milano e Brescia, facendo sì che i loro abitanti si unissero indissolubilmente nella lotta alla violenza e al terrorismo. Luciano Violante si occuperà delle riflessioni istituzionali, Paolo Corsini approfondirà, invece, gli aspetti più prettamente storici.

Prima di passare la parola alla coordinatrice de “I pomeriggi al CTB”, la docente di letteratura tedesca presso l’Università Cattolica Lucia Mor, Giovanni Panzeri, direttore di sede della Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, si limita a ribadire come la crescita registrata dalle rassegne oggetto della conferenza stampa sia in termini tecnico-qualitativi che in termini di presenze di pubblico e di interesse, testimoni la riuscita degli incontri grazie anche al sempre più accurato allestimento.

«L’iniziativa nacque da un’idea molto semplice: si voleva trovare un luogo d’incontro ideale in cui si potesse far parlare e fare ascoltare la letteratura. Fin dall’inizio il successo registrato si rivelò persino superiore alle più rosee aspettative. Si tratta di occasioni imperdibili nel corso delle quali risulta possibile individuare e mettere a fuoco numerosi e significativi aspetti del complessissimo dell’animo umano, prevalentemente attraverso la prospettiva teatrale. Nell’edizione di quest’anno, la presenza di classici immortali (lo shakespeariano “Falstaff” -che aprirà la stagione- primo tra tutti) e di numerose trasposizioni sceniche di testi letterari di altissima qualità, aiuterà a sollecitare l’interesse del pubblico non solo in ottica locale ma anche nazionale» spiega appunto la già citata Lucia Mor, per aggiungere e concludere subito dopo che, nel corso dei “Pomeriggi” saranno trattati temi di grande attualità come la disabilità, le diversità, il crescente fenomeno delle fake news e le tematiche della scuola intese come sfida dell’educazione.

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Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (157) – Poche storie… rigorosamente bresciane

È in partenza la nuova e ambiziosa iniziativa promossa dal Centro Teatrale Bresciano in collaborazione con il Centro Studi RSI: «Storie bresciane», ciclo di quattro appuntamenti finalizzati ad “approfondire alcuni fondamentali eventi della storia cittadina”. A maggior sottolineatura dell’importanza dell’evento, la conferenza stampa di presentazione, tenuta nella Sala Giunta della Loggia è stata aperta dall’intervento del Sindaco Emilio Del Bono.

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«Si tratta di un nuovo format di cui io e la Giunta ci sentiamo particolarmente soddisfatti e orgogliosi. Ci siamo concentrati sulle biografie di grandi bresciani posizionati in scenari complessi- Un’operazione assolutamente necessaria, a mio avviso, per meglio comprendere, attraverso le tracce lasciate dal passato, la realtà del presente e le tendenze del futuro» spiega Mario Maviglia, quasi cinquant’anni di vita spesi nella scuola e (soprattutto per la scuola). Per ricordare poi che «La cifra stilistica che contraddistingue questa offerta culturale è quella di mettere insieme argomenti storici e tipologie di narrazione diverse, prima tra tutte quella resa possibile e praticabile dall’approccio teatrale»

Il professor Roberto Chiarini, già titolare della cattedra di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano, membro dei Comitati scientifici della Fondazione Turati di Firenze, della Fondazione Lucchini di Brescia, della Fondazione Craxi di Roma e del Comitato di redazione della rivista “Ventunesimo secolo” motiva la scelta delle personalità alle quali sono dedicati gli incontri  e dei rispettivi relatori.

«Si tratta di personaggi che al rilievo locale affiancano anche un rilievo nazionale e internazionale e che simboleggiano i principali movimenti d’idee che hanno caratterizzato il percorso del ‘900: liberalismo, interventismo e anti-politica, fascismo e nascita della comunicazione di massa. Cattolicesimo politico. Nell’ordine Papa Paolo VI, Gabriele D’Annunzio, Augusto Turati e Giuseppe Zanardelli».

Le conclusioni sono tirate da Gian Mario Bandera, Direttore del C.T.B.

«Il Centro Teatrale Bresciano vuole essere “Facilitatore culturale”: un punto di primario e costante riferimento all’interno della città e del suo territorio. Questa nuova iniziativa si innesca in un’operazione di memoria che si è intrapresa già da anni. Per comprendere l’importanza che attribuiamo a questi eventi, basti citare gli attori che abbiamo scelto per portarla in palcoscenico: Franca Muti (oltre che prestigiosa attrice, devota del brescianissimo Papa Paolo VI) Graziano Piatti, Fausto Cabra, Monica Ceccardi e Anna Scola. Per garantire la massima diffusione del messaggio si è deciso di aprire a tutti la partecipazione con prezzi poco più che simbolici e offerte ulteriormente vantaggiose riservate agli studenti.

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La conferenza si conclude qui, e resta l’aspettativa di una Brescia che, a dirla con le parole dei relatori, “si guarda allo specchio e si lascia guardare”.

 

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Categorie: Giorni d'oggi.

Icaro: «Ambire a un’altra specie non è sano»

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Sciolte al calore dei raggi solari le ali di cera che ne avevano favorito il mitico volo, Icaro si schianta in mare. Un impatto violentissimo che non lo uccide, ma gli spacca le ossa, lasciandolo, tra la gente del posto, come un misterioso angelo deforme caduto dal cielo. Trasformandolo, suo malgrado, in una specie di freak esposto in un circo, per vedere il quale un pubblico malato di morbosa curiosità è disposto a pagare il biglietto.

Da questa premessa, intrigante e grottesca, nasce e si sviluppa «Icaro caduto» monologo scritto e interpretato da Gaetano Colella per la regia di Enrico Messina, ultimo appuntamento sia del complesso della corposa stagione 2018/2019 del CTB che, più specificamente, del Festival estivo del Centro Teatrale Bresciano.

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Il testo è al tempo stesse semplice e complesso, unendo una drammaturgia scevra di virtuosismi dialettici a una articolata alternanza di stili narrativi e di toni recitativi. Dalla poetica dei momenti più propriamente epici (alternativamente baciata e alternata) si passa, negli inserti satirici, agli ammiccamenti di una prosa più materiale, in alcuni casi decisamente e piacevolmente sapida.

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In tutto ciò, Gaetano Colella se la sbriga decisamente bene, dando vita in modo energico e privo di sbavature, attraverso opportune e a volte funamboliche variazioni di gestualità, di posizionamento scenico, di prospettiva e di impostazione vocale, a diversi e ben delineati personaggi.

Riesce, con sostanziale naturalezza, a tenere una rotta di mezzo tra rispetto di alcune suggestioni mitologiche e chiavi di lettura schiettamente terrene e popolari, inducendo nello spettatore (e non è cosa facile per nessuno) riflessioni non banali ed emozioni di diversa, a volte opposta, natura.

Fino al drammatico epilogo (ma non è forse drammatico l’epilogo della storia di ogni uomo che venga al mondo?) sintetizzato, come nel più efficace degli epitaffi, dalla frase che abbiamo scelto di utilizzare come titolo di questa recensione.

Lineare, per non dire spartana, ma efficace la scenografia, coadiuvata da opportuni giochi di grafica luminosa. Meritatissimi i convinti applausi con i quali il pubblico saluta la fine dello spettacolo e della stagione.

E, a proposito di questa ormai trascorsa stagione, mi sia consentito un ultimo “passaggio” su una persona che, pur non calcando mai le assi del palcoscenico, ha contribuito al successo di un tabellone già per suo conto straordinariamente ricco e valido, facilitando e favorendo i rapporti con la stampa e facilitando, a noi tutti, il lavoro d’informazione su tutti gli spettacoli in programmazione.

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Sto parlando della dinamica e sempre disponibile, sollecita e cordialissima Veronica Verzeletti, addetto stampa e comunicazione del CTB. Di sé dice: «Comunicare la cultura, raccontarla attraverso i progetti di Enti e Persone. Questo è ciò che faccio ogni giorno, con passione e soprattutto fantasia» …

E altro non posso fare (aspettando il già prossimo inizio della stagione 2019/2020) che prenderne atto e confermare con grandissima simpatia e stima.

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Icaro caduto

scritto e interpretato da Gaetano Colella

regia Enrico Messina

costume Lisa Serio

scena Paolo Baroni

disegno luci Loredana Oddone

cura del suono Raffaele Bassetti

produzione ArmamaxaTeatro / PagineBiancheTeatro

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GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (152) – Corti da ricordare a lungo

 

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L’idea di far partire per la prima volta a Brescia un festival di corti teatrali, (vale a dire pièces teatrali che abbiano la durata massima di quindici minuti), era stimolante e foriera di favorevolissimi sviluppi futuri, ma la sfida di organizzare il primo concorso nel giro di pochi mesi, poteva sembrare talmente difficile da rasentare la temerarietà.

Siccome, però, «per vincere una guerra perduta ci vuole un generale folle» e siccome un pizzico di follia in chi non è uso limitarsi ad aspettare che ila mela si stacchi da sola dall’albero, ma è sempre pronto ad attivarsi e a  mettersi in gioco perché le cose accadano, piàù che necessaro è indispensabile…

… ecco che l’assessore alle politiche giovanili e pari opportunità Roberta Morelli e lo scrittore-drammaturgo Patrizio Pacioni si sono attivati con determinazione e il concorso per corti teatrali, riservato alle scuole e alle comunità giovanili e battezzato «Facciamoci un corto» da progetto si è trasformato immediatamente in realtà.

Il risultato? Lavori ben pensati, ben scritti e ben messi in scena, che hanno reso difficile (la vita) la valutazione da parte mie e della qualificatissima giuria che con me ha interagito (composta da Franca Ferrari, Annabruna Gigliotti, Pino Oriolo e Rita Piccitto),

Un altro risultato: una cerimonia di premiazione (tenuta nella prestigiosa Sala Giudici di Palazzo Loggia) festosa e arricchente per tutti i partecipanti.

Un altro ancora? La consapevolezza che già a partire dal prossimo settembre si partirà per l’organizzazione della seconda edizione «Facciamoci un corto» per la quale, a parità (sperèm) di qualità delle opere, ci aspettiamo un deciso incremento del numero delle partecipazioni.

Detto questo, qui di seguito, ecco le motivazioni dei premi assegnati:

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Menzione d’onore speciale per i costumi e la scenografia: laboratorio dell’IIS Fortuny (per «Don Chisciotte»)

Lo spettacolo, di per se stesso suggestivo nei richiami storico-letterari, beneficia del sorprendente supporto dei costumi multicolori, fantasiosi, evocativi e di forte impatto emotivo, perfettamente in linea con l’interpretazione in chiave moderna e simbolica dell’eterno dramma di Don Chisciotte. Rimarchevoli la perizia e l’accuratezza rilevate nella realizzazione che, sommate a una fresca vena artistica e creativa, contribuiscono a una convincente e coinvolgente esaltazione estetica degli abiti di scena.

 

Migliore interpretazione femminile: Paola Bazzana, Margherita Bianchi, Martina Frassina e Beatrice Breda, “coreute” nello spettacolo «Antigone» (Liceo Gambara)
Calate in uno spettacolo di matrice classica, colgono con grande sagacia lo spirito della contaminazione tra antico e moderno impressa alla pièce dalla regia. Notevole la capacità di interazione e sincronia tra le attrici che, pur esprimendo al meglio la coralità del gruppo, riescono ciascuna a a conferire alla recitazione accenti personali perfettamente distinguibili e riconoscibili.

 

Migliore interpretazione maschile: Ibrahima Coly (IIS Fortuny, spettacolo «Don Chisciotte»)
Nella trama ironica, paradossale ed estremamente stimolante della pièce, basata sulla riattualizzazione dell’opera di Cervantes, pensata e messa in scena da Marco Passarello, l’attore s’inserisce con una interpretazione del goffo Sancho Panza caratterizzata da un’eccezionale naturalezza e condotta con coinvolgente autoironia. Può sembrare facile… ma non lo è affatto.

 

Migliore spettacolo: «Offline» messo in scena dalla scuola secondaria Giosuè Carducci
Sarcastico, provocatorio, irritante, ma anche malinconicamente romantico: il sorprendente “corto” realizzato dai giovanissimi allievi della Giosuè Carducci, diretti da Biagio Vinella, porta in scena una spietata analisi di certe “deviazioni del progresso” che hanno portato (e stanno tuttora portando) intere generazioni di ragazzi a privilegiare la superficialità della comunicazione virtuale a scapito dei più autentici rapporti personali. Lasciando nello spettatore uno scomodo interrogativo: quanto di tutto ciò è voluto e indotto dal Sistema?

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   Bonera.2

 

 

 



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