Goodmorning Brescia (62) – Più tranquilli a teatro con il DAE

Andare più tranquilli a teatro.

Ma anche al cinema, allo stadio, a un concerto.

Si deve e si può, perché, pur se l’augurio, naturalmente, è quello che non accada mai niente di brutto, l’imprevisto, sotto forma di un malore inatteso e imprevedibile, è sempre in agguato.

Così, dalla tragica e prematura scomparsa di Gianluca Notarnicoladeceduto il 9 aprile 2011 all’età di soli venti anni, a seguito di un arresto cardiaco che lo colpì mentre disputava una partita di tamburello, nacque un importante progetto: genitori, parenti e amici decisero che bisognava fare qualcosa di concreto per evitare, per quanto possibile, che tragici episodi del genere possano sfociare nella peggiore delle ipotesi.

Nacque così l’Associazione «Gianluca nel cuore» che si pone, principalmente, i seguenti obbiettivi:

  • Promuovere e realizzare, con l’aiuto di enti e/o associazioni e strutture sanitarie pubbliche o private, attività di screening, soprattutto presso i giovani, volte alla prevenzione e identificazione precoce di malformazioni , al fine di prevenire l’arresto cardiaco e/o curare le patologie correlate; 
  • Promuovere raccolte fondi per scopi benefici anche mediante eventi, manifestazioni sportive, spettacoli, concerti e similari;
  • Collaborare all’educazione sanitaria per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, diffondere la conoscenza delle emergenze cardio-vascolari e le diverse modalità di intervento, divulgare le tecniche di rianimazione cardiologica organizzando corsi rivolti a tutti i cittadini, con particolare attenzione e priorità alla formazione dei più giovani;
  • Diffondere la cultura della sicurezza nei luoghi di studio, lavoro e impianti sportivi pubblici e privati anche attraverso la formazione e aggiornamento delle figure specifiche previste dalle norme in materia di salute e sicurezza;
  • Realizzare iniziative di carattere scientifico e/o culturale: incontri, seminari, tavole rotonde, convegni, corsi di formazione anche con la collaborazione di professionalità esterne.

 La professoressa Anna Becchetti, mamma di Gianluca Notarnicola e “anima” dell’Associazione a lui intitolata

Ho avuto modo di venire a conoscenza di questa importantissima iniziativa in occasione della recente conferenza stampa tenuta presso il Foyer del Teatro Sociale in vista del debutto de «I due gentiluomini di Verona», allorché, a inizio incontro, il Direttore Gian Mario Bandera ha porto sentiti ringraziamenti appunto all’Associazione “Gianluca nel cuore” che ha permesso al Teatro Sociale e al Teatro Santa Chiara Mina Mezzadri di dotarsi di defibrillatore DAE, macchina salvavita di dimensioni ridotte in grado di rilevare le alterazioni dell’attività elettrica del cuore ed erogare, in caso di necessità, una scarica elettrica.

Una dotazione preziosissima, in grado di evitare, parlando appunto di teatro, che il dramma, in caso di sventurate evenienze, invece che sul palcoscenico, possa svolgersi in platea.

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Per saperne di più:

https://gianlucanelcuore.it/ 

Per iscriversi alla Associazione Gianluca nel cuore, o contribuire alla sua attività, invece, questa la via più facile e breve:

https://gianlucanelcuore.it/come-sostenerci/

 

  Bonera.2

Categorie: I&S - impegno & solidarietà.

Goodmorning Brescia (48) – Circostanze… eccezionali al Teatro Sociale

Tutto in un’ora, poco fa, al Teatro Sociale di Brescia, nello spettacolo Circostanze, inserito a latere nel calendario della stagione 2016/2017 del CTB.

Un magma di emozioni a lungo compresse in anime prigioiere che, appuntonel breve e pulsante spazio temporale di uno spettacolo di danza, erompe luminoso e incandescente, esondando dal palcoscenico sulla gremita platea.

«Non basta provare a lungo e con la massima applicazione, per essere perfetti» è l’avvertenza che precede l’inizio dello spettacolo.

«Anzi, questo è e vuole essere uno spettacolo che richiama all’imperfezione, intesa come solida base di partenza necessaria a intraprendere un serio processo di miglioramento»

Una casa ideale, costruita nella mente e nel cuore, in un non dove interiore tutto da scoprire, fatto di vie e piazze colorate, verdeggianti e rigogliosi giardini, placide e limpide distese d’acqua. Nove le “stanze” attraverso le quali si dipana il percorso artistco e narrativo di Circostanze:

il Nostro Corpo, i Silenzi, l’Accoglienza e la Cura, i Dettagli di Mondo, l’Insolita Bellezza,  la Collezione di Sabbia, l’Assenza di Gravità, la Memoria del Corpo, le Mappe di Ghiaccio.

I passi di danza creati da Giulia Gussago non presentano passaggi di particolare difficoltà per i ballerini, com’è giusto che sia, ma la straordinaria fluidità delle coreografie, in cui risalta la costruzione di autentici gruppi scultorei di carne e ossa vive e desiderose di vivere, ne valorizza ogni passaggio. A ciò si aggiunge la suggestione delle parole recitate da Antonio Palazzi e Marco Rossetti, particolarmente ispirati e totalmente immersi nello spirito introspettivo e visionario dello spettacolo, i colori smaglianti dei costumi, i giochi di luce di Sergio Martinelli e a una colonna sonora che definire azzeccata e suggestiva è fin troppo prudenziale. Il risultato è che la presa esercitata dai vari “quadri” sul pubblico e -specularmente- il godimento che questo ne trae, risultano amplificati alla massima potenza.

Poi c’è Lei, naturalmente, Giulia.

Eccellente come coreografa, come donna impegnata nell’arte e nel sociale con pari entusiasmo e pari abnegazione, come straordinaria ballerina talmente padrona dell’armonia, dello spazio e del proprio corpo, da dimostrare senza apparenti difficoltà, in un movimento di grandissima suggestione, come anche una semplice sedia, per chi sa e sa fare, possa trasformarsi in un perfetto compagno di danza.

Immancabili e del tutto prevedibili gli applausi finali, convinti, fragorosi e ripetuti.

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ALTRE INFORMAZIONI

Lo spettacolo è una raccolta di memorie, visioni, speranze, narrazioni e stati d’animo condivisi lungo un anno di assidua frequentazione.

A dimostrazione del carattere corale dell’operazione, fortemente voluta e convintamente sostenuta dal Direttore della Casa di Reclusione Verziano – Brescia  Francesca Paola Lucrezi, sono circa centoquaranta i partecipanti complessivi al percorso laboratoriale-artistico di CIRCOSTANZE, portato avanti dalla Compagnia Lyria presso la Casa di Reclusione Verziano Brescia.

Grazie al coinvolgimento sia della Sezione Femminile che di quella Maschile, inoltre, è sorta l’inconsueta opportunità di incontro e di coinvolgimento di detenuti e detenute nella stessa esperienza e nella condivisione di un’occasione di una comune rieducazione alle relazioni sociali.

Il progetto Verziano_Incontra – 6^ edizione (inserito nel programma Extraordinario – Esperienze di ascolto della città) realizzato a partire dal novembre 2016 grazie alla collaborazione del Ministero della Giustizia, della Casa di Reclusione Verziano Brescia e del Centro Teatrale Bresciano, ha ricevuto il patrocinio del Comune e Provincia di Brescia, con il contributo della Fondazione ASM, Ordine degli Avvocati di Brescia, Centrale del Latte, Fondazione Banca San Paolo, Solari Sistemi ed è realizzato in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti Santa Giulia e Associazione Libertà @ Progresso.

Alla guida, anche quest’anno, Giulia Gussago, direttore artistico della Compagnia Lyria, che si è avvalsa della collaborazione e della partecipazione di cinque insegnanti ospiti: Antonio Caporilli, Roberto Lun, Alessandro Mor, Antonio Palazzo e Beppe Pasini. 

 

CIRCOSTANZE

Coreografie e messa in scena di Giulia Gussago

Voci narranti Antonio Palazzi e Marco Rossetti

Luci Sergio MartinelliSuono Giacomo Brambilla

Fotografo di scena Daniele Gussago

creato ed interpretato da

Emanuela Alberti, Monica Bassani, Francesco Cancarini, Paola Cappelli, Raffaella De Masi, Silvia Francesconi,  Iole Giacomelli, Giulia Gussago, Marilena Maxia, Alice Miano, Mariantonia Piotti, Roberta Possi, Marco Rossetti, Susi Ricchini, Fiorenza Stefani, Giovanna Vezzola, Sandra Zanelli, Arturo Zucchi

e gli ospiti della Casa di Reclusione di Verziano

Annamaria, Cecilia, Elton, Giovanni, Giuseppe, lacine, Mario, Matar, Mauro, Mintu, Mohammad, Said, Sofia, Valentin e Zio Said

 

 

  Bonera.2

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Goodmorning Brescia (42) – Giulia, la danza, l’impegno e il riscatto

 

Posso dire che qui a «Goodmorning Brescia» consideriamo ormai Giulia Gussago una carissima amica.

Non solo per la grandissima professionalità, per la passione mai doma da sempre espressa nella pratica e nella diffusione della danza, ma anche e soprattutto per come si spende, praticamente da sempre, nella promozione dei più alti valori civili e sociali.

Non a caso, proprio con Giulia e con la sua Compagnia Lyria, lo scorso anno Patrizio Pacioni volle realizzare, nella splendida cornice del museo delle Mille Miglia,  «liberALArte»: un evento patrocinato dal Comune di Brescia e mirato alla valorizzazione e al sostegno dell’attività dell’ Associazione Carcere e Territorio.

Per questo (e perché ospitare una persona e un’artista di questo livello è sempre occasione da non perdere per Goodmorning Brescia), ho deciso di porre qualche domanda a Giulia Gussago.

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Un anno fa, al Teatro Sociale, andava in scena «La causa e il caso», quest’anno, più o meno nello stesso periodo, «Circostanze». Quali sono i collegamenti e quali le differenze?

Il collegamento, evidente, è che entrambi sono tappe del percorso intrapreso insieme alla casa di Verziano sei anni orsono. La differenza è che «Circostanze» è anche una nuova e autonoma iniziativa, un progetto creativo iniziato ex novo con moltissime persone che non c’erano nell’altro (ben settanta quelli che hanno partecipato, circa la metà quelli che effettivamente andranno in scena, anche perché, fortunatamente, alcuni dei detenuti nel frattempo hanno riacquistato la libertà).

L’anno scorso sulla improvvisazione e composizione. Quest’anno, invece, si è lavorato sull’immagine di una grande casa disabitata di cui, di volta in volta, si va ad abitare una stanza, attraverso movimenti e parole create insieme ai partecipanti, sulla base delle loro suggestioni. Le “stanze” ideali che visiteremo e faremo visitare agli spettatori, sono nove, per altrettanti quadri, dedicate a temi particolari quali il viaggio, la memoria del corpo e altri. 

Altra importante differenza e novità è che, rispetto a «La causa e il caso» in «Circostanze» si è voluto concerdere iìuno spazio molto più ampio alla parola. Abbiamo scritto tantissimo, tutti insieme: alcuni brani saranno recitati dall’attore Antonio Palazzo che, insieme a Marco Rossetti mi farà compagnia come voce narrante sul palcoscenico, altri hanno ispirato i movimenti della danza.

Sei un’artista, non una psicologa. Ma, come ogni vero artista, e come molte donne, possiedi una sensibilità particolare per le cose della vita. Cosa lasci e  cosa ti porti via, lavorando a stretto contatto con i reclusi?

Il lavoro con il carcere mi arricchisce.

Io prendo tantissimo e spero che anche i detenuti che lavorano con me riescano a ricevere altrettanto, anche se preferisco che siano loro a dirlo. Per quanto mi riguarda posso dire che la mia esperienza “dietro le sbarre” mi ha aiutato a cambiare (in meglio) il mio modo di vedere le relazioni, a meglio comprendere l’errore altrui e anche il mio. Ciò che spinge un recluso a partecipare a questa iniziativa, a mio modo di vedere, è la voglia di cogliere la possibilità che gli viene offerta di ricollegare in qualche modo a una vita più libera entrando a contatto con i danzatori esterni: una boccata d’aria fresca, perché è proprio relazionandosi con chi viene “da fuori” che gli abituali meccanismi vengono spezzati, permettendo un nuovo modo di espressione. Senza contare, naturalmente, l’esaltante scoperta di come lo strumento artistico consenta loro una diversa e più approfondita indagine introspettiva. Di quelli che escono, chi non è di Brescia e zone limitrofe, forzatamente, finisce per distaccarsi fisicamente dal gruppo, ma nella maggior parte dei casi continuao a tenersi in stretto contatto, seguendo da lontano il proseguimento e l’esito del progetto. Quanto ai bresciani, posso citare l’esempio significativo di una donna che, una volta riconquistata la libertà, è venuta a tenere conferenze nelle scuole superiori con noi di Lyria , facendo partecipi gli studenti della propria esperienza di vita e di recupero personale e sociale.

Quanto ai bresciani, aggiungo io, anche quest’anno potranno assistere alla vostra performance nella prestigiosa sede del Teatro Sociale.

Il CTB, che rende possibile questa meravigliosa location, sostenendo in ogni modo possibile la iniziativa Progetto Verziano, costituisce un anello fondamentale di questa nostra esperienza: il poter calcare il palcoscenico di un teatro tanto importante, vale a dire in uno dei templi della cultura cittadina, costituisce un preziosissimo riconoscimento di valore. Spero solo che, anche in questa occasione, si possa ripetere l’emozione di esibirci davanti a un pubblico numeroso ed entusiasta, così come è stato nel 2016 per  «La causa e il caso».

Progetti e sogni. Qualcuno ha detto che il difficile e il bello è trasformare i primi nei secondi e i secondi in fatti. Quali sono i sogni e i progetti di Giulia?

Uno miei dei sogni, da sempre, è stato quello di potermi regalare un’approfondita formazione in  quel particolarissimo metodo di auto-educazione attraverso il movimentoche prende il nome dallo scienziato, fisico e ingegnere israeliano che lo ideò: Moshé Feldenkrais. Il progetto è stato realizzarlo attraverso un’approfondita preparazione quadriennale (a proposito: che meravigli, tornare a scuola da adulti, questo sì che credo sia un sogno condiviso da molti). Quanto a trasformare il progetto in realtà mi auguro (e farò di tutto in questo senso) di rimetterlo in circolo e  di realizzare concretamente l’anno prossimo.

Per finire, puoi porti da sola la domanda che ti auguravi che io ti facessi e che io, da pessimo intervistatore quale sono, invece non ho saputo inserire in questa intervista. Gradita anche la risposta, ovviamente.

Mi preme cogliere l’occasione di ricordare che, come tutti i progetti, “Verziano” ha bisogno di gambe (vale a dire risorse economiche) per camminare e arrivare lontano. I costi sin qui sostenuti non sono stati ancora interamente coperti, ed è necessario che ciò avvenga presto, se si vuole guardare più lontano. 

Quindi la domanda che non mi hai fatto è: «C’è qualcosa che i nostri affezionati lettori possano fare per il Progetto Verziano?». E la mia risposta è la seguente:

Sì che c’è. Dal 2011 la nostra Compagnia Lyria conduce presso la Casa di Reclusione Verziano a Brescia un progetto che permette a detenute e detenuti di sperimentare insieme a liberi cittadini una pratica artistica.

Quest’anno le risorse che abbiamo raccolto per la realizzazione dell’iniziativa sono insufficienti per portare a termine il progetto nella sua interezza.

Per la realizzazione di questo sogno dobbiamo raggiungere la cifra di € 5.400,00.

Vi chiediamo quindi di unirvi a noi in questo meraviglioso viaggio e di sostenerci con una donazione che potete effettuare tramite il sito

 https://www.produzionidalbasso.com/project/danza-in-carcere/

Aiutateci a condividere questa iniziativa con i vostri amici.

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CIRCOSTANZE


Coreografia e messa in scena Giulia Gussago
Voci narranti Antonio Palazzo e Marco Rossetti
Creato e interpretato da Emanuela Alberti, Monica Bassani, Francesco
Cancarini, Paola Cappelli, Raffaella De Masi, Silvia Francesconi, Iole Giacomelli,
Giulia Gussago, Marilena Maxia, Alice Miano, Mariantonia Piotti, Roberta Possi,
Marco Rossetti, Susi Ricchini, Fiorenza Stefani, Giovanna Vezzola, Sandra
Zanelli, Arturo Zucchi
insieme agli ospiti della Casa di Reclusione di Verziano
Annamaria, Cecilia, Elton, Giovanni, Giuseppe, Lacine, Mario, Matar, Mauro,
Mintu, Mohammad, Said, Sofia, Valentin e Zio Said
Luci Sergio Martinelli
Suono Giacomo Brambilla
Fotografo di scena Daniele Gussago

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AL TEATRO SOCIALE DI BRESCIA – MARTEDÌ 6 GIUGNO 2017 – ORE 20,30

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Goodmorning Brescia (41) – Riso e pianto: insalate di donna sul palcoscenico

 

Nel foyer del teatro Sociale si è svolto oggi pomeriggio il terzo e ultimo appuntamento di ”Scene Madri  – conversazioni intorno al Teatro”, ciclo di incontri promossi dal CTB Centro Teatrale Bresciano e coordinati da Carla Bino. «Tra pianto e riso: esempi di madri nella drammaturgia contemporanea» il titolo della conferenza condotta da Laura Peja e Claudio Bernardi, introdotta dalla stessa Carla Bino .

Il teatro è memoria, è analisi, ma è anche madre e levatrice di importanti ragionamenti che precedono, accompagnano e seguono la rappresentazione di una commedia o di un dramma,

Si parte dal simbolo della donna-conchiglia che, tra le sue braccia, abbraccia un mondo intero ma anche (a dirla con Peter Brook, autore di «Lo spazio vuoto»”  nell’orai lontano 1968) una mancanza da proteggere e riempire.

Pianto e riso, sì, anche se, nella prosa evoluta del terzo millennio, diventa sempre più difficile distinguere nettamente tra dramma e commedia.

Si parte dal pianto.

Pirandello ed Eduardo, geni assoluti che però, pur riuscendo a creare e far vivere sul palcoscenico personaggi femminili di grande spessore, nel farlo hanno palesato una concezione prettamente maschile. Dipingendo cioè, in buona sostanza, un mondo in cui le donne si distinguono sostanzialmente  tra madri baldracche e amanti.

Più o meno ciò di cui si parla in «I tre lai» opera di Giovanni Testori: tre monologhi sull’assenza, a metà tra canti poetici e lamentazioni amorose, in cui si descrive, attraverso la narrazione dell’amore spezzato di Cleopatra per Antonio, dell’amore vagheggiato ma mai realmente vissuto della regina Erodiade per Giovanni Battista, per trascendere poi all’amore materno e devoto al tempo stesso di maria per il figlio che ascende al calvario.

Si accenna allo «Stabat mater» di Antonio Tarantino, madre del popolo di semplice e inarrestabile eloquio che si batte strenuamente per difendere il figlio arrestato per problemi di terrorismo, pronta, nel tentativo di salvarlo, anche a negare l’evidenza. 

Un rapido passaggio su Sarah Kane, evocatrice post-arrabbiati di una fame di maternità intesa come rimedio ultimo contro un’intollerabile solitudine, morta suicida, vittima di problemi esistenziali e nevrosi.

Poi viene la volta del “riso”, la cui trattazione è imperniata in larga parte in una serie di audio di grande interesse e  suggestione.

Così si scopre e si riscopre una Franca Valeri creatrice di personaggi indimenticabili (e sempre attuali) come la Signorina snob, Cesira la manicure e la sora Cecioni.

Dopo di lei Poi le autrici di comicità “al femminile” sono proliferate, pur se permane a tutt’oggi, al di là di proposte confinate nella prigione più o meno dorata della cd comicità femminista e sociale.

Uno spazio adeguatamente rilevante alla grande Franca Rame, interprete di un umorismo che, trattando la condizione di donne in difficoltà e di donne, assottiglia (e siamo di nuovo lì) quel già esile confine tra riso e pianto.

Quello che esce fuori, al tirare delle somme, è il quadro di una essenza femminile complessa e di difficile interpretazione, un insieme in cui le principali “categorie” nelle quali, dalla notte dei tempi, l’animale uomo cerca di ingabbiarla, si mescolano invece in un unicum inscindibile, intessuto di riso e pianto (appunto), d’ingenuità e contrasti, di castità e sensualità… di luce e buio.

Perché  «ciò che desiderano le donne è andare a letto con il diavolo per partorire Dio».

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Goodmorning Brescia (37) – L’altro teatro di Sarezzo

goodmorning BresciaA Brescia c’è (per fortuna) la grande prosa, la lirica e i grandi concerti, del Teatro Sociale e del Teatro Grande.

A Brescia, però (per fortuna), non c’è soltanto questo.

A Brescia e dintorni c’è un movimento teatrale diffuso, una voglia di creare e mettere in scena che, affiancato all’offerta di primo livello (e che livello!) di spettacoli di grande caratuta artistica e culturale, consente a iniziative meno strutturate, ma non per questo prive di pari dignità, di proporsi e di farsi alutare da un ampio pubblico, altrimenti non raggiungibile.

panoramica interna del Teatro San Faustino di Sarezzo

Tutto questo per arrivare all’evento che si terrà venerdì e sabato sera a Sarezzo, di cui -qui sotto- pubblichiamo una completa informativa.

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«Napoli magica» (seguita dal suo ammiccante e invasivo sottotitolo) è un progetto nato e realizzato “con finalità didattiche ed educative” (e “ricreative” aggiungo io) dalla passione per il palcoscenico e dalla la voglia di creare, di raccontare e di fare, il tutto amalgamato dal piacere di stare e fare insieme, cui ci sentiamo di consigliare di assitere a chi può.

Che poi, mi auguro, si premurerà di farmi sapere con quale riscontro personale.

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   Bonera.2

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Non solo Montalbano, se l’obiettivo è la metamorfosi

Camilleri che non ti aspetti.

Ne «Il casellante», andato in scena al Teatro Sociale di Brescia, di Montalbano non c’è nemmeno l’ombra, ma c’è molto, molto altro.

Parliamo intanto del libro: Il casellante è un romanzo di Andrea Camilleri pubblicato nel giugno  2008 da Sellerio. L’opera di mezzo tra Maruzza Musumeci e Il sonaglio, il tutto incluso nel libro-raccolta di cui si è inserita la copertina.

Narrazioni di surreali metamorfosi, nelle quali si riprende il mito greco, per calarlo nella realtà siciliana.

Il casellante, in particolare, è un’opera di grande valore, capace di cogliere e sollecitare nel lettore sia la corda comica che quella tragica ed emotiva. Scritta in vigatese, vale a dire in quella lingua artificiale creata dallo stesso Camilleri, con la quale l’autore siciliano cerca di operare una bizzarra ma efficace mediazione tra la lingua italiana e il siciliano, la storia tocca diersi argomenti di grande delicatezza e importanza, quali l’amore, la violenza esercitata contro la donna, un certo tipo di bullismo ante litteram, la negazione della maternità (etc.) risultando divertente e commovente.

E scusate se è poco.

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È da questo romanzo che prende le mosse lo spettacolo teatrale (in pieno accordo con lo stesso Camilleri) con l’adattamento scenico di Giuseppe Dipasquale, responsabile anche della regia e delle scene.

Al centro di tutto un casello ferroviario e un negozio da barbiere. Una vita che si dipana tranquilla, al limite della monotonia, o almeno così sembra. In realtà il Male è presente anche a Vigata e scorre sempe meno in profondità, fino ad affiorare come un liquame letale.

E, come sempre, saranno i più umili semplici e indifesi a pagare per tutti, e l’unica via di scampo, per alcuni di loro, sarà l’evasione nell’irrealtà della fantasia.

Soffermandomi il tempo strettamente necessario sulla magistrale performance di un incontenibile Moni Ovadia (interprete di sei personaggi della pièce) nel quadro di un lavoro collettivo di altissimi livello medio, ricordo tra tutti l’ispirato Mario Incudine nei panni del moralmente eroico casellante Ninuzzo e la straordinaria Valeria Contadino che impersona, perfetta in ogni sfumatura, la quotidianità, l’ottimismo solare e poi, la straniata disperazione di Minica, sua moglie.

Un affresco di un sud cristallizzato nel tempo e nello spazio, un mondo magmatico e ostile in cui i più deboli devono ricorrere a ogni risorsa per resitere alla tracotanza di diverse categorie di potere, sviluppando una furbizia popolare che, in qualche caso, riesce a garantire una sopravvivenza.

Uno spettacolo in cui non mancano spunti comici irresisitibili (la vendicativa serenata all’avversario appena tornato dal viaggio di nozze) ma che è sapentemente guidato sia dall’autore del testo che dall’accorto sceneggiatore, verso un finale di struggente e romantica disperazione.

In questo quadro, perfettamente congrui risultano i suggestivi inserti musicali che ben s’intarsiano nel tessuto drammaturgico, perfettamente eseguiti da attori che si rivelano anche ottimi cantanti e musicisti.

Da otto in pagella anche le fantasiose sceneggiature archeo-tecniche e gli accattivanti costumi di Elisa Savi.

di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale
regia Giuseppe Dipasquale
scene Giuseppe Dipasquale
costumi Elisa Savi
luci Gianni Grasso
musiche originali Mario Incudine con la collaborazione di Antonio Vasta
con Moni Ovadia, Valeria Contadino, Mario Incudine, Sergio Seminara, Giampaolo Romania
e con i musicisti Antonio Vasta, Antonio Putzu
la canzone “La capra avi li corna” è di Antonio Vasta
produzione Promo Music – Corvino Produzioni, Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano, Comune di Caltanissetta

 

   GuittoMatto

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Quanto può essere nuovo… Il Vecchio e il mare?

C’è chi dice (e sono molti) che la grande letteratura è fatta per essere letta e ripensata riga per riga, e che il teatro è un’altra cosa.

Mica vero, a giudicare dalla rappresentazione della prima de “Il vecchio e il mare

Santiago di giovane ha soltanto lo sguardo dei begli occhi azzurri (“Con gli occhi chiusi  non c’era vita nel suo volto”) e, nonostante l’inesorabile logorio del tempo, è ancora abbastanza vigoroso (“Le spalle erano ancora forti anche se vecchie”) da uscire da solo in barca per la pesca di alto mare.

La scenografia, suggestiva e coinvolgente, impreziosita dalle luci di Cesare Agoni, è genialmente multi-tasking: si solleva uno sportello e il mare diventa casa, poi, con una proiezione, magicamente appare un lembo di deserto africano popolato da leoni. Un’ulteriore conferma, ove ce ne fosse bisogno, che per la fantasia esiste un solo, immenso mondo, e che i pensieri di chi sa astrarre e sognare, si plasmano, mutando in continuazione, come creta docile al tocco, uno nell’altro.

L’intreccio è semplice, per non dire elementare. Un vecchio, una battuta di pesca solitaria, un gigantesco pesce (per l‘esattezza un marlin) parente alla lontana (ma non troppo) della più feroce ma altrettanto oscura Moby Dyck. Mettere in scena una roba così senza annoiare il pubblico (vedi l’incipit di questo stesso articolo) è sfida mica da poco.

In realtà sul palcoscenico, come sulla carta della narrazione originale dell’immenso Ernest Hemingway, la lunga lotta tra l’uomo e l’animale altro non è che uno spunto di riflessione su alcuni fondamentali momenti e simboli della vita di ciascuno di noi: la solitudine (“Un vecchio non dovrebbe mai essere solo”), sull’ingiustizia (che altro possono essere gli squali, crudeli predatori della femmina di marlin così faticosamente pescata, se non i prepotenti e gli invidiosi che insidiano ogni giorno le faticose conquiste degli onesti? Sulla necessità del rispetto reciproco al di là dei ruoli, spesso conflittuali, che la vita assegna a ciascun essere umano (“Abbiamo chiesto perdono alla femmina del marlin che avevamo pescata, poi l’abbiamo macellata”).

Della sontuosa scenografia abbiamo già detto. Il difficile adattamento drammaturgico e la regia di Daniele Salvo si sono rivelate assolutamente brillanti e prive di sbavature. Attori (Santiago – Graziano Piazza, Ernest Hemingway – Stefano Santospago, ManolinLuigi Bignone ispirati e perfettamente nella parte. (altro…)

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (28) – Capodanno, il Teatro e il fascinoso fantasma di Marlene

Ancora una volta lascio a Patrizio la guida di una puntata della mia rubrica. Non prima di avere fatto gli auguri di buona fine 2016 e meraviglioso inizio (con quel che segue) del 2017.

Ciao! 

    Bonera.2

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Oggi pochissime parole e qualche significativa immagine del centro, scattate nel corso di una passeggiata conclusa adesso (di cui seguendo le foto in successione, una per una potrete tracciare facilmente il percorso) per fissare l’ultimo giorno del 2016 di questa meravigliosa città e prepararci ad affrontare un 2017 fess-fess!

  

  

 

 

Per me, per il secondo anno di seguito, il tappo dello spumante salterà nel Foyer del Teatro Sociale, al termine dello spettacolo “Il maschio inutile” della Banda Osiris. L’anno scorso erano stati gli Oblivion, l’anno prossimo… chissà: il fatto è che non trovo più modo migliore di finire un anno e cominciarne un altro, quindi magari mi troverete ancora lì.

E chissà che, una volta uscito di teatro, stasera dopo mezzanotte, non riesca anche a me di vedere il fantasma della fascinosa Marlene Dietrich, giovane per sempre nella cristallizzazione del culmine della bellezza che solo la Morte può regalare. Una presenza che, a detta di numerosi testimoni, come riportato dai giornali cittadini, aleggia, eterea nelle notti bresciane, muovendosi tra Piazza della Loggia e Piazza Vittoria.

Selciati che, tra l’altro, sembrerebbero non essere stati mai calpestati dai preziosi piedi della Diva. Mistero nel mistero, dunque. Chiederò lumi alla stessa Marlene, se avrò l’avventura di incontrarla. 

Ciao a tutti, bresciani e non: ci ritroviamo l’anno prossimo!

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    Patrizio Pacioni

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