I numerosi “Padri nobili” di Cenerentola ringraziano.

Quanto io ami il Teatro e tutto ciò che a esso è in qualche modo collegato, è cosa nota.

Ed è altrettanto vero che questa non è certo la prima volta che scelgo di dedicare il mio tempo a uno spettacolo “per bambini“, interrogandomi, puntualmente, se una categoria del genere abbia un fondamento oppure no.

Quando si tratta di eventi messi inscena o presentati da Teatro Telaio, invariabilmente, la risposta a questa domani è un secco no.

A voler essere precisi, si può parlare di spettacoli ai quali i più giovani e giovanissimi possono accostarsi più facilmente, ma pensare che possano essere di gradimento e rappresentare un’importante fonte di riflessione anche per gli adulti, più che un’ipotesi, quando la qualità artistica e il tema trattato siano quelli della pièce della quale mi accingo a occuparmi, diventa una granitica certezza.

«Cenerentola in bianco e nero», dunque.

Ideato e prodotto da Proscenio Teatro e selezionato da Teatro Telaio per la rassegna estiva 2026, andato in scena lo scorso sabato sera alla Piastra Ex Petit Pierre (Quartiere Primo Maggio di Brescia)

Testo e regia di Marco Renzi – con: Mirco Abbruzzetti e Simona Ripari – musiche originali: Marco Pierini e Giuseppe Franchellucci – scene: Giacomo Pompei – pupazzi: Lucrezia Tritone -costumi: Valentina Ardelli.

Un’operazione intrigante e ben riuscita, che in un’unica pièce riannoda con singolare efficacia e brio le più celebri interpretazioni e rielaborazioni del mito di Cenerentola, in particolare, in un percorso secolare, quelle firmate da Charles Perrault (1697) e dai Fratelli Grimm (1812), a loro volta rielaborazioni della geniale fiaba barocca «La gatta Cenerentola» (1634) di Giovanni Battista Biagio Basile, meglio conosciuto come Giambattista Basile.

(anche se, a ben vedere, l’origine della fiaba, che è anche racconto popolare, risale alla notte dei tempi, per lo meno alla civiltà Egizia)

La storia, credo, la conoscono tutti. Compreso il contrastante finale scelto da Charles Perrault (bianco e consolatorio) e quello (nero, anzi nerissimo) invece adottato dai teutonici Jacob Ludwig Karl Grimm e Wilhelm Karl Grimm

Quanto a ciò che ho assistito sabato sera, circondato da famiglie con bambini, si è trattato davvero di una piacevole sorpresa.

A cominciare dalla originale quanto puntuale direzione di Marco Renzi, passando dalla minimal ma geniale scenografia (firmata da Giacomo Pompei) e dagli accattivanti pupazzi (realizzati da Lucrezia Tritone) che hanno arricchito la rappresentazione insieme alle musiche originali di Marco Pierini e Giuseppe Franchellucci.

Lasciando per ultima (ma solo per evidenziarne l’eccellente prestazione attoriale) l’interpretazione di Mirco Abbruzzetti e (soprattutto) della ispiratissima Simona Ripari.

Una parola a parte merita la trovata del “sondaggio” effettuato a fine spettacolo, chiedendo ai numerosi spettatori presenti se si dichiaravano favorevoli al finale buonista alla francese o a quello gotico alla tedesca. Per la cronaca… ancora una volta (per fortuna) ha vinto il cuore.

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Dopo lo spettacolo ho avuto modo di scambiare qualche parola con Maria Rauzi.

«Ricorda ai frequentatori del blog che la stagione estiva 2026 si conclude questa settimana (venerdì e sabato) e che il 15 settembre ci sono le lezioni di prova per i nostri laboratori teatrali per bambini al Teatro Borsoni.»

Fatto, Maria. E grazie ancora per tutto ciò che tu e il Teatro Telaio fate per i giovani e giovanissimi bresciani.

Ma non solo per loro, appunto.

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