L’ampio spazio allestito per l’occasione nella calda sera di luglio presso il Castello di Brescia era gremito di gente.
Una bella cosa, quando l’appuntamento non riguarda l’esibizione di un comico da cabaret o di un gruppo musicale ma l’intervista-conferenza di un sagace e brillante analista della situazione politica nazionale e internazionale, con particolare focus sugli United States of America. Nell’occasione Francesco Costa, trumpologo e usologo (proprio così, uSologo , avete letto bene e non si tratta di un refuso della parola uFologo; anche se, ultimamente, l’andazzo al di là dell’Atlantico è talmente incomprensibile da potersi definire lunare). Un neo-termine inteso come “esperto delle cose statunitensi”.
A intervistare il direttore de Il Post, che già ho imparato ad apprezzare per gli approfondimenti mai banali di cui è capace, l’equilibrio e l’arguzia degli interventi, è un altro direttore: quello, fresco di nomina, del Giornale di Brescia, vale a dire Giorgio Bardaglio che fa respirare a tutti i presenti l’aria nuova e spigliata che già si comincia a respirare nella conduzione e nella gestione del quotidiano cittadino per eccellenza.
Costa si destreggia alla perfezione (sollecitato dalle domande e dagli spunti sempre puntuali e stimolanti che gli indirizza e gli fornisce Bardaglio) tra temi di politica internazionale, tecnica del giornalismo e ghiotte indiscrezioni su colleghi del settore informatico e cartaceo dell’informazione tout court.
Le verità che emergono dal serrato confronto sono amare, purtroppo: il diritto internazionale non esiste più, dai guasti del populismo sarà quasi impossibile emendarsi, mentre è sempre più evidente che l’Europa stenta a decollare. Insomma, con l’aria che tira al lungo periodo di pace (peraltro già sostanzialmente interrotto), sarà bene non abituarsi, preparandosi purtroppo a un peggio che con potrebbe anche arrivare a breve.
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La ricetta di come cercare salvezza? Essere disponibili (ma tutti insieme, però) a rinunciare a qualcosa a favore di un accordo comune, perché sono i sacrifici che si è disposti a fare, che danno valore alle intenzioni più o meno manifeste.
«Insomma, il futuro, anche prossimo, si presenta dunque quanto mai incerto (se non minaccioso), ma, visto che la palla, volenti o nolenti, sta rimbalzando nel campo d ella nostra generazione, qualcuno deve pur cercare di capire Come se ne esce», dice Costa.
Una conclusione di frase che, guarda caso, coincide proprio con il titolo del prossimo libro (il quinto della serie) firmato da Francesco Costa, la cui pubblicazione è prevista nel prossimo autunno/inverno.
«A domande impertinenti, risposte imbarazzate», è la suggestiva sintesi del colloquio effettuata da Bargaglio, al momento dei saluti.
Ma certe domande, quando capita il momento giusto, non si può proprio fare a meno di porle.
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Francesco Costa, catanese, ha compiuto quarantadue anni nello scorso aprile, laureandosi in Scienze politiche all’Università della città nativa. Attualmente vive a Milano. Blogger e giornalista ha lavorato presso il quotidiano L’Unità e la rivista Internazionale, prima di approdare, nel 2010, al giornale on line Il Post. Ha collaborato, tra le altre testate, con Il Foglio, Grazia, Donna Moderna etc.
Ha lavorato anche in RAI, curando i testi del programma La casa Bianca andato in onda nel 2016 sulla Terza Rete (per la quale nel 2023, affiancato da Giada Messetti, ha debuttato alla conduzione televisiva con CinAmerica – La sfida e conduce periodicamente la rubrica Prima Pagina dedicata alla rassegna stampa). È frequentemente ospite di Sky TG24. Per DAZN ha scritto e interpretato la miniserie The American Way.
Tra le altre attività si segnala la responsabilità dal 2018 al 2020 del corso biennale di giornalismo presso la Scuola Holden di Torino.
Feconda la produzione di saggi: nel 2020 per Mondadori è andato in libreria Questa è l’America, cui è seguito l’anno successivo Una stoia americana. Il suo terzo libro, California, è uscito a settembre 2022, esordendo al primo posto nella saggistica e al secondo in classifica generale. Nel marzo del 2024, il quarto: Frontiera. Perchè sarà un nuovo secolo americano.
Nell’aprile 2025 è stato nominato direttore responsabile de Il Post, subentrando al fondatore Luca Sofri, attuale direttore editoriale.
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Dallo scorso primo luglio, dopo 11 anni alla guida del quotidiano da parte di Nunzia Vallini, il sessantenne comasco Giorgio Bardaglio, (da tre anni vicedirettore) ha preso il timone del Giornale di Brescia e delle altre testate del gruppo, vale a dire Teletutto e Radio Bresciasette. A Carlo Muzzi la vicedirezione.
Bardaglio vanta una solida esperienza professionale: primi passi mossi alla Provincia di Como, poi la prima direzione al Cittadino di Monza e Brianza seguita da quella di Bergamo TV.
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