Goodmorning Brescia (264) – Da Biagio, a lezione di ambiente

Questa volta Biagio Vinella e i suoi ragazzi della scuola secondaria Giosuè Carducci, con la pièce Tocca a noi, si occupano di cercare di recuperare segnali di cambiamento e riscatto da un futuro cupo e disperante, in cui , ambientale è talmente accentuato da limitare le più essenziali libertà personali, un po’ come accadde nel terribile biennio contrassegnato dall’epidemia Covid.

All’esterno si circola solo con la mascherina e, periodicamente, è necessario sottoporsi a processi di ossigenazione forzata fornita da macchinari di proprietà -guarda caso!- proprio dalla stessa multinazionale responsabile (con una esagerata produzione di fitofarmaci e altre diavolerie chimiche altamente tossiche) del disastro ambientale globale.

È esattamente nel corso di uno di questi passaggio che un gruppo di studenti si trova riunito (per una volta senza mascherina in faccia) con la possibilità di un confronto. E, come in ogni confronto, si scambiano opinioni e punto di vista, si dibatte tra chi sostanzialmente è rassegnato alla nuova terribile realtà esistenziale e chi, invece, nonostante tutto spera ancora che qualcosa possa cambiare e cerca di capire (e di spiegare agli altri) come.

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I contenuti della discussione sono circostanziati e di alto valore educativo, come quasi sempre accade nei testi didattici portati in scena dall’autore, regista e performer ormai bresciano, come si dice, per adozione.

La struttura dello spettacolo è snella e ben costruita. I tempi opportunamente scanditi (sotto l’attenta direzione dell’autore-regista, correttamente rispettati dai giovanissimi alunni-attori che, occorre dirlo, interpretano il proprio ruolo, individuale e collettivo, con sorprendente precisione, spontaneità e brio.

Per quanto riguarda il testo, ho personalmente notato, sotto il recitato, il linguaggio alto & dotto di chi lo ha scritto: i ragazzi parlano disinvoltamente di lobby, ossimori e boicottaggio; citano con perfetta cognizione di causa la rivoluzione francese e i principi nutrizionali, snocciolano dettagliate statistiche sugli allevamenti industriali, etc…

Una discrasia peraltro inevitabile, considerato l’argomento trattato e le finalità pedagogiche ed educative dello spettacolo.

Anche perché, diciamolo, della Cultura con la C maiuscola, introiettata e messa da parte nel corso di una vita (quella di Vinella, in questo caso) non ci si può spogliare come di una giacca: è qualcosa che aderisce alla pelle, in modo così tenace che, anche qualora si tentasse di grattarla via, non si potrebbe evitare di arrecare seri danni anche a se stessi.

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