Ex Libris (64) – La tonaca e lo schioppo

Chi ha la cortesia (e la pazienza) di seguire le mie recensioni, si sarà più volte imbattuto in questa citazione, riferibile a uno dei più grandi esponenti del genere narrativo nel quale si può certamente comprendere l’opera di cui mi accingo a occuparmi: «Il romanzo storico non deve necessariamente raccontare e descrivere il reale ma, senz’altro, deve risultare perlomeno realistico» afferma con grande certezza Valerio Massimo Manfredi e, obbiettivamente, non si può che essere pienamente d’accordo con lui.

Raccontare con assoluta fedeltà fatti e personaggi che si sono succeduti nel corso dei secoli e dei millenni, infatti, è un’incombenza che, invece, spetta agli storici veri e propri. Per quanto riguarda il narratore, invece, è tutto un altro paio di maniche.

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Fatta questa necessaria quanto doverosa premessa (di cui poi più avanti capirete la specifica pertinenza) , veniamo a «Sghenghella (o il Generalissimo delle masse Sabine») edito a inizio anno da Il Formichiere.

E soprattutto, e prima ancora, veniamo all’autore di questo agile e snello libro di 120 pagine, vale a dire quel Pierino Petrucci, uno scrittore del quale ci siamo già occupati, circa tre anni orsono, nel numero 46 di questa stessa rubrica, in occasione della pubblicazione del libro «La scia luminosa», scritto in coppia con Rossano Novelli. per le edizioni Clown Bianco.

Chi volesse recuperare la recensione non deve fare altro che utilizzare il sottostante link:

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Il personaggio e i fatti:

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Il “Generalissimo” di cui si parla (niente a vedere con il Caudillo Francisco Paulino Hermenegildo Teódulo Franco y Bahamonde, meglio e più sinteticamente noto come Francisco Franco, autoritario e sanguinario dittatore spagnolo del secolo scorso cui si attribuì l’identico appellativo di super generale) risponde al nome di don Andrea Tiburzi, detto Sghenghella probabilmente a causa di un difetto di postura e di andatura.

Un prete, insomma, che ai giorni nostri si definirebbe tradizionalista, se non integralista, che, nei tormentati anni del risorgimento sabino a cavallo tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo si mise in luce (si fa per dire) non per il proprio sacerdozio, ma per ben altro: ovvero per le imprese tra il militare e il brigantesco che lo videro coinvolto in prima persona, per il suo comportamento costantemente in bilico tra l’anelito di santità e una vanagloria del tutto terrena, nonché tra la difesa a oltranza di determinati valori (si fa sempre per dire) religiosi e politici residui del passato e l’esercizio dei più biechi interessi personali.

Le truppe francesi, almeno idealmente portatrici degli ideali di fratellanza, uguaglianza e libertà germinati dal travaglio della Rivoluzione, nel dicembre del 1798 occupano Rieti e, da lì, insediato il governo repubblicano, marciano in direzione sud, decisi a ingaggiare battaglia con l’esercito del Regno di Napoli il cui sovrano Ferdinando IV, avvertito il pericolo, si dichiara paladino del Papa dicendosi pronto a difenderne il potere temporale e incitando le popolazioni delle zone occupate dai francesi a sollevarsi contro gli invasori.

La breve ma suggestiva parabola di don Andrea Tiburzi, parroco di Cottanello, nasce proprio da questo appello, in risposta al quale il sacerdote raccoglie una discreta quantità di volontari e a dare inizio a un’offensiva che porterà lui e i suoi a occupare diverse zone distribuite tra la Sabina e l’Umbria. Quella operata da Sghenghella è una vera e propria restaurazione in miniatura (ma non per questo meno violenta) con la rimozione e l’arresto degli amministratori nominati dai repubblicani che vengono sostituiti da uomini fedeli all’ “ancien regime”. Le truppe inviate da Parigi fermano l’offensiva sanfedista proprio quando il piccolo e raccogliticcio (ma agguerrito) esercito del Generalissimo ha posto l’assedio a Rieti. Gli uomini di Sghenghella sbandano, rinculano, si dissolvono nella fuga. E, mentre l’implacabile repressione repubblicana si abbatte pesantemente sui rivoltosi, Tiburzi, affiancato dai suoi più stretti collaboratori, fugge a sud, riuscendo a dileguarsi.

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Il libro:

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Un ritaglio di Storia locale (e non solo) dal quale uno scrittore curioso come Pierino Petrucci, accorto e instancabile ricercatore di antichi costumi e tradizioni, di rari documenti d’archivio e di testimonianze scritte e orali, di vicende e personaggi più o meno noti soprattutto del territorio Sabino, non poteva essere che irresistibilmente ingolosito.

Mescolando con la perizia di un talentuoso cuoco i principali ingredienti utili a “cucinare” questo suo ennesimo manicaretto storico, l’Autore riscostruisce tra realtà e fantasia (ed ecco il perché della premessa!) la rapida ascesa e l’altrettanto subitaneo declino del cosiddetto generalissimo delle masse Sabine, velleitario -ma non per questo meno spietato e pericoloso arruffa-popolo fattosi capo della controrivoluzione.

La via scelta è di non raccontare il personaggio del saggio, ma di farlo raccontare dai numerosi comprimari, che vanno da due giovani sedotti al pari di tanti altri loro coetanei dal richiamo e dal fascino del vento delle nuove idee che spira da oltralpe, nonché, tout-court, dalla suggestione dell’avventura, alle centinaia, migliaia di appartenenti al popolo, alla media e piccola borghesia, alla nobiltà e al clero che dalla improvvida insurrezione vurono coinvolti e, spesso, travolti.

Una narrazione corale, arricchita e insaporita da stralci documentali d’archivio, opportunamente disseminati tra le pagine del libro, da furbi ammiccamenti e osservazioni personali dettate da quel condimento sapido del buon senso della gente comune che, se espresso con la dovuta ironia, può rendere gustosa e godibile anche la cronaca di lontani massacri.

Una particolare attenzione, naturalmente, è rivolta dallo scrittore alle vicende che si svolsero nella zona più vicina a Vacone, il piccolo paese che a Petrucci diede i natali e che rappresenta il più delle volte il punto di osservazione prediletto. Così si parla di quanto accaduto a Cantalupo (con dovizia di dettagli e particolari), Cottanello, Montasola, Poggio Mirteto, Magliano…

Riempiendo, in un’agile e piacevole scrittura, nuove tessere della storia di un territorio che chi conosce già ama e chi non conosce ancora, avrà, grazie alle pagine di questa opera e di quelle che la hanno preceduta (e che senz’altro seguiranno – aggiungo io) la curiosità e il piacere di scoprire.

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Titolo: Sghenghella (il Generalissimo delle Masse Sabine)
Autore: Pierino Petrucci
Editore: Il Formichiere
Anno pubblicazione: 2024
Pagine: 121
Prezzo: 12 €
EAN: 9791281697393

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