Goodmorning Brescia (260) – Quando il Veleno… è buono e fa bene!

A Patrizio Pacioni era già capitato una volta di vedere un dramma di sua composizione rappresentato in una sede alternativa, du grande suggestione e, soprattutto storica. Accadde nel novembre del 2015, allorché, l’altra sua opera «La verità nell’ombra» (che aveva debuttato sei mesi prima a Brescia nell’ambito della stagione del Centro Teatrale Bresciano), fu messa in scena a Viterbo, nella stessa aula del vecchio tribunale dove si era realmente svolto il processo alla banda di Salvatore Giuliano per la strage di Portella della Ginestra che aveva ispirato la composizione della complessa drammaturgia. In quell’occasione la compagnia che aveva curato lo spettacolo era stata la Compagnia Stabile Assai per la regia di Francesco Cinquepalmi.

In questo caso, invece, si sta parlando del dramma «Veleno» la cui prima si è tenuta nello scorso ottobre al Teatro Cristo Re a seguito di un impulso giunto dalla consigliera comunale Beatrice Nardo nell’intento di completare nel migliore dei modi la già ricca rassegna Terre tra due fiumi con un’opera di prosa che affondasse le radici nella storia del quartiere bresciano Borgo Trento. La compagnia è The lost sheep, diretta da Lorenzo Trombini.

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Così, tornando alla premessa, la particolarità della replica rappresentata sabato scorso è che si è svolta proprio nella fonderia che, guarda un po’, fu al centro dei fatti narrati in «Veleno»: un sito industriale inquinante per la cui neutralizzazione e il cui trasferimento in luoghi meno densamente popolati scattò una (sia pur difficile) solidarietà di popolo, attraverso la raccolta di firme su una petizione da inoltrare alle autorità competenti.

Proprio stamattina, a sottolineare l’importanza e la portata dell’avvenimento, che si iscrive nei festeggiamenti per i venti anni della sede cittadina della CISL, è uscito sul settimanale La voce del popolo un interessante articolo firmato dalla giornalista Anna Belometti.

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Tanta roba dunque: nella pièce, con un linguaggio e un ritmo tutt’altro che didattici, si parla di altruismo personale, solidarietà operaia, di presa di coscienza sulla necessità della difesa dell’ambiente, non tralasciando di soffermarsi in modo del tutto suggestivo su un capitolo direi fondamentale della storia sindacale cittadina e nazionale: gli anni ruggenti nel corso dei quali s’intravide la possibilità, peraltro alla fine sfumata, di dare vita a una grande unione dei lavoratori attraverso la federazione di CISL, CGIL e UIL.

Lo spettacolo, introdotto e seguito da un appassionato intervento del segretario cittadino Alberto Pluda ha visto la presenza di un foltissimo pubblico che non ha lesinato né consensi né applausi. Essenziale ma efficace il quadro scenografico, attenta e nitida la regia. Va tributato anche il giusto merito per l’interpretazione dei tre interpreti Glenda Cossetti, Francesca Ghidini e Davide Manzoni, che si sono espressi alla grande, apparendo completamente sciolti da quel pizzico di tensione che, inevitabilmente, ne aveva un po’ appannato la recitazione in occasione del debutto.

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Se mi è consentita un’ultima nota, direi che quella di «Veleno» è stata un’iniziativa che potrebbe aprire un’interessantissimo percorso: quello di scavare nella storia popolare di Brescia (come di altre città) per ricostruirne momenti di particolare valenza politica e civile e fissarli nella Memoria.

Sì, proprio quella con la M maiuscola.

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