I fragili eroi di Paola Barbato? Sono invincibili.

Può essere un autore “accesissimo fan” di un altro autore?

In un agone, quello dell’italica scrittura in cui la fanno da padrone invidie e malevolenze? In cui i contendenti, si comportano come quel tal orbo di una famosa storiella: invocando in una chiesa il Santo Patrono, chiede non già un miracolo che gli restituisca la vista, bensì che il suo più acerrimo rivale perda anch’egli un occhio.

Si può, e lo affermo con assoluta certezza, visto che i sette anni trascorsi tra la pubblicazione di Il Filo rosso (Rizzoli, 2010) e quella di Non ti faccio niente (Piemme… praticamente ieri!) sono stati, non sto esagerando, tra i più lunghi della mia vita di lettore.

Per fortuna «il tempo è galantuomo», come disse qualcuno, o, almeno, correggo io, qualche volta capita che lo sia davvero.

Così, quando ho saputo che Paola Barbato sarebbe tornata in libreria e che una delle presentazioni del suo nuovo romanzo si sarebbe tenuta proprio nel centro di Brescia, praticamente a un passo e mezzo da casa mia, ho cominciato l’impaziente count down che si è concluso giovedì sera.

Intanto a introdurre e condurre l’articolata conversazione con l’Autrice gardesana c’era Gian Paolo Joao Laffranchi, giornalista i cui interessi e competenze vanno ben al di là dell’ambito sportivo (redattore di Brescia Oggi e corrispondente per la Gazzetta dello Sport) e di quello musicale (il Joao è riferito all’attività notturna di effervescente dj): lo scopro attento e informatissimo lettore, nonché abile intervistatore e intrattenitore.

Quanto a Paola… che dire? Adoro la sua scrittura e, dopo averla personalmente intervistata due volte a Villafranca, in occasione di altrettante edizioni del (purtroppo) cessato Festival “La primavera del libro”, appunto a sette anni di distanza da allora, l’ho ritrovata molto più spigliata e brillante anche nel dialogo con i lettori.  

«Questo libro è in… gestazione dal 2013, allorché sottoposi l’idea alla mia casa editrice di allora, ricevendo come risposta che si trattava di una storia “già vista”, accompagnata all’invito a “proporre qualcosa d’altro”. Capisco che le case editrici abbiano le loro esigenze, ma quando credo fermamente in un progetto narrativo è molto difficile che mi tiri indietro» racconta la Scrittrice., 

«Poi mi è capitato che, quasi per caso, mi imbattessi in WattPad (https://www.wattpad.com/?locale=it_IT  – ndr) una grande comunità virtuale per lettori e scrittori che consente ai primi di poter assaporare praticamente in diretta il lavoro degli autori e ai secondi di poter lavorare con il beneficio di sentire on the road la “voce del pubblico» continua, e già si è conquistata l’attenzione del pubblico che gremisce la saletta dedicata della libreria Serra Tarantola.

«Non ho fatto altro che recuperare le dodici pagine dell’incipit messo da parte e, in meno di settanta giorni, la storia si è praticamente scritta da sola. Nel romanzo s’incontrano tantissimi personaggi, ho dovuto creare una tavola schematica per riallacciare nomi, situazioni e luoghi. Come quasi sempre accade, poi, ciascun personaggio, nel corso della scrittura, si è ritagliato il proprio ruolo, imponendosi magari anche alle mie intenzioni iniziali o decidendo autonomamente di mettersi in disparte: un fenomeno al quale assisto, nel corso della creazione di una nuova opera, sempre con grande curiosità»

Tanti i riscontri del popolo del web, tanti i consensi e gli incitamenti ad andare avanti e a farlo in fretta, finché…

«Finché mi ha cercato Piemme, dicendosi interessata alla pubblicazione»

Occhio ai dettagli! La papera gialla che Paola tiene in mano non è certo lì per caso…  😎

Già, ma di cosa parla questo Non ti faccio niente ?

«La vicenda narrata è divisa in due periodi, una parte che si svolge negli anni ’80, latra nel 2015. Un ragazzo individua e sequestra bambini “trascurati” dalle proprie famiglie e li tiene con sé tre giorni, senza commettere, nei loro confronti, alcunché di violento o semplicemente dannoso. Poi, quando la notizia comincia a circolare diffusamente, interrompe questa bizzarra “pratica”. Dopo trent’anni, però, qualcuno comincia a rapire i figli dei bambini ch’egli aveva sequestrato»

“Banale”? Un plot come questo?Forse il “vecchio” editore avrebbe fatto meglio a cambiare il suffisso e trasformare la parola in “geniale”  (altra personalissima ndr).

«Una vicenda che sembra essere già bella e pronta per una trasposizione cinematografica» osserva Gian Paolo Laffranchi.

«La mia scrittura, probabilmente anche a seguito della lunga esperienza come sceneggiatrice di comics e non solo, si risolve in una grossa centrifuga adattabile ad altri mezzi espressivi. Quasi tutti i miei romanzi sono stati attenzionati in questo senso ma, alla fine, per una ragione o per l’altra, finora non se n’è fatto nulla. Staremo a vedere» ribatte serafica Paola.

Poi Laffranchi entra nel merito della particolarissima natura dei singolarissimi “eroi” protagonisti delle narrazioni della Barbato.

«L’eroe duro, puro e forte, estremamente sicuro di sé, non gode più dell’appeal di una volta. Il vero eroismo, in questi difficilissimi “giorni d’oggi” è quello di un essere umano inevitabilmente imperfetto, sia nel bene che nel male. Un po’ come Dylan Dog, insomma»

A questo punto, inevitabile e graditissima da parte di tutti i presenti (me per primo) un’affettuosa digressione sulla figura enigmatica e carismatica di Tiziano Sciavi, cui segue la confessione che nel personaggio di Nives (pensateci quando leggerete Non ti faccio niente) c’è più di qualcosa dell’anima dell’Autrice.

Nel vivace spazio-domande, qualcuno le chiede cosa ci sia che non va nell’editoria italiana del terzo millennio.

Si fa prima a dire quali sono le cose che vanno. In primo luogo criteri con cui si scelgono le opere da pubblicare appaiono tutti da decifrare. In secondo si sta sempre più rafforzando l’idea che gli autori vadano “indirizzati” a scrivere non ciò che detta loro l’ispirazione quanto quel che l’editore di turno reputa più profittevole. Tanto per fare un esempio, per anni mi si è continuato a chiedere di creare un poliziotto come protagonista seriale. Beh, io non accetto forzature: al momento l’ispettore o il commissario o il maresciallo non lo voglio e non lo creerò solo perché vengo “sollecitata ” a farlo. Vuole dire che Non ti faccio niente sarà il mio ultimo romanzo a uscire in lebreria? Non lo so.

Lei  non lo sa, ci può stare ma io (e con me i tantissimi che apprezzano e amano ciò che scrive Paola Barbato) mi auguro proprio di leggerla ancora e presto.

Mi sia consentita un’ultima annotazione personale sulla libreria Serra Tarantola.

Fornitissima.

Librai competenti e di una gentilezza, pazienza e disponibilità di altri tempi.

Un nome che a Brescia equivale a “leggere”.

Aspettando che iniziasse l’evento, con il pc acceso e il programma di word avviato, ho scoperto che l’elegante bar in funzione al piano di sotto sembra stimolare non poco, in me, i processi di creazione e scrittura,

Chissà, a partire dal prossimo autunno mi potreste trovare spesso seduto a bere un buon tè guarnito dei più consoni dolciumi. A fare che, credo che possiate immaginarlo da soli.

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  Paola si racconta

Sono nata a Milano il 18 giugno 1971 da mamma pubblicitaria e papà idrobiologo. Ma a Milano sono rimasta solo un anno e gran parte della mia vita l’ho trascorsa a Desenzano del Garda, per cui mi definisco “fieramente bresciana”. Per quanto ricordi ho sempre scritto e disegnato molto, i miei primissimi fumetti, di cui raramente faccio parola, han visto la luce intorno agli 11 anni. La comunicazione scritta per me è sempre stata fondamentale …

I LIBRI DI PAOLA (e altro)

 

Titolo: Non ti faccio niente

Autore: Paola Barbato

Casa editrice: Piemme

Anno di edizione: 2017

Pagine: 420

Prezzo: 17,50 €

EAN: 9788856660005

 

 

 

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (46) – Quel ramo del (l’altro) Lago

«Marone è un posto fantastico. Chissà che un giorno non mi decida ad acquistare una casetta qui, vista-lago, dove venire a scrivere quando ne ho voglia. Sono certo che, da un paesaggio del genere, la mia creatività non possa che trarre vantaggio»

 

Parola di Patrizio Pacioni che, qualche sera fa, alla Biblioteca Comunale Maestro Giacomo Felappi  di Marone (Via Roma, 83 – tel. 0309877077) ha presentato «In cauda venenum» la sua più recente opera letteraria che, dopo sei anni, ha riportato ai suoi numerosi lettori ed estimatori l’implacabile commissario Cardona.

A introdurre l’appuntamento e a intervistare l’Autore romano è Roberto Predali, appassionato ed erudito lettore, nonché abile scrittore impegnato soprattutto nella raccolta e nella narrazione della storia del territorio.

Da segnalare, tra i suoi scritti, il dettagliato e documentatissimo Marone, Toponomastica storica – Luoghi e percorsi tra passato e presente  autentico tesoro per chi ama la zona e per interessare ancora di più chi non abbia la fortun di conoscerla.

Nel corso del serrato dibattito, oltre a raccontare passato, presente e futuro della saga di Monteselva, Pacioni ha trovato modo di passare in rassegna una serie di temi che, al di là del doppio romanzo edito da Edizioni Serena, ha spaziato dalle tecniche di scrittura ai generi letterari, con approfondimenti sulle altre forme di comunicazione artistica attraverso cui è solito esprimersi (prima fra tutti la drammaturgia d’inchiesta) e significativi riferimenti alla difficile attualità di questo travagliato debutto del terzo millennio.

Serata rilassata e vivace, così come è nelle consuetudini dell’Artista e dell’uomo.

«Qui a Marone, sui ostri scaffali, ci sono quattordicimila libri a disposizione dei frequentatori, che si moltiplicano grazie alla Rete di collegamenti che mette a fattor comune le dotazioni di tutte le biblioteche del Lago d’Iseo. Lavoriamo molto con le scuole e abbiamo in mente una serie di progetti che, nelle nostre intenzioni, serviranno ad aumentare ancora da una parte i servizi che offriamo, dall’altra la frequentazione della nostra sede» mi confida la sempre dinamica Carlotta Borghetti, autentica “anima” della biblioteca. 

Per quanto riguarda In cauda venenum continua il tour di presentazioni (dopo l’estate Patrizio Pacioni sarà presente anche a  Librixia – Fiera del Libro di Brescia).

Per qunto riguarda la Biblioteca Comunale Maestro Giacomo Felappi  di Marone, invece, la (bella) notizia è che, grazie a un accordo con l’Autore romano che si è adoperato per recuperare alcune copie ormai introvabili nel circuito librario, tra pochi giorni, potrà mettere a disposizione dei lettori interessati l’intera serie delle indagini sin qui condotte dal commissario Leonardo Cardona.

 

 (servizio fotografico curato da PhGO) 

  Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

A Ronciglione, libri… al Cubo!

 

 

È la prima edizione primaverile di Cubo Festival, kermesse di letteratura ormai consolidata nel tempo (ogni inverno a partire dal 2013)

E la primavera, la meravigliosa primavera di Ronciglione, mescolando la limpida luce solare con i chiaroscuri dell’antico borgo, con ogni evidenza fa molto bene al Cubo.

«Sono presenti venti case editrici, provenienti sia dalla Tuscia e dal resto del Lazio che da altre regioni d’Italia. Alla fine saranno circa  una cinquantina gli autori che presenteranno le proprie opere mi dice, non nascondendo una certa soddisfazione, la giovane e infaticabile Valentina Vinci.

«Con i cinque  dell’Associazione Arca (di cui sono vicepresidente – il presidente è Alessia Leali) collaborano anche Italo Leali (comunicazioni, public relations e impaginazione computerizzata) l’architetto Dario Pompei (public relations, location e allestimenti) e Alberto Santucci (segnaletica orizzontale e verticale, stampa, fotografia).»

Decisamente suggestiva e singolare, l’atmosfera del Cubo Festival, con le vestigia di una Storia che si perde nei secoli e le sedie inchiodate al muro, basi di appoggio dei “libri randagi”, che i passanti possono prendere, conquistare, sfogliare e leggere a proprio piacimento. 

«Nelle nostre intenzioni si tratta di un invito a trovare il tempo per fare una pausa (ciò che si vuole davvero è sempre possibile) per leggere, sia sul posto che take-way» spiega Valentina., per concludere subito dopo con la parte che, con ogni evidenzia, più sembra gratificarla e infervorarla:

«Credo che una delle ideee più belle sia stata quella di coinvolgere attivamente nella manifestazione alcuni ragazzi del Liceo Scientifico Meucci di Ronciglione, scelti secondo le specifiche competenze (ma anche passioni) nell’ambito del progetto alternanza scuola -lavoro. Un’altra iniziativa cui tengo (e teniamo) particolarmente è quella relativa alla presenza di numerosi racconti scritti dai detenuti di carceri della regione, destinati a essere letti pubblicamente nel corso del Cubo Festival e successivamente raccolti in un libro da pubblicare»

Insomma, se l’esperimento (che intanto è ben cominciato) si cocluderà positivamente, l’intenzione è di ripetere l’edizione primaverile anche  nei prossimi anni.

 

Ecco, partendo dalla vivace e colorata immagine soprastante, questa prima parte del post la chiudo qui, facendo parlare… Ronciglione: 

 

  

Venendo ai libri (soprattutto a quelli della Edizioni Serena) vi posso raccontare di due riuscitissime presentazioni, che ahnno visto coinvolto Patrizio Pacioni.

 

 

 

 

 

La prima, relativa alla presentazione di «In cauda venenum», si è risolto in un rilassato colloquio tra Serena D’Orazi e l’Autore romano che si è allargato oltre il contenuto del libro, spaziando su vari argomenti: dalla tecnica di scrittura al teatro (in questi giorni si sta rappresentando al San Raffaele di Roma il dramma «Il corno di Olifante», portato in scena dalla Compagnia Stabile Assai), al giornalismo d’inchiesta. Nel corso del suo intervento Pacioni non ha mancato di invitare gli studenti del Liceo Scientifico a partecipare al grande e originalissimo concorso a partecipazione gratuita Le Ombre di Monteselva.



Titolo: In Cauda Venenum – Una trappola per il leone

Autore: Patrizio Pacioni
Prezzo: Euro 15,00

Alla seconda, Patrizio Pacioni ha partecipato in qualità di conduttore dell’intervista al Vescovo Micalef, autore di «Lo Spirito Santo e i suoi ineffabili doni» efficacemente coadiuvato dal concentratissimo e disinvolto studente Roberto Tedeschini, coinvolto nel progetto “alternanza scuola lavoro” di cui si è parlato qualche riga più in alto e sul cui intervento non posso che esprimere il mio personale e più ampio apprezzamento.



Titolo: Lo Spirito Santo e i suoi ineffabili doni

Autore: SUA ECC.ZA REV. MA MONS. SALVATORE MICALEF – VESCOVO E VICARIO
Prezzo: Euro 10,00

A seguire, tra venerdì, sabato e domenica, ancora altri libri di Edizioni Serena:



Titolo: Dilemma Caravaggio

Autore: Fabrizio Antonelli – Lucia Della Giovampaola
Prezzo: Euro 22,00


Titolo: Dante e la Tuscia
Autore: Giuseppe Rescifina
Prezzo: Euro 15,00

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Titolo: Una maschera per vivere

Autore: Salvatore Buccafusca
Prezzo: Euro 15,00

 

Andate a Ronciglione.

Per i libri, ma non solo per il libri.

Perché la cultura ha sei lati da scoprire.

Proprio come un Cubo.

 

  Valerio Vairo

Categorie: Scrittura.

Piadena: quando la scuola… è buona davvero

Çlirim Muça, oltre a essere un abile e fantasioso narratore, un immaginifico drammaturgo e un instancabile produttore di versi di grande spessore, appassionato ricercatore di ogni forma tecnica di poesia, anche della più esotica estrazione e tipologia, è anche… un carissimo amico.

Per questo, quando mi ha chiesto di collaborare a un certo progetto in quel di Piadena, con la prospettiva di affiancarlo in una conferenza sugli haiku e in un’altra sulla fiaba e sulla favola, nonostante l’incombere della “prima” romana del mio nuovo dramma incentrato sulle altissime figure di Falcone e Borsellino, messo in scena dalla Compagnia Stabile Assai, non ho saputo dirgli di no.

Per l’amicizia che ci lega, sì, ma anche per un altro motivo che vi dirò… tra qualche riga.

Saltata per una improvvisa emergenza la mia partecipazione relativa alla “favolistica” (alla quale ho già dedicato FiAbacadabra e FiAbacadabra 2… con la voglia crescente di metter mano a un FiAbacadabra 3), stamattina è venuto il momento degli haiku.

La sede scelta per l’incontro (eccola la seconda ragione che mi ha spinto ad accettare la proposta dell’amico Çlirim, ovvero la gratificazione che mi regala il parlare di scrittura alle e con le nuove e nuovissime generazioni) era questa, di Torre de’ Picenardi:

Che il mio amico sapesse il fatto suo, che riuscisse senza nessuna difficoltà a instaurare un positivo feeling con qualsiasi tipologia di auditorio, mi era cosa ampiamente noto. Ciò che invece mi colpisce e (positivamente) mi stupisce ogni volta che mi capita di mettere piede in una scuola, sono l’attenzione e la partecipazione di cui sono capaci gli studenti allorché vengono sollecitati ad apprendere con il dovuto approccio.

Così la mattinata si è rivelata oltremodo piacevole e produttiva per tutti. Un modo come un altro per dire che, insomma, i ragazzi hanno lavorato tanto e con ottimi risultati.

 

Dopo avere ascoltato con la massima attenzione la parte tecnica, hanno preso penne e quaderni creando, riuniti in sottogruppi, haiku e renga (catene di haiku collegate per incastro logico o evocativo) di significativo spessore, in una festa per la mente e per il cuore.

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È stata una settimana impegnativa e straordinariamente intensa, questa della prima edizione di Art Book.

«La manifestazione, dedicata alle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria, fa parte dell’iniziativa “Lettura d’Istituto“, appoggiata dalle Istituzioni locali nell’ambito nazionale di “Maggio mese dei libri»  spiega Umberto Parolini, dirigente scolastico del comprensorio che include dieci scuole che garvitano su Piadena.

«Si tratta, in realtà, di una ripresa e di una rivisitazione (credo migliorativa) di un’idea che avevo avuto e messo in pratica circa dieci anni orsono, nel corso della mia precedente esperienza ad Asola)», precisa subito dopo.

«Un lavoro che ha coinvolto nel complesso circa 850 studenti, interessandoli alla lettura, al componimento poetico, alle arti figurative e, soprattutto ai collegamenti tra tutte queste discipline artistiche ed espressive. Risultati che valuterò ancora più nel dettaglio quando la settimana sarà conclusa, ma di cui non esito sin d’ora a dichiararmi soddisfatto, grazia anche alla preziosa collaborazione di tutti i professori coinvolti e all’intevento dei partners: la casa editrice Artebambini, Arti e Affini di Rita Spagnoli e, naturalmente gli “esperti“».

Preciso che con la parola “esperti” il dottor Umberto Parolini (ritratto a destra nella foto sovrastante) intendeva parlare oltre che di me (bontà sua) e di Çlirim Muça, anche del gionalista e poeta/scrittore Alberto Figliolia, del fotografo Nicola Mauro Salza e della poetessa, particolarmente impegnata nella rieducazione e nel recupero carcerario Silvana Ceruti

  

Per chiudere una piccola serie di istantanee destinate a fare venire voglia di vistitare quest’angolo di Lombardia a chi non ha ancora avuto la fortuna di farlo. 

 

 

Tranquillità, suggestioni della Storia, la pacata bellezza dei campi frutto della laboriosa tradizione contadina e, ultima ma no ultima, un’ospitalità generosa e un’offerta culinaria letteralmente…  da favola.

Categorie: Da me a Voi.

Goodmorning Brescia (43) – Mille volte benvenuta, Mille Miglia

Oggi, giorno particolarissimo, lascio (come successo già altre volte) provvisoriamente il timone di «Goordmorning Brescia» a Patrizio Pacioni.

Più tardi tornerò per raccontarvi un altro aspetto di questo serena e felice vigilia di Mille Miglia.

  Bonera.2

Mai come nella 1000Miglia non è tanto l’evento in sé, la gara, la competizione a fare la differenza.

Ciò che colpisce è la partecipazione dei bresciani, la voglia di esserci, l’emozione e l’entusiasmo che ci fluttua intorno.

Impiegati che, nella lopro pausa, sacrificano il pranzo per girare tra le meravigliose automobili d’epoca che s’impadroniscono della città, coniugi e amanti che fino a ieri faticavano a trovare qualcosa da fare veramente insieme, riuniti dai richiami, dalle bellezze e dalle suggestionia della sempre magica Freccia Rossa, cavalcando un sogno lontano, inconsapevolmente si riavvicinano, anche fisicamente, magari arrivando, quasi per sbaglio, a prendersi per mano dopo chissà quanto tempo che non accadeva.

Forse sono troppo romantico. Forse solo troppo ingenuo, Forse non sono abbastanza smaliziato da vedere e riconoscere la malizia del marketing-business, flauto incantatore che ha il solo scopo di sedurre il più alto numero di consumatori.

E se anche fosse?

Oggi è una meravigliosa giornata per NOI bresciani. Noi bresciani, sì, anche quelli come me che sono nati a Roma e altrove.

Dunque poche ore fa, all’ora di pranzo, appunto, sacrificando la pausa e il pranzo, appunto, mi sono incontrato con l’amico Giulio Rottigni e mi sono lasciato andare alla corrente delle immagini, delle sensazione,  che come onde ideali sommergevano il centro della città.

Mi e ci hanno attratto i bolidi, naturalmente. Le aggressive Alfa, le sempre eleganti Lancia, le Porsche prodotte dalla potenza germanica, le ingegnose Renault di Francia, le aggressive ed esuberanti macchine yankee, come le Lincoln e la Oldsmobile, ma a colpirci di più…

A colpirci di più sono state due macchine molto meno note e particolari ciascuna per cause di verse.

La prima la sportiva Cisitalia, che ha “ballato una sola stagione” per dirla liricamente: pochissaimi i modelli usciti dalla fabbrica quasi artigianale, dal 1946 al 1963. Tra i modelli immessi sul mercato anche la “202“, esposta niente meno che al Moma di New York come opera di arte moderna.

Poi la minuscola Isett , microvettura monovolume che venne prodotta  (tra il 1953 e il 1956) dalla casa automobilistica italiana Iso di Bresso su idea e progetto dell’italianissimo Ermenegildo Preti , prodigioso esempio di inventiva nazionale, capace di precedere di settant’anni, nella concezione, una certa Smart.

Un’ottima intuizione, visto che tra il 1955 (quando la BMW ne acquistò il brevetto) e il 1962, la BMW Isetta divenne non solo la prima automobile al mondo a basso consumo di carburante (bastavano tre litri di benzina per percorrere 100 km) a essere prodotta in serie, ma conseguì l’incredibile record di oltre 161.000 unità vendute.

 

 

  

 

 

  

 

 

  

 

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (39) – Da Mario gli antichi sapori d’Iseo

Il ristorante, l’Antica Osteria del Castello, è un angolo di armonia in un’incantevole cittadina affacciata sul meraviglioso Lago d’Iseo.

  

L’Oste (al secolo Mario Venni) è uno dei punti fermi della ristorazione bresciana dell’ultimo ventennio, già conduttore, (insieme al gemello Pietro) del mitico Quartino di via Zadei.

 

  

In un pigro dopopranzo, prolungato nell’ameno giardino che promette deliziose serate estive consacrate al buon cibo e al buon vino, non ho potuto fare a meno di sottoporlo a una breve e sintetica (ma spero significativa Intervista).

Mario, da quanto tempo operi nel settore della ristorazione?

Dal 1981. Trentacinque anni di “mestiere” vissuti con grandissima passione, sempre alla ricerca di nuovi stimoli, di nuove sfide, di nuove soluzioni. Al punto che questi trentacinque anni mi sembrano essere passati sin troppo velocemente.

E adesso?

Adesso si parte per una nuova sfida, resa possibile anche grazie al supporto e alla preziosa collaborazione dell’amico Enrico Longhi, che mi fa da compagno in questa avventura…

   … e sono certo che centreremo l’impresa.

Un bel salto passare dal gestire un ristorante nella cittadina Brescia a farlo nella vacanziera e lacustre Iseo. Cosa cambia, per te?

Cambia molto e cambia poco. Molto è cambiato, anzi migliorato, nel personale: quando si è materializzata la possibilità di rilevare la gestione dell’Antica Osteria, mi è venuta l’idea di venire ad abitare nei paraggi. Verde, lago, tranquillità assoluta e vicinanza al posto di lavoro, wath else? Senza contare che i serizi e le attrazioni della città, a ben vedere, restano a un quarto d’ora di automobile. Per quanto riguarda il lavoro, invece, non ci sono grandi differenze con il “prima”: certo, operando qui (dove si averte ancora, per fortuna, la positiva influenza dell’effetto-Christo)  si deve tenere conto di una certa stagionalità (il top dell’affluenza è tra Pasqua e ottobre). C’è da dire però, a questo proposito, che conto sui tanti amici-clienti che da tempo mi seguono con affetto per riempire il locale (che esercita una certa attrattività sul vasto bacino lago-Brescia-Bergamo)… anche fuori-stagione.

Parliamo di cibo.

Il cibo, certo. Per questo mi sono affidato allo chef Giorgio Lovati (al centro nella foto, tra Mario l’Oste e l’aiuto cuoco Giorgio Orizio). Un autentico fuoriclasse, coscienzioso al limite dell’ossessione nella scelta degli ingredienti, un appassionato della buona tavola che persegue con meticolosa applicazione e grande passione un ideale di valorizzazione delle tradizioni locali rivisitata alla luce di una creatività sempre fresca e fantasiosa. Una particolare attenzione è poi riservata, attraverso l’uso diffuso dell’abbattimento della temperatura e del sottovuoto,  a un utilizzo per quanto possibile parsimonioso dei condimenti più pesanti (come il burro) e, dunque, a una più sana e digeribile alimentazione. 

 

Dal mitico Quartino in poi, uno degli elementi caratterizzanti delle tue gestioni è stao il largo spazio sempre concesso ad attrazioni per così dire “collaterali” alla semplice alimentazione. Ti ripeterai anche qui all’Antica Osteria del Castello?

Nel mio locale non mancheranno mai musica dal vivo, karaoke, intrattenimenti vari e …  

(indica, ammiccando, tre “loschi figuri ben conosciuti dai frequentatori di questo blog, vale a dire -foto sotto- Annabruna Gigliotti, Patrizio Pacioni e Massimo Pedrotti, componenti della Compagnia delle Impronte)

… cene con delitto. Primo appuntamento venerdì 16 giugno con la rappresentazione di «Uno specchietto per tre allodole»! 

  

Per concludere: quanto ti manca la presenza, in questa nuova avventura, del tuo gemello Pietro?

Mi manca molto, inutile dirlo: abbiamo lavorato insieme per  più di venti anni e…

(si ammutolisce un attimo, seguendo un pensiero)

Sappi però che c’è un certo progetto comune in ballo che…

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Bene. Di più lui non dice e io non mi sorprendo: con i terribili Gemelli c’è sempre qualcosa… che bolle in pentola!

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  Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

La memoria marcia da 25 anni… e non si deve fermare

 

Nella strage di Capaci (23 maggio 1992) persero la vita, oltre a Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre componenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Sopravvissero al terribile scoppio gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza. L’agguato, opera di Cosa Nostra, scattò sull’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine, poco distante da Palermo: alle ore 17,58, al passaggio della macchina di Falcone e di quella della scorta, di rientro in città dall’aeroporto, il sicario Giovanni Brusca aziona una carica di cinque quintali di tritolo posizionata in una galleria scavata sotto la strada.

 

Nella strage di via Mariano D’Amelio (Palermo) invece, il 19 luglio 1992, vale a dire solo cinquantasette giorni dopo l’uccisione di Falcone, oltre al magistrato Paolo Borsellino perirono  i cinque agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Unico sopravvissuto, pur se gravemente offeso dall’esplosione di Antonino Vullo. Alle ore 16,58, non appena il magistrato e la sua scorta si fermarono sotto il palazzo in cui viveva la madre di Borsellino, con un telecomando azionatoa  distanza venne fatta esplodere una carica di circa 100 chilogrammi di tritolo, piazzato in una Fiat 126.

 

  

Ieri a Tempo di Libri, prima edizione della nuova kermesse editoriale di Milano, è stato lanciato il progetto La memoria in marcia, il tour in dieci tappe che porterà da Peschiera del Garda a Palermo l’autovettura (la cui sigla-radio, Quarto Savona 15, non sarà mai dimenticata) sulla quale si trovavano, al momento dell’esplosione gli uomini della scorta che seguivano la Croma di Falcone. L’evento è stato completato e arricchito dall’intervento della signora Tina, vedova del caposcorta Antonio Montinaro.

Una reliquia di straordinaria suggestione e valore morale e civile, che già è stata esposta al pubblico in altre località in occasione di manifestazioni e cerimonie per la legalità e che, nelle intenzioni dei promotori dell’iniziativa sarà utilizzata come “Memoria in marcia” attraverso l’Italia, per dare ancora più rilievo e spessore alla ricorrenza del venticinquesimo anniversario.

Il mese prossimo, poi, a partire dal 23 maggio (vale a dire esattamente 25 anni dall’attentato di Capaci) importantissimo appuntamento al moderno Teatro San Raffaele di Roma, dove sarà portato in scena dalla Compagnia Stabile Assai il dramma «Borsellino e l’Olifante» scritto da Patrizio Pacioni, per l’adattamento e la regia di Antonio Turco.

 

Compagnia Stabile Assai

Fondata nel 1982 da Antonio Turco, responsabile delle attività culturali presso la Casa di reclusione di Rebibbia, si serve dell’attività teatrale come strumento di socializzazione e riadattamento.

La compagnia è formata da detenuti e da detenuti semi-liberi che fruiscono di misure premiali, oltre che da operatori carcerari e da musicisti professionisti. I testi degli spettacoli sono inediti, scritti con la collaborazione di tutti i detenuti.

Nel 2009, la Compagnia si è esibita alla Camera dei Deputati e, nel 2011, in Campidoglio.

Nel corso degli anni, la Compagnia ha collezionato diversi riconoscimenti, tra cui la Palma d’Eccellenza del Premio Cardarelli (2007), il Premio Massimo Troisi nel 2011 e la medaglia d’oro del Capo dello Stato Giorgio Napolitano nel 2012.

Sulla Compagnia è stato girato il documentario Offstage, del regista Francesco Cinquemani

«Borsellino e l’Olifante» è il terzo dramma scritto da Patrizio Pacioni che la Compagnia porta in scena, preceduto da «La verità nell’ombra» (2015) e «Diciannove + Uno» (2016).

    Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (36) – È in aula magna, lo «Spoon River» … della legalità!

 

Nello  Spoon River della legalità ferita italiana ci sono lapidi in abbondanza, per tutti i gusti e le inclinazioni: magistrati coraggiosi, integerrimi esponenti delle forze dell’ordine, giornalisti scomodi, ma anche crudeli assassini, ignobili trafficanti e torbidi faccendieri.

Tra i sepolcri più nobili, però, ce ne sono due che la c.d. “gente per bene” ama visitare  ogni qualvolta che ciò si renda possibile: sono quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

L’incontro «Parole da scolpire nella pietra», ideato e condotto da Patrizio Pacioni, e organizzato presso il liceo Fabrizio De André di Brescia su iniziativa della professoressa Alessandra Balestra, prende proprio spunto dall’opera di militanza democratica e sulla tragica scomparsa dei due magistrati, per allargarsi poi a temi di carattere più generale.

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Aula magna del Liceo Fabrizio De André “prima” e “durante” il 1° e il 2° incontro con gli studenti.

L’Autore romano, dopo aver tracciato una sintetica ma esauriente rassegna della situazione politica e ctiminale della Sicilia degli anni ’80 e delle tragiche conseguenze della feroce e sanguinosissima “II Guerra di Mafia”, è passato a sottolineare l’importanza dell’impegno che ciascuno di noi può assumersi nell’ambito di una convinta lotta in favore e in difesa della Legalità.

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Puntuali e ben centrati gli inserti mutimediali approntati da PhGO e curati da Giusy Orofino, idonei a vivacizzare e a rendere ancora più suggestivo l’evento.

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Alla fine della duplice conferenza sono riuscito a porre qualche domanda al relatore.

«Patrizio, all’evento ha aderito un numero talmente alto di studenti che si è dovuto raddoppiare la conferenza, finendo per occupare tutti i posti disponibili nell’Aula Magna del Liceo De André  per tutta la mattinata»

«In certi casi la parola overbooking suona meravigliosamente bene alle mie orecchie: sommando le presenze della doppia conferenza, infatti, ho avuto occasione di parlare a oltre duecento ragazzi di legalità,  di senso del dovere, di abnegazione totale, di spirito di servizio e di sacrificio. Una riflessione per loro e con loro, sulla necessità di fare propri i valori fondamentali della democrazia e del sociale, senza paura, appassionatamente.»

«Non è difficile trattando di tempi così seri e ponderosi, tenere alta l’attenzione di una rappresentanza così nutrita di ragazzi e ragazze

«A olte effettivamente lo è. Nel caso dell’incontro di sabato con gli studenti del Fabrizio De André, però la faccenda è andata in un modo del tutto diverso.  Mi sonto trovato a parlare a un pubblico interessato e attento, che ha reso più facile esprimermi nel modo migliore»

«Da cosa è nato questo interento?»

«Da qualche tempo a questa parte la collaborazione che sto portando avanti con la Compagnia Stabile Assai (più antico e glorioso gruppo carcerario italiano di recitazione) mi porta ad affrontare con scadenza annuale temi legati  a fatti, misfatti e (soprattutto) misteri, della Storia d’Italia. Prima la strage di Portella della Ginestra, poi la sparizione di una nave nel nulla, avvenuta all’inizio degli annni ’60. L’anno prossimo ci occuperemo della rivolta anarchica nel Matese  portata avanti da Cafiero e compagni.  E io, di volta in volta,colgo occasione dalla stesura del nuovo testo per  una serie d’interventi nelle scuole, visto che il dialogo con i giovani è qualcosa che mi gratifica enormemente»

«Dunque, quest’anno…»

«La Compagnia Stabile Assai sta per andare in scena (“prima” 23 maggio con repliche 24 e 25, al Teatro San Raffaele di Roma) con il dramma Borsellino e l’Olifante, ispirato all’opera di Falcone e Borselino e alle vicende del Pool Antimafia. Un’occasione irrinunciabile per parlare in modo diverso dalle solite “celebrazioni ufficiali” di un tema che per tutti, ma soprattutto per le nuove generazioni, costituisce il più solido e positivo dei riferimenti»

«Tornerai ancora al Fabrizio De André?»

«Mi auguro proprio di sì! Grazie alla prof Alessandra Balestra, alla Dirigente Scolastica e a tutti i professori che con lei hanno saputo organizzare davero alla grande questo incontro, ho conosciuto una scuola vivace e culturalmente curiosa. Bravissimi i giovanissimi “attori” Lorenzo Piazza e Daniel Samoila che (interpretando un suggestivo dialogo a due tratto dal mio dramma) si sono saputi calare con straordinaria efficacia nei panni dei due eroici magistrati siciliani; un sentito ringraziamento alle altrettanto giovani Laura Spinoni e Sara Buraschi autrici del servizio fotografico a corredo di questo post). Mi ha colpito, piùà di altro, l’atmosfera d’impegno e creatività che si respira nei colorati corridoi dell’Istituto. “I vostri studenti sanno sorridere”  non ho potuto fare a meno di dire alla prof . E lei, semplicemente, ha sorriso.»

   Bonera.2

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