L’Autore:
Harold Pinter (nato nel 1930 e deceduto nel 2008) è considerato uno tra i più originali drammaturghi della propria generazione. Originario di un distretto nord-orientale di Londra, da famiglia ebraica di origini ucraine e polacche, innamorato del Teatro, si pensò all’inizio come attore, per cimentarsi soltanto più tardi come drammaturgo.
Anche se il debutto (con il pur interessantissimo “The birthday party” – Il compleanno, andato in scena in Italia nella versione di Peter Stein) si rivelò un clamoroso insuccesso, con il trascorrere degli anni la sua fama e la sua carriera andarono in crescendo, facendone uno degli autori più noti e amati del periodo.
Le sue opere, dall’intreccio talvolta quasi assente e il cui svolgimento è affidato essenzialmente a dialoghi spiazzanti e spesso surreali, grazie ai quali l’Autore sa creare intense atmosfere, sono basate su situazioni psicologiche che hanno come temi la complessità dell’animo umano, la fragilità e la fallibilità della memoria e i misteri che caratterizzano la natura femminile.
Nel 2005 gli è stato assegnato il premio Nobel per la letteratura. Autore di numerosi radiodrammi e copioni televisivi, Pinter ha lavorato molto anche come sceneggiatore cinematografico.
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Lo spettacolo:
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«Frammenti», andato in scena ieri sera al Teatro Mina Mezzadri di Brescia, basato su una scelta di brani scritti da Harold Pinter tra il 1959 e il 2002, è frutto di un percorso di formazione attoriale Officina Teatrale, a metà strada tra recitazione e intima auto-narrazione.
Una riflessione di gruppo stimolante e spettacolare articolata in una serie di quadri collegati tra loro dalla scrittura feroce e spesso parossistica ma sempre spontanea e sincera di Pinter, sempre e comunque fiero oppositore del bellicismo e della prevaricazione sociale.
Esperimento interessante, pienamente godibile soprattutto gli “addetti ai lavori”, che sanno riconoscere e apprezzare nella recitazione dei cinque giovani interpreti (Fabio Barone, Giulio Germano Cervi, Pietro Lancello, Rebecca Redaelli ed Emanuele Taddei, affiancati dalla più esperta Monica Ceccardi) una serie di qualità innate e coltivate che, sospinte dall’entusiasmo giovanile e dall’amore per il palcoscenico risaltano nell’arco di tutto il pur breve spettacolo.
Esperimento pienamente riuscito, almeno fino ai minuti finali, nel corso dei quali, a parziale smentita di quanto dichiarato dalla brava Monica Conti nelle sue note di regia, “la presa di posizione politica” dell’Autore, appare alquanto stiracchiata nel tentativo di adattarla alla (criticissima) situazione che caratterizza in modo sempre più negativo e preoccupante questo cupo primo scorcio di terzo millennio.
Perché, purtroppo, non è soltanto lo stile di conduzione, al limite del disturbo psichiatrico, da parte di Donald Trump della politica interna ed estera della più potente potenza mondiale, a destare riprovazione e sconcerto. Non è solo l’avido e guerrafondaio capitalismo made in USA.
È il mondo intero a essere malato di indifferenza verso i bisogni dei più indifesi e di belluina aggressività bellica. Citare soltanto il più appariscente dei sordidi tiranni che governano larga parte degli stati, ignorando l’aggressività fredda e cinica di Vladimir Vladimirovič Putin, la sete di vendetta e la rabbia omicida di Benjamin Netanyahu, il fanatismo sanguinario e terroristico di certi integralismi religiosi amorevolmente coltivati in Medio Oriente, la follia del dittatore coreano Kim Jong-il… sembra il più comodo degli espedienti per incassare facili consensi.
E ho citato solo i primi che mi sono venuti in mente.
Forse, senza tradire lo spirito di Pinter, si potevano esprimere concetti analoghi in modo migliore. Ma tant’è.
Un’ultima e doverosa nota positiva sulla regia. Non era facile trarre un’ora di spettacolo vivace e interessante come quello andato in scena ieri sera da un testo (come dice il titolo) così frammentario. La scelta di una rappresentazione itinerante, tra il bellissimo portico esterno e la platea stessa si è rivelata ben centrata.
Quanto agli attori… non ho nessun dubbio che sentiremo a lungo parlare molto positivamente di ciascuno di loro.
Sono disposto a scommetterci.
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GuittoMatto