Goodmorning Brescia (91) – Bucci, Sgrosso e «Ottocento»: un secolo in un’ora

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Se il ‘900 è stato definito il “Secolo Breve”, il precedente secolo, l’800 può a buona ragione definirsi il “Secolo Complesso”. denso come fu di movimenti ideologici e culturali, di impensabili progressi e invenzioni tecnologiche, di rivoluzioni ideali e politiche.

E tutto ciò, con «Ottocento», Elena Bucci e Marco Sgrosso, si ripromettono di narrarlo, in palcoscenico, in poco più di un’ora.

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«Elena e Marco sono legati a me e al CTB da legami di profonda e sperimentata amicizia» dichiara Gian Mario Bandera, aprendo gli interventi.

Ricorda poi come Ottocento sia il secondo appuntamento del ciclo “Palestra del Teatro”,  che segue i Sonetti di Shakespeare. Il terzo sarà costituito da una coproduzione con il Teatro Parenti, che vedrà protagonista Luca Micheletti.

Sottolinea poi carattere il carattere sperimentale che contraddistingue questa serie di spettacoli,  anche in tema di contaminazioni tra modalità espressive diverse.

«Tuffarsi in questo secolo importantissimo, sia sotto il profilo di progresso sociale, civile e scientifico  dell’umanità , sia per i nuovi sviluppi delle arti e della letteratura italiana e mondiale, è stata un’autentica impresa. Ci siamo trovati immersi in una quantità incredibile di testi da valutare, cercando di evitare di portare in scena una mera carrellata di spunti letterari e di creare un magma omogeneo in cui si cogliesse l’essenza del secolo» sottolinea Marco Sgrosso.

«Dalla scelta di autori eterogenei, vissuti e operativi nel corso di tutto il secolo, è nato lo spettacolo di tanti spettacoli possibili, un canto dedicato all’800: in certi casi abbiamo afferrato i singoli brani per sintesi, i altro abbiamo preferito cammei simili a istantanee di letteratura».

«Qui al CTB ci sentiamo di casa» dichiara Elena Bucci.

«Premesso questo, la frequentazione di una “Palestra” come questa può risultare al tempo stessa rischiosa e affascinante. L’ottica in cui abbiamo intrapreso questa stimolante sfida è quella, sperimentale di una nuova drammaturgia aperta che trova il proprio effettivo compimento non con la fine delle prove, ma trasformandosi, crescendo e perfezionandosi attraverso l’incontro con il pubblico, di replica in replica».

Fa poi presente che nell’immagine che campeggia nella locandina (come nelle altre scelte per promuovere lo spettacolo) si sono volute riproporre le sembianze del dagherrotipo, antico sistema di riproduzione dell’immagine che conserva alcune parti di ciò che trasmette nel tempo, cancellandone invece altre, con una casualità, ad avviso di Elena,  solo apparente e, quindi tutta da investigare e da comprendere.

«Una palestra per attori e registi, sì, ma anche per il pubblico» interviene a questo punto Marco Sgrosso.

«Gli spettatori saranno chiamati a un non agevolissimo  esercizio di comprensione e di interpretazione di frammenti letterari».

Conclude, con la consueta incisività, Elena Bucci:

«Uno dei  nostri intenti, forse il principale, è di risvegliare/stimolare l’attenzione e la curiosità  degli spettatori, sia sulle vicende, le tendenze e i personaggi che hanno percorso l’intero 19° secolo, sia su singole opere e singoli autori che, mi auguro, chi assiste al nostro spettacolo sarà spinto a ricercare e recuperare».

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(la foto di Elena Bucci e Marco Sgrosso è stata scattata da Aleksandra Pawloff)

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DAL 12 AL 22 APRILE 2018

TEATRO SANTA CHIARA MINA MEZZADRI

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Goodmorning Brescia (90) – Donne di canto e di lotta

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Cominciamo dal teatro, anzi da un auditorium che si presenta più “teatro” di tanti altri teatri che, pure, si dichiarano ufficialmente tali.

Una risorsa per la cultura di cui la provincia di Brescia è costellata, nascosti agli occhi dei più distratti e custoditi con cura e amore, da autentici gioielli quali sono.

Sto parlando, in questo caso, dell’Auditorium Mazzolari di Verolanuova, locale ben attrezzato e di solida capienza, dove, ieri sera, si è rappresentato «Musica e Muse», spettacolo-concerto ideato, realizzato e messo in scena dalla sempre entusiasta ed esuberante performer e regista Marialaura Vanini.

Uno spettacolo-femmina, gioiosamente e pensosamente. 

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Dopo la breve introduzione di Emanuela De Munari, la prima a entrare in scena è una dama, identificabile in Francesca Caccini detta  la Cecchina (nata a Firenze nel 1587 e deceduta nella stessa città, oppure a Lucca, cinquantaquattro anni più tardi, dopo una vita che definire intensa e avventurosa è poco. Compositrice, clavicembalista e soprano, fu la prima donna a scrivere un’opera e, probabilmente, la più prolifica compositrice di quei tempi. A parte le competenze musicali, è conosciuta anche per essere stata una valente poetessa e autrice di testi per canzoni.

Poi la dama si spoglia della  sontuosa parrucca e della raffinata veste e si trasforma in una grintosa rapper che, a modo suo, rivestirà il ruolo narrante nel corso dell’intera rappresentazione.

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Sul grande schermo che fa da fondale si succedono grandi immagini: dalle donne impegnate come schiave nelle piantagioni di cotone dell’800 alla radicale rivoluzione di costume e di valori operata da Madonna (citata però con la dolente e classica “Don’t cry for me, Argentina“) e portata alle estreme conseguenze dalla sventurata Amy Winehouse, alle sonorità diverse, ma tutte innovative di Céline Dion, Anastacia e Adele. Un lungo viaggio nel tempo che si dipana di decennio in decennio, attraverso le canzoni della tenera Edit Piaf (magnifica la doppietta “Rien de rien” / “Milord”), della romantica Judy Garland, della pirotecnica Ella Fitzgerald, della classica Sarah Vaughan, di Etta James e Aretha Franklin. Per passare poi al canto di rivolta e di rivendicazione sociale di Joan Baez, su su, fino alla newyorkesissima Liza Minnelli, all’esplosiva e selvaggia Tina Turner, ad Amie Stewart, alle disco-women Donna Summer e Gloria Gaynor.

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Accompagnando le fotografie con il canto e con la musica, senza un attimo di respiro, in una continua alternanza di jazz, blues, swing, rock, pop e quant’altro. Con la conduzione delle belle voci di “tre tenori” tutti al femminile (la suadente Greta Cominelli e la tenera Anna Brontesi insieme alla già citata, graffiante Marialaura Venini) e dei movimenti danzanti della narratrice Chiara Petrone, in costante equilibrio tra morbide e sensuali movenze e postmoderna aggressività.   

Insomma, si potrebbe dire che le donne “se la cantano e se la suonano” se non fosse che invece, a suonare davvero, siano quattro uomini, valentissimi e ispirati musicisti che è giusto menzionare: Devis Tarolli, Alessandro Galli, Fabio Dattilo, Oscar Conti e lo scatenato sassofonista Marco Orrù.

Si finisce con le protagoniste che cantano in mezzo a un pubblico entusiasta che canta con loro. E non è certo un caso che il pezzo scelto per il bis, sia proprio lo straziante richiamo alla partecipazione e all’impegno sociale e civile di Sacco e Vanzetti.

Perché per le donne (italiane e straniere) e, quindi, per tutti noi, purtroppo, la lotta non è ancora finita.

 

(si ringrazia PhGO per le immagini fornite)

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Goodmorning Brescia (89) – C’è chi ama Brescia… e chi “anche no”

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È di una sgradevole vicenda, avvenuta recentemente in Rete e, più precisamente nel complesso mondo facebook che oggi voglio parlare. Niente di clamoroso, s’intende: solo una piccola grettezza da paese. Mi riferisco alla cancellazione di autorità da parte di uno dei “profili di comunità bresciana” di Patrizio Pacioni, conduttore di questo blog, colpevole di avere diffuso alcuni articoli tratti da questa mia rubrica.

Intanto non nominerò il nome della community (fatta di bravissime persone innamorate della propria città) né della sua amministratrice (invero piuttosto arrogante e poco elastica), lasciando a Voi avanzare ipotesi che, da parte mia, non saranno mai né confermate né smentite.  Sottolineo subito, a scanso di ogni equivoco, che non si tratta di «Io amo Brescia perché»  che, come l’altra, è sostenuta e seguita da migliaia di bresciani di nascita e di adozione ma che, a differenza dall’altra, fruisce di un amministratore molto più riflessivo e molto meno impulsivo.

Dopo essersi stato espulso, senza alcun preavviso, Patrizio ha inoltrato nuovamente la richiesta di iscrizione, curando nel frattempo di chiedere quali motivazioni ci fossero alla base di una simile decisione.

Gli è stato risposto che, segnalando brani tratti da questa rubrica d’informazione sulla città (che, a titolo assolutamente gratuito e senza alcuna forma di pubblicità né personale né di terzi, viene diffusa da anni in Rete) avrebbe violato le regole del Gruppo. Decisione assurda e del tutto immotivata, ove si pensi che, in pratica,  «Goodmorning Brescia» altro non è che una forma di narrazione a base di testi e immagini in cui si racconta quanto accade in città e si illustrano e si recensiscono iniziative (soprattutto culturali e artistiche). Tutto ciò al servizio di Brescia e dei concittadini bresciani.

Oltre a ritenere sbagliato, miope e settario un simile comportamento, mi dispiaccio del fatto che oltre 20.000 iscritti a un Gruppo che (oltre che dell’amore per Brescia) si nutre quotidianamente anche della conoscenza di quanto accade in città e dintorni, sia sottratto in modo immotivato uno strumento aggiuntivo, approfondito e (ripeto/sottolineo) assolutamente gratuito.

Ovviamente rispetto la decisione, dal punto formale assolutamente legittima, anche se del tutto ineducata e irrispettosa nelle procedure seguite, che la non nominata Amministratrice ha ritenuto di prendere nei confronti dell’amico Patrizio e di questo blog.

Mi sia consentito, però, di non condividerne  la superficialità della motivazione e la filosofia settaria che, com’è più che evidente, ne sono all’origine.

 

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Goodmorning Brescia (88) – Un progetto molto extra e… poco ordinario

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Arrivato al secondo anno, il progetto «Extraordinario» – Esperienza di ascolto e di teatro sociale a Brescia si presenta alla stampa bresciana.

Un ambizioso ciclo di eventi, che coinvolgerà diverse Associazioni culturali e artistiche operanti in città e dintorni, ma anche insegnanti e ragazzi di alcune delle principali scuole cittadine.

Un’iniziativa che l’Amministrazione Comunale e il C.T.B. hanno fortemente voluto e meticolosamente organizzato e che, ne sono certo, non mancherà di coinvolgere e interessare moltissimi bresciani.

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«È un progetto (che io e l’Assessore Scalvini abbiamo fatto nostro e accompagnato fin dall’inizio) che prevede il coinvolgimento di otto realtà artistiche bresciane coordinate dal CTB» esordisce il Vice Sindaco Laura Castelletti. «Non solo un progetto artistico/creativo ma, anche e soprattutto, nelle nostre intenzioni, il messaggio di un’intera società/comunità  che esprime la propria caratteristica e inconfondibile identità».

Gian Mario Bandera (Direttore Artistico del Centro Teatrale Bresciano) sottolinea come, nella specifica occasione, il ruolo del CTB sia stato solo quello di coordinare e coadiuvare otto Associazioni già ben radicate nel territorio, e attivamente operative.

«Oltre a questo,  però,  ci siamo sentiti fin da subito pienamente coinvolti nel progetto» -aggiunge subito dopo- Al punto che ci siamo decisi a predisporre nelle prossime stagioni tre iniziative in tema, di nostra produzione».

Ma non finisce qui, perché il Direttore annuncia che si sta studiando anche la facilitazione per gli spettatori più disagiati di abbonamenti a prezzo ridotto e (novità assoluta)  veri e propri “corsi per spettatori” mirati a un’educazione  da educare a una più consapevole percezione e fruizione del messaggio teatrale.

«Porto e riassumo la voce delle otto associazioni (ma speriamo che aumentino in futuro) impegnate in questa seconda avventura di Extraordinario» è il saluto di Giulia Innocenti Malini (docente presso Università Cattolica del Sacro Cuore – esperta di teatro sociale). Passa poi alla presentazione delle stesse, una per una: Teatro19, Associazione Compagnia Lyria, Somebody Teatro della diversità, Residenza Idra, Viandanze, Associazione Culturale Briganti, Teatro Telaio e Associazione Culturale Lelastiko. La rete si avvarrà del supporto scientifico del dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

«I temi centrali, come nella passata edizione, sono carcere/riabilitazione,  disabilità, esclusione giovanile, salute mentale e fragilità derivate dall’anzianità, trattate non solo attraverso un’ortodossia teatrale, ma anche attraverso contributi di attori e realtà non- professionionali» spiega Giulia Innocenti Malini.
«L’autentico carattere innovativo di Extraordinario , peraltro, non va ricercato nei temi trattati e nelle metodologie espressive utilizzate, già in grande attenzione anche altrove; il grande cambiamento di questo effetto trasformativo è piuttosto la messa in Rete delle varie realtà associative operanti sul territorio di riferimento e la progettazione collettiva» è la successiva e opportuna precisazione

Sceglie un suggestivo paragone con il basket Felice Scalvini (Assessore con delega alle Politiche per la Famiglia, la Persona e la Sanità del Comune di Brescia) nell’intervento che conclude la conferenza stampa.

«Questo momento “istituzionale” della conferenza stampa, è il parallelo delle presentazione al pubblico delle squadre, quando sta per avere inizio un partita: si presentano i giocatori in campo, più che il match che sta per avere inizio. Insomma, con il CTB come perno e sostegno, sono le Associazioni interessate, che stanno per entrare in capo e cominciare a giocare»

Per proseguire nell’ardita similitudine, secondo l’Assessore, l’essenza della partita che sarà disputata per la seconda volta quest’anno, consiste nell’ascolto e nel fare ancora di più del teatro occasione di crescita sociale. I “palazzetti” interessati saranno quelli, prestigiosi, in cui svolgono normalmente i grandi spettacoli del CTB, ma anche scuole e altre significative location collaterali.

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Goodmorning Brescia (87) – Renato Borsoni, factotum teatrale dell’Eccellenza

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Nato nel 1926 a Santa Maria Nuova, nelle Marche, arrivò a Brescia diciassettenne, al seguito del padre professore, nominato preside. Uno di quegli uomini della serie “Larger than life”, che non accettano confini alla propria attività creativa.

Attore, regista, autore, scenografo, giornalista ed editore, ha fatto del teatro il suo impegno più grande. Ma anche la pittura e la grafica, la pubblicità, l’editoria e il giornalismo.

A Brescia ha vissuto per più di settant’anni, arricchendo la città con la propria presenza e attività e costituendone, fino all’ultimo respiro, uno dei più importanti punti di riferimento culturale.

Renato Borsoni, insieme a Mina Mezzadri, fondò nel 1961 la Compagnia della Loggetta. Dal 1975 al 1988 ricoprì, con grande e costante apertura all’innovazione e alla sperimentazione (e con indomito coraggio), la carica di Direttore artistico del CTB – Centro Teatrale Bresciano.

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Per ricordarlo, a un anno di distanza dalla sua scomparsa, si è tenuto ieri mattina al Teatro Sancarlino di Brescia (via Giacomo Matteotti, 6) il convegno intitolato “Renato Borsoni. Uomo di teatro”  che ha dato voce ad alcuni di coloro che ebbero occasione di affiancarlo nel corso del lungo percorso bresciano.

Soprattutto un tributo alla sua straordinaria capacità di scoprire e valorizzare nuovi talenti della scena – uno su tutti, Massimo Castri

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A introdurre l’evento, con la consueta competenza e affabilità, unite a una spiccata capacità di gestione dei tempi,  il giornalista e Presidente dell’AAB Massimo Tedeschi.

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Il vice sindaco Laura Castelletti rivendica i risultati ottenuti dall’attuale giunta sia in tema di offerta di spettacoli che di crescita culturale.

«La nostra attività rappresenta, non solo idealmente la prosecuzione dell’incisiva azione di borsoni che contribuì alla unione tra Comune e Provincia, portando alla nascita del CTB di, in seguito alla creazione della fondazione teatro Grande. Le doti principali di Renato Borsoni, a mio avviso, furono la perseveranza e la capacità di guardare più lontano degli altri».

 

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«Purtroppo non ho mai avuto occasione di incontrare di persona Renato Borsoni, una delle persone più coraggiose brillanti del teatro italiano» esordisce Camilla Malesani Vivarini.

«Lui e Mina Mezzadri riuscirono a creare dal nulla un’offerta totale che io amo definire “di lotta e di governo”: intendendo per “governo” un’offerta per Teatrale di grande spessore, e per “lotta” una gestione della stessa mai tranquilla, magmatica, persino rivoluzionaria. A volte anche molto contestata, devo dire. Esattamente ciò che continua a fare ogni anno il CTB, insomma».

Conclude l’intervento illustrando alcune delle prossime iniziative del CTB, come la digitalizzazione dei lavori dell’Ente e il riallestimento di opere allestite con successo attraverso produzione propria, non omettendo un appello agli imprenditori “di buona volontà” affinché, insieme agli attuali finanziatori pubblici, riprendano, come efficacemente fatto in passato, a sostenere con il loro contributo l’opera del Centro Teatrale Bresciano.

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«Renato sapeva sempre stupire e coinvolgere» racconta Gigi Cristoforetti oggi Direttore di Aterballetto-Fondazione Nazionale della Danza, già addetto stampa del CTB e curatore del volume Le stagioni del teatro sulla storia della Loggetta e del CTB.

«Di lui ho sempre apprezzato moltissimo l’essere sempre all’avanguardia. È stato l’uomo di progresso, non di conciliazione un pendolo in continua azione tra tradizione e rottura, anche dura. Nel primo periodo della loggetta contribuì prima a preparare e poi a diffondere il messaggio del 68 con l’obbedienza non è +1 virtù si guadagnò quattro denunce che, lungi dal dissuaderlo costituirono per lui, invece un’esperienza galvanizzante»

 

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Per cominciare il suo intervento, invece, Tino Bino (Presidente del CTB dalla sua fondazione sino al 1988) sceglie una parabola zen. Poi passa ai ricordi.

«La cosa più bella che mi è accaduto nei quattordici anni in cui sono stato presidente del CTB» dice, «è stato quando dopo i canoni sessanta giorni di prove Renato Bolzoni mi diceva: “Puoi venire. Siamo pronti”. Renato era uno che non temeva le polemiche e gli scandali, ma poi toccava a me ricomporre, nella mia veste di Presidente».

Esplicita poi chiaramente quale sia la sua posizione in proposito.

«Il solo potere di un politico che si occupa di cultura è quello di garantire la libertà di cultura. Raggiungere l’eccellenza passa per lo sfidare la città, o meglio, costringerla confrontarsi con il mondo e Renato questo fece creando un’eccellenza teatrale».

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L’intervento di Monica Conti, invece, è mirato più sulla analisi dei rapporti personali intercorsi con Renato Borsoni, sulle tappe della sua amicizia (intrecciata a un percorso artistico congiuntamente realizzato con Mina Mezzadri e Massimo Castri.

«Conobbi Renato Borsoni nel 1984, appena uscita dalla scuola del piccolo di Milano. Per me Renato è stato rimarrà sempre un grande direttore artistico un capo di straordinaria efficienza mi ha fatto subito entrare a pieno titolo, insegnandomi la forza creativa della bellezza».

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Nanni Garella, attore e regista, racconterà com’era “Lavorare con Renato”, nel segno di un sodalizio artistico e umano che ha portato alla realizzazione di alcuni memorabili spettacoli come Elettra, Ricorda con Rabbia, I masnadieri, Agamennone, prodotti dal CTB tra il 1982 e il 1988. Inventore di teatro, anzi di teatri pubblici dal basso, cioè direttamente dalla società, con influenza non solo su Brescia ma in tutta Italia. Consigli non invasivi ma sempre creativi Vedeva lontano. Fu difensore strenuo dell’autonomia dell’artista.
Renato ha immediatamente compreso la mia triplice identità (irrisolta) di autore, regista e attore. Ha accettato e valorizzato la mia libertà di scegliere, di pensare, d’inventare nuovi linguaggi. È stato autentico i
nventore di teatro, anzi di teatri pubblici: dal basso, però, cioè direttamente dalla società, con influenza non solo su Brescia ma in tutta Italia. Prodigo di consigli non invasivi ma sempre creativi. Uno che vedeva lontano, strenuo difensore dell’autonomia dell’artista. 

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Ad arricchire l’interessantissima mattinata, le letture di Luca Borsoni (foto di sinistra -nipote di tanto nonno) e di Paolo Bessegato (foto di destra), che ha reso in modo limpido e suggestivo  alcune pagine tratte dall’autobiografia di Renato Borsoni Fiezze scomposte, edito da LaQuadra.

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Goodmorning Brescia (86) – La villa dei salici… ridenti

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«Casa Villa dei Salici» è una commedia dialettale caratterizzata da un susseguirsi di situazione comiche e di battute divertenti, scritta da Cristian Boniotti, insieme a Gabriella Palini.

Lo spettacolo è portato in scena in scena dalla Compagnia Teatrale dell’Oratorio di San Giovanni di Polavenogruppo amatoriale da sempre organizzato e supportato dalla stessa Gabriella Palini e  da Ameria Peli, nell’intento di educare i ragazzi al teatro, non solo in qualità di spettatori ma anche in quella di protagonisti in palcoscenico.

Dunque giovane l’autore, giovani gli attori , giovane persino il tecnico delle luci, ma il tema trattato, invece, si riferisce ai cosiddetti “anziani”, trattando con ironia i loro problemi, ma anche le loro inaspettate risorse, al di là degli inevitabili, piccoli o grandi, problemi di salute e “deficit cognitivi”.

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La trama: in una casa di riposo gli anziani ospiti vivono in armonia, scherzando serenamente sulle numerose patologie che li affliggono, nonostante la presenza di una perfida direttrice che cerca in tutti i modi di angariarli.  Quando capiscono che la proprietà è sul punto di alienare l’immobile, richiesto da una società intenzionata a  trasformare la struttura in un centro commerciale, si riuniscono per escogitare una strategia che consenta di contrastare il progetto. Prima, con l’aiuto di un’infermiera e di una parente, cercano di intimidire la direttrice con una lettera anonima, poi cercando di far credere che, sotto la villa, ci sia un cimitero.

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Tanta autoironia “geriatrica”, si è detto: dalla partita a tombola con i malanni che affliggono gli ospiti in luogo dei più tradizionali numeri, ai più sapidi giochi di parole propri della commedia popolare (l’anziana che, scambiando la prostata con la protesi, urla esultante dei ce l’ho, ce l’ho, ho fatto ambo!”).

Applausi scroscianti da parte del pubblico, e un’ultima annotazione da parte mia (anche se, in questa materia, l’esperto del blog altri non può essere che GuittoMatto): il Teatro non è solo sfoggio di cultura fine a se stessa, non è solo provocazione e ricerca del clamore mediatico a ogni costo, ma può e deve essere anche occasione di aggregazione, di rilassato divertimento e di trasmissione di valori etici e sociali in un linguaggio comprensibile a tutti.

E, se siamo tutti d’accordo con questo, i giovani attori della Compagnia Teatrale dell’Oratorio di San Giovanni di Polaveno non hanno fatto un buon lavoro.

Ne hanno fatto uno ottimo.

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PROSSIMI APPUNTAMENTI:

  • Domenica 8 aprile c/o Teatro del Villaggio Violino dii Brescia
  • Brione (BS) data ancora da fissare

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per    Bonera.2

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Goodmorning Brescia (85) – FIDAPA: sorelle d’Italia… e del mondo

 

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La serata comincia con un bell’inno nazionale  cantato in piedi e in coro.
Insomma, tutti a intonare 《Fratelli d’Italia》sulle note dell’inno di Mameli, solo, però, che Loro, sono sorelle… e che sorelle!

Cento tra uomini e donne riuniti in una cena di gala.

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Più donne che uomini, per la verità, con i maschi che, per una volta, si sentono (graditissimi) imbucati a una meravigliosa festa di grazia, di forza, di pace e di solidarietà, oltre che di orgogliosa rivendicazione di identità di genere.
Perché la FIDAPA (affiliata italiana della B.P.W.) questo è: un’associazione di donne internazionale e sovranazionale che si batte per l’affermazione e la difesa dei più fondamentali e irrinunciabili diritti femminili, sotto ogni latitudine e ogni longitudine.

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Nella festa bresciana organizzata dalla sezione Vittoria Alata della FIDAPA BPW Italy (Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari ), che si è tenuta presso l’accogliente ed elegante Corte Piovanelli, allietata dalla musica e dalla voce volitiva di Marialaura Vanini si è tenuta la suggestiva Cerimonia delle Candele (nel corso della quale tutte le socie presenti accendono candele di colore diverso per ricordare le  consociate degli altri Paesi in cui l’Associazione è presente) e la ancora più importante presentazione delle nuove socie che rappresentano il futuro dell’associazione.


E, ve lo posso assicurare, sarà un futuro roseo.

 

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         Bonera.2

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PS

Tra le tante presenze eccellenti, segnalo: Cettina Olivieri (vice Presidente Nazionale), Grazia Mura (Presidente del Distretto Nord Ovest), Rosaria Avisani  (Presidente della Sezione di Brescia), Lella Riccia (Resp.le della Commissione Nazionale Teaming Up), Leda Mantovani (Past President del Distretto Nord Ovest), Adriana Valgoglio (Past President della Sezione di Brescia).

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Goodmorning Brescia (84) – Gialle mimose e panchine rosse

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«L’8 marzo, a Brescia, dura più di un mese» , sono le prime parole con le quali  Roberta Morelli, assessore alla scuola e alle pari opportunità del Comune di Brescia, presenta il fitto e interessante elenco di appuntamenti che si protrarranno fino al 9 aprile, mettendo in risalto l’inaugurazione di molte “Panchine Rosse” che saranno installate nei parchi di città e del circondario. Poi introduce l’evento del giorno, che si tiene nella suggestiva e funzionale Sala Alberi del Mo.Ca. (al numero 78 di via Moretto). 

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Si tratta della lettura scenica de «Il sole sul labirinto» scritto da Roberto Bianchi in ricordo di Hina Saleem per l’interpretazione di Emanuela De Munari.

Prima che cominci la performance l’autore ricorda che lo spirito della sua opera è sì quello di ricordare, attraverso la drammatica vicenda della ragazza pakistana, uccisa a Sarezzo dal padre Mohammed nell’agosto del 2006, i funesti esiti di un certo fondamentalismo religioso, ma anche di mettere in luce come, sotto l’aspetto della considerazione e del trattamento della donna, anche nel mondo occidentale, anche oggi, ci siano non poche zone opache.

La narrazione, scandita dalle stagioni dell’anno, racconta dell’incontro di un italiano, marito e padre apparentemente integerrimo, che, andando a prendere il figlio a scuola, incontra Hina che si trova fuori della scuola per attendere l’uscita del suo fratellino. Nel padre e nel figlio scattano, al cospetto di quella ragazza dai capelli scuri e dalla pelle olivastra, dal bel viso cui il velo islamico conferisce intrigo e mistero, due diverse curiosità: quella del bambino, innocente e trasparente, e quella dell’adulto, più opaca, più contraddittoria, più maliziosa.

Un’attrazione anche fisica da parte dell’uomo, che parte dall’unica parte del viso chiaramente esposta: l’ammaliante profondità degli occhi neri di Hina. Una creatura così diversa, così clamorosamente distante dalla bellezza sofisticata della moglie, la cui dimensione segreta accende la fantasia e le fantasie. Nella voglia di lui di conquistare, di possedere, sostanzialmente di corrompere, si riconosce quel sapore inebriante di proibito che caratterizza i pensieri e le azioni dello scellerato Egidio con la monaca di Monza.

Il finale, però, nella finzione diverge completamente da quanto accaduto in realtà: Hina trova riscatto e libertà, eludendo il tentativo dei suoi parenti di costringerla a un matrimonio combinato, fissato per lei fin dall’infanzia. Una fuga che non è una sconfitta ma una vincente rivendicazione d’identità, che si concreta nell’ hijab colorato che Hina fa arrivare per posta al suo mancato seduttore: per lui un’occasione mancata, che si è fermato all’apparenza e che una volta allontanatasi fisicamente la ragazza, non  trova di meglio che rinnegare (a se stesso prima ancora che alla moglie gelosa) quello che si rivela alla fine solo un effimero slancio vitale. Una grande conquista per lei.

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Gli spettatori, alla fine, applaudono l’intelligenza del testo di Roberto Bianchi e la convinta e convincente lettura-interpretazione di Emanuela De Munari.

Rimane solo il rimpianto che la fantasia  di un autore non possa tornare indietro nel tempo per scongiurare un atto di violenza inumana e la tragica morte che ne derivò.

         Bonera.2

 

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P.S.

Ricordiamo il romanzo «Il guaito delle giovani volpi» scritto da Patrizio Pacioni e pubblicato da Edizioni Melino Nerella nel 2013, che proprio alla tragica morte di Hina Saleem è ispirato. 

 

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