Brescia Città del Teatro (11) – C’è Alchimia, in palcoscenico!

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Ho incontrato recentemente Maria Antonietta Belotti, Massimo Alberti e Mario Mirelli, storici rappresentanti di una iniziativa bresciana che da un ventennio (scusate se è poco!) si occupa in modo convenzionale -e non convenzionale- di teatro. Si tratta di…

Potrete acquisirne notizie più dettagliate semplicemente visitando il loro sito. Questo è il link: http://www.associazionealchimia.org/ . A seguire la conversazione, sintetizzata in domande e risposte (con immagini di scena “Alchemiche” inserite tra un argomento e l’altro), che è venuta fuori dalla serata.

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Si può avere, prima di ogni altra cosa, qualche notizia sulle “origini storiche” dell’Associazione e sulle motivazioni che ne ispirarono la nascita?

L’Associazione nacque il 1 gennaio 1999 e il primo evento fu una festa concerto delle sorelle Citterio che si tenne in un teatro di Manerbio. Noi tre soci fondatori eravamo già attivi da tempo con spettacoli itineranti e, con la formalizzazione del gruppo, il progetto era quello di crescere sia dal punto di vista qualitativo (con particolare riguardo alle contaminazioni e alla multimedialità -allora ancora sperimentale, la cui prima prova nel 2004 fu «Anime incarnate») che quantitativo. Il modello di riferimento iniziale furono artisti come i Momix e Pina Bausch attraverso un apporto di artisti di adeguato livello professionale. Tra le altre idee c’era anche quella di organizzare e tenere corsi di recitazione, musica, danza e arti figurative che, difatti, andò avanti con soddisfazione qualche anno indirizzandosi ad allievi di ogni età, con particolare attenzione anche ai disabili.  

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Venti anni di attività rappresentano per ogni associazione un traguardo significativo da festeggiare (soprattutto nel campo della cultura, effimero per eccellenza), ma anche un momento di riflessione e di bilancio da non mancare.

Se si tratta di fare un bilancio complessivo il risultato è positivo, ma resta il rammarico di non avere ricevuto, nonostante l’intensità, la quantità di quanto prodotto e l’impegno profuso un autentico appoggio (non solo economico) da parte delle istituzioni locali e degli enti che ci hanno aiutato nelle produzioni solo in modo del tutto saltuario. In particolare credo che in questo non abbia giovato la nostra assoluta determinazione di portare avanti un discorso culturale indipendente sia dal punto di vista politico che da quello della scelta dei temi da trattare. Insomma, la scelta presa di sottrarci sempre a qualsiasi “schieramento”, evidentemente non piace a un estabilshment che vede l’indipendenza come un potenziale pericolo.

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L’offerta artistica di Alchimia è piuttosto variegata, andando dai classici al dialettale, al teatro-documento, alle letture d’autore e a numerosi altri generi. Quanti spettacoli sono stati prodotti nel primo ventennio di attività? Tra gli spettacoli prodotti, ce n’è qualcuno che si è distinto per qualità e riscontri da parte del pubblico e almeno uno che, se si potesse tornare indietro, non allestireste più?

Difficile contare con precisione, ma più o meno, la media è di due produzioni l’anno. Tra l’altro, nel 2017, abbiamo prodotto anche un film intitolato «Maddalena e le altre » che è stato selezionato anche al Festival di Caorle. Per quanto riguarda una graduatoria relativa è impossibile per noi stilarla, in quanto ogni spettacolo prodotto è stato pensato, scelto e realizzato con assoluta convinzione nella sua validità e con il massimo impegno da parte di tutti noi. Possiamo però dire che lo spettacolo sulla Shoà (uscito con titoli diversi e rappresentato anche a Roma davanti a più di mille persone) «Pasticci d’amore» (riduzione del capolavoro shakespeariano «Sogno di una notte di mezza estate» con particolare diffusione “itinerante” esclusivamente in sedi “non teatrali” e particolare attenzione a scenografie naturali) si sono distinti per numero di repliche. “Per quanto mi riguarda sono molto affezionata e legata ad «Anime incarnate» spettacolo corale e multimediale tutto al femminile scritto da me e che mi ha visto tra le interpreti” tiene ad aggiungere Maria Antonietta Belotti.

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Quali sono i criteri adottati per “reclutare” autori, registi e attori?

La prima caratteristica che viene presa in considerazione è la condivisione dello spirito del progetto. Diciamo che in Alchimia c’è una vivace rotazione di persone che collaborano artisticamente  e che parte degli artisti sono cresciuti personalmente e professionalmente con noi (“trasformiamo il piombo in oro” ribadiscono) arrivando a conseguire affermazioni professionali in molti casi anche importanti. “Possiamo dire” ironizza Massimo Alberti “che se c’è un fattore che ci accomuna più di altri è… la diversità!” “Oltre alla passione, alla libertà, all’urgenza di dire” interviene Maria Antonietta Belotti

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Abbiamo parlato, nella domanda precedente, di differenze spesso sostanziali tra una regione e un’altra, a volte tra una provincia e un’altra, che caratterizzano l’Italia. Un problema che, considerate certe tendenze “centrifughe” che caratterizzano i nostri giorni, sembra destinato a farsi più complesso. La domanda è: in cosa individuate le esigenze e le richieste più sentite e autentiche del pubblico al quale vi rivolgete?

Una cosa che abbiamo notato è un’ancora non completamente matura abitudine al teatro tra i giovani e i giovanissimi della provincia bresciana sulla quale riteniamo che si possa e si debba lavorare molto. Per quanto riguarda le aspettative del pubblico, invece, forse si tratta di un falso problema: è nostra convinzione che il pubblico sia perfettamente in grado di scegliere, purché gli vengano sottoposte le giuste alternative e le corrette informazioni. In questo senso non vediamo differenze né a livello di strati sociali né di territorio. “La gente ha voglia di portare a casa qualcosa di significativo” interviene Mario MirelliSia uno spettacolo drammatico o brillante, l’essere umano ama più di ogni altra cosa emozionarsi, e ce ne si può rendere conto anche solo vedendo le espressioni di chi esce dal Teatro a fine spettacolo

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In che modo Alchimia intende festeggiare il traguardo dei venti anni di attività? Quali sono i progetti che avete in cantiere per il prossimo anno?

Una rassegna di cinque spettacoli di nostra produzione (di cui tre nuove e con testi originali cui si aggiungono due spettacoli di repertorio) tutti di diverso genere: « Il cavaliere dalla trista figura», «Non sono Marco Paolini» (nuovo) «‘na vedova e tre muscù «Storia meravigliosa» (nuovo) «Emi» (nuovo)che si terranno al Teatro Sant’Afra dal 27 settembre al 22 di novembre. Festa finale il 14 dicembre (intitolata “Incontri”) che si terrà alla sala dell’Oratorio della Parrocchia Beato Luigi Maria Palazzolo e che consiste in un incontro tra tutti coloro che in qualche modo hanno partecipato ad Alchimia e che sarà aperta anche a chiunque vorrà conoscerne la storia e i progetti anche grazie alla proiezione di un video con le fotografie di spettacoli (backstage compresi) di questi venti anni. La manifestazione sarà arricchita da monologhi, improvvisazioni, performances varie e terminerà con un rinfresco.

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Per concludere, qui di seguito, il manifesto dell’intera rassegna. Più in basso, e più in grande, le locandine dei singoli spettacoli che la comporranno.

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GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Brescia, città del Teatro (9) – Ricordando Marzia con affetto, nostalgia e lacrime di bellezza

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Una profonda emozione condivisa, una struggente malinconia su ciò che poteva essere di una vita in fiore e non c’è stato, una tensione crescente che si scioglie solo al momento del chiudersi del sipario, in un grande, sonoro e ripetuto applauso finale.

Comincio dalla fine, per raccontare quanto accaduto ieri sera al Teatro Sant’Afra di Brescia, dov’è andato in scena, in prima nazionale, il dramma «Marzia e il salumiere – Storia di un fiore reciso», scritto da Patrizio Pacioni. Regia di Mario Mirelli, con l’assistenza di Pina Vivolo, interpretazione di Massimo Pedrotti e Chiara Pizzatti, scenografie di Ugo Romano, gestione suoni/luci di Stefano Caldera, per la produzione dell’Associazione Le Ombre di Platone ETF.

Un evento premiato, prima ancora di cominciare, da un interesse particolare di stampa e radio e dalla presenza di ben oltre 150 spettatori. Una pièce dal ritmo serrato, accuratamente confezionata, che, senza cadute di tensione, s’indirizza a un finale sorprendente ed estremamente coinvolgente.

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Insomma, un cocktail davvero ben riuscito, il cui valore, la cui riuscita al debutto e il cui auspicabile successo futuro dipendono dal felice mescolarsi di pochi ma significativi elementi:
Il nitore e l’incisività della scrittura drammaturgica di Patrizio Pacioni, che ha affrontato un tema delicatissimo come quello del rapimento e dell’uccisione della piccola Marzia Savio stando bene attento a rispettarne la memoria e, nel frattempo, a non cadere nello stereotipo;
L’abilità registica di Mario Mirelli, capace di cimentarsi con l’opera in modo creativo e del tutto originale, senza però mai troppo discostarsi dal testo e, soprattutto, senza mai tradire lo spirito e i fini dell’opera;
La squisita e straordinaria sensibilità, tra trasognata tenerezza e implacabile sete di giustizia, con la quale Chiara Pizzatti si è calata sia nella interpretazione della dolce, ingenua e indifesa fanciullezza di Marzia Savio, che nella costruzione ipotetica di come sarebbe potuta divenire la personalità di quel magnifico fiore troppo premautramente reciso;
La passione, la passione e la passione (proprio così, passione al cubo, si potrebbe dire) spesa da un maiuscolo Massimo Pedrotti, che si è consegnato senza esitazioni, senza risparmio e senza pregiudizi a un personaggio complesso e oscuro come quello dell’assassino, scolpendolo con slanci, allucinazioni, rimpianti e rancori in modo assolutamente suggestivo e coinvolgente.

Adesso, però, sentite direttamente dalla stessa voce degli artefici dell’indimenticabile serata, raccolta a caldo nell’immediato dopo-spettacolo. Sappiate che, per riuscirci, ho dovuto farmi largo tra il folto stuolo degli spettatori che hanno scelto di congratularsi direttamente con loro con autore, regista e attori.

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«La scrittura di questo dramma è stata una delle più faticose e sofferte della mia produzione, anche perché, attraverso la triste storia di Marzia, mi è sembrato di entrare in diretto contatto con la sofferenza e con l’essenza del male» fa presente l’autore dell’opera, Patrizio Pacioni.
«Ora che il progetto è divenuto realtà, però, sono molto contento del consenso manifestato dai tanti spettatori che sono venuti al Sant’Afra, tra i quali diversi “addetti ai lavori”» precisa subito dopo. «Siamo riusciti ad arrivare a questo attraversando non poche difficoltà e resistendo agli attacchi malevoli di certa stampa, sempre pronta a incrementare le vendite parlando alla pancia dei propri lettori, danneggiando tra l’altro proprio coloro di cui, in apparenza, vorrebbero ergersi a paladini» aggiunge, togliendosi fastidiosi sassolini dalle scarpe.
«La soddisfazione più grande, però, è stata quella di rispettare la promessa fatta al papà di Marzia, Dino, che poche settimane prima della morte, mi aveva chiesto di portare avanti fino in fondo questa operazione di memoria e di affettuosa rievocazione».

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«Voglio considerare questo magnifico esordio solo come la prima tappa di un percorso che mi auguro lungo e proficuo» dichiara il regista Mario Mirelli. «La tragica vicenda della piccola Marzia può rappresentare una preziosa occasione per proseguire nel lavoro di scavo nell’animo umano, soprattutto per ciò che attiene l’aspetto espressivo» prosegue, sempre più orientato al futuro. «Se ci riusciremo (o meno) dipenderà in larga misura dalla disponibilità degli attori attraverso un atteggiamento di ricerca e abbandono».

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«È stata una grande emozione portare in scena questo spettacolo» è l’esordio di Massimo Pedrotti. «Un impegno straordinario, di grande difficoltà ma capace di emozionarmi quanto mai mi è successo prima, un’emozione che ho avuto la fortuna di condividere con tanti amici, prima con quelli che, dandomi fiducia, hanno proposto e messo in cantiere questa avventura, poi con i tanti amici presenti alla “prima”».

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«Preparare e mettere in scena un dramma di tale e tanta portata e intensità emotiva» confessa Chiara Pizzatti. «A volte, com’è giusto che sia, mi è capitato di sentire su di me, ancora più gravosa del solito, la responsabilità di dare vita e voce alla piccola Marzia. Non ho mai dubitato del progetto, per questo, anzi mi sono impegnata ancora di più e, alla fine, grazie anche ai consigli e al supporto dei miei “compagni di viaggio” ce l’ho fatta e la soddisfazione è stata davvero grande. Grazie a tutti coloro che hanno creduto in me e che mi hanno dato questa bellissima opportunità!»

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I saluti finali

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Caloroso commiato dal palcoscenico, con il commovente momento della consegna dei fiori idealmente destinati a Marzia, tramite la cugina Giuliana Savio, presente in sala.

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Eccoli: i fiori già sono stati consegnati alla piccola Marzia.

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Per chi non fosse stato presente al Teatro Sant’Afra, repliche di «Marzia e il salumiere – Storia di un fiore reciso» andranno in scena il 28 settembre a Marone e nel mese di novembre ancora a Brescia. Dopo di che sono previste numerose repliche nella provincia, prima di trasferirsi nel Lazio e in Toscana.
«Poi… si vedrà!» conclude Pacioni e se ne va.
A lavorare a un nuovo dramma, certamente.

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GuittoMatto

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Le foto di scena inserite a corredo del servizio, (tranne l’ultima, gentilmente fornita da Giusy Orofino) sono state scattate dal fotografo Filippo Palmesi di “Frame Factory“.

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Aspettando Marzia

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Abbiamo il piacere di proporre un articolo appena pubblicato sulla rivista Prisma, curata e diretta dal giornalista RAI Gianni Maritati.

“Marzia e il salumiere – Storia di un fiore reciso” di Patrizio Pacioni
(Recensione di Anna Rizzello)

Patrizio Pacioni è autore non solo di molti lavori teatrali ma anche di racconti e fiabe, di romanzi fantastico-didascalici e noir. Drammaturgo di misteri neri italiani e non solo, è stato più volte premiato. Sempre pronto ad indagare tra i drammi sociali, si avventura con profonda sensibilità e un pizzico di fantasia in creazioni di pièce e di libri sapendo offrire supporti culturali non comuni. I retroscena di situazioni e i processi psicologici interiori lo attirano ormai da anni e sono la base del suo successo! Nel suo libro “Marzia e il Salumiere” risalta immediatamente una descrizione particolareggiata dell’ambiente dove si svolge la storia: è un vero e proprio bel testo teatrale con didascalie dettagliate, suggerimenti sul tono della voce e, per così dire, il tipo di respiro che il personaggio deve fare. L’aspetto della realtà è simile a quello della narrazione ed è una caratteristica apprezzabile che attrae l’attenzione del lettore quanto quella dello spettatore in teatro così come accade nelle opere dei grandi drammaturghi del passato. Marzia e il Salumiere si legge in un battibaleno perché è reale, scritto bene, coinvolgente e suscita non solo curiosità di sapere cosa è accaduto prima, ma anche un forte desiderio di scoprire cosa accadrà dopo! Sa lasciare con il fiato sospeso. “Che siano i morti a seppellire i morti”: frase da brivido verso la conclusione di questa pièce!

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