Goodmorning Brescia (26) – Dolcetto o Delitto?

Simposio

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Presso i Greci e i Romani, il simposio era quella pratica conviviale (da qui anche chiamato convivio), che faceva seguito al banchetto, durante la quale i commensali bevevano secondo le prescrizioni del simposiarca, intonavano canti conviviali (skólia), si dedicavano ad intrattenimenti di vario genere (recita di carmi, danze, conversazioni, giochi ecc.).

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Eccolo, il motivo dello strano incipit di questo articolo: con “La Monteselva di Patrizio Pacioni e Gi Morandini” evento tra il letterario e il figurativo che si è tenuto ieri pomeriggio al Caffè Letterario Primo Piano,  proprio a tale riferimento storico ci si è voluti riferire.

Il programma prevedeva due interviste incrociate aventi a tema la fantastica quanto oscura città costruita dalla fantasia dello scrittore romano, che l’artista camuno ha voluto reinterpretare alla luce della propria sensibilità creativa attraverso l’esposizione di alcune opere a ciò dedicate. Per la parte letteraria la conduttrice Sara Abate, per quella pittorica Carla Berta, grande appassionata di ogni modalità espressiva d’Arte e buona conoscitrice del panorama di riferimento cittadino e non solo.

In realtà con gli spettatori seduti ai tavoli, il tè, gli squisiti dolci, in completo relax, il tutto si è trasformato in una conversazione aperta nel corso della quale davvero Sara Abate ha saputo enucleare e mettere in luce le parti più rilevanti del duplice romanzo che ha segnato, dopo più di cinque anni si “riposo”, il ritorno dell’implacabile commissario Cardona e delle più sinistre nebbie di Monteselva, mentre Carla Berta è riuscita a entrare con una buona dose di intuito e consumata esperienza nel processo interpretativo che ha portato Gi Morandini ha rivisitare a modo suo i personaggi creati da Patrizio Pacioni.

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Fotografia di sinistra Patrizio Pacioni e Gi Morandini si confrontano su una delle opere esposte.

Fotografia di destra: in piedi, l’attrice Annabruna Gigliotti che ha curato le letture, insieme all’altro componente della “Compagnia delle Impronte“, il bravo Massimo Pedrotti

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A sinistra:  Carla Berta, Sara Abate e Patrizio Pacioni – A destra: Massimo Pedrotti

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Altri momenti dell’originale e intrigante appuntamento bresciano del 19 novembre. Un’esperienza da ripetere.

Serenità, approfondimento e rilassato divertimento sono le sensazioni che, nel dopo evento, ho raccolto tra gli intervenuti. 

Il modo migliore di concludere, a questo punto, mi sembra quello di citare una dichiarazione che, prima di congedarsi, ha rilasciato Pacioni stesso:

«Oltre a essere stato coinvolgente e stimolante, l’incontro mi ha permesso attraverso Sara di cogliere qualche interessante spunto in merito a potenziali futuri sviluppi di quella che mi piace chiamare “Saga di Monteselva” e, grazie al confronto con Gi, brillantemente mediato dalla sensibilità di Carla, ho cominciato a elaborare una maggiore definizione di certe caratteristiche (non solo esteriori) di alcuni dei personaggi».

 

(*) foto gentilmente fornite da Ph G.O.

 

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Goodmorning Brescia (25) – Al Mille Miglia l’Arte libera e libera è l’Arte

Mettere in un recipiente dotato di chiusura ermetica un’idea originale, un’iniziativa di grande valore sociale e morale,  e l’attenzione di esponenti della pubblica amministrazio nei confronti delle problematiche del territorio di pertinenza e delle attività a esse collegate. Aggiungere la disponibilità di artisti (ciascuno nel proprio campo) di prima qualità, una buona dose di attenta e puntigliosa organizzazione, la scelta di un conduttore esperto e brioso e un pizzico di sana propaganda su tutti (o quasi – qualche tiratina di orecchie qui non ci starebbe male) i mezzi di comunicazione.

Agitare energicamente e servire nei piatti ancora caldo.

Et voilà, un evento come liberALArte, fatta eccezione di alcuni trascurabili inconvenienti  tecnici (“Meglio così, la perfezione fa invidia agli Dei” ha commentato prontamente Pacioni) intercorsi in occasione dei due interessantissimi filmati che sono stati proiettati nel corso della serata, riesce davvero alla grande.

Queste le immagini (Ph. G.O.) di una manifestazione nel corso della quale, attraverso i mirati interventi di professionisti di prima scelta operanti nel settore della gestione della pena e nel recupero dei detenuti, hanno disegnato un quadro assai suggestivo e calzante dell’attuale situazione della prassi “riparatoria” e di altre problematiche a essa relative, con particolare riguardo, ovviamente, a quanto accade a Brescia.

   

Dalla conferenza stampa tenuta in Comune, alla Loggia… al luogo del delitto: la meravigliosa location del Museo Mille Miglia

 

Il tavolo della conferenza al gran completo: da sinistra il conduttore della serata Biagio Vinella, il presidente dell’Associazione Carcere e Territorio professor Carlo Alberto Romano, la direttrice della casa di reclusione di Verziano Francesca Paola Lucrezi, lo scrittore, drammaturgo e blogger Patrizio Pacioni,  l’insegnante   di   danza    e   coreografa   Giulia Gussago  e   l’assessore   del   Comune   di   Brescia   Roberta Morelli

     

Da sinistra: l’esposizione del bel quadro realizzato dall’artista bresciano Gi Morandini (da cui è stato tratta ed elaborata l’immagine della locandina), un dettaglio del dibattito che ha accompagnato le proiezioni dei film “Il Lettore” e “Momenti di La causa e il caso” e uno squarcio del folto pubblico che ha presenziato all’evento patrocinato dal Comune e mirato all’illustrazione e al sostegno dell’opera svolta dall’Associazione Carcere e Territorio.

 

E ancora una foto di Patrizio Pacioni, che ha pensato e fortemente voluto “liberALArte” e di Biagio Vinella (nella foto, impegnato al microfono,  accanto  al  professor  Carlo  Alberto  Romano)  che  lo  ha condotto  con  il  brio  e  la  professionalità  che  gli  sono  propri. 

 

Ricapitolando.

La location dell’evento, grazie al patrocinio del Comune di Brescia ottenuto, soprattutto, per il fattivo interessamento dell’Amministrazione Comunale che ha voluto inserirlo nell’ambito del “progetto per la legalità” che coinvolgerà nel suo complesso numerose scuole del territorio comunale, è stata la sontuosa Sala San Paterio, all’interno -come già ricordato- del Museo Mille Miglia, luogo in cui è custodita, insieme alla prestigiosa collezione di automobilie d’epoca, anche una parte dell’ “anima” della Storia più recente della città.

A impreziosire il look, l’esposizione dell’originale opera dell’artista camuno Gi Morandini, efficacemente ispirata al celeberrimo Urlo di Munch.

I film proiettati hanno interessato e coinvolto i numerosi presenti, costituendo spunto, per Patrizio Pacioni e per Giulia Gussago, di meglio illustrare il lavoro che stanno portando avanti per e nei carceri.

Attraverso le sollecitazioni dell’abile coordinatore del dibattito, Biagio Vinella, gli interventi della dottoressa Francesca Paola Lucrezi e del professor Carlo Alberto Romano hanno riversato vivida luce sulle problematiche oggetto del convegno, illustrando i molti risultati già conseguiti e quelli che, con l’indispensabile aiuto del territorio (per il quale l’assessore Roberta Morelli ha manifestato -anche a nome dell’intera Giunta- la propria attenzione) che restano da perseguire.

Per tutti i presenti alla fine, sono state chiare, particolarmente due cose:

  1. L’importanza, direi quasi l’indispensabilità di attuare una attenta e infaticabile azione tesa al recupero e al reinserimento a puieno titolo nella Società di chi ha sbagliato e pagato, attraverso la detenzione, il proprio debito. In mancanza di ciò il sistema dell’intera giustizia italiana sarebbe da considerarsi fallito.
  2. Il fondamentale apporto che la pratica artistica e culturale di qualsiasi tipologia, può fornire a tale virtuoso progetto. Che sia attraverso la pratica attoriale, come quella promossa con i suoi testi drammaturgici da Patrizio Pacioni, o attraverso la danza, portata all’interno degli istituti di pena da professionisti e soprattutto appassionati come Giulia Gussago e la sua Accademia Lyria, o altre modalità di espressione artistica, purché di grande qualità… poco importa. 

 

 

 

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Goodmorning, Brescia (24) – Tra champagnone, ciciare e sballo casareccio

Ho letto un libro che pochi hanno letto e che forse nessuno leggerà ancora.

Menti cool, di Robert J.F. è un volumetto di 90 pagine senza titolo né autore in copertina, senza casa editrice, senza numeri di pagina, (le ho contate a mano) senza “allineamento giustificato” ma scritto correttamente, in uno stile diretto e non convenzionale, prezioso soprattutto per fissare un microscopico ma molto significativo brandello di minimale storia cittadina.

–ono la noia e la leggerezza del vivere, che la fanno da padrone, sublimate nell’indolente nomadismo notturno di chi cerca di riempire con languidi piaceri il vuoto pauroso di un’esistenza –he si consuma senza lasciare tracce, con i bagliori freddi e caduchi di una girandola accesa nella notte di San Silvestro. Tutto passa sin troppo velocemente

… perché l’Ultimo (dell’anno) è appena passato, domani circa è già Carnevale, dopodomani arrivano le colombe e le uova di Pasqua, ti distrai un secondo e l’estate ci porta al mare, creme solari, granite, onde e torni dalle vacanze che inizia l’autunno, le foglie cadono rapide, bevi tre birre all’aperto ed è già Natale …”

Insomma, la domanda che ci si ripresenta nella mente e nell’anima con allarmante frequenza:

“è già passato tutto questo tempo?”

e che ci porta, per dirla con Trilussa alla destabilizzante scoperta che questo nostro passaggio altro non è che

’n ‘affacciata de finestra”.

Soprattutto in quegli anni più brevi dei tanti anni brevi, quelli che velocemente percorrono l’impalpabile via di mezzo che dalla laurea porta al lavoro.

C’è una colonna sonora, in questo racconto, ma è quella disordinata e causale, lasciata fuoriuscire da un’autoradio, con i vetri della macchina abbassati, naturalmente, lasciata a vomitare fuori note allo stato brado; quella che canti mentre radi la barba, o sotto la doccia, o in compagnia di tipi stonati e brilli quanto te. Duran, Spandau, Rolling Stone, Vasco, Coldplay, o Pearl Jam, chissenefrega.

Mojto e champagnone (ma che voglia di bere che fa venire ‘sto nome) in cui annega gnocca vera e presunta, tra il piazzale Arnaldo delle fighe di legno, i viali della Maddalena dove si portano le tipe “ad appannare i vetri”, tra Zilioli, il Pago e La Torre di Gardone Riviera. Dovunque sia, con le Timberland ai piedi, purché ci si muova, perché a stare fermi può raggiungerti il niente, e poi sono cazzi.

Magari, se non ci stai proprio attento, finisci addirittura per sposarti, cioè di contrarre uno “schiavimonio” in cui, dopo aspra lotta, uno a scelta di quelle incompatibili bestie che decidono di condividere il proprio cammino, dovrà arrendersi senza riserve all’altro. È qui che le pagine di Robert J.F. si fanno più riflessive: non più racconto di vita vissuta ma esplorazione di vita immaginata, un po’ come la prima passeggiata dell’uomo su un pianeta sconosciuto, tutto da esplorare, ma a lungo studiato da lontano con un potentissimo cannocchiale. Qualcosa si sa, qualcos’altro si conosce per sentito dire, di certo c’è solo la difficoltà, se non l’impossibilità dell’impresa. Rispetto per le vittime delle tante separazioni e divorzi con un occhio ai furbi avvocati che, di fronte alla crisi della famiglia, si fregano golosi le mani.

E per concludere, direi inevitabilmente, lo sguardo si alza e la vista si allarga: un’Italia tanto ammirata quanto disprezzata, una classe politica che ha perso credibilità e chissà quando potrà riacquistarla, gli italiani che scappano, cercando di eludere il problema e quelli che restano, soffrendo ma  rimboccandosi le maniche per cambiare qualcosa. Forse può servire un ritorno al privato, perché no, purché però non ci si chiuda troppo al prossimo, purché si capisca che chi frega la Comunità, alla fine dei conti, sta fregando se stesso. Un’ultima ramanzina a una “donna”, così amata e così sconcertante, che sembra ancora in mezzo al guado, tra il perbenismo della nonna, una malintesa necessità di maschilizzazione e la dipendenza  da social network, fatta di selfie e di finti sorrisi, tra lezioni di yoga e concerti di musica sinfonica: ma alla fine ne viene fuori una preghiera, un richiamo alla genuinità erduta senza rinuncia alla modernità, più che un’invettiva.

Qualunquismo? Discorsi da bar?

No. Pacato buon senso, che riesce a moderare anche ineluttabili tentazioni di violenza.

E poi, me lo sapete dire che male c’è a parlare in un bar (bresciano, naturalmente), in mezzo agli amici, con una coppa di champagnone in mano?

 

Titolo: Menti cool

Autore: Robert J. F:

Editore: auto-prodotto

Pagine: 90

Prezzo: 11 €

ISBN: 978-88-91092-33-5

 

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Goodmorning Brescia (23) – Nozze di Cana all’africana (e alla bresciana)

Sia ben chiaro quanto possa essere lontana da me ogni tentazione d’irriverenza.

Premesso questo, effettivamente, però…

Ecco, pensando ai fatti che, una trentina di anni or sono, si svolsero a Nipepe, in Mozambico, allorché una sanguinosa disputa (quasi una guerra) tra fazioni rivali costrinse poco meno di trecento persone, per la maggior parte donne e bambini, ad asserragliarsi all’interno di una minuscola chiesetta, non posso proprio fare a meno di percepire certi collegamenti logici, oltre che mistici. Accadde infatti che, dopo qualche giorno, venne a mancare l’acqua necessaria a dissetare gli assediati; il sacerdote, per fare fronte in qualche modo alla terribile emergenza, permise che si utilizzasse alla bisogna la poca acqua benedetta rimasta nel fonte battesimale. È a questo punto, che accade l’imprevedibile: le donne, inginocchiate ai piedi dell’altare, invocano il soccorso di suor Irene Stefani e, miracolosamente, l’acqua contenuta nel fonte battesimale, invece di consumarsi rapidamente e inesorabilmente, comincia a rigenerarsi, consentendo che per ben tre giorni i rifugiati nella chiesa si possano dissetare.

Al banchetto di nozze di Cana l’acqua mutata in vino (e che vino!), a Nipepe l’acqua salvifica che scaturisce dalla cavità di un tronco adattato alla bisogna.

È appunto a  Nyaatha (nella lingua locale Madre Misericordia) che Costanzo Gatta, fedele alla sua missione (laica) d’instancabile ricercatore di fatti e personaggi bresciani dedica un corposo e suggestivo articolo, pubblicato stamattina nel supplemento bresciano del Corriere della Sera.

Perché è così che lavora Gatta: che si tratti di un rivellino riscoperto e raccontato, di una simpaticissima “rianimatrice di bambole” o di due giovanissime che con il loro furgone portano caffè e biscotti sotto le case dei bresciani, che si parli della morte dell’ultimo abitante di un paesino montano destinato a diventare gost town, o della riscoperta di quegli attori che, nel corso della Grande Guerra, contribuivano a tenere alto il morale dei soldati al fronte e delle popolazioni martoriate dalle vicende belliche, la sua innata curiosità sembra non saziarsi mai.

A quanto si dice in giro, le sue attenzioni, da un po’ di tempo a questa parte, sarebbero rivolte a individuare e catalogare le innumerevoli amanti di un famosissimo protagonista della letteratura italiana che di una grande villa sul Lago di Garda fece dimora.

Un’impresa titanica che, con ogni probabilità, solo uno come lui può sperare di affrontare e di portare a termine con successo.

  Suor Irene Stefani

Al secolo Mercede Stefani, nata il 22 agosto 1891 ad Anfo nella Val Sabbia (BS). Nel 1911 entra nell’Istituto delle Missionarie della Consolata e il 12 gennaio 1912 veste l’abito religioso prendendo il nome di Irene. Il 29 gennaio 1914 emette la professione religiosa e alla fine dell’anno parte per le Missioni in Kenya, dove allora l’evangelizzazione era agli inizi e quasi inesistenti le scuole e i servizi sanitari. Dal 1914 al 1920, si dedica all’assistenza negli ospedali militari, che dell’ospedale avevano solo il nome, trattandosi di locali organizzati alla meglio per i portatori africani, denominati ‘carriers’, arruolati per trasportare materiale bellico al tempo della Prima Guerra Mondiale, che raggiunse anche l’Africa per il coinvolgimento delle colonie inglesi e tedesche.In questo ‘inferno’ sociale, suor Irene trascorreva le sue giornate di giovane missionaria, negli ospedali di Voi, Kilwa e Dar-es-Salaam in Tanzania; lavando, medicando, fasciando piaghe e ferite, distribuendo medicine e cibo, La seconda tappa della sua vita, dal 1920 al 1930, la trascorse nella missione di Gekondi, dedicandosi all’insegnamento scolastico. Istruiva le giovani consorelle giunte da lei per il tirocinio missionario, circondandole di affetto e attenzioni. Pur con le difficoltà di allora, continuò a seguire per corrispondenza, i suoi ‘figli’ africani che si spostavano più lontano, nelle città del Kenia, Mombasa, Nairobi, ecc., facendo anche da tramite con le famiglie. Curando un ammalato di peste, contrasse il micidiale morbo e morì il 31 ottobre 1930 a Gekondi, Kenia, a soli 39 anni, dei quali 18 trascorsi tutti in Kenya. Il 2 aprile 2011 Papa Benedetto XVI la dichiarò Venerabile, il 23 maggio 2015 per decreto di Papa Francesco viene innalzata alla gloria degli altari quale Beata.

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Impegno & Solidarietà? A Brescia è… roba da museo

Nessuno si preoccupi.

C’è museo e museo, e quello in cui, martedì 15 novembre, si terrà l’evento liberALArte è un museo alquanto singolare.

Nel Museo Mille Miglia, infatti, non sono esposti né quadri né sculture. Nelle sue grandi sala si possono invece ammirare automobili d’epoca, in una collezione nella quale,a leggere tra le righe (o tra le ruote) è compresa la stotia di costume, di vita e di progresso non solo della nostra Italia.

Perché la Mille Miglia non è mai stata una semplice gara. Tra le decine di ricostruzioni, più o meno fedeli effettuate negli ultimi decenni,  di come ebbe inizio la straordinaria epopea, di quella che sarebbe poi stata conosciuta come «la corsa più bella del mondo» la  più attendibile, com’è giusto che sia,  quella  .     smbra quella raccontata  da uno dei suoi fondatori, Giovanni Canestrini, riportata sul suo famosissimo libro “Mille Miglia” edito nel 1967. In queste pagine – riprese anche da Giovannino Lurani in “La storia delle Mille Miglia”  ( 1979)  è descritto il memorabile episodio avvenuto il 2 dicembre 1926, giorno ormai riconosciuto ufficialmente come data di nascita della Mille Miglia.

Il resto del racconto è ormai leggenda, fino all’intervento di Franco Mazzotti che pronuncia le fatidiche parole: “Coppa delle Mille Miglia“..

 

liberALArte  si diceva.

Un titolo che è tutto in programma, scomponibile in una esortazione <Liberala, l’Arte>, in una constatazione <l’Arte è libera> e in un augurio <l’Arte libera (è utile a liberare)>.

Una parola in cui è nascosta, ed evidenziata anche cromaticamente l’ala capace di risollevare l’anima di un uomo caduto, ma volonteroso di rientrare a pieno titolo nel consesso civile.

Un appuntamento di straordinario interesse (finalizzato al sostegno dell’Associazione Carcere e Territorio, impegnata nell’ottimizzazione dei percorsi d’inclusione di persone in esecuzione penale) .

Nel corso dell’evento,è prevista, tra l’altro, la proiezione di due interessantissimi filmati.

 

Il Lettore, claustrofobico cortometraggio sulla follia della guerra, intesa come simbolo e sintesi degli errori capaci di imprigionare e opprimere popoli e persone.

Scritto da Patrizio Pacioni con Fabiana Cinque per la regia di Martina Girlanda e l’interpretazione dei detenuti del “Gruppo Angelo“, interamente girato all’interno della Casa Circondariale di Busto Arsizio.

Estratti da La causa e il caso, significativa e suggestiva sintesi (realizzata da Alice Fedeli) dello spettacolo portato in scena da Giulia Gussago: uno straordinaro esperimento di danza che ha visto esibirsi (anche sul prestigioso palco del Teatro Sociale) gli allievi della Compagnia Lyria insieme gli ospiti della Casa di Reclusione di Verziano.

Uno spettacolo di cui ha già scritto diffusamente GuittoMatto su questo blog (https://cardona.patriziopacioni.com/al-sociale-con-tanti-ballerini-sul-palcoscenico-e-un-solo-grande-cuore/).

L’Associazione Carcere e Territorio nasce nel 1997 da un’idea del Dott. Giancarlo Zappa, allora Presidente del Tribunale di Sorveglianza a Brescia. Il progetto statutario si pone come finalità generale quella di intervenire rispetto ai percorsi di inclusione di persone in esecuzione penale. L’intento è quello di impedire che, da parte della comunità locale si finisca con il favorire un allontanamento dalle reti di relazione legate al reato (che in carcere permangono e anzi spesso si creano e/o consolidano) , favoreno -al contrario- un inserimento in reti di relazioni legati a differenti valori (legati agli ambiti affettivi, lavorativi, ricreativi, ecc.) con un conseguente aumento delle opportunità di inserimento sociale e di costruzione di percorsi di autonomia per la persona, dando attuazione al principio sancito dall’art.27 della Costituzione riguardante il fine rieducativo della pena. 

ACT svolge un ruolo di coordinamento tra diverse associazioni che operano con diverse vocazioni e funzioni nel sistema della giustizia.

Lo spirito che anima l’Associazione è la volontà di creare un ponte tra il carcere e il territorio, per far sì che la popolazione esterna non ignori la situazione delle persone in esecuzione penale e che i detenuti non rimangano completamente emarginati, motivo a causa del quale, una volta usciti, potrebbero commettere nuovi reati. In questo senso lo sforzo dell’Associazione si indirizza con particolare fervore verso percorsi di “giustizia ripartiva” affinché anche le vittime di reato e la Comunità intera possano trovare, nei percorsi di riabilitazione individuale, la opportuna tutela delle loro giuste, ma spesso non riconosciute, esigenze. 

Nel Dicembre 2009 ACT Onlus ha vinto il premio “Bulloni” istituito del Comune di Brescia.

Dal luglio 2015 ha acquisito lo special consultative status presso l’ECOSOC della Nazioni Unite.

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    Valerio Variro

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Goodmorning Brescia (22) – Olga e il bello delll’integrazione

Se c’è una città in cui l’incrocio tra culture, religioni e caratteristiche etniche raggiunge la massima intensità, beh, è proprio Brescia.  Dunque, se c’è una città nella quale poteva essere presentata l’uscita di un libro come Favole Ucraine -Українські казки, di Olha Vdovychenko, altra non può essere che Brescia.

L’evento si è tenuto martedì sera alla Libreria Rinascita, alla presenza di un folto pubblico tra il quale potete scorgere, in una delle foto immediatamente sottostanti, anche una faccia piuttosto nota ai frequentatori di queste pagine.

foto qui.

  

Raccolta di antiche fiabe ucraine, riportate fedelmente o rielaborate, edite nella doppia versione lingua originale-italiano.

Un’operazione la cui vera portata e il cui autentico valore aggiunto ho pienamente compreso solo nel momento in cui un paio di esse sono state lette da Olha (oppure Olga, fate voi) ad alta voce: sonorità diverse, un effetto di grande suggestione. Un mondo diverso in cui però sono diversi i nomi di personaggi, luoghi e cose, ma non la furbizia, non le atmosfere agresti, non la struttura degli aneddoti farciti di saggezza e di malizia prettamente contadina.

Notevole la parte grafica fusione tra il testo e l’illustrazione opera di Natalya Koshlaki e adattata graficamente da Chiara Squassina della CDS Graphica che ha curato tecnicamente questa operazione culturale di ampio respiro. Notate, nelle foto che seguono, le fantasiose tavole realizzate secondo l’antica tecnica Petrykivca, pittura a puntini in cui prevalgono il rosso e il nero.

  

“Conoscere il nuovo senza dimenticare le radici” è il pensiero espresso da Milly Ghidinelli, brillante conduttrice e intervistatrice.

“Dio punisce chi si dimentica delle proprie origini” rincara Olha.

“Ho scritto questo libro anche per restituire qualcosa al Paese che mi ha accolto. Arrivai in Italia per partecipare a un corso di esperanto e sono qui da ormai trent’anni” aggiunge poi, visibilmente commossa.

E, a proposito dell’esperanto, all’evento presso la Libreria Rinascita ha presenziato anche Giuseppe Fraccaroli, presidente dell’associazione esperantista di Brescia.che ha sinteticamente illustrato le qualità ideali e l’utilità funzionale di quella che può essere definita una vera e propria lingua-ponte.

 

Fraccaroli non si è lasciato sfuggire l’occasione per ricordare che proprio la Leonessa ospiterà la manifestazione in cui, il 14 aprile del prossimo anno, si ricorderà il centenario della morte di  Ludwik Lejzer Zamenhof, medico, linguista e glottologo polacco. Il nome esperanto deriva proprio da uno dei suoi pseudonimi.

Titolo : Українські казки / Favole ucraine

Autore: Olha Vdovychenko

Testo in italiano curato da: Manuela Vaccari

Illustrazioni: Natalya Koshlaki

Edito da: CDS Graphica

Pag: 111

Prezzo: 15 €

ISBN: 978-88-908566-4-8

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Goodmorning Brescia (21) – Alla Croce Rossa…. ditelo con un fiore.

“Mani gentili e pietose porgeranno a ognuno di noi il simbolico fiore dei tre gloriosi colori” annunciava La Sentinella Bresciana del 30 dicembre 2011, occupandosi della prima iniziativa organizzata a livello nazionale dalla Croce Rossa Italiana nell’intento di raccogliere i fondi necessari alla sua meritoria attività.

Con un certo compiacimento, poi, i primi giorni di gennaio, si raccontava di   “signore e signorine facevan assalto gentile in piazze e sagrati e -su richiesta- nella case degli infermi, cui la resa era pronta” .

L’obolo minimo per ricevere il gadget, costituito uno spillone sormontato da una coccarda realizzata con un nastro tricolore da appuntare al bavero o al corsetto, sì da sembrare un fiore, era fissato in un centesimo (“ma la vendita fu molto più profittevole” riferiscono le cronache.

Ebbe così inizio la Fiera Nazionale del Fiore, vale a dire l’evento al quale, oltre un secolo più tardi, hanno inteso richiamarsi, andando oltre la classica cena di beneficienza “mordi e fuggi”, Marta Nocivelli, Elena Bonometti e le altre organizzatrici hanno ideato e realizzato Dîner de Fleurs, la serata di gala che si è tenuta venerdì 30 settembre nell’elegante location del Museo Mille Miglia.

  

Nel nome con il quale abbiamo deciso di battezzare questo importante appuntamento di solidarietà, oltre al richiamo ai tempi eroici della nostra Associazione spiega Elena Bonometti  c’è inclusa anche la possibilità che si è data ai “cavalieri” presenti di omaggiare con un fiore le loro dame, aggiungendo nel contempo un ulteriore contributo 

   

  Tra l’elegante aperitivo, allietato dalle note discrete e morbide del pianoforte, e la gustosa cena, servita su tavole apparecchiate con eleganti tovaglie rosse, gli intervenuti hanno potuto assistere a una pièce, scritta e curata da Ettore Oldi e interpretata dai giovani quanto talentuosi attori bresciani Antonio Panice e Matteo Bertuetti: tema trattato, e  non poteva essere altrimenti, importanti momenti della vita di Henry Dunant (fondatore della Croce Rossa) dallo shock subito al cospetto della terribile strage della battaglia di Solferino e San Martino, da cui gli derivò l’idea di dar vita a quella che destinata a diventare l’associazione umanitaria più grande del mondo e della storia, all’attribuzione, sia pur tardiva, del primo premio Nobel per la Pace. 

Da sottolineare lo straordinario riscontro. anche in termini di partecipazione numerica, che l’evento, concluso con il saluto di commiato del Presidente della Croce Rossa bresciana, Lucio Mastromatteo, è riuscito a riscontrare nonostante la sfidante concomitanza della “prima” operistica al Teatro Grande e di altri attraenti eventi cittadini.

Su questo, però, a breve avremo ancora modo di tornare.

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Goodmorning Brescia (20) – Eh, si fa presto a parlare di memoria!

Sia subito chiaro, però, pur essendo questo un articolo pubblicato tramite Rete, che non ci si riferisce in queso caso alla “memoria” al silicio di un pc, e neanche a quella che. difettando ai più distratti,  fa dimenticare dove diamine sono le chiavi dell’automobile e se la bolletta del gas sia stata pagata oppure no.

No, la memoria sulla quale ragiona Costanzo Gatta nell’articolo comparso sull’odierno inserto di Brescia del Corriere della Sera è tutt’altro.

È Memoria (con la M maiuscola) di costumi e tradizioni, è memoria della evoluzione stessa di un popolo inteso come grande famiglia del territorio.

Lo spunto Gatta lo prende dalla presentazione della Fiera di Orzinuovi (annuale kermesse incentrata sull’agricoltura ma fondata dai soci del Motoclub Orceano, a proposito di ricordi!) tenuta nella sede della Fondazione Civiltà Brescia, trasformandolo subito in una snella ma ben articolata argomentazione sulla “memoria” come patrimonio spirituale, prezioso e necessario primo gradino di cui servirsi per cominciare la scalata a un futuro migliore.

Ci comportiamo come se il vissuto non esistesse, evitiamo di ricordare chi ci ha preceduto o dove affondino le radici. Sempre pronti a lodare il presente e bistrattare il passato. E non ricerchiamo la nostra storia. Ci rifugiamo e crogioliamo nell’oggi per nonn avere scomodi termini di paragone. E così l’effimero prende il sopravvento sul consolidato

sono le frasi che riassumano e condensano il pensiero di Costanzo Gatta, favorevolmente colpito dai molteplici richiami che, in sede di evento. hanno riportato alle tradizioni del lavoro dei campi (favorito più ancora che per quanto riguarda altri settori, dal contributo silenzioso delle donne dei nostri avi) e agli innumerevoli meriti dei pionieri.

“Qui non c’è voglia di gloriarci del passato, ritenendo che ci sia poco di cui gloriarci nel presente. C’è solo il desiderio di rinfrescare la memoria corta.”

precisa ancora Gatta. per concludere con le parole di Michel de Montaigne:

La memoria è il ripostiglio e l’astuccio della scienza“.

Una frase e una lezione, parola mia, da mandare…. a memoria!

68^ Fiera Regionale di Orzinuovi – dal 26 al 29 agosto 2016 – Comunicato stampa

Al ragguardevole traguardo della 68a edizione, tornerà alla fine d’agosto la tradizionale Fiera Regionale di Orzinuovi.
Evento sempre molto partecipato, con una quota di presenze che si aggira intorno ai 150.000 visitatori, offrirà quest’anno un programma rinnovato e particolarmente ricco di appuntamenti economici, culturali e sociali.
Il settore agricoltura e zootecnia, che insieme ad artigianato e commercio sono i cardini della manifestazione, rilancerà la presenza degli animali della cascina: prima fra tutti la mitica frisona, e poi cavalli, asini, capre, conigli.
Alla rappresentanza delle più importanti categorie agricole, artigianali e commerciali e alle eccellenze del territorio come il Parco dell’Oglio si affiancherà un’ampia convegnistica; spettacolo e folclore animeranno la Vecchia Fattoria, ricostruzione su carri dei vari ambienti della cascina per una “messa in scena” in abiti d’epoca della vita rurale negli anni 50; un’area specifica sarà dedicata alla cultura e alla coltura delle api e del miele. Non mancheranno le degustazioni per tutti i palati, dal miele, naturalmente, ai più apprezzati prodotti dell’agroalimentare con tantissime specialità enogastronomiche: formaggi, pasta, pizza, confetture e marmellate, olio, frutta e verdura, vini, birre artigianali, prodotti biologici a chilometro zero.
Il pane, alimento essenziale, tra i più diffusi e consumati al mondo, sarà protagonista di una serie di incontri e dimostrazioni, e nel grande stand allestito dai panificatori di Confartigianato si potrà assistere al ciclo delle sue fasi di preparazione.
Gli organizzatori e promotori della fiera, il cda di Nuova Orceania presieduto da Tonino Zana e la commissione coordinata dall’assessore Michele Scalvenzi sono al lavoro da tempo, con la supervisione del sindaco Andrea Ratti, per la nuova edizione, fortemente voluta nel segno della partecipazione allargata e attiva delle tante risorse della comunità; un’edizione che nel segno del rinnovamento non dimentica però le sue origini.
E proprio in omaggio al Motoclub orceano, che organizzò la prima edizione nel 1948, sfileranno e saranno in mostra moto e auto storiche, mentre i concessionari bresciani esporranno i modelli nuovi fiammanti.
Musica, arte, incontri culturali non saranno un corollario ma parte integrante e sostanziosa della kermesse. Una mostra sulla Vita dei campi tra la seconda metà dell’800 e la prima metà del ‘900 con dipinti provenienti da musei lombardi e collezioni private (che rimarrà aperta fino al 6 novembre) e un allestimento di abiti da sposa e foto di cerimonie nunziali, per ripercorrere storie di famiglia dagli anni Cinquanta ad oggi registrandone pure i mutamenti di moda e costume, saranno ospitate nella storica Rocca, anche conosciuta come Il Castello, cuore della città.
Sul versante musicale saranno allineati Riccardo Maffoni, i Matmata, Eliseo, Carlo Gorio, Malena, Meidokesic Blues Duo per un’inedita session di Rock orceano; previsto anche Piergiorgio Cinelli Trio in concerto. Il soprano Paola Moroni sarà protagonista di un particolarissimo appuntamento lirico con finale pirotecnico: Castello in fiamme (oltre ad aprire insieme al pianista Francesco Gussago il convegno tradizionalmente fissato alla vigilia dell’apertura della fiera nella Cascina Le Vittorie a Villachiara, quest’anno dedicato al Lavoro delle donne nella vita delle cascine).
Serate danzanti, esibizioni di cori e bande, spettacoli e aperitivi teatrali con le compagnie locali e i fuochi d’artificio finali di completano il carnet, arricchito anche da esibizioni sportive e di abilità, compreso un Torneo di morra con i campioni nazionali della vicina Barbariga.
È così che dal 26 al 29 agosto Orzinuovi si prepara ad accogliere la pacifica invasione dei 150.000 visitatori, i quali troveranno ad attenderli, oltre ai 250 stand (c’è ancora possibilità per iscrizioni e adesioni*), ai negozi del centro in grande spolvero e al ricco programma di iniziative, la meraviglia di una piazza trasformata in giardino, con allestimenti verdi e giochi d’acqua sullo sfondo dei bei palazzi dalle finestre per l’occasione tutte in fiore.

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