Goodmorning Brescia (128) – Eskimo & salopette, mezzo secolo dopo

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La grande sala dell’AAB (Associazione Artisti Bresciani) di Vicolo delle Stelle è gremita, in attesa dell’inizio del  concerto di Alessandro Adami e Carlo Gorio (davvero bravissimi e ispirati) dal titolo “Musiche e canzoni dell’impegno nel Sessantotto”. Osservando più da vicino gli spettatori mi accorgo che, dall’età e dallo sguardo nostalgico, per la grande maggioranza si tratta di sessantottini doc, ora (inevitabilmente) pantere grigie, con ogni probabilità divisi tra tardomovimentisti, revisionisti illuminati, buonisti e radical chic. Per un attimo mi sembra di vederli tutti più giovani, ragazzi sui vent’anni, i maschi infagottati nell’eskimo e le ragazze equamente divise tra salopette e ampi vestiti di seta indiana a buon mercato, e mi chiedo quanto sarebbe bello e gratificante vedere presente per questa rievocazione (che è anche una rivendicazione d’identità politica e civile)  qualche giovane di adesso in più.

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Presenta e introduce, con la solita accattivante spontaneità e facilità di parola, il presidente Massimo Tedeschi, poi via al concerto.

Si comincia con 《Ognuno è libero 》 e 《Cara maestra》 partendo dal pre-sessantotto e in particolare da Luigi Tenco che 《chissà dove sarebbe arrivato se non si fosse suicidato a San Remo》 , si chiede la “voce” del duo, Alessandro Adami. Poi ci s’incammina nel vario quanto intricato percorso delle canzoni italiane “di protesta” o “impegnate” che dir si voglia. Parole, temi e melodie (per la verità piuttosto simili tra loro) di Ivan Della Mea e Rudi Assuntino, e quando parte 《Contessa》di Paolo Pietrangeli, i sessantottini d’antan accompagnano con il battito cadenzato delle mani e accompagnano in coro (pur se pudicamente a fior di labbra) il trascinante e irresistibile 《compagni dei campi e delle officine/prendete la falcia portate il martello/scendete giù in piazza, picchiate con quello

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Applausi a scena aperta anche per 《Vecchia piccola borghesia
di Claudio Lolli, prima che tutti ricordino come, dopo l’ebbrezza della protesta, il buio degli attentati selvaggi e assassini di esseri umani e di libertà democratica, di cui Brescia sa più di qualcosa, calasse sulla protesta come una mannaia.

Così si finisce con la malinconica “Maria” di Giorgio Gaber, che fa rima con “ideologia”, in cui “libertà” fa rima (ma, purtroppo, non ci va più d’accordo) con “realtà”  e una satira che si rivolge non solo contro 《i borghesi che sono tutti dei porci che più sino grassi più sono lerci》ma anche, e soprattutto, verso una società in cui i grandi ideali si vanno estinguendo.

La fine di un percorso in cui lo stesso Gaber riconosce l’inesorabile annacquarsi delle pulsioni più genuinamente popolari e rivoluzionarie che, di lì a poco, saranno riprese e stravolte dalla violenza militare delle Brigate Rosse.

E i borghesi “loro malgrado” , di cui ora, nello smarrito 2018, è piena la sala, sognando eskimo e salopette, annuiscono con disincantata autoironia, sorridono e  si spellano le mani nell’applauso che saluta la fine di questa gradevole e riuscitissima “Operazione Ricordo & Recupero” a mezzo secolo di distanza dal mitico ’68.

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   Bonera.2

 

Categorie: Giorni d'oggi.

Comments

  1. Carla Ferrari Aggradi

    Faccio parte di quei sessantottini e mi è spiaciuto molto non poterci essere! Ero al Piccolo Teatro libero dove si rappresentava una parte di quegli anni:la rivoluzione Basagliana a cui ho preso parte…..ieri era la giornata mondiale della Salute Mentale. Un saluto a tutte/i Carla

    • È stato un appuntamento davvero suggestivo. Ovviamente in 50 anni tante cose sono cambiate, ma in questi oscuri giorni che sta attraversando la Repubblica non è sicuramente un errore ricordare le tensioni emotive e gli ideali di solidarietà e uguaglianza che animarono il ’68 e gli anni immediatamente precedenti e seguenti. Grazie per il riscontro, Carla, e buona Vita a Lei.
      Bonera.2