Radio per le orecchie, schermo di proiezione per la mente e il cuore.

Scende il sipario, ma lo spettacolo non è finito, perché il pubblico, dopo i primi applausi, batte il tempo con le mani e canta in coro a squarciagola «Vivere» (quella scritta nel 1937 da Cesare Andrea Bixio e cantata da Tito Schipa, per intenderci) insieme a Mario Incudine, con l’accompagnamento del pianista-fisarmonicista Antonio Vasta.

Un’autentica festa, a sottolineare con quale e quanto coinvolgimento, in occasione dell’esordio bresciano, la nuova produzione CTB dall’evocativo titolo di «Parlami d’amore» ha saputo trasmettere ai tanti spettatori che gremivano il Teatro Mina Mezzadri.

Una storia-cronaca in musica che, attraverso una vivace rassegna di canzoni e motivi del ventennio ’30-’40, alternati a significativi aneddoti e spunti di riflessione postumi ma sempre ben centrati, racconta un significativo passaggio della vita del Paese Italia e del suo popolo.

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C’è una radio, in palcoscenico, che più finta non si può, visto che si tratta di una scatola da scarpe over-size disegnata con un pennarello o un gessetto. Eppure, da quella radio così visibilmente e grossolanamente contraffatta, esce la voce autentica di un popolo, caratterizzata da speranze e timori, da momenti di esaltazione alternati ad altri caratterizzati da delusioni e dolorosi ripensamenti.

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Dal suo inesistente altoparlante esce il ritratto di una nazione indifferente e opportunista, sorda alle invocazioni degli oppressi ma anche capace, quando viene messa con le spalle al muro, di sorprendente resilienza e di autentici atti di eroismo individuale e collettiva.

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E, badate bene, la falsa radio non è soltanto una radio: all’interno si nasconde un teatrino di burattini: piccolo mondo specchio del vasto mondo in cui, generazione dopo generazione continuano a nascere, vivere, esultare, disperare, amare, odiare e morire le generazioni di miliardi di esseri umani che come maree s’infrangono sul muro del tempo.

In tutto ciò sono i suoni, la musica il sempre presente sottofondo. Le canzoni.

E, canzone dopo canzone, Mario Incudine racconta dell’Italietta provinciale ma genuina uscita dal primo conflitto mondiale, delle prime seduzioni del fascismo, dell’incapacità di distinguerne i vizi e i pericoli (o di una colpevole indifferenza). Per non parlare dell’incomprensibile, stolido entusiasmo suscitato nelle folle dall’annuncio mussoliniano dell’entrata in guerra. La seconda del secolo, che si rivelerà ancora più devastante della precedente.

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Canzoni d’amore, canzoni non-sense, canzoni allegre, canzoni tristi, non manca neppure un viaggio canoro attraverso le regioni di tutta Italia, tessere diverse tra loro ma in grado di comporre il grande mosaico colorato di una Nazione. Attenzione a non abbandonarsi del tutto, però, perché “Chi ti regala una grande felicità, può regalarti anche un grande dolore“.

L’arguta, aggraziata e profonda quanto basta scrittura dello spettacolo è di Costanza DiQuattro, la regia di Pino Strabioli. Suono curato da Pino Ricosta, scene di Paolo Previti. Produzione del già citato Centro Teatrale Bresciano in collaborazione con ASC Production e Teatro Donnafugata.

Un piccolo ma preziosissimo gioiello di fine stagione al quale, sempre che se ne abbia la disponibilità di tempo, non si dovrebbe assolutamente mancare di assistere.

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«Parlami d’amore – Quando la radio cantava la vita» è al Teatro Mina Mezzadri di Brescia (Contrada Santa Chiara, 50/A) dal 16 al 28 aprile 2024, tutti i giorni (lunedì escluso) alle ore 20.30, la domenica alle ore 15,30.

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