Goodmorning Brescia (42) – Giulia, la danza, l’impegno e il riscatto

 

Posso dire che qui a «Goodmorning Brescia» consideriamo ormai Giulia Gussago una carissima amica.

Non solo per la grandissima professionalità, per la passione mai doma da sempre espressa nella pratica e nella diffusione della danza, ma anche e soprattutto per come si spende, praticamente da sempre, nella promozione dei più alti valori civili e sociali.

Non a caso, proprio con Giulia e con la sua Compagnia Lyria, lo scorso anno Patrizio Pacioni volle realizzare, nella splendida cornice del museo delle Mille Miglia,  «liberALArte»: un evento patrocinato dal Comune di Brescia e mirato alla valorizzazione e al sostegno dell’attività dell’ Associazione Carcere e Territorio.

Per questo (e perché ospitare una persona e un’artista di questo livello è sempre occasione da non perdere per Goodmorning Brescia), ho deciso di porre qualche domanda a Giulia Gussago.

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Un anno fa, al Teatro Sociale, andava in scena «La causa e il caso», quest’anno, più o meno nello stesso periodo, «Circostanze». Quali sono i collegamenti e quali le differenze?

Il collegamento, evidente, è che entrambi sono tappe del percorso intrapreso insieme alla casa di Verziano sei anni orsono. La differenza è che «Circostanze» è anche una nuova e autonoma iniziativa, un progetto creativo iniziato ex novo con moltissime persone che non c’erano nell’altro (ben settanta quelli che hanno partecipato, circa la metà quelli che effettivamente andranno in scena, anche perché, fortunatamente, alcuni dei detenuti nel frattempo hanno riacquistato la libertà).

L’anno scorso sulla improvvisazione e composizione. Quest’anno, invece, si è lavorato sull’immagine di una grande casa disabitata di cui, di volta in volta, si va ad abitare una stanza, attraverso movimenti e parole create insieme ai partecipanti, sulla base delle loro suggestioni. Le “stanze” ideali che visiteremo e faremo visitare agli spettatori, sono nove, per altrettanti quadri, dedicate a temi particolari quali il viaggio, la memoria del corpo e altri. 

Altra importante differenza e novità è che, rispetto a «La causa e il caso» in «Circostanze» si è voluto concerdere iìuno spazio molto più ampio alla parola. Abbiamo scritto tantissimo, tutti insieme: alcuni brani saranno recitati dall’attore Antonio Palazzo che, insieme a Marco Rossetti mi farà compagnia come voce narrante sul palcoscenico, altri hanno ispirato i movimenti della danza.

Sei un’artista, non una psicologa. Ma, come ogni vero artista, e come molte donne, possiedi una sensibilità particolare per le cose della vita. Cosa lasci e  cosa ti porti via, lavorando a stretto contatto con i reclusi?

Il lavoro con il carcere mi arricchisce.

Io prendo tantissimo e spero che anche i detenuti che lavorano con me riescano a ricevere altrettanto, anche se preferisco che siano loro a dirlo. Per quanto mi riguarda posso dire che la mia esperienza “dietro le sbarre” mi ha aiutato a cambiare (in meglio) il mio modo di vedere le relazioni, a meglio comprendere l’errore altrui e anche il mio. Ciò che spinge un recluso a partecipare a questa iniziativa, a mio modo di vedere, è la voglia di cogliere la possibilità che gli viene offerta di ricollegare in qualche modo a una vita più libera entrando a contatto con i danzatori esterni: una boccata d’aria fresca, perché è proprio relazionandosi con chi viene “da fuori” che gli abituali meccanismi vengono spezzati, permettendo un nuovo modo di espressione. Senza contare, naturalmente, l’esaltante scoperta di come lo strumento artistico consenta loro una diversa e più approfondita indagine introspettiva. Di quelli che escono, chi non è di Brescia e zone limitrofe, forzatamente, finisce per distaccarsi fisicamente dal gruppo, ma nella maggior parte dei casi continuao a tenersi in stretto contatto, seguendo da lontano il proseguimento e l’esito del progetto. Quanto ai bresciani, posso citare l’esempio significativo di una donna che, una volta riconquistata la libertà, è venuta a tenere conferenze nelle scuole superiori con noi di Lyria , facendo partecipi gli studenti della propria esperienza di vita e di recupero personale e sociale.

Quanto ai bresciani, aggiungo io, anche quest’anno potranno assistere alla vostra performance nella prestigiosa sede del Teatro Sociale.

Il CTB, che rende possibile questa meravigliosa location, sostenendo in ogni modo possibile la iniziativa Progetto Verziano, costituisce un anello fondamentale di questa nostra esperienza: il poter calcare il palcoscenico di un teatro tanto importante, vale a dire in uno dei templi della cultura cittadina, costituisce un preziosissimo riconoscimento di valore. Spero solo che, anche in questa occasione, si possa ripetere l’emozione di esibirci davanti a un pubblico numeroso ed entusiasta, così come è stato nel 2016 per  «La causa e il caso».

Progetti e sogni. Qualcuno ha detto che il difficile e il bello è trasformare i primi nei secondi e i secondi in fatti. Quali sono i sogni e i progetti di Giulia?

Uno miei dei sogni, da sempre, è stato quello di potermi regalare un’approfondita formazione in  quel particolarissimo metodo di auto-educazione attraverso il movimentoche prende il nome dallo scienziato, fisico e ingegnere israeliano che lo ideò: Moshé Feldenkrais. Il progetto è stato realizzarlo attraverso un’approfondita preparazione quadriennale (a proposito: che meravigli, tornare a scuola da adulti, questo sì che credo sia un sogno condiviso da molti). Quanto a trasformare il progetto in realtà mi auguro (e farò di tutto in questo senso) di rimetterlo in circolo e  di realizzare concretamente l’anno prossimo.

Per finire, puoi porti da sola la domanda che ti auguravi che io ti facessi e che io, da pessimo intervistatore quale sono, invece non ho saputo inserire in questa intervista. Gradita anche la risposta, ovviamente.

Mi preme cogliere l’occasione di ricordare che, come tutti i progetti, “Verziano” ha bisogno di gambe (vale a dire risorse economiche) per camminare e arrivare lontano. I costi sin qui sostenuti non sono stati ancora interamente coperti, ed è necessario che ciò avvenga presto, se si vuole guardare più lontano. 

Quindi la domanda che non mi hai fatto è: «C’è qualcosa che i nostri affezionati lettori possano fare per il Progetto Verziano?». E la mia risposta è la seguente:

Sì che c’è. Dal 2011 la nostra Compagnia Lyria conduce presso la Casa di Reclusione Verziano a Brescia un progetto che permette a detenute e detenuti di sperimentare insieme a liberi cittadini una pratica artistica.

Quest’anno le risorse che abbiamo raccolto per la realizzazione dell’iniziativa sono insufficienti per portare a termine il progetto nella sua interezza.

Per la realizzazione di questo sogno dobbiamo raggiungere la cifra di € 5.400,00.

Vi chiediamo quindi di unirvi a noi in questo meraviglioso viaggio e di sostenerci con una donazione che potete effettuare tramite il sito

 https://www.produzionidalbasso.com/project/danza-in-carcere/

Aiutateci a condividere questa iniziativa con i vostri amici.

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CIRCOSTANZE


Coreografia e messa in scena Giulia Gussago
Voci narranti Antonio Palazzo e Marco Rossetti
Creato e interpretato da Emanuela Alberti, Monica Bassani, Francesco
Cancarini, Paola Cappelli, Raffaella De Masi, Silvia Francesconi, Iole Giacomelli,
Giulia Gussago, Marilena Maxia, Alice Miano, Mariantonia Piotti, Roberta Possi,
Marco Rossetti, Susi Ricchini, Fiorenza Stefani, Giovanna Vezzola, Sandra
Zanelli, Arturo Zucchi
insieme agli ospiti della Casa di Reclusione di Verziano
Annamaria, Cecilia, Elton, Giovanni, Giuseppe, Lacine, Mario, Matar, Mauro,
Mintu, Mohammad, Said, Sofia, Valentin e Zio Said
Luci Sergio Martinelli
Suono Giacomo Brambilla
Fotografo di scena Daniele Gussago

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AL TEATRO SOCIALE DI BRESCIA – MARTEDÌ 6 GIUGNO 2017 – ORE 20,30

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  Bonera.2

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Goodmorning Brescia (41) – Riso e pianto: insalate di donna sul palcoscenico

 

Nel foyer del teatro Sociale si è svolto oggi pomeriggio il terzo e ultimo appuntamento di ”Scene Madri  – conversazioni intorno al Teatro”, ciclo di incontri promossi dal CTB Centro Teatrale Bresciano e coordinati da Carla Bino. «Tra pianto e riso: esempi di madri nella drammaturgia contemporanea» il titolo della conferenza condotta da Laura Peja e Claudio Bernardi, introdotta dalla stessa Carla Bino .

Il teatro è memoria, è analisi, ma è anche madre e levatrice di importanti ragionamenti che precedono, accompagnano e seguono la rappresentazione di una commedia o di un dramma,

Si parte dal simbolo della donna-conchiglia che, tra le sue braccia, abbraccia un mondo intero ma anche (a dirla con Peter Brook, autore di «Lo spazio vuoto»”  nell’orai lontano 1968) una mancanza da proteggere e riempire.

Pianto e riso, sì, anche se, nella prosa evoluta del terzo millennio, diventa sempre più difficile distinguere nettamente tra dramma e commedia.

Si parte dal pianto.

Pirandello ed Eduardo, geni assoluti che però, pur riuscendo a creare e far vivere sul palcoscenico personaggi femminili di grande spessore, nel farlo hanno palesato una concezione prettamente maschile. Dipingendo cioè, in buona sostanza, un mondo in cui le donne si distinguono sostanzialmente  tra madri baldracche e amanti.

Più o meno ciò di cui si parla in «I tre lai» opera di Giovanni Testori: tre monologhi sull’assenza, a metà tra canti poetici e lamentazioni amorose, in cui si descrive, attraverso la narrazione dell’amore spezzato di Cleopatra per Antonio, dell’amore vagheggiato ma mai realmente vissuto della regina Erodiade per Giovanni Battista, per trascendere poi all’amore materno e devoto al tempo stesso di maria per il figlio che ascende al calvario.

Si accenna allo «Stabat mater» di Antonio Tarantino, madre del popolo di semplice e inarrestabile eloquio che si batte strenuamente per difendere il figlio arrestato per problemi di terrorismo, pronta, nel tentativo di salvarlo, anche a negare l’evidenza. 

Un rapido passaggio su Sarah Kane, evocatrice post-arrabbiati di una fame di maternità intesa come rimedio ultimo contro un’intollerabile solitudine, morta suicida, vittima di problemi esistenziali e nevrosi.

Poi viene la volta del “riso”, la cui trattazione è imperniata in larga parte in una serie di audio di grande interesse e  suggestione.

Così si scopre e si riscopre una Franca Valeri creatrice di personaggi indimenticabili (e sempre attuali) come la Signorina snob, Cesira la manicure e la sora Cecioni.

Dopo di lei Poi le autrici di comicità “al femminile” sono proliferate, pur se permane a tutt’oggi, al di là di proposte confinate nella prigione più o meno dorata della cd comicità femminista e sociale.

Uno spazio adeguatamente rilevante alla grande Franca Rame, interprete di un umorismo che, trattando la condizione di donne in difficoltà e di donne, assottiglia (e siamo di nuovo lì) quel già esile confine tra riso e pianto.

Quello che esce fuori, al tirare delle somme, è il quadro di una essenza femminile complessa e di difficile interpretazione, un insieme in cui le principali “categorie” nelle quali, dalla notte dei tempi, l’animale uomo cerca di ingabbiarla, si mescolano invece in un unicum inscindibile, intessuto di riso e pianto (appunto), d’ingenuità e contrasti, di castità e sensualità… di luce e buio.

Perché  «ciò che desiderano le donne è andare a letto con il diavolo per partorire Dio».

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  Bonera.2

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Goodmorning Brescia (39) – Da Mario gli antichi sapori d’Iseo

Il ristorante, l’Antica Osteria del Castello, è un angolo di armonia in un’incantevole cittadina affacciata sul meraviglioso Lago d’Iseo.

  

L’Oste (al secolo Mario Venni) è uno dei punti fermi della ristorazione bresciana dell’ultimo ventennio, già conduttore, (insieme al gemello Pietro) del mitico Quartino di via Zadei.

 

  

In un pigro dopopranzo, prolungato nell’ameno giardino che promette deliziose serate estive consacrate al buon cibo e al buon vino, non ho potuto fare a meno di sottoporlo a una breve e sintetica (ma spero significativa Intervista).

Mario, da quanto tempo operi nel settore della ristorazione?

Dal 1981. Trentacinque anni di “mestiere” vissuti con grandissima passione, sempre alla ricerca di nuovi stimoli, di nuove sfide, di nuove soluzioni. Al punto che questi trentacinque anni mi sembrano essere passati sin troppo velocemente.

E adesso?

Adesso si parte per una nuova sfida, resa possibile anche grazie al supporto e alla preziosa collaborazione dell’amico Enrico Longhi, che mi fa da compagno in questa avventura…

   … e sono certo che centreremo l’impresa.

Un bel salto passare dal gestire un ristorante nella cittadina Brescia a farlo nella vacanziera e lacustre Iseo. Cosa cambia, per te?

Cambia molto e cambia poco. Molto è cambiato, anzi migliorato, nel personale: quando si è materializzata la possibilità di rilevare la gestione dell’Antica Osteria, mi è venuta l’idea di venire ad abitare nei paraggi. Verde, lago, tranquillità assoluta e vicinanza al posto di lavoro, wath else? Senza contare che i serizi e le attrazioni della città, a ben vedere, restano a un quarto d’ora di automobile. Per quanto riguarda il lavoro, invece, non ci sono grandi differenze con il “prima”: certo, operando qui (dove si averte ancora, per fortuna, la positiva influenza dell’effetto-Christo)  si deve tenere conto di una certa stagionalità (il top dell’affluenza è tra Pasqua e ottobre). C’è da dire però, a questo proposito, che conto sui tanti amici-clienti che da tempo mi seguono con affetto per riempire il locale (che esercita una certa attrattività sul vasto bacino lago-Brescia-Bergamo)… anche fuori-stagione.

Parliamo di cibo.

Il cibo, certo. Per questo mi sono affidato allo chef Giorgio Lovati (al centro nella foto, tra Mario l’Oste e l’aiuto cuoco Giorgio Orizio). Un autentico fuoriclasse, coscienzioso al limite dell’ossessione nella scelta degli ingredienti, un appassionato della buona tavola che persegue con meticolosa applicazione e grande passione un ideale di valorizzazione delle tradizioni locali rivisitata alla luce di una creatività sempre fresca e fantasiosa. Una particolare attenzione è poi riservata, attraverso l’uso diffuso dell’abbattimento della temperatura e del sottovuoto,  a un utilizzo per quanto possibile parsimonioso dei condimenti più pesanti (come il burro) e, dunque, a una più sana e digeribile alimentazione. 

 

Dal mitico Quartino in poi, uno degli elementi caratterizzanti delle tue gestioni è stao il largo spazio sempre concesso ad attrazioni per così dire “collaterali” alla semplice alimentazione. Ti ripeterai anche qui all’Antica Osteria del Castello?

Nel mio locale non mancheranno mai musica dal vivo, karaoke, intrattenimenti vari e …  

(indica, ammiccando, tre “loschi figuri ben conosciuti dai frequentatori di questo blog, vale a dire -foto sotto- Annabruna Gigliotti, Patrizio Pacioni e Massimo Pedrotti, componenti della Compagnia delle Impronte)

… cene con delitto. Primo appuntamento venerdì 16 giugno con la rappresentazione di «Uno specchietto per tre allodole»! 

  

Per concludere: quanto ti manca la presenza, in questa nuova avventura, del tuo gemello Pietro?

Mi manca molto, inutile dirlo: abbiamo lavorato insieme per  più di venti anni e…

(si ammutolisce un attimo, seguendo un pensiero)

Sappi però che c’è un certo progetto comune in ballo che…

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Bene. Di più lui non dice e io non mi sorprendo: con i terribili Gemelli c’è sempre qualcosa… che bolle in pentola!

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  Bonera.2

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Goodmorning Brescia (38) – Nel Foyer del Sociale si parla di amore e altri disastri

Più che uno slalom un campo minato, con il terreno scivoloso e il precipizo da un alto.

Forse da entrambi i lati.

Almeno è così che la vede il professor Giancarlo Tamanza, docente di Psicologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, preoparatissimo quanto brillante conferenziere di “Rischi e pericoli nella relazione di coppia”, secondo incontro correlato allo spettacolo «Le relazioni pericolose», prodotto dal CTB Centro Teatrale Bresciano in scena al Teatro Santa Chiara Mina Mezzadri fino al 14 maggio 2017, inserito ne ”I pomeriggi al CTB” (ciclo di incontri promossi dal Centro Teatrale Bresciano, a cura della prof.ssa Lucia Mor, docente di Letteratura tedesca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

«La coppia è un organismo vivente, sottoposta a influenze esterne e alla continua ricerca di un equilibrio interiore, dunque, inevitabilmente, in continua evoluzione»  spiega il professor Tamanza.

«Si tratta del basilare e più primordiale consorzio tra persone, che, proprio per questo, a prima vista può apparire di semplice comprensione e, quindi, di agevole gestione» aggiunge subito dopo, apprestandosi ad approfondire il discorso con il supporto di suggestivi  e centrati supporti visivi.

«La realtà, invece, e ve lo dice uno che per mestiere le coppie le incontra nei momenti più difficili che attraversano le relazioni, le vicissitudini di coppia sono tra le situazioni di vita in cui si può sperimentare il dolore più acuto»  avverte, passando poi alla prima diapositiva.

1.

 

Nel momento stesso in cui due persone decidono e convengono di dare vita a una coppia, si crea un’area comune, in cui ciascuno dei due conferisce una parte della propria identità personale, che può essere più o meno estesa. Se l’area condivisa resterà “sottosoglia” si correrà il rischio di un rapporto destinato a viaggiare a livelli epidermici, se sarà troppo estesa, invece, arrivando quasi a far coincidere le aree dei due cerchi, potrà risultare soffocante, per uno dei component o anche per entrambi.

2.

La coppia rassomiglia a un meccanismo a incastro: le parti devono combaciare tra loro ma mantenendo un”gioco” adeguato a non irrigidire troppo il rapporto, destinandolo all’immobilismo. Insomma, un incasso troppo parziale alla lunga non tiene, un incasso globale e globalizzante soffoca. Ciò cui va prestata la massima attenzione, dunque, è saper adattare le rispettive “penetrazioni” e “accoglienze” facendo in modo che gli spazi di contatto, a seguito del percorso di evoluzione personale o a causa dell’intervento di agenti esterni, si allarghino o si restringano troppo.

3.

La scelta d’amore sembra la più semplice, la più spontanea e la più casuale tra tutte. In realtà non è affatto così: per arrivare a quella scelta si parte dalla “storia” personale (intesa come provenienza familiare e culturale, come formazione, come esperienze di vita vissuta) che sommandosi alla componente attrattiva estetico-erotica, quasi sempre a totale insaputa anche degli stessi protagonisti di un rapporto di coppia, finisce per determinare l’individuazione del partner ideale.

Ma non finisce qui.

 

 

Infine, avvalendosi di coincise ma indicatice tabelle, il Professore passa in rassegna i (non pochi e non lievi) rischi che nasconde una relazione, servendosi anche (e questa è una novità) di suggestivi disegni che forniscono spunto agli ulteriori ragionamenti sul tema.

Nello spazio-domande, un arguto “provocatore” chiede se, vista la tempistica del manifestarsi e dell’evolversi di una “crisi di coppia” sempre in agguato, probabile, più che possibile, chiede se la strategia giusta non sia quella di innamorarsi con convinzione solo in tarda età, quando la scarsità di tempo a disposizione faccia in modo che il famigerato “settimo anno” (o chi per lui, finisca per non arrivare.

Tamanza appare colto alla sprovvista, ma solo per un attimo.

«Osservazione interessante», ribatte infatti, dopo una brevissima riflessione.

«Io penso, però, che sia ancora meglio innamorarsi più volte della stessa persona e, ogni  volta, ricominciare da capo».

Grande colpo di teatro.

Dopotutto ci troviamo nel Foyer del Sociale… o no?

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Goodmorning Brescia (37) – L’altro teatro di Sarezzo

goodmorning BresciaA Brescia c’è (per fortuna) la grande prosa, la lirica e i grandi concerti, del Teatro Sociale e del Teatro Grande.

A Brescia, però (per fortuna), non c’è soltanto questo.

A Brescia e dintorni c’è un movimento teatrale diffuso, una voglia di creare e mettere in scena che, affiancato all’offerta di primo livello (e che livello!) di spettacoli di grande caratuta artistica e culturale, consente a iniziative meno strutturate, ma non per questo prive di pari dignità, di proporsi e di farsi alutare da un ampio pubblico, altrimenti non raggiungibile.

panoramica interna del Teatro San Faustino di Sarezzo

Tutto questo per arrivare all’evento che si terrà venerdì e sabato sera a Sarezzo, di cui -qui sotto- pubblichiamo una completa informativa.

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«Napoli magica» (seguita dal suo ammiccante e invasivo sottotitolo) è un progetto nato e realizzato “con finalità didattiche ed educative” (e “ricreative” aggiungo io) dalla passione per il palcoscenico e dalla la voglia di creare, di raccontare e di fare, il tutto amalgamato dal piacere di stare e fare insieme, cui ci sentiamo di consigliare di assitere a chi può.

Che poi, mi auguro, si premurerà di farmi sapere con quale riscontro personale.

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Goodmorning Brescia (36) – È in aula magna, lo «Spoon River» … della legalità!

 

Nello  Spoon River della legalità ferita italiana ci sono lapidi in abbondanza, per tutti i gusti e le inclinazioni: magistrati coraggiosi, integerrimi esponenti delle forze dell’ordine, giornalisti scomodi, ma anche crudeli assassini, ignobili trafficanti e torbidi faccendieri.

Tra i sepolcri più nobili, però, ce ne sono due che la c.d. “gente per bene” ama visitare  ogni qualvolta che ciò si renda possibile: sono quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

L’incontro «Parole da scolpire nella pietra», ideato e condotto da Patrizio Pacioni, e organizzato presso il liceo Fabrizio De André di Brescia su iniziativa della professoressa Alessandra Balestra, prende proprio spunto dall’opera di militanza democratica e sulla tragica scomparsa dei due magistrati, per allargarsi poi a temi di carattere più generale.

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Aula magna del Liceo Fabrizio De André “prima” e “durante” il 1° e il 2° incontro con gli studenti.

L’Autore romano, dopo aver tracciato una sintetica ma esauriente rassegna della situazione politica e ctiminale della Sicilia degli anni ’80 e delle tragiche conseguenze della feroce e sanguinosissima “II Guerra di Mafia”, è passato a sottolineare l’importanza dell’impegno che ciascuno di noi può assumersi nell’ambito di una convinta lotta in favore e in difesa della Legalità.

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Puntuali e ben centrati gli inserti mutimediali approntati da PhGO e curati da Giusy Orofino, idonei a vivacizzare e a rendere ancora più suggestivo l’evento.

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Alla fine della duplice conferenza sono riuscito a porre qualche domanda al relatore.

«Patrizio, all’evento ha aderito un numero talmente alto di studenti che si è dovuto raddoppiare la conferenza, finendo per occupare tutti i posti disponibili nell’Aula Magna del Liceo De André  per tutta la mattinata»

«In certi casi la parola overbooking suona meravigliosamente bene alle mie orecchie: sommando le presenze della doppia conferenza, infatti, ho avuto occasione di parlare a oltre duecento ragazzi di legalità,  di senso del dovere, di abnegazione totale, di spirito di servizio e di sacrificio. Una riflessione per loro e con loro, sulla necessità di fare propri i valori fondamentali della democrazia e del sociale, senza paura, appassionatamente.»

«Non è difficile trattando di tempi così seri e ponderosi, tenere alta l’attenzione di una rappresentanza così nutrita di ragazzi e ragazze

«A olte effettivamente lo è. Nel caso dell’incontro di sabato con gli studenti del Fabrizio De André, però la faccenda è andata in un modo del tutto diverso.  Mi sonto trovato a parlare a un pubblico interessato e attento, che ha reso più facile esprimermi nel modo migliore»

«Da cosa è nato questo interento?»

«Da qualche tempo a questa parte la collaborazione che sto portando avanti con la Compagnia Stabile Assai (più antico e glorioso gruppo carcerario italiano di recitazione) mi porta ad affrontare con scadenza annuale temi legati  a fatti, misfatti e (soprattutto) misteri, della Storia d’Italia. Prima la strage di Portella della Ginestra, poi la sparizione di una nave nel nulla, avvenuta all’inizio degli annni ’60. L’anno prossimo ci occuperemo della rivolta anarchica nel Matese  portata avanti da Cafiero e compagni.  E io, di volta in volta,colgo occasione dalla stesura del nuovo testo per  una serie d’interventi nelle scuole, visto che il dialogo con i giovani è qualcosa che mi gratifica enormemente»

«Dunque, quest’anno…»

«La Compagnia Stabile Assai sta per andare in scena (“prima” 23 maggio con repliche 24 e 25, al Teatro San Raffaele di Roma) con il dramma Borsellino e l’Olifante, ispirato all’opera di Falcone e Borselino e alle vicende del Pool Antimafia. Un’occasione irrinunciabile per parlare in modo diverso dalle solite “celebrazioni ufficiali” di un tema che per tutti, ma soprattutto per le nuove generazioni, costituisce il più solido e positivo dei riferimenti»

«Tornerai ancora al Fabrizio De André?»

«Mi auguro proprio di sì! Grazie alla prof Alessandra Balestra, alla Dirigente Scolastica e a tutti i professori che con lei hanno saputo organizzare davero alla grande questo incontro, ho conosciuto una scuola vivace e culturalmente curiosa. Bravissimi i giovanissimi “attori” Lorenzo Piazza e Daniel Samoila che (interpretando un suggestivo dialogo a due tratto dal mio dramma) si sono saputi calare con straordinaria efficacia nei panni dei due eroici magistrati siciliani; un sentito ringraziamento alle altrettanto giovani Laura Spinoni e Sara Buraschi autrici del servizio fotografico a corredo di questo post). Mi ha colpito, piùà di altro, l’atmosfera d’impegno e creatività che si respira nei colorati corridoi dell’Istituto. “I vostri studenti sanno sorridere”  non ho potuto fare a meno di dire alla prof . E lei, semplicemente, ha sorriso.»

   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (35) – In nome dell’ «interesse primario»

 

Nasce tutto da qui. Dalla triste vicenda di Casale Monferrato, che racconta di due genitori disperati e di una bambina contesa, inconsapevole posta di un gioco assurdo, molto più grande di lei.

La conferenza, che si è tenuta ieri al San Carlino, al cospetto di un pubblico numeroso e partecipe, organizzata dalla Federazione Provinciale di Brescia del Partito Socialista Italiano riuniva esponenti della Giustizia, del Diritto e della Politica per dibattere, partendo dal caso particolare, un argomento che tocca la coscienza di molti: l’individuazione di un giusto equilibrio tra le esigenze della Legge e i diritti primari di un bambino. A condurre e coordinare il dibattito, con il consueto brio (al quale non è estrnea, con ogni evidenze la lunga pratica forense), l’ avvocato Lorenzo Cinquepalmi.

 «La vicenda giudiziaria da cui prende spunto questo incontro ha seguito un iter che non esito a definire terribile» ha esordito Valeria Damiano, magistrato minorile onorario presso la Corte di Appello.

«Tutto nasce da una fecondazione eterologa. Dopo pochissimi giorni scattano i controlli degli assistenti sociali e, attraverso un’applicazione probabilmente troppo frettolosa del 403, la bimba viene sottratta ai genitori. Dapprima il Tribunale mette la piccola in affidamento familiare (che ha come scopo precipuo il reinserimento successivo nella “naturale”). La situazione si mantiene così fino al 2012, anno in cui si decide di aprire uno “stato di adottabilità”, istituto -come noto- del tutto diverso. dal precedente. Nonostante il parere contrario della Procura si arriva a decretarlo e, da quel momento in poi, infatti, tra genitori e figlia non ci sono più rapporti»

Secondo Laura Pensini (psicologa dell’età evolutiva) «Si tratta di un provvedimento che, in sostanza, va contro gli interessi del minore» è il suo deciso parere.

«Perché ogni adottato incontra notevoli difficoltà nella completa costruzione della propria identità: per quanto amorevole, infatti, una famiglia adottiva non può essere in grado di  fare recuperare a chi si trova in questo stato, l’appartenenza biologica»

Sullo stesso piano Kim Soo-Bok Cimaschi (Presidente dell’Associazione Prisma Luce), che rivela di essere egli stesso adottato, come l’oratrice che lo ha preceduto, si sofferma sulla essenziale importanza di centri di supporto «che si avvalgano dell’opera di validi professionisti la cui attività, più che nel vano tentativo di voler ricostruire legami spezzati, si impegnino nel far ritrovare agli assistiti un’identità energetica»

Giorgio Pedrazzi (professore aggregato di Diritto Privato presso l’Università degli Studi di Brescia) s’interroga sull’adeguatezza degli strumenti giudiziari a disposizione del sistema per trattare nel migliore dei modi determinate , delicatissime situazioni, ricordando in proposito che «La Corte di Giustizia Europea ha già avuto modo di condannare l’Italia per una questione simile a quella dei coniugi Deambrosis-Carsano e della loro figlia»

Dopo che l’avvocato Cinquepalmi ha sottolineato che «Lo Stato non dovrebbe mai arrogarsi il diritto di stabilirsi una “idoneitò” d’incerta definizione e figlia di un giudizio di tipo morale, ma limitarsi, invece, a eccepire un’eventuale e più facilmente acclarabile “non idomneità“» è il momento dell’intervento dell’Assessore alla Scuola e alle Pari Opportunità del Comune di Brescia.

«Quella che si è svolta -e ancora si sta svolgendo- a Casale Monferrato, è una vicenda di una disumanità senza limiti» è l’appassionato esordio di Roberta Morelli.

«La mia impressione è che alla coppia sia stata fatta pagare la scelta di avere praticato in Spagna la fecondazione eterologa, in un momento in cui in Italia ciò non era permesso. Non dimentichiamo che, per il contestato reato di “abbandono”, i coniugi sono stati assolti in primo, secondo e terzo grado»

da sinistra: Valeria Damiano, Giorgio Pedrazzi, Laura Pensini, Kin Soo-Bok Cimaschi, Roberta Morelli e Lorenzo Cinquepalmi

 

«Bisogna assolutamente fare qualcosa in proposito, e presto!»  è l’accorato invito finale dell’Assessore. che dichiara la propria disponibilità personale e istituzionale per ogni iniziativa che a ciò possa efficacemente contribuire.

E, nel corso dei numerosi e tutti interessanti interventi del pubblico. a fine conferenza, emerge subito l’esistenza di una raccolta firme mirata proprio a rivedere la questione dei coniugi di Casale Monferrato e della loro bambina.

«Qualcosa di serio e importante in Rete c’è già» suggerisce Paolo, dalla platea.

https://www.change.org/p/al-tribunale-di-torino-che-ridiano-indietro-ai-signori-luigi-de-ambrosis-e-gabriella-carsano-la-loro-bambina-non-si-possono-privare-due-genitori-del-proprio-figlio-a-indipendentemente-dall-et%C3%A0-che-hanno

Allora, perché non cominciare da qui?

   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (36) – Tre donne per dieci giornate

Il primo aprile del 1849 si chiudeva la sanguinosa quanto eroica saga delle dieci giornate, e non fu un pesce di aprile.

«La vittoria sul campo andò alle truppe austriache, ma quella morale (che in certi casi -in questo primo tra tutti- si rivela ben più importante dell’altra), sicuramente ai Patrioti bresciani»  fa notare Costanzo Gatta, soggettista e regista dello spettacolo (firmato CTB) dal titolo Patria oppressa che sabato prossimo,  alla presenza del Sindaco, a partire dalle 10,30, andrà in scena al Salone Vanvitelliano, nell’ambito delle annuali celebrazioni della storica e celeberrima resistenza che la Leonessa oppose al tirannico dominatore straniero.

 

«Ho raccolto alcuni episodi scegliendoli tra i tanti in cui i bresciani, al di là dello slancio patriottico e irridentista, seppero tenere dimostrare un comportamento impeccabile di dignità morale e sprezzo del pericolo e della morte. Ricordo Pietro Venturini, cui venne offerta salva la vita in cambio dell’abiuria e che, invece, preferì essere giustiziato per fucilazione piuttosto che tradire i propri ideali.  Ricordo Carlo Zima, carrozziere sciancato ma dotato d’incredibile coraggio: gli austriaci, che s’impegnavano a incendiare il maggior numero di case bresciane possibile, lo cosparsero di pece fuori e dentro, dandogli poi fuoco. Morì, ovviamente, ma trascinando con sé un soldato croato, scelto tra i feroci aguzzini che gli davano il tormento»

Mi resta ancora una curiosità che, approfittando della proverbiale cortesia e disponibilità di gatta, non riesco a comprimere: come mai, soprattutto in considerazione del carattere “bellico” della pièce, sono state chiamate a interpretarla tre attrici (Silvia Quarantini, Monica Ceccardi e Marta Ossoli – ndr) e nessun attore?

«Intanto, dal punto di vista della costruzione dello spettacolo, mi ha molto intrigato l’idea di queste tre donne che (abili e faconde nel raccontare come tutte le donne)  narrino standosene accanto a una delle colonne che fu danneggiata da una delle tante palle di cannone austriache che piovvero, con micidiale esito, sugli insorti» spiega sornione il giornalista-drammaturgo e quant’altro che, proprio negli scorsi giorni (vds. il numero 34 di questa stessa rubrica) ha ricevuto un importante riconoscimento per la sua lunga e sempreverde carriera.

«In più, intendo ricordare quelle donne bresciane che combatterono  fianco a fianco con i loro uomini: furono proprio loro le vittime più colpite dalla repressione austriaca, che riservò loro violenze e torture inumane e di ogni tipo» conclude e, a questo punto, non resta che andare ad assistere allo spettacolo di sabato mattina.

Ingresso gratuito fino a raggiunta capienza.

Conferenza stampa di presentazione giovedì 30 alle 15,30 in Loggia.

    Bonera.2

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