Goodmorning Brescia (35) – In nome dell’ «interesse primario»

 

Nasce tutto da qui. Dalla triste vicenda di Casale Monferrato, che racconta di due genitori disperati e di una bambina contesa, inconsapevole posta di un gioco assurdo, molto più grande di lei.

La conferenza, che si è tenuta ieri al San Carlino, al cospetto di un pubblico numeroso e partecipe, organizzata dalla Federazione Provinciale di Brescia del Partito Socialista Italiano riuniva esponenti della Giustizia, del Diritto e della Politica per dibattere, partendo dal caso particolare, un argomento che tocca la coscienza di molti: l’individuazione di un giusto equilibrio tra le esigenze della Legge e i diritti primari di un bambino. A condurre e coordinare il dibattito, con il consueto brio (al quale non è estrnea, con ogni evidenze la lunga pratica forense), l’ avvocato Lorenzo Cinquepalmi.

 «La vicenda giudiziaria da cui prende spunto questo incontro ha seguito un iter che non esito a definire terribile» ha esordito Valeria Damiano, magistrato minorile onorario presso la Corte di Appello.

«Tutto nasce da una fecondazione eterologa. Dopo pochissimi giorni scattano i controlli degli assistenti sociali e, attraverso un’applicazione probabilmente troppo frettolosa del 403, la bimba viene sottratta ai genitori. Dapprima il Tribunale mette la piccola in affidamento familiare (che ha come scopo precipuo il reinserimento successivo nella “naturale”). La situazione si mantiene così fino al 2012, anno in cui si decide di aprire uno “stato di adottabilità”, istituto -come noto- del tutto diverso. dal precedente. Nonostante il parere contrario della Procura si arriva a decretarlo e, da quel momento in poi, infatti, tra genitori e figlia non ci sono più rapporti»

Secondo Laura Pensini (psicologa dell’età evolutiva) «Si tratta di un provvedimento che, in sostanza, va contro gli interessi del minore» è il suo deciso parere.

«Perché ogni adottato incontra notevoli difficoltà nella completa costruzione della propria identità: per quanto amorevole, infatti, una famiglia adottiva non può essere in grado di  fare recuperare a chi si trova in questo stato, l’appartenenza biologica»

Sullo stesso piano Kim Soo-Bok Cimaschi (Presidente dell’Associazione Prisma Luce), che rivela di essere egli stesso adottato, come l’oratrice che lo ha preceduto, si sofferma sulla essenziale importanza di centri di supporto «che si avvalgano dell’opera di validi professionisti la cui attività, più che nel vano tentativo di voler ricostruire legami spezzati, si impegnino nel far ritrovare agli assistiti un’identità energetica»

Giorgio Pedrazzi (professore aggregato di Diritto Privato presso l’Università degli Studi di Brescia) s’interroga sull’adeguatezza degli strumenti giudiziari a disposizione del sistema per trattare nel migliore dei modi determinate , delicatissime situazioni, ricordando in proposito che «La Corte di Giustizia Europea ha già avuto modo di condannare l’Italia per una questione simile a quella dei coniugi Deambrosis-Carsano e della loro figlia»

Dopo che l’avvocato Cinquepalmi ha sottolineato che «Lo Stato non dovrebbe mai arrogarsi il diritto di stabilirsi una “idoneitò” d’incerta definizione e figlia di un giudizio di tipo morale, ma limitarsi, invece, a eccepire un’eventuale e più facilmente acclarabile “non idomneità“» è il momento dell’intervento dell’Assessore alla Scuola e alle Pari Opportunità del Comune di Brescia.

«Quella che si è svolta -e ancora si sta svolgendo- a Casale Monferrato, è una vicenda di una disumanità senza limiti» è l’appassionato esordio di Roberta Morelli.

«La mia impressione è che alla coppia sia stata fatta pagare la scelta di avere praticato in Spagna la fecondazione eterologa, in un momento in cui in Italia ciò non era permesso. Non dimentichiamo che, per il contestato reato di “abbandono”, i coniugi sono stati assolti in primo, secondo e terzo grado»

da sinistra: Valeria Damiano, Giorgio Pedrazzi, Laura Pensini, Kin Soo-Bok Cimaschi, Roberta Morelli e Lorenzo Cinquepalmi

 

«Bisogna assolutamente fare qualcosa in proposito, e presto!»  è l’accorato invito finale dell’Assessore. che dichiara la propria disponibilità personale e istituzionale per ogni iniziativa che a ciò possa efficacemente contribuire.

E, nel corso dei numerosi e tutti interessanti interventi del pubblico. a fine conferenza, emerge subito l’esistenza di una raccolta firme mirata proprio a rivedere la questione dei coniugi di Casale Monferrato e della loro bambina.

«Qualcosa di serio e importante in Rete c’è già» suggerisce Paolo, dalla platea.

https://www.change.org/p/al-tribunale-di-torino-che-ridiano-indietro-ai-signori-luigi-de-ambrosis-e-gabriella-carsano-la-loro-bambina-non-si-possono-privare-due-genitori-del-proprio-figlio-a-indipendentemente-dall-et%C3%A0-che-hanno

Allora, perché non cominciare da qui?

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Goodmorning Brescia (36) – Tre donne per dieci giornate

Il primo aprile del 1849 si chiudeva la sanguinosa quanto eroica saga delle dieci giornate, e non fu un pesce di aprile.

«La vittoria sul campo andò alle truppe austriache, ma quella morale (che in certi casi -in questo primo tra tutti- si rivela ben più importante dell’altra), sicuramente ai Patrioti bresciani»  fa notare Costanzo Gatta, soggettista e regista dello spettacolo (firmato CTB) dal titolo Patria oppressa che sabato prossimo,  alla presenza del Sindaco, a partire dalle 10,30, andrà in scena al Salone Vanvitelliano, nell’ambito delle annuali celebrazioni della storica e celeberrima resistenza che la Leonessa oppose al tirannico dominatore straniero.

 

«Ho raccolto alcuni episodi scegliendoli tra i tanti in cui i bresciani, al di là dello slancio patriottico e irridentista, seppero tenere dimostrare un comportamento impeccabile di dignità morale e sprezzo del pericolo e della morte. Ricordo Pietro Venturini, cui venne offerta salva la vita in cambio dell’abiuria e che, invece, preferì essere giustiziato per fucilazione piuttosto che tradire i propri ideali.  Ricordo Carlo Zima, carrozziere sciancato ma dotato d’incredibile coraggio: gli austriaci, che s’impegnavano a incendiare il maggior numero di case bresciane possibile, lo cosparsero di pece fuori e dentro, dandogli poi fuoco. Morì, ovviamente, ma trascinando con sé un soldato croato, scelto tra i feroci aguzzini che gli davano il tormento»

Mi resta ancora una curiosità che, approfittando della proverbiale cortesia e disponibilità di gatta, non riesco a comprimere: come mai, soprattutto in considerazione del carattere “bellico” della pièce, sono state chiamate a interpretarla tre attrici (Silvia Quarantini, Monica Ceccardi e Marta Ossoli – ndr) e nessun attore?

«Intanto, dal punto di vista della costruzione dello spettacolo, mi ha molto intrigato l’idea di queste tre donne che (abili e faconde nel raccontare come tutte le donne)  narrino standosene accanto a una delle colonne che fu danneggiata da una delle tante palle di cannone austriache che piovvero, con micidiale esito, sugli insorti» spiega sornione il giornalista-drammaturgo e quant’altro che, proprio negli scorsi giorni (vds. il numero 34 di questa stessa rubrica) ha ricevuto un importante riconoscimento per la sua lunga e sempreverde carriera.

«In più, intendo ricordare quelle donne bresciane che combatterono  fianco a fianco con i loro uomini: furono proprio loro le vittime più colpite dalla repressione austriaca, che riservò loro violenze e torture inumane e di ogni tipo» conclude e, a questo punto, non resta che andare ad assistere allo spettacolo di sabato mattina.

Ingresso gratuito fino a raggiunta capienza.

Conferenza stampa di presentazione giovedì 30 alle 15,30 in Loggia.

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Goodmorning Brescia (34) – Costanzo ricomincia da cinquanta

Cinquant’anni di carriera?
Non è roba per tutti ma non è neanche un record impossibile da realizzare.
La cosa più ardua, invece, a mio modesto avvviso, è spendere questo mezzo secolo come ha saputo farlo Costanzo Gatta.
Senza mai fermarsi a guardare indietro, senza un attimo di sosta, senza neanche il tempo di tirare un respiro più lungo del normale.
E soprattuto “come” trascorrerli.
Costanzo lo ha fatto in modo costantemente brillante, da perennemente curioso, da interessato praticamente “a tutto” ma, al tempo stesso, da uomo capace di sottilissimi e raffinati approfondimenti su questo o quel fatto, su questo o quel personaggio, su questa o quella situazione.
E lo ha fatto anche da creativo, da artista.
Sì, da scrittore, drammaturgo, regista e chissà cos’altro ancora che io non sono arrivato a sapere. Non mi stupirei se sapesse suonare da maestro l’arpa birmana o la viola celtica (sempre che esista uno strumento del genere)
Nella sua incredibile casa bresciana, invasa da libri e documenti, Costanzo colleziona di tutto: stampe, orologi, statuine, pinocchi di ogni dimensione e di ogni materiale, eccetera eccetera eccetera.
Sono sicuro che per cento anni ancora, nella vita, continuerà a collezionare successi.

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Goodmorning Brescia (32) – San Desiderio e gli Artigiani della… Immensità

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Il posto è questo: talmente bello da non sembrare vero, alla pari di altri scorci della parte più intrigante di Brescia, tutti vicoli suggestivi, archi, antiche pavimentazioni, chiesette, balconcini. Via Gabriele Rosa, lungo una stradina che s’inerpica in direzione del Castello che veglia da secoli, severo e rassicurante (tranne per quelle cannonate sparate dagli austriaci sui patrioti, in certe “giornate” decisamente da ricordare, ma ormai è storia vecchia…) sulla Leonessa d’Italia.

 La piccola chiesa di San Desiderio, incastrata come un autentico gioiello tra vicolo Sant’Urbano e via Gabriele Rosa, ridotta praticamente a un rudere, prima che cominciassero a prendersene amorevole cura Antonio Fuso (registra teatrale leccese trapiantato al nord praticamente da una vita) e compagni.

Nacque così l’avventura di Scena Sintetica che, all’alba degli anni ’90, fece dell’antico sito la propria sede. Più che un’avventura, un’autentica sfida al limite dell’incoscienza. Perché, come si sa, «Lunico che può vincere una battaglia impossibile è un generale folle».

 

Antonio Fuso (nella foto a sin) ritratto all’interno della sua “tana” con lo scultore-pittore veronese Giovanni Marconi (al centro) e l’attore e scenografo bresciano Guido Uberti (a dx).

 

Dal momento della sua fondazione a oggi, Scena Sintetica non si è fermata più.

Nonostante un a volte problematico con l’etablishement e l’intellighenzia culturale cittadina, l’amore per il Teatro e  per le Belle Arti hanno trovato al numero 4 di via Gabriele Rosa, accogliente rifugio e ideale base di azione.

«Ci siamo impegnati, e continuiamo a impegnarci ogni giorno nella diffusione della cultura, sotto ogni sua forma espressiva, e nel pieno recupero di questo splendido e prezioso andito» confida, orgoglioso Antonio Fuso.

«Il fatto che da parte nostra si sia deciso di andare avanti senza chiedere nulla o quasi nulla, però, invece di favorirci, ha ingenerato sospetti. Purtroppo è così che, ancora nel terzo millennio, continuanoa  funzionare le cose qui da noi» sottolinea subito dopo, contrariato, ma mai  domo.

Proprio in questi giorni sono in programma due significativi eventi che, per chi ne avesse la possibilità, risultano assolutamente

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Quattro delle opere in esposizione. «A ispirare i mie quadri è l’anima immanente della Natura, le grandi foreste, la spiritualità nordica, i grandi spazi e le grandi, solenni solitudini dei boschi, interrotte da radure che rappresentano, al tempo stesso, oasi di pace e momenti di grande interiorizzazione»  spiega Marconi, mentre passiamo in rassegna, in assoluta anteprima i bei quadri che, a partire dal vernissage di venerdì, fino al 16 aprile, i bresciani avranno l’opportunità di ammirare. Opere suggestive dai suggestivi nomi: da “Nemeton – Radura consacrata”  (dall’antico termine Nemos=Cielo) a “La via del verde“.

In San Desiderio, invece, per il Teatro, andrà in scena nel prossimo weekend la pièce di Antonio Fuso sul grande poeta russo Osip Ėmil’evič Mandel’štam (1891-1938) venerato dai grandi del suo tempo (Pasternàk, Achmàtova, Cvetàeva) … «All’inferno non si canta» ,   tratto dal libro (sempre opera di Antonio Fuso) «OSIP MANDEL’ṦTAM dal Gerundivo all’Inferno»

 

 

(in replica al Teatro San Desiderio domenica 12 marzo a partire dalle ore 18 – ingresso libero)

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Goodmorning Brescia (31) – Un prezioso catalogo e una mostra da visitare

Catalogo dell’Arte Moderna è una pubblicazione che dal 1962 (prima edizione) costituisce un appuntamento periodico e un autentico riferimento  per artisti, galleristi, collezionisti, associazioni d’arte e appassionati

Nata da una felice intuizione del critico Luigi Carluccio, raccolta e data alle stampe dall’editore piemontese Bolaffi sotto forma di un corposo e ricco repertorio annuale dedicato al mercato dell’arte contemporanea. Rilevato alla fine degli anni Settanta dalla Giorgio Mondadori, è la più “antica” pubblicazione italiana di questo tipo.

 

La presentazione bresciana del numero 52 si è svolta nella sede della AAB (Associazione Artisti Bresciani) al numero 4 di Vicolo delle Stelle, alla presenza di un folto gruppo di artisti (tra i quali ho notato anche Gi Morandini, notorio e illustre amico bresciano di Monteselva e del Commissario Cardona, e appassionati d’arte. Nell’introdurre l’evento, il Presidente della AAB Dino Santina, ha ricordato l’attività di promozione artistica e di valorizzazione dei più meritevoli artisti del territorio. Dopo di lui il Responsabile Libri Illustrati di Cairo Publishing Carlo Motta, ha valorizzato la funzione della pubblicazione definendola “il sole” attorno al quale girano altre pubblicazioni artistiche della Giorgio Mondadori.

Nel nuovo numero, che in copertina reca La Fontanella (olio su tela) del Maestro primitivista Norberto, l’approfondito articolo firmato da Claudia Trafficante su Umberto Boccioni, che a un secolo dalla morte del grande pittore reggino, mette l’accento sulla sua vicenda umana, prima ancora che su quella artistica.

Segue una rassegna del nuovo espressionismo veneto (come Birolli, Casorati, Semeghini e Tavella) curata da Mario Guderzo, dopo di che  l’esperto Andrea De Liberis spiega come attraverso i “percorsi costruttivi” si possa arrivare a stabilire l’autenticità o meno di una certa opera.  Da segnalare anche la disamina dell’ancora straordinariamente positivo rapporto tra il mercato internazionale e la grande tradizione italiana del ‘900, evidenziata dalle ricche aggiudicazioni delle opere di artisti del calibro di Burri, FontanaMorandi.

  

 

   

Per la gioia degli intervenuti al già citato civico 4 di Vicolo delle Stelle, sede dell’incontro, è ancora in corso la mostra Francesco Triglia – Oltre il Mito, realizzata con il patrocinio del Comune e della Provincia di Brescia, nella quale sono esposte significative opere dell’artista reggino, in meraviglioso equilibrio tra suggestioni classiche e tendenze post moderne  post tecnologiche, tra sirene, centauri, draghi, donne serpenti e altri esseri fantastici.

Ancora possibile visitarla fino all’8 marzo. Sarebbe davvero un peccato perdere un’occasione del genere.

 

L’Associazione Artisti Bresciani è un’agenzia di pubblico servizio, convenzionata con il Comune e la Provincia di Brescia, e ha lo scopo di promuovere iniziative di carattere culturale, in particolare la conoscenza e lo studio delle arti figurative e visive e degli artisti bresciani.
Specificamente l’Associazione, a norma dello statuto, organizza:

* attività culturali (mostre, tavole rotonde, convegni, conferenze, dibattiti, proiezione di film e documentari, concerti)
* attività didattiche e di formazione (corsi di preparazione e di perfezionamento nel campo delle arti e delle relative tecniche, seminari di studio, gruppi di ricerca, corsi di aggiornamento per insegnanti);
* attività editoriali (pubblicazione di cataloghi, di un bollettino di informazione con cadenza semestrale,  di atti di convegni conferenze seminari, di ricerche e studi sulle arti e i loro protagonisti, con particolare riferimento alle opere e agli artisti bresciani);
* attività promozionali (promozione di tutte le azioni idonee alla salvaguardia, alla tutela e alla valorizzazione dei beni ambientali, storici, artistici della città e della provincia).

L’Associazione opera senza fini di lucro in collaborazione con istituzioni ed enti pubblici e privati.

L’AAB ha sessantacinque anni di vita ed ha segnato profondamente la realtà culturale ed artistica locale.

Catalogo dell’Arte Moderna n. 52
Gli artisti italiani dal primo Novecento ad oggi
AA.VV.
Collana: Cataloghi d’Arte
Editore: Editoriale Giorgio Mondadori
Pagine: 848
Prezzo:€ 98,00
ISBN/EAN: 978-88-6052-751-6
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Goodmorning Brescia (30) – Ci sono candele che brillano di più

Si è tenuta ieri sera presso la Corte Piovanelli, la Candle Night, ovverosia la Cerimonia delle Candele 2017   che viene celebrata per rafforzare l’appartenenza delle varie sezioni e club nazionali, disseminate in tutto il mondo, alla associazione-madre BPW International.

  

A Brescia l’evento è stato organizzato dalla Sezione Vittoria Alata della FIDAPA e condivisa dalle Socie di Modoetia Corona Ferrea. di Monza e Brianza.

Nell’elegante cornice tipica delle manifestazioni della FIDAPA, in un’atmosfera solenne e raffinata ma al tempo stessa cordiale e rilassata, quasi cento commensali (con una non irrilevante presenza maschile) hanno condiviso quello che vuole essere uno dei momenti più importanti e significativi della vita dell’Associazione.

  

Tra le mille suggestioni, oltre alla completa osmosi sull’asse Brescia-Monza, oltre all’entusiasmo delle nuove iscritte, per la prima volta insieme alle altre associate, unito al legittimo orgoglio delle “madrine” che si sono impegnate a presentarle alle altre nel più affettuoso ed efficace dei modi, una più fulgida e più emotivamente coinvolgente: l’avvicendarsi al tavolo centrale, imbandito di fiori, per accendere le candele di vari colori simbolo dell’unione, della unicità d’intenti, di un reciproco appoggio su scala mondiale, ben oltre, cioè, i confini degli stati. 

Incisivo e concreto l’intervento della Presidente Adriana Valgoglio Gambato, particolarmente significative le parole di Leda Mantovani in merito allo spirito di sorellanza che da sempre anima la FIDAPA:

«Le donne che arrivano all’apice devono mandare giù l’ascensore per tirare su anche le altre.»

Per concludere la voce e il brio della scatenata Marialaura Vanini che ha dato a tutti appuntamento per il musical “Musica e Muse“, il cui esordio è in calendario a Brescia venerdì 28 aprile.

 

 

Sorta negli Stati Uniti dalle macerie materiali e morali del primo conflitto mondiale, grazie anche e soprattutto all’opera infaticabile della dott.ssa Lena Madesin Phillips IFBPW consolidò in patria e promosse rapidamente in diversi Paesi del mondo un’idea di associazionismo femminile mirata soprattutto allo sviluppo e all’unione di professionalità di ogni tipo.

Dopo gli sconvolgimenti del secondo grande conflitto mondiale la stessa Phillips riprese le fila del discorso accelerando ancora di più, se possibile, l’azione di promozione del movimento attraverso la fondazione di nuove Federazioni Nazionali e Club Associati, sia in Europa che nelle Americhe e, soprattutto, in parecchi paesi appartenenti al Terzo Mondo.

In Italia, nel febbraio 1945, si ricostituì per prima la sezione Roma, cui fecero seguito Napoli, Milano, Firenze, Bologna, per arrivare, solo un mese più tardi, alla costituzione della Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari (FIDAPA), associazione apartitica e aconfessionale, affiliata (appunto) alla IFBPW. A oggi la FIDAPA BPW Italy è composta da circa 11.000 Socie .

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Goodmorning Brescia (29) – La rossa rugiada di Piazza Vittoria

Che sia stato un feroce omicidio o un drammatico suicidio poco cambia: il fatto è che la Morte, stanotte, ha fatto una passeggiata in città, mietendo una vita nel più sanguinoso dei modi.

Un volo giù dalla sommità delle scale, un capo staccato di netto dal corpo, una pioggia di sangue a imbrattare, come rossa rugiada sui prati, il pavimento di un androne di uno dei palazzi simbolo di Brescia, la torre di Piazza Vittoria.

 

 

Della vittima, una donna di 56 anni, si dice che fosse un’anima inquieta, una senzatetto entrata furtivamente nel palazzo per ripararsi dal freddo gelido che impera in questi giorni e, soprattutto, in queste notti.

Una ringhiera tagliente come una ghigliottina che avrebbe separato la testa (ritrovata al secondo piano) dal corpo, rinvenuto esanime nell’androne?

Una povera donna che cerca di tutelare la propria vita per sfuggire all’assideramento e poi decide di togliersela, quella stessa vita, nel più crudele dei modi?

Certo che di questa cosa si parlerà dovunque e a lungo. Se ne parlerà molto, se ne parlerà troppo.

Solo una cosa, al momento, appare certa: un assassino c’è, sia esso un essere umano oppure l’indifferenza di fronte alla solitudine e alla disperazione di chi ci passa accanto. Di capire come e perché si occuperanno gli inquirenti: medico legale, polizia, carabinieri, magistrati.

Chissà se (più o meno è la sua ora, quella in cui si sarebbe verificato il dramma) il fantasma senza pace di Marlene Dietrich che infesta  piazze e vie nel cuore di Brescia,  di cui recentemente si è avuto modo di parlare proprio su queste pagine, abbia avuto modo, nel suo inquieto girovagare, di assistere personalmente a quanto stava accadendo. E, magari, di mormorare a fiore delle pallide labbre, una parola di pietà.

 

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Goodmorning Brescia (28) – Capodanno, il Teatro e il fascinoso fantasma di Marlene

Ancora una volta lascio a Patrizio la guida di una puntata della mia rubrica. Non prima di avere fatto gli auguri di buona fine 2016 e meraviglioso inizio (con quel che segue) del 2017.

Ciao! 

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Oggi pochissime parole e qualche significativa immagine del centro, scattate nel corso di una passeggiata conclusa adesso (di cui seguendo le foto in successione, una per una potrete tracciare facilmente il percorso) per fissare l’ultimo giorno del 2016 di questa meravigliosa città e prepararci ad affrontare un 2017 fess-fess!

  

  

 

 

Per me, per il secondo anno di seguito, il tappo dello spumante salterà nel Foyer del Teatro Sociale, al termine dello spettacolo “Il maschio inutile” della Banda Osiris. L’anno scorso erano stati gli Oblivion, l’anno prossimo… chissà: il fatto è che non trovo più modo migliore di finire un anno e cominciarne un altro, quindi magari mi troverete ancora lì.

E chissà che, una volta uscito di teatro, stasera dopo mezzanotte, non riesca anche a me di vedere il fantasma della fascinosa Marlene Dietrich, giovane per sempre nella cristallizzazione del culmine della bellezza che solo la Morte può regalare. Una presenza che, a detta di numerosi testimoni, come riportato dai giornali cittadini, aleggia, eterea nelle notti bresciane, muovendosi tra Piazza della Loggia e Piazza Vittoria.

Selciati che, tra l’altro, sembrerebbero non essere stati mai calpestati dai preziosi piedi della Diva. Mistero nel mistero, dunque. Chiederò lumi alla stessa Marlene, se avrò l’avventura di incontrarla. 

Ciao a tutti, bresciani e non: ci ritroviamo l’anno prossimo!

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    Patrizio Pacioni

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