Goodmorning Brescia (59) – Somebody… di Extraordinario

Quel che inizialmente ha attirato la mia attenzione è stata un’immagine, accompagnata da un breve e significativo annuncio:


Comincia il nuovo laboratorio teatrale!
Incontri aperti, liberi e gratuiti fino a Dicembre!
Chiunque può venire!
Sei chiunque?
Sei curioso?
Stai pensando “che bello, ma non riuscirei mai a farlo?”
SEI LA PERSONA GIUSTA!
Ti aspettiamo!

«Chi è che, di questi gramissimi tempi, s’ingegna a offrire gratuitamente qualcosa di così interessante, per quasi tre mesi, per di più?» mi sono chiesto. Poi mi sono accorto che giovedì 5 ottobre è domani e, effettuando un veloce approfondimento (nella cronaca, più che in altri settori dell’informazione, una notizia che è attuale oggi diventa rafferma domani, un po’ come il pane) ho scoperto un altro appuntamento in arrivo, assai singolare: il prossimo sabato 14 ottobre, infatti, il pullman Extarordinario (un nuovo modo girovago di contatto e pratica dello spettacolo) farà tappa all’ex manicomio di Collegno, per una gita culturale e uno spettacolo circense.

«Questa è la pazzia che piace a me!», mi sono detto, e ho subito contattato Beatrice Faedi per una velocissima intervista a distanza.

Ecco cosa ne è venuto fuori.

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C’è il fondato sospetto (anzi direi più la trepida speranza) che a Brescia e nella sua provincia, si stia radicando un forte movimento teatrale. Non solo CTB, ma una serie di nuove iniziative aventi tutte lo scopo, sia pure seguendo strade diverse –a volte molto diverse- tra loro, di favorire la recitazione sia dalla parte del pubblico che da quella del palcoscenico. In questo quadro, come si colloca Somebody Teatro delle Diversità?

Somebody delle Diversità è un progetto di teatro integrato e di comunità, coordinato da una serie di attori ed educatori professionisti, ma aperto a chiunque voglia sperimentare il palcoscenico e la disciplina teatrale, senza limite alcuno, con una particolare attenzione verso chi vive ai margini e spesso non ha voce abbastanza potente per raccontarsi e raccontare (ecco perché la presenza al nostro fianco della Cooperativa Sociale La Rete è fondamentale). SomebodyTeatro ha deciso, fin dall’inizio della sua storia, di rischiare, e vuole che i suoi spettacoli vengano giudicati in quanto tali e non solo come progetti di accoglienza di ogni diversità. In poche parole chiede ai suoi utenti il grande sforzo di imparare le discipline di palcoscenico e al pubblico di non lasciarsi trasportare dal buonismo imperante in questo genere di iniziative. Ci sono attori e attrici di Somebody che, dopo un lavoro decennale continuo e costante, hanno appreso le tecniche del teatro e conoscono in maniera professionale il comportamento da tenere durante uno spettacolo e il pubblico non nota più che sono ragazzi e ragazze che seguono percorsi e servizi di formazione all’autonomia.  Questo è un risultato e una battaglia da continuare a condurre, silenziosa, per portare alla pari dignità, attraverso l’arte del teatro, chi pari dignità fatica ad avere nella normalità. Il gioco nasce dalla parola somebody, che in italiano si traduce qualcuno, pronome indefinito che connota una persona qualunque, ma che può diventare Qualcuno, con la Q maiuscola, se sale su un palcoscenico.

 

Il Teatro e la scuola, dunque. Una sfida difficile visto che la concorrenza di altri modi di espressione e narrazione, maggiormente legati alla tecnologia, si fa sentire ogni giorno più forte.

Dirò in maniera molto netta che questa concorrenza non ci spaventa. Se ci viene data la possibilità di fare teatro con ogni fascia generazionale, scopriamo che il teatro non è invecchiato affatto. Lo insegnano molto bene i bambini e il loro stupore, oggi più che mai – e proprio grazie alla tecnologia imperante! – quando scoprono che il teatro lo fanno loro, con il loro corpo, la loro voce, gli occhi e ogni loro pensiero. Colpo di scena! Il teatro è fatto dalle persone e le persone possono creare cose straordinarie, senza trucco, senza effetti speciali, solo credendoci. Una bella occasione per chi spesso si sente relegato e non trova nella richiesta di nuovi linguaggi sempre più ricca martellante e varia del mondo tecnologico il suo linguaggio, il suo modo di essere ed esistere, la sua originalità.

 

Cosa vuole dare (agli altri e a se stesso) chi si mette in gioco attraverso la recitazione? Cosa vuole e può dare a costui Somebody?

Per me fare teatro è un gesto di allegria, ma quell’ “Allegria di naufragi” cara ad Ungaretti. Quell’allegria che attraversa dolori, inquietudini, disagi, incomprensioni, quell’allegria necessaria per sentire che la vita ci appartiene. Credo che chi fa teatro con noi voglia innanzi tutto stare ben con sé in mezzo agli altri. Poi, dato che si lavora sodo, comprende che questo stare bene bisogna guadagnarselo, con attenzione verso sé e verso il gruppo, lasciando andare piano piano le difese, liberandosi un poco alla volta. E poi il teatro ti fa questo bel regalo: ti fa capire che, nel momento in cui decidi di raccontarti come persona, di colpo diventi autorevole, ma questa autorevolezza l’hai sempre posseduta, solo non ci badavi o non ci credevi. Lo spettacolo è un momento fondamentale, perché molti capiscono anche l’importanza del messaggio al mondo. Va da sé che SomebodyTeatro diventa, grazie a chi partecipa alle sue attività una voce importante, una voce di chi non ha voce un piccolo (ma per noi grandissimo) punto di riferimento. Quello che Somebody dà in cambio è la serietà del progetto, l’insegnamento, la professionalità, l’educazione all’ascolto di altri progetti, la possibilità di vivere insieme la visione di altri spettacoli, la scoperta di autori e testi di teatro, quel sentirsi al centro del mondo così salutare in ogni dove e che non è un’illusione.

 

Parlaci del progetto ExtraOrdinario

Il progetto ExtraOrdinario nasce grazie ad una sinergia abbastanza unica tra Comune di Brescia (Ass. Scalvini e Ass. Castelletti, cioè Servizi Sociali e Cultura), Centro Teatrale Bresciano e alcune realtà artistiche attive sul territorio anche con progetti in ambito sociale: Somebodyteatro, Viandanze, Compagnia Lyria, Residenza Idra, Teatro 19, Associazione Briganti. Molto importante che i due Assessorati, Servizi Sociali e Cultura, procedano a braccetto per rendere più visibile e supportare con iniziative la fiorente realtà bresciana dei progetti artistici in ambito sociale insieme al Centro Teatrale Bresciano. Abbiamo creato un Cartellone ExtraOrdinario che raccoglie tutte le attività coordinate dalle varie realtà che vi fanno parte, un carnet che offre una seria di professionisti alle Associazioni che lo richiedono, ed ora ci aspettano le giornate FUORINORMA a Dicembre, un’iniziativa ideata da SomebodyTeatro insieme ad Antonio Audino (critico teatrale del Sole 24Ore e responsabile della programmazione teatrale di Radio Rai3) durante una giornata delle quali il collettivo si racconterà.

 

Beatrice Faedi, attrice teatrale. Esperienze e progetti futuri.

Ogni tanto torno a fare quello che sorridendo chiamo il mio “antico mestiere”, l’attrice. Sarò ospite, insieme ai musicisti Alessandro Adami, Stefano Zeni e Carlo Gorio del festival “Molte fedi sotto lo stesso cielo” con un reading semiserio intorno alla figura femminile, “Altre Beatrici”. Ma mi dedico soprattutto ai miei progetti educativi, in primo luogo all’attività Somebody. Stiamo preparando le giornate FUORINORMA intorno ad Arte e Diversità e ci aspettano quattro giorni densissimi, incontro con referenti di progetti  di altre città, una giornata dedicata al corpo con una riflessione intorno alla body art, uno spettacolo internazionale, letture e workshop con maestri e tanti ospiti importanti con i quali dialogheremo e dai quali attingeremo stimoli e pensieri per il futuro. In questo senso ci proponiamo davvero di far diventare Brescia un avamposto della progettualità artistica in ambito sociale.

Dirò una cosa alla Marzullo e di questo chiedo perdono: fatti una domanda, datti una risposta. Insomma, ti è piaciuta questa intervista?

Molto. Un’intervista anomala, ho dato le mie risposte nel silenzio, scrivendole. Le ho potute meditare e naturalmente mi sono dilungata troppo.  Però sono grata a chi mi regala la possibilità del racconto, così rara di questi tempi. Una bella occasione!

 

 

    Bonera.2

 

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Goormorning Brescia (58) – La (piazza) Vittoria del libro

Si comincia tra una settimana, la mattina di sabato prossimo (30 settembre) , allorché, dopo una breve “inaugurazione ufficiale”, sarà aperta al pubblico l’area espositiva allestita, come ormai tradizione, nella centralissima Piazza Vittoria.

Insomma, lettori, autori ed editori, con Librixia 2017 preparatevi a un’autentica festa tutta dedicata a voi: nel corso di ben nove giorni, si terranno eventi di ogni tipo, tutti legati alla scrittura:  presentazioni, conferenze, dibattiti e molto altro, in una kermesse no-stop la ci realizzazione è resa possibile dall’ormai consolidata collaborazione tra il Comune di BresciaAncos (Associazione Nazionale Comunità Sociali e Sportive) – Circolo culturale di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale, con la BCC Agrobresciano in qualità di principale sponsor.

Libri, autori, librai e lettori. In Piazza Vittoria da sabato 30 settembre, dopo il taglio del nastro ufficiale alle ore 10 e l’apertura al pubblico dell’area che riunisce librai ed editori locali, il via agli incontri. Nove giorni ininterrotti di presentazioni e dibattiti per un evento, quello di Librixia 2017 che ci riporta contemporaneamente indietro nel tempo, agli anni ‘30 del Novecento con l’avventura dei primi librai del centro, sino ad oggi, raccogliendo la sfida di realizzare un vero e proprio festival della letteratura a Brescia. Traguardi e ambizioni resi possibile grazie alla consolidata collaborazione tra Comune di Brescia, Ancos – Circolo culturale di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale e BCC Agrobresciano, sponsor principale della kermesse.

                                         

Molte le presenze eccellenti: citiamo “a campione”, tra le tante, quelle di Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Massimo Carlotto, Vittorio SgarbiGiulio Tremonti Andrea Vitali, Björn Larsson, Fiuseppe Cruciani, Lella Costa, Luciano Violante che si avvicenderanno nell’area meeting “Agrobresciano Arena”

Non mancheranno neanche quest’anno presenze musicali importanti e spettacoli di prosa di grande rilevanza: gli Avion Travel, sabato 30 settembre racconteranno la loro musica alle 18, prima del concerto in Piazza del Foro. Domenica 1 ottobre alle 21 sarà il turno di Numa e Phil Palmer. Martedì 3 ottobre  Don Backy racconterà ai bresciani di come carriera musicale e scrittura possano convivere nello stesso artista. Mercoledì 4 sarà all’Auditorium San Barnaba con la pièce  “Maledette Suffragette”, per finire giovedì 5 con lo spettacolo “Blues per cuori fuorilegge” di  Massimo Carlotto.

Non sarà trascurato l’aspetto educativo: attraverso incontri mirati con le scuole, si parlerà di migranti, di solidarietà sociale e di bullismo. Proprio riguardo a quest’ultimo tema (come noto particolarmente caro all’Assessore Roberta Morelli) segnalo e raccomando lo spettacolo  Punti di vista, di Biagio Vinella, con la psicologa Franca Pagni (in scena giovedì 5 ottobre alle ore 11).

Di particolare e generale interesse l’incontro con Mauro Berruto, ex CT della Nazionale maschile di volley, speaker e autore di due romanzi, attualmente A.D. della Scuola Holden. Titolo della conferenza “Essere una squadra”: argomento che, trattato da un personaggio con le sue competenze, non potrà che attirare un gran numero di ascoltatori. 

Un adeguato spazio sarà riservato, naturalmente, anche alla Poesia, nell’apposita sezione curata da Alessandra Giappi

Numerose le collaborazioni (nell’intento di una più capillare e incisiva azione di promozione di cultura, impegno sociale e solidarietà) con Associazioni del territorio. Ricordiamo in proposito, tra le altre, la L.A.B.A. libera Accademia di Belle Arti di Brescia, con il CTB Centro Teatrale Bresciano (titolare dell’incontro di sabato 7 ottobre sul futuro dell’Europa con Marco Archetti e Davide Dattoli) e la Casa Circondariale di Verziano (presentazione del progetto “Parole e segni di libertà” – la storia di OrtoLibero giovedì 5 ottobre in Piazza Vittoria).

La vendita dei libri sarà curata, come nelle precedenti edizioni dalle librerie e case editrici cittadine che fanno capo alla associazione  “Il Leggio”.

 

Un’ultima (ma non ultima) annotazione.

Tra i settantaquattro incontri che si terranno, permettetemi però di segnalarne uno che (come potete immaginare da soli) mi sta particolarmente a cuore: domenica 1 ottobre, a partire dalle 11, il giornalista del Corriere della Sera, Costanzo Gatta intervisterà Patrizio Pacioni, creatore del commissario Cardona e dell’oscura città di Monteselva, nonché attivo commediografo e drammaturgo.

 

    Bonera.2

 

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Streghe: mostri… oppure dottoresse?

Più o meno, la storia è sempre la stessa: ciò che non si conosce, al tempo stesso attira e respinge, da una parte incuriosisce, dall’altra… fa paura.

E la paura, com’è noto, molto spesso si rivela un pessimo consigliere.

Così, negli anni più oscuri di un’epoca oscura quanto fu il Medioevo, in un mondo tormentato da miseria, carestie, epidemie e guerre, dunque da ogni tipo di flagelli naturali e di origine umana, primo tra tutti quello, terribile, dell’ignoranza e della superstizione, la scelta più facile era lì, a portata di mano. In un sanguinoso delirio collettivo, gran parte dei mali fu caricata sulle streghe, creature eccentriche, solite vivere ai margini di città e villaggi e della cosiddetta “società civile”.

Del resto il nome stesso di strega, derivato con ogni probabilità da stryx, un uccello notturno cui veniva attribuita l’inquietante attitudine di nutrirsi succhiando il sangue dei bambini nella culla, come un vampiro, la dice lunga su ciò che le credenze popolari finirono con l’attribuire ben presto a questa figura femminile. 
In realtà, molte di queste donne a loro modo anti-sistema, coltivavano interesse per la natura, per le erbe ed altri rimedi, sostituendosi in moltissime occasioni, nella cura di uomini e animali, ai più costosi “dottori”: a esse ci si rivolgeva per curare febbri e altri malanni, per praticare aborti e per avere consigli sulla contraccezione.

Certo, per arrotondare le entrate, di tanto in tanto ci stava pure la preparazione di qualche filtro d’amore o la messa in scena di qualche oscura “fattura”, a base di sangue di pipistrello e code di lucertola… ma questa è tutt’altra storia. 

   LO SPETTACOLO

Al Santa Chiara Mina Mezzadri in  prima nazionale, fa parte del progetto pluriennale IdentitàBs, mirato alla riscoperta e alla valorizzazione del territorio attraverso il ricorso a talentuosi teatranti nati e/o formati in loco. 

L’ambito è bresciano. Per meglio dire, la vicenda (raccontata in qualità di autore e di regista da Marco Ghelardi) si svolge in Valle Camonica, sito -ahimé- tra i più attivi d’Italia nell’individuazione, escussione e combustione delle streghe, a cavallo del 1520.

Due donne le protagoniste: Angela e Biscia, lontanissime tra loro per censo, formazione culturale ed estrazione sociale, che s’incontrano per motivi “clinici”: la prima, cittadina senza problemi economici ma affetta da una malattia anomala quanto insidiosa, refrattaria ai rimedi proposti dalla medicina tradizionale del tempo, viene infatti affidata (spes ultima dea) alle cure della seconda che, per approfittare della situazione, s’improvvisa guaritrice.

Entrambe le donne, però e ahimé, sono però “troppo avanti” per i tempi, cosicché, inevitabilmente, il loro consorzio è destinato a interrompersi ben presto. Una, la più ricca, riuscirà comunque a trovare una via d’uscita, l’altra, invece…

Venendo allo spettacolo, anticipo subito che si è rivelato un ottimo biglietto da visita per la presentazione di questa nuova stagione targata C.T.B.

Se è vero che «chi canta prega due volte», come diceva Sant’Agostino, assistendo a Curamistrega si può tranquillamente affermare che  «chi canta recita moltissime volte».

Prima di tutto perché le voci ben intonate e ben accordate tra loro di Monica Ceccardi (Biscia) e Silvia Quarantini (Angela) introducono cantando la narrazione e ne sottolineano con grazia (con ampi meriti da riconoscere alle suggestive melodie e agli effetti sonori creati da Mimosa Campironi) i passi più significativi. In secondo luogo perché, con grande versatilità e con sorprendenti credibilità ed efficacia, le due attrici impersonano, oltre ai due principali, un gran numero di personaggi complementari.

Eccellente il gioco di squadra, il loro, con la partenza spumeggiante di Monica Ceccardi (deliziosa nei movimenti di Biscia, degni dei sornioni ammiccamenti del Jack Sparrow di Johnny Depp) e l’interpretazione di Silvia Quarantini che parte piano per consolidarsi ed esprimersi al meglio (come il motore di un diesel di lusso) con la prosecuzione dello spettacolo.

Pulita, ordinata e fantasiosa la regia di Marco Gherardi (anche autore del testo) ed essenziali, ma di perfetta resa scenica, le scene e i costumi di Domenico Franchi. Eccellente, come sempre, la gestione delle luci opera dell’esperto di casa Cesare Agoni, insieme a Sergio Martinelli.

Eccellente la soluzione scelta per il finale, anche se il messaggio di speranza che si vorrebbe far passare con l’ultima canzone fatica a dirottare il senso di una storia che, nella generalità degli spettatori, mi è sembrato lasciare invece un rintocco cupo e poco incline alla speranza.

«Per me no» si canta in una canzone, allegra e spensierata solo in superficie.

«Il mio maestro è il mondo» è il ritornello dell’altra.

Ma, con il mondo che ci circonda in questo difficile momento della storia che, probabilmente, nonostante il progresso delle scienze, si sta rivelando non meno violento di quello del ‘500, nelle faville del rogo finale si fatica a intravvedere riflessi di speranza.

Perché se le cose non cambieranno, e devono cambiare al più presto, di questo mondo resterà solo grigia e sottile cenere.

Così, almeno, è arrivato a me.

La realtà, ciò che conta davvero, però, è che, quando cala il sipario, meritatissimi, prolungati e convinti, scrosciano gli applausi di tutti gli spettatori del Santa Chiara Mina Mezzadri.

E la magia stregata del Teatro si perpetua.

 

TESTO E REGIA DI MARCO GHELARDI
MUSICHE ORIGINALI ED EFFETTI SONORI MIMOSA CAMPIRONI
SCENE E COSTUMI DOMENICO FRANCHI
LUCI CESARE AGONI E SERGIO MARTINELLI
CON MONICA CECCARDI E SILVIA QUARANTINI
PRODUZIONE CTB CENTRO TEATRALE BRESCIANO

 

 Brescia – Teatro  Santa Chiara Mina Mezzadri dal 22 al 24 settembre 2017 

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   GuittoMatto

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Goormorning Brescia (57) – San Faustino tra il giallo… e il fucsia

«Quando la vita vera è più avventurosa di un romanzo »

oppure

«Quando ci si trova a raccontare agli altri ciò che si ha persino scrupolo a raccontare a se stessi»

Forse potrebbe cominciare così una recensione del libro autobiografico «Lei, Armando» dalla presentazione del quale (in programma domani sabato 9 dicembre alle ore 17, presso il Museo Fotografico di via San Faustino 2) il sempre attento Costanzo Gatta ha preso spunto per un interessante articolo apparso sul numero odierno del Corriere della Sera, sezione cultura dell’inserto bresciano.

Solo un pretesto, appunto, perché partendo dal libro, Gatta ci accompagna a fare una passeggiata nel passato del cuore stesso di Brescia.

Sembra di sentirli rumori e odori delle vie antiche di San Faustino di mezzo secolo fa.

Quando il mondo era sporco, brutto e cattivo come lo è ai giorni di oggi, ma forse un po’ meno.

Quando il male e il vizio erano identificabili al primo sguardo, perché isolati in un ghetto, quindi sotto controllo, mentre ora serpeggiano in modo molto più insidioso in anditi urbani ed extraurbani, in strati sociali e classi culturali a prima vista insospettabili.

I protagonisti del dramma andato in scena al Carmine, alla curt dei puli, a via Pallone, via Capriolo  e vicolo Rossovera erano i soli a soffrire di emarginazione e di esclusione dal contesto sociale, perché per loro, per i “diversi”, gli altri non avevano altro che risolini di maliziosa e ironica sufficienza.

Quando erano in pubblico, però. Perché in privato, quando nessuno poteva vederli e riconoscere, da censori si trasformavano in clienti di lucciole di ogni sesso e di ogni genere.

Questa sì che è una vecchia storia che, con più poesia ed efficacia di tutti, cantò Fabrizio De Andrè nell’indimenticabile «La città vecchia»:

«Quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie / quella che di notte stabilisce un prezzo alle tue voglie»

   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (54) – Leonessa e Lupa tra cielo e (sotto)terra

Paralleli e divergenze.

Sessantadue anni fa, precisamente il 15 agosto del 1955, s’inaugurò la funivia che dalla Bornata portava su alle Cravelle, in cima alla Maddalena.

Un progetto e un’impresa mirati, ricorda Costanzo Gatta nell’articolo che occupa un’intera pagina su un’edizione del Corriere della Sera che lo vede mattatore, con due sostanzali motivazioni e obbiettivi: da una parte una risposta a Roma che solo sei mesi prima aveva inaugurato la metropolitana, dall’altra la non nascosta speranza che quella nuova opera contribuisse in modo determinante alla nascita di una nuova “città alta” che nulla avrebba avuto a che invidiare alla parte “in quota” della cugina-mai-troppo-amata Bergamo.

Purtroppo le cose (come spesso accade nelle faccende degli esseri umani) non andarono secondo le previsioni: il mancato sviluppo urbanistico del colle, causato principalmente dalla mancata predisposizioni di idonee quano indispensabili infrastrutture, accelerata dalla tracciatura della strada che, facilitando l’afflusso di automobili, moto e bici, resero meno appetibile utilizzzare la “via del cielo”.

Il sogno fu accantonato definitivamente dopo soli quattordici anni, nel settembre 1969, e ci vollero quarantadue anni e mezzo prima che la voglia di distinguersi e di nons entirsi secondi a nessuno che anima il fiero popolo bresciano, trovò soddisfazione con l’avvio del primo convoglio della metropolitana che non esito a definire la più moderna, linda e bella d’Italia.

Intanto, cos’è successo a Roma?

La metropolitana si è sviluppata in lunghezza, e alla prima linea se ne sono aggiunte una… e mezza.

Le stazioni sono diventate settantaquattro, i chilometri delle linee sessanta, e oltre 760.000 mila al giorno sono gli utenti che salgono sui vagoni che sferragliano nelle viscere dela Capitale, fornendo un significativo contributo all’alleggerimento di un traffico di superficie che più intricato e caotico non potrebbe essere.

Qui finiscono le note positive, però.

I tornelli di accesso, non presidiati, non riescono non dico a fermare, ma almeno a limitare le pratiche dell’elusione del pagamento dei biglietti, gran parte dei vagoni sono ormai fatiscenti, la lentezza e l’irregolarità delle  corse rende i convogli affollati al limite del praticabile quasi in tutte le ore del giorno. E, per finire, in bellezza, le stazioni, più o meno, si presentano così:

Insomma, una situazione degradata come e quanto quella dei mezzi di trasporto pubblici di superficie e, aggiungono i miei amici romani, come gran parte della città, a partire dal dissesto dei manti stradali per finire ai deficit dell’illuminazione, alla mancanza di sicurezza dei cittadini, all’intollerabile gestione dei rifiuti…

Problemi giganteschi per risolvere i quali bisognerebbe impegnarsi subito e con tutte le risorse disponibili.

Invece…

Invece (ecco che il cerchio si chiude) il sindaco Virginia Raggi ha pensato bene di affrontare un ingente investimento, indovinate un po’, per costruire una nuova funivia che porterà da Casalotti a Battistini.

Costo previsto novanta milioni, consegna prevista al massimo entro il 2021 (che bella cosa, in entrambi i casi, l’ottimismo!)

Insomma, vuoi vedere che i romani finiranno per rosicare a causa della metropolitana della Leonessa e i bresciani invidieranno la funivia della Capitale, rimpiangendo la propria?

Ai posteri l’ardua sentenza.

 

 

   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (51) – Quando a recitare è l’anima della città

Non ci si accontenta di portare l’eccellenza del Teatro a Brescia.

Non è più sufficiente avvicinare alla prosa un sempre maggior numero di bresciani.

Non basta più neanche, come già fatto più volte in passato, portare il teatro in strada, a diretto contatto con la gente.

Con ƎVOLUTIOͶ City Show – Brixiae editio, nelle non celate intenzioni del CTB, la vera, rivoluzionaria evoluzione, appunto, è quella di trasformare lo stesso centro di Brescia in un grande, dinamico teatro a cielo aperto. E di fare la città stessa, insieme alla nidiata di giovani attori che recitano negli anditi più caratteristici e suggestivi, la vera protagonista di uno spettacolo complesso e articolato.

Stasera ho assistito all’anteprima riservata agli “addetti ai lavori”, prima che, domani alle 21, come direbbe Massimo Decimo Meridio, arrivi l’atteso segnale che scatenerà l’inferno.

Il “percorso” che ho avuto la sorte e la fortuna di seguire è stato quello blu, dal titolo Brescia, Storia di uomini – IL SECONDO DILUVIO, con Alberto Onofrietti e Antonio Palazzo.

Il fil rouge è costituito da una ipotetica seconda grande alluvione (“raccontata” negli auricolari dell’audio-guida, come in una specie di telecronaca inquadrata dall’alto, a mezzo di una sky-cam,) per mezzo della quale un Creatore piuttosto rancoroso offre all’uomo un’ultima possibilità di salvezza. Questa volta, però, un’eventuale riscatto del genere umano non dipenderà tanto dall’amore, ma da una corretta interpretazione e gestione dell’errore. Attraverso l’apocalittica narrazione, si passano in rassegna alcuni importanti momenti/episodi della storia cittadina che abbiano avuto protagonisti di genere maschile.

Lo spettacolo è costituito da una performance teatrale itinerante prodotta dal CTB Centro Teatrale Bresciano con il contributo della Regione Lombardia, progetto “Cult City”, con il contributo del Comune di Brescia, il patrocinio della Fondazione Cariplo e in collaborazione con LABA – Libera Accademia di Belle Arti di Brescia.  Si svolgerà su un percorso («in cui le stratificazioni temporali della città di Brescia sono ancora ben visibili» recita il comunicato stampa) di circa un chilometro, con partenza e arrivo in Piazza della Loggia, un chilometro lungo Via dei Musei: un percorso 

  

Così si parte dagli antichi guerrieri barbari (visti in chiave guascone) rozzi ma capaci di rovesciare un Impero Romano ormai irreversibilmente in declino, per passare al vescovo Berardo Maggi conte di Bagnolo Mella, marchese di Toscolano e duca della Valcamonica alle prese sia con contendenti esterni (Teobaldo Brusato) che interni (la propria famiglia, con il fratello Matteo in testa). 

La citazione del Grande Dittatore di Chaplin lascia subito intuire quale sia lo spirito (in gradevolissimo equilibrio tra il serio e il faceto) che anima lo spettacolo.

Arriva poi il Conte Diavolo, al secolo Galeano Lechi, in cui s’incarnano le pulsioni e gli aneliti di libertà post rivoluzionari e napoleonici: altra narrazione volutamente e deliziosamente sopra le righe, in cui anche episodi oscuri, come l’assassinio di Febbrari e di Bragadin sfumano in una narrazione di sapida ispirazione popolare.

A introdurre convenientemente questo secondo “quadro” una reinterpretazione neo-romantica e deliziosamente anacronistica della canzone Felicità portata al successo da Al Bano e Romina Power .

La terza scena vede contrapposta la tradizionale solidità contadina del bresciano allo spirito del ‘900, il secolo lungo che, oltre al progresso, finì per regalare all’Umanità due guerre sconvolgenti e distruttive. Sono i vagheggiamenti futuristici, d’ispirazione chiaramente Verniana di Giovanni Tempini, rampollo di una famiglia di fabbricanti di armi e fideisticamente convinto dell’onnipotenza della tecnologia a preparare il terreno al rapido processo d’industrializzazione che, in pochi anni, mutò significativamente l’assetto del territorio.

Ed è proprio la ferita sanguinosa e inguaribile che squarciò il cuore di Brescia, con il sacrificio di 7.149 ragazzi, di cui molti appartenenti all’indimenticabile classe ’99,  a chiudere il percorso: un reduce racconta con toni esacerbati la disillusione post bellica, la crudeltà di un immane conflitto che non possono riuscire a nascondere le fanfare e la retorica della vittoria.

Si comincia ridendo, si finisce con molte riflessioni e un pizzico di amarezza. Vale a dire esattamente ciò che molto spesso, anche a fasi invertite, capita sia sul palcoscenico… che nella vita.

 

Il percorso blu riempie gli occhi e il cuore, questo è poco ma sicuro. A giudicare dagli applausi che, trattenuti dalla profonda immedesimazione in cui sono coinvolti i peregrinanti spettatori, finalmente erompono nel saluto finale in Piazza della Loggia, credo di poter affermare senza tema di smentita, che anche gli altri “colori” siano riusciti in modo altrettanto positivo.

Premesso (doverosamente e con assoluta convinzione) che i due del percorso da me seguito, vale a dire Alberto Onofrietti e Antonio Palazzo, sono apparsi davvero ispirati, dando vita a una recitazione incisiva e sempre sui giusti toni, andrò naturalmente a seguire anche le altre quattro “sezioni”.

E invito a farlo tutti coloro che, amanti del teatro, o della città, o di entrambi,  ne avranno occasione, nei prossimi giorni.

 

Il pubblico è diviso ogni sera in cinque gruppi tematici che affrontano i loro percorsi intrecciando le rispettive traiettorie

La regia è di Fausto Cabra con la collaborazione di Marco Angelilli e Silvia Quarantini, drammaturgia dei testi di Marco Archetti con la collaborazione di Silvia Quarantini. Progetto sonoro è a cura di Edoardo Chiaf, le musiche originali composte da Mimosa Campironi, scenografie di Andrea Anselmini e Andrea Gentili con la collaborazione degli allievi di Scenografia della LABA Libera Accademia delle Belle Arti. 

 

   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (48) – Circostanze… eccezionali al Teatro Sociale

Tutto in un’ora, poco fa, al Teatro Sociale di Brescia, nello spettacolo Circostanze, inserito a latere nel calendario della stagione 2016/2017 del CTB.

Un magma di emozioni a lungo compresse in anime prigioiere che, appuntonel breve e pulsante spazio temporale di uno spettacolo di danza, erompe luminoso e incandescente, esondando dal palcoscenico sulla gremita platea.

«Non basta provare a lungo e con la massima applicazione, per essere perfetti» è l’avvertenza che precede l’inizio dello spettacolo.

«Anzi, questo è e vuole essere uno spettacolo che richiama all’imperfezione, intesa come solida base di partenza necessaria a intraprendere un serio processo di miglioramento»

Una casa ideale, costruita nella mente e nel cuore, in un non dove interiore tutto da scoprire, fatto di vie e piazze colorate, verdeggianti e rigogliosi giardini, placide e limpide distese d’acqua. Nove le “stanze” attraverso le quali si dipana il percorso artistco e narrativo di Circostanze:

il Nostro Corpo, i Silenzi, l’Accoglienza e la Cura, i Dettagli di Mondo, l’Insolita Bellezza,  la Collezione di Sabbia, l’Assenza di Gravità, la Memoria del Corpo, le Mappe di Ghiaccio.

I passi di danza creati da Giulia Gussago non presentano passaggi di particolare difficoltà per i ballerini, com’è giusto che sia, ma la straordinaria fluidità delle coreografie, in cui risalta la costruzione di autentici gruppi scultorei di carne e ossa vive e desiderose di vivere, ne valorizza ogni passaggio. A ciò si aggiunge la suggestione delle parole recitate da Antonio Palazzi e Marco Rossetti, particolarmente ispirati e totalmente immersi nello spirito introspettivo e visionario dello spettacolo, i colori smaglianti dei costumi, i giochi di luce di Sergio Martinelli e a una colonna sonora che definire azzeccata e suggestiva è fin troppo prudenziale. Il risultato è che la presa esercitata dai vari “quadri” sul pubblico e -specularmente- il godimento che questo ne trae, risultano amplificati alla massima potenza.

Poi c’è Lei, naturalmente, Giulia.

Eccellente come coreografa, come donna impegnata nell’arte e nel sociale con pari entusiasmo e pari abnegazione, come straordinaria ballerina talmente padrona dell’armonia, dello spazio e del proprio corpo, da dimostrare senza apparenti difficoltà, in un movimento di grandissima suggestione, come anche una semplice sedia, per chi sa e sa fare, possa trasformarsi in un perfetto compagno di danza.

Immancabili e del tutto prevedibili gli applausi finali, convinti, fragorosi e ripetuti.

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ALTRE INFORMAZIONI

Lo spettacolo è una raccolta di memorie, visioni, speranze, narrazioni e stati d’animo condivisi lungo un anno di assidua frequentazione.

A dimostrazione del carattere corale dell’operazione, fortemente voluta e convintamente sostenuta dal Direttore della Casa di Reclusione Verziano – Brescia  Francesca Paola Lucrezi, sono circa centoquaranta i partecipanti complessivi al percorso laboratoriale-artistico di CIRCOSTANZE, portato avanti dalla Compagnia Lyria presso la Casa di Reclusione Verziano Brescia.

Grazie al coinvolgimento sia della Sezione Femminile che di quella Maschile, inoltre, è sorta l’inconsueta opportunità di incontro e di coinvolgimento di detenuti e detenute nella stessa esperienza e nella condivisione di un’occasione di una comune rieducazione alle relazioni sociali.

Il progetto Verziano_Incontra – 6^ edizione (inserito nel programma Extraordinario – Esperienze di ascolto della città) realizzato a partire dal novembre 2016 grazie alla collaborazione del Ministero della Giustizia, della Casa di Reclusione Verziano Brescia e del Centro Teatrale Bresciano, ha ricevuto il patrocinio del Comune e Provincia di Brescia, con il contributo della Fondazione ASM, Ordine degli Avvocati di Brescia, Centrale del Latte, Fondazione Banca San Paolo, Solari Sistemi ed è realizzato in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti Santa Giulia e Associazione Libertà @ Progresso.

Alla guida, anche quest’anno, Giulia Gussago, direttore artistico della Compagnia Lyria, che si è avvalsa della collaborazione e della partecipazione di cinque insegnanti ospiti: Antonio Caporilli, Roberto Lun, Alessandro Mor, Antonio Palazzo e Beppe Pasini. 

 

CIRCOSTANZE

Coreografie e messa in scena di Giulia Gussago

Voci narranti Antonio Palazzi e Marco Rossetti

Luci Sergio MartinelliSuono Giacomo Brambilla

Fotografo di scena Daniele Gussago

creato ed interpretato da

Emanuela Alberti, Monica Bassani, Francesco Cancarini, Paola Cappelli, Raffaella De Masi, Silvia Francesconi,  Iole Giacomelli, Giulia Gussago, Marilena Maxia, Alice Miano, Mariantonia Piotti, Roberta Possi, Marco Rossetti, Susi Ricchini, Fiorenza Stefani, Giovanna Vezzola, Sandra Zanelli, Arturo Zucchi

e gli ospiti della Casa di Reclusione di Verziano

Annamaria, Cecilia, Elton, Giovanni, Giuseppe, lacine, Mario, Matar, Mauro, Mintu, Mohammad, Said, Sofia, Valentin e Zio Said

 

 

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Goodmorning Brescia (45) – Paolo Sabbadini e le 1000 miglia del cuore

 
 
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Questo è il terzo articolo che dedico alla MilleMiglia, ma questa volta si tratat di qualcosa che viene direttamente dall’interno della magica gara di auto d’epoca: un’intervista con l’ormai navigato (seppure ancora giovanissimo) Paolo Sabbadini, in grado ancora una volta di salire (insieme all’esperto e affiatato pilota Alberto Riboldi) tra i primi dieci in classifica.
Cominciamo da principio, vale a dire dal cosa e dal chi:
 

Automobile

  • Modello: OM 665 S Superba del 1926
  • Numero di gara: 7

Equipaggio

  • Pilota: Alberto Riboldi
  • Navigatore: Paolo Sabbadini
   

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Per passare poi, con un rapido cambio di marcia (appunto!) all’intevista con Paolo Sabbadini, che si è reso disponibile a questa breve intervista in cui ci racconta quanto accaduto… da dentro.

Non la cronaca sportiva, le fasi della dura competizione, per questo potete leggere di meglio edi più sui maggiori quotidiani, quanto…

Quanto ciò che più interessa in questa sede, ciò che più interessa a ME e, spero, anche a VOI, fedeli followers: emozioni e sensazioni di un partecipante alla 35^ edizione rievocativa della leggendaria Freccia Rossa, al compimento di un 90° anno di età portato davvero bene.

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Sei alla quarta esperienza con la mitica Mille Miglia. Difficile che qualcuno partecipi una sola volta. evidentemente si tratta di qualcosa che… genera “dipendenza”. 

Altroché! La Mille Miglia è davvero una specie di droga, insaporita dall’aroma del gasolio, dal sentore acre delle gomme che lasciano residui caldi sull’asfalto, dallo scroscio degli applausi e dalel grida d’incoraggiamento o semplicemente festoso delle tante persone che fanno da ala ai passaggi.

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L’abito non fa il monaco, ma probabilmente l’automobile… un po’ sì. Quanto ci si riesce a identificare con la suggestione emanata dal mezzo con cui si partecipa a una gara di grandissima tradizione?

In effetti, quasi senza accorgersene, si finisce con il trasformarsi, anche esteriormente, nei grandi piloti del passato di cui si ricordano le gesta: dalla cuffia, ai guantini per la guida, tutto aiuta a una più completa immedesimazione interiore.

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Un eccellente decimo posto, come nella scorsa edizione, ma questa volta con il valore aggiunto di aver dovuto affrontare e superare un fastidioso inconveniente tecnico.

Ci sono stati due momenti difficili. Il primo allorché, durante la gara, con conseguenze dirette, dunque, anche sulla classifica, ha cominciato a perdere il radiatore., che siamo riusciti a tamponare “in corsa” con una gomma speciale. Il secondo (il completo blackout dell’impianto elettrico) a Roma., recuperato dai bravissimi tecnici con un bypass di fortuna. Nessuna penalizzazione diretta, in questo caso, ma stress che si è andato ad aggiungere al forte stress di una competizione nel corso della quale già si dorme poco e male.

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Brescia e la Mille Miglia. Le città che si attraversano e la Mille Miglia: cosa arriva a un pilota prima, durante e dopo la gara? 

Si parte tra persone che sciamano interessate e ammirate tra le auto, con una sensazione di partecipazione collettiva e di orgoglio cittadino assolutamente furi misura. Si viaggia passando tra ali di pubblico che applaude e incita in tutti i dialetti. Un evento che unisce la gente in nome dello sport e delle più belle e gloriose tradizioni, in un periodo difficile come quello che sta attraversando il Paese: cosa si può volere di più?

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Parteciperai alla prossima Mille Miglia? Stessa macchina, stesso compagno? Con quali aspirazioni?

Per dire il vero sarei ripartito subito per iniziare un’altra competizione…. Questo per dire quanto caldamente io mi auguri che ci sia non solo “una” prossima partecipazioni, ma molte altre. Quanto alle aspirazioni, la Mille Miglia, al di là delle suggestioni, della festa e di tutto il resto, non è una semplice Kermesse ma una gara alla quale si partecipa per vincere. E questo vale, moltissimo, anche per me.

Grazie, Paolo e … alle prossime 1000!

 

Bonera.2

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