Gioele Dix, non si vede… ma c’è!

Ieri sera al Teatro Mina Mezzadri è andata in scena la pièce , scelte, rielaborate e dirette da Gioele Dix «Eccoci qui» (Tre inattese disavventure di coppia), una pièces, snella e divertente che si compone di tre brevi atti unici. Il fil rouge che li collega è, secondo quanto affermato dagli stessi protagonisti, la narrazione delle difficoltà relazionali tra uomo e donna che si perpetuano in modo sostanzialmente ripetitivo, nonostante il trascorrere degli anni e i mutamenti del costume.

Gli interpreti sono Valentina Cardinali (di cui ci siamo già occupati in precedenza per le convincenti partecipazioni accanto allo stesso Gioele Dix, ad altri spettacoli quali La corsa dietro il vento ispirato ai racconti di Dino Buzzati Andavamo a mille, rievocazione della mitologica Mille Miglia) e il bravo Francesco Aricò, attore completo che ha nelle proprie corde sia il registro comico che quello tragico.

I testi:

Eccoci qui si compone di tre brevi atti unici.

«Here we are» di Dorothy Parker. New York, 1949. Nel ruggente dopoguerra, un’elegante coppia dell’high society è nella sala d’attesa della stazione, in procinto di partire per la luna di miele. Sullo sfondo di un periodo nel quale a un certo tipo di borghesia, tutto sembra possibile, o perlomeno acquistabile a suon di dollari, in una conversazione-confronto tra equivoci e travisamenti, ciò che emerge è il nulla esistenziale e culturale di una nuova generazione che, fondamentalmente, riconosce e coltiva nell’egoismo e nel consumismo, i suoi soli autentici interessi, mettendo a confronto un maschilismo duro a morire e un ancora acerbo femminismo dorato.

Lo spettacolo:

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Valentina Cardinali e Francesco Aricò conducono con abile credibilità gli spettatori nel loro viaggio ne tempo, non solo dal punto divista cronologico, ma anche stilistico-narrativo. Dall’ispirazione pochade-vaudeville del primo episodio, passano infatti disinvoltamente alla comedy tipicamente made in U.S.A. degli anni ’40 e ’50, per arrivare al presente, quello delle conoscenze virtuali, delle abbreviazioni tipo tvb, allo scambio dei files delle rispettive foto, accuratamente selezionate per fare buona impressione sui destinatari, selfie rigorosamente scattati dall’alto in basso, con tanto di sorriso con le labbra messe a cuoricino.

In ciò li aiuta la scrittura di Dix, non priva della sua consueta arguzia e dello sguardo attento rivolto alle cose della vita, anche le più ordinarie, ma in questa occasione, forse anche troppo lineare e meno graffiante e immediata di quanto non ci abbia abituato a vedere di suo in precedenza.

Detti dell’affiatamento tra i due protagonisti e alle loro impeccabili interpretazioni attoriali (in particolare per quanto riguarda Valentina Cardinali non si può che ripetere e rinnovare l’apprezzamento manifestato per la sua recitazione fresca e spontanea nelle precedenti recensioni che l’hanno riguardata) resta da citare la ormai abituale essenzialità di una scenografia modulare, buona per tutti i luoghi e le occasioni e, soprattutto, assai meno dispendiosa della tradizionale. In questo caso realizzata con particolare fantasia ed efficacia scenica, peraltro.

Irreprensibile la regia, anche se, in questo caso, resa meno impegnativa e complessa dalla già citata semplicità della scrittura scenica.

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NB

Le foto inserite a corredo dell’articolo sono opera di Ilaria Vidaletti.

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