Ex Libris (30) – L’Istituto di King è per pochi (per fortuna)

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Il romanzo di Stephen King uscito in libreria a settembre è una storia appassionante (e sin qui niente di nuovo, considerata la firma) che, se da una parte s’iscrive nel consueto e sperimentatissimo solco del mistero e dell’orrore praticato con straordinario successo dallo Zio di Portland, dall’altro, secondo il mio parere, se ne discosta un po’.

Vedremo poi quanto, come e perché.

Ma andiamo per ordine.

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La trama:

Tim Jamesion è un ex poliziotto che cerca in tutti i modi di resistere alla deriva di una vita ingenerosa e, per farlo, cerca di ricostruirsi un’esistenza decorosa in un paesino sperduto nel niente della grande provincia americana. Il quattordicenne Luke Ellis, che vive con i suoi alla periferia di <Minneapolis, possiede un QI elevatissimo, e presto sarà iscritto direttamente all’Università. Insomma, un autentico fenomeno d’intelligenza.

Il Destino, o forse sarebbe meglio dire il Fato, metterà in contatto questi due percorsi apparentemente e spazialmente così lontani tra loro.

Il fatto è che, una bruttissima notte, un commando composto di spietati sicari, fa irruzioine in casa di Luke e, dopo averne ucciso i genitori, rapisce il ragazzo, portandolo in un misterioso quanto pericoloso “Istituto” nascosto nelle foreste del Maine. Lì, insieme ad altri giovanissimi compagni di prigionia sottoposti a misteriosi esperimenti, si troverà a lottare contro i perfidi carcerieri non solo per recuperare la propria libertà ma anche per

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La mia lettura:

Era già accaduto in The Ousider e si ripete con L’Istituto: per un cospicuo numero di pagine King fa credere al lettore che il protagonista del libro sarà Tizio e invece, a sorpresa, spunta Caio a impadronirsi della scena e della storia: se in The Outsider il povero Terry, ingiustamente sospettato di essere un mostro (e che mostro) esce di scena a pagina 175, qui in L’Istituto il problematico Tim “entra in pausa” a pagina 40 per riapparire solo nella parte finale.

Quanto alla struttura narrativa, in questa nuova opera King concede molto al movimento e all’azione, inserendo scontri a fuoco spettacolari, che è facile già immaginare inseriti come spettacolari sequenze nel film che (ne siamo più che certi) sarà tratto dal romanzo.

 La telecinesi e la telpatia (soprattutto quest’ultima) sono trattati con la vivace curiosità del “non ci credo ma non si sa mai” che da sempre contraddistingue l’approccio Kinghiano. Il mondo dei giovani, in particolare di adolescenti e preadolescenti, è approcciato con la consueta sensibilità, resa ormai solida e incontestabile dal lungo cammino che ha in It, Stand by me ed in molte altre storie raccontate da King nel corso di decenni di scittura.

I cattivi (vds. l’algida Signora Sigsby), come sempre nel mondo del Cantastorie di Portland, sono davvero perfidi e abili a giustificare la propria malvagità con la necessità di tutelare un non meglio identificato “bene superiore“.

Esattamente come è solito fare nella realtà, purtroppo, un gran numero di Potenti di questo mondo.

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  • Titolo: L’Istituto
  • Autore: Stephen King
  • Editore: Sperling & Kupfer
  • Collana: Pandora
  • Data di Pubblicazione: settembre 2019
  • EAN: 9788820068288
  • ISBN:8820068281
  • Pagine:576
  • Prezzo: € 21,90

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Categorie: Scrittura.

Ex Libris (28) – Come vincere… con un Outsider!

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Gli ingredienti che usa Stephen King, a ben vedere, sono sempre gli stessi: le forze oscure del Male contrapposte a quelle più occulte e misteriose ancora del Bene, le tenebre che infestano certi siti maledetti e le anime degli esseri umani, mostri più o meno riconoscibili, menti eccelse che faticano a essere contenute indeboliti dalle psicosi o dalle malattie, il destino, la forza dell’amicizia, gli effetti taumaturgici del “fare squadra”, le inquietanti e spesso minacciose dimensioni parallele, il necessario sacrificio di pochi per tentare di salvare molti., il coraggio di spogliarsi delle proprie certezze per credere… anche all’incredibile.

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Criticarlo per questo, però, sarebbe un po’ come criticare uno chef stellato accusandolo di usare farina, zucchero, uova, patate, spezie, come fa tutti i giorni che Dio manda ogni buona casalinga (o casalingo).

Perché è come combinarli, certi ingredienti, come cuocerli, come presentarli nel migliore dei modi nel piatto, che è difficile, e il nostro Re di Portland, in questo, non è secondo a nessuno al mondo.

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Titolo: The Outsider
Autore: Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer
Anno: 2018
Pagine: 540
Prezzo: 21,90 €
ISBN: 978-88-200-6623-9

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La trama:

In una piccola città della grande provincia americana, un bambino viene violentato e trucidato nel più barbaro dei modi. Un avvenimento agghiacciante che scuote la vita della comunità, che reclama un colpevole. Viene arrestato, senza molti riguardi, un uomo che, sino a quel momento, si è comportato da cittadino integerrimo sotto ogni punto di vista, al punto di essere diventato un vero e proprio punto di riferimento per l’educazione non solo sportiva delle nuove leve. Peccato che alle prove inconfutabili della sua colpevolezza, si contrappongano prove, altrettanto inconfutabili, della sua innocenza. Bisognerebbe capire, prima di ogni altra cosa, come fa un essere umano a essere presente nello stesso momento in due posti lontani tra di loro centinaia di chilometri. La soluzione del caso, a questo punto, non potrà mai arrivare dall’aula di un tribunale: per arrivare alla verità un gruppo di coraggiosi dovrà intraprendere un pericolosissimo viaggio nelle tenebre del Male e all’interno delle proprie insicurezze.

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La mia lettura:

Forse non sarà il più bel romanzo scritto da Stephen King, ma, senza ombra di dubbio, si tratta di una storia ben congegnata e raccontata. A cominciare dalla maliziosa “trappola iniziale” che l’autore tende ai lettori: quella di far credere che il protagonista delle oltre 500 pagine di cui è composto il libro sia uno che invece…

Nell’ «Outsider», come già premesso all’inizio di questo post, sono presenti molte delle tematiche care a SK, compreso quel divertito ammiccare alle tradizioni “spaventa-bimbi” dei bei (?) tempi andati: stavolta tocca a un uomo nero messicano, il tenebroso El Cuco, accompagnato dalla ironica memoria dei b-movies ispanici della serie delle pittoresche “luchadoras”

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Ritmo serrato, colpi di scena continui, dalla prima all’ultima pagina. Orrori in quantità. Per chi ama King e il suo mondo, un’ottima lettura.

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Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Ex Libris (27) «Elevation»: più efficace di una predica e di cento trattati

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Intendiamoci: prima di ogni altra cosa «Elevation» è un gran bel romanzo, appassionante e, in diversi punti, commovente e struggente, scritto con la consueta maestria dal celeberrimo “Zio” di Portland.

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Solo che, rispetto alla consueta produzione kinghiana, è anche qualcosa di meno, qualcosa di diverso e qualcosa di più.

Di meno per la lunghezza del testo, meno di 200 paginette che si leggono in un pomeriggio.

Di diverso perché la presenza dell’occulto e del soprannaturale restano confinate allo spunto narrativo della misteriosa “perdita di peso”, senza che lo scrittore si addentri nel suo oscuro mondo narrativo intessuto di oscuri misteri.

Di più, infine, perché forse per la prima volta, perlomeno con questa nettezza di presa di posizione, Stephe King si schiera su una precisa e tutt’altro che timida linea ideologica coincidente con la difesa dei diritti e delle libertà civili e con la strenua lotta contro il conformismo e il gretto moralismo che tanti danni possono apportare alla società civile. Il nocciolo del messaggio che l’autore vuole trasmettere ai lettori, infatti, è l’analisi e la denuncia delle difficoltà incontrate dalla coppia di “lesbeche” (la deformazione del termine è assolutamente voluta e giustificata nel corso della narrazione) Mc Comb e Donaldson, colpevoli di non nascondere, ma vivere alla luce del sole, il proprio orientamento sessuale,

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Titolo: Elevation
Autore: Stephen King
Anno edizione: 2019
Editore: Sperling & Kupfer
Collana: Pandora
Pagine: 194
Prezzo: 15,90
EAN: 9788820066932

La trama

Scott Carey, progettista e realizzatore di siti web commerciali, si accorge che sta velocemente dimagrendo. Sin qui niente di particolarmente strano, se si esclude il fatto che quanto segnato dalla bilancia non è confermato da cambiamenti visibili della sua non indifferente stazza. Ancora più singolare, al punto di sbalordire l’amico Bob Ellis, medico in pensione, è che gli abiti che Scott indossa, scarpe, chiavi e monete compresi, una volta che gli sono indosso, perdono qualsiasi capacità di influenzare l’ago della bilancia. L’inquietante processo va avanti e si accelera, verso un prevedibile quanto inevitabile esito, senza tuttavia turbare più di tanto il protagonista. Gli rimarrà anzi il tempo e l’occasione di “sistemare certe cose”, spingendolo a impegnarsi allo stremo nella lotta contro la discriminazione nei confronti delle diversità e i pregiudizi che permeano larga parte della grande provincia americana. E nella scoperta e nella conquista di nuove, sincere e sorprendenti amicizie.

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Stephen King

STEPHEN KING

Vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha. Le sue storie sono bestseller che hanno venduto centinaia di milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Brian De Palma, Stanley Kubrick, Rob Reiner e Frank Darabont. Accanto ai grandi film, innumerevoli gli adattamenti televisivi tratti dalle sue opere. King, oggi seguitissimo anche sui social media, è stato insignito della National Medal of Arts dal presidente Barack Obama.

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Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Ex Libris (26) – Wanda Morandini, immagini e parole

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Se questo metereologicamente isterico 2019 ci ha totalmente privato della primavera, assegnandola in pari misura all’inverno (al declino) e all’estate (in entrata), io di primavere posso regalarvene addirittura mille.

Perché la recensione di oggi, appunto, è dedicato al libro che s’intitola esattamente «Mille primavere» , scritto e disegnato dalla giovane bresciana Wanda Morandini.

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La trama:

Giada e Chiharu hanno tredici anni quando il destino decide di allontanarle: la loro storia inizia proprio quando sembra essere finita. È la storia di una grande amicizia, di un invisibile filo che si allunga, si riavvolge, si spezza e si riannoda, e che le due ragazze non lasceranno mai andare, a costo di mettersi contro ogni logica, ogni legge e contro il destino stesso. Perché il destino è ancora tutto da scrivere, anche quando ogni speranza sembra perduta. In un mondo gentile che nasconde un grande vuoto, Giada e Chiharu scopriranno che possono ancora esistere il coraggio e la fiducia, che a ogni risposta corrisponde una nuova domanda e che non bisogna mai smettere di voler imparare. Ma ciò che più desiderano scoprire è il tepore che si prova quando ci si riabbraccia dopo tanto, tantissimo tempo.

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Come l’ho letto io:

Un salto di 800 anni avanti nel tempo, ma potrebbero essere soilo cento, o mille, e nella sostanza non cambierebbe nulla, o semplicemente il conteggio potrebbe riguardare un altro mondo o un’altra dimensione.

Un compleanno festeggiato ogni 29 di febbraio, un po’ per scelta eccentrica, un po’ per travisare la lentezza di un trascorrere rallentato nel succedersi delle stagioni da un’inconfessabile origine aliena.

Questo e altro è Giada, ma per la deteminata e sempre pragmatica Chiharu è solo l’amica del cuore, l’altro polo di un rapporto magnetico talmente potente da tenerle legate anche quando si trovano a grandissima distanza.

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Le protagoniste di questo singolare romanzo epistolare di Wanda Morandini sono loro, tutti gli altri (il resto del mondo) solo sfondo in basso rilievo, presente più per necessità narrativa che per scelta dell’autrice.

È una scrittura pulita e coincisa, quella di Wanda, un viaggio all’interno di un’anima unica, anche se apparentemente suddivisa in quelle delle due protagoniste. Azzarderei dire che è un viaggio interiore che l’autrice, protetta dal batiscafo della fantasia (e del fantasy) intraprende calandosiin modo intrepido  nelle proprie sensibilità, aspirazioni, paure e speranze, all’interno della propria anima.

L’aspettativa di un incontro, o meglio, di quell’incontro, capace di cambiare fuori e dentro, che può anche non arrivare mai, ma che non si può mai smettere di sognare, simboleggiato dall’abbraccio tra le due amiche, vicino nei cuori di Giada e Chilaru, ma talmente difficile da realizzare da sembrare, a volte, obbiettivo irragiungibile.

Ma, al di là di una trama sostanzialmente semplice e lineare, di cui lascio il dovuto spazio alla vostra lettura, i temi trattati nel libro sono molteplici. Primo tra tutto quello dell’accettazione delle diversità culturali e razziali (in questo caso estremizzate attraverso la natura aliena di Giada), sia per quanto riguarda gli altri che per ciò che attiene a se stessi. Poi la natura di romanzo di formazione e viaggio, che, grazie alla verde età, permette all’autrice di scavare dal di dentro nelle pieghe di quel delicatissimo passaggio che porta ogni essere umano dall’adolescenza alla maturità. Il tutto attraverso un utilizzo di una fantasia talmente ricca e spontanea da permettere a Wanda Morandini di descrivere in dettaglio e con assoluta credibilità letteraria, situazioni, luoghi e personaggi che non esistone, né mai esisteranno.

Semplicemente incantevoli, e assolutamente pertinenti al dipanarsi della trama, le illustrazioni (opera della stessa narratrice, non a caso nipote di un certo Gi Morandini) inserite, numerose, a corredo di una scrittura di sorprendente nitore. 

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Il tutto perfettamente idoneo e fortemente suggestivo nella descrizione di «quel mondo gentile che nasconde un gran vuoto» in cui le due amiche si trovano a vivere la grande amicizia che le lega e (soprattutto) le collega indissolubilmente.

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Titolo: Mille primavere
Autore: Wanda Morandini
Anno edizione: 2019
Editore: Mannarino
Pagine: 234 p., ill. , Brossura
Prezzo 15 €
EAN: 9788896708903
 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Wanda.jpg  Wanda Morandini è di origine polacca, ma è nata e risiede nel Bresciano. Diplomata al Liceo Artistico e laureata in Fotografia, ha maturato un’autentica passione per l’illustrazione in tenerissima età. Appassionata di manga, sta compiendo un percorso artistico di grande spessore che passando per la mediazione culturale tra cultura estremo-orientale (in particolare giapponese) e valori culturali occidentali, arrivando a si estrinseca in un’attenta e originale introspezione dell’anima.

 

 

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Categorie: Scrittura.

Ex Libris (26) – Anche un italiano può essere straniero in casa sua

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Di Salvatore Maira ci si è occupati in questa rubrica, esattamente nel luglio 2016, con la mia recensione di «Diecimila muli» che, se ne avete voglia, potere rileggere (o leggere per la prima volta, qualora non l’aveste già fatto allora) attraverso il sottostante link:


https://cardona.patriziopacioni.com/ex-libris-5-i-diecimila-muli-di-salvatore-maira-sono-in-3d/

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Adesso, però, è venuto il momento di parlarvi della nuova uscita,
«Ero straniero», che ho finito di leggere nei giorni scorsi.

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Migranti e mercanti di uomini, bianchi e neri, musulmani, cristiani e senza Dio, sfruttati, sfruttatori, caporali e migranti: un brodo primordiale di coltura dove ogni specie di forma di vita, dal virus all’eroe, può prendere vita e svilupparsi.
È un romanzo corale, «Ero straniero», con molti personaggi principali e secondari, è un romanzo in cui, con il progredire della narrazione, vengono sacrificati alcuni pezzi, come in una partita di scacchi, ma nessuno mai per errore o per distrazione: è l’inevitabile e inesorabile corso della vita che, per ogni conquista, per ogni resistenza, chiede sempre un prezzo, a volte salatissimo.
È una storia appassionante e avvincente, che pagina dopo pagina acquista pathos e suscita sempre nuovi spunti di curiosità e interesse.
Saro, la figura principale, è un giovane uomo a metà, costantemente in bilico tra l’aspirazione al bene e il richiamo del male, riesce ad accogliere le contrarietà, le ingiustizie e le violenze perpetrate da un mondo gravemente malato, come una palestra che lo indurisce e lo rafforza. L’incontro con Adele, dolcissima e (apparentemente) fragile suorina in crisi di vocazione, è l’incontro con una moderna, umile Beatrice, capace di condurlo per mano oltre le fiamme dell’inferno.
C’è anche il drago, in questa moderna fiaba metropolitana, anzi, i draghi: potenti spavaldi, funzionari corrotti, manovalanza criminale priva di ogni scrupolo, individui immorali e amorali capaci, con le loro guaste e smodate pulsioni, di corrompere irreparabilmente anche ciò che è puro. Artistici altorilievi  che descrivono un osceno e spaventoso bestiario.
Un campo minato da attraversare in tutta la sua lunghezza, oltre il quale Saro, sia pure con grandissima difficoltà, finirà per scoprire che, forse, il metodo migliore per combattere certi mostri non è sempre e solo un colpo di spada da affondare nel loro cuore nero.
E c’è posto anche per l’amore, sì, per fortuna, quello che salva gli individui e il mondo, quando è vero amore. Un amore che nasce a sorpresa e cresce in sordina, faticando non poco a trovare la via di una completezza anche carnale, frenato com’è dalla paura che si possa trattare solo di un desiderio dell’anima, di un sogno.
Ed è proprio questo Amore a lasciare aperto il finale, che più aperto non si può.

Davvero un bel libro, insomma: ben scritto, evocatore d’immagini e di sentimenti, di nefandezze e di valori, attraverso una narrazione serrata che risente beneficamente di quell’attitudine al montaggio di fatti e scene che a un esperto di cinema, come Maira, non devono e non possono mai fare difetto.

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Studioso di letteratura contemporanea (è laureato in Lettere e Filosofia ed è ricercatore di Letteratura Italiana all’Università di Roma) dal 1974 al 1977 Salvatore Maira lavora per una casa editrice, poi esordisce alla regia con un telefilm giallo per la RAI. Nel 1978 è ideatore e co-sceneggiatore di una miniserie in cinque puntate tratta dai racconti polizieschi di don Isidro Parodi scritti nel 1942 da Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares.
Nel 1999 dirige Amor nello specchio, tratta della commedia di Giovan Battista Andreini, di cui aveva curata un’edizione critica.
Negli ultimi anni ha anche preso parte all’attività della Fondazione Cinema nel presente (ideata da Citto Maselli), partecipando a film collettivi come quello sui fatti del G8 di Genova
a e dirigendo un documentario sul crollo della scuola di San Giuliano di Puglia (dove morirono 27 bambini e un’insegnante) causato dal terremoto del Molise del 2002.

(da Wikipedia)

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Titolo: Ero straniero
Autore: Salvatore Maira
Editore: Bompiani
Anno: 2019
Pagine: 746
Prezzo: 19 €
ISBN: 978-88-452-8197-6

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Categorie: Scrittura.

Ex Libris (25) – La bella vita?A volte uccide.

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Dopo il viaggio “nazionale” e di formazione narrato ne «Il treno di Ignazio» arriva quello “internazionale” relazionale e sentimentale de
«L’ombra dei pesci» (AltroMondo Editore – 160 pagine – prezzo 14 € – ISBN 978-88-3330-064-1), nuova fatica letteraria di Giuseppe Raspanti.  Uno scrittore dotato di penna feconda e di buona vista, sia per ciò che attiene all’ambiente e al campionario umano in cui si trova a vivere e ad agire, sia per quanto riguarda l’immersione nelle profondità della propria anima e, attraverso questa, in quelle altrui.

Una storia già vista e già sentita chissà quante altre volte, in apparenza: una donna che riemerge dal passato, due uomini, che ancora l’amano, storditi e travolti dall’inatteso ritorno. La competizione con l ‘altro e con se stesso, in una corsa comune, più o meno consapevole, verso il dirupo di un cupio dissolvi, attraversando la distruzione di tutto ciò che si è faticosamente costruito e l’abiuria di affetti e valori consolidati per seguire le orme impalpabili di un sogno.
Tutto comincia dalla fine, cioè dalle ultime incombenze relative a un funerale. 《 Lo so: un giorno questa bellissima vita mi ucciderà 》pensa il protagonista, ma più che di una riflessione si tratta di una sorta di oscuro presagio.

L’interrogativo (o meglio: uno degli interrogativi) che, tra le righe, si pone l’Autore, però è più sottile: siamo certi che la morte rappresenti solo ed esclusivamente una specie di interruzione definitiva di corrente? E se fosse anche il raggiungimento di un traguardo tenacemente perseguito, invece?

Poi, con il progredire delle pagine, si torna indietro nel tempo, appena quarantacinque giorni (ma quando c’è di mezzo l’oscura Mietitrice, con il conseguente passaggio dall’essere al non essere, può sembrare un secolo). 

Un romanzo, quello di Raspanti, in cui ciò che più importa ed emerge non è tanto il racconto, quanto il “modo” di raccontare. Prosegue, da un libro all’altro, quel lavoro di cesellatura della parola, di frammentazione del tempo, di elucubrazioni ad albero capaci di portare lontano anche dalla trama stessa, in un mondo alternativo di tutti e di nessuno che ciascuno può interpretare e vivere come meglio lo aggrada.


Un libro non per tutti, per accostarsi al quale è necessaria una buona dose di curiosità della vita e, diciamolo, di conoscenza culturale e letteraria. E proprio in questo sta il suo fascino, come in un bicchiere di vino sapientemente invecchiato da un consistente numero di anni. Roba per intenditori, insomma. 

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Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Ex Libris (24) – I fantasmagorici e pericolosi giochi di Stephen King

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La storia:

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La timida, insicura e (troppo) paffuta dodicenne Gwendy Peterson non ha un’adolescenza facile. Per dimagrire, sfuggendo così alle malevole attenzioni dei giovani bulli che con irridenti soprannomi la mettono in ridicolo con le amiche, ogni giorno sale la lunga scala che porta in cima a un’altura che sovrasta Castle Rock, la piccola cittadina in cui vive. Si chiama “la Scala del Suicidio” e non è stata battezzata così solo per un capriccio o per un caso.

Nel corso di uno di questi allenamenti, fa  la conoscenza del misterioso e inquietante Mr. Farris, che le consegna una molto particolare scatola di lucidissimo mogano: un apparato prodigioso che non solo produce in continuazione, come per magia, cioccolatini e antiche, rare e preziose monete d’argento, ma conferisce al suo possessore (al suo custode) poteri straordinari e terribili responsabilità.

Ci sono leve e pulsanti di diversi colori: alcuni si possono spingere tranquillamente, altri, invece…

Contenuti, spunti e riflessioni

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Che si tratti di un pagliaccio («It»), di un negozio di oggettistica stipato di giochi e curiosità di modernariato («Cose preziose»), di uno spettacolare modellino elettrificato («Revival») oppure di una scatola dei bottoni («La scatola dei bottoni di Gwendy», appunto) ciò che attira l’interesse dei bambini e dei “semplici di cuore”, nella narrazione di Stephen King può risultare molto attrattivo ma anche molto pericoloso.

Ci dev’essere un giacimento di desideri frustrati e paure infantili, nel “magazzino creativo” del grande scrittore del Maine, una cantina buia nella quale, al momento di cominciare una nuova opera, si cala, riluttante, timoroso ed eccitato quanto può esserlo un fanciullo che si deve arrampicare sulla scala scricchiolante che porta in soffitta.

A ben vedere il messaggio è sempre lo stesso, declinato in modi diversi grazie all’infinita fantasia e alla sopraffina tecnica di scrittura del Re: ciò che appare estremamente attrattivo, molto spesso, nasconde insidie inaspettate e spesso drammatiche. La tentazione di riuscire a cambiare il normale corso della vita, a superare le inevitabili difficoltà che costellano il cammino terreno, con artifici che prescindono dalle possibilità dell’individuo, che vadano oltre le sue capacità fisiche e mentali, in  poche parole di mettersi in competizione con Dio (o con Satana) non costituisce quasi mai la scelta migliore.

Un’idea e una suggestione, insomma, simili a quelle che sopinsero, a suo tempo, tipi come Johann Wolfgang GoetheOscar Wilde e Robert Louis Stevenson a scrivere tre capolavori della letteratura mondiale che rispondono ai titoli di  «Il ritratto di Dorian Gray», «Faust» e  «Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde».

Un interrogativo non nuovo ma, privo com’è e come per sempre rimarrà, di soluzioni logiche e/o empiricamente dimostrabili, destinato ad accompagnare, per quanto lungo potrà essere, il difficile e spesso affannoso procedere dell’umanità.

Perché ci sarà sempre una farfalla, in qualche angolo del mondo, in grado di provocare un uragano dall’altra parte del pianeta.

E, per dirla proprio con le parole del Dottor Faust, «La lotta tra Dio e il demonio è la battaglia dei vizi e delle virtudi».

La più importante di tutte, la “Madre” di ogni altra, perché è dentro ciascuno di noi che, aspramente, si combatte ogni giorno.

.Gli autori:

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Prima di indicarli, mi sia consentita un’osservazione: quando Stephen decide di scrivere un libro insieme a un altro autore, che sia Richard Chizmar, come in questa occasione, o Richard Bachman in altre, alla fine ciò che ne viene fuori è “un libro di Stephen King“.
Solo in un’occasione, quando l’ha fatto con suo figlio Owen King  in «Sleeping beauties» si è avvertita la presenza di altre mani. E non è detto che si sia trattato di un risultato positivo,
Detto questo, eccoli qui:
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Stephen King vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha. Le sue storie sono clamorosi bestseller che hanno venduto centinaia di milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Brian De Palma, Stanley Kubrick, Rob Reiner e Frank Darabont. Accanto ai grandi film, innumerevoli gli adattamenti televisivi tratti dalle sue opere. King, oggi seguitissimo anche sui social media, è stato insignito della National Medal of Arts dal presidente Barack Obama.

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Richard Chizmar è noto soprattutto come editore della casa editrice Cemetery Dance e redattore dell’omonima rivista, specializzata in particolare nel genere horror. Oltre a scrivere racconti, sceneggiature e a insegnare scrittura creativa.

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Titolo: La scatola dei bottoni di Gwendy

Autori: Stephen King e Richard Chizmar

Editore: Sperling & Kupfer

Collana: Pandora

Anno: 2018

Pagine: 240

Prezzo: € 17,90

EAN: 9788820064334

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Categorie: Scrittura.

Ex Libris (23) – Dalla Scozia con furore, tra delitti e misteri

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La vita di Tyron, solido ragazzo scozzese di buona  e tradizionale famiglia, studioso e assennato, è sconvolta da un fatto di sangue misterioso e drammatico. Il giovane ne esce senza danni immediati, ma il ricordo di quanto accaduto lo segnerà per la vita… e non sarà l’unica conseguenza. Al termine di un susseguirsi di drammatici colpi di scena, tra Glasgow, Cambridge, Londra, Parigi e Ginevra, ogni tassello dell’enigma troverà il suo posto.

In realtà, nellle circa centotrenta pagine del primo romanzo di Tito Gattoni, c’è davvero molto di più e molto di diverso. Cominciamo con i “generi” letterari che vengono toccati: il giallo, il mistery, l’horror, la spy-story e il thrilling, pur in una coerenza stilistica che richiama molto da vicino atmosfere e tempi da classico romanzo di avventura.

Una scrittura essenziale e pulita che si mantiene scorrevole e di piacevole lettura per tutta la durata del libro, benché non manchi, in più punti, un’accurata descrizione dei dettagli, sia quelli riferiti ai personaggi (numerosi e ben caratterizzati) che ai luoghi e agli ambienti in cui si dipana la vicenda.

Precisi e documentati gli interessanti riferimenti scientifici, sparsi tra le pagine del romanzo a piene mani.

Un plot ben congegnato e ben articolato che, grazie all’originalità della trama e al ritmo impresso alla narrativa, ben si presterebbe, a mio avviso, a una riduzione cinematografica o televisiva.

 

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  • Titolo: L’enigma di Tyron
  • Autore: Tito Gattoni
  • Editore: Liberedizioni
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Pagine:136
  • Prezzo:
  • EAN:9788898858989
  • ISBN:8898858981

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Il dr. Tito Gattoni è nato a Potenza il 27/03/46,  psichiatra, psicoterapeuta e criminologo, ha lavorato in strutture psichiatriche sia civili che giudiziarie, per oltre 30 anni, anche come  primario. Autore di una quindicina di pubblicazioni su argomenti psichiatrici e criminologici (una pubblicazione in una rivista americana),  è relatore di conferenze, che trattano argomenti psichiatrici, psicologici e sociali, in genere, in ambito pubblico e privato; ha frequentato corsi di trainig autogeno, ipnosi analitica immaginativa e psicoterapie brevi di tipo cognitivo-comportamentale ed analitico. Ha frequentato anche un corso di Omeopatia, presso la scuola S.i.M.O. di Milano e attualmente esercita attività come consulente tecnico di parte e libero professionista  presso ambulatori privati. Nel 2013 è stao docente al Master  Interdisciplinare di I livello “Mediazione Familiare”- presso l’Università Cattolica di Brescia. Nel 2016  la relazione “Impulsività e violenza incontrollata in grafologia” (al 30° Congresso Nazionale della Società ItalianCriminologia dal titolo “I perché del crimine”) poi pubblicata sulla rivista “Rassegna Italiana di Criminologia”. Nella 31^ edizione  della stessa manifestazione, dal titolo “Dalla parte delle vittime” ha presentato  il poster “Le scritture dei clochard, vittime delle metropoli”. Sempre per  Libere Edizioni ha pubblicato nel 2015 «Follia e criminalità – Narrazione di uno psichiatra presso l’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere» : il racconto in prima persona di un’esperienza unica, vissuta dallo psichiatra, a lungo operante presso la struttura.   ha presentato

“ Impulsività e violenza incontrollata in grafologia”, relazione tenuta al XXX Congresso Nazionale della Società Italiana di Criminologia “  I Perché del Crimine”- Firenze 24/26 ottobre 2016; pubblicazione nella Rassegna Italiana di Criminologia (pag. 62)

 

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