Goodmorning Brescia (117) – Un mistero del mare… in riva al lago

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Nel marzo 1962 la motonave Hedia, adibita al trasporto di prodotti chimici e utensili per l’agricoltura, in viaggio verso Venezia dopo aver trasportato il suo carico in Spagna, scompare praticamente nel nulla.

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Un ultimo messaggio radio che segnala “mare mosso” ma senza che traspaia alcuna preoccupazione, poi il silenzio.

Una nave di quella stazza, in caso di naufragio, lascia in mare tracce piuttosto consistenti, a cominciare da una lunga e corposa scia di quel combustibile di cui i serbatoi della Hedia erano quasi pieni.

Invece niente: le navi intervenute sul posto rinvengono solo due salvagenti e un frammento di boccaporto: decisamente troppo poco per convalidare la tesi di un naufragio. Le ricerche durano poco e sembrano piuttosto svogliate. Il Governo italiano lascia cadere la questione troppo frettolosamente e con troppa accondiscendenza sotto le pressioni della Francia, impegnata allo spasimo negli ultimi sussulti della guerra di Algeria.

La lotta per il controllo dei ricchi pozzi di petrolio nordafricano, l’intraprendenza di Enrico Mattei e una serie infinita di depistaggi, contribuiscono a infittire il mistero.

I familiari di venti marinai, diciannove italiani e un gallese, aspettano invano di rivedere i propri cari o, almeno, di dare una sepoltura ai loro corpi.

Il dramma, che è stato messo in scena nel 2016 dalla Compagnia Stabile Assai e che si è aggiudicato prestigiosi riconoscimenti, quali il premio Angelo Musco (bandito dall’Associazione il Convivio) e il premio Va in scena l’Autore (bandito dalla Federazione Unitaria Italiana Scrittori), è stato completamente rielaborato e viene presentato in un allestimento del tutto nuovo e innovativo curato da Lanterna Teatrale. Coproduzione Lanterna Teatrale, Ombre di Platone e Teatro Studio.

 

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SABATO 24 AGOSTO 2018 – ORE 19 PRESSO CAFÈ NOVECENTO

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

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Aperitivo – incontro al quale saranno presenti l’Autore (Patrizio Pacioni), la regia e il cast al completo (Carlo Hasan, Lorenzo Trombini e Fabrizia Boffelli) e, testimone di eccezione, Giusy Orofino, nipote di uno dei marinai scomparsi, Giuseppe Orofino. Introdurrà e condurrà la conferenza Flavio Archetti, del Giornale di Brescia.

Per quanto riguarda il Cafè Novecento (via Roma 32), elegante ritrovo da poco tempo condotto da una nuova, giovane e dinamica gestione, che, praticamente, si affaccia sull’incantevole scenario del Lago di Iseo,  lasciamo la parola ad alcuni commenti  presi a caso tra i tanti postati in Rete dai clienti, italiani e stranieri, che hanno avuto modo di fruirne i servizi:

 

stefano bresciani
Nuova gestione giovane e dinamica. Locale con arredo vintage, curato e accogliente. Ottime colazioni e pranzi serviti in vasocottura. Bene anche per vegetariani. Consigliatissimo.

stefano bresciani

Ragazzi stupendi….il Pirlo corretto….. Unico!
stefano bresciani
We discovered Cafe Novecento by accident and went back every day to have their aperitivo. Their service is amazing and the staff couldn’t be more friendly. Highly recommend everyone who goes to Marone and am already looking forward to coming back!
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SABATO 31 AGOSTO 2018 – ORE  20,45  PRESSO SALA DELLA COMUNITÀ DI MARONE

RAPPRESENTAZIONE DEL DRAMMA «DICIANNOVE + UNO»

La sala della comunità non è solo un nome nuovo dato alla tradizionale sala cinematografica parrocchiale, bensì è uno spazio di confronto, di partecipazione e di testimonianza, di cultura, di scambio, presente in quasi tutte le parrocchie bresciane. Quella di Marone, in particolare, è un vivace centro di aggregazione culturale che raccoglie interesse e frequentazione non solo dai residenti ma anche da persone che vivono nei paesi limitrofi e, in determinate occasioni, anche provenienti da località più distanti. 

 

Chi sono:

   Patrizio Pacioni

Scrittore (17 pubblicazioni tra romanzi e raccolte di racconti e fiabe), blogger presente e attivo nell’attualità e nel sociale e, da diversi anni a questa parte, anche e soprattutto drammaturgo, impegnato nel c.d. “Teatro d’inchiesta” e nella satira psicologica. Tra le sue pièce già rappresentate ricordiamo, oltre (appunto) a «Diciannove + Uno»,  «La verità nell’ombra»  (ispirata alla strage di Portella della Ginestra rappresentata a Brescia nell’ambito del cartellone CTB del Teatro Sociale 2014/2015) «Borsellino e l’Olifante»  (omaggio ai magistrati-martiri Falcone e Borsellino «Sua Eccellenza è servita» (parabola tragicomica sulla complessità della mente e sulla difficile gestione delle relazioni personali, scritta con Salvatore Buccafusca); tra quelle di prossima messa in scena  «Amaranto- Amaro Amianto»  (denuncia dell’attualità della minaccia costituita dall’asbesto attraverso la narrazione della morte da inquinamento di un operaio)  «Marzia e il Salumiere»  (ricostruzione onirica del drammatico sequestro di una bambina, rapita e brutalmente uccisa negli anni ’80) . Il dramma  «Come nel gioco dell’Oca»  scritto insieme a Elena Bonometti,  in attesa di rappresentazione, si è aggiudicato nel 2017 il prestigioso premio intitolato a Carlo Terron, indetto dalla rivista di settore Sipario.

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   Carlo Hasan  

Dal 2014 frequenta la Scuola di Teatro, Cinema e Danza “Il Faro Teatrale” con i docenti Massimo Sabet, Giulia Donelli, Marco Penitenti, Umberto Terruso e Enrica Chiurazzi. Nel 2017 comincia i suoi studi con Carlos Maria Alsina e Tom Radcliffe (fra gli ultimi allievi ad aver seguito il Maestro Sanford Meisner) ed entra a far parte del “London Group Theatre”. Collabora come attore nell’accademia “Arte e Vita” di Breno nella realizzazione del musical “A chorus line”. Attore in “X-Des”, spettacolo per le Dieci giornate di Brescia. Porta in scena dal 2013 al 2015 il musical “La Bella e la Bestia”. Attore del monologo/spettacolo “Cecità” di Josè Saramago per la regia di Fabrizia Boffelli nell’agosto del 2016. Fondatore Della “Lanterna Teatrale”, scuola d’arte drammatica sul lago d’Iseo.

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   Lorenzo Trombini  

Si diploma attore al Teatro Prova di Bergamo nell’anno 2003. Nella seconda decade del nuovo millennio dirige una serie di spettacoli:  “Sopra le spalle la croce (Crucifixus 2011),  “La cantatrice calva”  (2013), La signorina Papillon (2014), “Una specie di Alaska” (2016),  “Un leggero fastidio”  (2016), “L’orso” (2017), “Cats – Il musical” (2017),  “A chorus line” (2018). Innumerevoli regie dei lavori finali delle classi di teatro, i cui gtesti, peraltro. Trombini scrive personalmente durante il tempo libero. Lorenzo è sposato dal 2001 con Francesca, coreografa e insegnante di danza: una coppia di creativi che, avendo anche la bella incombenza di crescere due meravigliosi figli,  non si annoia mai.

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  Fabrizia Boffelli   

Si diploma il 26 novembre del 2008 presso la Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe”, Udine. È socio fondatore della compagnia “Teatro delle Quattro e Quarantotto”, porta in scena gli spettacoli “Ad altezza d’uomo”, “Ci si mangia vivi”, “Berlino ‘89”. Collabora con la compagnia “Carrozzeria Orfeo” con lo spettacolo “Nuvole Barocche”. Collabora con Tèatre à Porter per lo spettacolo “Sei nei miei piedi”. Lavora in teatro con Elena Bucci e Marco Sgrosso negli spettacoli “Tarfufo, ovvero l’impostore” e “Mythos”, con Alessio Nardin “Serata futurista a Venezia”, con Marco Sgrosso in “Woyzeck”, con Giuliano Bonanni e Claudio de Maglio con lo spettacolo di commedia dell’arte “Il giuramento dell’amor spergiuro”.

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   La Lanterna Teatrale   

È un’Associazione Culturale con sede a Marone (Bs) fondata nel 2015 da un gruppo di artisti professionisti, che lavorano da anni sul territorio con l’obiettivo di creare una realtà nuova, dinamica, capace di diffondere il linguaggio teatrale contemporaneo. «Fare teatro ci insegna a metterci i gioco, dato che lo strumento dell’attore è il proprio corpo, la propria anima e la propria predisposizione a scoprirsi, a ritrovarsi e ad accettare tutto ciò che siamo». Dice il fondatore Carlo Hasan, aggiungendo subito dopo: «Non è nulla di psicologico né di magico, semplicemente lavorando su noi stessi siamo per forza costretti a scoprire cose che solitamente non vediamo o non vogliamo vedere. Non è nostra presunzione riuscire in ciò, ma semplicemente guidare fra le tecniche di teatro per aiutare a riscoprirsi».

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Flavio Archetti

È un giornalista iscritto all’albo dell’ordine dei giornalisti Lombardia nella categoria pubblicisti dal luglio 2011. Pubblica i suoi articoli, con regolare frequenza, sul Giornale di Brescia, occupandosi di cronaca, di costume e di eventi.

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Lo spettacolo va in scena nell’ambito dell’ormai tradizionale manifestazione agostana maronese: «La settimana della Cultura»

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   Bonera.2

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FaIDa Morgana – Gli sbagli, gli abbagli e i ragli del Web (6)

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Come mettere sotto i piedi la dignità, per un pugno di “like”

 

Il post è comparso con la maliziosa tempestività di chi è avvezzo a pescare e sguazzare nel torbido.

Una struggente lettera indirizzata a Marta Danisi, una dell vittime del crollo del ponte Morandi di Genova, dal suo affranto papà.

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Qualcuno (no, più di qualcuno!) ci si è anche commosso al punto di asciugarsi con un fuggevole passaggio di dita le ciglia umide di lacrime di legitima commozione.

Invece no. Si trattava solo di una fake, di una bufala, più volgare e più fetida di altre.

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L’articolo (postato in Rete da Elisabetta Ferlito, giornalista di L’Urlo News), uno dei tanti che denuncia il falso.

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Immagino lo sconosciuto vanaglorioso intento a scrivere quelle righe, concentrato nel buio rischiarato solo da una lampada da tavolo. Una maschera di finto cordoglio sul volto e, subito sotto, la malata pregustazione di quanti ingenui pesciolini avrebbero abboccato al suo schifoso amo, dei numeri che avrebbe potuto mostrare con malcelato orgoglio ai propri amici e, soprattutto, ai propri “contatti” e followers.

Farina del suo sacco? Se non altro la dimostrazione di una raffinata sensibilità creativa e di una non comune capacità di scrittura?

Macché.

Sembra che l’imbecille in cerca di gloria si sia pesantemente ispirato (per non dire che abbia copiato di sana pianta) la lettera scritta all’indomani della strage parigina di Charlie Hebdo dal genitore di una delle vittime. Per la cronaca, il “bottino” di questa bella impresa annovera quasi 4.000 condivisioni, 2.200 commenti e quasi 13.000 likes: ah, che soddisfazione!

Immaginate lo squallore, la grettezza, la mancanza di sentimenti positivi e il vuoto mentale di un individuo del genere. E, alla fine…

… alla fine, la sfortunata Marta Danisi e coloro che le volevano bne, sono stati oltraggiati crudelmente una seconda volta.

Alla fine, come sempre, in questi casi, resta solo raccapriccio e un fastidioso, acido e persistente olezzo di sterco.

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Alla prossima, Amici. Non vi farete abbindolare più da imbecilli del genere, promesso?   

 

 

 

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FaIDa Morgana – Gli sbagli, gli abbagli e i ragli del Web (4)

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I furbetti del quartierino (anti-vaccino)

Il disegno è semplice ed efficace: compare un post su facebook che , come spesso accade in certi casi, realizzato mettendo insieme (poca) verità e (molte) bugie/maliziose omissioni, si presenta diretto e suggestivo.

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Federica Livio,

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Ecco il percorso:

C’è un bambino (anzi una bambina, ora adulta, che risponde al nome di Alessandra Martinelli)  rimasto paralizzato in seguito all’inoculazione di un vaccino → Ergo: i vaccini fanno male o, quanto meno, possono risultare molto pericolosi;

Un Ente pubblico (la Regione Liguria) costretto a rifondere i danni  → Ergo: un giudice ha riconosciuto la nocività o quanto meno il potenziale pericolo rappresenato dai vaccini;

Un immunodepresso, finché non si ammala mortalmente, sta meglio di un bambino danneggiato irreparabilmente da un vaccino → Ergo: se proprio dobbiamo scegliere, meglio difendere i sani che i malati (teoria forse di stampo ugenetico ma, considerando la maggioranza dei sani sui malati, effettivamente efficace;

Alla luce dei punti elencati, il vaccino obbligatorio, oltre a una lesione della libertà di scelta, è un attentato alla salute pubblica.

Una bufala ben costruita, bisogna riconoscerlo. una fake di tipo “professionale” capace di ingannare chiunque non trovi tempo e voglia di verificare quale sia la notizia VERA. E qui, ovviamente, entra in gioco la sottoscritta.

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Prendiamo un quotidiano a caso (in questa occasione il primo che mi è capitato sotto gli occhi è La Stampa) e leggiamo una ricostruzione più completa (e LEGGERMENTE diversa di quanto accaduto.

.L’articolista, nell’ambito di un’attenta e approfondita analisi, esprime questo concetto di basilare importanza per arricvare alla realtà dei fatti:

«Anche se l’errore viene commesso, come nel caso di Alessandra, da un medico di base, quindi un libero professionista, perché quel medico – è il ragionamento dei giudici – operava per conto della Asl. è un principio rivoluzionario perché prima, anche se la colpa del medico era accertata, difficilmente quest’ultimo aveva i mezzi economici per risarcire una vittima che avesse subito i danni di una paziente come Alessandra. »

Riandiamo allora a leggere cosa ne dice la stessa Repubblica.it e ci chiariamo ancora meglio i termini della vicenda:

«Sarebbe bastato somministrarle del cortisone per evitare la reazione al vaccino. Nonostante le pressanti richieste di intervento della madre alla guardia medica di Susa e al medico di base appena sorti i primi sintomi, il caso fu trattato in modo sbrigativo, come se si trattasse di una semplice convulsione da febbre»

Ecco, avete capito? Al posto del vaccino avrebbe potuto esserci un qualsiasi farmaco capace di causare reazioni allergiche, come -per esempio- uno a base di penicillina. Ma siccome in questo caso si trattava di un vaccino, la notizia viene caricata come una pallottola nella pistola dei no-vax.

Un pericoloso proiettile che, ancora una volta, abbiamo appena provveduto a privare di ogni significato, di ogni attendibilità e, dunque, di ogni effetto.

Mi riferisco a chi ancora non ha messo a dormire il cervello, naturalmente.

 

 

Fate i bravi e non becvete tutto quello che vi versano nel bicchiere, d’accordo? Buon Ferragosto da    

 

 

 

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FaIDa Morgana: gli sbagli, gli abbagli e i ragli del web (03)

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Confesso che per scrivere questo post non ho dovuto faticare molto. In un gioco di specchi, infatti, mi limito a riportare, qui di seguito, quanto pubblicato sul proprio profilo facebook dal signor Emilio Mola (da Oria, provincia di Brindisi) che, a sua volta, si riferisce al commento (sempre fonte Facebook) del giornalista Pha Bioh in merito alla clamorosa fake spacciata da due “autorevoli” (si fa per dire)) quotidiani del profondo nordest.

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«I richiedenti asilo che protestano (e dalle foto sembrerebbe pure con un certo vigore) davanti alla Questura di Vicenza perché vogliono “Sky con le partite di calcio”. È una di quelle notizie capaci di urtare il sistema nervoso anche buonisti più convinti. Capace di farti pensare: “Ok, ma così esagerano!”.

Ti viene il sospetto che sia la bufala di un sito di fake news, poi leggi il nome della testata “Giornale di Vicenza” e “Corriere del Veneto” e devi scartare quell’ipotesi.

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Però c’è chi non si ferma al titolo e alla testata. E va a fondo. Come Pha Bioh (Repubblica, Le Iene) che, letta la notizia e “Non avendo un caso da fare” -dice lui- si è preso la briga di telefonare in Questura. E gli dicono che di questa storia di Sky non sanno nulla. E allora chiama in Prefettura: e niente, nemmeno loro. Allora telefona al Giornale di Vicenza e chiede lumi al cronista, e quello gli dice che glielo ha detto uno che però non può rivelare. “Ma con i richiedenti asilo ci hai parlato?” chiede Pha Bioh. “Non ne ho avuto il tempo” risponde l’altro.

Il Corriere del Veneto fa di meglio. Perché aggiunge alla bufala la foto di questi tizi che protestano con ferocia. Urlano. Sono incazzati neri. “Ma come?” pensi tu, per Sky tutta questa rabbia! “Ma allora siete proprio stronz…”.

Poi però, guardi meglio la foto. Cappello di lana, cappotto. E pensi che questi o soffrono veramente il clima europeo, oppure la foto, con quello che è successo lunedì davanti alla Questura, non c’entra nulla.

È tutta, insomma, una enorme montatura. Ed è la montatura più pericolosa, visti gli ingredienti di prima scelta: argomento capace di fare arrabbiare tutti, ma proprio tutti; fatto che spaventa; testate giornalistiche autorevoli.

E, infatti, la politica si scatena. I politici leghisti partono con il “Mandiamoli a casa loro!”. La gente li segue a ruota. E l’odio monta. Perché l’odio serve sempre. Perché l’odio fa vendere. E fa prendere voti. Ma finché ci saranno dei Pha Bioh in giro, giornalisti che dubitano, che non si fermano, che chiedono poi informano e diffondono, un argine sarà ancora possibile.»

Ecco. Mi sembra proprio che non ci sia niente da aggiungere.

Anzi, no: una cosa c’è: il brillante articolo dei due quotidiani veneti è stato ripreso (ovviamente senza effettuare il minio controllo di merito) da altre prestigiose (?) testate nazionali, quali Libero, Il Secolo e Il Giornale.

Chissà perché, ritengo che questo non susciti in voi la minima sorpresa.

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Alla prossima e mi raccomando: nel frattempo non abboccate alle esche dei pataccari del Web!   

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Goodmorning Brescia (116) – Il panorama dietro Monna Lisa? Un puzzle!

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Ci sono argomemnti in cui ognuno, a torto o a ragione, si ritiene in diritto di dire la sua.

Uno tra questi, senza ombra di dubbio, è l’identificazione del paesaggio che Leonardo Da Vinci dipinse alle spalle di Monna Lisa

Le campagne toscane, le colline del Piacentino, Bobbio, il Resegone, oppure uno scorcio del Lago di Garda? Il Resegone o la Corba Trentapassi? Le Prealpi, la Valle Camonica o il Montefeltro? E giù, teorie, argomentazioni, polemiche e reazioni piccate da primadonna: ogni esperto, è sicuro che sia la sua, la risposta giusta, e bolla quelle espresse dagli arti come cialtronerie, o giù di lì.

E allora?

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E allora Costanzo Gatta, ovviamente, non poteva lasciarsi scappare un’occasione come questa e, infatti, ecco che, nel Corriere della Sera uscito in edicola stamane, ha colto, come si suol dire, la palla al balzo. Elenca con puntiglio le vatie ipotesi che, espresse negli ultimo mesi, sono andate ad aggiungersi a quelle formulate in precedenza.

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Non senza avere aperto l’articolo, con uno dei suoi caratteristici ammiccamenti. accennando all’artistica malizia con la quale Leonardo decise di ammantare non solo l’enigmatica Gioconda, ma anche il contesto nel quale le fece elargire l’immortale sorriso.

Sempre che di sorriso si trattasse, perché neanche questo è certo.

Non posso però, né tantomeno voglio, concludere questo post senza esprimere anche la mia teoria: lo sfondo potrebbe essere un puzzle, e la vera ambientazione, c’è da scommeterci, è nascosta proprio dietro il bel volto dell’inconsapevole modella. 

Ah, dimenticavo una cosa.

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Sembra che anche Monna Lisa, a  quanto mi dicono, cominciando ad averne abbastanza di tutte queste polemiche, stia cercando di sottrarsi a questo dilemma di difficilissima risoluzione attraverso l’utilizzo di una certa erba medicamentosa,  naturale sì, ma che non sembra sia da annoverrasi tra quelle coltivate nelle campagne frequentate a suo tempo da messer Leonardo.  Almeno non legalmente.

Quasi quasi le telefono e lo chiedo direttamente a lei.

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Il numero di telefono? Ah, quello lo chiederò a Costanzo Gatta: sono sicuro che ce l’ha memorizzato in rubrica.

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  Bonera.2

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FaIDa Morgana: gli sbagli, gli abbagli e i ragli del web (02)

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La Fabbrica delle Falsità: istruzioni per l’uso

Ecco, cari i miei aspiranti-troll: questo articolo potete considerarlo una lezione su come si costruisce un fake.

A sinistra la notizia riportata da un sito d’ingormazione “normale”, dall’altro l’arbitraria versione immessa in Rete da un tipico profilo  “hater”:

 

 

 

 

Prima di passare a un analisi più dettagliata di questa robaccia, però, mi preme mettere in evidenza qualcosa di molto importante: mettere in bocca a una vittima, parole che non può avere pronunciato, sia a causa dell’entità delle lesioni riportate nella caduta, sia lo  stato d’incoscienza in cui versa da quel momento in poi, solo per sostenere una tesi sino a questo momento del tutto campata in aria, è sempre sbagliato. In questo caso, poi, credo che non solo sia eticamente abominevole dal punto di vista di un corretto servizio d’informazione, ma rappresenti anche, sul piano delle relazioni umane, una gravissima mancanza di rispetto per chi (come la povera Alena) giace in un letto di ospedale senza avere la possibilità di esprimere la propria versione sul reale svolgimento dei fatti.

Venendo al merito, intanto, è assolutamente falso che ci sia stato un “silenzio stampa”: tutte le TV nazionali hanno riferito con grande enfasi di questo fatto di cronaca (tra l’altro, proprio mentre scrivo questo post -sono le 14,12 di martedì 7 agosto- ne sta parlando diffusamente il TG di Sky).

Avendo, infatti,  una minima cognizione della esasperatissima situazione di conflittualità politico/sociale, che porta le opposte parti politiche a strumentalizzare ogni fatto di cronaca, pro o contro temi come la sanità, il razzismo, la violenza di genere etc. etc. non vedo come avrebbe potuto sfuggire all’attenzione dei media un fatto di cronaca di questo tipo.

In secondo luogo mi riprometto  di cercare di scoprire come mai quello che è riferito da testimoni come “litigio” venga automaticamente tradotto “tentativo di violenza” senza nessun elemento di giudizio oggettivo che possa supportare l’ipotesi espressa. Tra l’altro sono da sempre convinto che voler anticipare una sentenza da tribunale del popolo, prima che gli inquirenti legittimati a  indagare in merito, si siano espressi in merito, sia quanto di più  contrario a ogni principio giuridico oltre che al buon senso. 

Terzo, da oggi in poi, mi batterò per la difesa della grammatica della lingua italiana e l’utilizzo delle “h” dov ci vogliono, in particolare nella coniugazione del verbo avere.

Riconosco, infine, che «Sputtianiamo tutti» è sicuramente un nome azzeccato per questo profilo FB: peccato che, a essere DAVVERO sputtanati, siano solo quelli (creduloni o in cattiva fede) che raccolgono e rilanciano in Rete questo tipo di escrementi del pensiero.

 

 

   State sempre accorti, Uaiò! Ciao!  

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Salvare Vacone, piccolo ma preziosissimo frammento della Storia.

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A vederlo dall’alto (un aereo, un elicottero, un aliante, un drone, un marchingegno da parapendio? chissà…)  ad altro non rassomiglia che a un agglomerato di vecchie case abbarbicate alle rocce, come altre migliaia e migliaia ce ne sono in Italia e nel mondo.

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Invece no.

A Vacone Sabino, in provincia di Rieti, più o meno a 70 km da Roma come distanza stradale, ma molto più lontano, infinitamente più lontano dalla Capitale in termini di ritmi, di atmosfere, di scenari naturali e urbanistici e di filosofia di vita, è ancora possibile conoscere e studiare (come dall’esame dell’interno di un tronco) i centri concentrici che ha tracciato lo scorrere della Storia.

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Ne abbiamo parlato con Pierino Petrucci, che il suo paese lo ama assai e che le leggende, le tradizioni, i costumi, le vicende e i personaggi più significativi di Vacone ha cominciato a  studiare anni fa, scendendo sempre più in profondità con la meticolosità di un certosino e tanta, tanta curiosità. Sull’argomento ha già scritto e pubblicato (sotto l’egida del Comune di Vacone che ne ha curato l’edizione) ben quattro trattati: «Ottavio Bertollo, una storia vera» (2012), «Vacone contro Torri» (2014), «12 Aprile del 1944, una tragica giornata» ( 2016), «Vacone nel 1600» (2017) .

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Che Vacone sia un antico borgo, lo si nota anche… a occhio nudo. Quello che ti chiedo, però, è a quando risalga l’epoca dei primi documenti che ne attestino l’esistenza come tale e ne certifichino “ufficialmente” la Storia.

Sono passati circa mille anni da quando Vacone é comparso per la prima volta in un documento. Mille anni di storia, di enormi sacrifici, di duro lavoro dei suoi, mediamente, trecento abitanti. Tanti potevano infatti “campare” con le “possessioni” esistenti. Nel corso dei secoli, le generazioni che si sono succedute hanno fatto del loro meglio per conservare e abbellire il paese, o meglio ciò che considerano la propria Patria e la propria Terra.

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Da quel che so, però, non è che i vaconesi, per riuscire a farlo, abbiano avuto a disposizione risorse economiche illimitate…

Non mangiavano, molte sono state le carestie, ma la lampada ad olio sull’altare del SS Sacramento doveva restare sempre accesa. Vivevano in condizioni disumane ma la chiesa, le vie, i beni pubblici venivano manutenuti. Sofferenze atroci, guerre, tiranni come feudatari eppure Vacone cresceva.

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A un certo punto, però, le cose sono cambiate.

Infatti. Sono cambiate al punto che, oggi come oggi, la situazione è questa: distrutte le mura del paese, torrioni diventati terrazzi, balconi edificati sulle mura, ingresso distrutto (per permettere alla SAMA -la societa di autotrasporti che, all’epoca, gestiva i collegamenti su strada con Roma- di fare inversione di marcia; peraltro  inutilmente, visto che i pullman in paese non ci sono mai arrivati), chiese come Santo Stefano lasciate andare in rovina o in perenne assenza di manutenzione. Ma non solo: alcuni affreschi sono stati ricoperti o sono andati distrutti. Chiaramente con qualche eccezione. Questo non toglie che i Paesani, per quanto in loro possibilità, abbiano continuato a intervenire economicamente per sanare qualche grande criticità.

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A proposito di criticità: quali sono le più gravi, in questo momento?

La chiesa principale e quella del Convento hanno bisogno di manutenzione. Ci piove dal tetto. I quadri sono in pericolo. L’unico affresco rimasto a Vacone, oltre quello piccolo situato nella nicchia sulla facciata della chiesa parrocchiale, sta sparendo.

I documenti dell’Archivio hanno bisogno di un urgente restauro: ci sono libri del 1600 che, arrivati fino a noi quasi intatti, sono ora in pessime condizioni. Il castello è in rovina. Il “sacro” leccio è ormai moribondo.

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Dunque? C’è ancora la possibilità di fermare questo degrado?

Purtroppo i piccoli paesi come Vacone “non se li fila nessuno”, troppo insignificanti come bacini elettorali. Le fondazioni culturali delle banche ci snobbano, pochi ritorni di immagine o peggio pochi risparmiatori “da acquisire”. Sì, mi rendo conto: si tratta di un’accusa forte, ma fondata.

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E allora?

Allora prepariamoci al peggio, ma chiediamo scusa ai nostri avi se non siamo stati alla loro altezza. Peccato, considerato che, come ho detto all’inizio, Vacone è  comparso per la prima volta in un documento ufficiale da circa un millennio, ma è ancora troppo giovane per morire.

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Possibile che non ci sia nessuna notizia positiva? Una fonte di speranza?

Da circa sei anni un gruppo di archeologi stranieri, coordinati dalla Rutgers University Neawark del New Jersey,con il mandato della Soprintendenza del Lazio , stanno scavando con passione nel nostro territorio. I risultati sono molto soddisfacenti. Stanno emergendo infatti i resti di una bellissima villa.

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  Due significativi dettagli degli scavi archeologici  in corso a Vacone 

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Scrive Bartolomeo Piazza nel suo libro “Gerarchia Cardinalizia” nel 1702: «una grotta lunga tutto d’un filo palmi 190 e larga 30, sopra le quali vegetano piante e olivi…sono muraglie fortissime e ancora intiere… in una pietra era scritto Moecen Benefact». Il ritrovamento di questa pietra, la vista del Soratte (monte che Orazio descrive nella sua Ode a Taliarco) la presenza in zona di una fonte chiamata Blandusia, anche essa cantata dal poeta, hanno fatto ritenere al Piazza che questa fosse la villa del Poeta. Per adesso lo scavo non ha portato alla luce nessun elemento che conferma questa ipotesi.

Altra notizia interessante e che vedo alcuni nostri giovani manifestare una voglia di cambiamento e di rilancio del nostro paese. Sarà solo una mia impressione? Spero di no. Anche perché, in caso contrario,  davvero Vacone non avrà scampo.

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   Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (115) – Elena Bonometti, donna dal multiforme ingegno

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Una delle principali e più genuine caratteristiche della “brescianità” è, da sempre, rappresentata da quel mix di alacrità, abnegazione e imprenditorialità che ha consentito, consente e per molto tempo ancora consentirà alla città, di mantenersi ai primi posti dell’italica eccellenza in molte tipologie di attività, tecniche e umanistiche, scientifiche e artistiche.

In quest’ottica e in questo spirito va intesa l’intervista all’attivissima ed eclettica Elena Bonometti, insegnante, amministratrice, politica e scrittrice / drammaturga.

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Elena Bonometti, bresciana doc di Costalunga/San Rocchino che gioca a tutto campo: scuola, impegno politico, teatro, volontariato e drammaturgia. Dove lo trova il tempo necessario per riuscire a fare tutto e bene?

Ho una natura piuttosto dinamica e sono ricca di interessi e passioni: date le premesse riesco a far tutto: anzi, no. Qualche volte le riunioni e gli impegni si accavallano….non è da me, però, saltare un giro!

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Cominciamo dall’insegnamento. Tra scarsità di risorse pubbliche messe a disposizione per la scuola e aggressioni ai docenti, non si può dire che sia esattamente il momento migliore per svolgere il Suo mestiere. Con che spirito e con quale strategia si reca ogni giorno a fare il Suo lavoro?

Penso che una cattedra, un prof e una scolaresca ben motivata possano fare miracoli: non credo alla tecnologia a scuola. Sono della vecchia scuola socratica! Anche se, devo dire, è più comodo stare seduta che passeggiare! Lo spirito è quello della ex studente che a scuola si è divertita e ha avuto la fortuna di avere una maestra bravissima alle elementari e docenti validi dalle medie all’Università. Soprattutto ho respirato in casa estremo rispetto verso l’Educazione e la Scuola (infatti, poi, la mia laurea è stata in Pedagogia). Rispetto che non vedo più, dato il relativismo e il distruttivismo imperanti. Proff picchiati? Al sessanta per cento è colpa dei genitori, barbari membri di una società ignorante di valori, al trentacinque per cento è colpa del dirigente scolastico che non ha saputo dirigere adeguatamente una scuola e, ultimo, il cinque per cento colpa del docente che non ha saputo costruire un rapporto civile. Il ragazzo che disturba in classe ha, evidentemente, gravi problematiche in sé che vanno affrontate altrove ma è, tuttavia, tenuto a controllarsi: così come si controllano i docenti! Negli ultimi anni è venuto meno l’autocontrollo dei più giovani, il saper condurre le proprie emozioni. I ragazzi di oggi non tollerano la benché minima frustrazione! Non sono preparati ad affrontare la vita. La scuola non può supplire completamente la famiglia che resta, comunque, la prima agenzia educativa. Gestire le proprie emozioni è importante per tutti e diventa fondamentale per un teatrante….e torniamo al Teatro, che è scuola di Vita.

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Ancora un momento, c’è ancora un punto da toccare: la politica. Dopo essere stata eletta tra i consiglieri comunali nelle recenti elezioni amministrative di Brescia, Lei ha compiuto un gesto piuttosto insolito nel quadro della politica italiana, una delle cui regole più consolidate è che, una volta che si è conquistata una poltrona, è necessario rimanerci seduta sopra il più a lungo possibile: ha rinunciato alla carica (ossia alla cadrega, come dicono a Milano) mandando in Consiglio la prima dei non eletti. Perché?

Mi è stato chiesto di candidarmi in Comune e, credendo di avere compatibilità col CTB (come avvenne nel 2011 quando ero consigliere di maggioranza con delega alla Musica) mi sono presentata e sono stata eletta. In seguito ho scoperto che, a causa del nuovo statuto del CTB, ero diventata incompatibile! Per non tradire l’elettorato ho preparato le dimissioni alla Regione per il CTB ma non sono riuscita a inviarle a Milano perché ero sotto il torchio con gli orali della maturità. Mai ritardo fu così fulgido segno del destino! Nuove esigenze di carattere familiare (cascate come una tegola in testa) mi avrebbero impedito di lavorare in commissione e col gruppo consiliare nei pomeriggi (al mattino insegno Psicologia in una scuola superiore)…pertanto ho presentato a malincuore le dimissioni al Comune. Mi scuso col mio elettorato. Se questo fattaccio familiare si fosse verificato tre mesi prima non mi sarei neppure candidata. Tuttavia, la sera, sono ancora donna di politica, membro del Direttivo Cittadino del mio movimento e lavorerò per i miei colleghi in Consiglio. La passione politica in me è forte, intendendo la politica come arte di amministrare e governare, da partecipare con spirito di servizio.

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Ed eccoci al Teatro (la “T” maiuscola non è stata messa a caso). Lo scorso anno è stata riconfermata dalla Regione come membro del consiglio di amministrazione del C.T.B. Centro Teatrale Bresciano, uno dei più intraprendenti, dinamici e prestigiosi Enti di categoria. Le chiedo quale sia la Sua interpretazione del ruolo e quali fini, a Suo avviso, debba perseguire un Teatro che voglia mettere insieme, in Cartellone, qualità degli spettacoli, valori culturali, individuazione e lancio di nuovi talenti e gradimento del pubblico. Sempre che ciò sia possibile, naturalmente.

Come membro del cda mi devo occupare del solo Bilancio e della amministrazione in genere. Non posso cambiare le regole imposte al mio ruolo. Se fossi Direttore Artistico, credo avrei molto coraggio: marionette (fantastiche quelle dei Colla!), musical, tragedie a profusione, testi comici: l’uomo piange e ride, parla ma anche canta e balla! E una spolverata di teatro civile: ricordo, come uno degli spettacoli più meritevoli di essere visto, il Pantani di alcuni anni fa. Teatro di denuncia e in più ben fatto! Ho scoperto la tragedia di un uomo che, dato il mio profondo disinteresse per lo sport, non conoscevo. Il colmo è che a teatro non sono venuti né gli appassionati di prosa né di ciclismo. Non essere curiosi è un male!!!! Non ho preclusioni…Il pubblico va guidato ed educato, pertanto mirerei alla qualità dei testi (c’è un repertorio meraviglioso!) e alla qualità degli interpreti. Sicuramente non seguirei mode culturali, in primis quella del Pensiero Unico. Il teatro contemporaneo non mi soddisfa molto, a parte Lisma, il duo Pacioni-Bonometti (ah ah ah!) e qualcosa di Massini.

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Già, il Teatro. Una cosa è amministrarlo, un’altra, ben diversa, è farlo, o meglio, scriverlo. Alla prima occasione, con la pièce «Come nel gioco dell’oca», scritta a quattro mani con Patrizio Pacioni, ha centrato lo scorso anno uno straordinario obiettivo, aggiudicandosi il primo poso nel premio bandito dalla prestigiosa rivista “Sipario” e intestato al drammaturgo Carlo Terron. Di cosa tratta il testo? Quale ne è lo messaggio? C’è speranza di vederlo rappresentato a breve sui palcoscenici d’Italia?

Mentre un romanzo lo puoi delibare sul manoscritto (se non te lo pubblicano!) un testo teatrale necessariamente deve vedere la luce dei riflettori: abbiamo cercato di offrirlo a un attore-regista che, durante la scrittura, emergeva con la sua fisionomia e col suo carattere dalle pagine. Stiamo a vedere cosa risponde e incrociamo le dita. Basta che risponda, però!!! Ovviamente non l’ho offerto al CTB, anche se la Legge italiana, per un’opera sola, lo consente. Il contenuto parla della Vita e della Morte, delle opportunità perdute e di quelle che si afferrano a volte ma con incoscienza. Ma è un testo da scoprire passo-passo, riassumerlo è fortemente riduttivo. Il colpo di scena (che c’è!) va scoperto e vissuto! Invito i curiosi ad andare sul portale di Sipario e leggerlo.

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Eccola, Elena Bonometti drammaturga: a sinistra quella scattata con la divina Carla Fracci, durante la cerimonia di premiazione del Concorso indetto da Sipario, tenutasi al Teatro Manzoni di Milano, e intitolato a Carlo Terron, a destra ritratta con Patrizio Pacioni, autore, insieme a lei,  del dramma «Come nel gioco dell’Oca».

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L’avventura creativa si è conclusa qui o nel futuro più o meno immediato ritiene di tornare a cimentarsi nel campo della scrittura teatrale?

Ho iniziato un anno fa una pièce teatrale, quasi un monologo, ma poi la caduta della retina sinistra mi ha inibito il lavoro. Col mio coautore, l’ottimo  Pacioni, abbiamo in cantiere un testo per cui ci stiamo spendendo in ricerche in un lungo e in largo (senza trovare risposte!): tratterà di una contessa abitante in Costalunga e scomparsa nella II guerra mondiale.

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Spazio per rispondere a una domanda che non Le ho fatto ma alla quale Le piacerebbe rispondere.

La domanda è: cosa tieni sul comodino? Mi piace entrare nel mondo intrapsichico attraverso i segni oggettivi. E rispondo: una abat-jour fiorentina, un cordless, un I-phone, un immancabile bicchiere di acqua, una catasta di libri!!! Uno lo sto leggendo, gli altri li leggerò dopo…Ho il vezzo di finirli fino all’ultima parola. Un libro fra gli altri è la raccolta dei poemi di Ghiannis Ritsos: ogni due o tre libri me ne leggo uno. Che meraviglia!!! Adoro il mondo greco. Le parole diventano musica…..E sul mobiletto tengo anche confezioni di integratori come magnesio e betacarotene: sano realismo, desiderio di efficienza e di riparami da ustioni solari in quanto ho la pelle bianchissima. Credo che un comodino, a saperlo leggere, racconti molto di una persona!

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BIOGRAFIA DI ELENA BONOMETTI

Nata a Brescia il 19-11-1959 e residente in Città

Professione: insegnante abilitata in Filosofia e Scienze Umane, attualmente in ruolo come docente di Psicologia Applicata, in passato è stata insegnante di Scuola dell’Infanzia (dal 1987 al 2008).

Titoli di studio: maturità tecnica, diploma magistrale, Laurea in Pedagogia secondo il vecchio ordinamento (Università Statale di Verona, 1999), Master in Organizzazione e Legislazione del Teatro Musicale (Conservatorio di Brescia2013).

Incarichi vari:

Vice Presidente della II Circoscrizione del Comune di Brescia dal 1994 al 1998 e consigliere di minoranza fino al 2008

consigliere comunale di minoranza a Caino, capogruppo, dal 1999 al 2004;

consigliere comunale di maggioranza a Brescia (dal 2008 al 2013) con Delega ai Rapporti con Enti, Associazioni, Istituzioni, Fondazioni Musicali,

Vice Presidente del Conservatorio di Musica “Luca Marenzio” di Brescia per due mandati consecutivi dal 2005 al 2011;

Membro del cda del Centro Teatrale Bresciano in rappresentanza del socio fondatore Regione Lombardia dal 2011 al 2016 e rinnovata dal 2016.

Premi

Finalista il 29 ottobre 2017 al concorso teatrale “Angelo Musco” nella sezione Teatro inedito con la pièce “Come nel gioco dell’oca” scritta con Patrizio Pacioni;

Vincitrice con la stessa pièce del Premio Autori italiani 2017, sezione Più Personaggi, indetto dalla rivista Sipario, nel novembre 2017

Pubblicazioni:

Decine di articoli per la rivista dell’ADASM “Noi Genitori”;

“Antologia della poesia nelle lingue e nei dialetti lombardi dal Medio Evo ai primi del ‘900”, edizioni Scheiwiller;

“Come nel gioco dell’oca” di Elena Bonometti e Patrizio Pacioni sul portale di Sipario.

 

 

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