L’importanza di vendere (libri)

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Milano.
Una domenica pomeriggio di mezzo inverno.
Praticamente oggi.

Alla libreria Mondadori di Piazza del Duomo l’evento di richiamo è la presenza  della diciottenne muser, top influencer (accreditata di oltre due milioni di followers tra Instagram, Youtube e TikTok – qualsiasi cosa  sia quest’altra diavoleria del web, non chiedetelo a me), nonché dell’attrice in erba Jenny De Bucci.

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Jenny De Bucci

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Tra le sue fatiche ci limitiamo a ricordare la partecipazione, oltre al reality «Il Collegio», targato RAI 1, alla serie «Un passo dal cielo 5» (e scusate se  è poco!)

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«E che ci fa Jenny in libreria? » chiederà qualcuno.
Molto semplice: è presente alla Mondadori per adempiere ai doveri relativi alla cerimonia c.d. del “firmacopie” per il suo (primo) romanzo «Girls – siamo tutte regine».
Già, perché mi sono dimenticato di dirlo: Jenny, tra un post, una foto diffusa in rete e un’interpretazione televisiva, è diventata anche scrittrice.
Alle 16 già comincia ad allungarsi nella piazza principale ritrovo di milanesi e forestieri, la lunga fila dei suoi innumerevoli fans.  O meglio, sarebbe molto più   preciso scrivere DELLE sue fans, visto che una percentuale molto prossima al 99% del pubblico in trepida attesa è composto da giovani e giovanissime esponenti del gentil sesso.

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Ed ecco che, suscitando un coro di acclamazioni  e uno scroscio di applausi, la muser/attrice/scrittrice si affaccia da  un balcone della libreria, elargendo al suo popolo adorante un saluto che rassomiglia molto a una benedizione.
Vi chiedete perché mai io vi abbia raccontato questa storia?
Allora chiedo anch’io una cosa: voi sapete come funziona un “firmacopie”?
Semplice: uno scrittore,  una sedia, possibilmente un piano di appoggio e, chi lo vuole, che si avvicina, una persona per volta,  con il libro già pronto in mano, per incassare la dedica autografa dell’ Autore di turno.
Jenny prende la cosa molto sul serio, non limitandosi ad apporre la firma sotto una frase di convenienza ma spendendo parte del suo tempo (e del tempo dei – Anzi DELLE- fans in attesa, la cui fila si intanto si va allungando sempre di più, diventando una specie di serpentone umano da carnevale cinese) in cordialissime celie. 
Anche l’occhiuto quanto severissimo bodyguard prende il proprio lavoro dannatamente sul serio: la priorità è riservata a chi ha acquistato il romanzo nella libreria, ricevendo alla cassa una specie di lasciapassare azzurro-viagra, magari anche solo un minuto prima, lasciando che gli altri (ops, LE ALTRE) schiattino di gelo e stenti sul marciapiede.
Le altre, già: ragazze che hanno comunque in mano una copia di «Girls» ma lo hanno acquistato in un un’altra libreria oppure (vergogna!) addirittura on line. Ragazze, magari (e questa davvero è la massima ignominia) che quel  libro lo hanno già letto.
L’attesa è talmente logorante che qualcuno dei genitori o degli altri accompagnatori delle reiette, ha la bella pensata di comprarne un’altra copia, per accelerare le cose).
È lo scoppio di un’epidemia: parte del serpente cinese si trasferisce alle casse, e le vendite decollano.

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Questo è quanto.
Una esemplificazione di quale sia l’andazzo di questo particolarmente grigio periodo della editoria italiana: un meccanismo di doppio sfruttamento commerciale, nel quale vengono coinvolti sia i lettori (con l’abbassamento della qualità intrinseca dei testi pubblicati) sia dei “neo-scrittori” che vengono storditi con il miraggio di una fama eterna, sedotti  con la sopravvalutazione delle loro effettive potenzialità e abbandonati come scarpe vecchie nel momento stesso in cui vengono meno i benefici derivanti di una notorietà artificiale e gonfiata a dismisura e, per questo, estremamente effimera.

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Per chiudere una doverosa precisazione:«Girls» io l’ho letto e, lo devo ammettere, sorvolando sulla validità del plot, l’ho trovato tecnicamente ben scritto.

Complimenti alla giovanissima autrice e, soprattutto, al suo bravo e professionale editor.

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Valerio Vairo

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Categorie: Senza categoria.

Liberare Jenni dalla sua prigione? Si può (e si deve).

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Jenni ha bisogno di aiuto, ma bisogna fare in fretta, perché il tempo a sua disposizione sta per scadere.

Un po’ di numeri:
5 interventi già effettuati;
13 anni di sofferenza;
5.000 followers;
100.000 euro da raccogliere entro Febbraio 2019 per i prossimi due esami;
500.000 euro mancanti per terminare le cure entro il 2019.

Dunque per lei non c’è più molto tempo a disposizione, ma se ci muoviamo velocemente insieme, possiamo farcela.

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«Mi chiamo Jenni Cerea sono una ragazza di Curno (BG) che da tredici anni vive in un letto a causa di rare patologie cerebrospinali.
Per avere una speranza di miglioramento e di rallentare la degenerazione della malattia ho intrapreso un cammino chirurgico negli Stati Uniti d’America presso i migliori specialisti a livello mondiale sulle mie patologie, ma per visite, esami ed interventi i costi per me che non sono cittadina americana sono enormi.
Grazie ad eventi benefici, raccolte fondi e alle donazioni della gente ad oggi ho fatto cinque interventi importanti : mancan
o altri tre interventi fondamentali, aiutatemi a vincere la mia battaglia! Sostenete la mia causa, aiutatemi a riavere una vita normale e un futuro migliore!
Grazie. Jenni
»

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IN CHE MODO SI PU AIUTARE JENNI (MODALITA DI DONAZIONE):

➤ BONIFICO:
IBAN IT 39 N030 6953 5771 0000 0000 821
Conto intestato a: GIORNO PER GIORNO ONLUS 
Causale: LIBERA DONAZIONE PER JENNI

➤ PAYPAL
La donazione avverrà direttamente sul conto paypal dell’associazione.

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visitate www.giornopergiornonlus.it

Categorie: I&S - impegno & solidarietà.

Il Jekyll di Sinisi è un doppio misto. Gotico.

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Al di là e prima di ogni altra considerazione su «Jekyll», appena andato in scena al Teatro Sociale, salutato da un lungo e convinto applauso finale, una cosa dev’essere chiara per tutti: impossibile aspettarsi che Fabrizio Sinisi , giovane e talentuoso drammaturgo di casa, si limiti ad “adattare” un testo, fosse anche un capolavoro della letteratura mondiale di tutti i tempi come «Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde», una delle più affascinanti e inquietanti storie scritte da Robert Louis Stevenson, già portata più volte in palcoscenico e sullo schermo (celeberrimi i film del 1931 -regia di Rouben Mamoulian con Fredric March e 1941- regia di Victor Fleming con il magico duo Spencer Tracy & Ingrid Bergman).

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Il libro:


Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde, 1886) è un raccontoo gotico dello scrittore scozzese Robert Louis Stevenson. Un notaio londinese, Gabriel John Utterson, investiga i singolari episodi tra il suo vecchio amico, il dottor Jekyll, e il malvagio Mister Hyde. L’impatto della storia è stato universale, facendo entrare la definizione Jekyll e Hydenel linguaggio comune a significare una persona con due distinte personalità, una buona e l’altra malvagia; o la natura normalmente buona ma talvolta totalmente imprevedibile di un individuo; in senso psicologico, è diventata la metafora dell’ambivalenza del comportamento umano, e anche del dilemma di una mente scissa tra l’Io e le sue pulsioni irrazionali (da Wikipedia)

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La trama in dettaglio:


L’avvocato Utterson viene a conoscenza di uno sgradevole episodio che ha per protagonista Edward Hyde, un sinistro quanto brutale individuo che, a quanto pare, gode della protezione del suo integerrimo amico medico Henry Jekyll. Non riuscendo a comprendere cosa possano avere in comune due persone così diverse tra loro, pensando che Jekyll possa essere sotto ricatto, Utterson decide di indagare personalmente. Nel corso delle sue ricerche, viene a sapere che Jekill sta lavorando su alcune sue strane teorie scientifiche. Quando poi Utterson gli esterna le sue preoccupazioni, il medico gli risponde tranquillamente che può disfarsi dell’altro come e quando vuole. Le cose, però, non vanno come previsto: viene commesso un delitto, di cui Hyde è dichiarato colpevole e Jekyll si incupisce e si chiude in se stesso sempre più. Hyde sembra scomparso, ma l’umore del medico si fa sempre più cupo, finché, nel suo studio, viene trovato un cadavere con le sembianze di Hyde e i vestiti di Jekyll. In una lettera è chiarito il mistero: a causa di un siero di sua composizione, in grado di cambiare il suo aspetto fisico e la sua mentalità, Jekill si è sdoppiato separando il bene e il male presenti nel suo animo, ma la parte “cattiva”, gradualmente stava prendendo il sopravvento.
A quel punto allo sventurato medico non è rimasto che il suicidio.

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Lo spettacolo:

Come si è detto in apertura, sulla locandina è scritto “liberamente ispirato all’opera di” e mai parole furono più appropriate: Fabrizio Sinisi smonta e rimonta a modo suo l’opera, sia in senso narrativo che cronologico, rendendola qualcosa di collegato all’originale ma, nello stesso tempo, di completamente diverso da esso. Il linguaggio è quello che ormai abbiamo imparato a conoscere dell’Autore barlettano: colto, cerebrale, frutto di un lungo e attentissimo lavoro di scelta di termini, parafrasi, perifrasi e circonluzioni, di misura certosina di parole e periodi, propenso a cedere qualcosa all’immediatezza della comunicazione a vantaggio di un’assoluta perfezione della costruzione letteraria e narrativa.

L’atmosfera, grazie anche all’eccezionale lavoro del geniale scenografo Alessandro Chiti (lo stesso di «Macelleria messicana» e «Il vecchio e il mare», tanto per intenderci) immerge lo spettatore in un oscuro ambiente gotico che ammicca senza possibilità di equivoco agli allucinati deliri propri di Edgar Allan Poe, con tanto di cimitero e antica navata di una chiesa.

Il tema è quello del “doppio”: dall’inganno degli specchi, che sembrano dire la verità ma, in realtà, riflettono un’immagine simmetrica all’originale, alla querelle «Non è giusto che le opere d’arte più belle siano copie di altre opere d’arte» all’amara considerazione sulla difficoltà di «distinguere tra un braccio che ti salva e un braccio che ti offende» per finire con gli attori che volteggiano a ritmo di musica conducendo tra le braccia finte ballerine.

La ferita, che lacera narrazione, protagonista e comprimari, è una totale assenza di speranza, ribadita e certificata, con accenti di amaro sarcasmo, da una grottesca confessione e da un arrabbiato discorso delle beatitudini declinato a rovescio. Proprio come in uno specchio oscuro, appunto.

Della sontuosa scenografia abbiamo già detto. Luci, effetti, accompagnamento musicale e costumi impeccabili. Bravissimi gli attori, tutti, con un’ovvia menzione per l’ispirato Luca Micheletti, cupo e rabbioso quanto basta, esuberante nella recitazione come e più di sempre e in piena forma fisica, come dimostrato da una sorprendente corsa nella corsia centrale della platea, degno dello sprint di un centometrista di professione.

Insomma, una grande, doppia conferma: sia delle capacità narrative di Fabrizio Sinisi, sia della crescita che consacra Luca Micheletti come uno dei migliori attori italiani del momento.
E, il sospetto che, per entrambi, il meglio debba ancora venire.

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JEKYLL
di Fabrizio Sinisi
liberamente ispirato all’opera omonima di Robert Louis Stevenson
regia Daniele Salvo
scene Alessandro Chiti
costumi Daniele Gelsi
luci Cesare Agoni
musiche originali Marco Podda
maschere e oggetti scenici Bruna Calvaresi
con Luca MichelettiCarlo ValliGianluigi FogacciAlfonso VenerosoSelene GandiniSimone CiampiElio D’Alessandro
produzione Centro Teatrale Bresciano
video promo Nicola Lucini – Arkfilmmaker

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GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (138) – L’unità non è (solo) un quotidiano.

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«Il mio nuovo lavoro, “L’unità”, non è (come pure il titolo potrebbe suggerire) la storia del glorioso organo di partito del PCI» esordisce Mauro Del Bue, politico di lungo corso ed esponente di spicco del Partito Socialista. «Bensì la storia di un processo unitario della sinistra, mai andato effettivamente a buon fine. Una vicenda segnata fin dalla nascita, visto che il primo partito progressista (il Partito dei Lavoratori, fondato il 15 agosto 1982 a Genova) fu il frutto della clamorosa scissione tra socialisti e anarchici, Per la verità, in quell’occasione ne nacquero due, con lo stesso nome».

L’appuntamento è quello della presentazione bresciana del libro (organizzato dal circolo Tempo Moderno e introdotto e moderato dall’avvocato Lorenzo M. Cinquepalmi). La location dell’evento, completato da un interessante dialogo tra l’Autore e il professor Saverio Regasto, è la sede del Circolo Bissolati, a due passi dalla Poliambulanza: un locale suggestivamente retrò che richiama alla memoria, per alcuni aspetti, le gloriose “case del popolo” di una volta, nella quale, però, la consueta e intensa attività di informazione e divulgazione viene portata avanti secondo logiche e modalità assolutamente al passo con i tempi.

Nel suo intervento, Del Bue passa in rassegna velocemente, ma in modo incisivo, tutta la storia della sinistra italiana, costellata di errori e di sconfitte; in particolare quella del Partito Socialista, votato all’insuccesso nel momento stesso in cui decise (a giudizio dell’oratore in modo alquanto avventato) di farsi stritolare dall’abbraccio del PCI accettando di sottoscrivere, nel secondo dopoguerra, il “Fronte Democratico Popolare”.

«Dopo il “picco” consuntivato nelle elezioni del giugno ’46 con la raccolta di circa il 20% dei consensi, ebbe inizio un declino che sembrò arrestarsi e invertire la tendenza solo con “la rivoluzione dei quarantenni” e l’avvento alla guida del partito di Bettino Craxi, che tornò a conseguire il 14% dei voti» ricorda Del Bue. Precisando però subito dopo, che Craxi ebbe poi il torto di non valutare correttamente le conseguenze del crollo del muro di Berlino: un avvenimento epocale che comportò non solo la dissoluzione del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, ma di un intero sistema.

«Per dirne una, paradossalmente, senza la caduta del muro non ci sarebbe stata neanche Tangentopoli» provoca Del Bue, ricordando subito dopo che anche la nascita e il decollo della Lega Nord avrebbe dovuto rappresentare un segnale che non fu però raccolto. Dopo di che, con la nascita (mai realmente avvenuta) della seconda Repubblica, l’Italia perse il ruolo internazionale che, faticosamente, si era riuscita a ritagliare.

Non resta che pentirsi degli sbagli commessi e piangersi addosso, allora?
No. Neanche per sogno.

«Ci sono quattro temi essenziali che la sinistra deve recuperare, assimilare e rielaborare in modo approfondito e creativo» è la conclusione di Del Bue, che si riferisce a demografia (compreso l’epocale questione delle migrazioni), economia (con la progressiva globalizzazione e finanziarizzazione del sistema), democrazia (con la necessità di rilanciare, anziché frenare, il progetto d’integrazione europea) ed ecologia (la lotta al degrado ambientale è ormai la prima priorità).
«Solo così, una storia d’insuccessi si potrà trasformare in una affermazione per il movimento e per l’Italia» è il precetto finale, raccolto e applaudito dal folto e attento pubblico presente (tra il quale si segnala la presenza dell’assessore Roberta Morelli).

Prende poi la parola il prof. Saverio Regasto, ordinario di Diritto Pubblico presso l’Università di Brescia.

Secondo il suo autorevole parere, la situazione difficile della sinistra italiana non è che la naturale conseguenza di una lotta tra fazioni più che tra idee. Il PCI commise l’errore di non sfruttare il clamore del crollo del muro per smarcarsi in una più accentuata posizione libertaria.

«Dov’è l’intellighentia di sinistra sulle grandi tematiche planetarie? Dove è il dibattito?» si chiede, senza però riuscire a darsi una risposta.
«Mi riferisco alla eventuale prossima nascita di un nuovo soggetto politico progressista-europeista, secondo l’ispirazione e il suggerimento di Carlo Calenda, del pericolo costituito da un populismo becero e aggressivo, della necessità di una nuova internazionalizzazione per affrontare le gravi problematiche globali senza avvitarsi su tematiche che, sia pure importanti, rimangono di campanile» spiega, aggiungendo subito dopo e contemplando la lista con una ormai improrogabile «franca discussione, interna e aperta anche a qualificati contributi esterni, sulla necessità di rivalutare la politica perché i giovani tornino a praticarla».

La serata si conclude con la tradizionale cerimonia del firma-copie, seguita da una cordiale riunione conviviale di cui si approfitta per approfondire il confronto.

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Il libro:

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L’Autore:
Mauro Del Bue (Reggio Emilia 1951), laureato in Lettere e Filosofia, giornalista, segretario del Psi di Reggio Emilia dal 1977 al 1987, consigliere comunale di Reggio dal 1975 al 1993, vice sindaco con gli assessorati alla cultura e allo sport nel 1987, viene eletto deputato nel giugno del 1987 e confermato nel 1992. Dal dicembre del 1989 è nella Direzione del Psi e dal 1987 al 1990 è anche presidente de I Teatri di Reggio Emilia. Si dedica poi all’attività storica e scrive 18 libri, prevalentemente di storia locale, tra i quali “Storia di delitti e passioni, Dal Triangolo della morte alle Br”, Reggio Emilia 1994, “L’apostolo e il ferroviere, vite parallele di Camillo Prampolini e Giuseppe Menada”, Montecchio E. 2005, “Storia del socialismo reggiano” in tre volumi, Montecchio E. 2009-2011-2012, “Il primo cooperatore, Contardo Vinsani, il riformista utopistico”, Casalgrande 2016, ma anche libri di storia sportiva e un volume, “Filosomia, storia della filosofia secondo me”, Firenze 2012. 
Nel 2000, dopo la morte di Craxi aderisce al Nuovo Psi e nel 2005 viene scelto come rappresentante del partito nel governo Berlusconi (è sottosegretario alle Infrastrutture). Nel 2006 viene rieletto deputato nel collegio Piemonte due, nella lista Dc- Nuovo Psi. Nel 2007 aderisce al gruppo della Rosa nel pugno e alla Costituente socialista. Dal 2009 al 2014 è assessore allo sport (poi anche all’ambiente) del Comune di Reggio (sindaco Graziano Delrio) e dal 2013 è direttore dell’Avanti.

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Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (137) – Conversando di «Conversas»

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Questo 2019, per il Caffè Letterario Primo Piano, sembra essersi aperto in modo a dir poco “scoppiettante”. Nuovi eventi, articolati tra dibattiti di attualità, presentazione di libri, mostre di dipinti
e foto, e tanta musica.

Tra tutti abbiamo scelto la rielabiorazione bresciana del format «Conversas», che prenderà avvio a breve, con cadenza mensile, un appuntamento fortemente voluto da un personaggio che di questo magazine e di questo blog è da sempre (adeguatamente ricambiato), uno dei più fedeli amici.

Ecco il risultato della chiacchierata che ho avuto con lui proprio stamattina.

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Cos’è e come e quando nasce Conversas?

Conversas nasce nel 2012 in Portogallo dall’idea di due amiche, Constança Saraiva e Mafalda Fernandes che dovendosi separare a causa dell’Erasmus decidono di fissare delle date per rivedersi e parlare ma stabilendo delle regole precise: in ogni incontro una parla e l’altra ascolta e viceversa. Da questo scambio emergono nuove riflessioni che l’amicizia giornaliera che avevano avuto finora non aveva fatto emergere, così decidono di ampliare questo modo di conversare ad altre persone. E così Conversas di diffonde in altre città d’Europa come Rotterdam, Berlino, Rennes e nel 2015 arriva anche in Italia, a Milano. Nel 2016 nasce Conversas Bergamo e nel 2019 finalmente arriva a Brescia al Caffè Letterario Primo Piano in via Beccaria dove si terrà la prima storica Conversas Brescia il 10 febbraio alle ore 18:30.

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E qui in città, come ci si è arrivati? Chi è il responsabile?

L’idea di portare Conversas a Brescia è di un ragazzo di 36 anni, Marco Passarello, un palermitano di nascita ma emigrato a Brescia da 8 anni. Quel ragazzo sono io.

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Si può sapere come questo “ragazzo” com’è arrivato alla decisione?

Ho conosciuto Conversas Bergamo e ho pensato che sarebbe stato bello e necessario crearla anche a Brescia. Uso il termine necessario non a caso, perché ormai la maggior parte delle conversazioni si tengono tramite WhatsApp e si condividono le storie delle persone solo su Instagram.
Si ha quasi la sensazione di aver timore a dover affrontare una discussione faccia a faccia, guardando negli occhi l’interlocutore tant’è che si arriva a nuovi fenomeni digitali come il ghosting, che sta diventando la violenza psicologica della nostra generazione. Il ghosting è il diventare fantasmi, sparire improvvisamente, smettendo di rispondere a chiamate, messaggi o mail. Di fatto è una tattica interpersonale passivo-aggressiva: si parla di ghosting soprattutto per l’ambito sentimentale, ma può interessare anche i rapporti d’amicizia o professionali. 

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E quindi? (parafrasando il titolo di un altro talk, ideato e condotto da Patrizio Pacioni e Biagio Vinella, che ha riscosso un notevole successo, lo scorso anno, proprio al Caffè Letterario Primo Piano – ndr)

Tutto quanto ho detto sopra, io, personalmente, lo soffro molto e da questa “sofferenza” è nata l’idea di portare Conversas a Brescia, così ho parlato con Constança Saraiva che si è dimostrata entusiasta di allargare il cerchio di città italiane in cui è presente Conversas, ho cercato altre persone che potevano credere a questo progetto (Francesca Bettinelli e Sonia Trovato) e ho contattato il Caffè Letterario che ha subito accettato.

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Puoi anticipare ai nostri amici del web che cosa accade (e cosa accadrà) a Conversas?

A Conversas, dove si invitano tre Conversadores che decidono di parlarci di tre storie a loro scelta, in circa 30 minuti ognuno, ma non è una mini conferenza ma una vera e propria conversazione con il pubblico (anzi gli ascoltatori e non semplici spettatori) può intervenire quando vuole con qualsiasi domanda. In mezzo a tutto questo c’è il moderatore, che sarò io o in alternativa Sonia Trovato, che cerca di accompagnare il conversatore, di placare gli animi quando la discussione perde il filo conduttore, di riportare al silenzio e all’ascolto, ma sempre  nella piena libertà di conversazione. L’obiettivo è conoscere. Conoscere persone e storie nuove, tutto questo dal vivo, nel qui e ora e non dietro al piccolo schermo del cellulare.
La forza guida della voglia di conoscenza è la curiosità, e per me è il centro del mio modo di vivere, muove tutto quello che faccio, senza curiosità non potrei vivere, ma solo sopravvivere, cosa ben diversa.

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Quando la “prima”?

Il primo incontro sarà il 10 febbraio alle 18:30 al Caffè Letterario, spero che i bresciani accolgano bene questa novità e decidano di partecipare agli incontri, che si terrano una volta al mese.  Questi saranno i primi, storici, tre conversadores bresciani:

Carla Alberti («La scuola in carcere»)
Insegna matematica nelle Case Circondariali di Brescia Canton Mombello e Verziano da anni.
Chi insegna in carcere lo fa perché non ha voglia di affrontare classi di numerose di adolescenti? È un idealista? Forse all’inizio anche per questi motivi; poi, con il tempo l’insegnante capisce che il valore intrinseco del suo operare è la difficile, quotidiana ricerca di come poter sviluppare le potenzialità, forse mai coltivate, nei suoi studenti reclusi.

Luigi Uberti  («Yoga, una passione che si trasforma in professione»)
Si avvicina allo yoga come autodidatta a metà degli anni 80, mosso dal desiderio di un benessere profondo ed olistico che potesse produrre in lui un senso di pace e serenità. Nel corso del tempo ha realizzato che lo yoga è in grado di donare qualcosa in più di un senso d’appagante benessere psico-fisico: uno stato d’espansione della coscienza impossibile da spiegare a parole, ma che si può sperimentare accedendo ad un livello di consapevolezza “altro”. Uno stato d’essere profondamente diverso da quello con cui, normalmente, facciamo esperienza della vita.
www.studioyogadarshan.it

Angelo Buizza («Obiettivo Sorriso»)
Obiettivo Sorriso è un’associazione di volontariato, nata nel 2010, con lo scopo di portare un sorriso a chi lo ha perso come bambini malati e anziani.
Adesso è diventata molto di più grazie alla perseveranza della famiglia Buizza e di altri volontari fino a fondare nel 2016 l’accademia Diventa un Artista, con la quale si da la possibilità a ragazzi affetti da disabilità di diventare artisti completi tramite corsi di teatro, magia e canto.
https://www.facebook.com/AssociazioneObiettivoSorriso/

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Si ricorda che l’evento è aperto a TUTTI e l’ingresso è GRATUITO senza obbligo di tessera ARCI.

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Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (136) – La libertà non è star sopra un albero…

In giro ci sono tante buone idee, un mucchio di edificanti propositi, ma poi, quando si tratta di passare dalla teoria alla pratica, quando viene il momento di rimboccarsi le maniche e darsi da fare… è tutt’altro discorso. Ecco un esempio (per fortuna dall’esito positivo) per così dire “di scuola“.

Il problema: presso la scuola dell’infanzia Fiumicello,
i bambini che hanno optato per la frequentazione “light” (venticinque ore settimanali) non hanno. diversamente dagli altri, la possibilità di frequentare la mensa, non prevista nell’opzione. Per loro prevista è previsto l’abbandono dei locali scolastici alle ore tredici senza fruire del servizio e senza rientro pomeridiano. Di conseguenza, bambini che sono stati impegnati per quattro ore, e che alle ore dodici dovrebbero consumare il pasto con i compagni che, invece, si trattengono anche nel pomeriggio, sono costretti ad attendere un’ora ancora a digiuno e, considerando i tempi di spostamento nelle loro case, a potersi sedere a tavola non prima delle due di pomeriggio.

Le conseguenze: insomma, tutti scontenti. Brontolii, indignazione, mal di pancia generale ma, come (purtroppo) spesso accade, nessuno che faccia niente di costruttivo.
No, un momento: “nessuno” è impreciso e persino ingiusto, perché qualcuno che si attiva con prontezza e decisone  nella direzione giusta,  per fortuna, c’è anche questa volta.

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L’interno del Circolo Bissolati

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Il problema: presso la scuola dell’infanzia Fiumicello, i bambini che hanno optato per la frequentazione “light” (venticinque ore settimanali) non hanno. diversamente dagli altri, la possibilità di frequentare la mensa, non prevista nell’opzione. Per loro prevista è previsto l’abbandono dei locali scolastici alle ore tredici senza fruire del servizio e senza rientro pomeridiano. Di conseguenza, bambini che sono stati impegnati per quattro ore, e che alle ore dodici dovrebbero consumare il pasto con i compagni che, invece, si trattengono anche nel pomeriggio, sono costretti ad attendere un’ora ancora a digiuno e, considerando i tempi di spostamento nelle loro case, a potersi sedere a tavola non prima delle due di pomeriggio.

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La soluzione: ogni martedì, d’ora in poi, il Circolo Bissolati, nella persona del presidente Giovanni Lai, recupererà, per trasformarli in snack-spuntino a disposizione dei bambini che rimangono esclusi dalla mensa, di frutta e prodotti da forno donati dalla Coop.

Fatto. Era così difficile? Probabilmente no, ma neanche tenere in piedi un uovo, prima che Cristoforo Colombo insegnasse il metodo più sicuro di farlo, lo era.S

E adesso? Visto che l’iniziativa sembra poter funzionare alla grande, i due partner del progetto meditano di estenderlo ad altri istituti scolastici: si comincerà con ogni probabilità, dalla Scuola dell’infanzia di Passo Gavia, le cui  problematiche sono del tutto analoghe a quelle affrontate e risolte per la “Fiumicello”.

Tirando la riga: è anche e soprattutto per questa straordinaria capacità di imprenditorialità sociale (oltre che per il gran cuore dei bresciani) che la Leonessa d’Italia mantiene e consolida primato ufficioso, ma effettivo, di «Capitale nazionale della solidarietà».

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Goodmorning Brescia (135) – Va in scena la terza metamorfosi di Micheletti

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È in arrivo «Jekyll» liberamente ispirato alla celeberrima opera di Robert Louis Stevenson, uno dei più attesi e intriganti appuntamenti della stagione 2018/2019 del Centro Teatrale Bresciano e, nel foyer del Teatro Sociale, si è tenuta stamattina la rituale consulenza stampa di presentazione dello spettacolo.

Apre e introduce il membro del membro del consiglio di amministrazione Luigi Mahony che, dopo aver ricordato con soddisfazione come il positivo trend della campagna abbonamenti si stia consolidando anche in questa stagione, presenta gli ospiti e passa la parola al drammaturgo “di casa” Fabrizio Sinisi, autore del testo che andrà in scena a partire da martedì prossimo.

«È da diverso tempo che meditavo di lavorare con un simile testo. La figura del dottor Jekyll (e del suo oscuro doppio Hide) costituisce infatti un archetipo della letteratura mondiale, un mito radicato, al pari di personaggi come Don Chisciotte, Casanova e altri. Un vastissimo terreno sul quale ci si può muovere in piena libertà e a proprio piacimento, e questo per un autore è semplicemente fantastico» confessa il drammaturgo. «Ho scelto di interpretare il tema dello sdoppiamento, che ispira e pervade l’intera trama, nell’ottica di un coraggioso quanto azzardato esperimento che mira a estrarre tutto il male presente nell’uomo per lasciarlo libero da ogni condizionamento negativo. In pratica un’impresa utopica che ho trattato come tragedia (cosa che realmente è) piuttosto che come favola nera, come peraltro, in molte occasioni, è stata interpretata in passato. Con Jekyll si completa e si conclude una trilogia sul tema della metamorfosi che ha avuto, come precedenti tappe,Kafka (nel 2014) e Mephisto (lo scorso anno) e che nella storia narrata da Stevenson, persegue il fine di narrare dell’eroico e romantico fallimento del tentativo di offrire se stesso come cavia umana per il bene comune, prendendo le distanze da una lettura prevalentemente influenzata dall’horror vittoriano».

Il regista Daniele Salvo esprime, da parte sua, il proprio compiacimento e la circostaza di essersi venuto a trovare a lavorare con un cast di tutto rispetto. composto di attoti e tecnici (scenografia Alessandro Chiti, costumi Daniele Gelsi, musiche originali Marco Podda, luci Cesare Agoni) di altissimo livello
«Curando la regia di questo spettacolo…» aggiunge,
«…mi sono trovato a demolire certezze fondate sul nulla e a trattare il complesso tema si demoliscono certezze fondate sul nulla. Trattando i complessi temi di un’identità labile e (in modo predittivo per i tempi in cui l’opera fu scritta) dell’assunzione di sostanze che possono condizionare il comportamento e l’essenza dell’animo umano» .

Il Direttore Gian Mario Bandera conclude ribadendo la collocazione di questo spettacolo, prodotto dal CTB, nell’ambito della forte determinazione a proseguire con l’ormai tradizionale politica di portare in scena e valorizzare testi di drammaturgia contemporanea, creando stimolanti occasioni di crescita culturale sia per chi il Teatro lo fa, sia per chi ne fruisce come semplice spettatore.

«In noi c’è e ci sarà sempre il coraggio di varare ogni anno un cartellone in cui la ricerca della qualità prevalga sulla necessità e sulla volontà di fare semplicemente cassetta» conclude con (legittimo) orgoglio

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Il cast di «Jekyll» al completo (crediti PH Umberto Favretto)
In ordine alfabetico: Simone Ciampi, Elio D’Alessandro, Gianluigi Fogacci, Selene Gandini, Luca Micheletti, Carlo Valli, Alfonso Veneroso

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E, arrivati a questo punto, non resta che attendere (per quel che mi riguarda con una certa impazienza, lo confesso) che il prossimo martedì sera, al Teatro Sociale, si sollevi il sipario. Per la recensione, more solito, lascerò la parola… e la tastiera a GuittoMatto.

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Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (134) – Quando vince l’aroma

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Mi raccomando: non entrate mai da «Tostato» (più precisamente Tostato Specialty Coffees), la caffetteria al numero 28 di Via Fratelli Porcellaga, per chiedere un decaffeinato, oppure un caffè d’orzo o un ginseng: mettereste in imbarazzo i baristi e, quanto a voi, fareste una clamorosa brutta figura: in questo accogliente ritrovo, aperto nel centro di Brescia dal settembre 2017 a pochi passi dalle suggestioni arcaico-nostalgiche di piazza Vittoria , in cui dominano i colori del caffè in tutte le loro morbide e tiepide sfumature, si degusta caffè e solo caffè, di qualità garantita e certificata, proveniente da tutto il mondo e preparato secondo metodologie e procedimenti della più rigorososa tradizione.
Così, dopo avere gustato un ottimo caffè colombiano, prodotto nelLe piantagioni di Leyder Miguel, chiedo al titolare, il giovane, determinato e preparatissimo Alberto Nevola, rampollo di terza generazione di una famiglia che con il caffè e per il caffè lavora già da moltissimi anni, di scambiare quattro chiacchiere. Di seguito ciò che ne è venuto fuori.

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Ecco le suggestioni etniche del Caffè che fanno bella mostra di sé sulle pareti di
«Tostato »

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Chi è Alberto Nevola?

Alberto Nevola è un figlio d’arte, uno che si occupa di caffè da quando aveva quindici anni, che nel corso degli anni ha frequentato corsi di formazione su tutta la filiera SCA (Specialty Coffee Association – l’ente più riconosciuto a livello globale per la tutela, l’informazione e la promozione del caffè di qualità) e che continua a studiare e a tenersi informato su tutto ciò che riguarda il settore.

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Che tipo di consumatore di caffè è il bresciano? Quali sono state le reazioni della città a questo tipo d’iniziativa?

I bresciani non possono essere consideratiintrisi di quella viscerale “cultura del caffè” propria, per esempio dei partenopei, ma stanno dimostrando ogni giorno di più di potere e sapere apprezzare la qualità del prodotto consumato, con la disponibilità di pagare una tazzina “particolare”, se necessario, anche qualcosa di più. Aggiungo che, in fatto di gusti, a Brescia e, più in generale, nel nord Italia, prevale la preferenza per la sola “Arabica”, un gusto meno corposo e amaro, più vicino a un gusto eurpeo.

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Qualcosa di più sulla “filosofia” che ispira l’attività di «Tostato» .

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Ciò che mi ha ispirato a intraprendere questa avventura è stata la constatazione che il gusto dei consumatori si stava pericolosamente standardizzando, confuso dall’offerta promiscua di altri derivati e surrogati. Occorreva (e occorre) promuovere una nuova e più alta cultura di prodotto attraverso una pratica di spirito “slow food”, l’offerta di caffè provenienti da tutto il mondo (sono circa 150 i paesi produttori) scelti secondo logiche stagionali (che ne garantiscano la freschezza) di rigorosa tracciabilità e di sostenibilità ambientale. Voglio sottolineare, però, di non essere né il primo né tantomeno il solo ad avere effettuato una scelta del genere: ci sono in tutta Italia circa altri trenta esercizi che si muovono e operano secondo le nostre stedsse logiche commerciali.

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Quali sono le prospettive e i progetti del vostro futuro?

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In primo luogo l’ulteriore razionalizzazione delle fonti di approvvigionamento e e dei cicli. Un cambio evolutivo di ruolo che ci porti a rivestire, oltre che la figura di semplici importatori, anche quella di produttori diretti. La prosecuzione e l’intensificazione della nostra crescita da ottenere non (o non solo) attraverso campagne pubblicitarie tradizionali ma anche e soprattutto attraverso il mantenimento di un’elevata qualità di offerta del prodotto e di accoglienza nel locale che stimoli un positivo e vivace passaparola tra i bresciani. Insomma, far capire che il nostro caffè, rispetto a quello più “commerciale” degustabile nei normali bar cittadini, è più “fresco” e più differenziato nel gusto su alti livelli qualitativi; a questo si aggiunge l’attività di consulenza per la “formazione al gusto” di cui, qui dentro, i consumatori potranno sempre usufruire a loro piacimento e con la nostra più completa disponibilità.

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Beh, mi sembra proprio che abbiamo finito. Adesso me lo offre un caffè? Se possibile gradirei una tazzina di Kopi Luvak (il caffè più costoso al mondo – NDR): ne avete?

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Se anche ce l’avessi mi rifiutere di servirlo: si tratta di uno dei più clamorosi bluff alimentari della storia mondiale: lasciando perdere le assai poco attraenti modalità di produzione (le bacche vengono fatte ingerire da un animaletto chiamato zibetto comune delle palme e recuperate dalle sue feci dopo una parziale digestione) si tratta di un prodotto il cui prezzo è stato gonfiato artificiosamente e in modo spropositato al suo reale valore, senza peraltro che ci sia nessuna garanzia sulla qualità dei chicchi che vengono fatti inghiottire al povero animale. No, piuttosto gradisca questo Panama Gesha” e vedrà ceh non le dispiacerà affatto.

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Alberto Nevola (a destra) insieme ai suoi collaboratori

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Sapete che vi dico? Aveva ragione lui. Il Panama Gesha è davvero squisito. Una per volta, però, le specialità di Tostato Specialty Coffees intendo assaggiarle tutte: Etiopia, Brasile, El Salvador… sto arrivando!

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