Scrittori sull’orlo di una crisi di nervi

Non credo che per scrivere un thriller pieno di psicopatici e paranoici ci sia bisogno (ricorrendo allo sperimentato e glorioso metodo Stanislavskij) di calarsi nel ruolo fino al punto di non riuscire a staccarsi più dalla pelle la maschera che si è deciso d’indossare sul volto.

Dunque, certe reazioni inconsulte che partono dal <Lei non sa chi sono io> per finire a <Siete una massa di stolidi parvenu, andate a vendere il pesce invece di prendere libri in mano> ritengo siamo indotte, in certi scrittori, da serie problematiche psicologiche preesistenti.

Autori famosi, con poche decine di persone (amici? parenti? colleghi di lavoro? chi altro?) che seguono la pagina ufficiale facebook. Fenomeni da botteghino/registratore di cassa le cui opere (di non disprezzabile fattura, tra l’altro) risultano così capillarmente diffuse che di tre librerie operanti in una cittadina di rispettabili dimensioni,  nessuna ne tiene almeno una copia in vendita).

Ombrosi personaggi che mettono sulla bilancia di una conversazione che dovrebbe essere sterilmente tecnica, considerazioni personali come il ruolo e le responsabilità che ricoprono nell’azienda in cui lavorano (“E che ci azzecca con la scrittura?”, a dirla alla Di Pietro) e la struggente notizia che, ogni volta che devono presenziare a una presentazione o a un qualsiasi evento, sono costretti a lasciare per una sera soli moglie e figli (lo siento mucho, ma è la vita, Bellezza!).

      Rimedi consigliato:

  • Passare al genere rosa, pubblicando solo romanzi con ingenue collegiali, umili sartine e azzimati ufficialetti come protagonisti. Di rigore il lieto fine;
  • Scegliere un maestro zen a piacere e passare al fumo dell’incenso abbandonando più rischiose pratiche;
  • Aprire il cofano e verificare se c’è in dotazione all’auto una ruota di scorta per sostituire quella da pavone che ci si è appiccicata alle chiappe;
  • Ove non ritenuti congrui i rimedi 1/2/3 farsi vedere da uno bravo. Ma bravo davvero, mi raccomando.

 

 

   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Giulia in Giallo (Delitti & Diletti): le immagini del “prima”

Tante parole scorreranno.

Tante suggestioni, tanti momenti magici arriveranno.

Il corso “Il terzo occhio” (introduzione al Giornalismo investigativo) condotto da Patrizio Pacioni

Gli autori, gli editori, i libri.

Lo spazio per i più piccoli a cura di Clirim Muça.

Gli incontri con gli ospiti, che culmineranno con la cena con Antonio Ingroia, illustre testimone e attore della storia di quest’ultimo ventennio. 

Per ora assaporiamo queste suggestive immagini: Da sabato, con Giulia in Giallo – Delitti & Diletti fortemente voluto e organizzato a e per Giulianova da  Anna Tafà dell’Hotel Zenit e Sandrina Piras di Cultura No Stop, tutto comincerà.

                            

Categorie: Scrittura.

Post-it (3) – Per Tiziana qualcuno dovrà pagare il conto

 Avete presente quegli articoli che un giornalista non vorrebbe mai scrivere?

Beh, eccone uno.

Questa è la notizia:

Tiziana Cantone, tempo fa, accettò di essere ripresa in un video hard nel corso di un amplesso. Il filmato, immesso in una cerchia ristretta di utilizzatori di WhatsApp,  finì poi (a insaputa della ragazza) on line, a diffusione virale, causando una serie infinita di commenti, post e quant’altro che finirono per sconvolgere la vita della giovane donna. Ora la vicenda si è conclusa con un suicidio per impiccagione (effettuato con l’ausilio di un foulard) nello scantinato della casa di Mugnano, in provincia di Napoli, in cui Tiziana si era trasferita proprio nell’intento di defilarsi. Un drammatico e sconvolgente epilogo che deve fare amaramente riflettere sulle insidie del web e, soprattutto, su quella necessità di rispettare la persona che, nel caotico sviluppo di chiacchiericcio informatico, si è andata rapidamente e inesorabilmente perdendo.

Ora mi chiedo: ha sbagliato, Tiziana Cantone?

Sì, ha sbagliato.

Non a permettere che il suo partner la riprendesse, affermare questo equivarrebbe a esprimere un giudizio morale su ciò che la morale non può giudicare. Io ritengo infatti che la libertà di espressione della propria sessualità sia inviolabile: un adulto, purché consapevole e consenziente, ha il pieno e insindacabile diritto di indulgere a qualsiasi divagazione erotica ritenga di voler percorrere e sperimentare.

In cosa, dunque, ha sbagliato Tiziana Cantone?

Nel valutare contesto e persone, ecco dove.

Nel fidarsi di qualcuno al quale aveva permesso di avvicinarsi più di quanto fosse opportuno e di una cerchia di (supposte) amicizie, pronte a tradirla con inqualificabile leggerezza.

Qui però si ferma il suo errore e comincia quello, ignobile, gigantesco e mostruoso, commesso da tutti gli altri, intessuto di superficialità, di sudicia malizia, di invidia per la sua bellezza, per la sua giovinezza e per il suo candore.

Candore, sì. Lo scrivo e lo urlo ad alta voce.

Perché il candore è quello dell’anima e del cuore, non ciò si comprende e si risolve negli organi genitali e nell’uso che, liberamente, se ne fa.

Il candore di Tiziana è quello che, paradossalmente (ma anche no) l’ha portata a scoprire con inerme raccapriccio la cattiveria del mondo. L’ha portata a sperimentare sulla propria pelle la lama crudele che la diffusa anonimia della Rete coltiva e spietatamente affila, a compiere l’amara scoperta di quella laida senilità dell’anima (negli oscuri e contorti meandri di menti inconsapevolmente e irreversibilmente tarate), incomprensibile e ingiustificabile, che induce la ggente a sporcare ciò che di bello e giovane (nell’entusiasmo, nella gioia di vivere e nella voglia di fare prima che nella situazione anagrafica) esiste al mondo.

A svilirlo, a mortificarlo, fino a distruggerlo.

E alla fine è stato reciso, il fiore.

È stato sradicato dal giardino della vita con gli artigli di una diffamazione becera, incancrenita e irriducibile, prima ancora che con un cappio di stoffa.

Molestie, diffamazione, violenza privata, istigazione al suicidio?

Scelgano i giudici, dopo avere investigato sui soggetti implicati e sulle responsabilità a loro carico; per quanto è accaduto a Tiziana, però, qualcuno dovrà pagare, e dovrà pagare caro.

 

 

  Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

A Vacone c’è un capitolo di Storia tutto da sfogliare

Gli anni, si sa, passano in fretta, e ne sono passati tanti da quando fu scattata la foto in bianco e nero che mi vede ritratto con qualcosa di diverso dalla solita penna che è il principale strumento del mio lavoro: una pala.

La ricordo molto bene quella torrida giornata di agosto.

Ricordo molto bene la strana miscela di entusiasmo e scetticismo con la quale mi avvicinai a quegli scavi, all’epoca a uno stato troppo embrionale per intuire il tesoro inglobato, nel corso dei secoli, dalla bella campagna sabina.

Dopo di allora, per fortuna, ai ragazzotti pieni di buona volontà ma poveri (poverissimi) di conoscenze e professionalità come me e come i miei amici, che cercavano di fare del proprio meglio  intorno a quella “buca”, si sono avvicendati studiosi ed esperti, per fortuna. E ciò che sta venendo fuori dal loro lavoro, ne sono certo, permetterà la messa in luce e la valorizzazione di un sito archeologico straordinario capace di aggiungere qualcosa d’importante a quanto già noto dell’Antica Roma.

Ora, però, lascio la parola all’amico Pierino Petrucci che, al contrario di me, non si è fermato a quel lontano pomeriggio agostano ma è andato avanti, seguendo da vicino, passo per passo, quell’appassionante avventura archeologica che, ne sono sicuro, si risolverà alla fine in uno straordinario successo per il patrimonio storico/culturale nazionale e non solo.

Patrizio Pacioni

Villa Romana di Vacone (Rieti)

Il toponimo “le Grotti”,  l’area dove si trovano i resti della Villa Romana di Vacone, dimostra che da sempre si è a conoscenza di imponenti ruderi esistenti in questa zona. Molte persone si sono interessati a questi resti romani. Cercatori di oro, sesterzi, baiocchi. Improvvisati archeologi, come un giovane Patrizio Pacioni…

Per fortuna il sito ha interessato anche molti studiosi. Scrive Bartolomeo Piazza nel suo libro Gerarchia Cardinalizia (edito nel 1703):

...una (grotta) lunga tutta d’un filo palmi 190 e larga 30, sopra le quali vegetano piante e olivi…sono muraglie fortissime e ancora intiere,  e si mantengono con la sua fine incrostatura. Vi sono trovate più volte pietre con lettere intagliate, in una delle quali era inciso a lettere di mezzo palmo:

MOECEN BENEFACT.

 In un’altra compare quest’altra significativa scritta:

C. OCTAVIANUS AUG. LI OCTAVIANUS.

 Il ritrovamento della pietra la prima scritta riportata, la vista del Soratte (monte di cui Orazio scriveva nella sua Ode a Taliarco), la presenza in zona di una fonte chiamata Blandusia, anche essa cantata dal poeta, hanno fatto ritenere al Piazza che questa fosse la villa del poeta.

Il Guattani successivamente, visitando questo luogo e osservando i muri magnifici e raddoppiati, dopo un attento esame ritenne che queste rovine fossero il tempio della Dea Vacuna.

Nel 1932 Gelindo Cerroni così scrive relativamente a questo sito, in Latina Gens- Il Castello di Vacone: Sul margine di una via campestre…si vedono tutt’ora, considerevoli avanzi di grandiose costruzioni e di un antichissimo muro.

Nel 1970, a seguito dei lavori effettuati per la sistemazione del tracciato della strada che conduce al paese, venne riportato alla luce un muro in opera incerta e una nicchia semicircolare, identificate allora come antiche terme (dal libro Vacone, di Giovanna Alvino) .

Negli anni 1986/87 la Sovraintendenza  condusse un intervento  di conservazione e restauro delle antiche strutture; vennero alla luce  impianti produttivi della villa, furono effettuati interventi di restauro del criptoportico inferiore e  superiore. Sopra a quello inferiore è stato  trovato un pavimento a musivo, formato da quadrati, delimitati da tessere bianche sulle quali si imposta una file di tessere nere (dallo stesso libro). Dall’estate del 2012, nell’ambito di un più ampio progetto denominato “The Upper Sabina Tiberina Project“, la villa romana di Vacone è stata interessata allo scavo condotto dalla Rutgers University (USA). Partendo dalle due soglie visibili sopra il criptoportico inferiore, in questi anni sono state  riportate alla luce numerose stanze ornate da stupendi mosaici e intonaci.

Gli scavi sono ancora in corso e non è possibile descrivere in questo contesto le scoperte effettuate. Ci limitiamo, pertanto, a riportare che nell’ultima campagna di scavo (2016) è stato rinvenuto, oltre ad altri splendidi mosaici, un terzo criptoportico, ancora da esplorare, che dovrebbe collegare perpendicolarmente i due criptoportici già conosciuti.

Relativamente alla datazione della villa, si legge sulla relazione alla prima campagna di scavo  (a cura di Dylan Bloy, Giulia Masci, Gary D. Farney, Mattew Notarian):

A oggi… gli scavi rivelano l’esistenza di due distinte fasi della villa…una risalente alla prima età imperiale, molto probabilmente in età augustea o giulio claudia…la seconda sembra supportare una datazione al 1 sec a. C. La cronologia resta tuttavia da accertare e dovrà essere ulteriormente confermata.

  Pierino Petrucci

Categorie: Giorni d'oggi.

Uno scenario da brividi… di pura emozione

Prosegue la ricerca di segnalazioni di spettacoli di buon livello qualitativo e in qualche modo  “non convenzionali”  in grado di meglio far intendere e valorizzare una realtà teatrale nazionale generosamente diffusa su tutto il territorio: l’intento è quello di dimostrare che l’arte di recitare (e il piacere di assistere a buona prosa) non vivono e prosperano solo all’interno dei grandi teatri “ufficiali”.

In questo contesto s’inquadra questa intervista all’attrice emiliana Luisa Vitali su una singolare e originalissima iniziativa che, proprio in questi giorni, sta portando avanti a Bologna insieme ai compagni e amici dell’Associazione Rimachèride .

 

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Rivitalizzare un cimitero, un ossimoro, potenziato per di più da un gioco di parole legato al tuo cognome. Sto parlando, naturalmente di scegliere come location per la pièce Ypnòs alcuni locali all’interno del Cimitero Monumentale di Bologna. Si può fare? E perché?

 

Sì che si può fare, perché la Certosa, prima di essere un cimitero è un museo a cielo aperto. Entrare lì è come entrare nella Storia. C’è l’evolversi del linguaggio attraverso gli epitaffi, del costume attraverso le immagini. E poi lo spettacolo ci è stato richiesto espressamente per l’inaugurazione della ristrutturazione dalla Sala del Pantheon danneggiata dal terremoto del 2012 che, per quanto si riferisce a Bologna si accanì soprattutto su alcuni edifici storici. Tra l’altro la parte monumentale della Certosa viene aperta da metà maggi a metà settembre proprio per accogliere eventi culturali e artistici, oltre a visite guidate.

Racconta in sintesi la trama e lo scopo di questa opera.

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La storia (scritta e diretta da Emiliano Bulgaria, regista e drammaturgo) narra di una ragazza di campagna di fine ‘800 (interpretata da Teresa Fava) che arriva prima a Modena e poi a Bologna con il desiderio di diventare cantante. Invece di esaudire i propri desideri, però, viene sedotta, percossa e sottoposta a violenza da un ricco signore bolognese che poi l’abbandona, in gravi condizioni e con il corpo crudelmente tumefatto, all’interno del cimitero. Questa situazione darà modo e occasione  a un famoso ipnotista e mesmerizzatore (impersonato da Emiliano Bulgaria) di agire sulla giovane per percorrere a ritroso la vicenda, nel tentativo di ricavare una completa ricostruzione degli avvenimenti.

Qualcosa sull’Associazione Culturale Rimachèride, che non sia compreso però nella presentazione che si riporta a pie’ di pagina.

  1. L’amore per il teatro di parola (anche se non disdegniamo per principio l’utilizzo d’inserti multimediali). 2) L’assidua pratica della formazione. 3) Il lavoro di gruppo nell’ideazione dei lavori che si vanno a rappresentare, pur nell’assolito rispetto dei ruoli scenici per così dire  “istituzionali” 

Luisa Vitali e il Teatro. Un appagante matrimonio? Una lunga e travagliata relazione? Una focosa passione?

Forse tutte e tre. Da bambina (parlo della più tenera età) avevo due sogni: fare teatro e studiare matematica. In matematica mi sono laureata e ho insegnato per alcuni anni, fino a quando cioè ho realizzato una certa incompatibilità con la scuola. A quel punto la passione per il teatro non ha avuto più argini finche, grazie a una collaborazione dell’azienda di speakeraggio Immagina con la Zanichelli, le due strade in qualche modo si sono ricongiunte. E poi, chi lo dice che la matematica è pura razionalità?

Che altro, oltre a Ypnòs? E dopo, Ypnòs

Per quanto riguarda il gruppo un nuovo progetto (nato su proposta di Cristina Nughes) sulle opere e sulla vita di Lydia Cacho, una giornalista messicana che combatte fieramente per i diritti civili in particolare di donne e bambini e contro i poteri forti.

Per quanto riguarda me la ripresa della collaborazione con laboratori di teatro e di speakeraggio radiofonico, audio-libri per educational e radiodrammi. Sempre con lo sguardo rivolto al palcoscenico naturalmente.

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LuisaVitaliParz  

Luisa Vitali, attrice bolognese, laureata in Matematica e diplomata alla Scuola di Teatro Colli di Bologna e all’Accademia per attori professionisti della Compagnia Teatro Dei Dispersi – Accademia 96, sotto la direzione artistica di Gianfranco Rimondi e la direzione didattica di Marina Pitta.
Si è perfezionata con Vadim Mikheenko, Tanino De Rosa, Shawna Farrel, Rosella Fioretti, Mauro Bigonzetti, Salvo Nicotra, Giacomo Martini, Giuseppe Liotta, Marinella Manicardi, e altri. Ha frequentato stage per l’attore radiofonico presso gli Studi RAI di Bologna e di speakeraggio presso il Baule dei Suoni. Ha studiato diverse tecniche recitative: Stanislavskij, Brecht, Yves Lebreton, M. Čhecov. Ha portato in scena autori quali: Brecht, Wesker, Beckett, Feiffer, Miller, Pinter, Triana, Fassbinder, Badiou, Rimondi, Peter Weiss, Bulgaria, ecc.
Tra gli ultimi lavori “Femmine d’onore” cinque monologhi sulle donne di mafia di e per la regia di Gianfranco Rimondi, “Ospiti” drammaturgia e regia di Luca Ghelfi ispirato a “Goodbye Kiss/Guests” di Harwood, “Le eredità di Vittoria Giunti” rielaborazione drammaturgica e regia di Daniela Marcolungo del libro omonimo di Gaetano Alessi, “Malvasia” drammaturgia e regia di Emiliano Bulgaria, “Il giglio e il fango” recital omaggio a Garcìa Lorca, “Ypnòs” drammaturgia e regia di Emiliano Bulgaria. Svolge attività di speaker per spot, audiolibri e radiodrammi (Canto di Natale di Charles Dickens). Tiene corsi e laboratori di teatro sociale, dizione, public speaking, lettura espressiva, movimento scenico, improvvisazione e tecniche teatrali, speakeraggio radiofonico e doppiaggio. Collabora attivamente con Radio Città Fujiko e l’Accademia di Arte drammatica Wedekind, oltre che con varie compagnie teatrali ed associazioni nazionali. Pur essendo prevalentemente attiva nel teatro, ha lavorato e lavora anche nel campo cinematografico, ultima presenza in “L’ispettore Coliandro – il Ritorno”, girata nel 2015. Attualmente svolge anche l’attività di speaker per audiolibri educational di Mondadori e Zanichelli presso IMMAGINA s.r.l.

L’Associazione Culturale Rimachèride nasce fra le province di  Bologna e  Vicenza come compagnia teatrale  caratterizzata dalla ricerca della mescolanza di arti e generi. I suoi componenti, di radici artistiche eterogenee, spaziano fra teatro ragazzi, teatro di prosa, musicals, concerti di musica classica e contemporanea, alla ricerca di un modo universale di affrontare la contemporaneità e la tradizione culturale italiana e non. Improntata sulla ricerca di linguaggi vocali e sonori, la compagnia mescola parola e voci in un continuum di proposte artistiche adatte ad un pubblico eterogeneo per età e culture.  << Se sei vivo vuol dire che conosci, e fino a quando conosci rimani vivo. Devi rappresentare ed evolvere ad ogni informazione che ricevi. Se ti deformi conosci, quando conosci vuol dire che sei vivo, se non sei più capace di conoscere e deformarti muori.>>

 

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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Pino Pesce: da sempre e per sempre teatro

 

Da qualche tempo a questa parte sembra che, in qualche modo, la Sicilia continui a chiamarmi a sé, sia per motivi personali che professionali, legati questi ultimi a quella parte della mia attività creativa / artistica orientata al teatro.

In questa tendenza va inquadrato il mio incontro con il professor Pino Pesce, giornalista, drammaturgo e regista teatrale, dal quale è sortita questa piccola ma significativa intervista.

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Pino Pesce. Professore di Lettere, giornalista, studioso e critico teatrale e, da ultimo, regista. Come riesci a stare dietro a un simile cumulo di interessi e attività?

Mi sorregge l’Amore verso la cultura che non è arido sapere bensì ricerca, desiderio di superarsi momento per momento; scavo nelle cose senza restare in superficie, il quale, anche quando conosci tutto lo scibile, non ti permetterebbe di essere persona se non vai dentro le cose; il mio Maestro (Gino Raya) mi fece capire la differenza fra cultura in estensione, che è la pura erudizione, e cultura in profondità che è proprio l’andare alle radici delle cose: per smuoverle, sconvolgerle e interpretarle fuggendo il dogma.

 

Il tuo primo cimento “dietro le quinte” è stata una singolare rivisitazione di un classico pirandelliano  L’uomo dal fiore in bocca. Ne vuoi parlare?

  

Avevo tanto scritto di Teatro in termini di recensioni; avevo anche scritto, diversi anni fa, una Sacra rappresentazione, portata in scena da bravi artisti e registi. Negli ultimi 2 anni, come ben dici, ho voluto cimentarmi come regista ne L’uomo dal fiore in bocca di Pirandello rielaborandone il testo con innesti dello stesso scrittore siciliano che ben vi si attagliano, come la chiusa di Uno, nessuno e centomila e la novella Di sera, un geranio, dove (in quest’ultima) il fiore è un papavero per dare senso al sonno e al sogno che mi ha portato, sulla scia della mia educazione filosofico-religiosa, a superare il pessimismo pirandelliano facendo rivivere il protagonista, il quale chiude il dramma aprendo, pur se in una sospensione di ultimo giudizio e nel Mistero, alla speranza: «…Non dovrei più essere nella sostanza dell’esservi… Ma che invece vi sono, come vedete… Come?… Non è dato saperlo né a voi né a me né a nessun altro. Burattini, burattini del nulla. Del Nulla? Non c’è un segreto filo che porta alla Verità Assoluta?!!»

(foto di Pietro Nicosia)

Il lavoro portato in scena, con qualche cambio di percorso, ha avuto un risonante successo sia per l’inedita messa in scena (videoproiezioni e danza aerea) – la quale ne dilata il tempo della rappresentazione (circa 50 minuti; il tempo classico era di 20 minuti circa) – che per le suggestive musiche di Elisabetta Russo, le immagini-video di Enza Mastroeni, Dalila Romeo e Vincenzo Santonocito e la performance degli attori: Mario Opinato (L’uomo dal fiore in bocca), Tony Pasqua (L’avventore), Luisa Ippodrino (Allegoria della Vita e del Tempo), Rossana Scinà (Allegoria del Trapasso). D’aggiungere, come chicca, la suggestiva voce fuori campo del mio amico Pino Caruso che racconta il momento del trapasso. Tutto il resto è spettacolo da vedere perché le parole non hanno occhi.

 

Senza scendere nel privato, sono venuto a sapere della tua recente quanto assidua e appassionata frequenza, con una donna di grande personalità e spessore. Sto parlando, naturalmente, della licatese Rosa Balistreri.

 

 Sì, adesso mi sto rivolgento alla Grande Licatese con una riduzione-rielaborazione teatrale nata dal testo di Giuseppe Cantavenere: Rosa Balistreri/ Una grande cantante folk racconta la sua vita.

Da anni con l’Autore, percorrendo tanta Sicilia, fra Istituzioni comunali, Associazioni e Università, abbiamo – qualche volta assieme al regista Nello Correale  – raccontato di Rosa.

Del libro di Cantavenere, dai più grandi nomi dello spettacolo ai più piccoli, ne è stato fatto un vero e proprio saccheggio senza spesso riconoscere i meriti dell’Autore.

Quindi il mio testo teatrale: Rosa Balistreri/ A memoria di una Voce. In scena ci saranno Giusy Schilirò (dalla voce potente e seducente), Luigi Di Pino (rinomato cantastorie), Francesca Busacca, Tony Pasqua, Opim (attore e musicista), Jessica Seminara (violinista), ballerini del Centro Danza “Azzurra” di Belpasso, diretto da un eccellente coreografo: Alfio Barbagallo, i disegni di Alfredo Caccamo e le immagini-video di Enza La Giusa.

Parliamo ora della tua avventura al timone del periodico l’Alba sulle cui pagine elettroniche, tra l’altro, è apparso un bellissimo articolo su Diciannove + Uno, dramma ispirato alla tragedia della motonave “Hedia”, scomparsa nel Mediterraneo, nel 1962, insieme a tutto il suo equipaggio.

Un’avventura iniziata nel maggio del 2005, dopo aver diretto un altro periodico. Ho dato a l’Alba un’impronta decisamente culturale e di lindore deontologico che non ha mai ceduto a tentazioni di compromessi. Su di essa è apparsa, come dici, una recensione sul dramma Diciannove più Uno sul giallo della “Hedia”, a firma di Roberto Fatuzzo che, in particolare ha fatto parlare a Misterbianco, trovandovisi, fra i marinai scomparsi (18 italiani ed un gallese), un misterbianchese della famiglia Orofino.  In merito, tu dovresti saperne più di me, essendo lo scrittore e il regista di questa triste e buia vicenda.

Molte attività, molti interessi, come si è scritto all’inizio di questo articolo-intervista, il più delle volte permeati di profonda “sicilianità”. Vuoi raccontarci del rapporto che ti lega alla tua terra, alla tua gente e alle tue radici culturali?

Ho un forte legame con la mia Terra che è fortemente viscerale, ma devo confessarti che tante volte ho desiderato scappare da essa per il modo qualunquista e superficiale di gestire la cosa pubblica e di interpretare il quotidiano, spesso avventato, clientelare e leccaculesco.  Ho sempre agito, con i miei strumenti culturali (coi miei discenti sono stato più che un docente un educatore), per rovesciare e cambiare tutto. Tante le gratificazioni teoriche, poche quelle concrete.

Cosa prevede il futuro prossimo di Pino Pesce e -soprattutto- cosa si aspetta Pino Pesce dal futuro prossimo della sua attività di informatore e di uomo di teatro?

Di essere capito, mi aspetto; ma non penso questo sia facile. Potrei magari essere capito ma non certamente seguito o sostenuto; sono sempre stato per le verità scomode, accolte solo in teoria ma mai nella pratica; ti faccio un esempio banale: il mio periodico è stato sempre apprezzato ed applaudito, ma alla fine amministratori, politici, anche quelli di affinità ideologica e vertici di Teatri stabili, hanno preferito sostenere giornali sgrammaticati e senza qualità culturale e codesto la dice lunga! Risultato? l’Alba ormai è al tramonto! Una sottrazione quindi alla Cultura e alla Società.

Anche se tante volte piegato, non mi sono però mai arreso; continuerò, infatti, a combattere sperando, specie con il teatro, di vedere qualche buon risultato.

Purtroppo così vanno le cose, ma non solo in Sicilia!

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Patrizio Pacioni per           

https://cardona.patriziopacioni.com/

Categorie: Teatro & Arte varia.

Ex Libris (6) – Il primo giallo di Manuela Costantini, ladra di immagini e guida di emozioni

Manuela Costantini, al suo primo romanzo, si presenta ai lettori con uno stile di scrittura solido e, soprattutto, già perfettamente delineato e riconoscibile.

Come dire, se mi si passa un paragone culinario, che gli ingredienti che mette nella grande pentola in cui ribolle il sapido minestrone del Giallo, sono assolutamente gli stessi (delitto, intrigo, sospetti, sbirri, indagini e colpi di scena) usati da centinaia di migliaia di scrittori in milioni di libri editi in tutto il mondo, ma…

… ma assolutamente genuini, provenienti (proseguo ancora un attimo nell’ardita parabola) dall’agricoltura biologica del genere letterario, senza utilizzo di concimi chimici né tantomeno con inquietanti processi da laboratorio tipo OGM. E, soprattutto, dosati con rara maestria e indiscutibile originalità.

Dunque, come si è detto all’inizio, è una firma stilistica bene individuata, quella che Manuela Costantini appone a questo suo primo romanzo (non per niente insignito nel 2014 del prestigioso Premio Tedeschi, il più tradizionale e ambito della letteratura di genere, prevedendo la pubblicazione del testo proclamato vincitore nell’ambito della collana del Giallo Mondadori).

Ci si riferisce, in particolare, ad alcune caratteristiche del modus narrandi dell’autrice giuliese:

  1. L’insolita presenza contemporanea sul proscenio, in contrasto con quella regola dell’ “uomo solo al comando” che impera nella narrativa gialla, di due protagonisti appartenenti per così dire delle “forze del bene”: una coppia ben assortita, capace di opere in piena autonomia tra i suoi componenti ma, allo stesso tempo, mantenendo sempre un importante collegamento simbiotico;
  2. La commistione, portata avanti per tutto il testo, con la giusta misura, tra  il plot poliziesco e non solo il personale dei principali personaggi  (cosa che molti altri narratori riescono a fare egregiamente) ma anche con il loro intimo (impresa già più difficile). Manuela Costantini li sonda continuamente da dentro, nelle emozioni, nei sentimenti e nei disturbi e nei vizi piccoli o grandi che ne travagliano le complesse personalità: così, procedendo nella lettura, s’incontra l’avvocato che si commuove fino alle lacrime quando comincia a cadere la pioggia, il parrucchiere diviso tra deviazioni e  devozione, una dolcissima suora-manager, e ci si trova coinvolti nel problematico rapporto di amore e odio tra sorelle, nella fragilità sentimentale del commissario… e così via;
  3. L’attenzione all’ambiente in cui si svolge la vicenda, pacata ma continua, eccezionalmente presente ma mai invasiva. Ciò che risulta sufficiente, tanto per dire, a fare avvertire al lettore il respiro del mare, carico di salsedine, il sottofondo della risacca che si miscela al rumore del traffico e delle voci di una tranquilla città di provincia e l’odore fragrante  e ammaliante di caffè, zuccheri e lieviti che filtra fuori da bar e pasticcerie.

Questo e altro è Le immagini rubate, un’opera prima che permette di condividere senza esitazione gli elogi espressi in merito da Franco Forte, uno che di certi argomenti se ne intende almeno un po’. E di poter celebrare, senza significative possibilità di errore, l’avvento di  un nuovo e fresco talento nella giallografia nazionale. C’è persino, e se questo non è magia, poco ci manca, in  questi giorni vissuti nell’emozione lacerante di un gravissimo terremoto, un richiamo (di grande suggestione e sconcertante attualità) a un altro sisma, a un’altra città gravemente ferita da movimenti tellurici, in questo caso L’Aquila.

Il libro

Città di mare che potrebbe essere ovunque ma che sospetto (stiamo parlando di un giallo, dopotutto) posizionata sulla costa adriatica. In posizione abbastanza centrale, direi.

Qualcuno si diletta a uccidere (c’è sempre un serial killer in agguato, lì fuori) con uno stiletto, o qualcosa del genere, facendosi carico di scalpare le vittime. La polizia (impersonata dal commissario Pietro Ciccone e dai suoi collaboratori) indaga. Un giovane avvocato stralunato e golosissimo di dolci (Filippo Dolci) collabora con lui, per amicizia e per semplice curiosità mentale. Con il progredire delle pagine la storia s’ingarbuglia quanto basta, altre chiome prendono tristemente il volo, con la brava Manuela Costantini che s’ingegna a imprimere in terra orme che uno scafato segugio può riuscire a individuare e seguire, lanciando contemporaneamente in cielo false piste, come aquiloni colorati che poi, uno per uno, tira giù e sostituisce con altri. Personaggi collaterali s’inseriscono nella narrazione, mai a caso, ciascuno funzionale allo sviluppo della trama e dell’intrigo. Sono molti, ma nessuno di essi rimane solo un nome, un cognome e un ruolo, grazie alla capacità dell’autrice di delinearne personalità differenti con pochi tratti e, soprattutto, all’abilità dimostrata nello scandire un discorso diretto che (com’è nella ricetta del miglior minestrone giallo) costutuisce la parte più consistente della scrittura. Per arrivare allo scioglimento dell’enigma, perfettamente coerente, di quelli che fanno esclamare al lettore disattento frasi tipo “Ma che stupido! Dovevo capirlo, quando...” e a quello più attento “L’avevo detto io che a pagina xx c’era qualcoa che non quadrava“. O robe del genere.

Una storia in cui, senza incorrere in pedanti appesantimenti, fanno capolino suggestivi riferimenti dotti (Catullo con la sua Chioma di Berenice, Callimaco, Foscolo) assolutamente funzionali al dipanarsi della trama.

Un libro che come un altro celebre libro, alla fine “fa tornare a riveder le stelle“. E che profuma di buono, come una brioche appena sfornata (vero avvocato Dolci?)

Beh, come si fa a non divorarlo… in pochi bocconi?

 

   Manuela Costantini è nata in Abruzzo, precisamente a Giulianova, sede in settemmbre del primo festival Giulia in Giallo, organizzato dall’associazione Cultura No Stop e dallo ZenitHotel per la direzione artistica di Patrizio Pacioni. Nel tempo lasciato libero dalla scrittura (probabilmente dovrei dire il contrario, ma mi piace pensare così) lavora da impiegata in una società di servizi. Prima ancora di essere un’appassionata scrittrice, com’è giusto che sia è una attenta e assidua lettrice. Ha pubblicato racconti su antologie, quotidiani e siti letterari. Nel febbraio 2012 il racconto “Le brave persone” è stato pubblicato in appendice ai Classici del Giallo Mondadori.  Nel 2013 il racconto “Le domande sbagliate” è stato pubblicato nell’antologia Mondadori “Giallo 24” e nello stesso anno il racconto “Fine dei giochi” è stato selezionato per l’antologia “Carabinieri in giallo 6”, sempre per i Gialli Mondadori. Nel 2014 (per Delos Digital ), l’ebook “Quasi sempre a ottobre (https://play.google.com/store/books/details?id=AGVYAwAAQBAJ&rdid=book-AGVYAwAAQBAJ&rdot=1&source=gbs_vpt_read&pcampaignid=books_booksearch_viewport),biografia romanzata della serial killer Milena
Quaglini, seguito dal racconto storico “Il ritorno del francese“.

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Titolo: Le immagini rubate

Autore: Manuela Costantini

Editore: Mondadori

Collana: Il Giallo Mondadori

Anno: 2016

Pagine: 211

Prezzo: 4,90 €

ISBN: 9788852055522

 

   Il Lettore

 

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (20) – Eh, si fa presto a parlare di memoria!

Sia subito chiaro, però, pur essendo questo un articolo pubblicato tramite Rete, che non ci si riferisce in queso caso alla “memoria” al silicio di un pc, e neanche a quella che. difettando ai più distratti,  fa dimenticare dove diamine sono le chiavi dell’automobile e se la bolletta del gas sia stata pagata oppure no.

No, la memoria sulla quale ragiona Costanzo Gatta nell’articolo comparso sull’odierno inserto di Brescia del Corriere della Sera è tutt’altro.

È Memoria (con la M maiuscola) di costumi e tradizioni, è memoria della evoluzione stessa di un popolo inteso come grande famiglia del territorio.

Lo spunto Gatta lo prende dalla presentazione della Fiera di Orzinuovi (annuale kermesse incentrata sull’agricoltura ma fondata dai soci del Motoclub Orceano, a proposito di ricordi!) tenuta nella sede della Fondazione Civiltà Brescia, trasformandolo subito in una snella ma ben articolata argomentazione sulla “memoria” come patrimonio spirituale, prezioso e necessario primo gradino di cui servirsi per cominciare la scalata a un futuro migliore.

Ci comportiamo come se il vissuto non esistesse, evitiamo di ricordare chi ci ha preceduto o dove affondino le radici. Sempre pronti a lodare il presente e bistrattare il passato. E non ricerchiamo la nostra storia. Ci rifugiamo e crogioliamo nell’oggi per nonn avere scomodi termini di paragone. E così l’effimero prende il sopravvento sul consolidato

sono le frasi che riassumano e condensano il pensiero di Costanzo Gatta, favorevolmente colpito dai molteplici richiami che, in sede di evento. hanno riportato alle tradizioni del lavoro dei campi (favorito più ancora che per quanto riguarda altri settori, dal contributo silenzioso delle donne dei nostri avi) e agli innumerevoli meriti dei pionieri.

“Qui non c’è voglia di gloriarci del passato, ritenendo che ci sia poco di cui gloriarci nel presente. C’è solo il desiderio di rinfrescare la memoria corta.”

precisa ancora Gatta. per concludere con le parole di Michel de Montaigne:

La memoria è il ripostiglio e l’astuccio della scienza“.

Una frase e una lezione, parola mia, da mandare…. a memoria!

68^ Fiera Regionale di Orzinuovi – dal 26 al 29 agosto 2016 – Comunicato stampa

Al ragguardevole traguardo della 68a edizione, tornerà alla fine d’agosto la tradizionale Fiera Regionale di Orzinuovi.
Evento sempre molto partecipato, con una quota di presenze che si aggira intorno ai 150.000 visitatori, offrirà quest’anno un programma rinnovato e particolarmente ricco di appuntamenti economici, culturali e sociali.
Il settore agricoltura e zootecnia, che insieme ad artigianato e commercio sono i cardini della manifestazione, rilancerà la presenza degli animali della cascina: prima fra tutti la mitica frisona, e poi cavalli, asini, capre, conigli.
Alla rappresentanza delle più importanti categorie agricole, artigianali e commerciali e alle eccellenze del territorio come il Parco dell’Oglio si affiancherà un’ampia convegnistica; spettacolo e folclore animeranno la Vecchia Fattoria, ricostruzione su carri dei vari ambienti della cascina per una “messa in scena” in abiti d’epoca della vita rurale negli anni 50; un’area specifica sarà dedicata alla cultura e alla coltura delle api e del miele. Non mancheranno le degustazioni per tutti i palati, dal miele, naturalmente, ai più apprezzati prodotti dell’agroalimentare con tantissime specialità enogastronomiche: formaggi, pasta, pizza, confetture e marmellate, olio, frutta e verdura, vini, birre artigianali, prodotti biologici a chilometro zero.
Il pane, alimento essenziale, tra i più diffusi e consumati al mondo, sarà protagonista di una serie di incontri e dimostrazioni, e nel grande stand allestito dai panificatori di Confartigianato si potrà assistere al ciclo delle sue fasi di preparazione.
Gli organizzatori e promotori della fiera, il cda di Nuova Orceania presieduto da Tonino Zana e la commissione coordinata dall’assessore Michele Scalvenzi sono al lavoro da tempo, con la supervisione del sindaco Andrea Ratti, per la nuova edizione, fortemente voluta nel segno della partecipazione allargata e attiva delle tante risorse della comunità; un’edizione che nel segno del rinnovamento non dimentica però le sue origini.
E proprio in omaggio al Motoclub orceano, che organizzò la prima edizione nel 1948, sfileranno e saranno in mostra moto e auto storiche, mentre i concessionari bresciani esporranno i modelli nuovi fiammanti.
Musica, arte, incontri culturali non saranno un corollario ma parte integrante e sostanziosa della kermesse. Una mostra sulla Vita dei campi tra la seconda metà dell’800 e la prima metà del ‘900 con dipinti provenienti da musei lombardi e collezioni private (che rimarrà aperta fino al 6 novembre) e un allestimento di abiti da sposa e foto di cerimonie nunziali, per ripercorrere storie di famiglia dagli anni Cinquanta ad oggi registrandone pure i mutamenti di moda e costume, saranno ospitate nella storica Rocca, anche conosciuta come Il Castello, cuore della città.
Sul versante musicale saranno allineati Riccardo Maffoni, i Matmata, Eliseo, Carlo Gorio, Malena, Meidokesic Blues Duo per un’inedita session di Rock orceano; previsto anche Piergiorgio Cinelli Trio in concerto. Il soprano Paola Moroni sarà protagonista di un particolarissimo appuntamento lirico con finale pirotecnico: Castello in fiamme (oltre ad aprire insieme al pianista Francesco Gussago il convegno tradizionalmente fissato alla vigilia dell’apertura della fiera nella Cascina Le Vittorie a Villachiara, quest’anno dedicato al Lavoro delle donne nella vita delle cascine).
Serate danzanti, esibizioni di cori e bande, spettacoli e aperitivi teatrali con le compagnie locali e i fuochi d’artificio finali di completano il carnet, arricchito anche da esibizioni sportive e di abilità, compreso un Torneo di morra con i campioni nazionali della vicina Barbariga.
È così che dal 26 al 29 agosto Orzinuovi si prepara ad accogliere la pacifica invasione dei 150.000 visitatori, i quali troveranno ad attenderli, oltre ai 250 stand (c’è ancora possibilità per iscrizioni e adesioni*), ai negozi del centro in grande spolvero e al ricco programma di iniziative, la meraviglia di una piazza trasformata in giardino, con allestimenti verdi e giochi d’acqua sullo sfondo dei bei palazzi dalle finestre per l’occasione tutte in fiore.

Nuova Orceania
030 9444136 – 334 8892022
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www.orceaniaservizi.it

 

 

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