Post-It (7) – Gli shortini e la pietra da macina

Questa volta voglio cominciare con una citazione alquanto insolita, per uno come me:

«E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare»

(Matteo 18 – 5/6)

Per accoglierli li accolgono e come, i nostri piccoli e le nostre piccole.

Sto parlando di discoteche, pub, bar e baretti, ritrovi vari.

Non solo li accolgono, ma si adoperano anche per “dissetare gli assetati”.

Certo, li dissetano a modo loro: shortini low price: un bicchierino di vodka, da mandare giù in un colpo solo, una monetina da un euro. Magari aromatizzato al limone, o alla fragola, o a qualche altro frutto che, per un ragazzino o una ragazzina, rende più accattivante il sapore acre dell’alcool.

Così, a Ferrara, in un locale chiamato Lobo loco, un’adolescente di tredici anni, sfidata da qualche coetaneo (voglio sperare che fossero tali) scriteriato, accetta una sfida a chi beveva più “chupiti”, quei bicchierini molto forti che costano un euro l’uno, ne beve 18 (diciotto!) di fila, entra in coma etilico e il giorno dopo (per fortuna) si risveglia all’ospedale.

«Sono cose che succedono. È capitato anche a un mio amico in terza media» racconta, candida come un giglio.

«Conosco un’altra ragazza che d’estate tutti i mercoledì pomeriggio organizzava feste nel giardino di casa, tanto i suoi non c’erano. Io ogni tanto andavo per fare i gavettoni, ma gli altri bevevano sempre: gli alcolici se li procuravano in casa o riuscivano facilmente a comprarli in certi negozietti dove non chiedono i documenti»

Eccola la soluzione del problema: è sotto gli occhi di tutti, ma nessuno o quasi nessuno fa abbastanza, con il risultato che giovani sempre più giovani si avvicinano all’alcool nel modo più sbagliato che ci sia.

Genitori disattenti: aprite gli occhi.

Negozianti avidi e disonesti: tutto si può toccare, tranne le giovani generazioni, tranne quei famosi “piccoli” di cui si parlava prima.

Altrimenti una macina da legare al collo si può sempre trovare.

 

    Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Post-It (6) – La congrega dei (Grillini) Flagellanti

 

Vogliatemi bene e statemi vicini, perché oggi, preso il coraggio a due mani(ma sarebbero meglio quattro) mi accingi a toccare “gli intoccabili“, i “puri di cuore“, gli “incorruttibili“, e non so cosa sarà di me.

Si dichiarano laici, ma la mentalità è quella dei gesuiti o dei domenicani old style.

Peccano, sì. Beh, la carne è debole, si sa, ma poi si pentono.

Peccano, sì, ma facendo professione di immacolato senso civico, espellono il compagno di partito, anzi di movimento, indagato/inquisito di turno pensando e cercando di fare pensare che basti una purga per eliminare un’ulcera duodenale, se non peggio.

Si parte dall’avviso di garanzia per concorso in bancarotta fraudolenta per il sindaco di Livorno Filippo Nogarin, passando per lo scandalo di Quarto con il sindaco Rosa Capuozzo, ricattata per abuso edilizio da un altro ex compagno di partito a sua volta indagato per voto di scambio…

Per arrivare gloriosamente alla macroscopica quanto scandalosa falsificazione delle firme a Palermo.

… e la storia è sempre la stessa.

<Noi, però, siamo diversi. Noi sospendiamo, cacciamo i reprobi> proclamano fieri a ogni nuovo inciampo, respingendo fieri i pur dovuti appunti. Come se tagliare via un bubbone possa sconfiggere la peste della corruzione, delle piccole furbizie, dei tornaconti personali che, inevitabilmente, sa infiltrarsi ovunque. Anche tra le loro file.

Espellono iscritti a destra e a manca , ma non capiscono che tante epurazioni fanno sorgere molti e gravi dubbi sia sul processo di scelta dei candidati che sul reale status dell’onestà / capacità all’interno delle loro fila.

 

Insomma, per farla breve. Propongo che in ogni chiesa italiana si apra un confessionale  dedicato ai grillini pentiti.

Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, emani immediatamente un decreto legge finalizzato a inserire nella finanziaria un nuovo capitolo di spesa che consenta un servizio davvero di pubblica utilità: la fornitura gratuita ai cinquestelle di cilici, flagelli e sacchi di ceci su cui inginocchiarsi, oltre a un buon numero di gogne per i “compagni che sbagliano”, perché abbiano occasione di fare pubblica penitenza ogni volta che serva e possano continuare a gridare a squarciagola (questo sì, impunemente) il loro mantra:

O-NES-TÀ!

    Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (26) – Dolcetto o Delitto?

Simposio

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Presso i Greci e i Romani, il simposio era quella pratica conviviale (da qui anche chiamato convivio), che faceva seguito al banchetto, durante la quale i commensali bevevano secondo le prescrizioni del simposiarca, intonavano canti conviviali (skólia), si dedicavano ad intrattenimenti di vario genere (recita di carmi, danze, conversazioni, giochi ecc.).

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Eccolo, il motivo dello strano incipit di questo articolo: con “La Monteselva di Patrizio Pacioni e Gi Morandini” evento tra il letterario e il figurativo che si è tenuto ieri pomeriggio al Caffè Letterario Primo Piano,  proprio a tale riferimento storico ci si è voluti riferire.

Il programma prevedeva due interviste incrociate aventi a tema la fantastica quanto oscura città costruita dalla fantasia dello scrittore romano, che l’artista camuno ha voluto reinterpretare alla luce della propria sensibilità creativa attraverso l’esposizione di alcune opere a ciò dedicate. Per la parte letteraria la conduttrice Sara Abate, per quella pittorica Carla Berta, grande appassionata di ogni modalità espressiva d’Arte e buona conoscitrice del panorama di riferimento cittadino e non solo.

In realtà con gli spettatori seduti ai tavoli, il tè, gli squisiti dolci, in completo relax, il tutto si è trasformato in una conversazione aperta nel corso della quale davvero Sara Abate ha saputo enucleare e mettere in luce le parti più rilevanti del duplice romanzo che ha segnato, dopo più di cinque anni si “riposo”, il ritorno dell’implacabile commissario Cardona e delle più sinistre nebbie di Monteselva, mentre Carla Berta è riuscita a entrare con una buona dose di intuito e consumata esperienza nel processo interpretativo che ha portato Gi Morandini ha rivisitare a modo suo i personaggi creati da Patrizio Pacioni.

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Fotografia di sinistra Patrizio Pacioni e Gi Morandini si confrontano su una delle opere esposte.

Fotografia di destra: in piedi, l’attrice Annabruna Gigliotti che ha curato le letture, insieme all’altro componente della “Compagnia delle Impronte“, il bravo Massimo Pedrotti

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A sinistra:  Carla Berta, Sara Abate e Patrizio Pacioni – A destra: Massimo Pedrotti

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Altri momenti dell’originale e intrigante appuntamento bresciano del 19 novembre. Un’esperienza da ripetere.

Serenità, approfondimento e rilassato divertimento sono le sensazioni che, nel dopo evento, ho raccolto tra gli intervenuti. 

Il modo migliore di concludere, a questo punto, mi sembra quello di citare una dichiarazione che, prima di congedarsi, ha rilasciato Pacioni stesso:

«Oltre a essere stato coinvolgente e stimolante, l’incontro mi ha permesso attraverso Sara di cogliere qualche interessante spunto in merito a potenziali futuri sviluppi di quella che mi piace chiamare “Saga di Monteselva” e, grazie al confronto con Gi, brillantemente mediato dalla sensibilità di Carla, ho cominciato a elaborare una maggiore definizione di certe caratteristiche (non solo esteriori) di alcuni dei personaggi».

 

(*) foto gentilmente fornite da Ph G.O.

 

 Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

La libreria su quel ramo del lago… di Garda

Davvero un piccolo mondo di libri, al numero 20 di via Roma, nel cuore di Desenzano del Garda.

Una “bottega” in cui, appena messo piede dentro, si avverte, anzi no, si respira, la passione dei proprietari Gianni e Mariella per la letteratura, per la parola scritta in qualsiasi tecnica espressiva trattata.

Un ambiente caldo, rilassato e accogliente, anche in una fredda e umida serata  di autunno inoltrato, come quella di venerdì 18 novembre, in cui, parafrasando l’icona evangelica dei ciechi che vedranno, dei sordi che udiranno e degli storpi che correranno, anche un analfabeta -suggestionato dalla bellissima atmosfera venutasi a creare- non avrebbe potuto fare a meno di prendere in mano uno dei tantissimi libri esposti su tavoli e scaffali e cominciare a leggere.

Ebbene, oggi, nella Libreria Castelli Podavini, ha fatto irruzione il commissario Cardona in persona, alle 18 in punto, impugnando saldamente la pistola di ordinanza, balzando fuori dalle pagine di “In cauda venenum“.

L’intervista condotta da Velise Bonfante è stata, al tempo stesso. professionale, puntigliosa e leggera.

Con assoluta naturalezza la poetessa commediografa (e ora anche narratrice, dopo la pubblicazione del fortunato romanzo di esordio “Fiore di ortica“) di Rivoltella ha dapprima introdotto la serata, poi è passata ad accompagnare l’Autore romano in un’articolata rivisitazione della sua carriera artistica.

Per approdare infine, con l’ausilio delle letture curate dall’attrice Ferdinanda Onofrio, intarsiate con suggestiva efficacia  tra una “chiacchiera” e l’altra, alla conversazione sulla nuova (ma non certo ultima) discesa in campo, nella cupa Monteselva, del commissario Leonardo Cardona.

Doppia discesa in campo, visto che il libro, arricchito dalla bella illustrazione dell’artista camuno Gi Morandini, contiene ben due avventure. Nella prima, “Una trappola per il leone“, adrenalina pura, nel racconto di una lunga notte di violenza che mette in pericolo la vita stessa del nostro commissario. Nella seconda “Cardona e il suonatore di campane“,  un duro apologo su e contro la violenza perpetrata a danno dei minori.

  

  

  

PS
Le foto inserite a corredo di questo articolo sono state scattate da Ph G.O.
Categorie: Da me a Voi.

Ex Libris (10) – Attila e l’elogio dell’imperfezione… in rosa

Igor Attila è un poliziotto, più precisamente un commissario,

Igor Attila sta vivendo una fase molto difficile della sua storia d’amore con Titta, maschio come e quanto lui, perché il commissario è serenamente gay.

Un connubio ormai consolidato, ma logoro, causa di pene amorose che stanno facendo lentamente di Igor Attila (etreno peter Pan restio ad assumere su di sé responsabilità “sentimentali”) un futuro alcolizzato calvados-dipendente.

Sì, proprio il calvados, un’acquavite di sidro di mela, la stessa bevanda preferita dal suo celeberrimo collega francese, Maigret.

Diverte i suoi lettori e si diverte Paolo Foschi, descrivendo gli strampalati componenti della fantomatica sezione “crimini sportivi” che fa capo alla Questura di Roma e che proprio dal commissario Attila è diretta: uomini e donne pieni di difetti, piccole manie e tic, insomma del tutto imperfetti, proprio come il loro capo.

 Si compiace, l’Autore romano (e romanista), delle bizzarre divagazioni di Attila, perennemente svagato e distratto, ma alla fine. magari con un pizzico di fortuna, sempre (o quasi sempre) capace di portare felicemente a termine le indagini che gli vengono affidate.

Dissemina le sue storie di situazioni grottesche, ma anche di dettagli intimi di vita utili a meglio mettere meglio in rilievo le caratteristiche personali dei protagonisti principali e secondari.

Si esibisce in giochi di parole (tanto per citarne uno: il pugile coreano che sul ring di una finale olimpica ha sconfitto Igor Attila, procurandogli il più grande e persistente cruccio dell’intera esistenza, si chiama Setepjo Te Kork) capaci di increspare le labbar di chi legge in un rilassato sorriso.

Si compiace, a quanto si dice di battezzare con i nomi dei propri veri amici agenti di polizia, magistrati, avvocati, assassini e vittime dei suoi romanzi.

Tutto ciò, però, mantendendo uno stile di scrittura immediato e coinvolgente e senza mai rinunciare, neanche per un attimo, a costruire e ben articolare  meccanismi narrativi complessi e conformi ai canoni della scrittura gialla.

Insomma, visto che quando si recensisce un libro, particolarmente un romanzo, qualcosa della trama bisognerà pur accennare, sappiate che il mistero al centro dell’inchiesta del commissario Attila è la morte in allenamento, proprio pochi giorni prima dell’inizio del Giro d’Italia, del campione Paolo Fallai. Se la domanda è: “Ma è morto per un banale incidente, oppure perché qualcuno… ?”,  sia chiaro che io terrò le labbra chiuse e non rivelerò nulla, neanche sotto tortura. Dunque, per scoprire la verità, non vi resta che arrivare fino all’ultima pagina di “Omicidio al giro” .

Vi garantisco che sarà una “tappa” molto gradevole da percorrere, per tutta la sua lunghezza, ovvero dalla partenza fino al traguardo.

Titolo: Omicidio al giro

Autore: Paolo Foschi

Editore: Edizioni E/O

Collana: e/originals

Anno: 2015

Pagine: 160

Prezzo: 14,50 €

ISBN: 9788866326120

 

 


Paolo Foschi, nato a Roma nel 1967, è giornalista al Corriere della Sera. Nel 2013 ha vinto il 47° Concorso letterario nazionale del Coni con il romanzo d’esordio, Delitto alle Olimpiadi, cui sono seguiti Il castigo di Attila, Il killer delle maratone e Vendetta ai Mondiali, tutti pubblicati dalle nostre Edizioni.

 

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   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (25) – Al Mille Miglia l’Arte libera e libera è l’Arte

Mettere in un recipiente dotato di chiusura ermetica un’idea originale, un’iniziativa di grande valore sociale e morale,  e l’attenzione di esponenti della pubblica amministrazio nei confronti delle problematiche del territorio di pertinenza e delle attività a esse collegate. Aggiungere la disponibilità di artisti (ciascuno nel proprio campo) di prima qualità, una buona dose di attenta e puntigliosa organizzazione, la scelta di un conduttore esperto e brioso e un pizzico di sana propaganda su tutti (o quasi – qualche tiratina di orecchie qui non ci starebbe male) i mezzi di comunicazione.

Agitare energicamente e servire nei piatti ancora caldo.

Et voilà, un evento come liberALArte, fatta eccezione di alcuni trascurabili inconvenienti  tecnici (“Meglio così, la perfezione fa invidia agli Dei” ha commentato prontamente Pacioni) intercorsi in occasione dei due interessantissimi filmati che sono stati proiettati nel corso della serata, riesce davvero alla grande.

Queste le immagini (Ph. G.O.) di una manifestazione nel corso della quale, attraverso i mirati interventi di professionisti di prima scelta operanti nel settore della gestione della pena e nel recupero dei detenuti, hanno disegnato un quadro assai suggestivo e calzante dell’attuale situazione della prassi “riparatoria” e di altre problematiche a essa relative, con particolare riguardo, ovviamente, a quanto accade a Brescia.

   

Dalla conferenza stampa tenuta in Comune, alla Loggia… al luogo del delitto: la meravigliosa location del Museo Mille Miglia

 

Il tavolo della conferenza al gran completo: da sinistra il conduttore della serata Biagio Vinella, il presidente dell’Associazione Carcere e Territorio professor Carlo Alberto Romano, la direttrice della casa di reclusione di Verziano Francesca Paola Lucrezi, lo scrittore, drammaturgo e blogger Patrizio Pacioni,  l’insegnante   di   danza    e   coreografa   Giulia Gussago  e   l’assessore   del   Comune   di   Brescia   Roberta Morelli

     

Da sinistra: l’esposizione del bel quadro realizzato dall’artista bresciano Gi Morandini (da cui è stato tratta ed elaborata l’immagine della locandina), un dettaglio del dibattito che ha accompagnato le proiezioni dei film “Il Lettore” e “Momenti di La causa e il caso” e uno squarcio del folto pubblico che ha presenziato all’evento patrocinato dal Comune e mirato all’illustrazione e al sostegno dell’opera svolta dall’Associazione Carcere e Territorio.

 

E ancora una foto di Patrizio Pacioni, che ha pensato e fortemente voluto “liberALArte” e di Biagio Vinella (nella foto, impegnato al microfono,  accanto  al  professor  Carlo  Alberto  Romano)  che  lo  ha condotto  con  il  brio  e  la  professionalità  che  gli  sono  propri. 

 

Ricapitolando.

La location dell’evento, grazie al patrocinio del Comune di Brescia ottenuto, soprattutto, per il fattivo interessamento dell’Amministrazione Comunale che ha voluto inserirlo nell’ambito del “progetto per la legalità” che coinvolgerà nel suo complesso numerose scuole del territorio comunale, è stata la sontuosa Sala San Paterio, all’interno -come già ricordato- del Museo Mille Miglia, luogo in cui è custodita, insieme alla prestigiosa collezione di automobilie d’epoca, anche una parte dell’ “anima” della Storia più recente della città.

A impreziosire il look, l’esposizione dell’originale opera dell’artista camuno Gi Morandini, efficacemente ispirata al celeberrimo Urlo di Munch.

I film proiettati hanno interessato e coinvolto i numerosi presenti, costituendo spunto, per Patrizio Pacioni e per Giulia Gussago, di meglio illustrare il lavoro che stanno portando avanti per e nei carceri.

Attraverso le sollecitazioni dell’abile coordinatore del dibattito, Biagio Vinella, gli interventi della dottoressa Francesca Paola Lucrezi e del professor Carlo Alberto Romano hanno riversato vivida luce sulle problematiche oggetto del convegno, illustrando i molti risultati già conseguiti e quelli che, con l’indispensabile aiuto del territorio (per il quale l’assessore Roberta Morelli ha manifestato -anche a nome dell’intera Giunta- la propria attenzione) che restano da perseguire.

Per tutti i presenti alla fine, sono state chiare, particolarmente due cose:

  1. L’importanza, direi quasi l’indispensabilità di attuare una attenta e infaticabile azione tesa al recupero e al reinserimento a puieno titolo nella Società di chi ha sbagliato e pagato, attraverso la detenzione, il proprio debito. In mancanza di ciò il sistema dell’intera giustizia italiana sarebbe da considerarsi fallito.
  2. Il fondamentale apporto che la pratica artistica e culturale di qualsiasi tipologia, può fornire a tale virtuoso progetto. Che sia attraverso la pratica attoriale, come quella promossa con i suoi testi drammaturgici da Patrizio Pacioni, o attraverso la danza, portata all’interno degli istituti di pena da professionisti e soprattutto appassionati come Giulia Gussago e la sua Accademia Lyria, o altre modalità di espressione artistica, purché di grande qualità… poco importa. 

 

 

 

   Bonera.2

 

Categorie: Giorni d'oggi.

Lucilla è furiosa, ma non mente

Tra Lucilla Giagnoni e la tecnologia, benché questo spettacolo proprio sullo schema di un videogioco sia strutturato (con tanto di motivetto musicale di sottofondo alla Super Mario Bros), ci dev’essere qualcosa di pregresso.

La possibilità che l’illuminazione dello schermo di uno smartphone violi il sacro buio della platea, o addirittura che parta un’irriverente suoneria, sembrano infatti preoccupare l’attrice  fiorentina ancora e assai più di quanto non accada per i suoi colleghi.

Questa volta, però, questa piccola peculiare e simpaticissima fobia (se vogliamo chiamarla così) si risolve in un abile stratagemma funzionale all’introduzione del tema conduttore di Furiosa Mente: i livelli progressivi di difficoltà nei vari stati del gioco e, soprattutto, la necessità delle regole, l’indicazione netta su ciò che sia lecito e ciò che invece risulti vietato.

Togliete di tasca i cellulari. Adesso illuminate gli schermi e ruotateli. Scattate foto al palcoscenico e, se volete, fatevi anche qualche selfie” è l’invito che gli spettatori colgono di buon grado.

Subito dopo, però, spegneteli: chi non può resistere per i novanta minuti dello spettacolo con il suo Samsung, o il suo HiPhone acceso tanto vale che se ne torni a casa” è la rigida disposizione che impartisce subito dopo.

Perché, appunto, nella vita il “Guerriero” (sia esso maschio o femmina) deve percorrere il proprio cammino, se vuole mantenere qualche ragionevole speranza di arrivare felicemente fino al traguardo, osservando inevitabilmente le regole imposte dalla Vita e dall’Etica.

Una percorso virtuoso percorrendo il quale, dalla crudele guerra di Troia e dall’ancor più spierata ira di Achille su-su fino alla pace francescana del cantico delle Creature, che chiude la pièce come un inno alla speranza, si fa tappa e si prende ristoro nelle canoniche Virtù: la temperanza, la giustizia, la forza, la fede…

Il tutto con abbondanti riferimenti letterari, dall’Iliade all’Orlando Furioso, dalla  sofoclea Antigone al picaresco Don Chisciotte, che Lucilla interpreta con la consueta maestria.

Spettacolo articolato e complesso, allestito con grande fantasia e professionalità, ma non per tutti: che Lucilla Giagnoni sia un’artista di capacità rappresentative eccelse e con straordinaria presenza scenica, che sia un’autrice teatrale dotata di vastissimi orizzonti culturali, un’idealista del positivo e del giusto, è conoscenza nota.

Sembra però, almeno in questo caso, che la volontà didattica, favorita dalla struttura del monologo, prenda il sopravvento sullo spettacolo, probabilmente oltre le intenzioni della stessa Giagnoni, inducendola, tra l’altro, a un forse troppo evidente compiacimento delle proprie abilità attoriali.

Opera comunque non banale, assistita tra l’altro da una scenografia suggestiva e spettacolare, che sfrutta al pieno le enormi potenzialità dell’elettronica anche in ambito teatrale. Da parte mia, lo confesso, resto molto curioso di vedere, magari nel prossimo impegno, l’artista impegnata nella scrittura, o solo nell’interpretazione, di una pièce di

respiro narrativo più ampio e di rappresentazione più corale.

La mia è destinata a rimanere solo una speranza?

C’è un tempo per nascere e un tempo per morire; c’è un tempo per distruggere e un tempo per costruire. Ci sono tempi di crisi, momenti grigi della storia. E il nostro tempo? Forse è uno dei più straordinari che all’umano siano dati di vivere. Cadute le grandi ideologie di riferimento, stiamo vivendo uno degli eventi più incredibili che siano mai accaduti sulla Terra, uno dei grandi sogni dell’umanità, da sempre: la mondializzazione. Che sia questo il tempo di un passaggio evolutivo? La nostra Mente potrà espandersi? Intanto c’è il tempo della nostra vita, che non dobbiamo mancare. C’è il tempo per capire, prendere coscienza e scegliere, anche se scegliere vuol dire combattere una battaglia. La battaglia è la condizione dinamica della nostra esistenza. E il primo e vero campo di battaglia è sempre la nostra Mente: per muoverci con sapienza dobbiamo avere la vigilanza, la forza e la compassione dei “guerrieri”.

   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Post-it (5) – Quella maledetta tentazione del tanto peggio tanto meglio

    Purché si dia “una spallata al Sistema” , sembra che tutto sia diventato lecito.

Così come sembra, purtroppo, anche che ci sia dimenticati cosa voglia dire davvero “essere di sinistra”.

La Hilary Clinton è radical-chic? Ah sì? E allora faccio il tifo per Donald Trump, che in fondo è soltanto cafone, puttaniere, classista, omofobo, razzista, sessista e incarna gli aspetti peggiori del capitalismo.

Anzi, sai che ti dico? Se un uomo così pericoloso, magari mentalmente instabile, sotto il parrucchino, vince le elezioni, diventando Presidente degli Usa (mica Segretario della Bocciofila) e prende in mano la valigetta con i codici segreti che servono a scatenare una guerra nucleare,  penso che sia una grandissima figata, un colossale vaffa indirizzato ai vecchi poteri e vado in piazza con quelli della Lega, con i Fratelli d’Italia, i Berlusconiani e i giovanottoni palestrati di Forza Nuova e faccio una grande festa.

Perché io sono uno duro e puro, uno rosso che più rosso non si può,  e l’idea che se crolla un Sistema, magari sotto le macerie, insieme ai ricchi e ai borghesi, ci resta anche qualche milione di operai, non mi sfiora nemmeno l’anticamera del cervello.

E che nessuno mi ricordi che nella Storia del XX secolo c’è già stato un altro movimento che ha dato una bella “spallata” a un governo debole e corrotto, instaurando un nuovo e vigoroso Nuovo Ordine. Si chiamava Partito Tedesco dei Lavoratori (Deutsche Arbeiterpartei, sigla DAP), uno schieramento politico che, guidato da un certo Adolf Hitler, agitatore e uomo politico di origine austriaca, e nel 1933 prese il potere in Germania.

Con quali esiti lo sappiamo tutti.

Siegh Heil, compagni.

   Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.