Le Uova di Colombo (9) – Il focolaio e i fiammiferi.

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Attenzione: qui si trattano OVVIETÀ NON PERCEPITE: spunti di riflessione su quegli argomenti che sembrano banali e scontati ma che, per molteplici quanto validissime occasioni, molto spesso non risultano affatto tali.

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C’è un insegnamento proveniente dalla cultura contadina e da secoli assurto a saggia massima di valore simbolico e universale: non è per niente e mai consigliabile tenere accesa una candela in un fienile.

Si tratta di un’accortezza talmente logica ed evidente da poter essere definita il classico “Uovo di Colombo”? Esattamente sì, eppure…

Eppure, calata nella pratica di ogni giorno, anche in occasione di eventi e situazioni che davvero richiederebbero la massima attenzione e la massima prudenza, ci sono persone che non ne tengono conto, indulgendo imperterriti in atteggiamenti e comportamenti che non solo mettono in pericolo la propria sicurezza personale ma, anche e soprattutto, possono gravemente nuocere a terzi assolutamente innocenti della loro sciatteria ideologica e professionale.

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Ciò su cui mi voglio soffermare è il caso del reparto di geriatria dell’ospedale civile ‘Santa Maria della Misericordia‘ di Rovigo, all’interno del quale, nel giro di un breve periodo di tempo, più di due terzi degli ospiti (esattamente, a oggi, ben 22 su 30) sono stati riscontrati positivi al SarsCov 2. Con quali conseguenze già verificatesi e facilmente quanto sfortunatamente prevedibili, (considerata l’età e l’estrema vulnerabilità dei soggetti interessati) lo lascio immaginare a chi legge questo post.

Il fatto è, ahimé!, che nello stesso reparto di geriatria sono stati presenti e operativi due infermieri e due oss che, avendo rifiutato la profilassi di tipo vaccinale, sono risultati a loro volta positivi al tampone.

Ora, pur riconoscendo che non sempre due più due fa quattro, e che gli intrecci del fato sono da sempre e per sempre continueranno a risultare misteriosi e inintelligibili per le limitate menti degli umani, e che le coincidenze non possono assurgere al ruolo di prove provate, penso che sia di solare evidenza per tutti che soltanto l’esistenza di un sospetto in casi come questi non possa essere ammessa; mi riferisco a quello che lo sconsiderato comportamento degli operatori in questione possa avere dato esca al vero e proprio incendio che rischia di decimare un intero reparto ospedaliero, destinato a risultare intollerabile non solo per i parenti degli anziani contagiati, ma della comunità locale e nazionale nel suo insieme.

Per tornare alla nostra questione, appare evidente che non solo qualcuno in quel di Rovigo si è gingillato con un candeliere nel pieno della sua funzione in mezzo a poveri covoni di paglia secca, ma incurante di tutto e di tutti, ci si è accesa anche una sigaretta e continua allegramente a fumarla.

Magari il fuoco sarà divampato per un’altra causa, al momento ignota, chi può dirlo, però…

Per concludere, le parole di alcuni personaggi ai quali, sia pure per motivi diversi, appartiene pienamente il diritto-dovere di manifestare la propria opinione in merito. Cominciamo con quelle (logicamente caute, ma significative) del numero uno dell’Ulss 5 Antonio Compostella

«Non c’è alcuna intenzione di attribuire senza ombra di dubbio l’origine del contagio ai lavoratori in questione. Ritengo però che se si fossero vaccinati avrebbero potuto evitare il contagio per se stessi e avrebbero, inoltre, potuto contribuire al contenimento della diffusione all’interno del reparto. Come Azienda, stiamo, pertanto, valutando eventuali azioni da intraprendere in base alla giurisprudenza vigente. Una cosa è certa, però: questo episodio conferma l’importanza della vaccinazione per gli operatori sanitari al fine di contribuire a preservare i pazienti e gli ospiti delle Rsa. Proprio il direttore della Geriatria aveva sensibilizzato i suoi operatori sulla sicurezza del vaccino e sulla responsabilità della scelta ma, purtroppo, non è bastato a far loro cambiare idea».

Questo, invece, il pensiero del presidente dell’Ordine dei medici del Polesine e del Veneto Francesco Noce:

«Gli operatori sanitari che non si vaccinano dovrebbero essere momentaneamente adibiti a ruoli amministrativi o sospesi, almeno fino alla conclusione dell’emergenza. Anche se sottoporsi al vaccino dovrebbe essere un obbligo, non solo professionale, ma soprattutto morale, in particolare, per chi è a contatto con malati e anziani.»

Secondo la numero uno di Federfarma Polesine Claudia Pietropoli, invece:

«Chi non accetta di vaccinarsi non può lavorare a contatto con persone fragili

La presa di posizione più netta e severa, però, è quella assunta con un tweet dal noto virologo, immunologo, accademico e divulgatore scientifico Roberto Burioni, docente all’università San Raffaele di Milano:

«Spero che una priorità per il nuovo Governo sia mettere fine a questa inaccettabile vergogna dei sanitari che rifiutano il vaccino mettendo a rischio i loro pazienti

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Ricordino, tutti quelli che si appellano a non meglio specificati “diritti garantiti dalla Costituzione, che in passato (e nel presente) è già stata sancito, in determinati casi, un categorico obbligo di vaccinazione per determinate categorie di lavoratori. Mi riferisco, in particolare e tanto per fare un esempio facilmente riscontrabile, alla seguente norma:

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 7 novembre 2001, n. 465
Regolamento che stabilisce le condizioni nelle quali è obbligatoria la vaccinazione antitubercolare, a norma dell’articolo 93, comma 2, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 7 del 9 gennaio 2002).

Insomma, a prescindere dalle responsabilità che saranno individuate o meno a carico dei singoli, i fatti di Rovigo ci mostrano l’ennesima ovvietà non percepita: è lampante che, nel nome del superiore interesse di tutta la colettività, per chi opera a contatto con il publico, a maggior ragione se la prestazione professionale riguarda categorie fisicamente fragili ed esposte come gli anziani, il diritto a non vaccinarsi deve considerarsi attenuato in modo sensibile. La difesa della salute e della vita umana richiedono abnegazione civica e spirito di sacrificio personale, e chi non è in grado di dimostrare una sufficiente dose di entrambe le qualità, deve essere destinato ad altro incarico, ove possibile, o in caso contrario rimosso.

E (tornando all’inizio del post come un serpentello che si morde la coda) se questo non è un classico Uovo di Colombo…

                      

 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è PatCdSott20Rid.jpg   Patrizio Pacioni (*)

(*)  Scrittore, drammaturgo e blogger

4 commenti su “Le Uova di Colombo (9) – Il focolaio e i fiammiferi.

  1. Conscio di rendermi antipatico… chiedo clemenza per la mia reazione pavloviana da correttore di bozze sin dai tempi di Catilina…cavat….
    Poi la “ggente”…deriva forse dall’incipit della trasmissione “che succ3de..” di RAI 3, intorno alle 20.15 ? La trovo incredibilmente ed originalmente intelligente….
    Altra cosa incredibile, ma in negativo, sono alcuni commenti inqualificabili, sentiti oggi in TV, rivolti alla Senatrice Segre. Commenti seguiti alla sua vaccinazione di ieri.
    E quelli sentiti, eran commenti che si potevano dire, figuriamoci gli altri.
    Perdona loro perché non sanno quello che, non solo dicono, ma anche pensano….senza rendersi conto che stanno proprio male.
    Due gg fa mi sono vaccinato.

  2. È indubbio che laddove la democrazia sia ben radicata, i suoi costi talvolta appaiano incomprensibili; ed in questo caso risultano eclatanti e senza appello. Ma se, appunto, senza possibilità d’appello, allora anche la democrazia più radicata deve essere in grado di porre e imporre i paletti per evitare che “l’uovo di Colombo” inizi a rotolare!

  3. Questo articolo mette il dito in una piaga aperta e ancora sanguinante. A volte, nel nostro Paese, il timore di ledere la libertà del singolo conduce all’anarchia e nel caso specifico a conseguenze talmente gravi da avere una rilevanza giuridica di natura penale. Per quello che mi riguarda, condivido l’auspicio di Burioni, al quale aggiungo che qualsiasi operatore sanitario, ma anche qualsiasi persona che lavora in un contesto in cui sono presenti soggetti fragili che si rifiuti di essere vaccinato, in questa grave situazione di pandemia, merita un licenziamento per giusta causa ed una nota nel curriculum personale che gli vieti per sempre di lavorare in tali contesti.
    Al momento attuale, oltre a mascherine e distanziamento, il vaccino (i vaccini) è l’unica arma che abbiamo per arrestare il contagio e raggiungere l’immunità di gregge. Purtroppo le ancora scarse conoscenze che abbiamo sul virus non ci permettono di sapere se i vaccinati possano essere portatori asintomatici di malattia. Per questo, ci si augura che alla vaccinazione, che ahinoi procede troppo lentamente, si aggiunga, per coloro che lavorano a contatto con soggetti fragili, il ricorso frequente ai tamponi.
    Oltretutto, come abbiamo visto negli ultimi giorni, questo virus fa bene il suo mestiere di virus. Il Coronavirus muta rapidamente e noi dobbiamo essere più veloci di lui nelle vaccinazioni, altrimenti ci potremmo trovare nell’infausta situazione di dover ricominciare tutto daccapo, con le conseguenze che ormai ben conosciamo.
    Patrizia

    1. Grazie Patrizia. Hai colto e raccolto perfettamente lo spirito che ha ispirato e vuole animare questo post. Mi sembra incredibile (ma è vero, purtroppo) che occorra continuare a richiamare l’attenzione della “ggente” su tematiche che dovrebbero risultare comprensibili anche per il cervello di una formica. Evidentemente la mano di Dio è stata piuttosto parca nel distribuire razionalità e ragionevolezza nelle menti degli umani. Pazienza, andrò avanti ancora per questa strada: «gutta cava lapidem», la goccia buca anche la pietra.
      È un Uovo di Colombo anche questo saggio detto latino.
      Patrizio Pacioni

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