Post It (15) – Amorosi regali dall’ «al di là»

La storia è commovente, meriterebbe di essere raccontata in un romanzo e poi trasposta in un film.

Ecco la notizia, riportata da tutti i quotidiani e i notiziari tv:

Colpita da un tumore al seno triplo negativo, un carcinoma particolarmente aggressivo e praticamente incurabile, dopo una lunga, aspra, quanto vana, lotta contro il male, Elisa Girotto, 40 anni, realizza che la figlia Anna, una bimba di appena un anno, sarà costretta a crescere senza la sua mamma.

Una prospettiva intollerabile, persino più dell’ormai incombente morte.

L’idea arriva pian piano, probabilmente indotta dallo struggente desiderio, ahimé impossibile da realizzarsi in modo tradizionale, di restare in qualche modo accanto alla sua creatura, almeno fino al raggiungimento della maggiore età.

Uno per volta, allora, comincia ad acquistare, negli ultimi (pochi) mesi che le restano a disposizione, doni adatti ad accompagnare la piccola Anna per 16 compleanni: da un pupazzo, a una barbie, a un mappamondo…

Quando Elisa si spegne, i regali ci sono tutti: a ogni compleanno la bambina, l’adolescente, la ragazza che diverrà Anna, ne avrà uno da scartarne ricordando la mamma che non c’è più.

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L’amore per la figlia è immenso. Il gesto è nobile, degno di una fiaba dei bei tempi andati. A volte, però, il sentimento e la ragione possono non incontrarsi.

Quello che mi chiedo io con la mente (il cuore è tutto con Elisa e Anna) è se tutto ciò non finirà per perpetuare, per lunghissimi anni, un lutto che, forse, sarebbe stato meglio lasciare elaborare alla bambina in modo più rapido.

Ricordando una frase ripresa da ben due evangelisti: 

Gesù gli disse: “Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti”» (Mt, 8, 21)

«Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio» (Lc 9,60). 

e augurandomi che i miei siano solo cattivi pensieri, auguro ad Anna il migliore e più sereno percorso di vita, nell’affettuoso ricordo dell’immenso amore che la sua mamma ha nutrito per lei.

   Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Agenzia letteraria «Il Carteggio»: l’eccitazione delle citazioni

 
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IL CARTEGGIO  

AGENZIA LETTERARIA & SERVIZI EDITORIALI

(Via Vincenzo Monti 25 – Milano – agenzia@ilcarteggio.it)

Il Carteggio, fondato da Paola Tosi e Ivan Bavuso, nasce con l’obiettivo di offrire una serie di servizi editoriali rivolti sia agli autori sia alle case editrici. Si occupa di individuare i punti di forza e di debolezza di un testo narrativo, suggerendo all’autore come valorizzare la propria opera. Si propone come tramite tra gli autori e le case editrici interessate alla pubblicazione.

E, a questi servizi, come se non bastasse, si aggiunge  «il blog di un piccola agenzia letteraria. Recensioni, interviste, inediti».

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Questo il biglietto da visita “ufficiale”, più o meno come si presenta nel sito ufficiale dell’iniziativa (http://ilcarteggio.it/). Ora, però, procederemo a modo nostro, sottoponendo gli amici Paola Tosi e Ivan Bavuso a una rapidissima intervista che parte proprio da tre citazioni reperite spulciando qua e là sulla loro pagina ufficiale facebook.

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1)

«Mi sono avveduto che la lettura dei libri non ha veramente prodotto in me affetti o sentimenti che non avessi, né anche verun affetto di questi, che senza esse letture non avesse dovuto nascere da sé: ma pure ha accelerato e fatto sviluppare più presto»

Giacomo Leopardi – “Zibaldone

Appunto, la lettura come presupposto e ragione di vita stessa della scrittura. Tra le incombenze di un agente letterario si può annoverare anche quella di promuoverla? E se sì, secondo voi, qual è la strada migliore e più efficace per farlo?

Paola: «Promuovere la lettura è il nostro obiettivo, vogliamo sviluppare il vero piacere di leggere, che per noi comincia in libreria, quando si sceglie un libro, quando ci si siede comodamente e ci lasciamo prendere per mano dall’autore che ci racconta una storia. La nostra strategia per coinvolgere più lettori possibili è la qualità del testo: ci occupiamo solo di romanzi che ci coinvolgono per l’efficacia della scrittura e per la forza della narrazione.» 

Ivan: «La narrativa per ragazzi è il settore più florido nel panorama editoriale: un buon segnale. Chi ama leggere è perché ha scoperto un mondo di cui non può fare a meno. Non si può obbligare nessuno a leggere, ma si può dare l’esempio e incuriosire i futuri lettori fin da piccoli. Con gli adulti bisognerebbe fare lo stesso, trovare sempre nuovi modi per risvegliarli. Non è impossibile. Paradossalmente leggiamo e scriviamo più dei nostri genitori, basti pensare ai Social»  

2)

«Il bello della scrittura è che possono farlo tutti»

E già. E magari per voi potrebbe andare anche comodo, allargando il mercato di riferimento. Ma… è proprio vero che possono scrivere tutti?

Paola: «Tutti possono scrivere, ma la scrittura ha bisogno di umiltà, buona fede, capacità di concentrazione e attitudine al lavoro duro, di conseguenza non tutti sanno scrivere.»

Ivan: «Più o meno tutti siamo obbligati a imparare a scrivere fin dal primo giorno di scuola. Generalmente a un bambino di sei anni si dà in mano un quaderno e una penna, non una chitarra. In questo senso tutti abbiamo competenze di base, ma non tutti possono scrivere. Scrivere bene è difficile e faticoso. Più di quanto comunemente si pensa.» 

3)

«…la narrativa è come un ring di lotta libera sul quale può salire chiunque lo desideri… Tuttavia, se salire sul ring non presenta particolari problemi, restarci a lungo è una faticaccia.»

Haruki Murakami – “Il mestiere dello scrittore”

Premesso che prima di porre la domanda bisognerebbe distinguere tra ring e ring, vale a dire tra accessi facilitati alla pubblicazione (come può essere quello riservato a una personalità di spicco, capace di generare “vendite” solo con il richiamo del proprio nome, a prescindere dalla capacità di scrittura) e vere e proprie vie crucis che comportano sacrifici, delusioni e inevitabili… compromessi)

Premesso questo, appunto, qual è a vostro giudizio il metodo da seguire, dopo una prima fortunata uscita in libreria, di mantenere l’interesse del pubblico?

A parte “scrivere un buon libro”, naturalmente.

Paola: «Restare sempre sulla scena, non dimenticarsi dei lettori che aspettano il secondo romanzo. Essere attivi sui Social: scrivere recensioni, non solo sulle nuove uscite ma consigliare anche classici.»

Ivan: «Uno scrittore deve un po’ abbandonare la propria creatura precedente. Lasciarla andare per la sua strada e concentrarsi su quella alla quale non ha ancora dato forma. Deve poi cercare sempre di migliorarsi, trovare nuovi stimoli, non accontentarsi mai. Non deve pensare al successo editoriale. Un libro è solo un libro, mentre scriverlo è un viaggio. Lo scrittore deve pensare a che tipo di viaggio vuole fare.» 

4)

«Guardatevi dai banchieri, dagli avvocati, dagli assicuratori, dai venditori di automobili usate e… dagli agenti letterari»

Uomo di strada al bar (questa l’ho aggiunta io)  😉  

Fornite a uno scrittore 4 motivazioni per ricorrere ai servigi de «Il Carteggio»

Paola: «Serietà, competenza, franchezza e affabilità.»

Ivan: «Per prima cosa, perché Paola e io abbiamo entrambi una grande fame di libri; in secondo luogo perché se il nostro obiettivo era di diventare ricchi avremmo fatto un altro lavoro; terzo perché chi si rivolge a noi ha capito che ha bisogno di un parere onesto anche se talvolta può fare male. Gli amici e i parenti, non sempre sono sinceri fino in fondo; infine perché ci stiamo impegnando molto senza promettere a nessuno fama e successo.»

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PAOLA TOSI (scrittrice)

Dopo aver scritto la storia di un’azienda come fosse un romanzo, ho deciso di seguire le mie aspirazioni. Così ho lasciato l’insegnamento di italiano e storia e ho seguito un corso di scrittura creativa tenuto da Alessandro Baricco e Dario Voltolini.

Nel 2010 ho pubblicato il romanzo In fuga dal cielo con Marsilio Editori. Ho frequentato MasterBook 2016, master di specializzazione nei mestieri dell’editoria di Iulm a Milano. Tra un editing e l’altro, il secondo romanzo preme da tutte le parti e a un certo punto sarò costretta a finirlo.

paola@ilcarteggio.it
tel. 339 62 20 136

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IVAN BAVUSO (giornalista)

GIORNALISTA

Ho sempre amato la lettura. Una passione che mi ha indotto a scegliere la facoltà di Lettere moderne a dispetto, ahimè, dei consigli di mio padre che mi voleva architetto. Sono giornalista pubblicista dal 2003.

Dal 2014 mi occupo di editing, della gestione dell’ufficio stampa e dei social delle Edizioni Il Ciliegio. Nel 2016 ho frequentato la terza edizione di MasterBook, il master di specializzazione nei mestieri dell’editoria di Iulm a Milano. Scrivo racconti: un paio sono stati premiati in concorsi letterari i cui giudici, evidentemente, avevano alzato un po’ il gomito.

ivan@ilcarteggio.it
tel. 340 28 57 887

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   Valerio Vairo

 

Categorie: Scrittura.

Post It (13) – Facebook? Posso smettere quando voglio…

Mi sono concesso (imposto), da un sabato all’altro, un periodo di assoluta pausa.

«Di astinenza» mi correggerà qualcuno.

Sto parlando di un’intera settimana detox lontano da post, like, fake, poke, selfie e link vari, con annessi e connessi.

Sì, avete capito bene: uno come me, che quotidianamente riceve dal Signor Feisbùc le congratulazioni per la quantità di post inseriti e per gli straordinariamente veloci tempi medi di risposta, uno che le 1.000e “amicizie” le ha superate già da molto tempo (etc. etc. etc.) per sette giorni di fila, pari a 168 ore, che al cambio corrente fanno 10.080 minuti oppure 604.800 secondi, fate voi, decide senza costrizione alcuna, vale a dire spontaneamente, di sigillare l’accesso al suo account facebook.

Per procedere all’esperimento, un po’ come facevano i ciclisti ai tempi delle grandi sfide al record dell’ora su pista, che andavano in cerca di elevate altitudini per godere di un minore attrito dell’aria, ho scelto di salire sul primo aereo in partenza per andare qui.

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«E bravo che sei, in un posto del genere è più facile dimenticarsi di navigare!» osserverà lo stesso qualcuno di prima. Intendendo certamente navigare in Rete, perché invece, parlando di navigazione vera, un mare del genere insieme a certi colori e a certe atmosfere, non può che fare venire una voglia pazza. 

Sia pure, ma dovendo giocare una partita difficile, mi sarà permesso di scegliere il campo che più si confà alle mie possibilità, o no?

Così ce l’ho fatta.

Davvero, ce l’ho fatta. Mai una volta, dico una, ho digitato la password di accesso a questo o ad altri social. Ho letto, ho giocato a scacchi, ho fatto il bagno, ho conosciuto intimamente e sensualmente posseduto la cucina locale, ho visto antiche città e anditi di una bellezza assolutamente straordinaria, per una volta dal vero e non dalle istantanee postate su istagram dal fortunello in vacanza di turno.

Sono sopravvissuto io e, soprattutto, sono tranquillamente sopravvissuti alla mia assenza i più di 1000 amici che mi onorano di dichiararsi informalmente e informaticamente come tali.

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Non che mi sia convinto di avere portato a termine chissà quale impresa, sia ben chiaro.

Solo che erano più di dieci anni che non saltavo un giorno e, nel frattempo, qualche sospetto di essermi beccato una bella dipendenza, lo confesso, mi era venuto.

Dai, su: provateci anche voi. Mettete insieme tutto il coraggio e lo spirito di sacrificio di cui disponete e mettete fuori un cartello (virtuale) come questo:

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Scegliete voi il posto: Acapulco, Saint Moritz, Porto Cervo, Ibiza, Cannes, Miami, Ostia Lido, Varadero, Rimini, Milano Marittima, Gallarate o Colleferro, fate voi.

Ah, dove sono stato io non ve l’ho ancora detto ?

Allora cercatemi su Facebook: anche le foto di questa vacanza (ovviamente) le posterò tutte sul mio profilo!

   Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Post It (12) – Terrorismo e stupidità, mix micidiale

Lo spunto viene, come si suol dire, da una notizia dell’ultima ora: fresca fresca e carica di angoscia, arrivata poco fa da Parigi.

Poi magari si verrà a scoprire che no, questa volta il terrorismo non c’entra, che si tratta solo di un povero squilibrato, etc. etc. etc.

Come vi ho detto, però, si tratta solo di uno spunto, quindi, in questo caso, ciò che conta, prima e più ancora del fatto in sé, è la riflessione che ne discende.

Parigi, spari e panico alla cattedrale di Notre Dame 

Paura alla cattedrale di Notre Dame. Un uomo ha assalito a colpi di martello un poliziotto: il collega ha risposto sparando all’uomo e neutralizzandolo

Ferito l’aggressore: è di origini algerine

L’aggressore di Notre Dame, oltre al martello, aveva anche due coltelli: lo ha reso noto la polizia spiegando che l’uomo è stato colpito alle gambe e non al petto come precedentemente comunicato. L’uomo, uno studente quarantenne, secondo quanto riferisce il sito del quotidiano Le Figaro, è di origine algerina e viveva nella Val D’Oise, dipartimento a nord della capitale.

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Allora, avanti, prego: chi è il prossimo?

Dopo ogni aggressione di matrice terroristica, ce n’è sempre uno che alza il ditino da Pierino e pontifica sevaramente:

«Sei morti e cinquanta feriti al London Bridge? Dodici vittime e più di quaranta feriti al mercato di Natale a Berlino? Centoventi morti e oltre duecento feriti nella tragica notte del Bataclan, a Parigi? Più di venti al concerto di Manchester di Ariana Grande? Cosa volete che sia? Nel tal paese dell’Africa australe, la settimana scorsa, un kamikaze si è fatto esplodere in un mercato e se n’è portati dietro cento, nel tal altro del subcontinente asiatico un attacco di guerriglieri  a un albergo ha causato ottantacinque cadaveri… »

 

 

Ecco, questo è esattamente e irrimediabilmente un classico esempio di ragionamento da imbecilli.

Come dire, in occasione del terremoto nelle Marche dello scorso anno:

«Ma pensa, tanta emozione, tanto cordoglio, quando solo nello tsunami del 2004, nell’Oceano Indiano, sono perite circa 250.000 persone»

Lo si vada a dire agli abitanti di Amatrice, Accumuli e Arquata, se se ne ha il coraggio. Ma tanto non se ne ha.

Dunque, come detto, trattasi di argomentazioni da perfetti imbecilli, senza mezzi termini, perché i morti non si contano con il pallottoliere e non si pesano con la bilancia.

Provate a immaginare che, nottetempo, faccia irruzione nel vostro palazzo una banda di ladri che, divisa per coppie, svaligi tutti gli appartamenti, compreso il vostro.

Secondo voi, l’indomani mattina, con i vostri vicini di casa, parlerete con maggior rammarico di quanto è successo a VOI, nella VOSTRA casa, o di una rapina, magari sanguinosa, con morti feriti, portata a termine nello stesso istante a Katmandu?

Con tutto il rispetto per le vittime di ogni parte del mondo, che hanno lo stesso diritto di vivere e meritano il medesimo rispetto delle “nostre vittime…

… beh, volenti o nolenti è l’Europa, la nostra casa, non dimentichiamolo.

È nell’humus fecondo e generoso della cultura europea che affondano le radici di tutti noi.

Chiunque colpisce un onesto europeo colpisce noi, direttamente. Colpisce i nostri compagni, i nostri figli, nostri genitori e i nostri amici.

Comprime e deteriora, irrimediabilmente i nostri spazi di libertà.

Mi raccomando. State attenti agli imbecilli: nuocciono gravemente alla salute e al bene comune.

    Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Post It (11) – Balena blu, accetto la sfida!

Una balena blu, che ricorda quei simpatici e  innocui animaletti di gomma gonfiabil con i quali facevamo il bagno da bambini, sotto l’occhio vigile dei nostri genitori, sin troppo protettivi: in piscina, al mare, al lago, o più semplicemente nella piscina di casa.

Adesso, per colpa di qualche imbecille-criminale (o criminale-imbecille, fate voi)  quello di Blue Whale è diventato un sinistro simbolo di violenza e di morte.

La mente bacata che ha ideato “Blue whale” appartiene a Philip Budeikin, 21 anni, studente russo di Psicologia arrestato l’anno scorso, senza che, ahimé, la serie di suicidi indotti si sia fermato. Perché lo scopo di questo perverso gioco è proprio quello di istigare, attraverso un atroce percorso guidato, fatto di autolesionismo, minacce e omertà, che dalla Russia si è diffuso in altri paesi, come Francia, Inghilterra, Brasile e, da qualche tempo, purtroppo, anche in Italia.

Il nome è mutuato dal fenomeno che vede, periodicamente, interi banchi di balene spiaggiarsi sulle coste e morire  per asfissia e disidratazione non essere in grado di rientrare in acque più profonde. L’origine di siffatti episodi non è ancora stata individuata: i biologi si dividono tra chi propende per uno smarrimento collettivo dell’orientamento e chi invece ritiene che si possa trattare del vano tentativo di un’intera comunità di cetacei di soccorrere un individuo in difficoltà.

Il cosiddetto gioco consiste in cinquanta azioni quotidiane preparatorie, tese a preparare un suicidio da effettuarsi alla fine del “protocollo” tramite lancio dalla sommità di un edificio nel vuoto. Le crudeli regole che ne disciplinano lo svolgimento vanno da un feroce autolesionismo all’induzione di una prolungata insonnia mediante ascolto ad alto volume di musica psichedelica, ad altre prove (sdraiarsi sui buinari mentre si avvicina un treno, esibirsi in acrobazie estreme etc. etc.).

Si sono sinora contate oltre centosessanta giovani vittime soltanto in Russia. Moltissime altri nel sempre maggiore numero di stati contagiati da questo fenomeno.

Di seguito una succinta ma indicativa rassegna stampa sull’argomento.

 

 

Fin qui la notizia.

Mi restano soltanto un paio di cose da aggiungere, e lo farò nella modalità più incisiva del “discorso diretto”: 

  1.  «Ragazze e ragazzi, se qualcuno di queste bestie criminali vi contatta, non tenetevelo dentro, non restate soli: parlatene subito ai vostri genitori. Oppure mandatemi un messaggio scrivendo un commento a questo post. 
  2.  «Vigliacchi bastardi di Blue Whale e di gruppi del genere, perché questo gioco non provate a farlo con me? Mandatemi anche voi un messaggio qui, invitandoi  a giocare con voi, e vi fornirò il mio indirizzo email e, all’occorrenza, anche un numero di telefono al quale contattarmi. Ok? State certi che accetterò la vostra sfida, solo di una cosa, vi prego: non fatemi aspettare troppo, per favore 😉  »

    Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Le fiabesche sorprese di Serramazzoni

Il titolo potrebbe essere «In cauda venenumet in Nicchia deliciae» , e adesso spiego perché.

Intanto tutto comincia così:

Poi continua con il Borgo delle Fate, che è «un luogo magico dove condividere e perseguire la conoscenza, l’approfondimento, la diffusione e la divulgazione di pedagogia, didattica, arti nella più ampia accezione del termine e scienze senza trascurare possibili scambi, integrazioni e azioni comuni con altre culture, grazie a corsi, seminari, convegni, dibattiti, conferenze e interscambi con l’intervento di esperti. Un’opportunità di incontrarsi per favorire lo sviluppo della socialità e di ambienti culturali ed artistici innovativi e multietnici»

 

Il Borgo delle Fate è in via Cornazzano 1197 Serramazzoni (MO) – @ilborgodellefate   0536 188 8086 – su Facebook lo trovate qui: https://www.facebook.com/ilborgodellefate/

Tra le mille iniziative culturali che in quel luogo prendono origine e forma, ci sono gli appuntamenti periodici che (una volta al mese) vedono scrittori provenienti da tutta Italia presentare le proprie opere e il proprio modo d’intendere la creatività letteraria in un altro sito intriso di magia.

 

Insomma, quello del primo aprile è stato un sabato pomerigggio farcito di sorprese.

La prima è vedere Monica Tappa aggirarsi tra gli intervenuti alla presentazione di «In cauda venenum» con il suo cestino alla Cappuccetto Rosso (del resto il contesto deliziosamente collinare di Serramazzoni  lo comporta ampiamente).

Ma è solo la prima, appunto.

 

Perché (e siamo a alla seconda “favolosa” sorpresa) la location dell’evento (dal suggestivo nome di “La Nicchia”), si rivela un autentico paradiso del mangiar sano e del mangiare sfizioso che avrebbe fatto abbassare ogni difesa, persino a due esperti della faccenda come Hansel e Gretel.

Di questo, però, parlerò più diffusamente poi.

Intanto (immagino) qualcuno sarà curioso di sapere cosa c’era nel cestino di Monica. Non è così?

Beh, si tratta semplivcemente del “Metodo tappa”, un meccanismo di articolazione delle interviste basato su:

  1. l’attenta lettura del testo;
  2. l’individuazione dei personaggi più rileanti, delle situazioni più intriganti, in poche parole dei c.d. punti chiave delle opere presentate;
  3. la sollecitazione, attraverso un sussidio figurativo (le immagini contenute nei biglietti che riempiono il cestino) di attivare in modo casuale la curiosità e l’interesse dei presenti.

Qualcosa di nuovo, insomma, e che funziona molto bene, a giudicare di come si è svolta e come è stata recepita da tutti la bella presentazione di Patrizio Pacioni, del suo commissario Cardona, delle ombre di Monteselva e della sua produzione artistica in generale.

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Gloria Scorcioni ha fortemente voluto, e conduce con grande professionalità e costante passione La Nicchia di Serramazzoni. “Figlia d’arte”, (i genitori gestiscono la più antica gastronomia di Serramazzoni, è esperta di erboristeria, e di alimentazione.

Sempre alla ricerca di eccellenze alimentari nei quattro angoli del mondo, per proporre auna selezionata clientela (amanti del biologico ma anche gourmet, provenienti non solo da Serramazzoni, Modena e circondario genuinità del cibo e gusto.

Ama ogni tipo di approccio alternativo alla sua clientela, con particolare predilezione per le degustazioni di vini e superalcolici e gli eventi culturali  di ogni tipo, in particolare quelli letterari.

Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Parole scritte nella sabbia o scolpite nella pietra?

 

«Ci sono parole che dovrebbero essere scritte nella sabbia, in modo che le onde della risacca e il vento possano cancellarle in pochissimo tempo. Sono le parole della discordia, dell’odio, delle discriminazione, della violenza, del mancato rispetto di sé e del proprio prossimo» ha detto Patrizio Pacioni, conquistandosi l’attenzione, oltre che di cento e più ragazzi, anche di quella di professori e ospiti presenti.

«Per fortuna, però, ce ne sono altre, che descriono ed esaltano altri valori, quali la libertà, l’onestà, l’uguaglianza tra gli uomini, la solidarietà, il civile confronto: queste andrebbero scolpite nellapietra, una per una, perché rimangano in profondità e per lunghissimo tempo nella storia e nelle anime»  ha precisato, subito dopo.

 

 

 

 

Termina così, e con un invito agli studenti a collaborare, tutti insieme, per una eutanasia della mafia, insidioso cancro che cerca di impiuantarsi in ogni parte d’Italia, in ogni situazione, in ogni strato sociale, l’intervento dello Scrittore romano presso la scuola IIDD Carlo Alberto Dalla Chiesa di Montefiascone.

Un incontro-evento (organizzato con il patrocinio della locale Croce Rossa per la conduzione della dottoressa Antonia Lucchesi) vivacizzato dalla proiezione di slides e filmati di grande impatto emozionale, che ha visto due studentesse (Amina Mahmour ed Eleonora Menghini, entrambe della classe 4AEC – https://www.youtube.com/watch?v=pkzailrI6ck&feature=em-upload_owner4) cimentarsi nella lettura di un brano del dramma «Falcone e l’Olifante», scritto dall’Autore romano, che andrà in scena a Roma, per la prima volta, nel prossimo maggio. Si tratta della terza tappa dell’impegnativo percorso di “teatro d’inchiesta” che ha visto, e vedrà ancora, una stretta collaborazione con la Compagnia Stabile Assai di Antonio Turco, prima e più prestigiosa compagnia di teatro penitenziario nel nostro Paese.

  

  

Molto efficace, per un più attivo coinvolgimento dei ragazzi, è risultato l’invito che lo scrittore romano ha rivolto ai ragazzi affinché, scegliendo tra le frasi più suggestive e incisive di Giovanni Falcone e Paolo Emanuele Borsellino quella più vicina alla propria sensibilità, da tenere scritta su una pagina del diario, portassero a casa, oltre ai concetti e alle suggestioni, anche  qualcosa di tangibile e concreto.

  Valerio Vairo 

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Categorie: Giorni d'oggi.

Post It (10) – Quanto è avanti, la Svizzera!

Che bella, la Svizzera.

Quanto sono liberali, quanto sono tolleranti, quanto sono avanti, gli elvetici.

L’eutanasia? Che problema c’è? Oltre confine ola praticano da tempo e con lo stile e la classe che sono propri a un popolo serio.

Basta pagare, s’intende: in Svizzera si può comprare e vendere di tutto, purché si rispettino le regole. Sono civili, sono moderni loro. Sono avanti.

E noi italiani, invece, selvaggi retrogradi, baciapile, conservatori inguaribili e inguardabili, cosa facciamo? Restiamoa  guardare il progresso degli altri?

Il Testamento Biologico? Roba da età della pietra. Da medioevo prossimo venturo.

Cosa si aspetta a fare sparare la pistola? Quella dello starter, s’intende, l’omino che sancisce la partenza di una corsa. Perché siamo nel Terzo Millennio e correre, bisogna, non importa se non si sa bene dove si andrà a finire e, spesso, a sbattere, finendo con il farsi molto ma molto male.

Poi su Repubblica (giornale attento al cambiamento e di larghe vedute, mica sull’Avvenire, o sul Giornale, o su Libero) compare un articolo in cui s’informano i gentili lettori che ance gli svizzeri poi così avanti non sono.

L’abbiamo detto, per avere un servizio, anche mortale, in Svizzera basta pagare. Sembra però che da quelle parti, a volte, ci su lasci un po’ troppo prendere dal business, sia che si tratti di accogliere in caveau sacchi di banconore che proprio oulite probabilmente non sono, sia di impiantare una vera e propria fabbrica del suicidio assistito.

Allora magari sarà meglio pensarci un po’ di più, a valutare con maggiore profondità di analisi una questione che dibattere nei bar, nei mercati e in una banca o in un ufficio postale così, per ingannare al meglio l’attesa, forse non è proprio il massimo.

Attezione alla libera eutanasia. È una parola grossa e pesante quanto un macigno.

Perché una cosa è evitare l’accanimento terapeutico, rispettare le volontà di chi, in un documento adeguatamente verificato e certificato, reclama il diritto a morire senza venire ridotto, nell’ultima stagione della propria vita, a un ammasso di carne tenuto in vita da un macchinario, a un fantoccio di pezza trafitto da aghi di ogni genere, attaccato a un respiratore… e così via (tristemente) dicendo.

Tutt’altro affare, sull’onda lunga di un caso particolare, di un’emozione, di un movimento di pancia, prendere la strada (in una questione che merita ben altro approfondimento) dei simpatici vicini di oltralpe tutti Ricola, prati verdi, mucche viola e squisito cioccolato.  

    Valerio Vairo

 

 

Categorie: Giorni d'oggi.