Umberto Gagliano: guardare al passato per costruire il futuro

.

  

Ho incontrato Umberto Gagliano in Sicilia, qualche settimana fa.

Mi ero già reso conto, osservando le sue illustrazioni diffuse in rete, di quali fossero le potenzialità della “matita”, ma ero curioso di capire anche a chi realmente appartenesse la mano che l’impugnava.

Ne è uscita fuori l’intervista, al tempo stesso rilassata e vivace, riportata più sotto.

 

*°*°*°*°*°*°*°*°*°°*°**°*°*°

.

So che hai sempre avuto un’autentica passione per il fumetto e che il tuo impegno professionale è arrivato solo nella maturità della Tua vita. Qual è, sempre che ci sia, la scintilla che ti ha portato a intraprendere professionalmente quel che fino a poco prima era solo un hobby, o meglio, una grande passione ma riservata solo a Te stesso?

Nel corso della mia vita ho sempre dipinto in acrilico su tela, in pieno stile Popart, i personaggi che ammiravo da giovane sulle pagine dei fumetti degli anni 70 editi dalla Editoriale Corno, oltre a ritratti e quant’altro: troppo materiale che a un certo punto della mia vita non poteva più essere rilegato in cantina, complice la mia spiccata pigrizia. La vera scintilla credo sia attribuibile in realtà alla maggiore determinazione con cui mia moglie Manuela mi ha incoraggiato a uscire fuori dal guscio, cogliendo così l’occasione per approfittare delle tante opportunità che sono offerte ai nostri giorni, molto più che in passato.

.

Vedendo le cose che hai disegnato che sono presenti nel web mi sono reso conto che hai una autentica passione per le riproduzioni delle cover e delle prime pagine di grandi comics del passato. Cosa rappresenta per te questa tipologia di impegno artistico? Cosa pensi che possa aggiungere una semplice (per quanto perfetta) riproduzione di tavole che già sono state disegnate? Non è un po’ come se qua un pittore si impegnasse solo a ridipingere capolavori come “La Gioconda” di Leonardo, “Il bacio”di Ayes, “I girasoli” di Van Gogh o altri capolavori del genere?

In realtà mi trovo spesso impegnato in commission di ogni genere, richieste che provo a raffigurare nello stile fumettistico tipico degli anni ‘70 e la cosa mi diverte tanto. Per esempio mi capitano persone che vorrebbero vedere i propri figli dipinti con indumenti da super eroi nel bel mezzo di una scena di azione tra Spiderman e Green Goblin tra la folla in preda al panico. Nel riprodurre le cover invece mi tengo in allenamento e nel frattempo realizzo qualcosa che mi piace personalmente. Credo che la cover e la prima pagina di un fumetto rappresentino quanto di più bello ed elettrizzante ci sia nei comics.

.

Quali tecniche di disegno preferisci utilizzare? E perché?

Non ho dubbi, acrilico, acrilico e ancora acrilico nel rispetto della più tyradizionale e tipica Popart. Mi piace molto utilizzare colori di non facile reperibilità. Li producono in Spagna a Valencia, sono a base di latex e donano all’opera un effetto stampa luminoso e plastico. L’azienda è storica e vanta clienti eccezionali come Salvador Dalì. Lo studio e la ricerca dei colori rappresentano per me la riuscita del 50% dell’opera.

.

La tua abilità tecnica ormai non ha bisogno di ulteriori conferme. Adesso, però, non è arrivato il momento di impegnarsi nella costruzione di una narrazione?

Perché no? Mi piace, per esempio, l’idea di realizzare una storia a fumetti in perfetto stile Marvel anni 70, come dire «Hey, ragazzi! Eccoci, siamo tornati: vi piacciamo ancora?». È un’operazione che qualcuno deve pur portare avanti, se non si vuole che tutta quella (bella) roba muoia nel dimenticatoio.

.

Da qualche anno a questa parte sei un assiduo espositore in fiere di settore dedicate particolarmente al fumetto. Puoi dirci che cosa pensi di trarre dal contatto con il pubblico e quale valore aggiunto ci sia nella concentrazione in un solo luogo e in una sola giornata di disegnatori, autori, sceneggiatori, inchiostratori, ma anche di editori e semplici appassionati dei comics?

È ormai ampiamente assodato che ogni fiera rappresenta una ghiotta occasione per proficui scambi d’idee e per un aggiornamento artistico non indifferente: ci si confronta e ci si espone maggiormente a un pubblico ben selezionato ed attento. Le fiere per me sono una fucina di opportunità che poi si concretizzano in tempi più lunghi. Le tele che produco io richiedono per la realizzazione un certo periodo di tempo, quindi pur se non ti accaparri quello che espongo al momento, magari più in là, a mente serena, definirai con maggior precisione cosa desideri veramente e, a quel punto. Si lavorerà insieme su un progetto chiaro e specifico.

.

A questo proposito è comune impressione che le manifestazioni collaterali,  dall’imitazione dei personaggi  ai tornei di carte, stiano finendo per avere la prevalenza su quella che era una volta la natura principale delle fiere di settore?

Sono d’accordo, sicuramente le fiere esclusive del fumetto sono molto più utili alla “causa” ma è anche vero che alcune Fiere come Lucca, Roma, Napoli e chiaramente la mia amata Etnacomics non sarebbero mai entrate negli standard delle grandi Fiere americane senza la presenza del Cosplay , dei Videogames di Youtubers e di tutte le altre attività connesse.

.

Ho appreso  da fonti sicure che nei mesi scorsi ci sono stati intensi e ripetuti contatti tra te e Patrizio Pacioni. Non è un segreto, tra l’altro, che tu abbia realizzato anche qualche tavola di prova ispirata al mondo di Monteselva. La saggezza popolare dice che dove c’è fumo c’è anche fuoco. Dunque? C’è per caso qualche incendio in arrivo?

Patrizio è persona molto affine al mio modo di pensare e osservare, mi piace molto come descrive i personaggi, gli ambienti. Io con il mio temperamento e la capacità di tradurre idee in immagini, lui con il suo enorme potenziale creativo e narrativo, costituiremmo un tandem davvero interessante: in più c’è mia moglie Manuela, che mi spinge a intraprendere nuovi percorsi artistici e ad accettare sfide sempre più complesse e difficili, dunque…  Ecco, potremmo diventare talmente esplosivi che, dovesse concretizzarsi una collaborazione, sarà qualcosa di talmente incendiario ed esplosivo da consigliare di tenere all’erta anche i pomieri.

.

 

 

*°*°*°*°*°*°*°*°*°°*°**°*°*°

 

Ecco.

Credo che, arrivati a questo punto, non resta che attendere quale sarà la direzione che prenderà la sua evoluzione artistico-espressiva e, soprattutto, se l’ipotesi di una collaborazione tra il disegnatore catanese e Patrizio Pacioni, porterà davvero alla nascita di un progetto comune.

Questo, però, come cantava Lucio Battisti, «lo sapremo solo vivendo».

   Umberto Gagliano

Dice di sé:

«Nasco a Catania il 22 Settembre del 1970. Passo la mia infanzia a disegnare su carta, con matite e pennarelli carioca, i personaggi dei cartoni che trasmettono in TV; Supergulp, Superman, Asterix e tanti altri. Poi arrivano i giapponesi, Goldrake, Jeeg robot, Mazinga e Mazinga Z che danno sfoggio di bellissime anatomie del corpo umano, i personaggi assumono pose tiratissime e tesissime regalandomi un sacco di spunti per perfezionare sempre di più quello che scopiazzavo anche per non restare a bocca asciutta visto che allora la TV non trasmetteva ininterrottamente i cartoni come invece accade oggi e forse era un bene. All’età di sette anni  mio padre mi compra un fumetto della editoriale corno, L’Uomo Ragno Gigante, il numero 14 illustrato da Steve Ditko. Mi beccai la serie cronologica proprio nel punto in cui Steve Ditko passava il testimone a John Romita Senior e da allora smisi di affezzionarmi al super eroe in particolare ma incominciai a inseguire John Romita laddove dava sfoggio della sua arte. Non mi importava più chi fosse l’eroe; l’uomo Ragno, Devil , I Fantastici 4 o Capitan America, per me il vero eroe era John Romita. Adoro anche Jack Kirby, ma John Romita resterà per sempre il mio preferito. All’età di 14 anni subisco un “trauma”, mi ritiro a casa dalla scuola, mi siedo a tavola e finito di pranzare passo in camera mia e cosa vedo? A questo punto chiunque può immaginare una sorpresa, che so io, un megaposter sulla parete, Un libro di fumetti rilegato di quel tempo e invece no. La sorpresa consiste nel fatto che tutti i fumetti che avevo accumulato in quegli anni sono spariti, buttati nella pattumiera, per la prima volta ho pensato che Peter Parker non era poi tanto sfigato. Ma fu un bene, ringrazio ancora mia madre per averlo fatto perchè così ha fatto in modo che non smettessi mai più di dare importanza a questi fumetti, tant’e’ che ancora oggi li compro, li vendo e non è tanto per una questione di farci soldi ma per il puro gusto di trattarli e condividerli, e non solo la serie cronologica Gigante che in fondo era una raccolta, ma tutte le cronologie numero per numero, comprese le copie americane originali della Marvel. Crescendo di età ma lasciando inalterati gli interessi ho cominciato a disegnare non più con la matita, ma usando i pennelli e non più su carta ma su tela, e non più con i pennarelli carioca ma con gli acrilici indovinate che cosa? I soggetti di John Romita ovviamente, perchè non mi bastava vedere quei quadratini piccoli sulle pagine dei fumetti, ho pensato che tanta arte in quelle dimensioni era troppo ridotta, più grandi sono le dimensioni e piu’ bello è il risultato. Le copertine degli originali americani poi sono il massimo. Certo, mi capita che qualcuno mi chiede un ritratto o qualche tela della Disney per la cameretta dei bambini, ma chi mi chiede una tela in puro stile Marvel….mi rende felice» (altro…)

Categorie: Teatro & Arte varia.

Post It (17) – Se il coniglio Harvey diventa un maiale

.

Il caso è ormai arcinoto, e il dossier è intitolato al famoso e molto influente  signor Harvey Weinstein, nato a New York il 19 marzo 1952, di professione produttore cinematografico.

Riassumendo (molto) succintamente, la vicenda: un articolo del New York Times ha rivelato una trentina di anni di molestie sessuali perpetrati dall’uomo conosciuto come  “indie mogul”, il re del cinema indipendente, ai danni di decine di dipendenti, collaboratrici e attrici di Hollywood. Una rivelazione piuttosto dettagliata e circostanziata, che ha sgomentato l’opinione pubblica internazionale.

Moltissime le star coinvolte loro malgrado, tra cui Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie e Asia Argento.

E proprio l’italiana Asia Argento è stata oggetto di forti critiche da parte di Vladimir Luxuria. Questi alcuni punti salienti della controversia, tratti dal sito tg24.sky.it

«Asia Argento avrebbe dovuto dire NO a Weinstein come hanno fatto altre attrici, le donne devono denunciare, lo diceva lei a Amore Criminale!». Questo il tweet scritto dall’ex parlamentare Vladimir Luxuria, che tira in ballo anche la trasmissione condotta per una stagione dall’Argento, Amore Criminale, incentrata proprio sul tema della violenza sulle donne. La risposta dell’attrice non tarda ad arrivare: «Non posso credere che scrivi una cosa del genere», replica Asia Argento, chiaramente sorpresa per l’attacco da parte di Luxuria, «Evidentemente non sei mai stata violentata, non hai mai provato terrore e vergogna»

Il battibecco sui social è proseguito con le accuse di Luxuria, che ha rimproverato ad Asia di aver accettato di farsi produrre un film, “Scarlet Diva“, dallo stesso Weinstein: «Il film, girato un anno e mezzo dopo la violenza sessuale, denunciava il trauma che ho vissuto nei minimi dettagli»  ha ribattuto la figlia del maestro dell’horror italiano.

Ciò premesso, io non ho nessuna intenzione di entrare in una polemica sterile e opaca, in cui si rischia di perdere di vista l’essenza di quanto accaduto e di quanto continua ad accadere ai danni della donna, ma non solo. In merito alle due affermazioni/accuse di Luxuria, però, mi sembra necessario operare un distinguo: la prima delle due (quella che a una donna possa bastare dire “no” per non essere costretta a subire una violenza fisica o morale, è una totale idiozia, tanto per essere chiari.

Quanto alla seconda, sull’incomprensibile silenzio di ben venti anni prima di denunciare l’abuso subito, foto come questa, scattata ad anni di distanza dalla violenza subita da Asia, così come quelle di altre star che hanno continuato a lavorare con Weinstein, che per tutto questo tempo hanno continuato a girare film finanziati e prodotti dall’Orco, risolvendosi a parlare solo quando, praticamente, ci sono state costrette, beh…

… mi lasciano francamente molto perplesso,

Se una donna che amo subisse violenza non vorrei vederla, sorridente, sottobraccio all’uomo che le ha arrecato una siffatta offesa, Se IO subissi violenza non mi farei mai fotografare così, disposto ad affrontare qualsiasi sacrificio di carrriera e guadagno potesse costarmi tale decisione.

Questo, però, magari è solo un limite di chi sta scrivendo l’articolo.

 

.

.

Ancora a proposito di Harvey Weinstein.

Harvey è anche il nome di un celebre coniglio del grande schermo, e il coniglio, notoriamente, è reputato bestiola dotata di appetiti sessuali voraci quanto rapidamente soddisfatti.

Accade purtroppo che a volte, molte volte, capita che l’Uomo-Coniglio si trasformi in Uomo-Maiale.

 

  Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Post It (16) – Parlino gli uomini, adesso!

Per questo numero di Post It lascio volentieri il timone a Patrizio, che l’argomento trattato, da sempre, ha particolarmente a cuore. 

.

*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°

.

Il copione è triste, visto e rivisto, stantio.

Non c’è più nessuno stupore nell’uccisione dell’ennesima donna: mentre ancora il suolo è macchiato di sangue, si rincorrono solo accorate frasi di repertorio e invettive velleitarie e becere.

Quando non accade che (davvero al peggio non c’è mai fine) nella responsabilità di un pestaggio, di un femminicidio domestico, di una bestiale violenza carnale consumata dietro un cespuglio in un sudicio vicolo, nell’androne di un palazzo, viene coinvolta anche la vittima, perché troppo remissiva, poco prudente, troppo spregiudicata, troppo scollata… insomma, troppo.

Poi, certo, dopo ogni massacro e ogni stupro, vengono le conferenze, le veglie, le manifestazioni, il trionfo del rosa, delle scarpe rosse, delle mimose. Donne che protestano, che denunciano, che chiedono rispetto e sicurezza, riunite tra loro come se fossero una consorteria o una setta, non la metà (forse la migliore) di questo mondo impazzito.

E gli uomini? Dove sono gli uomini in tutto ciò?

Quelli bravi, intendo. Quelli che non picchiano le proprie compagne e non vanno in giro di notte come lupi in caccia di agnelli, e credono che, con questo, la coscienza sia a posto.

Beh, loro compaiono nelle proteste e nelle rivendicazioni di autentica parità solo se portati a rimorchio dalle loro compagne. Piuttosto che come padri, mariti e compagni, preferiscono esporsi, al massimo, in qualità di esperti: psicologi, sociologi, filosofi, giornalisti, scrittori e quant’altro.

Invece no, signori uomini, così non basta. La faccia, dovete metterci: e non si tratta solo di scendere in piazza, dietro a questo o a quello striscione, ma d’impegnarsi giorno dopo giorno nella vita vera. Rispetto ovunque nei confronti della donna: a cominciare dall’ambito famigliare, e poi a scuola, in ufficio, evitando di lasciarsi coinvolgere in stereotipi sessisti persino nelle sguaiate chiacchiere da bar.

Difficile, vero?

Ma ce la potete (e ce la possiamo) fare.

 

Categorie: Giorni d'oggi.

Post It (15) – Amorosi regali dall’ «al di là»

La storia è commovente, meriterebbe di essere raccontata in un romanzo e poi trasposta in un film.

Ecco la notizia, riportata da tutti i quotidiani e i notiziari tv:

Colpita da un tumore al seno triplo negativo, un carcinoma particolarmente aggressivo e praticamente incurabile, dopo una lunga, aspra, quanto vana, lotta contro il male, Elisa Girotto, 40 anni, realizza che la figlia Anna, una bimba di appena un anno, sarà costretta a crescere senza la sua mamma.

Una prospettiva intollerabile, persino più dell’ormai incombente morte.

L’idea arriva pian piano, probabilmente indotta dallo struggente desiderio, ahimé impossibile da realizzarsi in modo tradizionale, di restare in qualche modo accanto alla sua creatura, almeno fino al raggiungimento della maggiore età.

Uno per volta, allora, comincia ad acquistare, negli ultimi (pochi) mesi che le restano a disposizione, doni adatti ad accompagnare la piccola Anna per 16 compleanni: da un pupazzo, a una barbie, a un mappamondo…

Quando Elisa si spegne, i regali ci sono tutti: a ogni compleanno la bambina, l’adolescente, la ragazza che diverrà Anna, ne avrà uno da scartarne ricordando la mamma che non c’è più.

*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°

L’amore per la figlia è immenso. Il gesto è nobile, degno di una fiaba dei bei tempi andati. A volte, però, il sentimento e la ragione possono non incontrarsi.

Quello che mi chiedo io con la mente (il cuore è tutto con Elisa e Anna) è se tutto ciò non finirà per perpetuare, per lunghissimi anni, un lutto che, forse, sarebbe stato meglio lasciare elaborare alla bambina in modo più rapido.

Ricordando una frase ripresa da ben due evangelisti: 

Gesù gli disse: “Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti”» (Mt, 8, 21)

«Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio» (Lc 9,60). 

e augurandomi che i miei siano solo cattivi pensieri, auguro ad Anna il migliore e più sereno percorso di vita, nell’affettuoso ricordo dell’immenso amore che la sua mamma ha nutrito per lei.

   Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Agenzia letteraria «Il Carteggio»: l’eccitazione delle citazioni

 
.

IL CARTEGGIO  

AGENZIA LETTERARIA & SERVIZI EDITORIALI

(Via Vincenzo Monti 25 – Milano – agenzia@ilcarteggio.it)

Il Carteggio, fondato da Paola Tosi e Ivan Bavuso, nasce con l’obiettivo di offrire una serie di servizi editoriali rivolti sia agli autori sia alle case editrici. Si occupa di individuare i punti di forza e di debolezza di un testo narrativo, suggerendo all’autore come valorizzare la propria opera. Si propone come tramite tra gli autori e le case editrici interessate alla pubblicazione.

E, a questi servizi, come se non bastasse, si aggiunge  «il blog di un piccola agenzia letteraria. Recensioni, interviste, inediti».

.

.

Questo il biglietto da visita “ufficiale”, più o meno come si presenta nel sito ufficiale dell’iniziativa (http://ilcarteggio.it/). Ora, però, procederemo a modo nostro, sottoponendo gli amici Paola Tosi e Ivan Bavuso a una rapidissima intervista che parte proprio da tre citazioni reperite spulciando qua e là sulla loro pagina ufficiale facebook.

.

1)

«Mi sono avveduto che la lettura dei libri non ha veramente prodotto in me affetti o sentimenti che non avessi, né anche verun affetto di questi, che senza esse letture non avesse dovuto nascere da sé: ma pure ha accelerato e fatto sviluppare più presto»

Giacomo Leopardi – “Zibaldone

Appunto, la lettura come presupposto e ragione di vita stessa della scrittura. Tra le incombenze di un agente letterario si può annoverare anche quella di promuoverla? E se sì, secondo voi, qual è la strada migliore e più efficace per farlo?

Paola: «Promuovere la lettura è il nostro obiettivo, vogliamo sviluppare il vero piacere di leggere, che per noi comincia in libreria, quando si sceglie un libro, quando ci si siede comodamente e ci lasciamo prendere per mano dall’autore che ci racconta una storia. La nostra strategia per coinvolgere più lettori possibili è la qualità del testo: ci occupiamo solo di romanzi che ci coinvolgono per l’efficacia della scrittura e per la forza della narrazione.» 

Ivan: «La narrativa per ragazzi è il settore più florido nel panorama editoriale: un buon segnale. Chi ama leggere è perché ha scoperto un mondo di cui non può fare a meno. Non si può obbligare nessuno a leggere, ma si può dare l’esempio e incuriosire i futuri lettori fin da piccoli. Con gli adulti bisognerebbe fare lo stesso, trovare sempre nuovi modi per risvegliarli. Non è impossibile. Paradossalmente leggiamo e scriviamo più dei nostri genitori, basti pensare ai Social»  

2)

«Il bello della scrittura è che possono farlo tutti»

E già. E magari per voi potrebbe andare anche comodo, allargando il mercato di riferimento. Ma… è proprio vero che possono scrivere tutti?

Paola: «Tutti possono scrivere, ma la scrittura ha bisogno di umiltà, buona fede, capacità di concentrazione e attitudine al lavoro duro, di conseguenza non tutti sanno scrivere.»

Ivan: «Più o meno tutti siamo obbligati a imparare a scrivere fin dal primo giorno di scuola. Generalmente a un bambino di sei anni si dà in mano un quaderno e una penna, non una chitarra. In questo senso tutti abbiamo competenze di base, ma non tutti possono scrivere. Scrivere bene è difficile e faticoso. Più di quanto comunemente si pensa.» 

3)

«…la narrativa è come un ring di lotta libera sul quale può salire chiunque lo desideri… Tuttavia, se salire sul ring non presenta particolari problemi, restarci a lungo è una faticaccia.»

Haruki Murakami – “Il mestiere dello scrittore”

Premesso che prima di porre la domanda bisognerebbe distinguere tra ring e ring, vale a dire tra accessi facilitati alla pubblicazione (come può essere quello riservato a una personalità di spicco, capace di generare “vendite” solo con il richiamo del proprio nome, a prescindere dalla capacità di scrittura) e vere e proprie vie crucis che comportano sacrifici, delusioni e inevitabili… compromessi)

Premesso questo, appunto, qual è a vostro giudizio il metodo da seguire, dopo una prima fortunata uscita in libreria, di mantenere l’interesse del pubblico?

A parte “scrivere un buon libro”, naturalmente.

Paola: «Restare sempre sulla scena, non dimenticarsi dei lettori che aspettano il secondo romanzo. Essere attivi sui Social: scrivere recensioni, non solo sulle nuove uscite ma consigliare anche classici.»

Ivan: «Uno scrittore deve un po’ abbandonare la propria creatura precedente. Lasciarla andare per la sua strada e concentrarsi su quella alla quale non ha ancora dato forma. Deve poi cercare sempre di migliorarsi, trovare nuovi stimoli, non accontentarsi mai. Non deve pensare al successo editoriale. Un libro è solo un libro, mentre scriverlo è un viaggio. Lo scrittore deve pensare a che tipo di viaggio vuole fare.» 

4)

«Guardatevi dai banchieri, dagli avvocati, dagli assicuratori, dai venditori di automobili usate e… dagli agenti letterari»

Uomo di strada al bar (questa l’ho aggiunta io)  😉  

Fornite a uno scrittore 4 motivazioni per ricorrere ai servigi de «Il Carteggio»

Paola: «Serietà, competenza, franchezza e affabilità.»

Ivan: «Per prima cosa, perché Paola e io abbiamo entrambi una grande fame di libri; in secondo luogo perché se il nostro obiettivo era di diventare ricchi avremmo fatto un altro lavoro; terzo perché chi si rivolge a noi ha capito che ha bisogno di un parere onesto anche se talvolta può fare male. Gli amici e i parenti, non sempre sono sinceri fino in fondo; infine perché ci stiamo impegnando molto senza promettere a nessuno fama e successo.»

.

PAOLA TOSI (scrittrice)

Dopo aver scritto la storia di un’azienda come fosse un romanzo, ho deciso di seguire le mie aspirazioni. Così ho lasciato l’insegnamento di italiano e storia e ho seguito un corso di scrittura creativa tenuto da Alessandro Baricco e Dario Voltolini.

Nel 2010 ho pubblicato il romanzo In fuga dal cielo con Marsilio Editori. Ho frequentato MasterBook 2016, master di specializzazione nei mestieri dell’editoria di Iulm a Milano. Tra un editing e l’altro, il secondo romanzo preme da tutte le parti e a un certo punto sarò costretta a finirlo.

paola@ilcarteggio.it
tel. 339 62 20 136

.

IVAN BAVUSO (giornalista)

GIORNALISTA

Ho sempre amato la lettura. Una passione che mi ha indotto a scegliere la facoltà di Lettere moderne a dispetto, ahimè, dei consigli di mio padre che mi voleva architetto. Sono giornalista pubblicista dal 2003.

Dal 2014 mi occupo di editing, della gestione dell’ufficio stampa e dei social delle Edizioni Il Ciliegio. Nel 2016 ho frequentato la terza edizione di MasterBook, il master di specializzazione nei mestieri dell’editoria di Iulm a Milano. Scrivo racconti: un paio sono stati premiati in concorsi letterari i cui giudici, evidentemente, avevano alzato un po’ il gomito.

ivan@ilcarteggio.it
tel. 340 28 57 887

.

 

   Valerio Vairo

 

Categorie: Scrittura.

Post It (13) – Facebook? Posso smettere quando voglio…

Mi sono concesso (imposto), da un sabato all’altro, un periodo di assoluta pausa.

«Di astinenza» mi correggerà qualcuno.

Sto parlando di un’intera settimana detox lontano da post, like, fake, poke, selfie e link vari, con annessi e connessi.

Sì, avete capito bene: uno come me, che quotidianamente riceve dal Signor Feisbùc le congratulazioni per la quantità di post inseriti e per gli straordinariamente veloci tempi medi di risposta, uno che le 1.000e “amicizie” le ha superate già da molto tempo (etc. etc. etc.) per sette giorni di fila, pari a 168 ore, che al cambio corrente fanno 10.080 minuti oppure 604.800 secondi, fate voi, decide senza costrizione alcuna, vale a dire spontaneamente, di sigillare l’accesso al suo account facebook.

Per procedere all’esperimento, un po’ come facevano i ciclisti ai tempi delle grandi sfide al record dell’ora su pista, che andavano in cerca di elevate altitudini per godere di un minore attrito dell’aria, ho scelto di salire sul primo aereo in partenza per andare qui.

.

«E bravo che sei, in un posto del genere è più facile dimenticarsi di navigare!» osserverà lo stesso qualcuno di prima. Intendendo certamente navigare in Rete, perché invece, parlando di navigazione vera, un mare del genere insieme a certi colori e a certe atmosfere, non può che fare venire una voglia pazza. 

Sia pure, ma dovendo giocare una partita difficile, mi sarà permesso di scegliere il campo che più si confà alle mie possibilità, o no?

Così ce l’ho fatta.

Davvero, ce l’ho fatta. Mai una volta, dico una, ho digitato la password di accesso a questo o ad altri social. Ho letto, ho giocato a scacchi, ho fatto il bagno, ho conosciuto intimamente e sensualmente posseduto la cucina locale, ho visto antiche città e anditi di una bellezza assolutamente straordinaria, per una volta dal vero e non dalle istantanee postate su istagram dal fortunello in vacanza di turno.

Sono sopravvissuto io e, soprattutto, sono tranquillamente sopravvissuti alla mia assenza i più di 1000 amici che mi onorano di dichiararsi informalmente e informaticamente come tali.

.

.

Non che mi sia convinto di avere portato a termine chissà quale impresa, sia ben chiaro.

Solo che erano più di dieci anni che non saltavo un giorno e, nel frattempo, qualche sospetto di essermi beccato una bella dipendenza, lo confesso, mi era venuto.

Dai, su: provateci anche voi. Mettete insieme tutto il coraggio e lo spirito di sacrificio di cui disponete e mettete fuori un cartello (virtuale) come questo:

.

.

Scegliete voi il posto: Acapulco, Saint Moritz, Porto Cervo, Ibiza, Cannes, Miami, Ostia Lido, Varadero, Rimini, Milano Marittima, Gallarate o Colleferro, fate voi.

Ah, dove sono stato io non ve l’ho ancora detto ?

Allora cercatemi su Facebook: anche le foto di questa vacanza (ovviamente) le posterò tutte sul mio profilo!

   Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Post It (12) – Terrorismo e stupidità, mix micidiale

Lo spunto viene, come si suol dire, da una notizia dell’ultima ora: fresca fresca e carica di angoscia, arrivata poco fa da Parigi.

Poi magari si verrà a scoprire che no, questa volta il terrorismo non c’entra, che si tratta solo di un povero squilibrato, etc. etc. etc.

Come vi ho detto, però, si tratta solo di uno spunto, quindi, in questo caso, ciò che conta, prima e più ancora del fatto in sé, è la riflessione che ne discende.

Parigi, spari e panico alla cattedrale di Notre Dame 

Paura alla cattedrale di Notre Dame. Un uomo ha assalito a colpi di martello un poliziotto: il collega ha risposto sparando all’uomo e neutralizzandolo

Ferito l’aggressore: è di origini algerine

L’aggressore di Notre Dame, oltre al martello, aveva anche due coltelli: lo ha reso noto la polizia spiegando che l’uomo è stato colpito alle gambe e non al petto come precedentemente comunicato. L’uomo, uno studente quarantenne, secondo quanto riferisce il sito del quotidiano Le Figaro, è di origine algerina e viveva nella Val D’Oise, dipartimento a nord della capitale.

*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°

Allora, avanti, prego: chi è il prossimo?

Dopo ogni aggressione di matrice terroristica, ce n’è sempre uno che alza il ditino da Pierino e pontifica sevaramente:

«Sei morti e cinquanta feriti al London Bridge? Dodici vittime e più di quaranta feriti al mercato di Natale a Berlino? Centoventi morti e oltre duecento feriti nella tragica notte del Bataclan, a Parigi? Più di venti al concerto di Manchester di Ariana Grande? Cosa volete che sia? Nel tal paese dell’Africa australe, la settimana scorsa, un kamikaze si è fatto esplodere in un mercato e se n’è portati dietro cento, nel tal altro del subcontinente asiatico un attacco di guerriglieri  a un albergo ha causato ottantacinque cadaveri… »

 

 

Ecco, questo è esattamente e irrimediabilmente un classico esempio di ragionamento da imbecilli.

Come dire, in occasione del terremoto nelle Marche dello scorso anno:

«Ma pensa, tanta emozione, tanto cordoglio, quando solo nello tsunami del 2004, nell’Oceano Indiano, sono perite circa 250.000 persone»

Lo si vada a dire agli abitanti di Amatrice, Accumuli e Arquata, se se ne ha il coraggio. Ma tanto non se ne ha.

Dunque, come detto, trattasi di argomentazioni da perfetti imbecilli, senza mezzi termini, perché i morti non si contano con il pallottoliere e non si pesano con la bilancia.

Provate a immaginare che, nottetempo, faccia irruzione nel vostro palazzo una banda di ladri che, divisa per coppie, svaligi tutti gli appartamenti, compreso il vostro.

Secondo voi, l’indomani mattina, con i vostri vicini di casa, parlerete con maggior rammarico di quanto è successo a VOI, nella VOSTRA casa, o di una rapina, magari sanguinosa, con morti feriti, portata a termine nello stesso istante a Katmandu?

Con tutto il rispetto per le vittime di ogni parte del mondo, che hanno lo stesso diritto di vivere e meritano il medesimo rispetto delle “nostre vittime…

… beh, volenti o nolenti è l’Europa, la nostra casa, non dimentichiamolo.

È nell’humus fecondo e generoso della cultura europea che affondano le radici di tutti noi.

Chiunque colpisce un onesto europeo colpisce noi, direttamente. Colpisce i nostri compagni, i nostri figli, nostri genitori e i nostri amici.

Comprime e deteriora, irrimediabilmente i nostri spazi di libertà.

Mi raccomando. State attenti agli imbecilli: nuocciono gravemente alla salute e al bene comune.

    Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Post It (11) – Balena blu, accetto la sfida!

Una balena blu, che ricorda quei simpatici e  innocui animaletti di gomma gonfiabil con i quali facevamo il bagno da bambini, sotto l’occhio vigile dei nostri genitori, sin troppo protettivi: in piscina, al mare, al lago, o più semplicemente nella piscina di casa.

Adesso, per colpa di qualche imbecille-criminale (o criminale-imbecille, fate voi)  quello di Blue Whale è diventato un sinistro simbolo di violenza e di morte.

La mente bacata che ha ideato “Blue whale” appartiene a Philip Budeikin, 21 anni, studente russo di Psicologia arrestato l’anno scorso, senza che, ahimé, la serie di suicidi indotti si sia fermato. Perché lo scopo di questo perverso gioco è proprio quello di istigare, attraverso un atroce percorso guidato, fatto di autolesionismo, minacce e omertà, che dalla Russia si è diffuso in altri paesi, come Francia, Inghilterra, Brasile e, da qualche tempo, purtroppo, anche in Italia.

Il nome è mutuato dal fenomeno che vede, periodicamente, interi banchi di balene spiaggiarsi sulle coste e morire  per asfissia e disidratazione non essere in grado di rientrare in acque più profonde. L’origine di siffatti episodi non è ancora stata individuata: i biologi si dividono tra chi propende per uno smarrimento collettivo dell’orientamento e chi invece ritiene che si possa trattare del vano tentativo di un’intera comunità di cetacei di soccorrere un individuo in difficoltà.

Il cosiddetto gioco consiste in cinquanta azioni quotidiane preparatorie, tese a preparare un suicidio da effettuarsi alla fine del “protocollo” tramite lancio dalla sommità di un edificio nel vuoto. Le crudeli regole che ne disciplinano lo svolgimento vanno da un feroce autolesionismo all’induzione di una prolungata insonnia mediante ascolto ad alto volume di musica psichedelica, ad altre prove (sdraiarsi sui buinari mentre si avvicina un treno, esibirsi in acrobazie estreme etc. etc.).

Si sono sinora contate oltre centosessanta giovani vittime soltanto in Russia. Moltissime altri nel sempre maggiore numero di stati contagiati da questo fenomeno.

Di seguito una succinta ma indicativa rassegna stampa sull’argomento.

 

 

Fin qui la notizia.

Mi restano soltanto un paio di cose da aggiungere, e lo farò nella modalità più incisiva del “discorso diretto”: 

  1.  «Ragazze e ragazzi, se qualcuno di queste bestie criminali vi contatta, non tenetevelo dentro, non restate soli: parlatene subito ai vostri genitori. Oppure mandatemi un messaggio scrivendo un commento a questo post. 
  2.  «Vigliacchi bastardi di Blue Whale e di gruppi del genere, perché questo gioco non provate a farlo con me? Mandatemi anche voi un messaggio qui, invitandoi  a giocare con voi, e vi fornirò il mio indirizzo email e, all’occorrenza, anche un numero di telefono al quale contattarmi. Ok? State certi che accetterò la vostra sfida, solo di una cosa, vi prego: non fatemi aspettare troppo, per favore 😉  »

    Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.