Sbuffi di Ponentino (8) – Magliana: la banda non sbanda

È un percorso emozionale, più che una dettagliata cronistoria del male.

Attraverso i fatti, i misfatti e i collegamenti della Banda della Magliana,  «Roma criminale» , prodotto dall’Associazione Le Ombre di Platone, scritto da Salvatore Buccafusca e Antonio Turco, per la regia di Francesco Sala, andato in scena martedì 18 dicembre nella Capitale, al Teatro Lo Spazio, in realtà si tratta e si racconta di circa un ventennio di storia nera che più nera non si può.

È un volo ardito, al limite della temerarietà, ma necessario per cercare di decifrare quelle trame di fili di colore diverso, quelle incisioni nella carne dei romani e di tutti gli italiani che ricordano le misteriose righe peruviane di Nazca, il cui ordito può essere interpretato solo guardando da migliaia di metri di quota.

Si comincia dall’assassinio di Pasolini, utile a spiegare l’humus dal quale è germogliata una generazione difficile e pericolosa, si passa per una serie di omicidi di ferocia inaudita,per lotte all’ultimo sangue (è proprio il caso di dirlo) tra fazioni, in cui un anche un piccolo sgarbo era sanzionato con la morte, per violenze di ogni tipo, rapimenti, rapine, fino all’irruzione di quel vero e proprio flagello (soprattutto per i giovani) costituito dalla diffusione nelle vie e nelle piazze italiane di tonnellate di eroina.

Il delirio di onnipotenza del “dandy” De Pedis,  del “freddo” Abbatino e dei loro degni sodali, il mito idealistico, sia pure in un’ottica distorta e perversa, di un’illusoria utopia egualitaria da conseguire attraverso la cosiddetta stecca para, la costante attenzione dei vertici della malavita organizzata verso questo gruppo di giovani avventurieri da sfruttare fino all’osso ma da tenere costantemente sotto controllo, sia pure attraverso un guinzaglio lungo, tutto viene messo nel frullatore e ciò che ne esce è un flusso di sensazioni capace di superare le difese più epidermiche.

 Si esce dal teatro, una volta terminato lo spettacolo, senza un bagaglio di nozioni maggiore di quello che ci si è portati dentro entrando, ma senz’altro con qualche consapevolezza in più, almeno  a livello viscerale, circa la reale natura e portata di una fenomenologia criminale forse unica in Italia per tipologia, durata ed estensione.

Del finale dello spettacolo, ovviamente, non mi è lecito parlare, ma mi sia permesso ricordare una frase che, più delle altre, sembra utile a capire che le motivazioni che spinsero tanti giovani romani tanto avanti e irreversibilmente  sulla strada della violenza e della delinquenza, non sono poi così complesse:

«Volevo solo scappare via dalla Magliana, e volevo farlo a tutti i costi» confessa uno dei protagonisti.

E non mi sembra che ci sia altro da aggiungere, se non un esame più dettagliato della performance degli interpreti.

Eccessiva come una popolata verace, sapientemente sguaiata all’occorrenza, sensuale comeuna concubina imperiale quando la storia lo richiede, Fulvia Lorenzetti spende al meglio la fisicità che le è propria e che ne contraddistingue la presenza scenica: a volte spudorata, a volte fragile e remissiva, in una recitazione energica sempre e costantemente contrassegnatada un tasso di femminilità elevatissimo. Canta, balla, gesticola e,all’improvviso,  si ripiega nella propria intimità, senza concedersi tregua al pubblico e senza risparmiare le proprie energie fisiche ed emotive.

Impulsivo, irruente,  ribelle e imprevedibilmente reattivo, Gaetano Carbone si cuce addosso, con sorprendente naturalezza e assoluta disinvoltura, la maschera di una certa gioventù insofferente a tutto e a tutti, spavalda e spaccona, in cui si identificano i diversi”ragazzacci rampanti”  delle organizzazioni criminali rivali (Banda della Magliana contro Testaccini) e di quel sottoboscodi criminalità politica con il quale entrambi i gruppi, direi inevitabilmente, avevano finito per contaminarsi. Un’aggressività ostentata, come accade per molti dei più giovani in questo persistente periodo di azzeramento dei valori tradizionali, mirata, con ogni probabilità, a mascherare ed esorcizzare insicurezze e fobie esistenziali.

In presenza dell’impeto sanguigno e passionale, profuso senza risparmio dai compagni di scena, Salvo Buccafusca, calato nei panni di Pippo Calò, ricopre per tutto il tempo un ruolo apparentemente defilato ma, in realtà, d’importanza fondamentale per lacostruzione narrativa: da una parte i suoi pacati commenti costituisconol’efficace  collante di una trama oltremodo complessa, narrando di fatti che coprono oltre un ventennio, dall’altrocontribuisce ad arricchire e completare il quadro generale di fatti e contestoattraverso lo sguardo attento e lucidissimo di chi in qualche modo ha ereditatol’atavica e sempiterna saggezza di uno dei più radicati e strutturati apparati criminali.

Oltre che alle loro “prestazioni artistiche”,  il successo tributato dal pubblico, attraverso applausi ripetuti e convinti, fa da riscontro alla regia al tempo stesso rigorosa e fantasiosa di Francesco Sala (coadiuvato da Giulia Malavasi) dagli acconci costumi  di Fabrizia Magnini, dai suggestivi effetti luminosi di Angelo Ugazzi e dall’accorta e ben scelta colonna sonora di accompagnamento.

Il regista Francesco Sala ripreso accanto a Marco Travaglio, “beccato” tra il folto pubblico del Teatro Lo Spazio in occasione della prima romana di “Roma criminale” 

   

  

Vestale

  

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Gaetano Carbone, entusiasmo e determinazione per crescere

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Tra poco più di un mese, al Teatro Boni di Acquapendente, andrà in scena, in prima nazionale, il dramma «Banda criminale», ispirato alle vicende della Banda della Magliana, scritto da Salvatore Buccafusca e Antonio Turco, per la regia di Francesco Sala.

Produzione Le Ombre di Platone.

Nel cast, accanto allo stesso Salvo Buccafusca e a Fulvia Lorenzetti, il giovane attore romano Gaetano Carbone, che siamo andati a intervistare in uno dei momenti di pausa concessi dalle prove dello spettacolo.

Ecco cosa ne è venuto fuori.

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Classe 1993: nel futuro carriera da attore tutta da esplorare e da vivere. Da dove viene e dove vorrebbe arrivare, Gaetano Carbone?

Vengo da una formazione accademica di 3 anni, appena conclusa, durante la quale ho conosciuto Francesco Sala, il regista di ”Banda Criminale”. Questa è una delle prime tappe importanti del mio percorso d’attore che spero sia il più possibile fortunato e duraturo.

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Quando sei nato tu il nucleo primario della famigerata Banda della Magliana (pur lasciando in circolo nel corpo della Nazione metastasi incredibilmente resistenti, in grado di recidivare fino a un recentissimo passato)  stava esalando gli ultimi respiri. Ti trovi dunque a confrontarti  (come interprete di  «Banda criminale») con questo vero e proprio “buco nero” della cronaca italiana, senza averne avuto esperienza diretta. Qual ‘è l’idea che te ne sei  fatta, per così dire, a distanza?

Essendo cresciuto in quartieri di Roma Sud frequentati dalla Banda della Magliana, ho sempre avvertito il suo eco tramite i racconti di chi ha conosciuto più o meno direttamente persone o eventi legati a quel giro criminale. Tutto questo ha creato per me, come per altri ragazzi della mia età, una sorta di oscuro mito che è stato amplificato dai vari film e serie TV che hanno raccontato, in maniera spesso romanzata, la storia di questi ragazzi di periferia.

Preparare questo spettacolo mi spinge a documentarmi approfonditamente sull’argomento e, quindi, a scoprire una realtà molto complessa, dietro la quale si celano misteri ancora irrisolti e che ha continuato a produrre effetti fino agli ultimi anni.

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Si dice che, quando si trattano a livello di spettacolo certi argomenti, c’è il rischio di suscitare quello che viene detto “spirito di emulazione”, soprattutto nelle generazioni più giovani e più mediaticamente esposte. È un pericolo che si corre anche con «Banda criminale» ?

Non credo tanto al pericolo di suscitare questo  spirito di emulazione da parte del mondo dello spettacolo nei più giovani. Sicuramente si crea un fascino per via dei toni romanzeschi con i quali si trattano certi argomenti, ma per delinquere bisogna avere una certa predisposizione che è data, nella maggior parte dei casi, dalla provenienza da realtà  difficili e dall’esperienza sin da piccoli di certi ambienti, piuttosto che dalla  visione di un film o una serie tv.

Credo, tuttavia, sia bene per una questione etica e di cronaca che vengano anche riportati i fatti per come sono andati e si ricordi che la Banda, così come altre associazione criminali più note, ha fatto vittime innocenti. L’errore che è stato commesso più volte è stato proprio omettere totalmente questo aspetto, trasformando in eroi romantici personaggi senza scrupoli.

Non è questo, a mio avviso, il caso di ”Banda Criminale”, dove la storia è raccontata in maniera più  cruda e attinente alla realtà.

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Venendo in modo più specifico appunto a «Banda criminale», che esordirà il 2 dicembre in quel gioiellino dello spettacolo che è il Teatro Boni di Acquapendente, per replicare dopo pochi giorni al Teatro Lo Spazio di Roma, ti sei trovato a lavorare sotto la direzione di un regista (e attore egli stesso) esperto come Francesco Sala e a fianco, oltre che della giovane e bella Fulvia Lorenzetti, dell’altrettanto esperto attore (nonché drammaturgo) Salvo Buccafusca. Come ti trovi in questa squadra? Cosa pensi di poter ricavare da questa esperienza?

Il lavoro sul testo è cominciato da poco ma posso dire di trovarmi in un ambiente serio e produttivo. Francesco Sala è stato già mio insegnante in accademia, ora imparerò a conoscerlo anche come regista. Quello dell’attore  è un mestiere che si apprende rubando da chi ha più esperienza di palcoscenico, per cui posso solo essere contento di lavorare con professionisti esperti.

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Quale personaggio interpreterai in questa pièce? Non avverti un po’ di timore nel doverti cimentare con colleghi famosi che sia in teatro, che in tv, che al cinema, già hanno partecipato ad altre rappresentazioni rievocative delle losche imprese della Banda della Magliana?

Il mio personaggio è Maurizio Abbatino, uno dei membri principali dell’organizzazione.

Non avverto nessun timore “da confronto”, per dire il vero, anche perché il nostro spettacolo va in una diversa rispetto a quanto visto in tv e cinema, raccontando sotto una nuova luce la storia della Banda.

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Per concludere: c’è un primo consiglio che ti sentiresti di dare a un tuo coetaneo, o a qualcuno ancora più giovane, che voglia intraprendere con successo la stessa strada sulla quale hai cominciato a incamminarti tu?

Non mi sento nella posizione di dare consigli. Io stesso sono giovane e alle prime esperienze. Posso solo dire che, a differenza di quanto si crede, per fare questo lavoro serve tanta volontà e spirito di sacrificio.

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Una serie di risposte che, pur nulla togliendo a quel travolgente entusiasmo dei vent’anni che ogni possibilità futura dischiude, rivela una grande determinazione al continuo perfezionamento professionale e una sorprendente maturità.

Cresce, dunque, la curiosità di vederlo in azione sul palcoscenico.

Date 2018: Teatro Boni di Acquapendente (https://www.movemagazine.it/eventi/teatro-boni-acquapendente-programma-stagione-2018-19/) il prossimo 2 dicembre, Teatro Lo Spazio di Roma (http://www.teatrolospazio.it/joomla17/index.php?option=com_content&view=article&id=671:roma-criminale&catid=43&Itemid=151) 18 e 19 dicembre.

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   GuittoMatto

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E mo’ se pijano ‘a Capitale (ovvero: dal metateatro al teatro-verità)

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Li avevamo lasciati qui (nella bella foto di scena, scattata da Riccardo Spinella sono ai lati del “capo-comico Antonio Conte), calati nei sapidi ed enigmatici personaggi  interpretati in «Sua Eccellenza è servita»:a sinistra Francesco Sala, nei panni di un oste sanguigno ma non privo di una certa scaltrezza, a destra Salvo Buccafusca, nell’occasione attore sulla via del tramonto, tronfio e infedele per natura.

Li ritroviamo alle prese con uno spettacolo di ben altra tipologia che, sempre per la produzione della sempre più attiva e presente Associazione Le Ombre di Platone, andrà in scena prima di fine anno.

Sono andato a intervistare questa strana coppia a Roma, nel pieno delle prove del dramma  «Roma criminale (Fatti &misfatti di una banda)» con Sala stavolta regista e Salvo Buccafusca attore insieme a Fulvia Lorenzetti e Gaetano Carbone.

Quel che segue è ciò che ne è venuto fuori.

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Dagli accenti grotteschi e satirici di un vescovo sposato e dei suoi degni compagni di avventura agli spietati e cupi personaggi della Banda della Magliana…  davvero un bel salto, mi pare.

«Sua Eccellenza» vs «Roma criminale», scritta dal qui presente Salvatore, con Antonio Turco: uno “strappo” che mi riporta alla mia naturale vocazione di regista di teatro, avvezzo a raccontare in assoluta libertà storie che hanno a che fare con la memoria storica, anche nascosta, di questo Paese. 

Certo che passare dai “sei personaggi in cerca di attore” di «Sua Eccellenza è servita» ai duri personaggi della famigerata banda della Magliana, non è stato facilissimo. Si tratta di storie e schemi narrativi del tutto differenti tra loro, calati in due dimensioni nettamente separate. Voglio sottolineare, però, che anche con «Sua Eccellenza»   (prima produzione dell’Associazione “Le Ombre di Platone“) si è voluto affrontare alcuni temi seri e di grande attualità, utilizzando un po’ di leggerezza per far divertire il pubblico ma trattando i passaggi più significativi dello spettacolo mettendo in risalto e proponendo al pubblico quegli spunti di riflessione che, insieme a Patrizio Pacioni, con la regia dell’esperto e bravissimo Giancarlo Fares, si è inteso introdurre nella drammaturgia.

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Quanto coraggio ci vuole per riprendere un argomento sul quale si sono effusi fiumi d’inchiostro e si sono srotolati chilometri di pellicola? Cosa pensate di dire di nuovo rispetto a quanto si è già detto e scritto?

Sulla Banda della Magliana sono stati scritti tanti libri, fiction televisive, film e chi più ne ha ne metta; in ciascuno di essi, scrittori, drammaturghi, soggettisti e registi hanno detto la propria verità, a volte enfatizzando gli avvenimenti, in altre occasioni sminuendo fatti acclarati anche nelle aule dei tribunali. Voglio dire che impegnarsi a narrare vicende di questo tipo, comporta sempre un rischio ben preciso: non raccontare tutti i fatti o, al contrario, limitarsi a dire mezze verità.

In effetti qualche dubbio sulla sussistenza di una certa inflazione sull’argomento, insieme al timore di accrescere con una rappresentazione di questo tipo la fascinazione pericolosa suscitata dal male, e al pericolo di sollecitare una cattiva emulazione di giovani verso i banditi, mi facevano resistere. Poi, però, la ha avuta vinta la mia curiosità su un periodo particolarmente delicato della storia nazionale: parlo degli anni ’70, decennio di profonda trasformazione in cui Pasolini annunciava la mutazione antropologica. Bene: la nostra storia, non è un caso, parte proprio dal suo feroce assassinio.

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La storia di una banda criminale risulta, salvo eccezioni, generalmente, strettamente legata al Territorio di origine e di azione. Credete che in qualche modo una pièce del genere riesca ancora a destare interesse anche in altre parti d’Italia?

Salvo eccezioni, appunto. La bandaccia criminale nasce a Roma su imitazione della Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, contaminandosi poi con Cosa Nostra; intrattiene rapporti con la N’drangheta calabrese, mentre la sua frazione “nera” ha contatti con apparati e servizi di sicurezza deviati. Che ci faceva il noto pregiudicato Danilo Abbruciati con la sua Kawasaki nell’agguato al numero due del Banco Ambrosiano? Fatti & misfatti che escono dal Grande Raccordo Anulare.

Sono convinto che questo spettacolo possa essere esportato in tutte le regioni italiane. La fama oscura raggiunta con le sue imprese da questo gruppo criminale non solo è comune a tante altre città avvelenate dal medesimo tipo di criminalità, ma anche per la tanta pubblicità e risonanza che questa storia ha già avuto (e continua ad avere) come giustamente facevi notare tu all’inizio dell’intervista, in tv e al cinema. Il prossimo dicembre, tanto per fare un esempio, uscirà nelle sale l’ennesimo film dedicato ai misfatti della banda, con protagonista Alessandro Gassman.

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I componenti della banda sono ormai finiti tutti in galera o sotto terra. Il tumore, secondo voi, è completamente estirpato o sono rimasti pericolose fonti di metastasi sparse qui e là nelle carni di Roma Capitale?

È pur vero che i componenti di questa famigerata banda ormai sono tutti morti e che coloro che sono sopravvissuti alla strage siano rinchiusi in carcere o si siano in qualche modo riciclati dedicandosi ad altro,  ma c’è il grave il rischio, a mio avviso, che i giovani delinquenti possano prendere come esempio questi pessimi soggetti, cercando di  emularne le gesta.

Si sono ammazzati tra di loro e questo dimostra l’origine banditesca, semplice e borgatara, della faccenda. La stecca para, ovvero il bottino diviso in parti uguali per tutti, non poteva reggere in un’organizzazione senza capi. 

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In che chiave si è pensato di leggere queste atroci vicende?

I personaggi vengono estraniati dal loro contesto reale. Sono stati sublimati nelle vivaci deposizioni rese e in suggestivi quanto significativi contraddittori portati avanti al cospetto di un pubblico al tempo stesso testimone e giudice. Nulla di cronachistico né pedantemente realistico. 

È nostra dichiarata intenzione cercare di ricostruire (dove possibile) e rivedere con un occhio critico, i comportamenti di questo gruppo criminale, avvalendoci della testimonianza di chi li ha  conosciuti per motivi professionali o di co-militanza.

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C’è un personaggio che, più degli altri, ha destato il vostro interesse e stuzzicato la tua curiosità?

Per quanto mi riguarda, nei panni di attore, il personaggio che mi ha preso fin dall’inizio è proprio quello che interpreterò, ovvero l’esperto malavitoso siciliano Pippo, che guarda con occhio critico i comportamenti di quelli che definisce  “ragazzi di strada”.  Un personaggio di fondamentale importanza nel quale sono riuscito a “entrare” in profondità grazie anche alla esperienza e alla professionalità con cui il qui presente “Maestro” Francesco Sala, mi fornisce i più opportuni spunti e indirizzi.

Se c’è un personaggio che mi affascina e in pari misura mi incuriosisce, è il superstite Maurizio Abbatino (detto Crispino o il Freddo nella fiction). Dopo anni di collaborazione, lo Stato gli toglie il piano di protezione e lo obbliga a girare per le strade con la sua vera identità. Poi ci sono i tanti misteri in cui è coinvolto, ovviamente. Per primo il caso Moro: Abbatino incontra l’On. Flaminio Piccoli della DC. Lui, voleva davvero salvarlo Aldo Moro. Poi, chissà perché, invece di recarsi in via Gradoli, dove c’è il covo, i carabinieri si dirigono a Gradoli, il paese in provincia di Viterbo, mettendolo inutilmente a soqquadro.

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Ancora due domande: quando e dove andrà in scena la “prima” di «Roma criminale»? Ci sarà occasione di gustare ancora la tragicomica storia del  vostro amico Vescovo Sposato?

Alla prima rispondo io: la prima di «Roma criminale», proprio come quella di  «Sua Eccellenza è servita», un anno fa,  andrà in scena al Teatro di Boni, la preziosa “bomboniera” di Acquapendente, domenica 2 dicembre.

Per la seconda ci penso io: la tournée di «Sua Eccellenza è servita» riprenderà a gennaio in Sicilia, da venerdì 11 a domenica 13, con una triplice rappresentazione a Palermo.

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Ecco, le cose più importantile hanno dette loro.

Io aggiungo solo una piccola nota personale:

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Aggiungendo un consiglio che mi sento di dare davvero a cuor leggero: andate a vedere questi due spettacoli, non appena ne avrete occasione: grantisco che nessuno se ne dovrà pentire.

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   GuittoMatto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Quando il Teatro viaggia… nello Spazio

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Nella serata di venerdì 20 luglio, al Teatro “Lo Spazio” di Roma  (zona San Giovanni – via Sannio) si è svolta l’eliminatoria del concorso di corti teatrali «Autori nel cassetto, Attori sul comò»  alla quale era iscritto il “corto” scritto da Patrizio Pacioni, diretto da Salvatore Buccafusca e interpretato dallo stesso Salvo Buccafusca e Marzia Mancino, intitolato «Bacco, tabacco e… cenere!».

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Cominciamo a parlare della location (funzionale, originale e caldamente accogliente) e dell’iniziativa che, in essa viene portata avanti.

Lo facciamo con le parole del direttore artistico, Francesco Verdinelli:

«Le proposte teatrali stanno velocemente cambiando. Le arti vanno mescolandosi;  il teatro, la musica, la danza così come l’uso della tecnologia sono sempre più spesso insieme sulla scena. Le storie  scritte oggi, sono fra le proposte  che ci interessano di più. Riconoscere i nostri tempi, nella quotidianità o nella fantasia, così come nelle proposte di teatro civile o nel teatro musicale. E sono proprio questi gli obiettivi della stagione teatrale 2017/2018.  Storie ed  interpretazioni che diano emozioni,  che siano risate o riflessioni, ma e’ fondamentale che possano far sì che rimanga qualcosa. I talenti consolidati così come le proposte delle nuove generazioni permettono allo spettatore, nel corso della stagione, di avere il polso di ciò che oggi, attraverso la drammaturgia, si vuole comunicare. Poter scegliere di andare in un teatro che ha una forte identità, riconoscere e riconoscersi nella tipologia delle rappresentazioni  in scena è uno degli obiettivi che ci siamo posti. Un filo invisibile che lega le infinite identità di chi vive l’oggi, attento alle ‘sfumature’  della vita ».

Ciò (doverosamente) premesso, passiamo all’evento. «Autori nel cassetto, Attori sul comò» è una riuscita e ormai consolidata rassegna romana di “corti teatrali” che vede a confronto, per la gioia del pubblico che assiste alle rappresentazioni, pièces frutto dell’inventiva di autori sperimentati e/o autori emergenti. Alla fine serata un verdetto emesso in modo paritetico dalla giuria tecnica e dal voto “popolare” degli spettatori, decide quale delle proposte merita di passare al turno successivo.

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Il corto scritto da Patrizio Pacioni è stato presentato dall’attivissima associazione Le Ombre di Platone, sempre più presente sui palcoscenici di tutta Italia con nuove e differenziate produzioni. Segnalo, tra le altre, quelle di più prossima messa in scena: si va dalla riedizione rivista e corretta del pluripremiato dramma  «Diciannove + Uno»  (scritto da Patrizio Pacioni) in programma a Marone (BS)  venerdì 31 agosto in co-produzione con Lanterna Teatrale e Teatro Studio,  alla nuova  «Banda criminale»  (Salvo Buccafusca e Antonio Turco) che esordirà a Roma nel prossimo autunno, per finire (per il momento) con le repliche siciliane di  «Sua Eccellenza è servita»  (Pacioni / Buccafusca) fissate all’inizio del prossimo gennaio.

Per   «Bacco, tabacco e… cenere , storia di una stranissima serata di un cinquantenne alquanto “bamboccione”, a causa dell’inaspettata visita della bella e misteriosa vicina di casa, dunque, buone, anzi ottime sensazioni e gradimento espresso da parte del pubblico, a suon di risate e applausi. Divertente il testo, ordinata e fantasiosa la regia, con la costruzione di una scenografia minimale ma di grande suggestione. Perfettamente centrati e sintonizzati sui personaggi impersonati gli interpreti: l’esperto, navigato e (nell’occasione) felicemente gigione Salvo Buccafusca e la giovanissima ma già esuberante “padrona della scena”  Marzia Mancino.

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A “passare il turno”, però (non sempre si può vincere), l’altrettanto ben scritto, strutturato e rappresentato monologo «Specifiche competenze» di Adriano Bennicelli, per la regfia dello stesso autore e la recitazione di un  Alessandro Cecchini in gran vena, per il quale ha fatto premio anche l’attualità del tema trattato, vale a dire la difficoltà dell’approccio dei giovani con il primo (o il secondo) impiego.

Insomma, una gradevolissima serata e la voglia, non appena mi sarà possibile, di fare un altra visita nello… “Spazio” di via Locri 42/44.

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   GuittoMatto

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Sbuffi di Ponentino (7) – W la pinsa (e non è né un refuso né una marchetta)

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Il rigatone, per chi non lo sapesse ancora, è un tipo di pasta “corta” tipica della cultura gastronomica romana (vds. i rigatoni con la pajata), caratterizzata da una superficie esterna ruvida tale da combinarsi con successo con i sughi più sapidi.

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«Rigatoni» (http://www.ristoranterigatoni.it/), invece, è un elegante e accogliente ristorante aperto circa otto anni fa da imprenditori giovani e dinamici in via Publio Valerio 17, una traversa di via Tuscolana nei pressi di Cinecittà.

Vi chiederete perché proprio a questo locale si è dedicato l’articolo, e qualche malpensante, certamente, à ipotizzerà  di essersi imbattuto, suo malgrado,  nell’ennesima “marchetta”.

Invece no.

«Rigatoni» si distingue da un ristorante-pizzeria per il semplice fatto di essere una “pinseria”. Non si tratta di un errore di battuta, perché la specialità della casa, ovvero la pinsa, pur ricollegandosi alla pizza, se ne discosta significativamente.

E adesso vi spiego perché.

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La pinsa romana  (la parola deriva dal latino “pinsère” che significa allungare, richiamando l’atto di schiacciare e pestare l’impasto),  per la sue antiche origini, viene considerata l’antenata della pizza napoletana.

Diversamente dalla pizza tradizionale, però, l’impasto della pinsa romana è composto da un mix di farine di frumento, di soia, di riso (che la fa risultare, una volta pronta, croccante fuori e morbida dentro), è a base di acqua fredda e viene lasciato lievitare in frigorifero.  L’alta percentuale di acqua rende l’impasto molto più idratato e la lunga lievitazione, di minimo 24 ore, fa sì che risulti più digeribile e che presenti  meno calorie di quello tipico di una qualsiasi focaccia: inoltre, essendo la pinsa piuttosto sottile,  si presta a essere condita con ingredienti light, come rucola e scaglie di parmigiano oppure pomodorini freschi, mozzarella e basilico.

Secondo la ricetta originale, la pinsa romana era una schiacciata dalla forma allungata, a base di acqua e cereali misti (all’epoca orzo, farro e miglio) condita con sale ed erbe aromatiche, che anticamente preparavano i contadini romani.

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Insomma, per dare un senso a questo articolo: spianare e cucinare a dovere la pinsa non è un arte che possono esercitare tutti:  da «Rigatoni» (lo dico per esperienza personale) lo sanno fare davvero comn un esito che è un piacere per il gusto e un sollievo per la digestione.

In più i camerieri sono gentili, sorridenti e sempre disponibili a spiegare ogni dettaglio della specialità della casa. I prezzi del tutto accessibili.

Dunque per i romani che ancora non hanno assaggiato una buona pinsa e per coloro che a Roma, per qualsiasi motivo, si trovano a passare, un trasferimento a scopo gastronoimico in questa  zona della Capitale “non turistica” ma comodamente raggiungibile con la metropolitana, mi sento di poterlo consigliare senza particolari esitazioni.

E buon appetito!

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  Vestale

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Sbuffi di Ponentino (6) -Qualità e quantità nella II edizione di «Va in scena lo scrittore»

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Ottocento è un numero importante.

E quando questo numero esprime il numero dei partecipanti a un concorso letterario e teatrale, diventa ancora più importante. 

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È il caso di «Va in scena lo scrittore», competizione letteraria e tetarale organizzata dalla FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori) l’organizzazione di categoria degli scrittori italiani che li rappresenta, ne tutela gli interessi ed agisce per la salvaguardia del diritto d’autore. Direzione artistica di Ermete Labbadia.

Al termine di un’articolata e severa selezione delle opere pervenute, suddivise in cinque “categorie” (scrittura teatrale, racconti, poesie, monologhi e autori di testi di canzone), lo scorso giovedì, 17 maggio 2018, nella nuovissima quanto accogliente ed elegante sede di Lungotevere dei Mellini 33, nel centro della Capitale, si è tenuta la premiazione della II edizione.

Il riuscito appuntamento introdotto e presentato dall’attrice Giovanna Cappuccio, ha visto la presenza, in rappresentanza della FUIS, del Presidente prof. Natale Antonio Rossi, con gli interventi di Simone Di Conza.

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Questo l’elenco dei premiati scelti dalla folta e qualificata giuria composta da Fabrizio Angelelli, Federico Baldini, Carlo Bernardi, Manuela Boccanera, Vito Bruschini, Sabrina Crocco, Veronica D’Appollonio, Isabella Deiana, Gabriella Deodato, Armando Di Lillo Marzia Ercolani, Patrizia Iovine, Alessandra Kre, Luigi Manzi, Debora Mattiello, Marcella Mitaritonna, Luca Mordenti, Anna Moretti, Belinda Patta, Manuela Pinetti, Antonella Rizzo, Stefania Severi, Gianluca Testa, Eleonora Totaro, Roberta Valdes, Marisa Vallone, Luciana Vasile:

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SEZIONE SCRITTURA TEATRALE:

Primo premio: “Diciannove + uno” di Patrizio Pacioni 
Secondo Premio: “I tacchini che facevano la ruota” di Yousef Wakkas
Terzo Premio: “Tecnolandia” di Luca Laurenti
Quarto Premio: “Il giovane premier (Italexit)” di Emanuele Cerquiglini
Quinto Premio: “Alphabet K.” di Flavia Chiarolanza

SEZIONE RACCONTI:

Primo premio: “Amina” di Carmela D’Ascoli
Secondo Premio: “I gelsomini del Punjab” di Samantha Falciatori 
Terzo Premio: “L’uomo ombra” di Paola Nazzaro
Quarto Premio: “Ugo il tarlo” di Maria Lorello
Quinto premio: “AAA Santo in Paradiso cercasi” di Antonina Giordano 
Miglior testo per essere letto: “Bianco come ascensore” di Laura Daniele

SEZIONE AUTORI DI TESTI DI CANZONI:

Primo Premio: “Nanni” di Iacopo Ligorio
Secondo Premio: “Come in un film” di Manuel Giancarlo
Terzo Premio: “Il segreto” di Alessandro Viti
Quarto Premio: “Regina del niente” di Manuela Galasso 
Quinto Premio: “L’amore che ho dentro” di Antonella Braccia
Miglior testo per essere letto: “Sottovoce” di Andrea Riso

SEZIONE POESIE:

Primo Premio: “Come rosa in gennaio” di Tiziana Gabrielli 
Secondo Premio: “Diciannove e zero otto” di Davide Rocco Colacrai 
Terzo Premio: “Amatrice” di Gloriana Solaro
Quarto Premio: “Tu Stai” di Anna Rita Murano
Quinto Premio: “La partenza” di Patrizia Palmieri
Miglior testo per essere letto: “Nodi” di Alexandra Mc Millan
Miglior testo per essere letto: “Mille metri di mondo” di Vincenzo Ruggero

SEZIONE MONOLOGHI:

Primo Premio: “Scossa” di Giovanna Fileccia 
Secondo Premio: “Gestazione dell’addio” di Lucianna Argentino
Terzo Premio: “Le implicazioni della palestra” di Stefania De Ruvo
Quarto Premio: “Frena Frenia” di Veronike Jane
Quinto Premio: “Per un pietoso baro” di Antonella Alfano
Miglior testo per essere letto: “Stella” di Debora Scalzo

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Esauriti numeri e nomi, un paio di brevi ma significative osservazioni.

La prima è che lo straordinario successo di «Va in scena lo scrittore» premia l’azione di un’organizzazione (la FUIS, appunto) che, oltre a proporsi come interlocutore con enti pubblici e privati per migliorare leggi e normative che permettano agli autori di esprimersi liberamente, di vigilare affinché agli scrittori giungano i diritti d’autore che spettano e che permettano loro di vivere del proprio lavoro intellettuale, sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che non può essere arte senza che ci sia retribuzione dell’autore, o ffrendo agli scrittori occasioni di promozione di se stessi e delle opere del loro ingegno e aiutandoli nei momenti di difficoltà (scusate se è poco), attrabverso l’ideazione e l’organizzazione di concorsi letterari permette ai migliori autori di misurarsi con gli altri e di mettersi in luce.

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La seconda riguarda, invece, l’affermazione nella sezione “scrittura teatrale di «Diciannove + Uno». Il dramma di Patrizio Pacioni che prende le mosse dalla misteriosa scomparsa nel Mediterraneo della motonave Hedia, avvenuta nel 1962, e dal complesso intrico di complotti legati alla guerra di Algeria e alla lotta per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi del nord Africa, ha ricevuto e continua a ricevere apprezzamentie  riconoscimenti. Tra pochi mesi, nel prossimo agosto, andrà in scena a Marone (BS) nella nuova versione, rivisitata e riscritta dall’Autore per la compagnia Lanterna Teatrale, con Fabrizia Boffelli, Carlo Hasan e Lorenzo Trombini.  Una nuova “prima” alla quale, ci si augura, seguiranno numerosissime repliche anche in numerose altre regioni d’Italia.

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L’appuntamento con la FUIS è fissato per la terza edizione di «Va in scena lo scrittore» (obbiettivo 1000) e per le altre molteplici e prestigiose manifestazioni promosse da un’associazione alla quale tutti gli scrittori dovrebbero aderire.

Le foto inserite a corredo di questo articolo sono state scattate da Roberto Terelle.

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    Vestale

Categorie: Giorni d'oggi.

Al Martinitt, con «Ieri è un altro giorno», una ripetizione… di risate

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Il Teatro Martinitt è un teatro milanese, bello, ampio (420 posti) e funzionale,  gestito, a partire dal 2010, da  «La Bilancia», società operativa nel mondo dello spettacolo da circa quarant’anni, diretta da Stefano Marafante.

La stessa società, che già ha al suo attivo la produzione di circa 200 spettacoli, gestisce a Roma, dal 2002, il Teatro dei Servi.

Ieri pomeriggio ho visto per Voi (e per me)  «Ieri è un altro giorno»..

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La trama:

L’avvocato Paolucci è quello che, ricorrendo a una definizione psicologico-popolare di moda ai nostri giorni, un ossessivo compulsivo. Insomma, la persona meno adatta ad affrontare la situazione surreale che Silvain Meyniac e Jean François Cros (autori della commedia)  lo costringono ad affrontare: l’incrocio ravvicinato del terzo (pardon, del quarto) tipo uno spiritato cliente dello studio che, morto in seguito a un incidente, non ne vuole sapere di rimanere defunto. Una moglie infedele, una ex ancora perdutamente innamorata, un Capo avido quanto cinico, un collega satiro e inaffidabile, si incontrano e si scontrano in quella porta girevole che è l’ufficio di Paolucci in una serie senza interruzione di concidenze, incomprensioni verbali e mentali, ingressi e uscite a sorpresa, per arrivare al felice scioglimento dell’intreccio in nome di quell’eterno rimedio che è l’Amore.

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Lo spettacolo:

Spumeggiante, spassoso, ammiccante, ma senza mai scadere nella becera farsa propria di certi cinepanettoni nostrani, cattura fin dall’inizio gli spettatori, sorprendendoli sia con lo scoppiettante ritmo che il regista Eric Civanyan riesce a imporre alla pièce (e a mantenere per tutta la durata della commedia) che con la complessa ed efficacissima scenografia utile ad accentuare in modo decisivo l’effetto sorpresa di alcune trovate narrative. Perfettamente recitato da un cast di attori dotati di grande spessore professionale e, al tempo stesso, di incredibile leggerezza interpretativa, capaci di divertire divertendosi, il che non è affatto una circostanza secondaria. Da indicare, come strada da percorrere, a certi teatroni imparruccati convinti che solo la tragedia, il concettuale, la rimasticazione dei classici e il più scontato e polveroso didascalico possano assurgere alla dignità di essere inseriti nel calendario ufficiale..

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La voce dei protagonisti:

«È una commedia, scritta nel 2012 e andata in scena dal 2013, che ha riscosso un grandissimo successo in Francia, con un gran numero di repliche, in patria e all’estero, aggiudicandosi anche, nel 2014, il prestigioso premio Molière. Per portarla in Italia (con l’adattamento di Luca Barcellona) si è scelto di importare, oltre alla meravigliosa scenografia, anche il regista»  ci spiega Antonio Conte (che ricordiamo anche per la recente, sontuosa interpretazione del vescovo sposato in «Sua Eccellenza è servita» di Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca.

«Il meccanismo del replay e dell’esasperata reiterazione delle situazioni, divenuto fin troppo scontato nella produzione cinematografica, in teatro è un’autentica novità. È piacevole anche per noi che siamo sul palcoscenico, sorprendere il pubblico di battuta in battuta, condurlo nell’intreccio complicato della storia passo dopo passo, sfruttandone la curiositàà, distrarlo, al momento giusto, perché non si accorga degli stupefacenti “trucchi” di scena. In Ieri è un altro giorno nulla è certo, nulla è scontato… e guai a distrarsi!»   aggiunge Gianluca Ramazzotti, ovvero l’avvocato Paolucci in persona.

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Le risate a scena aperta, gli applausi finali (convinti, convintissimi, e anche questi ripetuti… fino al delirio, bastano, da soli, a attestare, senza possibilità di contestazione, che si tratta di uno spettacolo intrigante, divertente, intelligente… assolutamente da vedere.

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IERI È UN ALTRO GIORNO

FINO AL 22 APRILE AL TEATRO MARTINITt DI MILANO

 

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   GuittoMatto

 

 

 

 

 

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Giancarlo Fares: quell’uom dal multiforme ingegno

 

 

 

Settima e ultima intervista dedicata al cast di «Sua Eccellenza è servita», prodotta dalle Ombre di Platone  su testo di Patrizio Pacioni e Salvatore Buccafusca  (che ne è anche interprete insieme ad Antonio Conte, Francesco Sala, Mimma Lovoi, Guenda Goria e Carlo Blanchi). Ultima ma non ultima, come suol dirsi, anzi, tutt’altro, visto che è venuto il momento di conoscere più da vicino il regista, Giancarlo Fares.

 

 

 

 

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Giancarlo Fares, attore, regista, in una parola uomo di teatro al 100%. Ci sei nato… o ci sei diventato?

Ci sono diventato. Ho studiato e studio ancora per essere un bravo artigiano.

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Attore drammatico, comico, surreale, perfino ballerino. Se Tu dovessi scritturare uno come Te, per quale tipo di spettacolo valuteresti il suo ingaggio?

Mi piace tanto il gioco e l’ironia. Credo di essere adatto a ruoli tragicomici. Sono quelli che mi piacciono di più e che forse mi riguardano.

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Meglio un rimorso che un rimpianto, dice più di qualcuno. Racconta, della Tua vita professionale un episodio che ti riporti al primo e un altro al secondo. E aggiungici, per favore, anche un terzo episodio: un successo di cui vai particolarmente orgoglioso.

I rimorsi sono legati principalmente agli errori. Ho sbagliato tanto in passato e quindi di episodi ce ne sarebbero, ma preferisco non entrare nello specifico. I rimpianti sono la peggiore cosa della vita, sono i principali generatori di infelicità ed è per questo che cerco di non averne. Bisogna essere felici. La ricerca della felicità è il compito principale di ognuno di noi. Quando è il momento bisogna scegliere e avere coraggio. Altrimenti il tempo passa e nessuno può restituirtelo. Il successo di cui vado fiero è LE BAL. Erano 10 anni che provavo a realizzarlo. Ed ora spero che duri a lungo. 

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Tra le tante figure importanti (attori, registi, direttori di teatro, impresari) che hai incontrato nel corso della tua carriera, ce n’è una alla quale, per qualsiasi motivo, ti senti particolarmente legato? 

Sono legatissimo ai miei tre maestri: Aldo Rendine, il mio primo maestro dell’Accademia Scharoff, Eugenio Barba, uomo e teatrante straordinario di cui sono fieramente amico e Anatolij Vassiliev il quale mi ha insegnato molto sia del teatro che della vita.

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Con Te, che sei il regista di «Sua Eccellenza è servita» (splendidamente accolta dal pubblico del Teatro Boni di Acquapendente, domenica scorsa, in occasione della prima), voglio ora tentare un nuovo esperimento. Ho attinto dalle Tue suggestive “note di regia” estrapolando alcune frasi che… trasformerò in domande necessariamente decontestualizzate. Cominciamo dalla prima: «Sappiamo quello che siamo ma non sappiamo quello che potremmo essere». Vero. Ma c’è chi non sa, né mai saprà, chi è realmente.

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Questa frase è del grande Shakespeare. Non sapere di sé è un pericolo assoluto. Bisogna imparare a conoscersi. E a riconoscere negli altri noi stessi. Bisogna vivere di amore e in empatia con ciò che ci circonda. Altrimenti la vita è una solitudine assoluta mascherata da qualcos’altro.

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E veniamo alla seconda: «Il sottile confine tra attore e personaggio viene valicato con l’intento di ricordarci che dietro ogni maschera c’è sempre un uomo che la indossa», scrivi. Ma se ogni essere umano porta una maschera, e l’attore indossa una maschera ogni sera per impersonare un essere umano diverso, cosa resterà della vera identità di un attore?

L’attore quando interpreta parla di sé. Sempre. Scova interpretando tutte le infinite possibilità della sua anima. La vita talvolta è limitata ad alcune circostanze. Il teatro offre possibilità esplorative che talvolta non abbiamo. Il tutto nel gioco, la meravigliosa forma espressiva dei bambini, che quando giocano sono assolutamente veri. L’identità è l’individuo. Che presta all’attore tutto, ma che è altro dall’attore.

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Tra poco sarà il momento di chiedere i regali a Santa Klaus. Cosa vorrebbe trovare Giancarlo sotto l’albero?

Ci sono doni che attendo ancora, altri che forse sono già arrivati. Mi aspetto soltanto ciò che possa rendermi felice. Mi aspetto ciò che possa regalarmi un sorriso.

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E per finire: quale frase utilizzeresti per convincere il tuo migliore amico ad andare a teatro per vedere «Sua Eccellenza è servita

Vieni a teatro. Vieni a vedere questo spettacolo fatto con il cuore,  da persone che il cuore lo hanno grande grande. Vieni a fare festa con noi.

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Dunque, se a questo punto non vi sono venute la voglia e la curiosità di conoscere più da vicino l’artista e ciò che Egli sa fare uscire da un (buon) testo e dalla propria creatività/professionalità, andando a vedere al Teatro Cyrano una delle quattro repliche romane di  «Sua Eccellenza è servita», beh, allora vi meritate solo soporifere tele-serate da Grande Fratello Vip.

Ops l’ho detto. Anzi, l’ho scritto.

E, come si sa, se le parole volant, gli scripta manent.

Anche e soprattutto in teatro.

 

  GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.