Frankenstein e Stefano Comini? Due mostri in uno.

Non è facile preparare e rappresentare un bel musical.

Ci vuole un buon testo, prima di ogni altra cosa, avete visto quella pubblicità in cui si dice che il primo ingrediente per mettere  in tavola una gustosa pastasciutta è proprio la pasta, no?

E fin qui con Frankestein das Musical, ci siamo in pieno.

Peccato che, in questo caso, le difficoltà vere vengano dopo.

Intanto bisogna mettere insieme qualcosa come una quindicina e più di artisti che sappiano recitare, ballare e cantare.

Poi ci sono le coreografie, le scene, i costumi, robe che in un musical come questo, appunto, devono fare la loro porca figura.

Bene.

   

Ho il piacere di annunciarvi, in nome della mia brescianità (acquisita, va bene, non stiamo a spaccare in quattro il capello) che i ragazzi di DreaMusical  di Nave (http://www.dreamusical.it/hanno portato a termine con pieno successo la missione: ieri sera, nella elegante e accogliente location del Teatro Comunale di Belluno, davanti a un foltissimo pubblico, ho avuto modo di assistere a uno spettacolo davvero divertente e di ottima qualità artistica.

Partendo dall’impeccabile (ma anche fantasiosa) regia di Luca Savani, dall’ottima costruzione delle scenografie (Simona Pasquali) e dalla perfetta congruità dei costumi (Diego Mondaini), la recitazione (ma anche il canto e il ballo) di tutti gli interpreti si è dipanata per tutto lo spettacolo (anche se interrotta spesso dai convinti applausi degli spettatori, tra cui il sottoscritto che si è trovato più volte a battere il tempo con le mani insieme agli altri) disinvolta e senza sbavature.

Emergono punte di autentica eccellenza tra le quali, inutile dirlo (altrimenti avrei scelto un altro titolo per questa recensione) mi preme segnalare la prestazione di Stefano Comini, giovane e versatile attore di cui sto seguendo da vicino la crescita fin da quando ebbi modo di notarlo tra i Teatranti di Katiuscia Armanni, perfettamente calato nei panni dell’ingenuo e stralunato, ma anche geniale dottor Frankenstein (attenzione si pronuncia Franchenstin!).

Per il resto, ancora mi restano nelle orecchie le voci pulite e piene di personalità sfoggiate da Veronica Lombardi, Annamaria Loda e Manuela Musiti. Divertenti e cotte al punto giusto le caratterizzazioni di Michele Senici, Fabrizio Reboldi e Simone Pasotti.

  

Considerato che l’incasso dello spettacolo è servito anche a finanziare le iniziative del Comitato Gocce di Sole Onlus, nello specifico qulle finalizzate ad aiutare i bambini con disabilità di Belluno), che altro dire se non:

Bravi DreaMusical, il vostro spettacolo merita davvero di essere visto sul maggior numero di palcoscenici italiani. In bocca al lupo e arrivederci alla prossima!”

 

  

E, per finire nel peggiore e più ignobile dei modi, ecco Patrizio Pacioni e Stefano Comini sorpresi a

scherzare nel dopo spettacolo. Ma si può, tra persone serie? A patto di ESSERE persone serie, naturalmente.

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  GuittoMatto

 

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Goodmorning Brescia (13) – … e quindi? Appuntamento in autunno

 

L’operazione è riuscita bene e il paziente NON è morto. Anzi, sembra che goda di ottima salute.

Questa è la prima considerazione che emerge con lampante evidenza dopo i primi appuntamenti di … e quindi?, l’evento pensato e realizzato dalla premiata ditta Biagio Vinella & Patrizio Pacioni in collaborazione con Daniele Bonato e i suoi compagni del Caffè Letterario Primo Piano.

Il quarto della serie, ultimo della prima stagione ha visto al centro del dibattito Brescia della Solidarietà.

E di solidarietà si è parlato, al cospetto di un folto pubblico attento e interessato, attraverso l’incontro-confronto con diverse iniziative operanti nel settore nel territorio della città e zone limitrofe, ma con un respiro e prospettive che vanno molto l di là dei confini della provincia.

Si è cominciato infatti con il commovente dialogo con l’Associazione Orage d’étoiles, nata per ricordare la scomparsa del giovane Cosma Casagrande attraversola pubblicazione di un libro che contiene il suo diario di viaggio (alla socialità e alla solidarietà cimpletamente dedicato) e, successivamente, con la messa in opera in un’accogliente malga, di uno spazio dedicato a iniziaative solidali e culturali.

A seguire la giovanissima Tania Lavro, con la fresca spontaneità che la contraddistingue, ha illustrato il progetto di aiuto ai bambini vittime della terribile guerra che, sotto il silenzio di maggior parte dei media, continua a devastare ampi territori ucraini.

  stata poi la volta di Emergency i cui scopi (assistenza medica in zone disagiate per popolazione bisognosa di ogni supporto sanitario) e le cui iniziative nel mondo sono universalmente noti. Attraverso una serrata intervista gli ospiti hanno potuto spiegare nel dettaglio quale sia la funzione delle sezioni locali, in particolare l’attività del gruppo cittadino.

Gli esponenti della onlus I fuori onda hanno condiviso con i conduttori e con gli spettatori una storia di grande amore e tenerezza, incentrata su una gestione e creativa del tempo libero di adolescenti con disabilità, esaltando il contributo dei giovani volontari che collaborano all’iniziativa. ad arricchire l’intervento, un suggestivo filmato.

Ultima, ma solo in ordine di tempo, è salita sul palco Marina Clara Borghetti, anima di Un pane per tutti, associazione che ha come scopo la lotta contro lo spreco alimentare attraverso l’educazione dei consumatori e, soprattutto, il recupero di quei residui alimentari che escono dal circolo della comercializzazione quando sono ancora utilizzabili. 

In grande forma il maestro Carmelo Buccafusca, al piano, e il performer della Compagnia Girovaga delle Impronte, Massimo Pedrotti, negli scomodi (per gli altri) panni del raffinato ma sempre urtiv Domandiere. Assente (giustificato) nell’occasione Andrew S. Marini che, con i suoi torrenziali e pungenti monologhi satirici, è diventato un autentico richiamo per i frequentatori del Primo Piano.

    

Riassunto delle puntate precedenti: dopo questa prima fase, … e quindi? va in vacanza e si appresta a tornare nel prossimo autunno, più completo e più strutturato alla luce dell’esperienza maturata.

E noi, naturalmente, saremo lì, al numero 10 di via Cesare Beccaria, l’ultimo giovedì del mese a partire dalle 21.

Cavoli, queste sì che sono certezze che aiutano a vivere meglio!

  

 Bonera.2

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Goodmorning Brescia (12) – Sraffa: la giovane forza della legalità

Poche settimane fa l’aula magna dell’Istituto d’Istruzione Superiore Piero Sraffa di Brescia oltre cento studenti avevano rappato I m’ai ciapà, una poesia di Marietto, ex detenuto che aveva coadiuvato Patrizio Pacioni nel primo dei due appuntamenti, dedicati alla legalità che la professoressa Annabruna Gigliotti , in pieno accordo e totale sintonia con la dirigente scolastica Maria Piovesan ha organizzato quest’anno per i suoi studenti e per quelli di alcuni dei suoi colleghi.

  

Un evento straordinario per partecipazione (sia dal punto di vista numerico che da quello del coinvolgimento dei ragazzi che gremivano la grande aula magna in ogni ordine di posti. Alla premiazione del concorso di scrittura basato su fantasiosi incipit predisposti dallo scrittore romano (al quinto anno di collaborazione con la scuola bresciana) si è aggiunta la proiezione degli haiku composti e proposti in suggestivi videoclip dagli stessi studenti.

  

Straordinario, in questa occasione più che mai, il rilievo della parte musicale, strutturata e condotta dalla professoressa di educazione musicale Elisabetta Marcolini e dalle sue più ispirate e preparate studentesse.

  

Alla fine dopo che, con la consueta vivacità, Patrizio Pacioni ha passato in rassegna caratteristiche e peculiarità di un concetto e di una pratica di legalità la cui interpretazione non si limiti alla chiusura in rigidi schemi storici, geografici e culturali, la premiazione delle squadre vincenti, occasione di un festoso commiato.

 

 Bonera.2

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Sbuffi di ponentino (2) – La memoria dell’Hedia naviga sul palcoscenico

 

Ci sono momenti e  occasioni in cui risulta davvero difficile, distinguere dove effettivamente passi il sottile confine tra realtà e fiction, tra spettacolo e denuncia sociale e civile, tra teatro e cinema da una parte e autentico giornalismo d’inchiesta dall’altra.

Ci sono occasioni in cui, per un fortuito (o deliberato, sia pure occulto) disegno del destino, non è lo scrittore o il drammaturgo a cercare la storia da narrare, ma avviene esattamente il contrario.

«Così è stato sia per La verità nell’ombra che, soprattutto, per Diciannove + Uno» dichiara Patrizio Pacioni, visibilmente soddisfatto sia per come la Compagnia Stabile Assai, guidata da Antonio Turco, ha messo in scena questo suo secondo cimento nel delicato ambito del teatro d’inchiesta, sia per il gradimento espresso dal numeroso pubblico che, nelle prime due giornate di programmazione presso il Teatro Golden di Roma, ha scelto di assistere al dramma che restituisce alla cronaca e alla Storia il dramma della motonave Hedia e del suo equipaggio.

Se nel primo caso l’idea di rievocare le oscure vicende legate alla strage di Portella della Ginestra era stata infatti suggerita da una occasionale visita al vecchio tribunale di Viterbo (ove si svolse il processo intentato contro i responsabili materiali dell’eccidio), le origini di questa seconda incursione nei misteri d’Italia è stata indotta da ancor più singolari avvenimenti.

Ci sono famiglie, disseminate in tutta Italia, da nord a sud, che ancora oggi recano impressa nel cuore e nell’anima la più dolorosa delle piaghe: la perdita di un congiunto le cui modalità, le cui cause e i cui effetti finali sono rimasti sepolti per oltre mezzo secolo in una spessa coltre di reticenze, menzogne e depistaggi.

C’è la discendente di uno dei marinai scomparsi nel nulla con la Hedia (Giusy Orofino n.d.r.) che assiste a una delle repliche de La verità nell’ombra e trova il coraggio e la forza per fare arrivare a Pacioni la sua storia. Gli presenta suo padre Concetto Orofino, direttamente coinvolto nei primi, drammatici momenti seguiti alla sparizione della motonave.

Ci sono altri familiari, come Accursio Graffeo di Sciacca) che da tempo si battono perché venga fatta luce su questa vicenda, altri ancora che sono ormai sull’orlo della rassegnazione, ma alla notizia di quanto si sta facendo si rianimano, s’interessano, collaborano.

Sperano che il dramma dei loro sfortunati congiunti possa, se non altro, essere estratto dal buio cassetto dell’oblio in cui qualcuno, più o meno volontariamente, ha voluto rinchiuderlo e nasconderlo.

Alcuni di essi, contattati allo scopo, accettano di raccontare e di raccontarsi, cosa che, in certi casi così dolorosi e laceranti, è molto meno facile di quanto non possa sembrare a prima vista.

E, infine, ultimo punto in ordine di elencazione, ma elemento indispensabile alla buona riuscita dell’operazione, c’è Antonio Turco, capace di adattare Diciannove + Uno restando sostanzialmente fedele al testo originale e di metterlo in scena di modo che calzi perfettamente allo stile e alla tradizione della sua Compagnia Stabile Assai..

Insomma, alla fine, la cosa certa è che la “tre giorni” di Roma ha regalato un Teatro Golden sempre pieno, un consenso di pubblico misurabile dal numero e dall’intensità degli applausi che si sono incastonati a tutte e tre le serate.

Ha regalato, soprattutto, il consenso commosso e convinto dei congiunti dei marinai della Hedia che hanno avuto occasione di assistere alla rappresentazione del dramma: un risultato meraviglioso per l’Autore e per tutta la Compagnia Stabile Assai.

   

Bravi gli interpreti “interni”, a cominciare da Cosimo Rega (Federico Agostinelli, capitano della Hedia), Giovanni Arcuri (il misterioso quanto enigmatico Dottor F), Mimmo Miceli (nei panni di un adrenalinico e tormentato Enrico Mattei), Angelo Calabria (astuto negoziatore del governo algerino), ma anche tutti gli altri, senza eccezione alcuna.

Brave le attrici, in primo luogo le “professioniste” Francesca Pietrosanti e Jolanda Gigliotti, accanto alle quali non hanno di certo sfigurato la Professoressa Patrizia Patrizi nei panni di una coraggiosa giornalista e la psico-terapeuta Patrizia Spagnoli in quella di Edera, moglie del capitano Agostinelli. 

   

Eccellente, come e più di sempre, la voce di Barbara Santoni, egregiamente accompagnata dalla band composta da Antonio, Lucio e Roberto Turco (quest’ultimo ripreso nella foto con Pacioni) in una suggestiva e affascinante selezione di motivi degli anni ’60 e di incursioni nella produzione dei Beatles.

   

Una sorpresa alla fine, con l’intervento di Tim Chapmanpersonaggio di grande rilievo, noto a livello internazionale per il suo apporto agli sviluppi delle pratiche riparative nel Regno Unito e negli interventi con detenuti ad alto rischio. Ampia influenza nel settore della giustizia giovanile ha avuto il suo modello Time to Grow. Significativo il ruolo che ha svolto nei processi di pacificazione con l’attività terroristica dell’IRA. Con grande naturalezza e, al tempo stesso con grande padronanza del palcoscenico è stato lui a sigillare la fine dello spettacolo trasmettendo al pubblico un messaggio di alto livello sull’inammissibilità del silenzio e della menzogna, in presenza di valori inalienabili come la vita e la dignità umana, anche se finalizzata al mantenimento di un determinato status quo tra potenze che, potenzialmente, potrebbero entrare in conflitto da un momento all’altro. Poche ma preziose parole, rese ancora più suggestive dall’autorevolezza di chi le pronunciava nella propria lingua madre.

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   Vestale

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Sbuffi di Ponentino (1) – Diciannove + Uno sbarca nella Capitale

DOPO LA DISTRUZIONE DEI NOSTRI ARCHIVIUN NUOVO INIZIO E NUOVA VITA PER LA NOSTRA RUBRICA DI REPORTAGE ROMANI

Non ho molto da aggiungere, è tutto scritto nella magnifica locandina che precede e accompagna il debutto di questa straordinaria pièce di Teatro d’Inchiesta che tra soli dieci giorni esordirà a Roma, nel moderno Teatro Golden.

Un appuntamento straordinario, e non solo perché a metterlo in scena sarà la Compagnia Stabile Assai, la più antica compagnia carceraria italiana fondata e diretta con incredibile competenza e passione da Antonio Turco (che, insieme a Patrizia Spagnoli è anche l’adattatore del testo).

Dopo La verità nell’ombra, infatti, proprio attraverso Diciannove + Uno riprende e prosegue quel percorso di teatro d’inchiesta che, in un Paese la cui  peraltro gloriosa Storia è disseminata di intrighi e misteri, sta diventando, giorno dopo giorno, uno dei più efficaci mezzi idonei  a sollecitare l’interesse del pubblico, fattore fondamentale, attraverso l’enorme forza di suggestione che gli è è propria, per sollecitare una reazione delle autorità e… di chi può a non abbandonare mai, nemmeno per un attimo, la ricerca delle vere cause di certe tragedie e dei veri, sinistri burattinai che le provocano occultando prove e responsabili diretti e indiretti.

 

 

Nel 1962 una nave con l’intero suo equipaggio, composto da venti tra ufficiali e marinai, di cui diciannove italiani e un gallese, scomparve nel nulla mentre navigava al largo delle coste tunisine, in quella stessa porzione di mediterraneo che, hai nostri giorni di è trasformata in liquido sepolcro per migliaia di sventurati migranti.

Dopo un grottesco accenno di “ricerche” sulla vicenda scese un velo di reticenze e omertà che portò a passare nel dimenticatoio una terribile tragedia.

Attraverso la finzione scenica, in Diciannove + Uno (nata dall’incontro tra il drammaturgo rimano e la famiglia del fuochista Giuseppe Orofino) si cerca di mettere in risalto, come spunto di riflessione e come stimolo di ripresa di serie indagini, alcune possibili ipotesi su quanto realmente avvenuto e, soprattutto, ci si sofferma sul dolore provato e tuttora persistente di quei congiunti e amici degli scomparsi che, chissà per quale ragione, vennero privato persino del diritto di piangere i familiari perduti.

Un evento diverso dagli altri.

Uno spettacolo che è molto più di uno spettacolo.

Teatro Golden (via Taranto 36 – Roma) dall’ 11 al 13 maggio – ore 21

 

   Vestale

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Goodmorning Brescia (6) – I 100 fantastici rapper dello Sraffa

“I m’à ciapà!” – “I m’à ciapà!” – “I m’à ciapà!” – “I m’à ciapà!”

È così che stamattina, nell’aula magna dell Istituto d’Istruzione Superiore Pietro Sraffa di Brescia  è finito l’intervento di Patrizio Pacioni: con più di 100 ragazzi che battevano le mani a tempo mentre Marietto ritmava vigorosamente una sua poesia.

  

Una mattinata intensa, sia per lo scrittore che per gli studenti, organizzata nell’ambito di un percorso per la legalità che è al centro delle attività didattiche di questo anno scolastico. Prossima tappa il 21 maggio, con la premiazione del concorso letterario interno organizzato come negli anni scorsi dalla professoressa Annabruna Gigliotti di concerto con la direzione della scuola, i cui elaborati saranno giudicati ancora dallo scrittore e drammaturgo romano, amico ormai di vecchia dato dell’Istituto di via Comboni.

Pacioni ha introdotto l’evento parlando della valenza dell’impegno sociale e civile di una certa tipologia di teatro (di cui si è occupato anche giovedì scorso insieme a Biagio Vinella nel corso del terzo appuntamento del talk-show “… e quindi?”). Poi si è passati alla proiezione del film “Il lettore” scritto da Patrizio Pacioni e Fabiana Cinque per la regia di Martina Girlanda, realizzato all’interno della casa circondariale di Busto Arsizio, con la recitazione dei detenuti del Gruppo Angelo.

Nella seconda parte Marietto ha raccontato il proprio percorso di espiazione e riscatto, accelerato e rinvigorito proprio dalla pratica del teatro e della poesia.

Conclusione davvero alla grande con la lettura rappata di “I m’à ciapà“, con la partecipazione di un gruppo di giovani “coriste” volontarie e quella di tutto il resto del giovanissimo ed entusiasta pubblico di studenti.

Mi piace assai parlare a un pubblico così giovane” è stato il saluto finale di Pacioni.

Perché se è vero che m’impegno con tutte le mie forze -per quanto è nelle mie possibilità- a fornire un contributo alla vostra crescita, è altrettanto vero che è assai di più ciò che regolarmente, ogni volta che vengo qui allo Sraffa (come in altre scuole), mi porto via” .

E se lo dice lui… c’è da crederci, no?

   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (5) – Brescia dell’ Altro Teatro

Patrizio Pacioni, Biagio Vinella, Andrew S. Marini, Massimo Pedrotti e, (per la prima volta in  ‘… e quindi?‘)  il chitarrista Massimo Moruzzi.

Con loro Roberta Moneta del Teatro 19 e Gigi Dotti della Compagnia del Fare e Disfare: cosa chiedere di più?

Il terzo appuntamento del primo e (fino a questo momento) unico talk show dal vivo 100% bresciano, dal titolo ‘Brescia dell’Altro Teatro‘  ha evidenziato un ulteriore progresso in termini di contenuti, di affiatamento tra i conduttori, di validità degli interventi scenici e, soprattutto di interazione con il pubblico.

 

Si è parlato del Teatro sociale (quello con la esse minuscola – ha sottolineato il sempre attento e sottile Vinella) in ogni suo aspetto: uno strumento attraverso il quale superare problematiche personali di origine psichica, dirimere conflitti, riportare speranza e autostima anche all’interno di carceri che, come ha argutamente osservato Marietto, l’ospite che ha portato al Caffè Letterario Primo Piano la testimonianza di chi, attraverso la recitazione e la scrittura ha ritrovato  se stesso e si sta impegnando per ritrovare un’adeguata collocazione nel tessuto civile.

Spigliata come e più di sempre la conduzione del duo Vinella / Pacioni, disponibili e brillanti gli ospiti, puntuali e pungenti le note di Massimo Pedrotti, raffinato dicitore nei panni del “domandiere” Vuggevo, letteralmente irresistibile Andrew S. Marini.

E, su tutto, le note armoniche e coinvolgenti della chitarra di Massimo Moruzzi.

  

 

Prossimo appuntamento: ‘Brescia della Solidarietà‘.

 

    Bonera.2

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Da Chioggia a Roma, per ‘Diciannove + Uno’: un viaggio del cuore

I chioggiotti sono gente di mare, da sempre.
E come sempre accade in questi casi,  dal mare molto hanno preso, ma al mare molto hanno dato.
Tra i marinai dell’Hedia, nave da carico partita da Venezia per raggiungere la Spagna e non fare mai più ritorno, ben quattro erano di Chioggia.
Mi sono incontrato con loro a Sottomarina, al di là del ponte che separa una meravigliosa città d’arte da una spensierata “fabbrica” di svago e relax. Due ore di cordialissimo colloquio, giunti ormai alla vigilia dell’attesa  “prima” di Diciannove + Uno, in programma al Teatro Golden di Roma mercoledì 11 maggio (con repliche nelle due serate seguenti)  .

 

Nell’imminenza del debutto del suo dramma, adattato per la Compagnia Stabile Assai da Antonio Turco e Patrizia Spagnoli, in un allestimento che, pur mantenendosi nel solco della tradizione, promette sorprese, Patrizio Pacioni ha voluto incontrare i familiari dei marinai dell’Hedia nella città che più di altre ha visto sacrificati i suoi figli.

 

In mattinata, appena arrivato a Chioggia, lo scrittore romano ha voluto recarsi al vecchio porto per rendere omaggio alla bitta che l’Amministrazione comunale di Chioggia ha voluto posizionare sul molo a memoria della tragica sparizione della nave Hedia e del suo equipaggio, e a testimonianza dell’affetto e dell’imperituro rispetto che la comunità nutre per i suoi figli inghiottii dal mare e dalle sue insidie e per le loro famiglie.

  

L’incontro si è tenuto al Bistrò di Sottomarina, ristorante-bar che si affaccia sulla stessa piazza nella quale si erge un monumento che ricorda, ove ce ne fosse bisogno, la vocazione marinaresca del luogo e lo strettissimo collegamento con i naviganti.

Dopo che il drammaturgo romano ha spiegato in ogni dettaglio i più recenti sviluppi dell’iniziativa , la parola è passata ai parenti degli scomparsi.

《Rammento che mia madre s’impose il lutto subito dopo la scomparsa, e non lo tolse per tutta la vita》 ha ricordato Maurizio Salvagno. Alla fine ne morì, letteralmente di crep<cuore

《Mia madre invece reagì con un attonito sgomento: restava in silenzio per l’intero giorno, non trovando neppure la forza di piangere》 è la triste memoria di Nadia Pagan.

Per Michele Massuto, invece, coinvolto nella tragedia più indirettamente, attraverso la famiglia della moglie,《Il dolore per la perdita risultò talmente lacerante e inconsolabile che in famiglia si decise di farne un tabù di cui si poteva mai parlare》

Giusy Orofino, infine, la cui iniziativa ha dato il via a questo progetto e che ha collaborato alacremente con il drammaturgo,  nella raccolta di informazioni e testimonianze sulla tragedia del marzo 1962, ha espresso l’emozione e l’attesa che accompagnano le ultime settimane che precedono la messa in scena di Diciannove + Uno:

Ancora lei, di concerto con Maurizio Salvagno, si rammarica che all’epoca della disgrazia non ci fosse, come accadrebbe se i fatti si svolgessero ai nostri giorni, la possibilità di esercitare sulle autorità una pressione mediatica  tale da vincere inefficienze e reticenze più o meno volontarie.

Al momento dei saluti Pacioni invita tutti alla prima di Roma, promettendo, per chi non potesse intervenire a causa della distanza,  di fare il possibile e l’impossibile per portare la Compagnia Stabile Assai a Chioggia.

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  Valerio Vairo

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