In cauda venenum a Viterbo: ombra su ombra

Viterbo città dell’Arte.

Viterbo città della Storia.

Da qualche anno con CaffeinaCultura, e ancor di più in questa magica estate, grazie all’arrivo di OmbreFestival, Viterbo dei Libri.

Fermo restando il grande richiamo esercitato da Caffeina su lettori e scrittori di tutta Italia dalla kermesse ideata, organizzata e condotta con grande dinamismo ed entusiasmo dal duo Rossi/Boffo cui va riconosciuto anche il grande merito di avere rivitalizzato e reso fungibile a cittadini e forestieri il suggestivo e direi unico quartiere di San Pellegrino, mi vorrei soffermare in questa occasione sul nuovo appuntamento di Ombre.

   

I poliziotti conoscono bene le Ombre, il mistero che racchiudono, la loro minacciosa incombenza sul vivere quotidiano dell’uomo.

Dunque, quando si è trattato di dare un nome al festival del giallo da lungo tempo immaginato e desiderato, non c’è stata nessuna incertezza.

  Mariano Romiti

Ombre Festival nasce dall’esperienza dell’Associazione Mariano Romiti (di cui si parla più in dettaglio in fondo a questo articolo) intitolato all’agente di PS nativo di Vejano (VT) che il 7 dicembre 1979 fu spietatamente giustiziato dalle Brigate Rosse mentre si recava al Tribunale di Roma per rilasciare una testimonianza.

In questa eccezionale cornice di bellezza e di cultura, si sono perfettamente inserite la due presentazione di “In cauda venenum“, nuova duplice avventura del commissario Cardona, che torna ai suoi appassionati lettori dopo sei anni di (troppo lungo) silenzio.

 

Tutto questo tempo non è passato invano” è l’appassionata autodifesa di Pacioni, 

In questi anni, pur lavorando a (molto) altro, non ho mai perso di vista né Monteselva (nella quale, tra l’altro, ho ambientato sia Malanima mia (scritta con la meravigliosa Giovanna Mulas e Il guaito delle giovani volpi), né -tanto meno- l’arcigno commissario Cardona. Si è trattato anzi di un fecondo riposo nel corso del quale mi si sono chiarite nella mente alcune linee guida della saga che comporteranno importanti cambiamanti per i principali protagonisti e l’avvento di nuovi eroi e anti-eroi, alcuni dei quali già cominciano a delinearsi nella doppia storia di In cauda venenum

    (foto di Riccardo Spinella)

 Nella vivace e articolata intervista cui è stato sottoposto nel locale Winter Garden alla presenza di un folto pubblico (tra il quale si è notata l’autorevole e attenta presenza del consigliere del Comune con delega alle pari opportunità Daniela Bizzarri), condotta con grande professionalità e brio dalle brave & belle Cristina Pallotta e Barbara Telluri (con la morbida voce di Giovanna Boccio a interpretare  Diana De Rossi e Luisa Zamboni, rispettivamente amante e moglie di Cardona) Pacioni si è lasciato andare anche ad altre ghiotte indiscrezioni. Prima tra tutte il progetto di calare in modo ancora più deciso e trasparente, nelle indagini e nelle avventure del commissario, alcune problematiche particolarmente e drammaticamente presenti in questo primo scorcio di secolo. In tale direzione andranno i prossimi romanzi ambientati nell’oscura Monteselva.

Alla domanda di cosa ci sia alla base del privilegiato rapporto intessuto con Viterbo e la Tuscia, l’Autore romano ha poi risposto così: 

In primo luogo sono letteralmente infatuato di questi posti, affezionato ai suoi abitanti e… infatuato della sua cucina straordinaria. Inoltre, se ci fate caso, certi scorci di Viterbo ricordano molto analoghe vedute del centro di Monteselva, così come si sono impresse nella mia fantasia e (spero) in quella dei lettori attraverso il mio narrare

A questo punto, però, come premesso e come promesso, ancora qualche parola su chi ha reso possibile il magnifico appuntamento giallo viterbese.

L’ Associazione Mariano Romiti è un’associazione culturale apolitica e apartitica, non lucrativa avente lo scopo di promuovere le attività letterarie.
Ha sede in Viterbo presso il sindacato SIULP, che tramite i Soci Fondatori ne è ideatore e promotore.

Tra le sue attività l’organizzazione di eventi teatrali, concerti, mostre, eventi dedicati a legalità, criminalità, giallo e noir, workshop.

L’attività principale, però,  è l’organizzazione annuale di un Premio di Letteratura Gialla – Noir – Spy Story “Mariano Romiti” che intende essere occasione di incontro tra gli operatori della Giustizia, il mondo letterario e la cittadinanza, promuovendo l’arte, la cultura ed il territorio in memoria di Mariano Romiti, vittima del terrorismo, nonché promotore della formazione del primo sindacato di Polizia.Le iniziative dell’associazione saranno volte alla valorizzazione dell’aspetto umano e sociale dell’operatore di Giustizia.

E queste sono le anime di questo magnifico Festival 2016:

Scrittore e fotografo, nasce nel 1965 a Tuscania. Sovrintendente Capo della Polizia di Stato, vive e lavora a Viterbo. È Presidente dell’Associazione Letteraria Mariano Romiti, insieme a trenta soci fondatori (tutti appartenenti alla Polizia di Stato) crea l’omonimo premio dedicato alla letteratura noir e poliziesca. Con l’Associazione Romiti ha collaborato al festival letterario “Caffeina”, ne ha curato l’organizzazione degli eventi dedicati ad autori e libri di letteratura gialla, oltre a incontri sui temi della legalità. Nel 2008 pubblica il suo primo romanzo dal titolo “L’ultima indagine”, secondo classificato al Premio Fedeli; nel 2014, con CIESSE Edizioni, ha pubblicato il romanzo giallo “Il Vampiro di Munch”.

Giornalista pubblicista, vive e lavora tra Reggio Calabria, sua città natale, Roma e Milano. Laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne con tesi “Dalle serie poliziesche spagnole di stampo anglosassone alla serie di Pepe Carvalho di Manuel Vàzquez Montalbàn”, si occupa di critica letteraria da diversi anni, con particolare riferimento alla narrativa giallo-poliziesca. Cura le rubriche: “StrillLibri” sul quotidiano “Strill.it”, “Animali in noir” sul web press “MilanoNera”, “Segnalibro” e “Interviste con l’autore” sul trimestrale “Helios Magazine”. È corrispondente di “Global Press”. È redattrice di tutte le citate testate. Ha curato l’antologia di racconti “Vento noir” (Falco editore,2012) “Animali noir” (Falco editore,2013) e “Crimini sotto il sole”(Novecento editore, 2015). È direttore artistico del “Festival del giallo” (edizioni 2012- 2013) di Cosenza del premio letterario “Margherita Rosa” (2013) di Santa Margherita Ligure,del festival “Lipari noir” (2014-2015) di Lipari, della rassegna “Giallo al Castello” (2015) di Reggio Calabria, del Festival “Bologna on the road, le strade del noir” (2015) di Bologna. È organizzatrice delle rassegne letterarie “Il gusto del noir” e “Un tuffo nel giallo” a Cosenza, “Apericena col detective” a Reggio Calabria e, insieme all’associazione BellaVista di Bologna, della manifestazione “Atmosfere in noir”. Ha scritto i racconti noir “Lo scoglio” per l’antologia “Delitti d’estate” (Novecento editore,2014) e “L’estate sta finendo” per l’antologia “Crimini sotto il sole” ( Novecento editore,2015). È direttore della collana di romanzi noir “Emozioni d’inchiostro noir” di Laruffa editore. E’ membro della Giuria Popolare del “Premio Letterario Nazionale Tropea”, e giurata di qualità del premio “Nebbia Gialla” e del concorso letterario “Emozioni d’inchiostro Noir”. Organizza, promuove e presenta eventi culturali per librerie, manifestazioni e festival letterari.


  
Valerio Vairo

 

Categorie: Scrittura.

Caro Autore ti scrivo: Pacioni e i primi lettori di “In cauda venenum”

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A pochi giorni dalla partecipazione a Ombre Festival, la grande kermesse di letteratura giallo (e altro) che si terrà nei prossimi giorni a Viterbo, voglio approfittare di questo spazio per rispondere alle email ricevute dai primi lettori di “In cauda venenum”.

Ne ho scelte tre, capaci a mio avviso di riassumere le principali tematiche emerse nel colloquio con i miei lettori.

<Bel libro, appassionante nello svolgimento delle trame e scritto bene. Ma… non c’è troppo sesso concentrato in due romanzi brevi?> scrive la bresciana Eleonora.

<Bisogna distinguere tra una storia e l’altra, Eleonora. In “Una trappola per il leone”, in realtà, al di là del mortale agguato teso al commissario, il vero cimento nasce proprio dallo scontro a distanza tra le due donne che si avvicendano conflittualmente nella sua vita. Dunque al “sesso”, che della guerra d’amore è l’arma più consueta e più affilata non ho potuto fare a meno di attribuire un grande rilievo>. In “Cardona e il suonatore di campane”, invece, si parla di sesso sì, ma senza nessuna eco erotica: è il sesso “sporco”, quello che non deve causare eccitazione, ma sdegnata repulsione, quello frutto acido di raggiro e violenza, quello che corrompe giovani esistenze e le danneggia, molto spesso, irrimediabilmente. Necessario, anzi indispensabile sottolinearne anche alcuni degli aspetti più crudi. Che, comunque, ho cercato di trattare in modo mai esplicito e con doverosa attenzione. E credo di esserci riuscito.

<Mi sono accorto che, attraverso questo libro, sono richiamati alla memoria del lettore numerosi coprotagonisti dei precedenti romanzi. Sto parlando di Luisa, moglie di Cardona e di Diana De Rossi sua amante, del fido agente Gaetano Gargiulo, del corrotto sindaco Tirabassi, dell’ottuso e saccente procuratore Previtali e del capitano dei carabinieri Raimondo Ranieri Luisa, e di altri che ora non mi vengono in mente. Ne compaiono però anche di nuovi, per i quali (è mia impressione, ma potrei sbagliare, naturalmente) mi sento di prevedere nuovi e importanti incontri nei futuri capitoli della saga di Monteselva> osserva invece il viterbese Michele.

<Non ti sbagli affatto, Michele. Dopo sei anni di stop, ho sentito la necessità di riannodare i fili di un ordito che conto di sviluppare ancora a lungo. Per cucire qualcosa di bello e duraturo, però, ci vogliono anche fili nuovi, colorati e forti. Parlo di Vassili Abramov, l’orribile Orco, e dei suoi uomini, ma anche dell’innesto di un personaggio che viene molto da  lontano: quel don Maurice Taviani, giovane e coraggioso sacerdote può che i miei più affezionati lettori hanno addirittura visto nascere in “Le Lac du Dramont” e lottare contro un’oscura e spietata setta satanista in “DalleTenebre”. Insomma, chi continuerà a seguire le indagini e le avventure di Leonardo Cardona non si annoierà di certo.

Chiudo con l’email di Lorenza, ancora da Viterbo:

<Sono rimasta colpita (al punto di essere costretta a farmi forza per completare la lettura di una storia davvero struggente) dal modo in cui affronti, in “Cardona e il suonatore di campane” un tema delicatissimo e (purtroppo) di straordinaria attualità: quello della pedofilia e della violenza sui minori. La storia è avvincente, nell’impianto narrativo di un perfetto thriller, ma in questo caso, a mio avviso, c’è un messaggio nascosto. Ed è un messaggio molto importante>

<Carissima Lorenza, sei dotata davvero di grande intuito e di ancor più grande sensibilità. Riuscire a fare soffermare i propri lettori su temi come quelli trattati all’interno di “In cauda venenum” facendo passare certi concetti approfittando del gradevole conduttore di una storia d’avventura, costituisce in effetti la vera e propria stella polare che influenza e guida la mia filosofia del narrare. Anche nella prossima indagine di Cardona sarà trattato un tema delicatissimo e inquietante: non credo che sia difficile immaginare quale, ma per saperlo con certezza bisognerà attendere la prossima uscita. Ce lafarai ad aspettare?>

Appuntamento per tutti venerdì prossimo a Viterbo alle ore 19

Spazio Eliot  – Winter Garden in Piazza della Morte

con Giovanna Boccio, Cristina Pallotta e Barbara Telluri

con

Categorie: Scrittura.

Il cordone di Cardona

Si parla, prendendo spunto dall’uscita di In cauda venenum, presentato per la prima volta a Viterbo il primo luglio, nell’ambito di CaffeinaCultura, di quel articolare collegamento, simile appunto a un cordone ombelicale, che lega un personaggio al suo creatore.

Comincio con il dire che l’impatto con l’ “oggetto-libro” (impreziosito dalla copertina realizzata dall’artista bresciano Gi Morandini) è di per se stesso destabilizzante: si tratta di  due romanzi brevi raccolti in un’opera unica, con la particolarità di poter cominciare a leggere, indifferentemente, da una parte e dall’altra.

Cristina Pallotta intervista Patrizio Pacioni all’interno del locale “Al Settantasette” di via San Pellegrino

-Il titolo è In cauda venenum seconda collaborazione, dopo La verità nell’ombra con la Casa Editrice Serena… dichiara l’autore romano, intervistato da una Cristina Pallotta effervescente e cordialmente incalzante come, suo solito.

-Ma contiene, al suo interno, due storie del tutto autonome, legate tra loro dall’ambientazione nella oscura e misteriosa Monteselva e, naturalmente, dall’incisiva presenza del commissario Cardona.

-Già. Il tuo commissario torna dopo… quanti anni?

-Oltre sei anni da Delitti & Diletti che scrissi a quattro mani con Lorella De Bon.

-Perché hai lasciato trascorrere tutto questo tempo?

-In effetti questa è una domanda che durante gli ultimi anni, mi sono posto più volte, trovando numerose risposte diverse. Il che equivale a nessuna risposta certa.

Pacioni parla di altre idee che si sono proposte con forza, altri progetti, primo fra tutti quello teatrale, che hanno interferito nel suo rapporto con “il Leone”. Salvo poi ammettere che questa lunga stasi, alla fine dei conti, altro effetto non ha sortito se non quello di intensificare il divertimento che prova nel cimentarsi nella scrittura “gialla” attraverso l’ingombrante presenza del suo commissario.

 Ancora Patrizio Pacioni e Cristina Pallotta, ripresi al termine dell’evento.

L’intervista prosegue prendendo in rassegna l’attività dello scrittore romano nel suo complesso: la narrazione letteraria, la drammaturgia, la conduzione del blog, la didattica e l’impegno sociale orientato soprattutto sull’opera di recupero dei detenuti.

-Ora che è di nuovo tra noi, puoi dirci quale sarà il futuro di Cardona? – azzarda Cristina Pallotta.

-Oh, per lui ci saranno dure prove da affrontare e novità che potrebbero stravolgergli la vita, non solo lavorativa. I personaggi letterari devono essere trattati come persone, per le quali, come dice un detto orientale, tutto ciò che smette di crescere, incomincia a morire.

Nel frattempo, sullo schermo allestito all’interno del pub <Al Settantasette> scorrono le immagini del booktrailer ideato e realizzato da Giusy Orofino.

Alla fine, insieme ai saluti di rito, l’annuncio del (molto prossimo) ritorno a Viterbo per la presentazione di In cauda venenum nell’ambito della kermesse gialla Ombre. che si terrà nel capoluogo della Tuscia nella seconda metà di questo mese.

   

Immagini che sintetizzano con grande efficacia e suggestione la partecipazione di Patrizio PacioniCaffeina 2016. Nella terza da sinistra, in particolare, con uno dei conduttori di “Al Settantasette” (locale che ha ospitato la presentazione di In cauda Venenum) e nella quarta e ultima, come da tradizione, lo scrittore tra due dei giovanissimi quanto preziosissimi “volontari”

Poi, dopo la pausa estiva (che non sarà comunque completamente tale) l’avvio di una serrata serie di eventi legati al ritorno in libreria del commissario Cardona che porterà Pacioni in numerose località sparse in tutta Italia: per esserne esaurientemente informati, praticamente in tempo reale, altro non si dovrà fare che seguire attentamente gli articoli pubblicati su questo blog.

  

Titolo: In cauda venenum

Autore: Patrizio Pacioni

Genere: Giallo – thriller

Editore: Casa Editrice Serena

Anno: 2016

Pagine: 168

Prezzo: 15 €

ISBN: 978-88-941654-2-5

Valerio Vairo

 

 

Categorie: Scrittura.

Frankenstein e Stefano Comini? Due mostri in uno.

Non è facile preparare e rappresentare un bel musical.

Ci vuole un buon testo, prima di ogni altra cosa, avete visto quella pubblicità in cui si dice che il primo ingrediente per mettere  in tavola una gustosa pastasciutta è proprio la pasta, no?

E fin qui con Frankestein das Musical, ci siamo in pieno.

Peccato che, in questo caso, le difficoltà vere vengano dopo.

Intanto bisogna mettere insieme qualcosa come una quindicina e più di artisti che sappiano recitare, ballare e cantare.

Poi ci sono le coreografie, le scene, i costumi, robe che in un musical come questo, appunto, devono fare la loro porca figura.

Bene.

   

Ho il piacere di annunciarvi, in nome della mia brescianità (acquisita, va bene, non stiamo a spaccare in quattro il capello) che i ragazzi di DreaMusical  di Nave (http://www.dreamusical.it/hanno portato a termine con pieno successo la missione: ieri sera, nella elegante e accogliente location del Teatro Comunale di Belluno, davanti a un foltissimo pubblico, ho avuto modo di assistere a uno spettacolo davvero divertente e di ottima qualità artistica.

Partendo dall’impeccabile (ma anche fantasiosa) regia di Luca Savani, dall’ottima costruzione delle scenografie (Simona Pasquali) e dalla perfetta congruità dei costumi (Diego Mondaini), la recitazione (ma anche il canto e il ballo) di tutti gli interpreti si è dipanata per tutto lo spettacolo (anche se interrotta spesso dai convinti applausi degli spettatori, tra cui il sottoscritto che si è trovato più volte a battere il tempo con le mani insieme agli altri) disinvolta e senza sbavature.

Emergono punte di autentica eccellenza tra le quali, inutile dirlo (altrimenti avrei scelto un altro titolo per questa recensione) mi preme segnalare la prestazione di Stefano Comini, giovane e versatile attore di cui sto seguendo da vicino la crescita fin da quando ebbi modo di notarlo tra i Teatranti di Katiuscia Armanni, perfettamente calato nei panni dell’ingenuo e stralunato, ma anche geniale dottor Frankenstein (attenzione si pronuncia Franchenstin!).

Per il resto, ancora mi restano nelle orecchie le voci pulite e piene di personalità sfoggiate da Veronica Lombardi, Annamaria Loda e Manuela Musiti. Divertenti e cotte al punto giusto le caratterizzazioni di Michele Senici, Fabrizio Reboldi e Simone Pasotti.

  

Considerato che l’incasso dello spettacolo è servito anche a finanziare le iniziative del Comitato Gocce di Sole Onlus, nello specifico qulle finalizzate ad aiutare i bambini con disabilità di Belluno), che altro dire se non:

Bravi DreaMusical, il vostro spettacolo merita davvero di essere visto sul maggior numero di palcoscenici italiani. In bocca al lupo e arrivederci alla prossima!”

 

  

E, per finire nel peggiore e più ignobile dei modi, ecco Patrizio Pacioni e Stefano Comini sorpresi a

scherzare nel dopo spettacolo. Ma si può, tra persone serie? A patto di ESSERE persone serie, naturalmente.

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  GuittoMatto

 

Categorie: Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (13) – … e quindi? Appuntamento in autunno

 

L’operazione è riuscita bene e il paziente NON è morto. Anzi, sembra che goda di ottima salute.

Questa è la prima considerazione che emerge con lampante evidenza dopo i primi appuntamenti di … e quindi?, l’evento pensato e realizzato dalla premiata ditta Biagio Vinella & Patrizio Pacioni in collaborazione con Daniele Bonato e i suoi compagni del Caffè Letterario Primo Piano.

Il quarto della serie, ultimo della prima stagione ha visto al centro del dibattito Brescia della Solidarietà.

E di solidarietà si è parlato, al cospetto di un folto pubblico attento e interessato, attraverso l’incontro-confronto con diverse iniziative operanti nel settore nel territorio della città e zone limitrofe, ma con un respiro e prospettive che vanno molto l di là dei confini della provincia.

Si è cominciato infatti con il commovente dialogo con l’Associazione Orage d’étoiles, nata per ricordare la scomparsa del giovane Cosma Casagrande attraversola pubblicazione di un libro che contiene il suo diario di viaggio (alla socialità e alla solidarietà cimpletamente dedicato) e, successivamente, con la messa in opera in un’accogliente malga, di uno spazio dedicato a iniziaative solidali e culturali.

A seguire la giovanissima Tania Lavro, con la fresca spontaneità che la contraddistingue, ha illustrato il progetto di aiuto ai bambini vittime della terribile guerra che, sotto il silenzio di maggior parte dei media, continua a devastare ampi territori ucraini.

  stata poi la volta di Emergency i cui scopi (assistenza medica in zone disagiate per popolazione bisognosa di ogni supporto sanitario) e le cui iniziative nel mondo sono universalmente noti. Attraverso una serrata intervista gli ospiti hanno potuto spiegare nel dettaglio quale sia la funzione delle sezioni locali, in particolare l’attività del gruppo cittadino.

Gli esponenti della onlus I fuori onda hanno condiviso con i conduttori e con gli spettatori una storia di grande amore e tenerezza, incentrata su una gestione e creativa del tempo libero di adolescenti con disabilità, esaltando il contributo dei giovani volontari che collaborano all’iniziativa. ad arricchire l’intervento, un suggestivo filmato.

Ultima, ma solo in ordine di tempo, è salita sul palco Marina Clara Borghetti, anima di Un pane per tutti, associazione che ha come scopo la lotta contro lo spreco alimentare attraverso l’educazione dei consumatori e, soprattutto, il recupero di quei residui alimentari che escono dal circolo della comercializzazione quando sono ancora utilizzabili. 

In grande forma il maestro Carmelo Buccafusca, al piano, e il performer della Compagnia Girovaga delle Impronte, Massimo Pedrotti, negli scomodi (per gli altri) panni del raffinato ma sempre urtiv Domandiere. Assente (giustificato) nell’occasione Andrew S. Marini che, con i suoi torrenziali e pungenti monologhi satirici, è diventato un autentico richiamo per i frequentatori del Primo Piano.

    

Riassunto delle puntate precedenti: dopo questa prima fase, … e quindi? va in vacanza e si appresta a tornare nel prossimo autunno, più completo e più strutturato alla luce dell’esperienza maturata.

E noi, naturalmente, saremo lì, al numero 10 di via Cesare Beccaria, l’ultimo giovedì del mese a partire dalle 21.

Cavoli, queste sì che sono certezze che aiutano a vivere meglio!

  

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Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (12) – Sraffa: la giovane forza della legalità

Poche settimane fa l’aula magna dell’Istituto d’Istruzione Superiore Piero Sraffa di Brescia oltre cento studenti avevano rappato I m’ai ciapà, una poesia di Marietto, ex detenuto che aveva coadiuvato Patrizio Pacioni nel primo dei due appuntamenti, dedicati alla legalità che la professoressa Annabruna Gigliotti , in pieno accordo e totale sintonia con la dirigente scolastica Maria Piovesan ha organizzato quest’anno per i suoi studenti e per quelli di alcuni dei suoi colleghi.

  

Un evento straordinario per partecipazione (sia dal punto di vista numerico che da quello del coinvolgimento dei ragazzi che gremivano la grande aula magna in ogni ordine di posti. Alla premiazione del concorso di scrittura basato su fantasiosi incipit predisposti dallo scrittore romano (al quinto anno di collaborazione con la scuola bresciana) si è aggiunta la proiezione degli haiku composti e proposti in suggestivi videoclip dagli stessi studenti.

  

Straordinario, in questa occasione più che mai, il rilievo della parte musicale, strutturata e condotta dalla professoressa di educazione musicale Elisabetta Marcolini e dalle sue più ispirate e preparate studentesse.

  

Alla fine dopo che, con la consueta vivacità, Patrizio Pacioni ha passato in rassegna caratteristiche e peculiarità di un concetto e di una pratica di legalità la cui interpretazione non si limiti alla chiusura in rigidi schemi storici, geografici e culturali, la premiazione delle squadre vincenti, occasione di un festoso commiato.

 

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Sbuffi di ponentino (2) – La memoria dell’Hedia naviga sul palcoscenico

 

Ci sono momenti e  occasioni in cui risulta davvero difficile, distinguere dove effettivamente passi il sottile confine tra realtà e fiction, tra spettacolo e denuncia sociale e civile, tra teatro e cinema da una parte e autentico giornalismo d’inchiesta dall’altra.

Ci sono occasioni in cui, per un fortuito (o deliberato, sia pure occulto) disegno del destino, non è lo scrittore o il drammaturgo a cercare la storia da narrare, ma avviene esattamente il contrario.

«Così è stato sia per La verità nell’ombra che, soprattutto, per Diciannove + Uno» dichiara Patrizio Pacioni, visibilmente soddisfatto sia per come la Compagnia Stabile Assai, guidata da Antonio Turco, ha messo in scena questo suo secondo cimento nel delicato ambito del teatro d’inchiesta, sia per il gradimento espresso dal numeroso pubblico che, nelle prime due giornate di programmazione presso il Teatro Golden di Roma, ha scelto di assistere al dramma che restituisce alla cronaca e alla Storia il dramma della motonave Hedia e del suo equipaggio.

Se nel primo caso l’idea di rievocare le oscure vicende legate alla strage di Portella della Ginestra era stata infatti suggerita da una occasionale visita al vecchio tribunale di Viterbo (ove si svolse il processo intentato contro i responsabili materiali dell’eccidio), le origini di questa seconda incursione nei misteri d’Italia è stata indotta da ancor più singolari avvenimenti.

Ci sono famiglie, disseminate in tutta Italia, da nord a sud, che ancora oggi recano impressa nel cuore e nell’anima la più dolorosa delle piaghe: la perdita di un congiunto le cui modalità, le cui cause e i cui effetti finali sono rimasti sepolti per oltre mezzo secolo in una spessa coltre di reticenze, menzogne e depistaggi.

C’è la discendente di uno dei marinai scomparsi nel nulla con la Hedia (Giusy Orofino n.d.r.) che assiste a una delle repliche de La verità nell’ombra e trova il coraggio e la forza per fare arrivare a Pacioni la sua storia. Gli presenta suo padre Concetto Orofino, direttamente coinvolto nei primi, drammatici momenti seguiti alla sparizione della motonave.

Ci sono altri familiari, come Accursio Graffeo di Sciacca) che da tempo si battono perché venga fatta luce su questa vicenda, altri ancora che sono ormai sull’orlo della rassegnazione, ma alla notizia di quanto si sta facendo si rianimano, s’interessano, collaborano.

Sperano che il dramma dei loro sfortunati congiunti possa, se non altro, essere estratto dal buio cassetto dell’oblio in cui qualcuno, più o meno volontariamente, ha voluto rinchiuderlo e nasconderlo.

Alcuni di essi, contattati allo scopo, accettano di raccontare e di raccontarsi, cosa che, in certi casi così dolorosi e laceranti, è molto meno facile di quanto non possa sembrare a prima vista.

E, infine, ultimo punto in ordine di elencazione, ma elemento indispensabile alla buona riuscita dell’operazione, c’è Antonio Turco, capace di adattare Diciannove + Uno restando sostanzialmente fedele al testo originale e di metterlo in scena di modo che calzi perfettamente allo stile e alla tradizione della sua Compagnia Stabile Assai..

Insomma, alla fine, la cosa certa è che la “tre giorni” di Roma ha regalato un Teatro Golden sempre pieno, un consenso di pubblico misurabile dal numero e dall’intensità degli applausi che si sono incastonati a tutte e tre le serate.

Ha regalato, soprattutto, il consenso commosso e convinto dei congiunti dei marinai della Hedia che hanno avuto occasione di assistere alla rappresentazione del dramma: un risultato meraviglioso per l’Autore e per tutta la Compagnia Stabile Assai.

   

Bravi gli interpreti “interni”, a cominciare da Cosimo Rega (Federico Agostinelli, capitano della Hedia), Giovanni Arcuri (il misterioso quanto enigmatico Dottor F), Mimmo Miceli (nei panni di un adrenalinico e tormentato Enrico Mattei), Angelo Calabria (astuto negoziatore del governo algerino), ma anche tutti gli altri, senza eccezione alcuna.

Brave le attrici, in primo luogo le “professioniste” Francesca Pietrosanti e Jolanda Gigliotti, accanto alle quali non hanno di certo sfigurato la Professoressa Patrizia Patrizi nei panni di una coraggiosa giornalista e la psico-terapeuta Patrizia Spagnoli in quella di Edera, moglie del capitano Agostinelli. 

   

Eccellente, come e più di sempre, la voce di Barbara Santoni, egregiamente accompagnata dalla band composta da Antonio, Lucio e Roberto Turco (quest’ultimo ripreso nella foto con Pacioni) in una suggestiva e affascinante selezione di motivi degli anni ’60 e di incursioni nella produzione dei Beatles.

   

Una sorpresa alla fine, con l’intervento di Tim Chapmanpersonaggio di grande rilievo, noto a livello internazionale per il suo apporto agli sviluppi delle pratiche riparative nel Regno Unito e negli interventi con detenuti ad alto rischio. Ampia influenza nel settore della giustizia giovanile ha avuto il suo modello Time to Grow. Significativo il ruolo che ha svolto nei processi di pacificazione con l’attività terroristica dell’IRA. Con grande naturalezza e, al tempo stesso con grande padronanza del palcoscenico è stato lui a sigillare la fine dello spettacolo trasmettendo al pubblico un messaggio di alto livello sull’inammissibilità del silenzio e della menzogna, in presenza di valori inalienabili come la vita e la dignità umana, anche se finalizzata al mantenimento di un determinato status quo tra potenze che, potenzialmente, potrebbero entrare in conflitto da un momento all’altro. Poche ma preziose parole, rese ancora più suggestive dall’autorevolezza di chi le pronunciava nella propria lingua madre.

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   Vestale

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Sbuffi di Ponentino (1) – Diciannove + Uno sbarca nella Capitale

DOPO LA DISTRUZIONE DEI NOSTRI ARCHIVIUN NUOVO INIZIO E NUOVA VITA PER LA NOSTRA RUBRICA DI REPORTAGE ROMANI

Non ho molto da aggiungere, è tutto scritto nella magnifica locandina che precede e accompagna il debutto di questa straordinaria pièce di Teatro d’Inchiesta che tra soli dieci giorni esordirà a Roma, nel moderno Teatro Golden.

Un appuntamento straordinario, e non solo perché a metterlo in scena sarà la Compagnia Stabile Assai, la più antica compagnia carceraria italiana fondata e diretta con incredibile competenza e passione da Antonio Turco (che, insieme a Patrizia Spagnoli è anche l’adattatore del testo).

Dopo La verità nell’ombra, infatti, proprio attraverso Diciannove + Uno riprende e prosegue quel percorso di teatro d’inchiesta che, in un Paese la cui  peraltro gloriosa Storia è disseminata di intrighi e misteri, sta diventando, giorno dopo giorno, uno dei più efficaci mezzi idonei  a sollecitare l’interesse del pubblico, fattore fondamentale, attraverso l’enorme forza di suggestione che gli è è propria, per sollecitare una reazione delle autorità e… di chi può a non abbandonare mai, nemmeno per un attimo, la ricerca delle vere cause di certe tragedie e dei veri, sinistri burattinai che le provocano occultando prove e responsabili diretti e indiretti.

 

 

Nel 1962 una nave con l’intero suo equipaggio, composto da venti tra ufficiali e marinai, di cui diciannove italiani e un gallese, scomparve nel nulla mentre navigava al largo delle coste tunisine, in quella stessa porzione di mediterraneo che, hai nostri giorni di è trasformata in liquido sepolcro per migliaia di sventurati migranti.

Dopo un grottesco accenno di “ricerche” sulla vicenda scese un velo di reticenze e omertà che portò a passare nel dimenticatoio una terribile tragedia.

Attraverso la finzione scenica, in Diciannove + Uno (nata dall’incontro tra il drammaturgo rimano e la famiglia del fuochista Giuseppe Orofino) si cerca di mettere in risalto, come spunto di riflessione e come stimolo di ripresa di serie indagini, alcune possibili ipotesi su quanto realmente avvenuto e, soprattutto, ci si sofferma sul dolore provato e tuttora persistente di quei congiunti e amici degli scomparsi che, chissà per quale ragione, vennero privato persino del diritto di piangere i familiari perduti.

Un evento diverso dagli altri.

Uno spettacolo che è molto più di uno spettacolo.

Teatro Golden (via Taranto 36 – Roma) dall’ 11 al 13 maggio – ore 21

 

   Vestale

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