Goodmorning Brescia (66) – Che meraviglia, quando il Natale lo cantano i bimbi!

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Il richiamo del canto di cento voci argentine è assolutamente irresistibile.

Canzoni e carole natalizie si diffondono nel centro di Brescia attirando orecchie e anime come le note del mitico pifferaio magico.

Sono i bambini dell’Istituto scolastico Manzoni, a tenere un sorprendente concerto all’aperto, evocando pensieri edificanti e magiche suggestioni.

Dopo la prima tappa-esibizione, sugli scalini del Teatro Grande, capace di catalizzare l’attenzione e di meritarsi convinti e ripetuti applausi dai bresciani impegnati nelle ultime compere prefestive, una breve ristoro a base di croccanti panini, distribuiti da mamme e insegnanti, il grande-piccolo coro si sposta in Piazza Paolo VI, per un breve ma significativo bis all’ombra del maestoso Duomo.

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«Quello che si vede e si sente è il risultato di un progetto didattico che si ripete per il secondo anno consecutivo» spiega Maja Mencattelli, insegnante di inglese e matematica presso la Scuola primaria “A. Manzoni” (via dei Mille n° 4).

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«Nel nostro Istituto la componente multietnica è talmente importante che, con discutibile ironia e sottile dispregio, qualcuno si è spinto a chiamarla “scuola ghetto”.  Non è affatto così» prosegue, con pacato rammarico, cercando (non senza un certo sforzo) di fare arrivare parole e concetti nonostante il festoso cantare dei bambini.

«Al di là delle differenze di cultura e religione, infatti, tutte le famiglie si sono impegnate, contribuendo ciascuna secondo le proprie attitudini e possibilità alla piena riuscita di questa bella iniziativa» conclude, non nascondendo il proprio orgoglio e la propria, comprensibilissima soddisfazione.

«Ci sono voluti due mesi di impegnativa preparazione, sia canora che linguistica, visto che alcuni dei tanti canti eseguiti sono in inglese» interviene Barbara Spanò, insegnante di musica, sottolineando la collaborazione delle mamme indiane, pakistane, del Bangladesh e di tanti altri paesi anche nella preparazione delle bevande e dei dolciumi utilizzati per completare gustosamente la festa.

«Non potevo certo mancare, sia a livello personale che in qualità di esponente dell’Amministrazione comunale» confida l’Assessore Roberta Morelli, mescolandosi agli incantrevoli elfetti canterini.

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  Roberta Morelli, ripresa in Piazza Duomo con Patrizio Pacioni, anch’egli “catturato” dal coro.

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«Credo che una sola iniziativa di questo tipo serva più di mille parole per dimostrare che le differenze interetniche e interculturali, con un pizzico di buona volontà e tanto impegno da parte di tutti, possono rappresentare ghiotte opportunità di crescita, piuttosto che problemi» conclude.

E non possiamo che essere completamente d’accordo con lei, nonostante (e soprattutto) dal momento che, in altre città di questa regione, proprio in questi giorni, ci siano amministrazioni che hanno assunte discutibili misure palesemente e dolorosamente in controtendenza.

Ma queste sono polemiche che i magnifici bimbi della A. Manzoni non debbono ascoltare nemmeno da lontano: loro, cantando insieme, si sono dimostrati più maturi di tanti cosiddetti “grandi”.

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Goodmorning Brescia (64) – Una Croce rossa come il sangue, rossa come l’amore

Il 24 giugno 1859, 2° guerra di indipendenza italiana, una delle battaglie più sanguinose del 1800 si consumò sulle colline a sud del Lago di Garda, a San Martino e Solferino. Trecentomila soldati di tre eserciti (Francese, Sardo-Piemontese e Austriaco) si scontrano lasciando sul terreno circa centomila fra morti, feriti e dispersi. Castiglione delle Stiviere è il paese più vicino, 6 chilometri da Solferino, dove esisteva già un ospedale e la possibilità di accedere all’acqua, elemento fondamentale nel soccorso improvvisato ai novemila feriti che, nei primi 3 giorni, vennero appunto trasportati a Castiglione.

Lì si trovava un giovane svizzero, Jean Henry Dunant, venuto ad incontrare per i suoi affari Napoleone III. Egli si trovò coinvolto nel terribile macello, aggravato dall’ “inesistenza” della sanità militare, e descrisse il tutto mirabilmente nel suo testo fondamentale: «Un Souvenir de Solferino», tradotto in più di 20 lingue. Dall’orribile spettacolo nacque in H.Dunant l’idea di creare una squadra di infermieri volontari preparati la cui opera potesse dare un apporto fondamentale alla sanità militare: la Croce Rossa. Dal Convegno di Ginevra del 1863 (26-29 ottobre) nacquero le società nazionali di Croce Rossa, la quinta a formarsi fu quella italiana.Nella 1° Conferenza diplomatica di Ginevra che terminò con la firma della Prima Convenzione di Ginevra (8-22 agosto 1864) fu sancita la neutralità delle strutture e del personale sanitario. 

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Ma veniamo a quanto si è detto oggi pomeriggio nel corso della conferenza stampa di presentazione dello spettacolo «Dunant – gli ultimi anni del fondatore della Croce Rossa»

Dell’introduzione, come ormai da tradizione, si fa carico il presidente Gian Mario Bandera.

«Il CTB sostiene e presenta questo spettacolo sia per il consolidato rapporto di collaborazione con la Croce Rossa di Brescia, sia per la validità intrinseca di un testo che  ha ricevuto importanti riconoscimenti , sia, soprattutto, per la finalità dell’evento: tutti i proventi saranno infatti devoluti alla Croce Rossa Italiana di Brescia» esordisce il Direttore.

«Sono sempre stato convinto che recuperare le origini sia essenziale per migliorare l’avvenire: anche per questo ho creduto in questo lavoro»

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Elena Bonometti (membro del consiglio di amministrazione del Centro Teatrale Bresciano) spiega un importante obiettivo di questa operazione sia da individuarsi nella volontà da una parte di far emergere l’importanza il valore morale e la storia dolorosa della Croce Rossa, dall’altra di ricordare l’uomo Dunant che, per una serie di circostanze sfavorevoli era passato ingiustamente in ombra.

«Si tratta di una drammaturgia bresciano DOC», aggiunge.

»Autore del testo, regista e due attori su tre sono infatti nati e  vissuti in città e dintorni; bresciana fu la nascita della Croce Rossa in una situazione tragica che, in concomitanza con le grandi battaglie del Risorgimento combattute in zona, vedeva metà della popolazione ferita e bisognosa di ogni tipo di cure mediche. Da quella occasione in poi, sempre e comunque, Brescia ha risposto con grande generosità ogni volta che ne è stata richiesta dalle circostanze, aggiunge. Per concludere subito dopo:

«Ciò che ci auguriamo, dunque, è che i bresciani riempiano il teatro in ogni ordine di posti, sia per la destinazione dei proventi che per la qualità dello spettacolo offerto al Teatro Sociale»

Il primo pensiero del drammaturgo e regista Ettore Oldi è un sentito ringraziamento sia al Comitato bresciano della Croce Rossa  che ha creduto nel progetto facendo in modo che una prima  versione ridotta della durata di circa venti minuti fosse rappresentata nel corso della cena di gala dello scorso anno, sia al Centro teatrale Bresciano per l’occasione che gli viene data di rappresentare la sua opera in 1 contesto di tale prestigio.

«La vita di Henry Dunant è stata complessa, travagliata, e piena di contraddizioni, di luci e di ombre, dunque la preparazione di questo spettacolo si è rivelata estremamente lunga e difficoltosa. Ho deciso di collocare la narrazione in una dimensione più intima e familiare piuttosto che concentrando l’attenzione sui grandi e drammatici momenti di lotta patriottica e di conflitto bellico, dando spazio, in modo divertente teatrale a un certo tipo di interazione con il pubblico».

«Dunant era un bell’uomo che piaceva alle donne ma che, soprattutto, credeva nelle donne e per le donne aveva un grandissimo rispetto» sottolinea Carolina David, in rappresentanza della Croce Rossa.

«La sua visione era in netto vantaggio sui tempi: vedeva lontano, oltre la Croce Rossa stessa: l’uguaglianza tra i popoli e le razze, la parità dei sessi, l’Onu, la Fao. All’opera sua e dei suoi colleghi e collaboratori si devono in larghissima parte i correttivi introdotti dalla convenzione di Ginevra».

La collega Marta Nocivelli, ringrazia il direttore Bandera per aver capito e accolto subito lo spirito di questo progetto.

«Dalle sanguinose battaglie Risorgimento des che proprio nel Bresciano è nato e si è sviluppato un nuovo e grande spirito umanitario pervaso di valori cristiani, si, ma caratterizzato anche da una filosofia e una metodologia laica»

Prende la parola per ultima l’attrice Miriam Russo, protagonista della pièce insieme a Matteo Bertuetti e Antonio Panice.

«Sono l’unica non-bresciana del gruppo, ma lo spirito che anima i nativi della marca trevigiana, quale io sono, non è molto dissimile da quello di qui» precisa subito.

«Lo spettacolo al quale sono felice e onorata di partecipare in qualità di attrice, è contraddistinto da equilibrati ma molto percepibili cambi di registro, dall’istituzionale al privato, dal drammatico all’ironico, al sentimentale, mettendo in evidenza la straordinaria visionarietà del personaggio e le possibili alternative che avrebbe potuto offrire la Storia»

Da parte mia, non posso che riprendere e rilanciare un messaggio coinciso quanto chiaro: ancora una volta Brescia è chiamata a dare prova delle propria sensibilità nei confronti della solidarietà e di quella squisita quanto preziosa curiosità nei confronti dello spettacolo di qualità e della cultura che, da sempre, contraddistingue i suoi figli. Dunque…

5 DICEMBRE 2017 – ORE 20,45: BRESCIANI, TUTTI AL TEATRO SOCIALE !

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Goodmorning Brescia (63) – Sogno di un pomeriggio di mezzo autunno

 

1873

Una data talmente remota, ormai, da mettere in soggezione chiunque.

   

Poi, quando sei lì, nel centro di Milano, in via Manzoni, a due passi dalla mitica Montenapoleone,  che osservi l’ingresso del teatro dall’altra parte della strada, inaugurato appunto in quell’anno di grazia, ecco che un mondo antico si rimaterializza nel presente, prendendo quasi consistenza reale: invece di berline, coupé, autobus e moto, cominciano a sfilarti davanti gentiluomini con il cappello a cilindro e dame vestite di trine,  a piedi e a bordo di carrozze tirate da cavalli.

E proprio sulla presenza degli equini nelle immediate vicinanze del teatro è basato lo sconveniente augurio che, immancabilmente, è solita scambiarsi, nell’imminenza di una prima, la gente di teatro: tanto sterco sul pavimento di strade e piazze equivale a tanti spettatori, a tanti biglietti staccati.

Giovedì 23 novembre, in via Manzoni non si avverte olezzo di letame; semmai quel che si respira è alito di città, vapore di idrocarburi, meno maleolente ma certamente più tossico dell’altro.

Quanti anni, quanta storia è passata di qui. È proprio qui che Milano davvero e Milano da sempre. È qui, come alla Scala per la lirica, che la storia della prosa e della lirica italiana, tra crisi politiche sociali, tra periodi di pace, travagli convulsi di guerra, è passata, si è fermata e soggiorna tuttora.

È qui che si svolge la premiazione di uno dei più prestigiosi concorsi di composizione teatrale che si celebrano ogni anno in Italia: «Autori italiani», bandito dalla rivista Sipario e intitolato a Carlo Terron.

«È con grandissima soddisfazione e con grandissimo orgoglio che, giovedì 23 novembre, io ed Elena Bonometti (membro del consiglio di amministrazione del C.T.B. Centro Teatrale Bresciano), abbiamo ricevuto la targa assegnata al vincitore dalle mani del maestro Beppe Menegatti» dichiara senza esitazioni (ma con malcelata emozione) Patrizio Pacioni

«Un risultato simile alla prima prova, per dirla vichianamente, “mi turba e mi commuove”, dunque lasciatemi il tempo di metabolizzare»  è il pensiero, invece, di Elena Bonometti.

Oltre che dal rinomato regista, i riconoscimenti sono stati consegnati da Alessandro Arnone  (direttore del Teatro Manzoni), Mario Mattia Giorgetti (direttore della rivista Sipario), Ferruccio Soleri e Carla Fracci (rispettivamente grandissimo Arlecchino di Sthreler e leggendaria étoile).

Ora anche per «Come nel Gioco dell’Oca» comincia l’attesa di vederla rappresentata sul palcoscenico, così come, ormai fra pochissimi giorni  sarà, per  il solo Pacioni,  «Sua Eccellenza è servita».

Oltre al già ambitissimo riconoscimento e alla targa di rito, alla commedia è stato assegnato il premio aggiuntivo, non di esigia consistenza, di un ammontare di 20.000 spendibili in pubblicità su tutti i media aderenti al progetto “Autori Italiani” da parte dell’Ente teatrale che la metterà in scena per almeno venti repliche.

Ricordo con l’occasione che Sipario è una prestigiosa rivista fondata nel 1946 da Ivo Chiesa e da Gian Maria Guglielmin. La sua linea editoriale si propone con uno sguardo a trecentosessanta gradi sul mondo dello spettacolo, comprendente teatro, danza, lirica, musica, cinema e rassegne, ai quali la rivista dedica ogni anno altrettanti speciali, comprendenti notizie ma soprattutto articoli di analisi e documentazione delle tendenze del settore.

 

 

Particolare attenzione è dedicata alla drammaturgia contemporanea, italiana e straniera, sempre privilegiata nelle scelte editoriali e critiche. Ai testi di autori esordienti o poco noti al pubblico, Sipario dedica infatti uno spazio mensile, pubblicando uno o più testi, promuovendo anche la diffusione e la traduzione di testi stranieri.

Una piccola annotazione in merito al “trattamento” dell’importante notizia da parte della stampa bresciana: unico a diffonderla con la dovuta attenzione che meritava informare i lettori “di zona” è stato il Corriere della Sera, uscito con grande tempestività il giorno stesso della premiazione con un articolo a firma di Nino Dolfo, da sempre attento a ogni significativo avvenimento della vita culturale di Brescia. Quanto, invece, al Giornale di Brescia e Bresciaoggi, senza voler fare torto a nessuno, il miglior commento ricalca l’arguta quanto celeberrima frase attribuita a Giacomo Badoar «Un bel tacer non fu mai scritto».

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  Bonera.2

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Categorie: Giorni d'oggi e Teatro & Arte varia.

Goodmorning Brescia (60) – Sotto la tenda, vento di gioventù e impegno

«C’è un sottile confine che separa lo “scherzo” dal “bullismo”» è l’esordio con il quale l’Assessore Roberta Morelli, da sempre assai attenta a simili problematiche, presenta a Librixia lo spettacolo Punti di vista, ideato e realizzato da Biagio Vinella.

Lo spazio all’interno del grande tendone della  Agrobresciano Arena è gremito in ogni ordine di posti (come raccontavano nelle loro cronache i cronisti dei bei tempi andati) di giovanissimi spettatori, in rappresentanza delle scuole bresciane.

Lo spettacolo è essenziale, in certi passi, scritti e recitati attingendo a piene mani dal “vocabolario” senza censure e senza sconti degli adolescenti di questo primo scorcio di terzo millennio. un modo di comunicare fin troppo diretto che, costretti come siamo a un confronto giornaliero, non possiamo fingere di ignorare.

La storia è semplice, per non dire essenziale: da una parte la vittima, ragazza studiosa e introversa, dall’altra le carnefici (le sue compagne, spesso spinte ad atteggiamenti estremi e violenti da situazioni sociali e familiari pregresse).

Un dialogo tra solitudini, a ben vedere. Con un gioco di parole si potrebbe dire che la violenza dei violenti, inevitabilmente suggerisce risposte violente (ma il più delle volte in senso autodistruttivo) da parte dei violentati. Il tutto alla presenza, colpevolmente muta, di adulti che non vedono o, peggio, vogliono guardare altrove e si ostinano a farlo.

Insomma, una violenza che cala dall’alto come l’acqua lurida e nera che contamina le falde di acqua pura: la violenza che fa da padrona in casa ingenera analoghi comportamenti fuori di casa, nella scuola così come nel resto della società, alla ricerca di un riscatto malato, di un’autoaffermazione tossica scolpita dalle parole della bulla più animosa: «Qui io sono dio». Un dio minore, però, dominato a  sua volta da un dio superiore, insensibile e impietoso, che, insieme ai figli degli altri, divora anche i propri.

La vicenda si svolge in modo scorrevole, dando voce a perseguitati e persecutori, riuscendo a superare pressoché indenne, dal punto di vista spettacolare, alcuni passaggi necessariamente e dichiaratamente didascalici.

E, alla fine, dopo gli applausi, il professionale intervento della psicologa Franca Pagni, che chiude e tira le somme dell’evento, attraverso osservazioni pratiche e tecniche espresse in termini decifrabili dal giovane pubblico.

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Categorie: Cronache di Monteselva.

Goodmorning Brescia (59) – Somebody… di Extraordinario

Quel che inizialmente ha attirato la mia attenzione è stata un’immagine, accompagnata da un breve e significativo annuncio:


Comincia il nuovo laboratorio teatrale!
Incontri aperti, liberi e gratuiti fino a Dicembre!
Chiunque può venire!
Sei chiunque?
Sei curioso?
Stai pensando “che bello, ma non riuscirei mai a farlo?”
SEI LA PERSONA GIUSTA!
Ti aspettiamo!

«Chi è che, di questi gramissimi tempi, s’ingegna a offrire gratuitamente qualcosa di così interessante, per quasi tre mesi, per di più?» mi sono chiesto. Poi mi sono accorto che giovedì 5 ottobre è domani e, effettuando un veloce approfondimento (nella cronaca, più che in altri settori dell’informazione, una notizia che è attuale oggi diventa rafferma domani, un po’ come il pane) ho scoperto un altro appuntamento in arrivo, assai singolare: il prossimo sabato 14 ottobre, infatti, il pullman Extarordinario (un nuovo modo girovago di contatto e pratica dello spettacolo) farà tappa all’ex manicomio di Collegno, per una gita culturale e uno spettacolo circense.

«Questa è la pazzia che piace a me!», mi sono detto, e ho subito contattato Beatrice Faedi per una velocissima intervista a distanza.

Ecco cosa ne è venuto fuori.

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C’è il fondato sospetto (anzi direi più la trepida speranza) che a Brescia e nella sua provincia, si stia radicando un forte movimento teatrale. Non solo CTB, ma una serie di nuove iniziative aventi tutte lo scopo, sia pure seguendo strade diverse –a volte molto diverse- tra loro, di favorire la recitazione sia dalla parte del pubblico che da quella del palcoscenico. In questo quadro, come si colloca Somebody Teatro delle Diversità?

Somebody delle Diversità è un progetto di teatro integrato e di comunità, coordinato da una serie di attori ed educatori professionisti, ma aperto a chiunque voglia sperimentare il palcoscenico e la disciplina teatrale, senza limite alcuno, con una particolare attenzione verso chi vive ai margini e spesso non ha voce abbastanza potente per raccontarsi e raccontare (ecco perché la presenza al nostro fianco della Cooperativa Sociale La Rete è fondamentale). SomebodyTeatro ha deciso, fin dall’inizio della sua storia, di rischiare, e vuole che i suoi spettacoli vengano giudicati in quanto tali e non solo come progetti di accoglienza di ogni diversità. In poche parole chiede ai suoi utenti il grande sforzo di imparare le discipline di palcoscenico e al pubblico di non lasciarsi trasportare dal buonismo imperante in questo genere di iniziative. Ci sono attori e attrici di Somebody che, dopo un lavoro decennale continuo e costante, hanno appreso le tecniche del teatro e conoscono in maniera professionale il comportamento da tenere durante uno spettacolo e il pubblico non nota più che sono ragazzi e ragazze che seguono percorsi e servizi di formazione all’autonomia.  Questo è un risultato e una battaglia da continuare a condurre, silenziosa, per portare alla pari dignità, attraverso l’arte del teatro, chi pari dignità fatica ad avere nella normalità. Il gioco nasce dalla parola somebody, che in italiano si traduce qualcuno, pronome indefinito che connota una persona qualunque, ma che può diventare Qualcuno, con la Q maiuscola, se sale su un palcoscenico.

 

Il Teatro e la scuola, dunque. Una sfida difficile visto che la concorrenza di altri modi di espressione e narrazione, maggiormente legati alla tecnologia, si fa sentire ogni giorno più forte.

Dirò in maniera molto netta che questa concorrenza non ci spaventa. Se ci viene data la possibilità di fare teatro con ogni fascia generazionale, scopriamo che il teatro non è invecchiato affatto. Lo insegnano molto bene i bambini e il loro stupore, oggi più che mai – e proprio grazie alla tecnologia imperante! – quando scoprono che il teatro lo fanno loro, con il loro corpo, la loro voce, gli occhi e ogni loro pensiero. Colpo di scena! Il teatro è fatto dalle persone e le persone possono creare cose straordinarie, senza trucco, senza effetti speciali, solo credendoci. Una bella occasione per chi spesso si sente relegato e non trova nella richiesta di nuovi linguaggi sempre più ricca martellante e varia del mondo tecnologico il suo linguaggio, il suo modo di essere ed esistere, la sua originalità.

 

Cosa vuole dare (agli altri e a se stesso) chi si mette in gioco attraverso la recitazione? Cosa vuole e può dare a costui Somebody?

Per me fare teatro è un gesto di allegria, ma quell’ “Allegria di naufragi” cara ad Ungaretti. Quell’allegria che attraversa dolori, inquietudini, disagi, incomprensioni, quell’allegria necessaria per sentire che la vita ci appartiene. Credo che chi fa teatro con noi voglia innanzi tutto stare ben con sé in mezzo agli altri. Poi, dato che si lavora sodo, comprende che questo stare bene bisogna guadagnarselo, con attenzione verso sé e verso il gruppo, lasciando andare piano piano le difese, liberandosi un poco alla volta. E poi il teatro ti fa questo bel regalo: ti fa capire che, nel momento in cui decidi di raccontarti come persona, di colpo diventi autorevole, ma questa autorevolezza l’hai sempre posseduta, solo non ci badavi o non ci credevi. Lo spettacolo è un momento fondamentale, perché molti capiscono anche l’importanza del messaggio al mondo. Va da sé che SomebodyTeatro diventa, grazie a chi partecipa alle sue attività una voce importante, una voce di chi non ha voce un piccolo (ma per noi grandissimo) punto di riferimento. Quello che Somebody dà in cambio è la serietà del progetto, l’insegnamento, la professionalità, l’educazione all’ascolto di altri progetti, la possibilità di vivere insieme la visione di altri spettacoli, la scoperta di autori e testi di teatro, quel sentirsi al centro del mondo così salutare in ogni dove e che non è un’illusione.

 

Parlaci del progetto ExtraOrdinario

Il progetto ExtraOrdinario nasce grazie ad una sinergia abbastanza unica tra Comune di Brescia (Ass. Scalvini e Ass. Castelletti, cioè Servizi Sociali e Cultura), Centro Teatrale Bresciano e alcune realtà artistiche attive sul territorio anche con progetti in ambito sociale: Somebodyteatro, Viandanze, Compagnia Lyria, Residenza Idra, Teatro 19, Associazione Briganti. Molto importante che i due Assessorati, Servizi Sociali e Cultura, procedano a braccetto per rendere più visibile e supportare con iniziative la fiorente realtà bresciana dei progetti artistici in ambito sociale insieme al Centro Teatrale Bresciano. Abbiamo creato un Cartellone ExtraOrdinario che raccoglie tutte le attività coordinate dalle varie realtà che vi fanno parte, un carnet che offre una seria di professionisti alle Associazioni che lo richiedono, ed ora ci aspettano le giornate FUORINORMA a Dicembre, un’iniziativa ideata da SomebodyTeatro insieme ad Antonio Audino (critico teatrale del Sole 24Ore e responsabile della programmazione teatrale di Radio Rai3) durante una giornata delle quali il collettivo si racconterà.

 

Beatrice Faedi, attrice teatrale. Esperienze e progetti futuri.

Ogni tanto torno a fare quello che sorridendo chiamo il mio “antico mestiere”, l’attrice. Sarò ospite, insieme ai musicisti Alessandro Adami, Stefano Zeni e Carlo Gorio del festival “Molte fedi sotto lo stesso cielo” con un reading semiserio intorno alla figura femminile, “Altre Beatrici”. Ma mi dedico soprattutto ai miei progetti educativi, in primo luogo all’attività Somebody. Stiamo preparando le giornate FUORINORMA intorno ad Arte e Diversità e ci aspettano quattro giorni densissimi, incontro con referenti di progetti  di altre città, una giornata dedicata al corpo con una riflessione intorno alla body art, uno spettacolo internazionale, letture e workshop con maestri e tanti ospiti importanti con i quali dialogheremo e dai quali attingeremo stimoli e pensieri per il futuro. In questo senso ci proponiamo davvero di far diventare Brescia un avamposto della progettualità artistica in ambito sociale.

Dirò una cosa alla Marzullo e di questo chiedo perdono: fatti una domanda, datti una risposta. Insomma, ti è piaciuta questa intervista?

Molto. Un’intervista anomala, ho dato le mie risposte nel silenzio, scrivendole. Le ho potute meditare e naturalmente mi sono dilungata troppo.  Però sono grata a chi mi regala la possibilità del racconto, così rara di questi tempi. Una bella occasione!

 

 

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Goormorning Brescia (58) – La (piazza) Vittoria del libro

Si comincia tra una settimana, la mattina di sabato prossimo (30 settembre) , allorché, dopo una breve “inaugurazione ufficiale”, sarà aperta al pubblico l’area espositiva allestita, come ormai tradizione, nella centralissima Piazza Vittoria.

Insomma, lettori, autori ed editori, con Librixia 2017 preparatevi a un’autentica festa tutta dedicata a voi: nel corso di ben nove giorni, si terranno eventi di ogni tipo, tutti legati alla scrittura:  presentazioni, conferenze, dibattiti e molto altro, in una kermesse no-stop la ci realizzazione è resa possibile dall’ormai consolidata collaborazione tra il Comune di BresciaAncos (Associazione Nazionale Comunità Sociali e Sportive) – Circolo culturale di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale, con la BCC Agrobresciano in qualità di principale sponsor.

Libri, autori, librai e lettori. In Piazza Vittoria da sabato 30 settembre, dopo il taglio del nastro ufficiale alle ore 10 e l’apertura al pubblico dell’area che riunisce librai ed editori locali, il via agli incontri. Nove giorni ininterrotti di presentazioni e dibattiti per un evento, quello di Librixia 2017 che ci riporta contemporaneamente indietro nel tempo, agli anni ‘30 del Novecento con l’avventura dei primi librai del centro, sino ad oggi, raccogliendo la sfida di realizzare un vero e proprio festival della letteratura a Brescia. Traguardi e ambizioni resi possibile grazie alla consolidata collaborazione tra Comune di Brescia, Ancos – Circolo culturale di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale e BCC Agrobresciano, sponsor principale della kermesse.

                                         

Molte le presenze eccellenti: citiamo “a campione”, tra le tante, quelle di Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Massimo Carlotto, Vittorio SgarbiGiulio Tremonti Andrea Vitali, Björn Larsson, Fiuseppe Cruciani, Lella Costa, Luciano Violante che si avvicenderanno nell’area meeting “Agrobresciano Arena”

Non mancheranno neanche quest’anno presenze musicali importanti e spettacoli di prosa di grande rilevanza: gli Avion Travel, sabato 30 settembre racconteranno la loro musica alle 18, prima del concerto in Piazza del Foro. Domenica 1 ottobre alle 21 sarà il turno di Numa e Phil Palmer. Martedì 3 ottobre  Don Backy racconterà ai bresciani di come carriera musicale e scrittura possano convivere nello stesso artista. Mercoledì 4 sarà all’Auditorium San Barnaba con la pièce  “Maledette Suffragette”, per finire giovedì 5 con lo spettacolo “Blues per cuori fuorilegge” di  Massimo Carlotto.

Non sarà trascurato l’aspetto educativo: attraverso incontri mirati con le scuole, si parlerà di migranti, di solidarietà sociale e di bullismo. Proprio riguardo a quest’ultimo tema (come noto particolarmente caro all’Assessore Roberta Morelli) segnalo e raccomando lo spettacolo  Punti di vista, di Biagio Vinella, con la psicologa Franca Pagni (in scena giovedì 5 ottobre alle ore 11).

Di particolare e generale interesse l’incontro con Mauro Berruto, ex CT della Nazionale maschile di volley, speaker e autore di due romanzi, attualmente A.D. della Scuola Holden. Titolo della conferenza “Essere una squadra”: argomento che, trattato da un personaggio con le sue competenze, non potrà che attirare un gran numero di ascoltatori. 

Un adeguato spazio sarà riservato, naturalmente, anche alla Poesia, nell’apposita sezione curata da Alessandra Giappi

Numerose le collaborazioni (nell’intento di una più capillare e incisiva azione di promozione di cultura, impegno sociale e solidarietà) con Associazioni del territorio. Ricordiamo in proposito, tra le altre, la L.A.B.A. libera Accademia di Belle Arti di Brescia, con il CTB Centro Teatrale Bresciano (titolare dell’incontro di sabato 7 ottobre sul futuro dell’Europa con Marco Archetti e Davide Dattoli) e la Casa Circondariale di Verziano (presentazione del progetto “Parole e segni di libertà” – la storia di OrtoLibero giovedì 5 ottobre in Piazza Vittoria).

La vendita dei libri sarà curata, come nelle precedenti edizioni dalle librerie e case editrici cittadine che fanno capo alla associazione  “Il Leggio”.

 

Un’ultima (ma non ultima) annotazione.

Tra i settantaquattro incontri che si terranno, permettetemi però di segnalarne uno che (come potete immaginare da soli) mi sta particolarmente a cuore: domenica 1 ottobre, a partire dalle 11, il giornalista del Corriere della Sera, Costanzo Gatta intervisterà Patrizio Pacioni, creatore del commissario Cardona e dell’oscura città di Monteselva, nonché attivo commediografo e drammaturgo.

 

    Bonera.2

 

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Goormorning Brescia (57) – San Faustino tra il giallo… e il fucsia

«Quando la vita vera è più avventurosa di un romanzo »

oppure

«Quando ci si trova a raccontare agli altri ciò che si ha persino scrupolo a raccontare a se stessi»

Forse potrebbe cominciare così una recensione del libro autobiografico «Lei, Armando» dalla presentazione del quale (in programma domani sabato 9 dicembre alle ore 17, presso il Museo Fotografico di via San Faustino 2) il sempre attento Costanzo Gatta ha preso spunto per un interessante articolo apparso sul numero odierno del Corriere della Sera, sezione cultura dell’inserto bresciano.

Solo un pretesto, appunto, perché partendo dal libro, Gatta ci accompagna a fare una passeggiata nel passato del cuore stesso di Brescia.

Sembra di sentirli rumori e odori delle vie antiche di San Faustino di mezzo secolo fa.

Quando il mondo era sporco, brutto e cattivo come lo è ai giorni di oggi, ma forse un po’ meno.

Quando il male e il vizio erano identificabili al primo sguardo, perché isolati in un ghetto, quindi sotto controllo, mentre ora serpeggiano in modo molto più insidioso in anditi urbani ed extraurbani, in strati sociali e classi culturali a prima vista insospettabili.

I protagonisti del dramma andato in scena al Carmine, alla curt dei puli, a via Pallone, via Capriolo  e vicolo Rossovera erano i soli a soffrire di emarginazione e di esclusione dal contesto sociale, perché per loro, per i “diversi”, gli altri non avevano altro che risolini di maliziosa e ironica sufficienza.

Quando erano in pubblico, però. Perché in privato, quando nessuno poteva vederli e riconoscere, da censori si trasformavano in clienti di lucciole di ogni sesso e di ogni genere.

Questa sì che è una vecchia storia che, con più poesia ed efficacia di tutti, cantò Fabrizio De Andrè nell’indimenticabile «La città vecchia»:

«Quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie / quella che di notte stabilisce un prezzo alle tue voglie»

   Bonera.2

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Goodmorning Brescia (56) – Vino formaggio e olio… e buona appetito a Orzinuovi!

Dal 2005 è la Orceania Srl, costituita nell’aprile di quello stesso anno con la partecipazione del Comune di Orzinuovi, a occuparsi della organizzazione, della realizzazione e della gestione  della Fiera.

Dal sito ufficiale della società abbiamo ripreso, e di seguito riportiamo, un elenco di motivi che spiegano il perché non solo allevatori, coltivatori e operatori dell’alimentare, ma tutte le persone interessate a un colloquio con la terra e la natura, e attarverso loro con un aspetto più tangibile e interiorizzante con la cultura, potrebbero (e -aggiungo io. dovrebbero) visitare questa 69^ edizione della Fiera Regionale di Orzinuovi.

1) Terra: nelle aree tematiche agricoltura e zootecnia, con la Frisona e la Bionda dell’Adamello, nel progetto teatrale del regista Pietro Arrigoni (Palazzo Franguelli, domenica 3 settembre, 20.45), nel convegno di Confagricoltura (Centro A. Moro, venerdì 1 settembre, 17.30), nell’allestimento pensato dall’Associazione Florivivaisti Bresciani per la nostra piazza.

2) Sapori: nel Parco del Gusto, con prodotti a km zero, proposte enogastronomiche, presentazioni di libri e showcooking dedicati alla cucina bresciana, come nelle iniziative per adulti e bambini dell’area “Mielandia: noi siamo alveare”.

3) Tradizione:
 nella riscoperta degli antichi valori contadini, con la Vecchia Fattoria, e dei proverbi bresciani (Santuario Madonna Addolorata, venerdì 1 settembre, 20.30), nei concerti e nell’inaugurazione della mostra dedicata alla Fanfara dei Bersaglieri (biblioteca, sabato 2 settembre, ore 10).


4) Relazioni:
 nel progetto ComuniInsieme, nato per creare una rete di supporto e valorizzazione del territorio tra comunità della bassa; nella serie di incontri e dibattiti che coinvolgono le istituzioni del territorio.

5) Commercio: nell’area Artigianato e Commercio, che circonda i giardini pubblici, con le dimostrazioni dei panificatori di Confartigianato e altre interessanti attività, come nello showroom a cielo aperto di piazza garibaldi, con gli spazi dedicati ad Auto e Motori.

6) Ospitalità: nel gemellaggio morale con il Comune di Gualdo, colpito dal terremoto dello scorso anno, che vede, tra le iniziative, alcune famiglie orceane ospitare, per due notti, una quarantina di gualdesi.

7) Identità culturale:
 nelle due mostre allestite in Rocca, dedicate al tema del gioco (inaugurazione sabato 2 settembre, 17.30) e nelle presentazioni dei due inediti Quaderni Orceani (Rocca, lunedì 4 settembre, 9.30 e 16.30).

8) Tecnologia: nei macchinari e nelle più recenti tecniche per coltivazioni agricole e allevamenti, nella grande proposta del Campus Riabitare, con le innovative case in legno e in acciaio, il convegno dedicato alle Smart City, le tecnologie per un abitare consapevole, sostenibile, sicuro e intelligente.

9) Formazione: nelle attività del progetto Asinando, alle quali si aggiunge quest’anno il trekking con gli asini sul fiume Oglio, nei laboratori creativi e nei tornei dell’area Sport e Tempo Libero, nelle attività di Educazione Finanziaria e Benessere del Campus Riabitare.

10) Musica e divertimento:
 da sempre un plus della fiera, con le imprese del funambolo Andrea Loreni, i gruppi musicali orceani, la band di Giusy Mercury, il Tango, la danza verticale sulle pareti della Rocca, il rocker Omar Pedrini, la festa di Radio Orzinuovi, l’anteprima del Festival dell’Opera, la musica sinfonica dello spettacolo “Gli angeli sulla terra”.

 

 

Detto questo, passando per la porta che conduce al Santuario di Maria Vergine Addolorata, ora chiesa di grande suggestione spirituale, una volta (me lo ha detto l’espertissima di castelli professoressa Giusi Villari, presente ieri sera all’incontro «Del cibo e dei proverbi bresciani» organizzato dal Centro Sudi San Martino)  ingresso di un castello talmente solido da incutere timore agli imperiali austriaci che, a scanso si equivoci, decisero di raderlo al suolo nel 19° secolo.

 

L’evento, al quale ha ssistito un pubblico numeroso e interessato, si è svolto in due parti, tra loro collegate in nome dell’alimentazione e delle più antiche tradizioni bresciane.

Nel primo la giornalista Silvia Pasolini ha intervistato il “collega” del Corriere della Sera Costanzo Gatta, autore del libro «Vi che salta, formai che pians e oio de chel bu» edito con la promozione di Monsignor Antonio Fappanidalla Fondazione Civiltà Bresciana. Un agile e brillante trattato che, alle suggestioni tutte alimentari di tre alimenti basilari non soo per la cucina di Brescia e dintorni, unisce citazioni e aneddoti raccolti dall’Autore con la consueta sagacia e con la conoscenza della storia e delle tradizioni (non solo locali) che gli sono proprie e universalmente riconosciute.

«Il titolo l’ho derivato da un antico detto bresciano» spiega Gatta.

«L’idea alla base, oltre al rispetto e all’amore che ritengo doveroso per i frutti della terra che costituiscono l’alimento non solo materiale del genere umano, è che un dialetto non nasce per caso: a mio modo di vedere, infatti, altro non è che l’elaborazione comunicativa di una comunità coesa».

Ovvio che, con un tale conferenziere, il discorso si ampli ad altri temi. Tra i tanti spunti, basti citarne uno, gustosissimo:

«I proverbi affondano le radici nella saggezza popolare, la quale, a sua volta, trae spunto dalla tradizione religiosa» dice Gatta.

«Così, per fare un esempio illustre, l’invito di Gesù a Zaccheo di scendere dall’albero per appropinquarsi a Lui e al messaggio divino che reca con sé, non essendo presente nella flora locale il sicomoro, diventa un più disincantato “Veni zo dal fic!” »

 

Spettacolare la seconda parte dell’evento, imperniata sulla trasposizione in letture, musica e immagini del libro scritto da Massimo Montanari (per le edizioni La Terza) «Il formaggio con le pere – storia di un proverbio».

 

La chitarra di Maurizio Lovisetti evoca con grande efficacia atmosfere di tempi passati, la voce di Daniele Squassina, calda e suadente come non mai, racconta di storie domestiche e pubbliche nelle quali affonda, deve affondare le radici, anche l’anima dei nostri tempi e delle nostre genti, sempre che se ne voglia davvero conservare una.

Sul grande schermo, intanto, scivolano via, una dopo l’altra, una sull’altra, opere d’arte a tema, che riempiono gli occhi di colori e suggestioni.

Mancano gli odori e i sapori, certo, ma vi assicuro che, con la forza creativa della fantasia, ieri sera si riuscivano a immaginare anche quelli.

 

Per chiudere, due ultime annotazioni.

La prima è la frase con la quale Costanzo Gatta, da sopraffino artigiano della parola qual è, riesce a riassumere il senso della serata:

«Il Sapere comprende anche il Sapore»

La seconda, se mi permettete, un’autentica birbonata, vale a dire una di quelle tentazioni alle quali, chi mi conosce lo sa, il sottoscritto non sa e non vuole resistere.

In una delle ultime diapositive proiettate, il miei occhi malandrini hanno individuato gli inquietanti dettaggli che appaiono circolati in giallo.

La domanda è:

«Ma non è che già all’epoca… esistevano i Mc Donald

 

   Bonera.2

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