Goodmorning Brescia (98) – Con Dream Dance le vie del ballo… sono infinite!

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Lei (la presidentessa) si chiama Daniela Toselli.

Al ballo ci arrivò dall’interno, scoprendo la propria passione mentre lavorava da semplice dipendente, alla fine dello scorso millennio, nella discoteca Florida di Ghedi. Applicandosi nello studio e nella pratica con tanto impegno da conseguire, proprio nel 2000, l’attestato di “maestra”.

Lui (il vice presidente) si chiama Ermanno Scalvini, ed è un operatore reiki (metodo di cura alternativo simile alla pranoterapia curando in particolare la metodologia della respirazione).

So che è difficile crederlo, ma il percorso di avvicinamento al ballo di Ermanno è partito niente meno che dalle arti marziali, dalle tecniche di combattimento, dalla pratica dell’arrampicata e del paracadutismo.

«Un po’ perché ero arrivato a un’età alla quale, vista la necessità di controllo dell’integrità fisica necessaria per le mie passioni, il succedersi delle visite mediche aveva assunto ritmi stressanti, ma soprattutto per un’altra ragione:  mi una volta  che  mi capitò di assistere a una lezione di tango argentino, prima con stupoore, poi con grande interesse, ravvisai nella danza movimenti e posture molto simili a quelli delle arti marziali»  spiega.

«D’altronde, per dirla proprio tutta, il tango argentino non nacque come ballo tra uomo e donna, ma come gioco di abilità tutto maschile da esercitare anche con l’uso di coltelli»

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Gli altri sono Diego Martinez (segretario) e Monica Miglioli (consulente psicologa)

«Con Diego, colombiano di Calì, abbiamo cominciato a fare conoscere in Italia  (dove non era particolarmente coltivato) il folclore sudamericano, in particolare la salsa caleňa, la cui caratteristica peculiare è la velocità dei passi (dei colombiani che la praticano si dice che “hanno il fuoco nei piedi”). A Brescia aveva preso piede la salsa cubana, e non è stato facile introdurre un ballo sotto certi aspetti abbastanza simile ma che necessità di maggiore fisicità» spiega Daniela Toselli.

«Dalla nostra collaborazione è nato il gruppo di folclore Co.de.co» aggiunge, con malcelato orgoglio.

Diego Martinez  è ambasciatore in Italia della cultura colombiana e rappresentante di aerorumba (aerobica con musica latina), nonché responsabile italiano della salsa colombiana.

La dottoressa Monica Miglioli (consulente) unisce in sé la doppia figura di appassionata e brava ballerina e di psicologa: inutile dire quanto la sua presenza possa risultare preziosa, soprattutto in termini di motivazione, all’interno della nostra associazione.

Già l’Associazione.

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È di Dream Dance che si parla. Associazione con sede in Borgosatollo nata nel 2012 proprio per iniziativa di Daniela Toselli ed Ermanno Scalvini.

«Non ci interessa l’aspetto competitivo, ma la componente ludica, soprattutto. Ciò non toglie naturalmente che, in presenza di eccellenze, non si sia in grado di individuarle e prepararle al meglio, visto che abbiamo il diploma di istruttore federale» precisa la presidentessa.

Con Dream Dance balli popolari della Colombia (come il Baile de Salon o Carnival de Barranquilla)  e di tutta l’America Latina, oltre a tutte le tipologie di liscio e danza europea.

«A differenza di altre scuole, forniamo noi. Gratuitamente, agli allievi sia i costumi che le scenografie necessarie per saggi ed esibizioni» rivendica con orgoglio Daniela Toselli.

«Il nostro bacino di utenza coincide con Brescia e dintorni. Abbiamo allievi fidelizzati, che vengono da noi da anni. Il calendario comincia dopo l’estate, allorché si parte con il latino-americano. Il tango è un classico che non ha stagione, mentre per quanto riguarda il folclore i nostri allievi arrivano… quando hanno modo di vederlo e  di apprezzarne le peculiarità» interviene Ermanno Scalvini.

«La settimana è scandita da lezioni serali: due ore a settimana per il folclore sudamericano. Un’ora per le altre discipline. Si tengono tutti i lunedì a Colombaro, martedì e giovedì al castello di Castiglione delle Stiviere, il mercoledì a Borgo Satollo. Fino ad arrivare, a giugno, al saggio di fine stagione» finisce di illustrare Daniela.

Poi, come in un perfetto paso doble, raccontano anche cosa c’è che non va, o che potrebbe andare meglio:

«C’è troppa concorrenza da parte di istruttori o presunti tali non adeguatamente formati e preparati, che deprime e squalifica l’offerta di mercato: si parla di maestri improvvisati, scuole che sorgono dal nulla. Vorremmo una maggiore trasparenza nei rapporti con gli Enti. Qualche anno fa fummo esclusi da un importante bando nonostante avessimo presentato un’offerta più completa e competitiva a vantaggio di un altro partecipante, e ancora non abbiamo capito perché.  Da allora non abbiamo più partecipato, cominciando a indirizzare le nostre proposte anche al di fuori  dei confini regionali, se non addirittura all’estero».

Programmi per il futuro?

«Il 23 maggio saremo a ballare a Boario Terme per l’apertura dei favolosi giardini esterni. Tutte le domenica siamo presenti, dalle 20 alle 21,  ad Angolo Terme. Alla Fiera del Cavallo di Verona, a novembre, ripeteremo l’esibizione tango- dressage che già tanto successo ha riscosso nella precedente occasione, proponendola magari anche con l’abbinamento folclore sudamericano-dressage: uno spettacolo singolare e affascinante, quello di unire le movenze dei ballerini e di cavalli meravigliosamente addestrati dai rispettivi cavalieri

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Ecco, di Dream Dance, a questo punto, aggiungendo che si occupano con professionalità dell’organizzazione di eventi e serate e di lezioni private, e che tengono corsi di lingua spagnola, postura e settore olistico reiki, si è detto tutto (o quasi).

Ora non resta che verificare di persona. Questi i recapiti:

Sede: Via Nino Bixio 42 – Borgosatollo (BS)

Mail: dream-dance1@hotmail.it;

Tel. Dany: +39 349 66 71 885

Tel Ermy: +39 338 28 62 113

E ricordate:

IL BALLO COMINCIA … DOVE LA PAROLA SI ARRESTA !

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Goodmorning Brescia (97) – C’è il sorriso di un Angelo, nel Parco di Rivoltella

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Ancora una volta, ma le volte son poche, affido la conduzione di questa rubrica a Patrizio Pacioni.

Leggendo l’articolo capirete perché.

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Oggi pomeriggio c’erano quattro generazioni, al parco giochi di via Albinoni, a Rivoltella del Garda.

Anziani, adulti, ragazzi e bambini.

Per la scopertura di una targa, nella ricorrenza di un giorno molto triste di trentasei anni fa: il ritrovamento del corpo della piccola Marzia Savio, rapita e brutalmente uccisa nel 1982.

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C’era il Sindaco di Desenzano, Guido Malinverno, che ricorda come quel piccolo parco fosse già intitolato alla bambina, ma che formalizzarlo, con una cerimonia ufficiale, assume un significato che va molto oltre la burocrazia.

Sì, è vero, e che questa riunione di popolo va molto al di là, lo dicono gli sguardi delle tante persone presenti, l’emozione che si respira nell’aria, il cordoglio ancora vivo negli occhi dei parenti più stretti e degli amici.

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È il segno di un amore e di un dolore profondi, che non si sono mi sopiti. Del ricordo accorato di tutta una comunità, che non vuole che la memoria s’interrompa e si confonda nell’oblio.

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«Tra me e Marzia passava solo una quarantina giorni» dice la cugina Giuliana Savio. Lo stesso cognome, la stessa età.

«Tante volte mi sono chiesta come sarebbe cresciuta lei, come si sarebbe sviluppata la sua esistenza, cosa avrebbe saputo fare e dare, quante cose avrebbe visto, se si sarebbe innamorata, sposata, se avrebbe avuto dei figlise le fosse stato permesso di vivere»

Le chiedo come fosse il carattere della cugina.

«Oh, Marzia era allegra, curiosa del mondo» mi risponde con un mesto sorriso, al ricordo.

«Vivace, assai più di me, che invece ero una bambina tranquilla».

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Viene scoperta la targa, sulla quale sono incise le belle parole scritte da Mirco Maltauro, destinata a restare lì, a lungo.

Come il ricordo di Marzia Savio nei cuori dei suoi cari e dei suoi concittadini.

E non solo nei loro.

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Goodmorning Brescia (96) – Tutti insieme, appassionatamente (sul palcoscenico)

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«San Benedetto, la rondine sotto al tetto» recita un antico proverbio popolare, descrivendo l’arrivo della primavera. Per quanto riguarda Sarezzo e il Teatro San Faustino, però, considerato che ormai la rappresentazione del lavoro svolto nell’ambito scolastico dal Gruppo Teatrale Gianluca Grossi è un appuntamento immancabile, all’arrivo della buona stagione, il detto potrebbe cambiare, per esempio con un «Non è realmente primavera / se non viene del debutto la sera».

Si parte, in pieno clima di meta-teatro, da un matrimonio e da una compagnia di attori e musici “poveri guitti di montagna”, come si definiscono essi stessi, chiamati a rallegrare con la rappresentazione di una pièce la festa degli sposi.

Si narrano le avventure venture di Martino, un giovane sprovveduto, un “bamboccione” come si direbbe ai giorni nostri, che, impegnato nel servizio militare, spende troppo ed è costretto a chiedere continue sovvenzioni a suo padre.

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Per ottenerle ricorre anche alla menzogna inventando una inesistente carriera nell’esercito. Incappando in un occasionale quanto fantastico incontro magico-religioso, chiede e ottiene due doni prodigiosi e grotteschi al tempo stesso: un sacco incantato e un randello, per così dire, a “percussione automatica”.

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Poi, come in tutte le fiabe, c’è la figlia del re che si invaghisce di lui, ma esagera un po’, al punto di perdere la ragione ed essere rapita all’inferno. Il prode (o incosciente, fate voi) soldato Martino, grazie ai suoi attrezzi magici riesce persino a sconfiggere l’esercito dei diavoli e liberare la Principessa posseduta.

Lieto fine, dunque? Sì e no. Anzi, prima no, poi si.

La morte lo ghermisce a sorpresa, ma sembra che per lui, rifiutato da Paradiso e Purgatorio, ci sia posto solo all’Inferno. All’ultimo momento, però, ci si ricorda di due atti di bontà (che riportano all’agiografia dell’omonimo San Martino, con la cessione del proprio mantello a un mendicante infreddolito narrata all’inizio della rappresentazione) e, adesso si, il consolatorio finale.

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Narrazione al tempo stesso ingenua e complessa, secondo il tradizionale stile dell’autore, Giulio Forbitti (regia di Guido Uberti) con la necessaria presenza, trattandosi di un saggio didattico, di un gran numero di personaggi e interpreti.

«Lo spettacolo prende le mosse dagli antichi e leggendari racconti che i cantastorie raccontavano e rappresentavano nelle piazze, nei cortili e nelle stalle dei paesi di un tempo lontano, in cui l’affabulazione sapeva ancora affascinare, divertire, coinvolgere e a volte commuovere» dichiara il professor Forbitti .

«Il Soldato Martino è insieme un eroe e un antieroe: è per certi versi un ingenuo, uno scapestrato e un fallito, ma sa anche essere prode, generoso e coraggioso».

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                A fine spettacolo la referente del progetto, professoressa Elena Bonometti, saluta  il pubblico insieme agli attori

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I ragazzi (e meno ragazzi) del gruppo teatrale Gianluca Grossi, studenti ed ex studenti dell’istituto Primo Levi di Sarezzo, tra i quali alcuni diversamente abili, interpretano lo spettacolo muovendosi e agendo sul palcoscenico con grande impegno e totale partecipazione e meritando, alla fine, i convinti applausi del folto pubblico presente.

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Goodmorning Brescia (95) – Tra Arte e Letteratura, le meraviglie di Vicolo delle Stelle

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Dell’opera di Giuseppe Raspanti «Il treno di Ignazio» si era già occupato su questo blog, nella rubrica Ex Libris, l’amico conosciuto come Il Lettore.

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Per la recensione vi rimando dunque a questo articolo:

Ex libris (16) – Il «pick and roll» di Raspanti

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Dopo un saluto al numeroso pubblico accorso in Vicolo delle Stelle, Massimo Tedeschi (da un anno Presidente Associazione Artisti Bresciani. Ospite dell’evento)  tratteggia con sintetiche pennellate (non trovo termine migliore, considerata la location)  alcuni aspetti del libro presentato.

«L’Autore, come il protagonista Ignazio, si rivela condottiero di eserciti di ricordi, capace di evocare immagini attraverso le parole» è l’esordio.

«Restano impressi nella mia mente e nella mia immaginazione il simbolico, ineluttabile ripetersi  della torrida cont’rora estiva, accesa dallo scirocco, quelle “minacce travestite da consigli”, una filosofia vita intessuta di rancori e cose da aggiustare».

E, tra tutto il resto, i bambini che venivano portati a veder passare i treni in attesa di salire sul treno che avrebbe cambiato le loro vite, la persistente presenza invasiva dei morti nelle case e nelle esistenze dei vivi.

«In qualche modo L’Autore, che molto si è impegnato nel mettere così mirabilmente le parole giuste, faticherà a staccarsi dal libro e dal suo alter ego Ignazio» dice il giornalista ed editore Tino Bino.

«Si arriva alla fine dei suoi racconti realizzando che in quel che si è letto, oltre che ciò che si è capito, c’è molto ancora da capire» aggiunge, passando in rassegna alcuni tra i più grandi narratori moderni anglosassoni,  come Salinger e la Rowling. 

«In questo libro, si riconosce una singolare scoperta e la valorizzazione della fragilità che, paradossalmente diventa un valore forte» è l’arguta conclusione.

«Io non vorrei mai congedare ciò che sto scrivendo, e non lo lascerei andare, se non ci fosse un editore impaziente di strapparmelo» conferma Raspanti.

«E questo libro in particolare è inquieto, liquido, simile a quella torrida e afosa contr’ora che ha citato all’inizio Tedeschi. Un intervallo di tempo in cui altro non si può fare se non un nulla… pieno di straordinari contenuti».

A scandire l’evento le letture scelte, di cui si fa carico la voce profonda e ben modulata di Bruno Noris.

Qui, però, finisce solo la prima metà di questo articolo.

Perché resta ancora da riferire della splendida “personale”  del Maestro Carlo Pescatore, i cui straordinari quadri erano esposti sulle pareti della sala.

 

Nato a Brescia nel 1932, insegna Tecnica dell’incisione calcografica all’Accademia di Belle Arti di Santa Giulia. La sua pittura è caratterizzata da cicli all’interno dei quali viene sviluppato il tema della ricerca figurativa, non disgiunta da ricerche formali collegati a movimenti artistici e alle esperienze della modernità e della contemporaneità.

Nell’opuscolo di presentazione della mostra intitolata “Furtivi sguardi su dipinte tele”, arricchito da un  racconto scritto dallo stesso artista e tratto dalla raccolta “È tutta colpa di Modì” (Serra Tarantola 2014), Massimo Tedeschi scrive:

«… Pescatori è, tra le molte cose, una delle memorie più lucide del Novecento artistico bresciano: un figlio d’arte, visto che il papà Mario è stato –nella propria epoca-  il più grande restauratore di affreschi nella Provincia»

Insomma un riuscitissimo connubio tra pittura e letteratura, in un ambiente elegante quanto accogliente. Spero che a Brescia, come altrove, se ne ripetano tanti così.

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Goodmorning Brescia (94) – Coma sa fare girare la terra Teresa, nessuno al mondo!

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La stagione di prosa promossa dal Comune di Lumezzane al Teatro Odeon viene conclusa dal ritorno di Teresa Mannino (che si era già esibita lì nel gennaio 2015) con lo spettacolo «Sento la terra girare» .

L’attrice palermitana, giunta a oltre 150 spettacoli in palcoscenico e beniamina del pubblico televisivo con le sue gag e le sue caratterizzazioni, in perenne altalena tra la Sicilia e Milano (città di  adozione) ha fatto registrare un sostanziale  “tutto esaurito” già dal primo giorno di prevendita.

«Sento la terra girare» scritto con Giovanna Donini e prodotto da Bananas, vede l’attrice, insuperabile improvvisatrice nell’intermezzo iniziale con il pubblico, che “scalda” la platea immediatamente e al giusto punto di cottura, è una lunga e articolata conversazione con il pubblico, intorno alla grave situazione di un mondo e di una generazione chiaramente (se non irreversibilmente) “deteriorati dall’uso”.

Uscita da un vecchio armadio (unico quanto efficace elemento di scenografia), ovvero, in modo più colloquiale “caduta dal pero”, la sempre vispa Teresa se la prende con tutto, o quasi: da certa farlocca ecologia salutista, agli studi scientifici e genetici dispendiosi, velleitari e sostanzialmente inutili; dal chiacchiericcio dei social, soporifero per le generazioni mature ed estremamente dannoso per quelle più giovani, allo sconsiderato uso del telefono cellulare, dagli sprechi alimentari, assurdi e ingiustificabili in un mondo che, per la gran parte vive in ristrettezze anche gravi, con gli animali domestici ipernutriti e intere specie che scompaiono e, soprattutto, interi popoli che soffrono la fame. Per finire all’inquinamento da plastica e da altro, che rischia di rendere inabitabile l’habitat di tutti, anche a causa di pratiche commercial-consumistiche incomprensibili che vedono ingenti risorse di ricchezza dissipate all’inseguimento della moda del giorno e/o nell’acquisto compulsivo  di regali e gadgets vari di assoluta inutilità.

Il tutto senza allontanarsi mai troppo dalle tematiche che più le sono proprie: il rapporto maschio-femmina e i contrasti tra la mentalità del nord e quella del sud.

Si finisce con un appello al cambiamento rivolto a “donne che camminano tutto il giorno sul tacco dodici e sognano le valleverde” e una poesia in cui l’unica via di salvezza è da ricercarsi nella gentilezza e nell’allegria.  

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Brava, bravissima la Mannino attrice-mattatrice-intrattenitrice.

Non altrettanto entusiasmante, a giudizio di chi scrive, il testo, spesso brillante e di comicità travolgente, ma eccessivamente didascalico, nel quale perle di genuina saggezza popolare si mescolano, a volte, con qualcosa di già detto, sfiorando l’insidioso confine del luogo comune.

Il popolo di Lumezzane, che è il solo e decisivo giudice-arbitro dell’incontro, però si diverte molto, con risate spesso a scena aperta e un lungo e convinto applauso alla discesa del sipario.

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Goodmorning Brescia (93) – Danzare in città? Si può!

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Patrizia Biosa inizia da giovanissima la sua formazione in vari stili di danza, dalla jazz al tip tap al caraibico, concentrandosi in un lunghissimo percorso nelle danze orientali, sviluppandone l’aspetto più profondo ed energetico ; nel contempo approfondisce l’espressione teatrale, il teatro danza, il rapporto tra movimento, psiche e spiritualità, elaborandone uno stile personale che trasmette con spettacoli di sua produzione e  corsi a tutte le fasce di età.

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L’ho intervistata per conoscere qualcosa di più della sua attività e della situazione della danza per i bresciani, sia in qualità di spettatori che di protagonisti attivi.

 

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Danza e musica, ma non solo. Anche letture, letteratura, nel Tuo porti nei confronti del pubblico. Cosa possono fare le parole per la musica (e viceversa), secondo Te?

Amo il teatro, le parole possono essere musica da interpretare col movimento danzante… e la musica vibrare come parole .

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I bresciani sono gente solida, che guarda al concreto. In che rapporto è la Città con una disciplina, come la Danza, che, per sua natura, implica più spiritualità e grazia che razionalità?

Le iniziative sulla danza in città sono sempre più numerose rispetto a una volta, spero che questo incuriosisca sempre di più il pubblico bresciano.

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Ami la danza in quanto tale, ma , a quanto sembra, guardi molto… a Oriente. Curiosità per temi esotici, scoperta di una cultura “altra”, ricerca di una spiritualità diversa… o cosa?

Insegno danza orientale a Brescia e in nord Italia dal 2000 e sono sempre stata affascinata da questa disciplina, portando avanti in parallelo l’approfondimento del teatro danza e danza emozionale

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Insegni danza a bambini e anziani e, per tutte le età, danza emozionale. Quali sono le diversità di approccio (da parte tua) e ricezione (da parte loro) dei singoli cluster?

In questi anni sto sempre più rendendomi conto che l’energia della danza è già   insita nei bambini, e negli anziani è presente un movimento danzante che attende di essere risvegliato…

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Cosa rappresenta realmente la danza, nella vita quotidiana di Patrizia e nel segreto della sua anima?

Domanda troppo impegnativa… 🙂 Sono anche counsellor  e per me la danza è inscindibile dalle emozioni…

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Progetti in corso e … futuro prossimo venturo.

Da una parte due spettacoli che ho creato nei quali credo molto: La Sacralità di Gaia,   letture, video e danza emozionale sulla magnificenza di MadreTerra e l’urgenza di salvarla (spettacolo scelto per l apertura del Festival della.Carta della terra di Fondazione Cogeme nel settembre 2017)

E Inno all’Amore su brani di K. Gibran e N. Ickmet, inserito nella rassegna teatrale 2018 del Piccolo Teatro Libero di S.Polino.

Entrambi con l’attrice Elena Bettinetti (nella Sacralita di Gaia i testi sono scelti da lei).

Mentre per la danza orientale ho creato l’evento Cafè Oriental una domenica al mese al Caffè Letterario Primo Piano per dare la possibilità a tutte le danzatrici di esibirsi in un contesto “protetto”

Per quanto riguarda il futuro, invece, chissà… work in progress!

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Goodmorning Brescia (89) – C’è chi ama Brescia… e chi “anche no”

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È di una sgradevole vicenda, avvenuta recentemente in Rete e, più precisamente nel complesso mondo facebook che oggi voglio parlare. Niente di clamoroso, s’intende: solo una piccola grettezza da paese. Mi riferisco alla cancellazione di autorità da parte di uno dei “profili di comunità bresciana” di Patrizio Pacioni, conduttore di questo blog, colpevole di avere diffuso alcuni articoli tratti da questa mia rubrica.

Intanto non nominerò il nome della community (fatta di bravissime persone innamorate della propria città) né della sua amministratrice (invero piuttosto arrogante e poco elastica), lasciando a Voi avanzare ipotesi che, da parte mia, non saranno mai né confermate né smentite.  Sottolineo subito, a scanso di ogni equivoco, che non si tratta di «Io amo Brescia perché»  che, come l’altra, è sostenuta e seguita da migliaia di bresciani di nascita e di adozione ma che, a differenza dall’altra, fruisce di un amministratore molto più riflessivo e molto meno impulsivo.

Dopo essersi stato espulso, senza alcun preavviso, Patrizio ha inoltrato nuovamente la richiesta di iscrizione, curando nel frattempo di chiedere quali motivazioni ci fossero alla base di una simile decisione.

Gli è stato risposto che, segnalando brani tratti da questa rubrica d’informazione sulla città (che, a titolo assolutamente gratuito e senza alcuna forma di pubblicità né personale né di terzi, viene diffusa da anni in Rete) avrebbe violato le regole del Gruppo. Decisione assurda e del tutto immotivata, ove si pensi che, in pratica,  «Goodmorning Brescia» altro non è che una forma di narrazione a base di testi e immagini in cui si racconta quanto accade in città e si illustrano e si recensiscono iniziative (soprattutto culturali e artistiche). Tutto ciò al servizio di Brescia e dei concittadini bresciani.

Oltre a ritenere sbagliato, miope e settario un simile comportamento, mi dispiaccio del fatto che oltre 20.000 iscritti a un Gruppo che (oltre che dell’amore per Brescia) si nutre quotidianamente anche della conoscenza di quanto accade in città e dintorni, sia sottratto in modo immotivato uno strumento aggiuntivo, approfondito e (ripeto/sottolineo) assolutamente gratuito.

Ovviamente rispetto la decisione, dal punto formale assolutamente legittima, anche se del tutto ineducata e irrispettosa nelle procedure seguite, che la non nominata Amministratrice ha ritenuto di prendere nei confronti dell’amico Patrizio e di questo blog.

Mi sia consentito, però, di non condividerne  la superficialità della motivazione e la filosofia settaria che, com’è più che evidente, ne sono all’origine.

 

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Goodmorning Brescia (87) – Renato Borsoni, factotum teatrale dell’Eccellenza

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Nato nel 1926 a Santa Maria Nuova, nelle Marche, arrivò a Brescia diciassettenne, al seguito del padre professore, nominato preside. Uno di quegli uomini della serie “Larger than life”, che non accettano confini alla propria attività creativa.

Attore, regista, autore, scenografo, giornalista ed editore, ha fatto del teatro il suo impegno più grande. Ma anche la pittura e la grafica, la pubblicità, l’editoria e il giornalismo.

A Brescia ha vissuto per più di settant’anni, arricchendo la città con la propria presenza e attività e costituendone, fino all’ultimo respiro, uno dei più importanti punti di riferimento culturale.

Renato Borsoni, insieme a Mina Mezzadri, fondò nel 1961 la Compagnia della Loggetta. Dal 1975 al 1988 ricoprì, con grande e costante apertura all’innovazione e alla sperimentazione (e con indomito coraggio), la carica di Direttore artistico del CTB – Centro Teatrale Bresciano.

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Per ricordarlo, a un anno di distanza dalla sua scomparsa, si è tenuto ieri mattina al Teatro Sancarlino di Brescia (via Giacomo Matteotti, 6) il convegno intitolato “Renato Borsoni. Uomo di teatro”  che ha dato voce ad alcuni di coloro che ebbero occasione di affiancarlo nel corso del lungo percorso bresciano.

Soprattutto un tributo alla sua straordinaria capacità di scoprire e valorizzare nuovi talenti della scena – uno su tutti, Massimo Castri

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A introdurre l’evento, con la consueta competenza e affabilità, unite a una spiccata capacità di gestione dei tempi,  il giornalista e Presidente dell’AAB Massimo Tedeschi.

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Il vice sindaco Laura Castelletti rivendica i risultati ottenuti dall’attuale giunta sia in tema di offerta di spettacoli che di crescita culturale.

«La nostra attività rappresenta, non solo idealmente la prosecuzione dell’incisiva azione di borsoni che contribuì alla unione tra Comune e Provincia, portando alla nascita del CTB di, in seguito alla creazione della fondazione teatro Grande. Le doti principali di Renato Borsoni, a mio avviso, furono la perseveranza e la capacità di guardare più lontano degli altri».

 

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«Purtroppo non ho mai avuto occasione di incontrare di persona Renato Borsoni, una delle persone più coraggiose brillanti del teatro italiano» esordisce Camilla Malesani Vivarini.

«Lui e Mina Mezzadri riuscirono a creare dal nulla un’offerta totale che io amo definire “di lotta e di governo”: intendendo per “governo” un’offerta per Teatrale di grande spessore, e per “lotta” una gestione della stessa mai tranquilla, magmatica, persino rivoluzionaria. A volte anche molto contestata, devo dire. Esattamente ciò che continua a fare ogni anno il CTB, insomma».

Conclude l’intervento illustrando alcune delle prossime iniziative del CTB, come la digitalizzazione dei lavori dell’Ente e il riallestimento di opere allestite con successo attraverso produzione propria, non omettendo un appello agli imprenditori “di buona volontà” affinché, insieme agli attuali finanziatori pubblici, riprendano, come efficacemente fatto in passato, a sostenere con il loro contributo l’opera del Centro Teatrale Bresciano.

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«Renato sapeva sempre stupire e coinvolgere» racconta Gigi Cristoforetti oggi Direttore di Aterballetto-Fondazione Nazionale della Danza, già addetto stampa del CTB e curatore del volume Le stagioni del teatro sulla storia della Loggetta e del CTB.

«Di lui ho sempre apprezzato moltissimo l’essere sempre all’avanguardia. È stato l’uomo di progresso, non di conciliazione un pendolo in continua azione tra tradizione e rottura, anche dura. Nel primo periodo della loggetta contribuì prima a preparare e poi a diffondere il messaggio del 68 con l’obbedienza non è +1 virtù si guadagnò quattro denunce che, lungi dal dissuaderlo costituirono per lui, invece un’esperienza galvanizzante»

 

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Per cominciare il suo intervento, invece, Tino Bino (Presidente del CTB dalla sua fondazione sino al 1988) sceglie una parabola zen. Poi passa ai ricordi.

«La cosa più bella che mi è accaduto nei quattordici anni in cui sono stato presidente del CTB» dice, «è stato quando dopo i canoni sessanta giorni di prove Renato Bolzoni mi diceva: “Puoi venire. Siamo pronti”. Renato era uno che non temeva le polemiche e gli scandali, ma poi toccava a me ricomporre, nella mia veste di Presidente».

Esplicita poi chiaramente quale sia la sua posizione in proposito.

«Il solo potere di un politico che si occupa di cultura è quello di garantire la libertà di cultura. Raggiungere l’eccellenza passa per lo sfidare la città, o meglio, costringerla confrontarsi con il mondo e Renato questo fece creando un’eccellenza teatrale».

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L’intervento di Monica Conti, invece, è mirato più sulla analisi dei rapporti personali intercorsi con Renato Borsoni, sulle tappe della sua amicizia (intrecciata a un percorso artistico congiuntamente realizzato con Mina Mezzadri e Massimo Castri.

«Conobbi Renato Borsoni nel 1984, appena uscita dalla scuola del piccolo di Milano. Per me Renato è stato rimarrà sempre un grande direttore artistico un capo di straordinaria efficienza mi ha fatto subito entrare a pieno titolo, insegnandomi la forza creativa della bellezza».

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Nanni Garella, attore e regista, racconterà com’era “Lavorare con Renato”, nel segno di un sodalizio artistico e umano che ha portato alla realizzazione di alcuni memorabili spettacoli come Elettra, Ricorda con Rabbia, I masnadieri, Agamennone, prodotti dal CTB tra il 1982 e il 1988. Inventore di teatro, anzi di teatri pubblici dal basso, cioè direttamente dalla società, con influenza non solo su Brescia ma in tutta Italia. Consigli non invasivi ma sempre creativi Vedeva lontano. Fu difensore strenuo dell’autonomia dell’artista.
Renato ha immediatamente compreso la mia triplice identità (irrisolta) di autore, regista e attore. Ha accettato e valorizzato la mia libertà di scegliere, di pensare, d’inventare nuovi linguaggi. È stato autentico i
nventore di teatro, anzi di teatri pubblici: dal basso, però, cioè direttamente dalla società, con influenza non solo su Brescia ma in tutta Italia. Prodigo di consigli non invasivi ma sempre creativi. Uno che vedeva lontano, strenuo difensore dell’autonomia dell’artista. 

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Ad arricchire l’interessantissima mattinata, le letture di Luca Borsoni (foto di sinistra -nipote di tanto nonno) e di Paolo Bessegato (foto di destra), che ha reso in modo limpido e suggestivo  alcune pagine tratte dall’autobiografia di Renato Borsoni Fiezze scomposte, edito da LaQuadra.

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