Goodmorning Brescia (159) – Questa sì che si chiama cultura a tutto tondo!

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I pomeriggi al CTB” (quinta edizione) e “Letteratura & Teatro” (arrivato addirittura al 14° anniversario) sono due serie di eventi che fiancheggiano e caratterizzano ogni anno la stagione del Centro Teatrale Bresciano.

Apre la conferenza stampa di presentazione delle rassegne la consigliera Patrizia Vastapane, mettendo in evidenza come si tratti di due rassegne che coinvolgono noti esponenti del mondo culturale, artistico e dell’informazione i quali, sottolinea, “interverrà a titolo assolutamente gratuito”.

«È nostra intenzione cercare di ripetere i buoni risultati ottenuti sia con i giovani che con gli adulti nel promuovere e rinnovare l’interesse per il teatro» conclude, passando poi la parola al Direttore del CTB.

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«Quello tra il CTB e l’Università Cattolica è un rapporto importante che, mi auguro, si protrarrà a lungo e in modo sempre più fattivo» ricorda Gian Mario Bandera. «Mi preme intanto sottolineare che in considerazione del crescente numero di partecipanti agli eventi registrato nella scorsa stagione, si è deciso di spostare gli incontri dal Foyer del Teatro Sociale a sé più capienti come il Salone Vanvitelliana di Palazzo Loggia, l’aula magna Tovini dell’Università Cattolica e il Teatro San Carlino».

Prende poi la parola Manlio Milani (presidente della Casa della Memoria).

«La nostra collaborazione quest’anno si riallaccia a  due significativi anniversari: il 50º della strage di Piazza Fontana e il 45º della strage di Piazza della Loggia. Due avvenimenti tragici che accomunarono nel lutto e nell’indignazione due città grande di tradizione democratica come Milano e Brescia, facendo sì che i loro abitanti si unissero indissolubilmente nella lotta alla violenza e al terrorismo. Luciano Violante si occuperà delle riflessioni istituzionali, Paolo Corsini approfondirà, invece, gli aspetti più prettamente storici.

Prima di passare la parola alla coordinatrice de “I pomeriggi al CTB”, la docente di letteratura tedesca presso l’Università Cattolica Lucia Mor, Giovanni Panzeri, direttore di sede della Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, si limita a ribadire come la crescita registrata dalle rassegne oggetto della conferenza stampa sia in termini tecnico-qualitativi che in termini di presenze di pubblico e di interesse, testimoni la riuscita degli incontri grazie anche al sempre più accurato allestimento.

«L’iniziativa nacque da un’idea molto semplice: si voleva trovare un luogo d’incontro ideale in cui si potesse far parlare e fare ascoltare la letteratura. Fin dall’inizio il successo registrato si rivelò persino superiore alle più rosee aspettative. Si tratta di occasioni imperdibili nel corso delle quali risulta possibile individuare e mettere a fuoco numerosi e significativi aspetti del complessissimo dell’animo umano, prevalentemente attraverso la prospettiva teatrale. Nell’edizione di quest’anno, la presenza di classici immortali (lo shakespeariano “Falstaff” -che aprirà la stagione- primo tra tutti) e di numerose trasposizioni sceniche di testi letterari di altissima qualità, aiuterà a sollecitare l’interesse del pubblico non solo in ottica locale ma anche nazionale» spiega appunto la già citata Lucia Mor, per aggiungere e concludere subito dopo che, nel corso dei “Pomeriggi” saranno trattati temi di grande attualità come la disabilità, le diversità, il crescente fenomeno delle fake news e le tematiche della scuola intese come sfida dell’educazione.

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Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (158) – Matrimonio? No, meglio un “marito in affitto”!

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«Caro, hai visto che la lavatrice continua a perdere acqua a ogni lavaggio? Perché non ci dai un’occhiata

«Amore, dalla finestra della camera da letto entra uno spiffero…»

«Tesoro, sono dieci anni che non tinteggiamo le pareti e sono ridotte da fare schivo. Dovresti pensarci tu

«La cantina è piena di cose inutili e non c’entra più niente. Ti decidi a fare un paio di viaggi alla discarica

E potremmo stare qui ancora per ore, senza riuscire a dare fondo a fastidi e relative incombenze talmente numerose da superare le stelle di un cielo limpido di agosto.

Mariti, solo ad ascoltare simili discorsi, sentite incombere la depressione?

Dai, non fate così, c’è sempre un rimedio a tutto, a quanto si dice. In questo caso il rimedio (che è un’azienda di servizi) ha un nome, un sito, un indirizzo email e anche un numero di telefono.

Una via semplice e accessibile a tutti è quella di cercarlo su Facebook:.

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https://www.facebook.com/ilmaritoinaffitto/

https://www.facebook.com/Il-Marito-in-Affitto-di-Brescia-1476255389262784/

Poi passiamo al sito ufficiale: (https://www.ilmaritoinaffitto.it) sul quale potrete trovare la “storia” di questa originale e utile iniziativa:

Nel 2007, “il Marito in affitto” ha rilevato un bisogno semplice e chiaro nel settore delle piccole attività di riparazioni e manutenzione domestica: rendere le persone indipendenti da parenti e amici nel risolvere i problemi di casa, giardino e della vita quotidiana, diventando un unico punto di riferimento affidabile a cui rivolgersi.

Il Marchio accattivante e l’utilità del servizio ideati da Fabio Cerizza e suo padre Gian Piero hanno immediatamente suscitato l’interesse dei Media, che hanno permesso al marchio di aumentare la popolarità ed il riconoscimento. La crescente richiesta del servizio proveniente da tutta Italia, ha trasformato nel 2008 l’iniziale ditta individuale in una società in franchising in continua espansione anche oltre i confini nazionali.

In Italia sono presenti circa 40 affiliati de «Il Marito in Affitto» sparsi sul territorio nazionale. Grazie alla collaborazione di imprenditori esteri, la struttura franchising è attualmente presente anche in Svizzera ed Austria ed ha l’obiettivo di estendersi anche presso gli altri paesi europei.

Il marchio “Il Marito in Affitto” è infatti registrato anche a livello Europeo, e in diversi paesi esteri come “Husband for rent”, “Ehemann zu mieten”, “le Mari à louer”, “Echtgenoot te huur”, “ΣΥΖΥΓΟΣ ΠΡΟΣ ΕΝΟΙΚΙΑΣΗ”, “Ægtemand til leje”.

Il Marito in Affitto ha attirato l’attenzione anche di importanti marchi che trattano prodotti e servizi relativi alla manutenzione della casa, con i quali ha posto in essere collaborazioni e convenzioni.

Dopo dieci anni di presenza consolidata sul mercato, “Il Marito in affitto” si è evoluto verso l’offerta di servizi sempre più completi per la propria clientela, svolgendo non solo piccole riparazioni domestiche come agli esordi, ma anche lavori più complessi e articolati, quali attività edili o di tinteggiatura.

Oggi si pone l’obiettivo di aumentare sempre più la copertura sul territorio con nuovi Affiliati in grado di soddisfare tutte le esigenze dei clienti, offrendo loro una vasta gamma di servizi.

Ah, manca ancora il recapito-mail: potete esporre gli innumerevoli e inquietanti problemi che affliggono la vostra magione scriverndo qui.

info@ilmaritoinaffitto.it 

E, se siete abbastanza tecnologici, c’è anche una bella APP già bell’e pronta per il vostro cellulare.

Ma… a Brescia?

Come stanno le cose per quanto riguarda la nostra città?

Per quanto riguarda la città e le sue immediate vicinanze c’è lui, Andrea Paterlini, che presidia alla grande il territorio.

Uomo sempre sorridente e disponibile, dalle mille abilità e dall’infinita cortesia pronto ad appendere tende e quadri, ad attaccare mensole, a dare un’occhiata a quella presa elettrica difettosa e a quel rubinetto che continua a gocciolare, soprattutto di notte, a liberare il vostro solaio e il vopstro garage, incaricandosi di portare alla discarica le cose inutili… e tanto altro ancora.

E, nei casi più “gravi” in possesso dei contatti di ogni “specialista” necessario a fare un consulto sul problema emerso.

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Sentiamo un piccolo “spot” direttamente dalle sue parole:

Non possiamo purtroppo farvi viaggiare nel tempo, (ci stiamo lavorando comunque🤣) ma possiamo sicuramente aiutarvi in tutti quei lavori di manutenzione che avete sempre posticipato!
Bresciani, chiamatemi direttamente al 3248121450!

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E vai, Marito in Affitto! Sei l’unica speranza e la salvezza di quei Mariti Stanziali che alla vita chiedono soltanto… di rilassarsi un po’!

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NB: nonostante la denominazione,, il prodotto è utilizzabile anche da esseri di sesso maschile e donne nubili.

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Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (157) – Poche storie… rigorosamente bresciane

È in partenza la nuova e ambiziosa iniziativa promossa dal Centro Teatrale Bresciano in collaborazione con il Centro Studi RSI: «Storie bresciane», ciclo di quattro appuntamenti finalizzati ad “approfondire alcuni fondamentali eventi della storia cittadina”. A maggior sottolineatura dell’importanza dell’evento, la conferenza stampa di presentazione, tenuta nella Sala Giunta della Loggia è stata aperta dall’intervento del Sindaco Emilio Del Bono.

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«Si tratta di un nuovo format di cui io e la Giunta ci sentiamo particolarmente soddisfatti e orgogliosi. Ci siamo concentrati sulle biografie di grandi bresciani posizionati in scenari complessi- Un’operazione assolutamente necessaria, a mio avviso, per meglio comprendere, attraverso le tracce lasciate dal passato, la realtà del presente e le tendenze del futuro» spiega Mario Maviglia, quasi cinquant’anni di vita spesi nella scuola e (soprattutto per la scuola). Per ricordare poi che «La cifra stilistica che contraddistingue questa offerta culturale è quella di mettere insieme argomenti storici e tipologie di narrazione diverse, prima tra tutte quella resa possibile e praticabile dall’approccio teatrale»

Il professor Roberto Chiarini, già titolare della cattedra di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano, membro dei Comitati scientifici della Fondazione Turati di Firenze, della Fondazione Lucchini di Brescia, della Fondazione Craxi di Roma e del Comitato di redazione della rivista “Ventunesimo secolo” motiva la scelta delle personalità alle quali sono dedicati gli incontri  e dei rispettivi relatori.

«Si tratta di personaggi che al rilievo locale affiancano anche un rilievo nazionale e internazionale e che simboleggiano i principali movimenti d’idee che hanno caratterizzato il percorso del ‘900: liberalismo, interventismo e anti-politica, fascismo e nascita della comunicazione di massa. Cattolicesimo politico. Nell’ordine Papa Paolo VI, Gabriele D’Annunzio, Augusto Turati e Giuseppe Zanardelli».

Le conclusioni sono tirate da Gian Mario Bandera, Direttore del C.T.B.

«Il Centro Teatrale Bresciano vuole essere “Facilitatore culturale”: un punto di primario e costante riferimento all’interno della città e del suo territorio. Questa nuova iniziativa si innesca in un’operazione di memoria che si è intrapresa già da anni. Per comprendere l’importanza che attribuiamo a questi eventi, basti citare gli attori che abbiamo scelto per portarla in palcoscenico: Franca Muti (oltre che prestigiosa attrice, devota del brescianissimo Papa Paolo VI) Graziano Piatti, Fausto Cabra, Monica Ceccardi e Anna Scola. Per garantire la massima diffusione del messaggio si è deciso di aprire a tutti la partecipazione con prezzi poco più che simbolici e offerte ulteriormente vantaggiose riservate agli studenti.

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La conferenza si conclude qui, e resta l’aspettativa di una Brescia che, a dirla con le parole dei relatori, “si guarda allo specchio e si lascia guardare”.

 

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Categorie: Giorni d'oggi.

Brescia città del Teatro (11) – C’è Alchimia, in palcoscenico!

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Ho incontrato recentemente Maria Antonietta Belotti, Massimo Alberti e Mario Mirelli, storici rappresentanti di una iniziativa bresciana che da un ventennio (scusate se è poco!) si occupa in modo convenzionale -e non convenzionale- di teatro. Si tratta di…

Potrete acquisirne notizie più dettagliate semplicemente visitando il loro sito. Questo è il link: http://www.associazionealchimia.org/ . A seguire la conversazione, sintetizzata in domande e risposte (con immagini di scena “Alchemiche” inserite tra un argomento e l’altro), che è venuta fuori dalla serata.

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Si può avere, prima di ogni altra cosa, qualche notizia sulle “origini storiche” dell’Associazione e sulle motivazioni che ne ispirarono la nascita?

L’Associazione nacque il 1 gennaio 1999 e il primo evento fu una festa concerto delle sorelle Citterio che si tenne in un teatro di Manerbio. Noi tre soci fondatori eravamo già attivi da tempo con spettacoli itineranti e, con la formalizzazione del gruppo, il progetto era quello di crescere sia dal punto di vista qualitativo (con particolare riguardo alle contaminazioni e alla multimedialità -allora ancora sperimentale, la cui prima prova nel 2004 fu «Anime incarnate») che quantitativo. Il modello di riferimento iniziale furono artisti come i Momix e Pina Bausch attraverso un apporto di artisti di adeguato livello professionale. Tra le altre idee c’era anche quella di organizzare e tenere corsi di recitazione, musica, danza e arti figurative che, difatti, andò avanti con soddisfazione qualche anno indirizzandosi ad allievi di ogni età, con particolare attenzione anche ai disabili.  

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Venti anni di attività rappresentano per ogni associazione un traguardo significativo da festeggiare (soprattutto nel campo della cultura, effimero per eccellenza), ma anche un momento di riflessione e di bilancio da non mancare.

Se si tratta di fare un bilancio complessivo il risultato è positivo, ma resta il rammarico di non avere ricevuto, nonostante l’intensità, la quantità di quanto prodotto e l’impegno profuso un autentico appoggio (non solo economico) da parte delle istituzioni locali e degli enti che ci hanno aiutato nelle produzioni solo in modo del tutto saltuario. In particolare credo che in questo non abbia giovato la nostra assoluta determinazione di portare avanti un discorso culturale indipendente sia dal punto di vista politico che da quello della scelta dei temi da trattare. Insomma, la scelta presa di sottrarci sempre a qualsiasi “schieramento”, evidentemente non piace a un estabilshment che vede l’indipendenza come un potenziale pericolo.

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L’offerta artistica di Alchimia è piuttosto variegata, andando dai classici al dialettale, al teatro-documento, alle letture d’autore e a numerosi altri generi. Quanti spettacoli sono stati prodotti nel primo ventennio di attività? Tra gli spettacoli prodotti, ce n’è qualcuno che si è distinto per qualità e riscontri da parte del pubblico e almeno uno che, se si potesse tornare indietro, non allestireste più?

Difficile contare con precisione, ma più o meno, la media è di due produzioni l’anno. Tra l’altro, nel 2017, abbiamo prodotto anche un film intitolato «Maddalena e le altre » che è stato selezionato anche al Festival di Caorle. Per quanto riguarda una graduatoria relativa è impossibile per noi stilarla, in quanto ogni spettacolo prodotto è stato pensato, scelto e realizzato con assoluta convinzione nella sua validità e con il massimo impegno da parte di tutti noi. Possiamo però dire che lo spettacolo sulla Shoà (uscito con titoli diversi e rappresentato anche a Roma davanti a più di mille persone) «Pasticci d’amore» (riduzione del capolavoro shakespeariano «Sogno di una notte di mezza estate» con particolare diffusione “itinerante” esclusivamente in sedi “non teatrali” e particolare attenzione a scenografie naturali) si sono distinti per numero di repliche. “Per quanto mi riguarda sono molto affezionata e legata ad «Anime incarnate» spettacolo corale e multimediale tutto al femminile scritto da me e che mi ha visto tra le interpreti” tiene ad aggiungere Maria Antonietta Belotti.

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Quali sono i criteri adottati per “reclutare” autori, registi e attori?

La prima caratteristica che viene presa in considerazione è la condivisione dello spirito del progetto. Diciamo che in Alchimia c’è una vivace rotazione di persone che collaborano artisticamente  e che parte degli artisti sono cresciuti personalmente e professionalmente con noi (“trasformiamo il piombo in oro” ribadiscono) arrivando a conseguire affermazioni professionali in molti casi anche importanti. “Possiamo dire” ironizza Massimo Alberti “che se c’è un fattore che ci accomuna più di altri è… la diversità!” “Oltre alla passione, alla libertà, all’urgenza di dire” interviene Maria Antonietta Belotti

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Abbiamo parlato, nella domanda precedente, di differenze spesso sostanziali tra una regione e un’altra, a volte tra una provincia e un’altra, che caratterizzano l’Italia. Un problema che, considerate certe tendenze “centrifughe” che caratterizzano i nostri giorni, sembra destinato a farsi più complesso. La domanda è: in cosa individuate le esigenze e le richieste più sentite e autentiche del pubblico al quale vi rivolgete?

Una cosa che abbiamo notato è un’ancora non completamente matura abitudine al teatro tra i giovani e i giovanissimi della provincia bresciana sulla quale riteniamo che si possa e si debba lavorare molto. Per quanto riguarda le aspettative del pubblico, invece, forse si tratta di un falso problema: è nostra convinzione che il pubblico sia perfettamente in grado di scegliere, purché gli vengano sottoposte le giuste alternative e le corrette informazioni. In questo senso non vediamo differenze né a livello di strati sociali né di territorio. “La gente ha voglia di portare a casa qualcosa di significativo” interviene Mario MirelliSia uno spettacolo drammatico o brillante, l’essere umano ama più di ogni altra cosa emozionarsi, e ce ne si può rendere conto anche solo vedendo le espressioni di chi esce dal Teatro a fine spettacolo

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In che modo Alchimia intende festeggiare il traguardo dei venti anni di attività? Quali sono i progetti che avete in cantiere per il prossimo anno?

Una rassegna di cinque spettacoli di nostra produzione (di cui tre nuove e con testi originali cui si aggiungono due spettacoli di repertorio) tutti di diverso genere: « Il cavaliere dalla trista figura», «Non sono Marco Paolini» (nuovo) «‘na vedova e tre muscù «Storia meravigliosa» (nuovo) «Emi» (nuovo)che si terranno al Teatro Sant’Afra dal 27 settembre al 22 di novembre. Festa finale il 14 dicembre (intitolata “Incontri”) che si terrà alla sala dell’Oratorio della Parrocchia Beato Luigi Maria Palazzolo e che consiste in un incontro tra tutti coloro che in qualche modo hanno partecipato ad Alchimia e che sarà aperta anche a chiunque vorrà conoscerne la storia e i progetti anche grazie alla proiezione di un video con le fotografie di spettacoli (backstage compresi) di questi venti anni. La manifestazione sarà arricchita da monologhi, improvvisazioni, performances varie e terminerà con un rinfresco.

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Per concludere, qui di seguito, il manifesto dell’intera rassegna. Più in basso, e più in grande, le locandine dei singoli spettacoli che la comporranno.

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GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Post It (20) – Recuperare il clamore e il valore del silenzio

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Questa mattina sono stato al funerale di una persona “famosa”, una donna intraprendente, indipendente e coraggiosa.
È stato davvero bello ed edificante vedere una città mettere da parte l’indifferenza di cui ogni città si ammanta ogni giorno per stringersi con affetto attorno a una propria figlia che non c’è più.
Ancora una volta, però, non mi hanno coinvolto (né convinto) quelle manifestazioni esteriori più rumorose e appariscenti che accompagnano ormai abitualmente cerimonie come questa; reazioni viscerali, dunque senz’altro autentiche, ma più efficaci, a mio avviso, a distogliere il pensiero dalla realtà immodificabile e sconcertante della caducità dell’esistenza umana, che a manifestare un autentico cordoglio.

Quando sarà il mio momento (e qualcuno mi ha detto che prima o poi quel momento arriverà anche per me) vi prego di farmi il più prezioso dei regali: un prolungato, profondo, rispettoso e riflessivo silenzio.
Aggiungendo, da parte di chi crede, una preghiera.

E i vostri applausi, per favore, riservateli al teatro o allo stadio (ma non durante il minuto di silenzio).

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Perché, potete credermi, è perfettamente inutile battere freneticamente le mani, fino a spellarsele: se c’é una cosa certa (come la Morte, appunto) è che la Grande Mietitrice non si spaventa per il fragore di un applauso.

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Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

Goodmorning Brescia (156) – Amarcord alla bresciana in salsa siciliana

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In questa occasione, visto l’argomento e… i riferimenti (dalla sempre curiosa e sapientemente divulgativa critica letteraria di Carla Boroni alla grande, prestigiosa e mai troppo rimpianta kermesse letteraria bresciana «A qualcuno piace giallo»), ho ritenuto opportuno, per questo articolo, cedere spazio a Patrizio Pacioni che di quel festival fu più volte ospite.

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I desideri che più si ricordano, che più s’imprimono nella memoria e nell’anima di un essere umano, molto spesso sono proprio i desideri inappagati. Più è grande l’ “oggetto del desiderio”, poi, più queste reminiscenze si colorano e si vestono di gala.

Ebbene, nei tristi giorni del commiato di uno dei più famosi, fantasiosi e prolifici autori italiani del XX e XXI secolo, Andrea Camilleri, è proprio il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato (anche se, in diverse occasioni, mancò davvero per un soffio) l’originale chiave di lettura di cui l’attenta e sempre sagace Carla Boroni si serve per celebrare il grande scrittore scomparso.

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«Provai a farlo venire a Brescia praticamente in ogni modo e in ogni occasione che mi fu possibile farlo» ricorda Carla.

«Lo invitai in qualità di organizzatrice di una serie di incontri letterari per conto dell’Università Cattolica, della serie di appuntamenti “I lunedì del Sancarlino”, tentai, insieme con le mie compagne di avventura Magda Biglia, Sonia Mangoni e Milena Moneta in occasione di varie edizioni di “A qualcuno piace giallo” (ottenendo almeno una presenza virtuale attraverso un filmato realizzato in esclusiva per noi) e, infine, in qualità di Direttore del CTB… (ottenendo in questo caso, almeno, la non piccola “consolazione” di un’indimenticabile presenza di Luca Zingaretti» aggiunge, inframmezzando la memoria, come le è proprio, con la non arida menzione di una serie di opere che scandirono la carriera creativa di Camilleri.

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Carla Boroni, conosciuta affettuosamente e stimatissima da ormai numerose generazioni di studenti e studentesse, ha esercitato sulla vita culturale e sociale di Brescia (e tutt’ora esercita, e ci si augura che continuerà a esercitare ancora per lunghissimo tempo) una importante influenza positiva e propositiva in qualità di formatrice, divulgatrice, saggista e insegnante.

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Insomma. potete credermi: per quanto riguarda Brescia, lo stesso grande Camilleri (che di personaggi se ne intendeva parecchio) non avrebbe potuto e saputo scegliere, per ricevere l’ultimo saluto più affettuoso e suggestivo, un personaggio più indicato di lei .

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Categorie: Giorni d'oggi e Scrittura.

Icaro: «Ambire a un’altra specie non è sano»

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Sciolte al calore dei raggi solari le ali di cera che ne avevano favorito il mitico volo, Icaro si schianta in mare. Un impatto violentissimo che non lo uccide, ma gli spacca le ossa, lasciandolo, tra la gente del posto, come un misterioso angelo deforme caduto dal cielo. Trasformandolo, suo malgrado, in una specie di freak esposto in un circo, per vedere il quale un pubblico malato di morbosa curiosità è disposto a pagare il biglietto.

Da questa premessa, intrigante e grottesca, nasce e si sviluppa «Icaro caduto» monologo scritto e interpretato da Gaetano Colella per la regia di Enrico Messina, ultimo appuntamento sia del complesso della corposa stagione 2018/2019 del CTB che, più specificamente, del Festival estivo del Centro Teatrale Bresciano.

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Il testo è al tempo stesse semplice e complesso, unendo una drammaturgia scevra di virtuosismi dialettici a una articolata alternanza di stili narrativi e di toni recitativi. Dalla poetica dei momenti più propriamente epici (alternativamente baciata e alternata) si passa, negli inserti satirici, agli ammiccamenti di una prosa più materiale, in alcuni casi decisamente e piacevolmente sapida.

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In tutto ciò, Gaetano Colella se la sbriga decisamente bene, dando vita in modo energico e privo di sbavature, attraverso opportune e a volte funamboliche variazioni di gestualità, di posizionamento scenico, di prospettiva e di impostazione vocale, a diversi e ben delineati personaggi.

Riesce, con sostanziale naturalezza, a tenere una rotta di mezzo tra rispetto di alcune suggestioni mitologiche e chiavi di lettura schiettamente terrene e popolari, inducendo nello spettatore (e non è cosa facile per nessuno) riflessioni non banali ed emozioni di diversa, a volte opposta, natura.

Fino al drammatico epilogo (ma non è forse drammatico l’epilogo della storia di ogni uomo che venga al mondo?) sintetizzato, come nel più efficace degli epitaffi, dalla frase che abbiamo scelto di utilizzare come titolo di questa recensione.

Lineare, per non dire spartana, ma efficace la scenografia, coadiuvata da opportuni giochi di grafica luminosa. Meritatissimi i convinti applausi con i quali il pubblico saluta la fine dello spettacolo e della stagione.

E, a proposito di questa ormai trascorsa stagione, mi sia consentito un ultimo “passaggio” su una persona che, pur non calcando mai le assi del palcoscenico, ha contribuito al successo di un tabellone già per suo conto straordinariamente ricco e valido, facilitando e favorendo i rapporti con la stampa e facilitando, a noi tutti, il lavoro d’informazione su tutti gli spettacoli in programmazione.

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Sto parlando della dinamica e sempre disponibile, sollecita e cordialissima Veronica Verzeletti, addetto stampa e comunicazione del CTB. Di sé dice: «Comunicare la cultura, raccontarla attraverso i progetti di Enti e Persone. Questo è ciò che faccio ogni giorno, con passione e soprattutto fantasia» …

E altro non posso fare (aspettando il già prossimo inizio della stagione 2019/2020) che prenderne atto e confermare con grandissima simpatia e stima.

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Icaro caduto

scritto e interpretato da Gaetano Colella

regia Enrico Messina

costume Lisa Serio

scena Paolo Baroni

disegno luci Loredana Oddone

cura del suono Raffaele Bassetti

produzione ArmamaxaTeatro / PagineBiancheTeatro

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GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Miracolo in via Milano (l’improvvisazione non s’improvvisa)

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Sette giornalisti che arrivano in via Milano da soli o in coppia come cospiratori, in una atmosfera da vecchio film sulla guerra fredda rafforzata anche dall’aspetto del furgone che ci aspetta in via Nullo: un trabiccolo mal ridotto che ha conosciuto tempi migliori.

Le indicazioni, prima di salire a bordo sono scarne ed essenziali, tipo:

1) si consiglia vivamente ai signori cronisti di fare la pipì prima di partire non saranno ammesse soste intermedie;

2) attenti, quando salite , a non sbattere la testa sul montante.

Premesso questo, «Medea in via Milano», versione bresciana di un format drammaturgico “da strada” che ha interessato già numerose località italiane, congiungendo l’impegno artistico con quello della denucia dello sfruttamento sessuale, della tratta degli esseri umani e dell’accoglienza, è a mio avviso un’idea originalissima e ben realizzata.

«Con venti repliche, sette spettatori per volta, si arriva a centoquaranta: non sono decisamente pochi per uno spettacolo di questa originalità e qualità?» ho chiesto al Direttore Gian Mario Bandera, dopo avere assistito all’anteprima che vi racconterò più avanti.

«In effetti sarebbe stato bello poterlo offrire al pubblico bresciano per un mese, ma in questa occasione non è stato possibile. Chissà, magari ci riuscirà di farlo tornare in città» mi ha risposto, aggiungendo di esserne stato favorevolmente impressionato lui per primo

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DA QUESTO PUNTO IN POI SI SCONSIGLIA LA LETTURA A CHI PREVEDE DI ANDARE AD ASSISTERE A QUESTO SPETTACOLO: IN PRESENZA DI PERFORMANCES DEL GENERE, INFATTI, RITENGO PERSONALMENTE PREFERIBILE CHE CI SI LASCI PRENDERE DALLA SORPRESA DELL’INASPETTATO E DALLA SCOPERTA PROGRESSIVA DELL’INCOGNITO.

SE SIETE D’ACCORDO CON ME, NATURALMENTE, STATE TRANQUILLI: QUESTO POST POTRETE SEMPRE LEGGERLO “DOPO”. ALTRIMENTI… ANDATE PURE AVANTI NELLA LETTURA.

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Un attimo prima di partire, sale a bordo lei: una giovane rumena sulla trentina, estroversa e un po’ schizzata, che, fin da subito si impegna a interagire con i passeggeri del furgone, con la spontaneità e la naturalezza di chi quella vita immaginaria l’abbia vissuta (e la stia vivendo) davvero. Così racconta di una fanciullezza difficile, nella problematica e durissima Romania di Ceausescu, di un padre testardo e volitivo inviso al regime costretto, dal professore che è, a inventarsi contadino.

È brava Elena Cotugno, (coautrice del testo -ideato e diretto da Gianpiero Borgia– insieme al drammaturgo “di casa” del CTB, Fabrizio Sinisi) anzi bravissima, sia nella totale immedesimazione nel personaggio, che per un po’ continua baloccarsi in una finta euforia utilizzata come fumogeno per nascondere le irrimediabili fratture che gli hanno spezzato irreparabilmente l’anima, sia nella capacità di coinvolgere il suo pubblico (cioè non giornalista)  attraverso ripetute quanto accorte provocazioni. È brava Elena Cotugno, anzi bravissima, nel veicolare il il parto doloroso delle proprie ossessioni, che come scarafaggi escono fuori dai punti oscuri del passato fuoriesce dai suoi occhi una memoria come una bottiglia di, no, anzi come una bottiglia di lacrime. È brava, Elena Cotugno, a far sorridere e a far commuovere, a mostrarsi al tempo stesso dura e fragile come prezioso cristallo.

La confidenza della violenza subita viene espulsa come una deiezione velenosa, poi si spoglia con la mente e con il corpo, realizzando il paradigma eterno della prostituta che non vuole rendersi conto di ciò che è diventata o che è stata fatta diventare. “Non ho più paura di niente” esclama e ripete, a se stessa più e prima ancora che ai suoi interlocutori,  fingendo di sapere tutto della vita e del mondo, mentre, della vita vera, non sa proprio niente.

L’arrivo di un figlio, anzi di due gemelli, imprevisto e vigliacco, ma accolto con amore con speranza nonostante tutto. L’accettazione, per amore di qualunque sacrificio, anche quello di continuare a lavorare a gravidanza avanzata e di ritornare sulla strada subito dopo il parto. Perché la vita continua, deve continuare come se come prima, e bisogna “contare tutto”, oggetti, situazioni, persone, per non impazzire.

E, siccome l’inferno per certe persone non ha mai fine la scoperta dell’ennesimo tradimento, ben presto seguita dall’abbandono, nonostante la sopportazione e l’acquiescenza, un silenzio sofferto.:

Sai cosa vuol dire sapere tutto e non dire niente?”

E finalmente, se finalmente si può dire in certi casi, il divampare della follia, la possessione da parte di quella Medea che si nasconde e attende in ogni donna, quando il dolore e il disonore diventano troppo ingombranti e urticanti per essere sopportati.

Scende, dal furgone e dalla nostra vita, e dal mondo di superficie, dalla gente “normale”, per tornare nell’inconscio collettivo, nel disordinato andirivieni delle vie cittadine e rintanarsi nella nostra cattiva coscienza.

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Uno spettacolo sorprendente, un originalissimo modo di fare teatro, un efficace strumento di informazione e comunicazione, un evento artistico che si trasforma, per noi fortunati giornalisti, e per coloro che avranno modo di vivere questa esperienza, in qualcosa di profondo e indimenticabile.

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«Abbiamo provato a leggere e a raccontare oltre la superficie la storia di migliaia di esseri umani, partiti dal proprio paese con un sogno che all’arrivo qui in Italia si è rivelato un incubo.Nel grande mare del tema delle migrazioni, abbiamo messo a fuoco il fenomeno che riguarda quelle donne straniere, sconosciute eppure in qualche modo familiari con elementi dell’arredo urbano cui siamo abituati, che popolano le nostre strade. Donne partite alla ricerca di una vita migliore e invece ritrovatesi nel racket della schiavitù della prostituzione» ha spiegato qualche tempo fa Gianpiero Borgia. E non si può dire certo che non ci sia riuscito.

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Elena Cotugno nasce a Ruvo di Puglia (Bari) nel 1984.  Nel 2008 si diploma presso ITACA (International Theatre Academy of Adriatic) in Tecniche e metodologie delle arti drammatiche. Nel 2007 studia presso la LAMDA (London Academy of Music and Dramatic Arts) e a Berlino con il regista e pedagogo Jurij Alschitz. Debutta a Parigi con il regista e pedagogo Anatolij Vasiliev con lo spettacolo “Soirèe Cechov”. Sempre con Anatolji Vassiliev nel 2011 e nel 2012 segue il Master in “Pedagogia della Scena” presso il CTR di Venezia in collaborazione con La Scuola Civica Paolo Grassi di Milano.
Oltre ad importanti esperienze lavorative all’ estero, a Parigi con Anatolij Vasiliev e a Strasburgo con Agnès Adam, ha lavorato come attrice presso importanti teatri nazionali. Dal 2007 al 2009 partecipa a tre edizioni dell’ “International Edinburgh Fringe Festival” con la regia di Gianpiero Borgia con il quale gestisce la compagnia “Teatro dei Borgia” nata nel 2002.

Esperienze teatrali:
2015 – La Locandiera di Goldoni / di Fabrizio Sinisi / regia di Gianpiero Borgia / Teatro dei Borgia.
2014 – L’Indecenza / di Elvira Seminara/ regia di Gianpiero Borgia / Teatro Stabile di Catania.
2014 – Gl’Innamorati di Goldoni / di Fabrizio Sinisi / regia di Gianpiero Borgia / Teatro dei Borgia.
2013 – Volevo essere Amy Winehouse / Elena Cotugno e Michela Diviccaro / regia Gianpiero Borgia / Teatro dei Borgia.
2012 – Oreste di Euripide / di Mariano Dammacco / regia di Nicola Vero / Compagnia delle Formiche
2011 – Valodia le grand et Valodia le petit / di Anton Cechov / regia di Agnès Adam / La Friche Laiterie, Strasburgo con Collectif Spactacle-Labortoire.
2010 – Soirèe Cechov- Le Moine Noir e Valodia le grand et Valodia le petit / di Antòn Cechov/ regia Anatoli Vasiliev/ Theatre de l’Atalante, Parigi / con Collectif Spectacle-Laboratoire.
2009 – Troilo e Cressida / di Williams Shakespeare / regia Gianpiero Borgia / Compagnia delle Formiche, Teatro Pubblico Pugliese.
2009 – “In Serching of Miss Landmine” (spettacolo in lingua inglese)/di Elena Cotugno, Claudia Lerro, Carmen Centrone/ regia Gianpiero Borgia/ Edimburgo Fringe Festival/ Compagnia delle Formiche.
2008 – Yerma (spettacolo in lingua inglese) / di Federico Garcia Lorca / regia Gianpiero Borgia/ Edimburgo Fringe Festival / Compagnia delle Formiche.

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GuittoMatto

 

 

THEATRE

2007 ESCAPING HAMLET Gianpiero Borgia

2007 I DIALOGHI PLATONICI – IPPIA MINORE Christian Di Domenico

2008 yerma di federico garçia lorca Gianpiero Borgia

2009 TROILO E CRESSIDA DI WILLIAM SHAKESPEARE Gianpiero Borgia

2010 IL MONACO NERO DI ANTON CECHOV Anatolij Vasiliev

2011 VALODIA LE GRAND ET VALODIA LE PETIT DI ANTON CECHOV Agnes Adam

2011 MOLTO RUMORE PER NULLA DI WILLIAM SHAKESPEARE  Nicola Vero

 

 

La dinamica è quella del viaggio. Ogni viaggio è una crescita. Come evolve la consapevolezza dello spettatore al termine del tour?
Lo spettatore è insieme ad altri passeggeri, la vicinanza crea relazioni e interazione. È un vero e proprio viaggio che si fa riflessione sul viaggio stesso. Ci si trova esposti, con tutti i sensi coinvolti. Ogni replica è determinata da chi c’è a bordo, molte sono poi le variabili: dal tempo al traffico.

Ma il furgone è permeabile o impermeabile? L’interazione avviene anche con le ragazze della strada?
Per rispetto, quando attraversiamo le zone calde cerchiamo un modo per non essere invadenti. A Bari o Genova è impossibile non passare attraverso le ragazze che “lavorano”, lo facciamo con discrezione, non ci fermiamo mai. Io continuo a raccontare perché l’attenzione non sia solo sulla strada. Poi, facciamo comunque una tappa, scendiamo sui marciapiedi per essere al posto delle ragazze, essere fisicamente lì.

Cosa ritorna uguale in tutte le repliche di questo spettacolo?
Ogni città ha le strade del sesso a pagamento e tutti le conoscono. In ogni città le zone sono divise per etnie. E a ogni replica il pubblico si ferma alla fine dello spettacolo per discutere con me su ciò a cui ha assistito.

Come costruite lo spettacolo adattandolo alle diverse città?
In ogni città contattiamo sempre associazioni e cooperative di riferimento, perché ci aiutino a tracciare un itinerario e a portare avanti la ricerca che stiamo facendo sul tema.

 

Elena Cotugno, Medea per strada

È pur sempre teatro, come salva la verità?
Mi dico sempre che ciò che sto facendo lo sto facendo con uno scopo ben preciso, quello che racconto posso raccontarlo soltanto perché grazie alle associazioni ho avuto contatti diretti e quindi ho un’esperienza diretta di ciò che racconto, e questo mi dà forza.

E la bellezza? Come salvarla dal degrado?
La bellezza è in tutto, dipende con che occhi vogliamo guardare al problema. Tutti conoscono Medea e conoscono il finale. Quando però io scendo dal furgone e incontro il pubblico “da Elena” mi capita che qualcuno mi voglia abbracciare. Li ho portati a vedere con Euripide una realtà terribile e invece di inveirmi contro gli spettatori desiderano riappacificarsi con ciò che si è visto. Io voglio sempre salvare le persone. Si vuole sempre trovare una bellezza, anche nelle cose terribili, nel degrado, c’è sempre un tentativo di riappacificazione con sé stessi.

E per evitare il moralismo?
Partire dal presupposto che sto raccontando Medea. Viene tutto filtrato dal mito, e questo filtro permette di non cadere nel moralismo. Noi stiamo facendo teatro. Io ho una parrucca, però l’obiettivo è la realtà. Il nostro intento è raccontare l’uomo, non fare teatro civile.

 

 

 

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