Fulvia Lorenzetti tra set e palcoscenico: nata per recitare

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Estremamente mediterranea, innamorata della recitazione, determinata nel perseguire gli obbiettivi di crescita personale  che si è posta, coraggiosa nell’affrontare ogni tipo di sfida professionale: questo, in pochi tratti, l’identikit di Fulvia Lorenzetti, unica presenza femminile nel cast di «Roma criminale», il dramma (scritto da Salvatore Buccafusca e Antonio Turco, per la regia di Francesco Sala) che ripercorre le oscure vicende della Banda della Magliana. Lo spettacolo andrà in scena in prima nazionale il 2 dicembre al Teatro Boni di Acquapendente, per replicare (dal 18 dicembre) a Roma, presso il Teatro Lo Spazio. Accanto a lei lo stesso Salvo Buccafusca e il giovane e promettente attore romano Gaetano Carbone. Produzione Associazione Le Ombre di Platone ETF.

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Tra un impegno e l’altro, Fulvia ha accettato di sottoporsi a questa intervista, attraverso la quale avrete modo anche voi, come me, di conoscerla meglio e più da vicino.

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Fulvia, esistono diverse modalità di impiego di protagonisti femminili nella narrazione della saga nera (che più nera non si può) delle organizzazioni malavitose italiane. In che ruolo sei stata coinvolta nella rappresentazione di «Roma criminale»?

«Roma criminale» vede tre attori protagonisti, io sarò l’unica donna e darò vita a diverse figure femminili. Sia donne direttamente coinvolte nella saga, sia donne del popolo che raccontano i “fatti” accaduti, in qualità di testimoni oculari.

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Quanto ti ha aiutato (sempre che ti abbia aiutato) la Tua “romanità” in questa nuova avventura, in cui si tratta di episodi che sei troppo giovane per aver conosciuto dalla cronaca di tutti i giorni e dalla vita della Capitale e che, dunque, ti sono arrivati solo per “letto” e per “sentito dire”?

Hai ragione: non conosco per esperienza diretta questi “fatti criminali”, per fortuna. Purtroppo, però, essi si sono innescati talmente in profondità nel tessuto cittadino (e nazionale) da risultare storici. Al riguardo si sono scritti libri, sono stati realizzati film, serie televisive, senza contare un gran numero di reportage e  documentari: così, pur essendo all’epoca ancora una bambina, crescendo ho avuto modo di conoscere e studiare a fondo tutti o quasi) gli eventi legati all’azione della banda. Il dramma che porteremo in scena va contestualizzato negli anni 70, in piena guerra fredda: anni di piombo in cui il compromesso storico non è contemplato, nel cosiddetto mondo di mezzo, tra mondo di sotto e mondo di sopra, in una dimensione sociale e storica ben definita. L’attenzione della pièce è incentrata nel tentativo di distinguere l’aspetto criminale e quello sentimentale. Quanto a quella che tu chiami la “mia romanità”, beh, non può che essere fondamentale per questo testo e per riconsegnare i “fatti” sotto forma di parole connotate al dialetto romanesco di origine.

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In quelle che chiamo “criminal-soap” i personaggi femminili “forti” si contano sulla punta delle dita di una sola mano. Quando sono previsti, però (vds Annalisa Magliocca, detta Scianel, assumono nella serie un ruolo di primaria importanza. Tu chi sarai e cosa rappresenterai, in «Roma criminale»

La risposta a questa domanda è piuttosto complessa, visto che, come già detto, interpreto diversi ruoli. Schematizzando: 1) una popolana, che suo malgrado, scopre il corpo di Pier Paolo Pasolini all’Idroscalo di Ostia la mattina del 2 novembre del 75; 2) una “mercatara”, che similmente all’altra, si troverà coinvolta nella vicenda come persona informata sui fatti, ossia, come testimone oculare; 3) la cosiddetta “donna del boss” ma non nella sua accezione di stereotipo bensì, interrogandomi sulle sue aspirazioni di donna, le più intime e segrete. Pur tenendo, per quanto ovvio, sempre presente l’aspetto criminale che la coinvolgerà, porrò l’accento sul suo lato umano: in particolare cercherò di rappresentare la paura che il suo uomo possa essere ucciso. 4) una psicologa, nella figura professionale di terapeuta, che cercherà di salvare queste figure oscure rimanendo impigliata, e poi intrappolata, nell’incapacità di attuare la neutralità del “setting”, proprio, per il tessuto sociale di questi pazienti. 

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Dal Tuo sostanzioso e ricco curriculum, vedo che hai lavorato con molti dei “nomi” più conosciuti dello spettacolo italiano: cito, a titolo di esempio, nomi come Tullio Solenghi, Lando Buzzanca, Pippo Franco, Giorgio Albertazzi, Gianni Ippoliti, Gigi Proietti… Senza fare torto agli altri, naturalmente, fra le tante  c’è un’esperienza che Ti ha colpito in modo particolare?

Sì, ho avuto la fortuna, e credo anche il merito (me lo devo riconoscere!), di lavorare con molti che hanno fatto la storia dello spettacolo italiano. In primis il mio Maestro, Gigi Proietti. Fondamentale per me sono stati i due anni del suo famoso Laboratorio, in cui ho avuto modo di crescere non solo artisticamente ma anche umanamente. In più, ho avuto l’onore, la gioia e il privilegio di dividere il palco con Lui per più di sei stagioni. Porto nel cuore, da sempre, l’incontro con il geniale Tato Russo. Per tre anni abbiamo dato vita, in giro per l’Italia, al suo “Il ritratto di Dorian Gray – il musical” e per tutto il tempo, ogni giorno, ogni sera, avevo lo stupore immenso di far parte di uno spettacolo magnifico! Come sottolinei tu, senza far torto agli altri, naturalmente. Ad esempio un sogno realizzato è stato quello di poter recitare insieme a Tullio Solenghi e Maurizio Micheli per ben 4 stagioni. Per quanto riguarda le fiction e i film tv, prezioso è stato l’incontro con il regista Luca Manfredi. Diretta da Lui in almeno cinque progetti per la televisione, l’ultimo dei quali, “In arte Nino” è quello a cui sono più legata perché racconta la storia della giovinezza del suo immenso papà, Nino Manfredi, uno dei monumenti del nostro cinema e uno dei miei attori preferiti. Un Manfredi segreto prima che diventasse “Nino Manfredi”. Elio Germano, che lo interpreta, riesce a restituire in maniera impeccabile la sua vera natura: l’eleganza, le movenze, la calma sospesa, un certo smarrimento, gli sguardi stupiti, la maestria. Nel film interpreto “Rosetta”, l’infermiera del sanatorio in cui Nino passò ben più di tre anni  perché malato di tubercolosi. “Rosetta” è stata il primo sogno erotico di molti adolescenti e il primo anche per Nino.

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Passiamo ora ai (cosiddetti) “generi teatrali”. Drammatico, brillante… Da che parte vanno le tue preferenze?

Nel corso della mia carriera artistica ho spaziato nei vari generi teatrali. Essendo “nata” al Laboratorio di Gigi Proietti il mio “imprinting” è stato quello della commedia, unita al canto e al ballo, ma oltre a commedie musicali, musical, ho interpretato anche i classici: Shakespeare, Molière, Plauto, Aristofane, ecc. In più, nel mio bagaglio interpretativo, ci sono anche commedie di autori contemporanei: Manfridi, Fiastri, Veber, Zucchi, Longoni, Costanzo, Vaime, Scaletta, Henley.

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Dopo «Roma criminale», cosa c’è nel prossimo futuro professionale di Fulvia Lorenzetti?

Nell’immediato, prima ancora di andare in scena con “Roma criminale”, sarò impegnata sul set. Marco Bocci firmerà la sua prima regia cinematografica. Il film dal titolo provvisorio “Non piove mai” è tratto del suo libro “A Tor Bella Monaca non piove mai” . Bocci mi ha scelta per interpretare un ruolo tra i protagonisti del film. Sarò “Lucia”, moglie di Andrea Sartoretti uno dei due fratelli protagonisti della storia, l’altro fratello sarà Libero de Rienzo. Un cast significativo che, oltre ai due attori sopracitati, si compone di Laura Chiatti, Giorgio Colangeli, Lorenza Guerrieri e diversi altri valenti attori. Le riprese inizieranno l’8 ottobre.

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Sei felice di questo nuovo impegno cinematografico?

Assolutamente sì! L’incontro con Marco Bocci è stato uno di quegli incontri fortunati. Sono emozionata, oltre che felice. Marco è una perla rara e sono convinta che darà vita ad un film buono e sincero.

 

Detto questo, Fulvia saluta velocemente e fugge via, diretta verso l’ennesima sessione di prove di chissà cosa.

Quanto a noi, non resta che aspettarla e chiederci: «La incontreremo prima sulle poltrone di un cinema o di un teatro?» sapendo che, in entrambi i casi, non potrà che essere un magnifico appuntamento.

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   GuittoMatto

Categorie: Teatro & Arte varia.

E mo’ se pijano ‘a Capitale (ovvero: dal metateatro al teatro-verità)

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Li avevamo lasciati qui (nella bella foto di scena, scattata da Riccardo Spinella sono ai lati del “capo-comico Antonio Conte), calati nei sapidi ed enigmatici personaggi  interpretati in «Sua Eccellenza è servita»:a sinistra Francesco Sala, nei panni di un oste sanguigno ma non privo di una certa scaltrezza, a destra Salvo Buccafusca, nell’occasione attore sulla via del tramonto, tronfio e infedele per natura.

Li ritroviamo alle prese con uno spettacolo di ben altra tipologia che, sempre per la produzione della sempre più attiva e presente Associazione Le Ombre di Platone, andrà in scena prima di fine anno.

Sono andato a intervistare questa strana coppia a Roma, nel pieno delle prove del dramma  «Roma criminale (Fatti &misfatti di una banda)» con Sala stavolta regista e Salvo Buccafusca attore insieme a Fulvia Lorenzetti e Gaetano Carbone.

Quel che segue è ciò che ne è venuto fuori.

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Dagli accenti grotteschi e satirici di un vescovo sposato e dei suoi degni compagni di avventura agli spietati e cupi personaggi della Banda della Magliana…  davvero un bel salto, mi pare.

«Sua Eccellenza» vs «Roma criminale», scritta dal qui presente Salvatore, con Antonio Turco: uno “strappo” che mi riporta alla mia naturale vocazione di regista di teatro, avvezzo a raccontare in assoluta libertà storie che hanno a che fare con la memoria storica, anche nascosta, di questo Paese. 

Certo che passare dai “sei personaggi in cerca di attore” di «Sua Eccellenza è servita» ai duri personaggi della famigerata banda della Magliana, non è stato facilissimo. Si tratta di storie e schemi narrativi del tutto differenti tra loro, calati in due dimensioni nettamente separate. Voglio sottolineare, però, che anche con «Sua Eccellenza»   (prima produzione dell’Associazione “Le Ombre di Platone“) si è voluto affrontare alcuni temi seri e di grande attualità, utilizzando un po’ di leggerezza per far divertire il pubblico ma trattando i passaggi più significativi dello spettacolo mettendo in risalto e proponendo al pubblico quegli spunti di riflessione che, insieme a Patrizio Pacioni, con la regia dell’esperto e bravissimo Giancarlo Fares, si è inteso introdurre nella drammaturgia.

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Quanto coraggio ci vuole per riprendere un argomento sul quale si sono effusi fiumi d’inchiostro e si sono srotolati chilometri di pellicola? Cosa pensate di dire di nuovo rispetto a quanto si è già detto e scritto?

Sulla Banda della Magliana sono stati scritti tanti libri, fiction televisive, film e chi più ne ha ne metta; in ciascuno di essi, scrittori, drammaturghi, soggettisti e registi hanno detto la propria verità, a volte enfatizzando gli avvenimenti, in altre occasioni sminuendo fatti acclarati anche nelle aule dei tribunali. Voglio dire che impegnarsi a narrare vicende di questo tipo, comporta sempre un rischio ben preciso: non raccontare tutti i fatti o, al contrario, limitarsi a dire mezze verità.

In effetti qualche dubbio sulla sussistenza di una certa inflazione sull’argomento, insieme al timore di accrescere con una rappresentazione di questo tipo la fascinazione pericolosa suscitata dal male, e al pericolo di sollecitare una cattiva emulazione di giovani verso i banditi, mi facevano resistere. Poi, però, la ha avuta vinta la mia curiosità su un periodo particolarmente delicato della storia nazionale: parlo degli anni ’70, decennio di profonda trasformazione in cui Pasolini annunciava la mutazione antropologica. Bene: la nostra storia, non è un caso, parte proprio dal suo feroce assassinio.

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La storia di una banda criminale risulta, salvo eccezioni, generalmente, strettamente legata al Territorio di origine e di azione. Credete che in qualche modo una pièce del genere riesca ancora a destare interesse anche in altre parti d’Italia?

Salvo eccezioni, appunto. La bandaccia criminale nasce a Roma su imitazione della Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, contaminandosi poi con Cosa Nostra; intrattiene rapporti con la N’drangheta calabrese, mentre la sua frazione “nera” ha contatti con apparati e servizi di sicurezza deviati. Che ci faceva il noto pregiudicato Danilo Abbruciati con la sua Kawasaki nell’agguato al numero due del Banco Ambrosiano? Fatti & misfatti che escono dal Grande Raccordo Anulare.

Sono convinto che questo spettacolo possa essere esportato in tutte le regioni italiane. La fama oscura raggiunta con le sue imprese da questo gruppo criminale non solo è comune a tante altre città avvelenate dal medesimo tipo di criminalità, ma anche per la tanta pubblicità e risonanza che questa storia ha già avuto (e continua ad avere) come giustamente facevi notare tu all’inizio dell’intervista, in tv e al cinema. Il prossimo dicembre, tanto per fare un esempio, uscirà nelle sale l’ennesimo film dedicato ai misfatti della banda, con protagonista Alessandro Gassman.

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I componenti della banda sono ormai finiti tutti in galera o sotto terra. Il tumore, secondo voi, è completamente estirpato o sono rimasti pericolose fonti di metastasi sparse qui e là nelle carni di Roma Capitale?

È pur vero che i componenti di questa famigerata banda ormai sono tutti morti e che coloro che sono sopravvissuti alla strage siano rinchiusi in carcere o si siano in qualche modo riciclati dedicandosi ad altro,  ma c’è il grave il rischio, a mio avviso, che i giovani delinquenti possano prendere come esempio questi pessimi soggetti, cercando di  emularne le gesta.

Si sono ammazzati tra di loro e questo dimostra l’origine banditesca, semplice e borgatara, della faccenda. La stecca para, ovvero il bottino diviso in parti uguali per tutti, non poteva reggere in un’organizzazione senza capi. 

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In che chiave si è pensato di leggere queste atroci vicende?

I personaggi vengono estraniati dal loro contesto reale. Sono stati sublimati nelle vivaci deposizioni rese e in suggestivi quanto significativi contraddittori portati avanti al cospetto di un pubblico al tempo stesso testimone e giudice. Nulla di cronachistico né pedantemente realistico. 

È nostra dichiarata intenzione cercare di ricostruire (dove possibile) e rivedere con un occhio critico, i comportamenti di questo gruppo criminale, avvalendoci della testimonianza di chi li ha  conosciuti per motivi professionali o di co-militanza.

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C’è un personaggio che, più degli altri, ha destato il vostro interesse e stuzzicato la tua curiosità?

Per quanto mi riguarda, nei panni di attore, il personaggio che mi ha preso fin dall’inizio è proprio quello che interpreterò, ovvero l’esperto malavitoso siciliano Pippo, che guarda con occhio critico i comportamenti di quelli che definisce  “ragazzi di strada”.  Un personaggio di fondamentale importanza nel quale sono riuscito a “entrare” in profondità grazie anche alla esperienza e alla professionalità con cui il qui presente “Maestro” Francesco Sala, mi fornisce i più opportuni spunti e indirizzi.

Se c’è un personaggio che mi affascina e in pari misura mi incuriosisce, è il superstite Maurizio Abbatino (detto Crispino o il Freddo nella fiction). Dopo anni di collaborazione, lo Stato gli toglie il piano di protezione e lo obbliga a girare per le strade con la sua vera identità. Poi ci sono i tanti misteri in cui è coinvolto, ovviamente. Per primo il caso Moro: Abbatino incontra l’On. Flaminio Piccoli della DC. Lui, voleva davvero salvarlo Aldo Moro. Poi, chissà perché, invece di recarsi in via Gradoli, dove c’è il covo, i carabinieri si dirigono a Gradoli, il paese in provincia di Viterbo, mettendolo inutilmente a soqquadro.

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Ancora due domande: quando e dove andrà in scena la “prima” di «Roma criminale»? Ci sarà occasione di gustare ancora la tragicomica storia del  vostro amico Vescovo Sposato?

Alla prima rispondo io: la prima di «Roma criminale», proprio come quella di  «Sua Eccellenza è servita», un anno fa,  andrà in scena al Teatro di Boni, la preziosa “bomboniera” di Acquapendente, domenica 2 dicembre.

Per la seconda ci penso io: la tournée di «Sua Eccellenza è servita» riprenderà a gennaio in Sicilia, da venerdì 11 a domenica 13, con una triplice rappresentazione a Palermo.

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Ecco, le cose più importantile hanno dette loro.

Io aggiungo solo una piccola nota personale:

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Aggiungendo un consiglio che mi sento di dare davvero a cuor leggero: andate a vedere questi due spettacoli, non appena ne avrete occasione: grantisco che nessuno se ne dovrà pentire.

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   GuittoMatto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Salvo Buccafusca: «Io e il palcoscenico? Una coppia di fatto»

  

In «Sua Eccellenza è servita», commedia che egli stesso ha scritto con Patrizio Pacioni, per la regia di Giancarlo Fares, che andrà in scena per la prima volta al Teatro Boni di Acquapendente (il 3 dicembre) e subito dopo al Teatro Cyrano di Roma (dal 7 al 10) dicembre, Salvatore Buccafusca si cala nei panni di Ludovico Malvezzi,  un maturo attore dai singolari trascorsi e dalle prospettive di carriera quanto meno incerte .

 

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Dunque in «Sua eccellenza è servita», hai deciso di indossare la duplice veste di drammaturgo (insieme a Patrizio Pacioni) e attore. Quali sono le opportunità e i pericoli (sempre che ce ne siano) di una tale tipologia di commistione di ruoli?

Un doppio ruolo che mi carica di doppia responsabilità. Per fortuna, fin dalle prime sessioni di prova, tra noi attori si è instaurato un clima assai propizio, intessuto di affinità, coesione e, soprattutto reciproca stima e reciproco rispetto: una situazione ideale che ha permesso agli altri di trasmettermi parte delle loro molteplici e variegate esperienze, e a me di contribuire alla giusta interpretazione attraverso la profonda conoscenza delle radici e degli scopi del testo.

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Nella pièce interpreti un attore incamminato sul viale del tramonto, reso cinico dal mancato incontro con un autentico successo. Qual è la chiave che hai scelto per entrare più completamente nel personaggio e dargli voce e vita?

In effetti si tratta di un ruolo assai articolato e complesso,  ersattamente come articolata e complessa è la personalità di Ludovico Malvezzi, reso cinico e fatalista da una passione (quella con il palcoscenico) non sempre ricambiata con apri ardore.  Per dare maggiore spessore alla mia interpretazione, ho seguito il percorso di totale immedesimazione consigliato nel famoso metodo (definito anche “psicotecnica”) caldeggiato da Konstantin Sergeevič  Stanislavskij .

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Parlaci della direzione da parte del regista Giancarlo Fares e di come ti trovi nel far parte di una squadra composta da attori di grande notorietà ed esperienza.

Giancarlo Fares è al tempo stesso uomo di teatro di grande sensibilità e organizzatore del lavoro serissimo e infaticabile. Inoltre, sebbene nel corso delle prove sia molto esigente, è capace di correggere eventuali imperfezioni in uno spirito di cordiale collaborazione. Se a questo si aggiunge l’elevato grado di professionalità di un cast in cui sono onorato e orgoglioso di essere compreso anch’io. Nonostante vanti al mio attivo oltre cento spettacoli messi in scena in giro per l’Italia (praticamente da sperimentata “coppia di fatto”), lavorando con registi come Fabio Cavalli, Daniela Marazzita, Francesco Cinquemani, Elio Germano, Cloris Brosca e Caterina Venturini, quella di «Sua Eccellenza è servita» rappresenta per me una tappa molto importante e una ghiotta occasione di crescita  interiore e professionale.

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Quali sono i tuoi progetti (oltre a «Sua Eccellenza è servita», naturalmente) per l’immediato futuro  e, soprattutto, cosa speri che, il prossimo 6 gennaio, la Befana deciderà di depositare nella calza appesa al cammino per farti compagnia nel 2018.

Per quanto riguarda la scrittura, appunto, c’è allo studio un progetto con Patrizio Pacioni un nuovo romanzo da scrivere a  quattro mani; mi auguro che possa essere completato entro il prossimo anno. Per quanto riguarda il teatro, invece, molto è legato al percorso appena intrapreso con «Le Ombre di Platone».

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«Le Ombre di Platone». Toh, ecco un nome intrigante. Di cosa si tratta?

Si tratta di un’associazione culturale mirata a favorire produzioni teatrali che mettano in scena nuovi testi e nuovi autori, alla promozione di scrittori e artisti di ogni modalità espressiva, all’organizzazione di eventi e  di corsi di formazione nel settore della cultura. Si parte con il nostro beneamato Vescovo sposato, protagonista di «Sua Eccellenza è servita», (che si spera di portare a spasso per tutta Italia nel 2019, a lungo e con favorevoli riscontri). Nel frattempo si vedrà di portare in scena altre produzioni e di allargare l’attività anche agli altri settori ai quali ho appena accennato.

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   Guitto Matto

Categorie: Teatro & Arte varia.