Ex Libris (10) – Attila e l’elogio dell’imperfezione… in rosa

Igor Attila è un poliziotto, più precisamente un commissario,

Igor Attila sta vivendo una fase molto difficile della sua storia d’amore con Titta, maschio come e quanto lui, perché il commissario è serenamente gay.

Un connubio ormai consolidato, ma logoro, causa di pene amorose che stanno facendo lentamente di Igor Attila (etreno peter Pan restio ad assumere su di sé responsabilità “sentimentali”) un futuro alcolizzato calvados-dipendente.

Sì, proprio il calvados, un’acquavite di sidro di mela, la stessa bevanda preferita dal suo celeberrimo collega francese, Maigret.

Diverte i suoi lettori e si diverte Paolo Foschi, descrivendo gli strampalati componenti della fantomatica sezione “crimini sportivi” che fa capo alla Questura di Roma e che proprio dal commissario Attila è diretta: uomini e donne pieni di difetti, piccole manie e tic, insomma del tutto imperfetti, proprio come il loro capo.

 Si compiace, l’Autore romano (e romanista), delle bizzarre divagazioni di Attila, perennemente svagato e distratto, ma alla fine. magari con un pizzico di fortuna, sempre (o quasi sempre) capace di portare felicemente a termine le indagini che gli vengono affidate.

Dissemina le sue storie di situazioni grottesche, ma anche di dettagli intimi di vita utili a meglio mettere meglio in rilievo le caratteristiche personali dei protagonisti principali e secondari.

Si esibisce in giochi di parole (tanto per citarne uno: il pugile coreano che sul ring di una finale olimpica ha sconfitto Igor Attila, procurandogli il più grande e persistente cruccio dell’intera esistenza, si chiama Setepjo Te Kork) capaci di increspare le labbar di chi legge in un rilassato sorriso.

Si compiace, a quanto si dice di battezzare con i nomi dei propri veri amici agenti di polizia, magistrati, avvocati, assassini e vittime dei suoi romanzi.

Tutto ciò, però, mantendendo uno stile di scrittura immediato e coinvolgente e senza mai rinunciare, neanche per un attimo, a costruire e ben articolare  meccanismi narrativi complessi e conformi ai canoni della scrittura gialla.

Insomma, visto che quando si recensisce un libro, particolarmente un romanzo, qualcosa della trama bisognerà pur accennare, sappiate che il mistero al centro dell’inchiesta del commissario Attila è la morte in allenamento, proprio pochi giorni prima dell’inizio del Giro d’Italia, del campione Paolo Fallai. Se la domanda è: “Ma è morto per un banale incidente, oppure perché qualcuno… ?”,  sia chiaro che io terrò le labbra chiuse e non rivelerò nulla, neanche sotto tortura. Dunque, per scoprire la verità, non vi resta che arrivare fino all’ultima pagina di “Omicidio al giro” .

Vi garantisco che sarà una “tappa” molto gradevole da percorrere, per tutta la sua lunghezza, ovvero dalla partenza fino al traguardo.

Titolo: Omicidio al giro

Autore: Paolo Foschi

Editore: Edizioni E/O

Collana: e/originals

Anno: 2015

Pagine: 160

Prezzo: 14,50 €

ISBN: 9788866326120

 

 


Paolo Foschi, nato a Roma nel 1967, è giornalista al Corriere della Sera. Nel 2013 ha vinto il 47° Concorso letterario nazionale del Coni con il romanzo d’esordio, Delitto alle Olimpiadi, cui sono seguiti Il castigo di Attila, Il killer delle maratone e Vendetta ai Mondiali, tutti pubblicati dalle nostre Edizioni.

 

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Ex Libris (9) – Gabriele D’Annunzio, oltre la penna, il pennello

L’Amore suggerisce, l’Amore trasforma, l’Amore insegna.

Fu l’Amore a indurre Gabriele D’Annunzio a intraprendere la via della pittura?

Nessuno può dirlo con certezza, naturalmente, ma probabilmente sì.

Fatto sta che la prima notizia di un (allora giovane) Vate alle prese con acquarelli e tempere sembra risalire proprio a  una delle sue prime avventure sentimentali, vale a dire all’incontro con la diciassettenne Giselda Zucconi, ribattezzata Elda, figlia di un professore di lingue e lettere straniere di un collegio di Prato.

Il primo di non molti ma significativi cimenti, che bastarono a rivelare, nel grande D’Annunzio, una propensione al bello non limitata soltanto alla scrittura.

  

È proprio di questa secondaria ma non trascurabile modalità espressiva dannunzaiana che si occupa in questo saggio edito (mi sembra giusto) da una casa editrice pescarese che, ovviamente, per il grande Scrittore della città ha più di un occhio di riguardo (e una collana interamente dedicata). 

Ricco d’informazioni , di riferimenti,  di richiami storici, letterari e di costume, agile e scorrevole come sono tutte le opere di Costanzo Gatta, nessuna esclusa, è un libro che non deve mancare nella vostra libreria.

Autore:  Costanzo Gatta
Editore: Ianieri Edizioni
Genere: saggistica
Anno: 2016
Pagine: 208
Prezzo: 16 €
ISBN: 978-88-88302-54-6

Gabriele d’Annunzio non è stato soltanto un’importante figura della letteratura italiana del Novecento ma un personaggio d’indole eclettica con un carattere diverso da tutti gli altri letterati del tempo; in lui, infatti, vi era la voglia di conoscere, di godersi la vita in tutti i suoi aspetti e di dare sfogo a ogni sua passione. Oggi è conosciuto come giornalista, romanziere, poeta, drammaturgo, scenografo, politico, patriota, militare ed eroe di guerra, ma, in realtà, ebbe tant’altre passioni; si occupò, infatti, di numerosi rami dello scibile umano. Non v’è da stupirsi, quindi, se oggi, si parla anche di un D’Annunzio pittore.

(Franco Di Tizio)

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Ex Libris (8) – Eh, cara Carla: si fa presto a dire ‘900!

Di Carla, tra tante doti che le sono proprie, ce ne sono un paio che, praticamente da sempre, ho imparato ad apprezzare più delle altre: l’accurata profondità della sua critica letteraria che si combina alla perfezione con un’invidiabile e sempre frizzante elasticità mentale.

Carla Boroni conosce alla perfezione regole, canoni e parametri ma, proprio per questo, è in grado, quanto lo giudica opportuno, di andare “oltre”.

Così, già nell’intrigante introduzione di “Appunti per il mio Novecento” (opera in cui si prende in rassegna la produzione letteraria italica del ventesimo secolo) esprime l’idea non propriamente convenzionale di una (necessaria) “soggettivazione” della critica letteraria che, partendo da un’adeguata collocazione nell’epoca storica cui si riferisce, viene riletta alla luce della sensibilità e delle preferenze personali.

Si parte (in una stagione da terzo millennio, in cui il riciclo degli scarti è assurto a valore primario) a un pensoso e pensato recupero della decadenza tardo-ottocentesca come pastoso e forse scomodo, ma senz’altro fertilissimo, humus nel quale affondano le radici del secolo preso in esame.

Poi comincia il viaggio.

Dalla querelle contraddistinta da vocianti tifoserie di opposta appartenenza tra Carducci e Pascoli al superomista estetismo Dannunziano, alla produzione (solo apparentemente) indirizzata a più giovani schiere di lettori di De Amicis e Collodi, all’ “anello di passaggio” della poesia ironica e simbolista di Govoni e Gozzano grazie alla quale si compie pienamente il passaggio di secolo.

Segue la chiassosa irruzione del futurismo di Marinetti e dei suoi compagni, cui fa da contraltare la purezza poetica dell’immenso Ungaretti, dell’oscuro e tormentato Campana e di Montale, che precedono e preparano l’ermetismo perfetto del Nobel modicano Quasimodo.

Attraverso un percorso quanto mai suggestivo, nel corso del quale Carla Boroni distribuisce a piene mani riferimenti politici, di cronaca e di costume (ivi compreso uno sfiziosissimo capitolo incentrato specificamente  sul clima culturale del periodo interbellico e delle riviste letterarie che animarono il dibattito di studiosi e appassionati) si arriva  al primo approccio “lirico” al realismo, operato da Cesare Pavese, poi al neorealismo (movimento suscitato anche da una diversa consapevolezza sociale cui contribuì, di nuovo, una rivista letteraria, in questo caso “Il Politecnico”), alla tormentata produzione (frutto di tormentatissima esperienza esistenziale) di Umberto Saba.

È la Neoavanguardia a tirare la volata agli anni sessanta, divisi tra l’illusione di un boom economico senza limiti e senza termine temporale all’interno dei confini e le paure, all’esterno di una sempre più minacciosa guerra fredda tra le due superpotenze che si contendono il mondo. La poesia sembra ritirarsi, rifugiandosi allora nel personale. attraverso una poesia più domestica (Bertolucci) o un disincantato sperimentalismo (Zanzotto), se non nella più famigliare espressione dialettale.

Nella seconda parte del libro si parla dell’Italica scrittura collegata con lo sport, con la letteratura nell’epoca del trionfo della tv e con le fiabe; senza dimenticare (dedicando anzi a ciò ben due capitoli con immensa gioia per Patrizio & friends) anche al genere giallo. Personalmente immagino che tra Carla e o scrittore romano ci sarà molto da discorrere sulla definizione di “narrativa di consumo”, ma si tratta di questione di carattere puramente ideologico, assolutamente irrilevante in questa sede.

In questa seconda parte segnalo inoltre un corposo capitolo sulla tematica “famiglia”, esteso, oltre che all’aspetto puramente letterario, a una più ampia disanima delle mutazioni di costume accelerate all’inverosimile nel c.d. “secolo breve” (e in particolar modo nella sua parte discendente) e un più sintetico ma intrigantissimo accenno alla funzione e all’utilizzo del paesaggio da parte dei poeti.

Che altro dire, se non che la scelta dei tanti inserti poetici e di rosa, inseriti dall’Autrice di questo originale trattato, per quanto, inevitabilmente (ed eccoci tornati all’inizio) “soggettivizzati”, al di là delle tendenze e delle preferenze personali, risulta di grandissima efficacia illustrativa.

Da comprare, da leggere per diletto e per completamento culturale, da e tenere da parte per eventuali necessità di pronta consultazione.

Titolo: Appunti per il mio novecento

Autore: Carla Boroni

Editore: Sefer Books

Anno: 2016

Pagine: 416

Prezzo: 18,50 €

ISBN: 9788899144128

 

  

 

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Ex Libris (7) – Da “Giulia in Giallo” Alessandra Angelucci, la superprof delle parole

 
Alessandra Angelucci  è docente di Lettere, giornalista e critico d’arte. Laureata presso la Facoltà di Lettere dell’Aquila, si specializza alla Luiss di Roma in Management culturale. Collabora con il quotidiano di Teramo «La Città» – in vendita nelle edicole in allegato a «Il Resto del Carlino» e con la rivista «Exibart».  Per la Di Felice Edizioni dirige la collana d’arte Fili d’erba; collabora con la Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture di Castelbasso. Su Radio G di Giulianova cura la rubrica d’arte Colazione da Alessandra.
 
 
«Difficile fare un’intervista a chi, le interviste, è solito farle. Naturalmente mi riferisco a Il rovescio delle lettere, il tuo libro uscito per le stampe di Di Felice Edizioni, che hai presentando, riscontrando interesse e curiosità, alla prima edizione di Giulia in Giallo – Delitti & Diletti, che si è tenuta da poco a Giulianova. Vuoi dirci qualcosa del libro?»
 
«“Il rovescio delle lettere” è un libro che nasce a seguito di diversi anni di scrittura giornalistica. Interviste e ricordi, nello specifico, già pubblicati sulle pagine di quotidiani e riviste di settore con cui collaboro (La Città, Exibart, Contemporart), senza dimenticare la voce “raccolta” in radio durante la rubrica “Colazione da Alessandra”, uno spazio dedicato all’arte che curo per RadioG Giulianova. Faccio mie le parole del professor Franco Speroni, che è autore della prefazione: «Un libro fatto di interviste può anche essere letto come fosse un racconto che emerge a tratti, in modo non prevedibile. Si può iniziare la lettura incominciando da varie parti, non necessariamente sequenziali. È il lettore che troverà una trama». E questo libro nasce effettivamente con lo scopo di conservare la memoria di chi opera nel mondo artistico e culturale, mettendo nero su bianco l’esperienza diretta di chi attraverso l’arte ha costruito il suo personale ponte di collegamento con l’alterità, il mondo esterno. Le mie interviste selezionate – ben trentasette – vogliono essere uno spunto per riflettere sull’arte contemporanea e la cultura, offrendo una prospettiva anche “rovesciata”, perché non sempre la collocazione unilineare degli eventi ci mette di fronte al quadro completo di ciò che stai osservando. A volte capovolgere le cose è utile, e direi anche divertente. Io l’ho fatto grazie agli artisti, ai critici, ai presidenti di Fondazioni, agli scrittori che ho avuto la fortuna di incontrare nel mio percorso professionale: Sgarbi, Daverio, Bonito Oliva, Edith Bruk, Omar Galliani, Luca Bigazzi…solo per citarne alcuni. L’incontro con l’altro resta la parte più bella e stimolante di questo lavoro».
 
«Da quanto mi risulta, sei molto attiva sul territorio e partecipi con impegno all’attività di una realtà editoriale come quella condotta da Valeria Di Felice. Ti chiedo di spendere qualche parola sulle prospettive di sviluppo della neonata manifestazione “Giulia in Giallo – Delitti & Diletti”, anche per come l’hai vista e vissuta Tu, e sulle prospettive dell’editoria e dello sviluppo culturale nella Tua regione.»

«Parlare di “prospettive” è davvero molto difficile in questo specifico momento storico che ci attraversa. Si ha quasi sempre la sensazione che “i conti non tornino mai”, e non parlo soltanto di meri numeri da investire, di capitali che si muvono, ma di risorse umane qualitativamente preparate che non trovano posto per esprimersi, al fine di rendere fruttuosa la loro esperienza per il nostro Paese. Questo vale per tutti i campi professionali, non soltanto per quello dell’editoria, che comunque ha molto risentito della crisi economica degli ultimi anni, portando alla rimodulazione dei grandi colossi, figuriamoci delle piccole realtà locali. Per cui ben vengano le case editrici che con impegno e onestà intellettuale selezionano e portano avanti nella nostra Regione e all’estero l’esperienza letteraria di chi affida alla parola il suo sentire. Quella di “Giulia in Giallo-Delitti & Diletti” è stata una esperienza molto bella che mi auguro possa ripetersi anche in futuro nella cittadina di Giulianova. Promuovere la lettura senza il dictat dell’imperativo credo sia il modo più intelligente per fare amare l’esperienza del viaggio che ciascun tipo di libro può offrire».

«Da tempo, pur sostenendo energicamente il valore artistico e la dignità della letteratura di puro intrattenimento, Pacioni ammette e conferma con crescente convinzione la presenza di inevitabili implicazioni “didattiche” (sia in positivo che in negativo) in ogni tipo di narrazione. Nella duplice veste di autrice e professoressa, Tu cosa pensi in proposito?»

 

«Ogni libro ci insegna qualcosa. Attraverso la lettura possiamo scoprire ciò che ci piace e cosa non gradiamo, cosa sogniamo e cosa avremmo voluto accadesse anche a noi, altre volte ci fermiamo alla prima pagina, convinti  che il seguito non ci appartenga. I libri ci dicono chi siamo e come potremmo essere e questo, secondo me, è il più grande insegnamento da continuare a divulgare in tutte le aule delle scuole. Il libro è fattivamente un’esperienza che amplifica la consapevolezza di noi stessi. La crescita vera e propria che ne segue risiede nella capacità di discernimento, propria dell’uomo. Non possiamo dimenticare, infatti, i “diritti imprescrittibili del lettore” tanto amati da Pennac: il diritto di saltare le pagine, il diritto di non finire un libro, il diritto di leggere ovunque, e anche quello di non leggere. Sì, anche quello di non leggere. E io direi che i “parolai” non vanno letti».

«Ipotizzando per un attimo (si tratta di un puro esercizio di fantasia, intendiamoci), di paragonare un libro come il Tuo a un’opera di narrativa, concepiresti le singole interviste come i racconti slegati tra loro (pur se collegati da un filo conduttore) di un’antologia o come i capitoli di un romanzo?»

«Le antologie mi disorientano. Preferisco i romanzi: per quanto lunghi e complessi nei loro intrecci, scuotono di più la mia immaginazione e la mia coscienza. Da un buon libro mi aspetto questo. Per cui sì, direi proprio che il “Rovescio delle lettere” – seguendo il gioco di pura immaginazione da te suggerito – mi piacerebbe viverlo nella riscrittura come un romanzo e, se potessi scegliere, opterei per Anna Karenina di Lev Tolstoj. È un libro che mi ha regalato l’esperienza del silenzio e del vuoto interiore».

«Inevitabile, a conclusione di un sia pur breve conversazione con un “creativo”, e in particolare con uno scrittore, una domanda in merito ai lavori/principali progetti in corso e a eventuali prossime uscite»

 

«Come direttore della Collana d’arte “Fili d’erba” della Di Felice edizioni, posso dirti che presto vedrà la luce la quarta pubblicazione firmata da un nome del panorama artistico internazionale. Sono molto orgogliosa di questo, ma non posso ancora svelare l’identità dell’autore. Per quanto riguarda i miei personali affondi nella scrittura, sono tornata alla poesia e nel 2017 ci sarà una bella novità. Chissà, forse ha davvero ragione Pennac: l’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale».

 
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Titolo: Il rovescio delle lettere
Autore: Alessandra Angelucci
Casa editrice: Di Felice Edizioni
Collana: Fili d’Erba
In copertina: dettaglio dell’omonima opera di Fabrizio Sclocchini
Pagine: 280
Prezzo: 15 €
ISBN: 978-88-97726-86-9
 
Un libro fatto di interviste può anche essere letto come fosse un racconto che emerge a tratti, in modo non prevedibile. Si può iniziare la lettura incominciando da varie parti, non necessariamente sequenziali. È il lettore che troverà una trama. L’autrice ci offre l’esperienza dell’incontro e, come in ogni dialogo, accanto all’apparente immediatezza della risposta vive la complessità di ciò che resta implicito, proprio perché non è la prossimità a rendere più evidenti i punti di vista. La prossimità amplifica il suono, non necessariamente il senso. Occorre andare nel “rovescio delle lettere”, appunto, per cercare una trama, per entrare nelle pieghe del testo e ricostruirne i processi della significanza.

(dalla prefazione di Franco Speroni)

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Giulia in Giallo – Delitti & Diletti: le immagini del dopo

Cosa farne della sabbia di una clessidra, una volta che è scesa tutta?

È molto semplice” rispondono all’unisono Sandrina Piras e Patrizio Pacioni, palesemente soddisfatti dell’esito di questa loro avventura congiunta..

Si gira la clessidra e la sabbia ricomincia a venire giù scandendo il tempo che manca alla seconda edizione di Giulia in Giallo – Delitti & Diletti“.

Allora vi propongo un paio di mosaici d’immagini, in ordine casuale, perché TUTTI i momenti di questa straordinaria settimana giuliese fortemente voluta da Sandrina Piras tramite l’Associazione Cultura No Stop e dall’albergatrice Anna Tafà (Hotel Zenit – confortevole ed efficientissimo partner della manifestazione che ha goduto anche del patrocinio del Comune di Giulianova) sono ugualmente importanti e degni di ricordo.

Prima di tutto le interviste con gli autori che hanno presentato i propri libri, certo. Sia quelle più dettagliate alla presenza del pubblico che quelle più compresse, ma di grande risonanza mediatiche, curate personalmente dal Direttore Artistico Pacioni e immesse in rete. In prima fila alcuni scrittori già più volte apparsi alla ribalta del giallo/noir nazionale, come Manuela Costantini, Enrico Luceri, Fabio Mundadori e lo stesso Patrizio Pacioni. A loro si sono affiancati scrittori di talento, alcuni dei quali già affermati, altri ai primi passi: Alessandra Angelucci, Fabrizio Cordoano, l’editore/scrittore Raffaele D’OraziMaurizio Malavolta, çlirim Muça, Annarita Stella PetrinoGuido RellaGiuseppe Rescifina, Laura Segnalati, Elena Sinopoli, Antonio Tenisci,  senza contare la presenza di Elena Cacciatore, che da tempo cura, con grande impegno e notevolissimi risultati, l’organizzazione del festival di genere Ombre per conto dell’Associazione Mariano Romiti.

Poi la presenza degli editori che, della scrittura e della lettura, ovviamente, costituiscono la spina dorsale e l’anima stessa. Segnaliamo, tra gli altri, l’entusiastica presenza di Damster-Comma 21Edizione Di Felice, Il Gabbiano, Il PapaveroEdizioni Serena e Tabula Fasi.

Il corso d’introduzione al giornalismo investigativo Il terzo Occhio, concepito, realizzato e condotto dal Direttore Artistico: una iniziativa di grande spessore che l’anno prossimo, nelle intenzioni degli organizzatori, coinvolgerà massicciamente le scuole di Giulianova.

La presenza gioiosa dei tanti bambini che hanno sciamato nella Sala del Loggiato del Sottobelvedere di Giulianova, incantati e coinvolti dalle storie fantastiche di çlirim Muça. che poi si è recato anche nella loro scuola, con un laboratorio creativo che ha riscosso impensabili riscontri.

Gli eventi, le cene con gli scrittori e, soprattutto la grande serata di gala in cui dalla mia conversazione con Antonio Ingroia sono sortite testimonianze di grandissimo valore storico e d’impegno civile.

Cos’altro? Ah, sì: le apparizioni a Radio G, con la conduzione dell’effervescente e irrefrenabile Azzu Marcozzi.

E, naturalmente, importantissima, la premiazione del grande concorso letterario che ha preceduto e accompagnato la manifestazione: sul primo gradino del podio Piera Pacucci (“La tana“), seguita a breve distanza da Marco Righetti (“Granseola è morto”) e Antonio Moresi. (“I Gemelli”) Ad aggiungere suggestione alla cerimonia, la lettura di alcuni brani dei racconti premiati (raccolti in un’antologia) a cura della bravissima Gabriella Mercuri

Basta, mi accorgo che, per un post dedicato alle “immagini”, le parole che ho speso siano già troppe. Ed eccole qui, le istantanee di una settimana assolutamente indimenticabile, raggruppate in due puzzle (ma ce ne sarebbero voluti almeno il doppio).

Solo una cosa, non vi posso mostrare: quello spirito creativo che ha permeato tutti i sette giorni della manifestazione. L’allegria, lo scambio di idee, il confronto culturale… l’amicizia.

Di tutto ciò potrete rendervi conto con i vostri stessi occhi tra circa un anno. Alla seconda edizione di Giulia in Giallo – Delitti & Diletti, naturalmente.

 

 

  Il Lettore

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Scrittori sull’orlo di una crisi di nervi

Non credo che per scrivere un thriller pieno di psicopatici e paranoici ci sia bisogno (ricorrendo allo sperimentato e glorioso metodo Stanislavskij) di calarsi nel ruolo fino al punto di non riuscire a staccarsi più dalla pelle la maschera che si è deciso d’indossare sul volto.

Dunque, certe reazioni inconsulte che partono dal <Lei non sa chi sono io> per finire a <Siete una massa di stolidi parvenu, andate a vendere il pesce invece di prendere libri in mano> ritengo siamo indotte, in certi scrittori, da serie problematiche psicologiche preesistenti.

Autori famosi, con poche decine di persone (amici? parenti? colleghi di lavoro? chi altro?) che seguono la pagina ufficiale facebook. Fenomeni da botteghino/registratore di cassa le cui opere (di non disprezzabile fattura, tra l’altro) risultano così capillarmente diffuse che di tre librerie operanti in una cittadina di rispettabili dimensioni,  nessuna ne tiene almeno una copia in vendita).

Ombrosi personaggi che mettono sulla bilancia di una conversazione che dovrebbe essere sterilmente tecnica, considerazioni personali come il ruolo e le responsabilità che ricoprono nell’azienda in cui lavorano (“E che ci azzecca con la scrittura?”, a dirla alla Di Pietro) e la struggente notizia che, ogni volta che devono presenziare a una presentazione o a un qualsiasi evento, sono costretti a lasciare per una sera soli moglie e figli (lo siento mucho, ma è la vita, Bellezza!).

      Rimedi consigliato:

  • Passare al genere rosa, pubblicando solo romanzi con ingenue collegiali, umili sartine e azzimati ufficialetti come protagonisti. Di rigore il lieto fine;
  • Scegliere un maestro zen a piacere e passare al fumo dell’incenso abbandonando più rischiose pratiche;
  • Aprire il cofano e verificare se c’è in dotazione all’auto una ruota di scorta per sostituire quella da pavone che ci si è appiccicata alle chiappe;
  • Ove non ritenuti congrui i rimedi 1/2/3 farsi vedere da uno bravo. Ma bravo davvero, mi raccomando.

 

 

   Il Lettore

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Giulia in Giallo (Delitti & Diletti): le immagini del “prima”

Tante parole scorreranno.

Tante suggestioni, tanti momenti magici arriveranno.

Il corso “Il terzo occhio” (introduzione al Giornalismo investigativo) condotto da Patrizio Pacioni

Gli autori, gli editori, i libri.

Lo spazio per i più piccoli a cura di Clirim Muça.

Gli incontri con gli ospiti, che culmineranno con la cena con Antonio Ingroia, illustre testimone e attore della storia di quest’ultimo ventennio. 

Per ora assaporiamo queste suggestive immagini: Da sabato, con Giulia in Giallo – Delitti & Diletti fortemente voluto e organizzato a e per Giulianova da  Anna Tafà dell’Hotel Zenit e Sandrina Piras di Cultura No Stop, tutto comincerà.

                            

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Ex Libris (6) – Il primo giallo di Manuela Costantini, ladra di immagini e guida di emozioni

Manuela Costantini, al suo primo romanzo, si presenta ai lettori con uno stile di scrittura solido e, soprattutto, già perfettamente delineato e riconoscibile.

Come dire, se mi si passa un paragone culinario, che gli ingredienti che mette nella grande pentola in cui ribolle il sapido minestrone del Giallo, sono assolutamente gli stessi (delitto, intrigo, sospetti, sbirri, indagini e colpi di scena) usati da centinaia di migliaia di scrittori in milioni di libri editi in tutto il mondo, ma…

… ma assolutamente genuini, provenienti (proseguo ancora un attimo nell’ardita parabola) dall’agricoltura biologica del genere letterario, senza utilizzo di concimi chimici né tantomeno con inquietanti processi da laboratorio tipo OGM. E, soprattutto, dosati con rara maestria e indiscutibile originalità.

Dunque, come si è detto all’inizio, è una firma stilistica bene individuata, quella che Manuela Costantini appone a questo suo primo romanzo (non per niente insignito nel 2014 del prestigioso Premio Tedeschi, il più tradizionale e ambito della letteratura di genere, prevedendo la pubblicazione del testo proclamato vincitore nell’ambito della collana del Giallo Mondadori).

Ci si riferisce, in particolare, ad alcune caratteristiche del modus narrandi dell’autrice giuliese:

  1. L’insolita presenza contemporanea sul proscenio, in contrasto con quella regola dell’ “uomo solo al comando” che impera nella narrativa gialla, di due protagonisti appartenenti per così dire delle “forze del bene”: una coppia ben assortita, capace di opere in piena autonomia tra i suoi componenti ma, allo stesso tempo, mantenendo sempre un importante collegamento simbiotico;
  2. La commistione, portata avanti per tutto il testo, con la giusta misura, tra  il plot poliziesco e non solo il personale dei principali personaggi  (cosa che molti altri narratori riescono a fare egregiamente) ma anche con il loro intimo (impresa già più difficile). Manuela Costantini li sonda continuamente da dentro, nelle emozioni, nei sentimenti e nei disturbi e nei vizi piccoli o grandi che ne travagliano le complesse personalità: così, procedendo nella lettura, s’incontra l’avvocato che si commuove fino alle lacrime quando comincia a cadere la pioggia, il parrucchiere diviso tra deviazioni e  devozione, una dolcissima suora-manager, e ci si trova coinvolti nel problematico rapporto di amore e odio tra sorelle, nella fragilità sentimentale del commissario… e così via;
  3. L’attenzione all’ambiente in cui si svolge la vicenda, pacata ma continua, eccezionalmente presente ma mai invasiva. Ciò che risulta sufficiente, tanto per dire, a fare avvertire al lettore il respiro del mare, carico di salsedine, il sottofondo della risacca che si miscela al rumore del traffico e delle voci di una tranquilla città di provincia e l’odore fragrante  e ammaliante di caffè, zuccheri e lieviti che filtra fuori da bar e pasticcerie.

Questo e altro è Le immagini rubate, un’opera prima che permette di condividere senza esitazione gli elogi espressi in merito da Franco Forte, uno che di certi argomenti se ne intende almeno un po’. E di poter celebrare, senza significative possibilità di errore, l’avvento di  un nuovo e fresco talento nella giallografia nazionale. C’è persino, e se questo non è magia, poco ci manca, in  questi giorni vissuti nell’emozione lacerante di un gravissimo terremoto, un richiamo (di grande suggestione e sconcertante attualità) a un altro sisma, a un’altra città gravemente ferita da movimenti tellurici, in questo caso L’Aquila.

Il libro

Città di mare che potrebbe essere ovunque ma che sospetto (stiamo parlando di un giallo, dopotutto) posizionata sulla costa adriatica. In posizione abbastanza centrale, direi.

Qualcuno si diletta a uccidere (c’è sempre un serial killer in agguato, lì fuori) con uno stiletto, o qualcosa del genere, facendosi carico di scalpare le vittime. La polizia (impersonata dal commissario Pietro Ciccone e dai suoi collaboratori) indaga. Un giovane avvocato stralunato e golosissimo di dolci (Filippo Dolci) collabora con lui, per amicizia e per semplice curiosità mentale. Con il progredire delle pagine la storia s’ingarbuglia quanto basta, altre chiome prendono tristemente il volo, con la brava Manuela Costantini che s’ingegna a imprimere in terra orme che uno scafato segugio può riuscire a individuare e seguire, lanciando contemporaneamente in cielo false piste, come aquiloni colorati che poi, uno per uno, tira giù e sostituisce con altri. Personaggi collaterali s’inseriscono nella narrazione, mai a caso, ciascuno funzionale allo sviluppo della trama e dell’intrigo. Sono molti, ma nessuno di essi rimane solo un nome, un cognome e un ruolo, grazie alla capacità dell’autrice di delinearne personalità differenti con pochi tratti e, soprattutto, all’abilità dimostrata nello scandire un discorso diretto che (com’è nella ricetta del miglior minestrone giallo) costutuisce la parte più consistente della scrittura. Per arrivare allo scioglimento dell’enigma, perfettamente coerente, di quelli che fanno esclamare al lettore disattento frasi tipo “Ma che stupido! Dovevo capirlo, quando...” e a quello più attento “L’avevo detto io che a pagina xx c’era qualcoa che non quadrava“. O robe del genere.

Una storia in cui, senza incorrere in pedanti appesantimenti, fanno capolino suggestivi riferimenti dotti (Catullo con la sua Chioma di Berenice, Callimaco, Foscolo) assolutamente funzionali al dipanarsi della trama.

Un libro che come un altro celebre libro, alla fine “fa tornare a riveder le stelle“. E che profuma di buono, come una brioche appena sfornata (vero avvocato Dolci?)

Beh, come si fa a non divorarlo… in pochi bocconi?

 

   Manuela Costantini è nata in Abruzzo, precisamente a Giulianova, sede in settemmbre del primo festival Giulia in Giallo, organizzato dall’associazione Cultura No Stop e dallo ZenitHotel per la direzione artistica di Patrizio Pacioni. Nel tempo lasciato libero dalla scrittura (probabilmente dovrei dire il contrario, ma mi piace pensare così) lavora da impiegata in una società di servizi. Prima ancora di essere un’appassionata scrittrice, com’è giusto che sia è una attenta e assidua lettrice. Ha pubblicato racconti su antologie, quotidiani e siti letterari. Nel febbraio 2012 il racconto “Le brave persone” è stato pubblicato in appendice ai Classici del Giallo Mondadori.  Nel 2013 il racconto “Le domande sbagliate” è stato pubblicato nell’antologia Mondadori “Giallo 24” e nello stesso anno il racconto “Fine dei giochi” è stato selezionato per l’antologia “Carabinieri in giallo 6”, sempre per i Gialli Mondadori. Nel 2014 (per Delos Digital ), l’ebook “Quasi sempre a ottobre (https://play.google.com/store/books/details?id=AGVYAwAAQBAJ&rdid=book-AGVYAwAAQBAJ&rdot=1&source=gbs_vpt_read&pcampaignid=books_booksearch_viewport),biografia romanzata della serial killer Milena
Quaglini, seguito dal racconto storico “Il ritorno del francese“.

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Titolo: Le immagini rubate

Autore: Manuela Costantini

Editore: Mondadori

Collana: Il Giallo Mondadori

Anno: 2016

Pagine: 211

Prezzo: 4,90 €

ISBN: 9788852055522

 

   Il Lettore

 

Categorie: Scrittura.