Caro Autore ti scrivo: Pacioni e i primi lettori di “In cauda venenum”

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A pochi giorni dalla partecipazione a Ombre Festival, la grande kermesse di letteratura giallo (e altro) che si terrà nei prossimi giorni a Viterbo, voglio approfittare di questo spazio per rispondere alle email ricevute dai primi lettori di “In cauda venenum”.

Ne ho scelte tre, capaci a mio avviso di riassumere le principali tematiche emerse nel colloquio con i miei lettori.

<Bel libro, appassionante nello svolgimento delle trame e scritto bene. Ma… non c’è troppo sesso concentrato in due romanzi brevi?> scrive la bresciana Eleonora.

<Bisogna distinguere tra una storia e l’altra, Eleonora. In “Una trappola per il leone”, in realtà, al di là del mortale agguato teso al commissario, il vero cimento nasce proprio dallo scontro a distanza tra le due donne che si avvicendano conflittualmente nella sua vita. Dunque al “sesso”, che della guerra d’amore è l’arma più consueta e più affilata non ho potuto fare a meno di attribuire un grande rilievo>. In “Cardona e il suonatore di campane”, invece, si parla di sesso sì, ma senza nessuna eco erotica: è il sesso “sporco”, quello che non deve causare eccitazione, ma sdegnata repulsione, quello frutto acido di raggiro e violenza, quello che corrompe giovani esistenze e le danneggia, molto spesso, irrimediabilmente. Necessario, anzi indispensabile sottolinearne anche alcuni degli aspetti più crudi. Che, comunque, ho cercato di trattare in modo mai esplicito e con doverosa attenzione. E credo di esserci riuscito.

<Mi sono accorto che, attraverso questo libro, sono richiamati alla memoria del lettore numerosi coprotagonisti dei precedenti romanzi. Sto parlando di Luisa, moglie di Cardona e di Diana De Rossi sua amante, del fido agente Gaetano Gargiulo, del corrotto sindaco Tirabassi, dell’ottuso e saccente procuratore Previtali e del capitano dei carabinieri Raimondo Ranieri Luisa, e di altri che ora non mi vengono in mente. Ne compaiono però anche di nuovi, per i quali (è mia impressione, ma potrei sbagliare, naturalmente) mi sento di prevedere nuovi e importanti incontri nei futuri capitoli della saga di Monteselva> osserva invece il viterbese Michele.

<Non ti sbagli affatto, Michele. Dopo sei anni di stop, ho sentito la necessità di riannodare i fili di un ordito che conto di sviluppare ancora a lungo. Per cucire qualcosa di bello e duraturo, però, ci vogliono anche fili nuovi, colorati e forti. Parlo di Vassili Abramov, l’orribile Orco, e dei suoi uomini, ma anche dell’innesto di un personaggio che viene molto da  lontano: quel don Maurice Taviani, giovane e coraggioso sacerdote può che i miei più affezionati lettori hanno addirittura visto nascere in “Le Lac du Dramont” e lottare contro un’oscura e spietata setta satanista in “DalleTenebre”. Insomma, chi continuerà a seguire le indagini e le avventure di Leonardo Cardona non si annoierà di certo.

Chiudo con l’email di Lorenza, ancora da Viterbo:

<Sono rimasta colpita (al punto di essere costretta a farmi forza per completare la lettura di una storia davvero struggente) dal modo in cui affronti, in “Cardona e il suonatore di campane” un tema delicatissimo e (purtroppo) di straordinaria attualità: quello della pedofilia e della violenza sui minori. La storia è avvincente, nell’impianto narrativo di un perfetto thriller, ma in questo caso, a mio avviso, c’è un messaggio nascosto. Ed è un messaggio molto importante>

<Carissima Lorenza, sei dotata davvero di grande intuito e di ancor più grande sensibilità. Riuscire a fare soffermare i propri lettori su temi come quelli trattati all’interno di “In cauda venenum” facendo passare certi concetti approfittando del gradevole conduttore di una storia d’avventura, costituisce in effetti la vera e propria stella polare che influenza e guida la mia filosofia del narrare. Anche nella prossima indagine di Cardona sarà trattato un tema delicatissimo e inquietante: non credo che sia difficile immaginare quale, ma per saperlo con certezza bisognerà attendere la prossima uscita. Ce lafarai ad aspettare?>

Appuntamento per tutti venerdì prossimo a Viterbo alle ore 19

Spazio Eliot  – Winter Garden in Piazza della Morte

con Giovanna Boccio, Cristina Pallotta e Barbara Telluri

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Ex libris (5) – I diecimila muli di Salvatore Maira sono… in 3D!

《Allora, secondo te, è meglio il libro o il film?》

Quante volte avete posto e/o ricevuto una domanda del genere? Decine, ne sono sicuro.

La trasposizione dalla carta alla celluloide di una determinata storia è operazione di estrema delicatezza e responsabilità.

Il caso di Diecimila muli , edito da Bompiani, è però una roba del tutto differente.

Intanto l’autore (Salvatore Maira) di mestiere fa proprio il regista. Dettaglio non trascurabile se si vuole capire in quale modo questo libro (decisamente ben congegnato e ben scritto) possa dare l’illusione di seguire la complessa e drammatica vicenda proiettata sul grande schermo di una sala cinematografica.

Anche se il titolo parla di muli (diecimila per giunta!) nei principali personaggi di questo corposo romanzo sono identificabili ben altre specie di animali: lupi, sciacalli, faine, cinghiali, avvoltoi e serpenti. 

Anche qualche leone, però, e una tigre ferita, che continuano a lottare nonostante tutto e nonostante tutti, fino alle estreme conseguenze.

Finita la guerra, grazie ai buoni uffici degli alleati anglosassoni, la neonata Repubblica Italiana ottiene di poter pagare in natura le cosiddette “sanzioni di guerra” finalizzate al risarcimento della Grecia: il prezzo è fissato in 10.000 muli, animali utilissimi, per la loro tranquilla forza e infaticabile laboriosità, alla rinascita delle genti elleniche.

Il risparmio insito in tale specie di rimborso è sicuro, ma l’impegno necessario a reperire un così elevato numero di quadrupedi che rispondano ai criteri di valutazione applicati dai beneficiari, è tale da far tremare i polsi. Si tratta di un business di notevoli dimensioni che, grazie a una serie di circostanze favorevoli e alla incrollabile volontà di crescita che contraddistingue la famiglia Maiorana, Peppino e i suoi fratelli (a volte in contrasto tra loro, ma mai irrimediabilmente divisi, capaci di compattarsi anziché di scoraggiarsi allorché la vita li mette a confronto con le prove più impegnative e difficili) riescono quasi miracolosamente ad acquisire. a scapito di potentati assai più forti e privi di qualsiasi scrupolo morale.

Da questa situazione, direi da questa vera e propria impresa dall’esito quanto mai incerto, prende origine e spessore un grande affresco narrativo,in cui stupisce, oltre alla eccezionale varietà e nitidezza dei riferimenti storici e geografici, il gran numero di personaggi chiamati alla ribalta: Salvatore Maira, proprio come fosse sul set, in piedi dietro la macchina da presa o seduto su uno di quegli scomodissimi sgabelli flosci che solo i registi sembrano amare, li dirige con puntigliosa attenzione, chiedendo il massimo ma, allo stesso tempo, riservando a ciascuno di essi la dovuta attenzione e un’ adeguata esposizione alla luce dei riflettori.

Nell’azione che si dipana, essenzialmente, tra la Roma convalescente del dopoguerra, dai polverosi alberghi e dai primi incerti vagiti che annunciano l’epoca rampante e scapigliata della dolce vita e la Sicilia, piena di sapori e umori, che si sublimano e si esaltano in una specie di città fantasma sorta a ridosso del porto di Messina, poliziotti masticati da una vita difficile e resi cinici dalle crudezze del mestiere esercitato, attempati e malinconici innamorati, incalliti delinquenti da strada, agenti segreti, mafiosi, politici, puttane,  semplici camerieri, capistazione, nani e ballerine, s’incastonano nella narrazione con mirabile armonia.

Tra tutti una citazione d’obbligo per l’ambizioso e mai domo Peppino Maiorana e per il problematico e introverso commissario Giulio Antonio Saitta.

Colpi di scena a raffica, che s’innescano uno nell’altro, come fili, ciascuno di diverso colore e spessore, nel medesimo groviglio (“Sono tre romanzi che s’intersecano” osserva sul finire, al momento del destabilizzante scioglimento finale, un inquirente che si trova a tirare le fila di tanti misteri e tante tragedie. “No, sono più di trenta” gli risponde il suo interlocutore, uno di quelli che, se tolgono la maschera che travisa il volto, è solo per mostrare quella che c’è subito sotto) ma che, nell’epilogo, dopo un lungo e tormentato viaggio nei primi misteri della Repubblica Italiana, dal riciclo dei criminali di guerra fascisti all’insurrezione separatista, alla strage di Portella della Ginestra e alla misteriosa uccisione del Bandito Giuliano, trovano, tutti, esauriente spiegazione.

Un libro da leggere, sfogliando il quale, oltre a vedere con gli occhi della mente le immagini così abilmente suscitate dall’Autore (risulterà credibile anche la traversata marina dello Stretto fatta a nuoto da una caparbissima mucca!), vi stupirete ad avvertire anche gli intesi odori, e persino i sapidi sapori, di una  quanto mai carnale Sicilia.

Titolo: Diecimila muli

Autore: Salvatore Maira

Editore: Bompiani

Anno: 2016

Pagine: 746

Prezzo: 19 €

ISBN: 978-88-452-8197-6

Salvatore Maira   nato a San Cataldo il 20 settembre 1947, regista. Laureato in Lettere e Filosofia presso l’università La sapienza di Roma, presso la quale è ricercatore di Letteratura Italiana, lavora dal 1974 al 1977 per una casa editrice, poi esordisce alla regia con un telefilm poliziesco realizzato per la RAI. Nel 1978 è ideatore e co-sceneggiatore di una miniserie in cinque puntate tratta dai racconti polizieschi di don Isidro Parodi scritti nel 1942 da J.L.Borges e A. Bioy Casares. Nel 1999 dirige “Amor nello specchio”, tratta della commedia di G. B. Andreini.

Ha anche preso parte all’attività della Fondazione Cinema nel presente (ideata da Citto Maselli), partecipando a film collettivi (tra i quali si segnala quello realizzato sugli accadimenti del G8 di Genova e dirigendo un documentario sul crollo della scuola di San Giuliano di Puglia (tragedia in cui trovarono la morte ventisette bimbi e un’insegnante) causato dal rovinoso terremoto che colpì il Molise nel 2002. Nel suo film Valzer, che ha la particolarità tecnica di essere stato girato facendo ricorso a un unico piano sequenza,  Maira ha avuto la soddisfazione di aver visto Valeria Solarino (interprete principale) ottenere il riconoscimento de migliore artista nel Premio Pasinetti in occasione 64ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia che vide tributare allo stesso regista una menzione speciale.

   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (17) – Un sorriso allunga (e migliora) la vita

La cosa era nell’aria da qualche giorno ma, nonostante le pressioni ricevute, Giusy Orofino, siciliana di Brescia, educatrice di Progetto Salute Onlus presso la Residenza Sanitaria Assistita Sorelle Girelli di Marone, è restata ostinatamente “muta”: se aveva preparato ai suoi amati “nonnini” una sorpresa (e che sorpresa!), tale doveva restare fino all’ultimo momento.

Cosicché oggi pomeriggio, gli ospiti si sono ritrovati tutti nel giardino, un angolo verde con (magnifica) vista su uno dei più suggestivo scorci del Lago d’Iseo in attesa…

Già.

In attesa di cosa? O meglio, di chi?

Il “mistero” è stato svelato alle 17 in punto, allorché, brillante e spigliato come hanno potuto ammirarlo in tv gli aficionados di  trasmissioni comiche come Zelig Lab e Colorado Lab, gli internauti attraverso Youtube e tanti Bresciani in città e provincia, Vincenzo Regis (accompagnato dal manager Andrea Silvestri) è comparso davanti alla insolita platea e si è impegnato in una travolgente sequenza di gag che ha riscosso applausi e franche risate in quantità.

Come sei riuscita a ottenere l’intervento di un personaggio così qualificato e, soprattutto, tanto amato dal pubblico

 

Beh, con un po’ di sfacciataggine, per dire il vero. Quando mi è venuta l’idea non ci ho pensato su un minuto di più: mi sono messa al pc e ho inviato a Vincenzo un messaggio in cui gli chiedevo il favore di venirci a trovare a Marone spiegando quanto poteva essere importante regalare dei sorrisi ai miei ospiti. Il resto lo ha fatto tutto lui, confessandomi di avere una particolare sensibilità nei confronti dei problemi degli anziani e accettando immediatamente l’invito.

Ciò che più mi ha stupito è stata la partecipazione dei presenti, il loro interesse, il loro divertimento.

 

Il deterioramento cognitivo degli anziani non si può fermare ma si può contenere e rallentare significativamente attraverso infiniti stimoli e ridere è una sana medicina.

Qualcosa da dire a Vincenzo Regis?

Oltre a ringraziarlo? Gli dico che ha contribuito con quel qualcosa in più, quella particolare empatia che solo un grande artista naturale qual è Lui riesce a esprimere.

Un grande successo e una grande soddisfazione per Te.

Prima ancora una gioia. Una spinta a impegnarmi sempre più, magari portando qui alla Residenza Sanitaria Assistita Sorelle Girelli di Marone qualche altro… pezzo da novanta.

Quanto al vostro cronista, gli sia consentito di dire ancora una cosa su Regis: nessuno riesce a divertire il prossimo di uno che si diverte a farlo. E questo è proprio il suo caso.

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 Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Il cordone di Cardona

Si parla, prendendo spunto dall’uscita di In cauda venenum, presentato per la prima volta a Viterbo il primo luglio, nell’ambito di CaffeinaCultura, di quel articolare collegamento, simile appunto a un cordone ombelicale, che lega un personaggio al suo creatore.

Comincio con il dire che l’impatto con l’ “oggetto-libro” (impreziosito dalla copertina realizzata dall’artista bresciano Gi Morandini) è di per se stesso destabilizzante: si tratta di  due romanzi brevi raccolti in un’opera unica, con la particolarità di poter cominciare a leggere, indifferentemente, da una parte e dall’altra.

Cristina Pallotta intervista Patrizio Pacioni all’interno del locale “Al Settantasette” di via San Pellegrino

-Il titolo è In cauda venenum seconda collaborazione, dopo La verità nell’ombra con la Casa Editrice Serena… dichiara l’autore romano, intervistato da una Cristina Pallotta effervescente e cordialmente incalzante come, suo solito.

-Ma contiene, al suo interno, due storie del tutto autonome, legate tra loro dall’ambientazione nella oscura e misteriosa Monteselva e, naturalmente, dall’incisiva presenza del commissario Cardona.

-Già. Il tuo commissario torna dopo… quanti anni?

-Oltre sei anni da Delitti & Diletti che scrissi a quattro mani con Lorella De Bon.

-Perché hai lasciato trascorrere tutto questo tempo?

-In effetti questa è una domanda che durante gli ultimi anni, mi sono posto più volte, trovando numerose risposte diverse. Il che equivale a nessuna risposta certa.

Pacioni parla di altre idee che si sono proposte con forza, altri progetti, primo fra tutti quello teatrale, che hanno interferito nel suo rapporto con “il Leone”. Salvo poi ammettere che questa lunga stasi, alla fine dei conti, altro effetto non ha sortito se non quello di intensificare il divertimento che prova nel cimentarsi nella scrittura “gialla” attraverso l’ingombrante presenza del suo commissario.

 Ancora Patrizio Pacioni e Cristina Pallotta, ripresi al termine dell’evento.

L’intervista prosegue prendendo in rassegna l’attività dello scrittore romano nel suo complesso: la narrazione letteraria, la drammaturgia, la conduzione del blog, la didattica e l’impegno sociale orientato soprattutto sull’opera di recupero dei detenuti.

-Ora che è di nuovo tra noi, puoi dirci quale sarà il futuro di Cardona? – azzarda Cristina Pallotta.

-Oh, per lui ci saranno dure prove da affrontare e novità che potrebbero stravolgergli la vita, non solo lavorativa. I personaggi letterari devono essere trattati come persone, per le quali, come dice un detto orientale, tutto ciò che smette di crescere, incomincia a morire.

Nel frattempo, sullo schermo allestito all’interno del pub <Al Settantasette> scorrono le immagini del booktrailer ideato e realizzato da Giusy Orofino.

Alla fine, insieme ai saluti di rito, l’annuncio del (molto prossimo) ritorno a Viterbo per la presentazione di In cauda venenum nell’ambito della kermesse gialla Ombre. che si terrà nel capoluogo della Tuscia nella seconda metà di questo mese.

   

Immagini che sintetizzano con grande efficacia e suggestione la partecipazione di Patrizio PacioniCaffeina 2016. Nella terza da sinistra, in particolare, con uno dei conduttori di “Al Settantasette” (locale che ha ospitato la presentazione di In cauda Venenum) e nella quarta e ultima, come da tradizione, lo scrittore tra due dei giovanissimi quanto preziosissimi “volontari”

Poi, dopo la pausa estiva (che non sarà comunque completamente tale) l’avvio di una serrata serie di eventi legati al ritorno in libreria del commissario Cardona che porterà Pacioni in numerose località sparse in tutta Italia: per esserne esaurientemente informati, praticamente in tempo reale, altro non si dovrà fare che seguire attentamente gli articoli pubblicati su questo blog.

  

Titolo: In cauda venenum

Autore: Patrizio Pacioni

Genere: Giallo – thriller

Editore: Casa Editrice Serena

Anno: 2016

Pagine: 168

Prezzo: 15 €

ISBN: 978-88-941654-2-5

Valerio Vairo

 

 

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (16) – Questa volta niente pacchi da Christo

Articolo in subappalto. Questa volta ci pensa il mio inviato speciale. Sapete chi.

   Bonera.2

 

 

Lo conoscevo come impacchettatore di monumenti.

Ma anche di palazzi, di mura antiche…

Quello di “The Floating Piers” però non è per niente un “pacco”.

Ci sono stato stamattina, perché del “raccontato” e del “sentito dire” non mi sono mai accontentato.

Sveglia alle 3 e 45, per essere al Lago d’Iseo per le 6, ora fissata per l’apertura al pubblico. Con la soddisfazione aggiuntiva e non compresa nel prezzo (che non c’è, perché la camminata sull’acqua non comporta alcun pedaggio) di vedere l’alba spuntare tra i colli rigogliosi e severi della Val Trompia.

Prima di trasmettervi le mie sensazioni (dopotutto è per questo che mi state leggendo, che ci sia state, che progettiate di andarci o che lo snobbiate arricciando il naso, o no?) però, mi preme fare qualche doverosa considerazione:

  1. Davvero ragguardevole la correttezza nei punti di ristoro: pur considerando l’assoluta eccezionalità dell’evento, la qualità del servizio appare alta e il livello dei prezzi ragionevolmente contenuto;
  2. Encomiabile il lavoro degli addetti alla sicurezza (sia gli stuart che le forze dell’ordine generosamente dispiegate in zona;
  3. Qualche perplessità (pur considerando le enormi di difficoltà di gestione della mobilità di ca. un milione di persone in pochi giorni) sulla rete dei trasporti che rende, soprattutto per chi non conosce la zona, davvero problematico l’avvicinamento all’evento;

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Quando arrivo a Sulzano, nonostante la giornata sia ancora così giovane (una neonata, praticamente)  c’è già tanta gente in fila. Con grande soddisfazione, però, constato che il tempo di attesa non supera il quarto d’ora.

Poi sono lì, a sentire sotto i piedi lo sciabordio lieve delle onde, in una condizione di piacevole destabilizzazione, tra la terra ferma e il dominio dell’acqua. Passeggio, conversando con chi ti accompagna, ma il lago è lì, che reclama attenzione a ogni passo.

Sono lì, a vivere l’effimero. Sono lì, a divorare famelico una pietanza che, già lo so, perché, semplicemente, questa è la regola del gioco, mi sarà portata via dal piatto prima che ne sia completamente sazio,

Sono lì, languidamente malinconico sapendo che la prossima volta che verrò in riva all’Iseo, quella lunga striscia arancione la cercherò con lo sguardo, senza trovarla. Cerco di fissare tutto nella memoria, perché è lì che resterà, come il ricordo di un bacio o di una scottatura. Una carezza, per me.

Capisco che questa è la magia di Christo. 

Ricordo ciò che mi consigliava mia madre: “Alzati sempre da tavola quando ti resta ancora un po’ di appetiito”.

Il regalo, nel pacco, stavolta si trova.


    Patrizio Pacioni

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Post-it (1) – BREXIT = British Requiem Economic X ITaly

 

Rimango davvero sbalordito dal…. dal…. diciamo 《candore》 (oggi mi sento buono, va), di chi pensa, in un mondo sull’orlo del disastro ecologico e umanitario

(e che nessuno salti su a dire che la colpa è di questo o di quello, ormai vicini al baratro ci siamo, dunque si tratta solo di cercare di sopravvivere)

ci si possa salvaguardare chiudendo l’esile cancello del proprio misero orticello.

Intanto, per colpa del delirio nazionalista di metà del Regno Unito, quell’accenno, quel timido abbozzo di ripresa economica che faticosamente si stava facendo strada, rischia di essere completamente strozzato per almeno altri due anni.

Il crollo delle borse, l’appesantimento della sterlina nei confronti delle principali valute mondiali, il brusco impennarsi dello spread non appaiono certo come messaggi positivi.

Eppure c’è chi esulta, non pensando alle conseguenze di quello che, da parte dei britannici, è stato un autentico colpo… di pancia.

Intanto in Scozia e Galles riprendono vigore le spinte separatiste e  in Irlanda si parla di riunificazione alle spalle della Regina Elisabetta e del suo Governo.

<Non sono pessimista per la presenza di un’enorme quantità di problemi da affrontare (e il peggio sembra ancora lungi da venire), ma per l’assenza di un solo elemento che possa fare presagire una rinascita o, almeno, una significativa ripartenza.

L’economia segna il passo in tutto il mondo, il terrorismo incarognisce anche nella forma più subdola dei “massacri fai da te”, l’ecosistema sembra un pugile in procinto di andare al tappeto per il conto finale, le ideologie languiscono a favore del nichilismo e del qualunquismo più becero quello alla Nigel Farage, per intenderci), valori come solidarietà e impegno civile si portano ai piedi come vecchie ciabatte e una generazione di giovani è stata espulsa dal ciclo del lavoro e un’altra si prepara a esserlo.

E la nostra povera Italia, in tutto ciò, è una mandorla stretta nello schiaccianoci.

Inutile prenderci in giro: la decrescita ci sarà, come vuole qualcuno, e ci sarà per tutti.

Ma non sarà indolore né tanto meno felice.

Dio salvi il Re, e anche i sudditi di tutto il mondo. Amen.

  Valerio Vairo

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Ex libris (4) – Fiori e spine nella dolceamara ortica di Velise

  

Ieri sera, a Desenzano, è cominciato tutto così: sorprendendo il pubblico che gremiva al limite della capienza la deliziosa Libreria  Castelli Podavini di via Roma, il romano Patrizio Pacioni, con impegno degno d’encomio e coraggio al limite della temerarietà, ha cercato di leggere in dialetto bresciano (variante “basso Garda”, per di più) la biografia di Velise Bonfante, autrice di  Fiore d’ortica.

 

Tutto si è risolto in una grande risata collettiva, naturalmente: quell’accordo iniziale che, come la nota di un diapason, ha messo in sintonia intervistatore, intervistata e spettatori per affrontare un discorso molto più profondo, ovverosia la presentazione del romanzo di Velise (nella foto qui sotto al centro tra Patrizio Pacioni e il giallista Roberto Van Heugten) già favorevolmente sperimentata come commediografa e poetessa.

Nel corso del serrato dialogo, si è delineata con chiarezza la semplice ma mai banale costruzione narrativa del romanzo della scrittrice gardesana: una storia di dolore, di degrado e di riscatto attraverso la porta stretta di un amore che non vuole arrendersi davanti agli ostacoli (talvolta talmente grandi da sembrare insormontabili) frapposti da una vita sfortunata.

Un affresco che, grazie a una ricostruzione storica e ambientale dettagliatissima e ai ritmi opportunamente d’antan di una scrittura solo apparentemente ingenua, riesce a riportare il lettore ai tempi in cui si svolge la vicenda. 

Una parola infine (ma ne meriterebbero molte di più) per Roberto Franzoni e Oreste Bianchi, che con le loro chitarre hanno vivacizzato la serata, eseguendo brani originali composti dallo stesso  Franzoni con le parole delle poesie di Velise Bonfante.

Titolo: Fiore d’ortica

Autore: Velise Bonfante

Editore: Marco Serra Tarantola

Anno: 2015

Pagine: 256

Prezzo: 15 €

ISBN: 9788867771189

 

   Il Lettore

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Ex Libris (3) – La bella Tuscia di Dante (e di Rescifina)

Il libro è sottile, ma denso.

Sintetico, ma succoso.

Ben congegnato e ben scritto (e qui non ci sono “ma”).

Il viaggio che Giuseppe Rescifina compie, portando con sé coloro cui tocca la buona sorte di sfogliare questo saggio, è uno di quelli talmente ricchi di memorie, suggestioni e spunti che si esauriscono troppo presto, lasciando il desiderio che presto ci sia una nuova partenza.

Così seguiamo il Sommo Poeta nel viaggio intrapreso unendosi ai pellegrini diretti a  Roma per il Giubileo del 1300.

Passa a Viterbo percorrendo la Francigena che, guarda caso, scorre vicino al Bullicame (cfr. XIV Canto dell’Inferno) , sorgente di acqua sulfurea che senz’altro deve averlo ispirato nel descrivere l’infernale Flegetonte.

Ne esce un affresco di parole, di notizie e di riferimenti che unisce storia, letteratura e arte. Un mosaico di personaggi sospesi tra i versi del Sommo Poeta e la Storia, cui Rescifina riesce ad attribuire, con tocco sapiente, colore, rilievo e suggestione.

Aggiungendo, per rendere ancora più gustoso il tutto, un pizzico di esoterismo e di stuzzicante alchimia e spigolature di costume e di cronaca sparse qua e là.

Insomma, libro snello ma di sostanza, da leggere velocemente e da rileggere con attenzione, parte per parte, una volta che si sarà posata la nebbia magica dell’ arcano incanto della Commedia così abilmente evocato e trattato dall’Autore.

Giuseppe Rescifina è nato a Sant’Agata di Militello e vive a Viterbo. Giornalista, saggista, autore di testi teatrali e di ricerche di antropologia delle religioni. Studioso (e appassionato estimatore) di Dnte, che ha anche interpretato in varie performance e diffuso in  “lectio”. Ha lavorato per Il Giornale di Sicilia, Il Corriere dell’Umbria e collaborato con il Corriere della Sera. Ha contribuito, insieme ad alcuni colleghi, alla fondazione del Corriere di Viterbo. Ha diretto Viterbo Oggi e alcuni uffici stampa. Nel 1987 ha pubblicato la guida Sicilia per Edizioni Futuro e ha collaborato con numerose testate.

  Titolo: Dante e la Tuscia

  Autore: Giuseppe Rescifina

  Editore: Casa Editrice Serena

  Anno: 2015

  Pagine: 116

  Prezzo: 15 €

  ISBN:  9788890876622

 

 

  Il Lettore

 

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