Il fato e l’olio: riflessioni durante il Tg del tardo pomeriggio

   

Brianza.

Un cavalcavia collassa al passaggio di un mezzo pesante.

Il camion precipita giù, sotto c’è la superstrada per Lecco. Schiaccia automobili, con i loro conducenti, che altra colpa non hanno se non di passare all’ora, al momento sbagliato sulla strada sbagliata.

Morale: a volte il Destino. La realtà che supera persino la macabra fantasia dei film della serie “Final destination” e simili. Quindi? Quindi non cercate di programmare una vita che dei vostri (dei nostri) programmi non vuole sapere niente.

Vivete.

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Un’esponente dell’Istituto Mario Negri, uno degli Istituti scientifici più seri e più quotati d’Italia, rivela che, da approfonditi studi, l’olio di palma non è poi quello spietato killer che è additato con timore e spregio da tutti.

Ci sono degli agenti corruttori, come in altri alimenti, ma si possono eliminare nel normale processo di produzione e molte aziende si stanno già impegnando con successo in questo.

Morale: da troppo tempo, nel nostro Paese e in altri è diventato sin troppo facile “sbattere il mostro in prima pagina”: che si tratti di un politico, di un movimento politico, di una categoria… o semplicemente di un po’ d’olio, si tratta di bersagli semplici da colpire, alleggerendo la nostra coscienza delle proprie inevitabili mancanze.

E se imparassimo a informarci, discernere e discutere, invece di aggredirci a vicenda?

   Valerio Vairo

Categorie: Giorni d'oggi.

In memoria di un eroe visionario, nell’inconfondibile stile di Cristicchi

 

Finalmente ci siamo. Parte una nuova stagione del C.T.B.  che si prospetta intensa e interessante quante altre mai. E parte  così, con Simone Cristicchi.

Un povero Cristo che canta e porta… il carretto.

Uno spettacolo che riempie gli occhi, le orecchie e il cuore.

Una pièce che ha nella linearità narrativa e nella semplicità espressiva i più forti dei suoi punti forti.

Un monologo a più voci, grazie alla straordinaria versatilità espressiva e vocale di Cristicchi, che si fa bambino, si fa donna, si fa saccente sacerdote e dimesso papa, si fa popolo sgomento, si fa notabile altezzoso, uno nessuno e centomila, riuscendo a imporsi come mattatore del palcoscenico senza perdere una seppur infinitesimale frazione di quella ingenuità che lo rende davvero unico e che induce ad amarlo senza riserve e ad ammirarlo un così grande numero di persone.

   

Simone Cristicchi. Nell’immagine di destra in scena, in quella di destra, dopo lo spettacolo, con Patrizio Pacioni e Giusy Orofino

Due ore di spettacolo in cui scenografie di semplicità francescana, grazie all’inventiva, riescono a rievocare gli anfratti scoscesi dell’Amiata, le lussuose stanze del vaticano, le strade dei paesi maremmani.

Un coro discreto ma impeccabile che si fa popolo, sporco e brutto, ma non certo cattivo, anche nell’aspetto esteriore

Il coro che ha accompagnato Simone Cristicchi nei momenti musicali dello spettacolo, meritatamente applaudito a fine spettacolo

Meritatissimi gli applausi finali, convinti e ripetuti.

In chi scrive questo articolo sorge il sospetto che Cristicchi, al Teatro Sociale di Brescia, abbia trovato una casa sempre pronta ad accoglierlo con affetto ed entusiasmo.

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  Il personaggio (David Lazzaretti) e la sua vicenda

Nato ad Arcidosso nel 1834, dopo avere imparato a leggere, scrivere e far di conto dal vecchio parroco del paese,  abbandonò ben presto gli studi per aiutare il padre nel difficile mestiere di conduttore di carri (barrocci) utilizzati per il trasporto di legna, di carbone e di terra d’ocra alla stazione di Monte Amiata.

Trascorsi i primi trent’anni di vita nell’irrequietezza e indulgendo in varie tipologie di eccessi, nel 1968 cominciò ad avere visioni tali da causare autentiche crisi mistiche.

Essendosi ben presto convinto di essere stato chiamato ad adempiere una missione divina, si dedicò a una serie di ritiri, digiuni e altre pratiche ascetiche, impegnandosi a edificare un santuario in Arcidosso e un eremo sul monte Labro, rilievo meridionale del Monte Amiata.

Riscuote subito un grande consenso popolare, soprattutto tra i contadini, guadagnandosi l’appellativo di Santo Davide, e  sulle prime raccoglie anche l’appoggio del clero e dei vescovi della zona. Presto la sua fama si estende ad altre zone, prime tra tutte alla maremma e alla parte del Lazio compresa tra Sabina e Reatino.

Avvia interessanti esperienze collettive di ispirazione evangelica come il Campo di Cristo e la Comunità delle Famiglie Cristiane, caratterizzate dalla messa in comune dei beni e dal lavoro collettivo: matrice ideologica e sociale precorritrice, partendo dai valori sociali del cristianesimo,  di esperienze più consapevolmente di sinistra e, specificatamente, marxiste.

Inevitabilmente, alla luce di quanto sopra, i rapporti con la Chiesa romana, ben presto, cominciano a deteriorarsi: il disappunto delle gerarchie ecclesiastiche a fronte dell’aspra condanna delle ricchezze e delle spese del clero, si unisce alle paure di una borghesia che si sente minacciata dall’avvento di nuove ideologie di stampo collettivistico che si manifestano negli scioperi operai patrocinati dai primi sindacati.

David Lazzaretti viene ucciso ad Arcidosso il 18 agosto1878 (come previsto in una sua profezia) allorché una variopinta processione, da lui condotta, si trova la strada sbarrata dalle forze dell’ordine.

Resta ancor oggi un mistero la circostanza che a esplodere il colpo mortale non fosse stato uno dei militari legittimamente presenti in servizio di ordine pubblico ma un tale Antonio Pellegrini, bersagliere in licenza, presente casualmente sul posto.

Il suo uccisore fu poi a sua volta assassinato a coltellate in un vicolo di Livorno.

 

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  Simone Cristicchi, “quell’uom dal multiforme ingegno”

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   Musica

Primo grande successo come cantante nel 2005 con Vorrei cantare come Biagio Antonacci .

Nel 2007, per primo, con Ti regalerò una rosa  (meditazione sulla follia ispirata al suicidio di un malato di mente agli albori del ventesimo secolo affiancò alla vittoria assoluta del Festival di Sanremo anche il premio della critica.

Nel 2011 ha interpretato la sigla dell’edizione italiana del cartone animato Il piccolo principe (Rai2). Ancora nel 2011 ha ottenuto il Premio Amnesty Italia con il brano Genova brucia.

 

     Scrittura

Ne 2011 ha pubblicato due libri: Dialoghi incivili, scritto con Massimo Bocchia, e un’edizione speciale di Santa Fiora Social Club, testo e dvd sulla sua avventura con il Coro dei Minatori di Santa Fiora.

Nel 2012 ha pubblicato Mio nonno è morto in guerra, da cui poi ha tratto uno spettacolo teatrale.

 

    Teatro

Nel 2013 Magazzino 18, musical civile da lui scritto insieme a Jan Bernas (autore del libro Ci chiamavano fascisti, eravamo italiani, Mursia), che racconta il dramma (per anni passato sotto silenzio) degli italiani istriani cacciati dalle loro terre e massacrati nelle foibe.

Del 2016 Il secondo figlio di Dio, di cui si parla, appunto, in questo articolo.

 
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Autore: Simone Cristicchi, Manfredi Rutelli e Matteo Pelliti
Regia: Antonio Calenda
Cast: Simone Cristicchi
La storia rivisitata di David Lazzaretti,  da barrocciaio a mistico-visionario che, proclamandosi secondo figlio di Dio, reincarnazione di Gesù Cristo, nella seconda metà dell’800 cercò di costituire sull’Amiata una comunità animata da spirito egualitario, andando incontro a un tragico destino.
IN REPLICA AL TEATRO SOCIALE DI BRESCIA FINO AL 30 OTTOBRE

 

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   Guitto Matto

Categorie: Teatro & Arte varia.

Ex Libris (8) – Eh, cara Carla: si fa presto a dire ‘900!

Di Carla, tra tante doti che le sono proprie, ce ne sono un paio che, praticamente da sempre, ho imparato ad apprezzare più delle altre: l’accurata profondità della sua critica letteraria che si combina alla perfezione con un’invidiabile e sempre frizzante elasticità mentale.

Carla Boroni conosce alla perfezione regole, canoni e parametri ma, proprio per questo, è in grado, quanto lo giudica opportuno, di andare “oltre”.

Così, già nell’intrigante introduzione di “Appunti per il mio Novecento” (opera in cui si prende in rassegna la produzione letteraria italica del ventesimo secolo) esprime l’idea non propriamente convenzionale di una (necessaria) “soggettivazione” della critica letteraria che, partendo da un’adeguata collocazione nell’epoca storica cui si riferisce, viene riletta alla luce della sensibilità e delle preferenze personali.

Si parte (in una stagione da terzo millennio, in cui il riciclo degli scarti è assurto a valore primario) a un pensoso e pensato recupero della decadenza tardo-ottocentesca come pastoso e forse scomodo, ma senz’altro fertilissimo, humus nel quale affondano le radici del secolo preso in esame.

Poi comincia il viaggio.

Dalla querelle contraddistinta da vocianti tifoserie di opposta appartenenza tra Carducci e Pascoli al superomista estetismo Dannunziano, alla produzione (solo apparentemente) indirizzata a più giovani schiere di lettori di De Amicis e Collodi, all’ “anello di passaggio” della poesia ironica e simbolista di Govoni e Gozzano grazie alla quale si compie pienamente il passaggio di secolo.

Segue la chiassosa irruzione del futurismo di Marinetti e dei suoi compagni, cui fa da contraltare la purezza poetica dell’immenso Ungaretti, dell’oscuro e tormentato Campana e di Montale, che precedono e preparano l’ermetismo perfetto del Nobel modicano Quasimodo.

Attraverso un percorso quanto mai suggestivo, nel corso del quale Carla Boroni distribuisce a piene mani riferimenti politici, di cronaca e di costume (ivi compreso uno sfiziosissimo capitolo incentrato specificamente  sul clima culturale del periodo interbellico e delle riviste letterarie che animarono il dibattito di studiosi e appassionati) si arriva  al primo approccio “lirico” al realismo, operato da Cesare Pavese, poi al neorealismo (movimento suscitato anche da una diversa consapevolezza sociale cui contribuì, di nuovo, una rivista letteraria, in questo caso “Il Politecnico”), alla tormentata produzione (frutto di tormentatissima esperienza esistenziale) di Umberto Saba.

È la Neoavanguardia a tirare la volata agli anni sessanta, divisi tra l’illusione di un boom economico senza limiti e senza termine temporale all’interno dei confini e le paure, all’esterno di una sempre più minacciosa guerra fredda tra le due superpotenze che si contendono il mondo. La poesia sembra ritirarsi, rifugiandosi allora nel personale. attraverso una poesia più domestica (Bertolucci) o un disincantato sperimentalismo (Zanzotto), se non nella più famigliare espressione dialettale.

Nella seconda parte del libro si parla dell’Italica scrittura collegata con lo sport, con la letteratura nell’epoca del trionfo della tv e con le fiabe; senza dimenticare (dedicando anzi a ciò ben due capitoli con immensa gioia per Patrizio & friends) anche al genere giallo. Personalmente immagino che tra Carla e o scrittore romano ci sarà molto da discorrere sulla definizione di “narrativa di consumo”, ma si tratta di questione di carattere puramente ideologico, assolutamente irrilevante in questa sede.

In questa seconda parte segnalo inoltre un corposo capitolo sulla tematica “famiglia”, esteso, oltre che all’aspetto puramente letterario, a una più ampia disanima delle mutazioni di costume accelerate all’inverosimile nel c.d. “secolo breve” (e in particolar modo nella sua parte discendente) e un più sintetico ma intrigantissimo accenno alla funzione e all’utilizzo del paesaggio da parte dei poeti.

Che altro dire, se non che la scelta dei tanti inserti poetici e di rosa, inseriti dall’Autrice di questo originale trattato, per quanto, inevitabilmente (ed eccoci tornati all’inizio) “soggettivizzati”, al di là delle tendenze e delle preferenze personali, risulta di grandissima efficacia illustrativa.

Da comprare, da leggere per diletto e per completamento culturale, da e tenere da parte per eventuali necessità di pronta consultazione.

Titolo: Appunti per il mio novecento

Autore: Carla Boroni

Editore: Sefer Books

Anno: 2016

Pagine: 416

Prezzo: 18,50 €

ISBN: 9788899144128

 

  

 

   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Per Patrizio novembre sarà il mese dei moLti (eventi)

No, non si tratta di un errore di battuta, se state pensando alla tradizione novembrina fatta di cipressi e crisantemi.

È solo un innocente gioco di parole in occasione della prossima partenza del tour di presentazioni di «In cauda venenum» il doppio romanzo che segna, a distanza di oltre cinque anni, il ritorno del commissario Cardona, presentato in anteprima ai festival Caffeina, Ombre e Giulia in Giallo – Delitti & Diletti.

Avvio scoppiettante, visto che, nel giro di poco più di una settimana, il Leone di Momnnteselva e il suo narratore saranno a Roma, Brescia e Desenzano (rispettivamente 10, 18 e 19 novembre).

Ma non c’è solo questo, nel movimentato novembre di Patrizio Pacioni.

Martedì 15, nella suggestiva sede del Museo Mille Miglia si terrà, con il patrocinio del Comune di Brescia, «liberALArte», l’evento pensato e fortemente voluto dallo scrittore romano a sostegno dell’attività di recupero dei detenuti attraverso la pratica dell’arte, intesa nella più ampia delle accezioni.

L’occasione, per chi ancora non l’avesse fatto, di assistere alla proiezione del film «Il Lettore» (scritto da Pacioni e Fabiana Cinque per la regia di Martina Girlanda)  realizzato all’interno della Casa Circondariale di Busto Arsizio e a quella di una sintesi di «La causa e il caso» lo spettacolo di danza che Giulia Gussago ha portato nella scorsa stagione sul palcoscenico del Teatro Sociale di Brescia.

Alla serata, che sarà presentata da Biagio Vinella, sarà esposta anche l’opera che è servita da sfondo alla locandina dell’evento, realizzata dall’artista bresciano Gi Morandini.

Di questo e di tutti gli altri eventi in programma, come sempre, sarà nostra cura fornire dettaglio, orari e ogni altra informazione utile.

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   Valerio Vairo

Categorie: Senza categoria.

Goodmorning Brescia (22) – Olga e il bello delll’integrazione

Se c’è una città in cui l’incrocio tra culture, religioni e caratteristiche etniche raggiunge la massima intensità, beh, è proprio Brescia.  Dunque, se c’è una città nella quale poteva essere presentata l’uscita di un libro come Favole Ucraine -Українські казки, di Olha Vdovychenko, altra non può essere che Brescia.

L’evento si è tenuto martedì sera alla Libreria Rinascita, alla presenza di un folto pubblico tra il quale potete scorgere, in una delle foto immediatamente sottostanti, anche una faccia piuttosto nota ai frequentatori di queste pagine.

foto qui.

  

Raccolta di antiche fiabe ucraine, riportate fedelmente o rielaborate, edite nella doppia versione lingua originale-italiano.

Un’operazione la cui vera portata e il cui autentico valore aggiunto ho pienamente compreso solo nel momento in cui un paio di esse sono state lette da Olha (oppure Olga, fate voi) ad alta voce: sonorità diverse, un effetto di grande suggestione. Un mondo diverso in cui però sono diversi i nomi di personaggi, luoghi e cose, ma non la furbizia, non le atmosfere agresti, non la struttura degli aneddoti farciti di saggezza e di malizia prettamente contadina.

Notevole la parte grafica fusione tra il testo e l’illustrazione opera di Natalya Koshlaki e adattata graficamente da Chiara Squassina della CDS Graphica che ha curato tecnicamente questa operazione culturale di ampio respiro. Notate, nelle foto che seguono, le fantasiose tavole realizzate secondo l’antica tecnica Petrykivca, pittura a puntini in cui prevalgono il rosso e il nero.

  

“Conoscere il nuovo senza dimenticare le radici” è il pensiero espresso da Milly Ghidinelli, brillante conduttrice e intervistatrice.

“Dio punisce chi si dimentica delle proprie origini” rincara Olha.

“Ho scritto questo libro anche per restituire qualcosa al Paese che mi ha accolto. Arrivai in Italia per partecipare a un corso di esperanto e sono qui da ormai trent’anni” aggiunge poi, visibilmente commossa.

E, a proposito dell’esperanto, all’evento presso la Libreria Rinascita ha presenziato anche Giuseppe Fraccaroli, presidente dell’associazione esperantista di Brescia.che ha sinteticamente illustrato le qualità ideali e l’utilità funzionale di quella che può essere definita una vera e propria lingua-ponte.

 

Fraccaroli non si è lasciato sfuggire l’occasione per ricordare che proprio la Leonessa ospiterà la manifestazione in cui, il 14 aprile del prossimo anno, si ricorderà il centenario della morte di  Ludwik Lejzer Zamenhof, medico, linguista e glottologo polacco. Il nome esperanto deriva proprio da uno dei suoi pseudonimi.

Titolo : Українські казки / Favole ucraine

Autore: Olha Vdovychenko

Testo in italiano curato da: Manuela Vaccari

Illustrazioni: Natalya Koshlaki

Edito da: CDS Graphica

Pag: 111

Prezzo: 15 €

ISBN: 978-88-908566-4-8

   Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.

Da San Giovanni di Polaveno il teatro giovane batte un (bel) colpo

   

Lo spettacolo è il racconto evocativo di un femminicidio ispirato al giovanissimo drammaturgo e ai suoi compagni di avventura dall’uccisione da parte del marito, a Niardo (Valcamonica), della professoressa Gloria Trematerra, insegnante presso il liceo di Breno. Una storia che ha segnato duramente la realtà locale e che ha spinto tre giovani a esprimere il problema con il linguaggio del teatro; poca narrazione, molta evocazione: uno spettacolo di Teatro Civile teso a indagare in profondità la concreta realtà delle violenze domestiche sulle donne.

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La prima volta che ho assistito a “… però Ti amo” è stato, all’incirca, in questo stesso periodo del 2015.

Ne scrissi in termini estremamente positivi ma, a seguito del proditorio attacco di hacker che poco tempo dopo devastò e distrusse circa quindici anni del sito di Pacioni e oltre cinque di questo stesso blog, il post andò perduto, insieme a centinaia di altri.

Così, visto che domenica 16 ottobre è andata in scena una nuova replica nella sala teatrale dell’ex scuola materna di S. Giovanni di Polaveno, in un evento pensato e organizzato da Giusy Orofino, con la partecipazione di Patrizio Pacioni, dell’assistente sociale Chiara Ricci e della psicologa Federica Nana, non mi sono lasciato sfuggire l’occasione per andarlo a rivedere e colmare un altro buco rimasto nel web.

   

Cominciamo con il dire che a distanza di un anno, come ha spiegato prima dell’inizio della rappresentazione la direttrice artistica di Altatiater, Tiziana Salvini, la rappresentazione del dramma di Alecs Manea ha subito un’evoluzione senz’altro positiva.

Più matura (com’è normale che sia, vista la giovanissima età degli attori) l’interpretazione di Alecs Manea e Donatella D’Apollo.

  

  

Più completa e suggestiva la struttura drammatica, con l’introduzione della proiezione di un suggestivo filmato e l’intervento del magico piano di Elena Quaglia.

Alla rappresentazione è seguito un vivace dibattito, completato da molteplici interventi da parte del pubblico che gremiva la sala al limite della capienza, nel corso del quale, con l’attenta conduzione di Giusy Orofino, lo scrittore romano ha effettuato una veloce ma stimolante disamina della presenza femminile nella storia del teatro e le due “esperte” hanno dispensato spiegazioni e consigli in merito alla natura, gli effetti e la gestione della violenza perpetrata contro le donne.

 

Il saluto finale, salutato da convintissimi applausi, è stata la lettura da parte dell’attore Massimo Pedrotti di un suggestivo brano scritto da William Shakespeare.

 

   GuittoMatto

 

Categorie: Teatro & Arte varia.

Ex Libris (7) – Da “Giulia in Giallo” Alessandra Angelucci, la superprof delle parole

 
Alessandra Angelucci  è docente di Lettere, giornalista e critico d’arte. Laureata presso la Facoltà di Lettere dell’Aquila, si specializza alla Luiss di Roma in Management culturale. Collabora con il quotidiano di Teramo «La Città» – in vendita nelle edicole in allegato a «Il Resto del Carlino» e con la rivista «Exibart».  Per la Di Felice Edizioni dirige la collana d’arte Fili d’erba; collabora con la Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture di Castelbasso. Su Radio G di Giulianova cura la rubrica d’arte Colazione da Alessandra.
 
 
«Difficile fare un’intervista a chi, le interviste, è solito farle. Naturalmente mi riferisco a Il rovescio delle lettere, il tuo libro uscito per le stampe di Di Felice Edizioni, che hai presentando, riscontrando interesse e curiosità, alla prima edizione di Giulia in Giallo – Delitti & Diletti, che si è tenuta da poco a Giulianova. Vuoi dirci qualcosa del libro?»
 
«“Il rovescio delle lettere” è un libro che nasce a seguito di diversi anni di scrittura giornalistica. Interviste e ricordi, nello specifico, già pubblicati sulle pagine di quotidiani e riviste di settore con cui collaboro (La Città, Exibart, Contemporart), senza dimenticare la voce “raccolta” in radio durante la rubrica “Colazione da Alessandra”, uno spazio dedicato all’arte che curo per RadioG Giulianova. Faccio mie le parole del professor Franco Speroni, che è autore della prefazione: «Un libro fatto di interviste può anche essere letto come fosse un racconto che emerge a tratti, in modo non prevedibile. Si può iniziare la lettura incominciando da varie parti, non necessariamente sequenziali. È il lettore che troverà una trama». E questo libro nasce effettivamente con lo scopo di conservare la memoria di chi opera nel mondo artistico e culturale, mettendo nero su bianco l’esperienza diretta di chi attraverso l’arte ha costruito il suo personale ponte di collegamento con l’alterità, il mondo esterno. Le mie interviste selezionate – ben trentasette – vogliono essere uno spunto per riflettere sull’arte contemporanea e la cultura, offrendo una prospettiva anche “rovesciata”, perché non sempre la collocazione unilineare degli eventi ci mette di fronte al quadro completo di ciò che stai osservando. A volte capovolgere le cose è utile, e direi anche divertente. Io l’ho fatto grazie agli artisti, ai critici, ai presidenti di Fondazioni, agli scrittori che ho avuto la fortuna di incontrare nel mio percorso professionale: Sgarbi, Daverio, Bonito Oliva, Edith Bruk, Omar Galliani, Luca Bigazzi…solo per citarne alcuni. L’incontro con l’altro resta la parte più bella e stimolante di questo lavoro».
 
«Da quanto mi risulta, sei molto attiva sul territorio e partecipi con impegno all’attività di una realtà editoriale come quella condotta da Valeria Di Felice. Ti chiedo di spendere qualche parola sulle prospettive di sviluppo della neonata manifestazione “Giulia in Giallo – Delitti & Diletti”, anche per come l’hai vista e vissuta Tu, e sulle prospettive dell’editoria e dello sviluppo culturale nella Tua regione.»

«Parlare di “prospettive” è davvero molto difficile in questo specifico momento storico che ci attraversa. Si ha quasi sempre la sensazione che “i conti non tornino mai”, e non parlo soltanto di meri numeri da investire, di capitali che si muvono, ma di risorse umane qualitativamente preparate che non trovano posto per esprimersi, al fine di rendere fruttuosa la loro esperienza per il nostro Paese. Questo vale per tutti i campi professionali, non soltanto per quello dell’editoria, che comunque ha molto risentito della crisi economica degli ultimi anni, portando alla rimodulazione dei grandi colossi, figuriamoci delle piccole realtà locali. Per cui ben vengano le case editrici che con impegno e onestà intellettuale selezionano e portano avanti nella nostra Regione e all’estero l’esperienza letteraria di chi affida alla parola il suo sentire. Quella di “Giulia in Giallo-Delitti & Diletti” è stata una esperienza molto bella che mi auguro possa ripetersi anche in futuro nella cittadina di Giulianova. Promuovere la lettura senza il dictat dell’imperativo credo sia il modo più intelligente per fare amare l’esperienza del viaggio che ciascun tipo di libro può offrire».

«Da tempo, pur sostenendo energicamente il valore artistico e la dignità della letteratura di puro intrattenimento, Pacioni ammette e conferma con crescente convinzione la presenza di inevitabili implicazioni “didattiche” (sia in positivo che in negativo) in ogni tipo di narrazione. Nella duplice veste di autrice e professoressa, Tu cosa pensi in proposito?»

 

«Ogni libro ci insegna qualcosa. Attraverso la lettura possiamo scoprire ciò che ci piace e cosa non gradiamo, cosa sogniamo e cosa avremmo voluto accadesse anche a noi, altre volte ci fermiamo alla prima pagina, convinti  che il seguito non ci appartenga. I libri ci dicono chi siamo e come potremmo essere e questo, secondo me, è il più grande insegnamento da continuare a divulgare in tutte le aule delle scuole. Il libro è fattivamente un’esperienza che amplifica la consapevolezza di noi stessi. La crescita vera e propria che ne segue risiede nella capacità di discernimento, propria dell’uomo. Non possiamo dimenticare, infatti, i “diritti imprescrittibili del lettore” tanto amati da Pennac: il diritto di saltare le pagine, il diritto di non finire un libro, il diritto di leggere ovunque, e anche quello di non leggere. Sì, anche quello di non leggere. E io direi che i “parolai” non vanno letti».

«Ipotizzando per un attimo (si tratta di un puro esercizio di fantasia, intendiamoci), di paragonare un libro come il Tuo a un’opera di narrativa, concepiresti le singole interviste come i racconti slegati tra loro (pur se collegati da un filo conduttore) di un’antologia o come i capitoli di un romanzo?»

«Le antologie mi disorientano. Preferisco i romanzi: per quanto lunghi e complessi nei loro intrecci, scuotono di più la mia immaginazione e la mia coscienza. Da un buon libro mi aspetto questo. Per cui sì, direi proprio che il “Rovescio delle lettere” – seguendo il gioco di pura immaginazione da te suggerito – mi piacerebbe viverlo nella riscrittura come un romanzo e, se potessi scegliere, opterei per Anna Karenina di Lev Tolstoj. È un libro che mi ha regalato l’esperienza del silenzio e del vuoto interiore».

«Inevitabile, a conclusione di un sia pur breve conversazione con un “creativo”, e in particolare con uno scrittore, una domanda in merito ai lavori/principali progetti in corso e a eventuali prossime uscite»

 

«Come direttore della Collana d’arte “Fili d’erba” della Di Felice edizioni, posso dirti che presto vedrà la luce la quarta pubblicazione firmata da un nome del panorama artistico internazionale. Sono molto orgogliosa di questo, ma non posso ancora svelare l’identità dell’autore. Per quanto riguarda i miei personali affondi nella scrittura, sono tornata alla poesia e nel 2017 ci sarà una bella novità. Chissà, forse ha davvero ragione Pennac: l’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale».

 
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Titolo: Il rovescio delle lettere
Autore: Alessandra Angelucci
Casa editrice: Di Felice Edizioni
Collana: Fili d’Erba
In copertina: dettaglio dell’omonima opera di Fabrizio Sclocchini
Pagine: 280
Prezzo: 15 €
ISBN: 978-88-97726-86-9
 
Un libro fatto di interviste può anche essere letto come fosse un racconto che emerge a tratti, in modo non prevedibile. Si può iniziare la lettura incominciando da varie parti, non necessariamente sequenziali. È il lettore che troverà una trama. L’autrice ci offre l’esperienza dell’incontro e, come in ogni dialogo, accanto all’apparente immediatezza della risposta vive la complessità di ciò che resta implicito, proprio perché non è la prossimità a rendere più evidenti i punti di vista. La prossimità amplifica il suono, non necessariamente il senso. Occorre andare nel “rovescio delle lettere”, appunto, per cercare una trama, per entrare nelle pieghe del testo e ricostruirne i processi della significanza.

(dalla prefazione di Franco Speroni)

   Il Lettore

Categorie: Scrittura.

Goodmorning Brescia (21) – Alla Croce Rossa…. ditelo con un fiore.

“Mani gentili e pietose porgeranno a ognuno di noi il simbolico fiore dei tre gloriosi colori” annunciava La Sentinella Bresciana del 30 dicembre 2011, occupandosi della prima iniziativa organizzata a livello nazionale dalla Croce Rossa Italiana nell’intento di raccogliere i fondi necessari alla sua meritoria attività.

Con un certo compiacimento, poi, i primi giorni di gennaio, si raccontava di   “signore e signorine facevan assalto gentile in piazze e sagrati e -su richiesta- nella case degli infermi, cui la resa era pronta” .

L’obolo minimo per ricevere il gadget, costituito uno spillone sormontato da una coccarda realizzata con un nastro tricolore da appuntare al bavero o al corsetto, sì da sembrare un fiore, era fissato in un centesimo (“ma la vendita fu molto più profittevole” riferiscono le cronache.

Ebbe così inizio la Fiera Nazionale del Fiore, vale a dire l’evento al quale, oltre un secolo più tardi, hanno inteso richiamarsi, andando oltre la classica cena di beneficienza “mordi e fuggi”, Marta Nocivelli, Elena Bonometti e le altre organizzatrici hanno ideato e realizzato Dîner de Fleurs, la serata di gala che si è tenuta venerdì 30 settembre nell’elegante location del Museo Mille Miglia.

  

Nel nome con il quale abbiamo deciso di battezzare questo importante appuntamento di solidarietà, oltre al richiamo ai tempi eroici della nostra Associazione spiega Elena Bonometti  c’è inclusa anche la possibilità che si è data ai “cavalieri” presenti di omaggiare con un fiore le loro dame, aggiungendo nel contempo un ulteriore contributo 

   

  Tra l’elegante aperitivo, allietato dalle note discrete e morbide del pianoforte, e la gustosa cena, servita su tavole apparecchiate con eleganti tovaglie rosse, gli intervenuti hanno potuto assistere a una pièce, scritta e curata da Ettore Oldi e interpretata dai giovani quanto talentuosi attori bresciani Antonio Panice e Matteo Bertuetti: tema trattato, e  non poteva essere altrimenti, importanti momenti della vita di Henry Dunant (fondatore della Croce Rossa) dallo shock subito al cospetto della terribile strage della battaglia di Solferino e San Martino, da cui gli derivò l’idea di dar vita a quella che destinata a diventare l’associazione umanitaria più grande del mondo e della storia, all’attribuzione, sia pur tardiva, del primo premio Nobel per la Pace. 

Da sottolineare lo straordinario riscontro. anche in termini di partecipazione numerica, che l’evento, concluso con il saluto di commiato del Presidente della Croce Rossa bresciana, Lucio Mastromatteo, è riuscito a riscontrare nonostante la sfidante concomitanza della “prima” operistica al Teatro Grande e di altri attraenti eventi cittadini.

Su questo, però, a breve avremo ancora modo di tornare.

   Bonera.2

Categorie: Giorni d'oggi.