Il metodo di Katiuscia (Armanni)

Katiuscia Armanni si affaccia al mondo del teatro venti anni orsono, studiando il noto metodo: Strasberg Stanislavskji. Dopo aver lavorato professionalmente per otto anni in due note compagnie teatrali bresciane, nel 2011 decide di fondare la compagnia Teatranti, scrivendo e dirigendo spettacoli teatrali e cortometraggi; toccando sempre tematiche sociali di grande importanza.

(ndr) Qualche anno fa, a Milano, Katiuscia Armanni, insieme all’amica e allieva Elide Torri, partecipò anche a un’esibizione della Compagnia Girovaga delle Impronte: la rappresentazione del dramma radiofonico a vista  «Cardona e l’ultimo treno»

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Potrei dire, paradossalmente, di avere conosciuto prima i tuoi allievi (disseminati a recitare in giro nei teatri di tutta la zona di Brescia e dintorni) che Te. Dunque Tu insegni Teatro. Come? Perché?

Il metodo didattico che utilizzo è prevalentemente quello che si insegna nell’ Actor Studio di New York e Los Angeles. Nello specifico il metodo Strasber e Stanislasvkji. Quest’anno il corso si svolge ogni venerdì a Bovezzo nei locali comunali della Sala delle Colonne, con orario dalle 20,30 alle 22,30. Quanto al perché lo faccio, ti rispondo che per chi ha nel sangue una passione artistica come la mia, non esiste cosa più bella e gratificante che trasmetterla ad altri.

Chi sono i tuoi allievi?

Vuoi sapere i nomi?  (ride) Non li ricordo tutti…. Scherzi a parte non c’è una tipologia precisa. Attualmente ho allevi che vanno dai trenta ai sessanta anni, più femmine che maschi. La preferenza femminile, a mio avviso, deriva probabilmente da una reazione di tipo generazionale, ovverosia dalla ribellione della donna dopo che, per tanti secoli, la pratica del teatro le è stata preclusa.

Che tipo di rapporto si instaura tra un insegnante di recitazione e i suoi allievi?

Il più delle volte mi sono sentita (nell’ordine) amica, psicologa e sorella. Continuo a sostenere che fare teatro aiuta moltissimo la persona a incrementare la propria autostima e a trovare un miglioe equilibrio psicologico. Giova moltissimo, inoltre, stando anche a quanto più volte mi sono sentita dire dai frequentatori dei miei corsi, a conoscersi nel profondo e a superare incertezze e timidezza..

Insomma, sul palcoscenico come sul lettino dell’analista?

Sì, più o meno. Con la non lieve differenza che un “ciclo” di teatro costa meno di una lunga serie di sedute di psicanalisi… e diverte molto di più.

Da quanto tempo fai / insegni Teatro?

Già in fasce a mio modo facevo teatro, a quanto mi hanno raccontato i parenti più grandi. Ricordo che, ancora bambina, mi divertivo da matta a mettere in scena spettacoli per la mia famiglia! Detto questo, m’impegno seriamente sul palcoscenico dalla tenera età di quattordici anni, e da sei mi sono data anche all’insegnamento.

Che cosa suscita in Te, recitare? E cosa speri di suscitare nei tuoi allievi?

Esprimendomi pubblicamente attraverso la recitazione, con le parole e con il corpo, mi sento in pace con me stessa e ,al tempo stesso,  libera dalla paura di mettermi in gioco e di essere giudicata. L’aria a volte polverosa del palcoscenico si trasforma per me in puro ossigeno di alta montagna, e io ne respiro a pieni polmoni.

Un ultimo messaggio per concludere l’intervista?

Venite a Bovezzo a recitare con me, se siete in zona. Se invece siete lontani, o non avete tempo per applicarvi seriamente alla recitazione, amate comunque la prosa e, ogni volta che vi riesce possibile, entrate in un teatro e godetevi lo spettacolo. Vi amo tutti, personaggi della Vita, e ricordatevi che anche la più piccola e umile delle comparse, se lo vuole davvero, prima o poi avrà l’occasione di un ruolo da protagonista! 

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Quanto può essere nuovo… Il Vecchio e il mare?

C’è chi dice (e sono molti) che la grande letteratura è fatta per essere letta e ripensata riga per riga, e che il teatro è un’altra cosa.

Mica vero, a giudicare dalla rappresentazione della prima de “Il vecchio e il mare

Santiago di giovane ha soltanto lo sguardo dei begli occhi azzurri (“Con gli occhi chiusi  non c’era vita nel suo volto”) e, nonostante l’inesorabile logorio del tempo, è ancora abbastanza vigoroso (“Le spalle erano ancora forti anche se vecchie”) da uscire da solo in barca per la pesca di alto mare.

La scenografia, suggestiva e coinvolgente, impreziosita dalle luci di Cesare Agoni, è genialmente multi-tasking: si solleva uno sportello e il mare diventa casa, poi, con una proiezione, magicamente appare un lembo di deserto africano popolato da leoni. Un’ulteriore conferma, ove ce ne fosse bisogno, che per la fantasia esiste un solo, immenso mondo, e che i pensieri di chi sa astrarre e sognare, si plasmano, mutando in continuazione, come creta docile al tocco, uno nell’altro.

L’intreccio è semplice, per non dire elementare. Un vecchio, una battuta di pesca solitaria, un gigantesco pesce (per l‘esattezza un marlin) parente alla lontana (ma non troppo) della più feroce ma altrettanto oscura Moby Dyck. Mettere in scena una roba così senza annoiare il pubblico (vedi l’incipit di questo stesso articolo) è sfida mica da poco.

In realtà sul palcoscenico, come sulla carta della narrazione originale dell’immenso Ernest Hemingway, la lunga lotta tra l’uomo e l’animale altro non è che uno spunto di riflessione su alcuni fondamentali momenti e simboli della vita di ciascuno di noi: la solitudine (“Un vecchio non dovrebbe mai essere solo”), sull’ingiustizia (che altro possono essere gli squali, crudeli predatori della femmina di marlin così faticosamente pescata, se non i prepotenti e gli invidiosi che insidiano ogni giorno le faticose conquiste degli onesti? Sulla necessità del rispetto reciproco al di là dei ruoli, spesso conflittuali, che la vita assegna a ciascun essere umano (“Abbiamo chiesto perdono alla femmina del marlin che avevamo pescata, poi l’abbiamo macellata”).

Della sontuosa scenografia abbiamo già detto. Il difficile adattamento drammaturgico e la regia di Daniele Salvo si sono rivelate assolutamente brillanti e prive di sbavature. Attori (Santiago – Graziano Piazza, Ernest Hemingway – Stefano Santospago, ManolinLuigi Bignone ispirati e perfettamente nella parte. (altro…)

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A Verona le stelle di Antoine De Saint-Exupéry

“Ali” al Trinità: sette giorni di repliche per l’ultimo spettacolo del Teatro Impiria

Al Teatro Trinità di Verona ho assistito (con grande piacere) ad «Ali – Una strada lastricata di stelle»,  scritto e diretto per Teatro Impiria da Andrea Castelletti e tratto dalle pagine più belle dei libri di Antoine De Saint-ExupéryVolo di notte“, “Terra degli uomini” e “Il piccolo principe“): uno spettacolo originale, interessante e godibilissimo capace di coinvolgere gli spettatori dall’inizio alla fine, lasciandoli pervasi di pensieri intensi e tutti positivi.

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Bravissimi gli interpreti (lo sperimentato Sergio Bonometti e la giovane attrice Alida Castelletti) che, attraverso l’uso della parola e della comunicazione attraverso il corpo, coinvolgono gli astanti in una girandola di emozioni preziose per grandi e piccoli.

È uno spettacolo che, per essere apprezzato al meglio, richiede agli spettatori un’attenzione non soltanto visiva: perché è lo sguardo del cuore a risultare più efficace, quando “l’essenziale è invisibile agli occhi“.

Gli oggetti di uso comune si trasformano e letteralmente si animano sul palco assieme agli attori, mentre il felice connubio di una suggestiva colonna sonora e di luci utilizzate sapientemente, riesce a creare effetti unici e strabilianti.

Insomma, più che un (bello spettacolo) un viaggio, nel corso del quale gli spettatori prendono letteralmente il volo sulle ali della fantasia.

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“Ali” al Trinità: sette giorni di repliche

per l’ultimo spettacolo del Teatro Impiria

dal 27 gennaio al 3 febbraio 2017

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    Gabriella Sartori

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Post-it (9) – Putin, i suoi misfatti e la coda di paglia

Confesso di essere piuttosto perplesso, e non è cosa che mi accada così di frequente.

Il motivo?

Proprio ieri l’amico Patrizio ha diffuso sul suo profilo Facebook un articolo comparso su «Il Fatto» in cui si trattava della recente approvazione, da parte della Duma, di una legge a dir poco vergognosa: quella che, nella Russia di Putin, cioè in un Paese in cui si registra il maggior numero di violenze domestiche perpetrata su questo stanco Pianeta, depenalizza la violenza tra le mura domestiche, derubricando la pena a una semplice sanzione amministrativa.

L’intento, secondo il presidente della Duma,  Viaceslav Volodin, è quella (incredibile, agghiacciante, ma vero) di creare una “condizione che favorisca la formazione di famiglie forti”.

A questa denuncia, credo condivisibile da ofgni essere umano di media intelligenza e di buona volontà, c’è chi ha risposto citando una legge (discutibile come tutte le leggi) emanata recentemente dal parlamento Italiano. Un altro, invece, ha replicato che “tanto la legge non passerà, perché “Putin non firmerà mai una legge avversata dalla maggioranza dell’opinione pubblica” (come se fosse la prima volta che lo fa, come se il parlamento russo non fosse emanazione diretta del suo partito e delle sue volontà…). C’è stato anche chi (orrore!) ha accusato indirettamente ma chiaramente Patrizio di usare “due pesi e due misure”: ma di che cosa stiamo parlando? Possibile che in Italia non si possa commentare un fatto internazionale senza che il pierino di tuno alzi la mano per dire “ma in Italia succede questo, e quest’altro…”? Cosa c’entra? Anzi, che ci azzecca, come direbbe la buon’anima di Di Pietro?

(uno degli articoli sull’argomento comparsi su tutta la stampa italiana e internazionale – questo su Repubblica)

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Il fatto che in Italia oggi governi Tizio (il PD) e domani magari Caio (CinqueStelle o la Lega + alleati) e che chi governa possa emanare leggi e decreti non graditi, deve impedire di criticare le scelleratezze commesse in un Paese dittatoriale come l’attuale Russia?

Insomma, vogliamo finirla o no, con questo ammuffito e ormai indigesto e indigeribile provincialismo che vede in Italia il centro del mondo?

No, dico per dire.

    Valerio Vairo

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Elena Bucci: un premio bene assegnato

Pochi giorni fa, esattamente il 14 gennaio, negli studi Rai di Piazza Verdi si è realizzata (tra le altre) l’assegnazione di uno dei più prestigiosi riconoscimenti del Teatro nazionale.

Si parla del Premio Ubu 2016 (curato dall’Associazione Ubu per Franco Quadri, con il patrocinio e contributo del Comune di Milano e in collaborazione con Ateatro e Il tamburo di Kattrin) che, nella categoria “migliore attrice” è stato appannaggio di un’attrice nota e assai cara al pubblico bresciano:  la ravennate di Russi Elena Bucci.

All’origine di questa importante affermazione sono, tra gli altri, due spettacoli di produzione CTB, vale a dire  “La locandiera” e “La Canzone di Giasone e Medea” (recensita tra l’altro proprio sulle pagine di questo blog nel corso della scorsa stagione). Alle due pièce si aggiungono poi “Macbeth Duo” e “Bimba. Inseguendo Laura Betti”.

Il Premio, che vanta l’originale caratteristica di essere assegnato in base a una votazione referendaria attraverso una giuria composta da ca.  sessanta membri selezionati tra i migliori critici e qualificati appassionati di teatro, prende in esame una vasta gamma di eventi e ruoli: recitazione, regia, scenografia, drammaturgia, migliore pièce dell’anno e altri riconoscimenti trasversali.

«Dedico questo importante riconoscimento grata a chi mi ha concesso di trovarmi in tanto straordinaria compagnia», a chi non c’è più ma resta nella maestria…» ha dichiarato, commossa, Elena Bucci.

«…a chi mi ha accompagnato e sostenuto fino a qui con qualità e dedizione, a chi lavora con coraggio e passione nella luce e in ombra e a chi ancora non c’è, ma porterà con sé il teatro del futuro»

  

Elena Bucci, regista, attrice, autrice, ha fatto parte del nucleo storico del Teatro di Leo di Leo de Berardinis partecipando a tutti gli spettacoli e realizzando come autrice, per il Teatro Laboratorio San Leonardo, Dedicato e Canti per elefanti. Per il Riccardo III vince il Premio Ubu come migliore attrice.

Ha fondato con Marco Sgrosso la compagnia Le Belle Bandiere con sede a Bologna e a Russi di Romagna, dove creano spettacoli e rassegne, un Laboratorio di teatro permanente e progetti per la comunicazione tra le arti, la diffusione del teatro, la formazione e il recupero di spazi abbandonati attraverso azioni teatrali.

Elena Bucci cura regia, scene e costumi di spettacoli nei quali è spesso in scena – come Macbeth di Shakespeare, Hedda Gabler di Ibsen, La locandiera di Goldoni, Antigone di Sofocle, Svenimenti da A. Cechov, La canzone di Giasone e Medea – tutti prodotti con il CTB Centro Teatrale Bresciano nel corso di una intensa collaborazione.

È autrice di drammaturgie originali e regie, collabora con Radio3 per la realizzazione di sue scritture e di progetti speciali, per il teatro musicale cura regie per Ravenna Festival. È stata la prima interprete italiana di Medea di Benda, direzione di Manlio Benzi Ha lavorato in cinema Si occupa di formazione presso scuole e accademie e cura progetti speciali di trasmissione dell’arte teatrale.

È autrice di diversi scritti pubblicati su volumi e riviste.

   GuittoMatto

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Ombre di Monteselva / Pronto… concorso (1)

Ciao, internauti lettori-scrittori!

In questa nuova rubrica pubblicheremo notizie utili per i partecipanti al concorso più smart del 2017 e curiose per gli altri. Sperando che i primi aumentino e i secondi diminuiscano, naturalmente. E a tutti…

BENVENUTI A MONTESELVA E BUONA SCRITTURA !

    Valerio Vairo

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Scrive Gramigna:

«Ho in mente una storia che riguarda un personaggio che, recentemente, ha incrociato le vicende di Cardona. Per la precisione la mia idea è quella di un prequel, che però si svolgerebbe in altra località. Ritenete che un racconto con una simile origine e una simile ambientazione potrebbe rientrare nel tema del Concorso

Risponde Patrizio:
«Grazie dello spunto che mi offri per un primo chiarimento, Gramigna. La linea guida è che si possano naturalmente utilizzare i personaggi già narrati nei miei romanzi e racconti, dal primo a l’ultimo. Unica condizione, assolutamente non negoziabile, è che nella narrazione non si stravolga né quanto già “accaduto”, né la natura dei personaggi prescelti. Esempi limite: Diana De Rossi non potrà apparire come una donna sommessa e priva di ambizioni professionali, l’agente Gargiulo non potrà condurre, al di fuori della professione, una vita dissoluta e border-line, il commissario Cardona… Beh, il commissario Cardona lo conoscete tutti com’è, no
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Goodmorning Brescia (29) – La rossa rugiada di Piazza Vittoria

Che sia stato un feroce omicidio o un drammatico suicidio poco cambia: il fatto è che la Morte, stanotte, ha fatto una passeggiata in città, mietendo una vita nel più sanguinoso dei modi.

Un volo giù dalla sommità delle scale, un capo staccato di netto dal corpo, una pioggia di sangue a imbrattare, come rossa rugiada sui prati, il pavimento di un androne di uno dei palazzi simbolo di Brescia, la torre di Piazza Vittoria.

 

 

Della vittima, una donna di 56 anni, si dice che fosse un’anima inquieta, una senzatetto entrata furtivamente nel palazzo per ripararsi dal freddo gelido che impera in questi giorni e, soprattutto, in queste notti.

Una ringhiera tagliente come una ghigliottina che avrebbe separato la testa (ritrovata al secondo piano) dal corpo, rinvenuto esanime nell’androne?

Una povera donna che cerca di tutelare la propria vita per sfuggire all’assideramento e poi decide di togliersela, quella stessa vita, nel più crudele dei modi?

Certo che di questa cosa si parlerà dovunque e a lungo. Se ne parlerà molto, se ne parlerà troppo.

Solo una cosa, al momento, appare certa: un assassino c’è, sia esso un essere umano oppure l’indifferenza di fronte alla solitudine e alla disperazione di chi ci passa accanto. Di capire come e perché si occuperanno gli inquirenti: medico legale, polizia, carabinieri, magistrati.

Chissà se (più o meno è la sua ora, quella in cui si sarebbe verificato il dramma) il fantasma senza pace di Marlene Dietrich che infesta  piazze e vie nel cuore di Brescia,  di cui recentemente si è avuto modo di parlare proprio su queste pagine, abbia avuto modo, nel suo inquieto girovagare, di assistere personalmente a quanto stava accadendo. E, magari, di mormorare a fiore delle pallide labbre, una parola di pietà.

 

   Bonera. 2 

 

Categorie: Giorni d'oggi.

Il primo concorso… non si scorda mai!

Così ci siamo, finalmente.

Il nuovo portale, cambiando semplicemente il “suffisso” da it a com, si è rinnovato completamente e vestitoa  festa, grazie al prezioso lavoro della super-webmaster Orsola Vigorito.

www.patriziopacioni.com si presenta ora come un meraviglioso appartamento, con vista su un panorama praticamente sconfinato, completamente rimesso a nuovo e impreziosito da pregiati stucchi, raffinati marmi, quadri d’autore e quant’altro.

Di qui, con semplicissimi clic si potrà conoscere -praticamente in tempo reale- ogni fase della mia attività artistica, letteraria e teatrale, dell’impegno divulgativo e delle campagne promozionali, della mia partecipazione a eventi di ogni genere; si potrà accedere a questo blog, al canale youtube, alla sezione riservata agli ospiti e alle interviste, alla vivace e pungente messaggeria di twetter, al professionale profilo di linkedin… e a tutto ciò che di nuovo verrà.

Fra tutto questo, però, spunta ora un nuovo “pulsante” che proietterà i “gentili visitatori” all’inteno del più incredibile dei concorsi letterari.

Questo:

   

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Sì, va bene, ma cos’avrà mai di tanto diverso e straordinario, «Le Ombre di Monteselva» ?

Per prima cosa  la caratteristica di mettere a vostra disposizione una location fantastica pensata e costruita per l’avventura: l’oscura città che ho creato, via dopo via, piazza dopo piazza, collocandola sui rilievi collinari e montuosi tra Piacenza e Parma.

Poi, cosa ancora più importante, la possibilità che viene concessa ai partecipanti, di in insrirsi in prima persona nella costruzione di una grande saga in cui si muovono il commissario Leonardo Cardona, la spregiudicata e sensuale giornalista Diana De Rossi, l’ Orco Vassili Abramov, l’agente Gaetano Gargiulo e tutti gli altri principali personaggi.

Infine, e questo sì che può risultare particolarmente intrigante, la creazione di NUOVI personaggi che potranno essere poi da me inseriti in uove storie tutte da raccontare e… tutte da leggere.

Per aiutare in questo, al momento dell’iscrizione il partecipante riceverà per posta elettronica un kit contenente tutte le informazioni necessarie a cominciare l’impresa narrativa, con la possibilità di discutere / approfondire qualsiasi dettaglio utile a meglio mantenere la propria opera nel solco narrativo già tracciato, rispettando la natura dei personaggi già “raccontati” e in continua evoluzione.

Alla fine ne nascerà un libro, che porterà lo stesso titolo del Concorso, per le edizioni della coraggiosa Casa Editrice Serena.

Basta, per avere ogni dettaglio e conoscere le precise modalità di adesione e partecipazione, è arrivato il momento che clicchiate qui sotto:

Insomma, immaginate e scrivete una (bella) storia, al resto ci penseremo noi.

                                                                               Patrizio Pacioni

Categorie: Da me a Voi.